L’alibi imperfetto – Riccardo Lamperti

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Oggi parliamo di “L’alibi imperfetto” di Riccardo Lamperti. Anche in questo caso, non mi ero mai cimentata in letture del genere, ammetto che non è proprio il mio genere, ma siccome ho deciso di abbassare le mie barriere personali da quando ho aperto questa rubrica per autori emergenti, mi sono comunque buttata a capofitto nella lettura di questo libro. L’autore mi scrive chiedendomi se tra le 50 mila pagine c’è spazio anche per “L’alibi imperfetto“, che è il suo primo lancio, ed ovviamente, con una premessa così, la risposta non poteva che essere un grande sì!

Trama:

Che mondo sarebbe senza passato. Cosa ne sarebbe se gli uomini smettessero di comunicare, rassegnandosi a migrare verso l’estinzione. Come sarebbe, se di uomini svuotati della coscienza i libri soltanto conservassero la memoria. Quanto a lungo vagherebbe un padre nell’indomita speranza di riabbracciare suo figlio. Se al destino delegassimo le nostre strade per intrecciarle, la morte si arrogherebbe il diritto di dividerle. La lunga migrazione è iniziata. Quanto stenteremo a riconoscervi il nostro mondo.

Uscire dai miei schemi. Non finirò mai di dirlo in questa rubrica. Come ho già detto su Instagram, mi ritrovo sempre a mettermi alla prova in questa rubrica e, questo libro, è quello che mi ha fatto mettere più in discussione di tutti. Senza ombra di dubbio è un libro che ti costringe a riflettere, non hai scampo, non da via d’uscita. Una volta iniziata la lettura è un continuo turbinio di emozioni contrastanti, pensieri e riflessioni. Non è sicuramente una lettura leggera, ma impegnativa. Tuttavia è molto ben scritto, il linguaggio usato dall’autore è la perfetta cornice per un libro simile.
La storia in sé ci pone davanti a quesiti non indifferenti, in un momento in cui il genere umano non è in grado di comunicare tra sé, dove sembra che tutti abbiano dimenticato i sentimenti, le emozioni, la bellezza di condividere. Come potete capire, non è esattamente una tematica semplice e leggera, ma tutto sommato l’autore riesce, con il suo linguaggio ben strutturato e fluido a farci capire ogni singolo passaggio.

Inoltre, da non dare affatto per scontato, c’è la copertina che assumerà un significato particolare durante la lettura del libro e, di norma, è una cosa che apprezzo moltissimo quando anche la copertina ha un suo perché.
Ammetto che non è molto il mio genere, quindi sento, in parte, di non essere in grado di apprezzarlo fino infondo, ma ciò che ha suscitato in me, in ogni caso, me lo porto dentro ed è quello il fine del racconto, penso. Quello di far riflettere, di porre il lettore davanti ad una cruda realtà, per poi trovare il modo, insieme ai protagonisti, di rinascere e capire alla fine i veri valori.

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