“2045 – Lettere da un passato futuro” – L’intervista all’autore Marko D’Abbruzzi

Eccoci ancora oggi con una bellissima intervista, ad un autore il cui libro mi è piaciuto molto. Mi riferisco a “2045 – Lettere da un passato futuro” di Marko D’abbruzzi, edito da Idea, Immagina Di Essere Altro. Questo è un romanzo fantasy che guarda nel futuro. Ci troviamo infatti nel 2045, in un mondo dove apparentemente, le cose che oggi riteniamo delle comodità, sono diventate la necessità. Insomma, un vero e proprio inquietante sguardo al futuro. Quello che più mi ha colpita del libro è stato lo studio che emana in ogni pagina, da parte dell’autore. Nel corso dell’intervista capirete a cosa mi riferisco, quindi cominciamo subito con le domande!

  • Per me che conosco un po’ la vostra realtà, è stato ben chiaro durante la lettura che hai preso molta ispirazione dalle persone che avevi intorno per i protagonisti della tua storia. È una cosa molto curiosa. L’ispirazione viene solo dai nomi o c’è qualcosa di più, come il carattere, ecc?

    Volevo ringraziare tutto il team IDEA che ha supportato e sopportato ogni giorno questo progetto editoriale. Ho giocato con i loro caratteri, mischiandoli e fondendoli, per caratterizzare i personaggi del romanzo.
  • Il libro è pieno di link e di citazioni. C’è molto studio dietro questo romanzo, si vede in ogni singola pagina. Quanto ci hai messo a scriverlo? A quante cose ti sei ispirato?

    Per scriverlo ho impiegato circa un anno. Mi sono ispirato a un saggio che affrontava le future tecnologie e il prospetto dei social media nei prossimi decenni, a cui si univa uno studio sugli e-sport e il numero sempre maggiore di giovani – specialmente nei paesi come Cina e Giappone – che lasciano gli studi per dedicarsi ai videogame, riuscendo a guadagnare migliaia di euro. In tutto questo esistono zone di confine, specialmente nell’Est Europa, dove la vita è molto dura, paragonabile alle periferie povere dei paesi del Terzo Mondo, quartiere lasciati al degrado più totale poco lontane dalle città che sono meta turistica ambita e costosa.
  • E sempre riguardo ai link e alle citazioni di libri e quant’altro: come mai la scelta di tutti questi studi per “2045”?

    Volevo che il futuro descritto fosse il più credibile possibile, sia a livello tecnologico che a livello sociale. Inoltre molte delle notizie riguardano il nostro tempo, informazioni che avrebbero dovuto fare molto più scalpore ma sono passate in sordina, come lo scandalo Wikileaks o il commercio di dati sensibili ottenuti tramite app di giochi e social network.
  • Da dove viene l’idea e l’ispirazione per questo libro? Mi ha fatta molto sorridere durante la lettura tutti i dettagli della nostra realtà attuale portati al loro estremo.

    L’idea viene da una fiera, dove sentii parlare dei ragazzi utilizzando una quantità incredibile di inglesismi italianizzati propri del gergo dei videogame: “farmare” (to farm) “killare” (to kill) “droppare” (to drop) e via di seguito. Negli ultimi venti anni la tecnologia ha solo creato apparecchi atti al divertimento in ogni sua forma, non c’è stata una vera e propria innovazione socialmente utile; telefoni sempre più potenti, intere generazioni fagocitate da questi piccoli schermi, del tutto ignare delle vicissitudini geopolitiche che li circondano. Masse di giovani che seguono mode illusorie che vertono sempre di più verso un mondo virtuale. Giovani che non sono più in grado di dialogare se non attraverso una chat. Certo, il tutto è portato al suo estremo e spero vivamente che rimanga solo una concezione narrativa di 2045, tuttavia alcuni studi sociologici prospettano un futuro non tanto diverso da quello raccontato nel libro.
  • Cosa ti aspetti di lasciare al lettore che finisce di leggere il tuo libro?

    Uno spunto di riflessione sul mondo frenetico di oggi. Informazioni che solletichino la sua curiosità di sapere, di indagare, di scoprire cosa accade nel mondo che lo circonda. La consapevolezza che non è tutto oro ciò che brilla e che la vita reale è ben diversa dal glamour patinato mostrato dalla tv, dai media e dai social network.
  • Mi piace sempre chiedere una cosa a chi scrive fantasy. Com’è la tua esperienza di autore fantasy in Italia? Spesso è un genere sottovalutato o ricordato solo per poche saghe predilette.

    Il fantasy è sempre stato il “cugino sfigato della narrativa” e ha ottenuto un poco di luce solo negli ultimi anni, grazie ai film del Signore degli Anelli e al Trono di Spade. Purtroppo la questione è decisamente complessa da affrontare in poche righe. Da autore fantasy trovo che la “massa” di lettori è sempre incline a preferire il nome d’autore affermato piuttosto che provare il fantasy nostrano, questo è anche, in parte, colpa del sempre più crescente selfpublishing che non permette una “scrematura” dei testi e “intasa” il mercato con prodotti che per la maggior parte non hanno mai visto l’ombra di un editing. A lungo andare il lettore si stanca di romanzi zeppi di refusi, consecutio errate, strutture traballanti e via di seguito e tenderà a dare maggiore attenzione agli autori stranieri, poiché si crea l’immaginario che, essendo stato tradotto in italiano, vuol dire che è un testo valido. Ripeto, è un discorso complesso e rischio di essere frainteso! Ci sono molti self validi, che sanno cosa fanno, investono in correttori di bozze ed editor per apportare le migliorie necessarie, quindi non intendo certo fare di tutt’erba un fascio!
  • Cosa ci dobbiamo aspettare dai tuoi prossimi libri? Attualmente, dopo “2045”, le aspettative sono molto alte, almeno per quanto mi riguarda.

    Mi piace molto sperimentare quindi il prossimo libro sarà un mix di fantasy e fantascienza, probabilmente ambientato nell’Italia moderna. Come sempre saranno romanzi “studiati” dove ogni nozione, per quanto rimaneggiata, apparterrà sempre a una storia nostrana dimenticata. Credo che sia importante conoscere il passato, altrimenti rimarremo del tutto impreparati quando il futuro busserà alla porta.

Non posso che ringraziare Marko per questa bellissima intervista, piena di spunti di riflessione, da cui traspare in ogni parola la passione per il proprio lavoro e per questo genere tanto sottovalutato quanto forte e d’impatto. Sono sicura che la maggior parte di noi può solo che concordare con il discorso fatto riguardo al fantasy e alla riflessione sul mondo editoriale in generale, che si estende non solo prettamente al fantastico, ma anche a tutti gli altri generi letterari. Come dice, è un discorso complesso da affrontare in due righe, forse non basterebbe neanche un discorso intero per affrontare tutte le varie sfaccettature di questa problematica, ma è chiaro si parli in generale, con tutte le eccezioni del caso.
Vi ricordo inoltre la recensione completa del libro dell’autore, qualora le sue parole vi avessero incuriosito, perché sono sicura che è così!
Non mi rimane che aspettare il prossimo romanzo, avendo una certezza in più sulla qualità di quello che andrò a leggere e la consapevolezza di aver imparato qualcosa dal romanzo, ma anche da questa intervista.

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Marko D’Abbrutti

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