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Oggi torniamo nel fantasy con il nuovo libro di Francesco Grandis, “The end“, edito da La Corte Editore. Un fantasy che inizia con un grande e fortissimo dilemma: “E se conoscessimo la data della nostra morte?”. Agghiacciante tanto quanto inquietante.

Da più di un secolo l’umanità ha raggiunto l’era della Pace, grazie a uno sviluppo estremo della tecnologia e della robotica che consente a chiunque di condurre una vita agiata e appagante e di sapere persino la data della propria morte fin dalla nascita Superare il secolo di vita è dunque la normalità, per tutti, ma non per Matt Freeman. Lui è un corto e la sua aspettativa di vita è di soli 38 anni, non abbastanza per trovare un senso all’esistenza, o per essere amato come chiunque altro. Ma quando questo giorno arriva, qualcosa non va come tutti si aspetterebbero. Matt si trova così coinvolto in una feroce caccia all’uomo che lo porta a fuggire assieme alla veggente Nayana e agli amici Akira e Wallace. Inseguito per tutto il pianeta da forze sconosciute, mostrerà una capacità di adattamento inaspettata, che metterà in crisi la squadra incaricata di eliminarlo guidata dal Risolutore Hoffman. Chi si nasconde realmente dietro i suoi inseguitori? E perché è così importante che nessuno superi la propria data di morte? Nella sua lotta per la sopravvivenza Freeman si troverà alla fine a dover rispondere a un’unica grande domanda: potrà la scoperta della verità renderlo davvero libero?

Già con questo dilemma, il primo fantasy dell’autore inizia con il botto. Curiosità a mille, tanto quanto le domande che mi frullano nella testa prima di iniziare la lettura. Cosa farei io se sapessi la data della mia morte, fin dalla nascita? E’ così che Francesco ci porta nel mondo che ha costruito. Un mondo in cui la nostra Terra diventa molto piccola e stretta, dove le grandi distanze non sono poi così tanti grandi quando puoi passare dall’Europa al Canada in pochissime ore. Un mondo apparentemente più tranquillo, dove gli androidi lavorano al posto nostro per gran parte delle cose. Dove siamo liberi di goderci la nostra esistenza, senza la frenesia e le ossessioni dei giorni nostri. Ma è davvero tutto oro ciò che luccica?
Tutto questo lo andremo a scoprire con la storia del nostro Freeman, il protagonista. Un nome che già di per sé è tutto un programma, non c’è che dire. Il suo più grande difetto è quello di essere un corto: una persona che vive un terzo rispetto alla maggior parte delle persone. Il suo nome è quindi così adeguato? E’ davvero un uomo così libero?
Il libro si compone di capitoli molto corti e diretti. L’autore senza dubbio non si perde in grosse chiacchiere e giri di parole. E’ molto diretto, arriva al punto senza fronzoli, come si suol dire.
La caratterizzazione della storia con capitolo così concisi, aiuta a rendere la lettura fluida e scorrevole. Questo va un po’ a discapito della caratterizzazione dei personaggi che, con questo stile narrativo, hanno poco margine per poter emergere in ogni loro sfumatura.
La struttura del mondo fantasy creato, inoltre, è ben solida: si nota molto bene l’attenzione posta nei dettagli, rispettando, per esempio, nei viaggi gli orari locali delle cittadine in cui i personaggi si muovono. In questo modo si mantiene una coerenza nella storia che non da alcun margine di incoerenza. Medesima cosa si presenta quando si descrive il mondo in generale: come funziona, come si è creato nel tempo, qual è la struttura sociale, chi lo governa e comanda e soprattutto come.
Una chicca, in conclusione, è il finale. Non so neanche come definirlo. Non è aperto, perché non lo è. Non è chiuso, perché non lo è, ma mi vien da definirlo in ogni caso geniale. Una buona possibilità di un seguito c’è senz’altro, ma, per ora, l’autore ha affermato di avere in testa altre storie, ma chissà, un giorno, potremo tornare a leggere di Freeman e delle sue nuove avventure. In ogni caso, per ora, “The end” resta figlio unico e un figlio autoconclusivo. Speriamo non per sempre.


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