Resta con me – Tami Oldham Ashcraft con Susea McGrearhart

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Recensione difficile questa. Cosa si può realmente dire quando si tratta di una storia vera? Si può dire ben poco, secondo me. Tuttavia questo libro mi ha talmente colpita e appassionata che non potevo non parlarne.
Resta con me” di Tami Oldham Ashcraft con Susea McGearhart, esce nel 2018, dopo una prima versione nel 2002, lo stesso anno di uscita del film, viene tradotto da Seba Pezzani.
Giovani e innamorati, Tami Oldham e Richard Sharp si conoscono casualmente in una delle loro innumerevoli avventure. Tami si innamora subito di Richard e ben presto scopre che anche prova gli stessi sentimenti per lei. In men che non si dica iniziano ad andare insieme all’avventura, visitando insieme parecchie isole polinesiane a bordo della barca vela costruita da lui. Un giorno gli arriva la proposta di portare uno yatch di lusso, l’Hazana, fino al porto di San Diego, in California. Per loro sono bei soldi ed una bella avventura, quindi colgono subito l’occasione. Poco più di due settimane dopo la partenza scoprono che un uragano, successivamente battezzato come “Uragano Raymond“, si sta dirigendo sempre più verso di loro. E’ così forte e veloce che ogni loro tentativo di raggirarlo fallisce miseramente. E’ una delle tempeste più forti della storia con onde alte come dei grattacieli e venti che sfiorano i 260 chilometri all’orta. Richard dice a Tami di scendere sotto coperta e proprio mentre lo sta finalmente accontentando assicurandosi con una cima alla barba, lo sente gridare. Poi il buio totale. Riprende coscienza qualche ora dopo, quando ormai l’Hazana è semidistrutta. Intorno a lei non ci sono navi, ne terra in vista. Solo un’enorme e pulita distesa di acqua su ogni fronte.

“Sorrisi perché, dopo aver ricordato i miei inizi infausti da marinaia professionista, la fiducia che riponevo in Richard era un conforto. Con lui si stava bene ovunque, persino nel bel mezzo di un mare agitato come quello.”

Dal cinema, sono uscita singhiozzando, nel vero senso della parola, giuro. Dalla lettura del libro, invece, ne ho ricavato prevalentemente tanta tanta forza. Ovviamente qualche lacrima è scesa, ma quello che il romanzo mi ha trasmesso è stata proprio la forza di Tami, all’età di ventitré anni, di superare quarantuno giorni alla deriva, totalmente da sola e non con troppe conoscenze di sopravvivenza in mare. Ho amato specialmente l’ultima parte, dedicata alla sua ripresa, alla paura che lei, nonostante desiderasse essere tratta in salvo, nutriva nei confronti di un ritorno nella società, in mezzo ad altre persone e sulla terra ferma. Quarantuno giorni di solitudine ti cambiano, la Tami salpata da Tahiti è sicuramente diversa da quella salvata alle Hawaii, senza dubbio.
In un’intervista, Tami afferma che nel romanzo è stata molto fedele alla realtà dei fatti, rispetto al film, che ovviamente è stato adattato, ed è stato questo ad appassionarmi così tanto. Spiega per filo e per segno quello che ha passato, le sue emozioni in ogni attimo della sua triste avventura e, come detto prima, anche nel post-trauma. Mia nota personale, trovo molto triste che il cognato di Richard non le abbia concesso, per puro egoismo economico, di tenersi la barca costruita da lui e sul quale avevano vissuto insieme. Questo dimostra che, per quanto sia stata una triste avventura, la pace interiore non l’ha ritrovata una volta messi i piedi sulla terraferma.
Insomma, una bellissima storia d’amore, ma soprattutto di sopravvivenza e di fede. Se lei non avesse sentito costantemente quella voce nella sua testa (Richard? Chissà!), non sarebbe riuscita a sopravvivere, a non farsi prendere dallo sconforto e dalla depressione, ma anche dalla fame e dalla sete che provava. Ho trovato un punto in più alla storia che, ogni tanto, ci fossero delle foto reali di loro insieme, della barca distrutta, delle loro avventure. Da un lato donavano tristezza e malinconia, ma dall’altro non facevo altro che pensare “eppure ce l’ha fatta”.
Unica nota dolente, ma neanche troppo, è che nel libro ci sono molti riferimenti a termini nautici, quindi se, come la sottoscritta, non ve ne intendete, molte terminologie e molte azioni fatte da Tami, non potrete capire a pieno. In ogni caso, alla fine del romanzo, c’è un glossario che funge da dizionario della navigazione, dove vengono spiegati tutti i termini da Tami usati nel racconto, quindi se si vuole capire meglio tutto, c’è sempre questo ausilio alla lettura. Tuttavia non è poi così indispensabile, grosso modo si capisce tutto.

Non so perché questa storia mi abbia colpita così tanto, sarà la storia struggente di questo amore stroncato praticamente sul nascere o la forza di Tami di rimettersi in mare e continuare, con non poca fatica, la sua vita coltivando tutt’ora le sue passioni. Non so, sta di fatto che è stata una lettura molto emozionante e che davvero consiglio a chiunque, al di là del genere, perché è un’importante lezione di vita per tutti noi, che spesso la vita stessa non l’apprezziamo abbastanza.

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