L’enigma della camera 622 – Joel Dicker

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Finalmente l’attesa è finita: dopo “La verità sul caso Harry Quebert” e “La scomparsa di Stephanie Mailer“, ecco che il 12 Giugno 2020 esce il nuovo libro di Joel Dicker, “L’enigma della camera 622“, edito da La nave di Teseo, tradotto da Milena Zemira Ciccimarra.
Mi incuriosiva già fin dall’inizio, ha una trama molto accattivante e in pieno stile Dicker!

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente.
La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero.
L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.
Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Tanto discusso tanto quanto atteso è questo nuovo libro di Joel Dicker. Lo ammetto, l’ho comprato che non era neanche stato messo sullo scaffale in libreria, era appena arrivato con il corriere che me ne sono subito accaparrata una copia. L’ho letto velocemente e con tanta ansia e tensione di andare avanti. Avevo le aspettative a mille ed ora posso dirvi se ne è valsa la pena oppure no. Io credo di sì, se vi piace lo stile un po’ prolisso di Dicker, senz’altro questo libro non è da meno, sebbene non lo reputi all’altezza di un libro bellissimo come “La verità sul caso Harry Quebert” che tutt’ora reputo uno dei migliori libri che io abbia letto e che, di conseguenza, rimane al suo posto. E’ nel complesso un buon libro, quello che scrive questo autore lo leggerei anche se scrivesse 2000 pagine per raccontare una storia, anche se sono consapevole del fatto che le sue trame si potrebbero asciugare un po’ e che, per alcuni, possa essere considerato noioso avere tutti quei giri nella storia.
Di questo libro in particolare ho percepito tanta voglia dell’autore di rendere un omaggio al suo defunto editore, colui che, da ciò che racconta, l’ha portato ad essere il grande scrittore che è ora, ma ho visto anche tanta voglia di voler stupire, a tutti i costi. Non so come definirlo, ma si sentiva una voglia di dare un risvolto di trama, un finale a sorpresa, come nei suoi vecchi libri, ma che in questo caso è stato molto meno forte, dal mio punto di vista. Quello che nella storia di Harry Quebert ha davvero funzionato, è il fatto che, per quanto ci giri intorno, la trama funziona ed è reale, potrebbe essere plausibile. E’ ciò che non funziona molto in quest’ultimo, è proprio una cosa estrema e improbabile, poco reale e, ai miei occhi, è parsa davvero molto forzata.
Detto ciò, come vi dicevo prima, è sempre bello per me leggere Dicker, sebbene non mi abbia offerto uno stupore come ha fatto precedentemente, amo il suo modo di scrivere e di raccontare, la maniera in cui struttura la storia e decide di raccontarla al suo lettore, è davvero molto singolare e non mi stanca mai.
In conclusione vi posso dire che, se apprezzate l’autore, sarete in grado di apprezzare anche questo libro, se invece in precedenza non vi ha colpito particolarmente, potreste fare un po’ fatica, ma io una chance, partendo dal presupposto di tutto ciò che vi ho detto prima, gliela darei comunque.
Forza Joel, sono già in attesa del prossimo!!

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