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Gennaio è il mese della memoria. Porta con sé la giornata dedicata alla memoria, al non dimenticare ciò che successe nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Di norma, ne approfitto per fare delle letture a tema, non di quelle pesanti, ma qualcosa è sempre bello, per ricordare. Quest’anno mi sono concessa la lettura di “Quando l’amore sfidò la sorte e la ragione” di Rosa Romano, edito da Solfanelli, uscito nel maggio 2020.

Il romanzo racconta le vicissitudini di un gruppo di donne e uomini durante l’estate del 1943. Protagonisti Annetta, il marito Antonio, fascista impegnato al fronte, Luisin, amore dell’adolescenza che combatte il regime e lotta per la libertà, e poi Ernestina, Pin, Gigliola, Vito, Micuccio, Letizia, tutti sospesi fra realtà e illusioni, delusioni e cambiamenti, speranza nel futuro e sogni infranti dal passato. Tra loro è Antonio a incarnare l’ideale della “guerra giusta”, vissuta con fermezza per la causa nazionale. Eppure, dopo l’8 settembre, durante il viaggio che lo riporterà a casa, vivrà incontri ed esperienze che faranno vacillare ogni sua radicata convinzione e valori ritenuti sacri. A fare da sfondo l’Italia del conflitto, dentro una storia che affianca all’amore privato quello pubblico, che fa correre in parallelo i conflitti fra i popoli a quelli interiori dell’anima, che aleggia con lucidità sul delicato confine fra il cuore e la ragione. In un quadro colorato da segreti mai svelati, mezze scomode verità, tradimenti fisici o solo mentali, ripensamenti, dubbi, scelte di coraggio o codardia, promesse non mantenute e apparenti evidenze che non sono ciò che sembrano.

Lo stile fluido dell’autrice ci accompagna nella storia di questi personaggi, tutti distinti tra loro. Nel giro di pochissime pagine entriamo nel vivo della storia. Pagina dopo pagina, conosciamo i vari protagonisti che rappresentano varie ideologie e tipologie di persone del tempo.
Abbiamo Antonio, il militare totalmente devoto al regime fascista, convinto, a prescindere da qualsiasi cosa gli succeda. Solo verso la fine possiamo vedere un barlume di dubbio che si insinua nella sua testa, grazie a degli incontri che fa mentre tenta di tornare a casa. Annetta, sua moglie, con un debole per Luisin, un ragazzo e un uomo che ha rifiutato di fare il militare, riuscendo a trovare il modo per non arruolarsi. Dedica la sua vita a combattere il fascio, aiutando a salvare diverse persone, permettendogli di scappare in terre amiche. Annetta, incinta del quarto figlio di Antonio, è a casa e fa quel che può per far mangiare e vivere i suoi figli. In tempi di guerra si ritrova a fare cose che suo marito le aveva fortemente vietato, ma di fronte alla fame dei suoi bambini, nulla ha più senso.
Nella storia possiamo vedere come, al tempo, non fosse possibile condurre una vita normale, anche per chi non era al fronte. Le famiglie dei soldati impegnati nella guerra in prima linea, si ritrovavano a dover sopravvivere, in qualche modo, con molte difficoltà, dovute anche alla mancanza di cibo.
L’autrice è in grado di farci amare questi personaggi, permettendoci di entrare in totale sintonia con loro. Ci consente di sentire le stesse loro emozioni e gli stessi dubbi o ripensamenti. Siamo con Annetta quando ha paura di contrabbandare delle materie prime in Svizzera, siamo con Antonio quando inizia a rendersi conto che il suo Duce non era proprio quello che pensava. Siamo con Luisin quando decide di aiutare la moglie di un collega a uscire dal paese.
Le pagine del libro, infatti, non sono abbastanza, io avrei letto ancora e ancora di questi personaggi, avrei voluto sapere che fine avrebbero fatto, che decisioni avrebbero preso, cosa avrebbero provato a guerra conclusa. Lo stralcio della storia riguarda solo, appunto, l’estate del ’43.
E’ una bellissima lettura da fare in questo periodo. In ogni angolo di pagina si sente quanto l’autrice sappia ciò che scrive e descrive. La sua cultura delle dinamiche sociali del tempo, distinte fra loro e raccontate così bene, denotano una consapevolezza e uno studio che dona fiducia al suo lettore.


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