Il silenzio della città bianca (2020)

Il silenzio della città bianca” è un film del 2020, uscito sulla piattaforma Netflix, diretto da Daniel Calparsoro e tratto dal libro omonimo di Eva García Sáenz de Urturi. E’ un thriller dal sapore ipnotico e accattivante, con un trama avvolta totalmente nel mistero.

Tasio Ortiz de Zárate sta per lasciare la prigione per il suo primo permesso. E Tasio non è uno qualunque: brillante archeologo, protagonista della scena culturale e pop con le sue trasmissioni televisive che hanno conquistato il pubblico vent’anni fa, il professore è finito in galera per omicidio. Tasio Ortiz de Zárate è stato condannato come serial killer. È accusato di aver ucciso seguendo una logica macabra, lungo un percorso ideale nella tranquilla città di Vitoria. Una città che ora si ritrova immersa nel terrore di tanto tempo fa. Perché alla libertà di Tasio corrisponde una nuova ondata di crimini. La prima coppia viene ritrovata nella Cattedrale Vecchia, due ragazzi di vent’anni nudi in una posa di sconvolgente tenerezza. Mentre le indagini sono solo all’inizio, i corpi di due venticinquenni compaiono nella Casa del Cordone, in pieno centro e durante la festa di San Giacomo. E il giovane ispettore Unai López de Ayala inizia la caccia. Per lui non si tratta soltanto di fermare la scia di morte, ma di vincere la sfida contro la mente criminale che lo ha coinvolto personalmente. E di dimostrare al suo capo, l’affascinante Alba, che seguire le regole non è sempre la migliore strategia.

Il libro da cui è tratto l’omonimo film

Non so come iniziare questa recensione perché infondo mi spiace per quello che dovrò dire. A me questo film non è piaciuto. La trama la trovavo misteriosa, intrigante. Pieno di curiosità decido quindi di vederlo, per poi rimanerne brutalmente delusa, peccato, la trovo un’occasione mancata.
Ora vi spiego meglio, perché non mi piace bocciare a prescindere senza una buona motivazione. Il film di base è ben fatto, le ambientazioni, la trama di base. E’ tutto molto accattivante, ha quel velo di mistero dovuto alla misticità dei fatti accaduti, un serial killer che, potenzialmente, sembra avere un profilo molto particolare. Il problema di questa pellicola sta nel suo sviluppo. Durante tutta la durata del film si aprono costantemente sottotrame che portano a dei buchi di trama allucinanti perché le cose non vengono spiegate a dovere. Quello che succede, quindi, durante la visione, è che, a un certo punto, non tieni più il filo del discorso e perdi l’attenzione per quello che stai guardando. Come vi dicevo prima, è davvero un peccato perché i presupposti per fare un bel film c’erano tutti davvero, ma temo si siano persi in un bicchier d’acqua. La cosa, inoltre, mi stupisce dal momento in cui è tratto da un libro. Il thriller in questione non l’ho letto, non so dire quindi se il problema derivi proprio da lì o se si è perso qualcosa (direi anche più di qualcosa) nella trasposizione. Vi aggiornerò se, prima o poi, sarò clemente e deciderò di darmi una risposta a questo terribile quesito.
In conclusione non me la sento di consigliarvelo, anche se magari con questa recensione vi ho messo più curiosità che altro. A me è sembrato di perdere tempo, mi sono proprio annoiata in alcuni momenti. Che dire? Non si può brillare sempre.

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