Hanover House – Brenda Novak

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Non faccio mistero del fatto che “Alaska” di Brenda Novak sia in assoluto il mio thriller psicologico preferito. L’ho già recensito, è stato la mia prima recensione su questo blog, non a caso, cliccate qui per accedere. Non potere quindi immaginare la mia felicità quando è uscito questo seguito, “Hanover House“, sempre di Brenda Novak. L’ho aspettato e bramato per molto e quando finalmente l’ho avuto tra le mani, ho iniziato a leggerlo all’istante! Ho letto Alaska all’inizio del 2018, quindi per il seguito non ho dovuto attendere poi così tanto, ma tuttavia morivo di curiosità!
Hanover House” esce a Ottobre 2018, edito da Giunti editore, tradotto da Bortolussi Stefano e, come ho detto prima, è il seguito del best-seller “Alaska”, un thriller psicologico carico di tensione e colpi di scena!

E’ passato ormai un anno dal trasferimento di Evelyn Talbot in Alaska, dove ha fondato Hanover House, una clinica psichiatrica che ospita molti dei killer più spietati d’America per fini di studi sulla psiche umana. La maggior parte di loro non hanno una mente brillante, sono in pochi a distinguersi e questo è il caso di Lyman Bishop, chiamato “il fabbricante di zombie”, che a differenza degli altri era un dottore di laboratorio, laureato e ben stimato da tutti i suoi colleghi, insospettabile praticamente. Appena Evelyn lo incontra sente il sangue gelarsi e non è colpa dell’ennesima tempesta imminente sui territori dell’Alaska. Bishop è abile, il suo istinto le dice che è colpevole, ma lui si professa innocente con così tanta fermezza che la sua convinzione vacilla. Quando viene ritrovato il corpo di una donna uccisa con un rompighiaccio, il dubbio che sia l’uomo sbagliato si insinua sempre di più nella mente di Evelyn. Tuttavia la vita per lei non sembra darle tregua, la minaccia di Jasper, il ragazzo che a sedici anni l’ha rapita e seviziata per giorni, è sempre più vicina. Sarà solo un caso che la donna massacrata assomigli terribilmente alla psichiatra?

Ma era giunto il momento di spingersi oltre, di sottrarsi all’ombra del passato e fare l’amore con lui senza preclusioni, esprimendo quello che provava senza lasciarsi frenare da ciò che le aveva fatto Jasper. Questo è Amarok. Lui non mi farà mai del male.

Prima che iniziate questa lettura vi voglio avvertire che non è il capitolo conclusivo. Io non lo sapevo e ci sono rimasta terribilmente male alla fine! Sono stata una decina di minuti molto scossa dopo la fine perché mi aspettavo un epilogo conclusivo ed invece no! Un senso di impotenza e di rabbia si è insinuato in me, quasi la situazione fosse reale. E’ questo l’effetto che mi fa la scrittura di Brenda Novak! Mi inquieta, mi fa rabbrividire, mi fa paura, mi terrorizza e mi trascina nell’ambiente freddo e pacato dell’Alaska senza che io me ne accorga. Un senso di inquietudine, insieme ai brividi, sono stati i miei compagni perenni durante la lettura di “Hanover House”. Il personaggio di Jasper mi inquieta seriamente, una persona capace di fare cose terribili e di mostrarsi così innocente e “normale” davanti a tutti.
Mi spiace, questa recensione sarà molto noiosa perché per la Novak ho solo grosse lodi da fare. Il modo in cui narra le situazioni, le descrive, le costruisce, da i giusti dettagli senza mai annoiare o stancare. Il modo in cui i personaggi sono ben costruiti, di come li fa crescere nel corso della narrazione. Se il personaggio di Jasper mi inquieta così tanto e mi mette i brividi, è solo perché dietro c’è un lavoro fantastico da parte dell’autrice.
Ho amato anche il modo in cui ha fatto evolvere Evelyn, rispetto a come l’abbiamo lasciata in “Alaska”. Insieme al rapporto con Amarok, che si rivela sempre il mio uomo ideale (lo vorrei anche nella realtà!). In “Hanover House” ci regala anche dettagli e descrizioni del loro rapporto, anche sotto il punto di vista sessuale, che era un argomento complicato per Evelyn, a causa delle torture ricevute in adolescenza. Insomma, in quel tratto mi pareva molto “50 sfumature di Amarok”! Ma ai fini della storia era un passo fondamentale, per far capire l’evoluzione del loro rapporto e di Evelyn, di come stia cercando seriamente di lasciarsi il passato alle spalle.
Il libro si può leggere anche senza aver letto precedentemente “Alaska”, tuttavia non è una cosa che consiglio, si apprezza molto di più. A questo punto suppongo sarà una trilogia, quindi assolutamente va letto tutto, secondo me.
Da non sottovalutare comunque anche il punto di vista psicologico del thriller, che io amo alla follia nei thriller in generale e amo il modo in cui lo sviluppa la Novak. Come nel primo, gli spunti di riflessione, degli studi citati, regala delle nozioni interessanti riguardo la psicologia umana e quella dei serial killer più spietati. Tutto ciò è il contorno perfetto ad un thriller carico di tensione, che non abbandona mai il lettore durante tutte le 423 pagine, insieme ai colpi di scena, che non mancano neanche in questo seguito.
Insomma, spero che tra “Hanover House” e il terzo libro non passi troppo perché io sto già morendo ora di curiosità, non vedo l’ora di vedere Jasper che perde, quindi devo fare incetta di pazienza, sperando che venga poi ripagata da un finale con i fiocchi!

 

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