Vi segnalo questa uscita a cui tengo molto. Mi riferisco all’uscita della raccolta di racconti di Stas’ Gawronski che è stato per molti anni autore e conduttore di CultBook per la RAI. Attualmente insegna scrittura creativa presso la LUMSA di Roma e dirige la sede italiana del The Writers Studio di New York. Per la casa editrice con cui pubblica, FuoriLinea, è curatore della collana dedicata ai nuovi poeti americani.

Una pittrice che tenta di riprendere in mano la sua vita, un insegnante smarrito sulla soglia della pensione, una figlia lacerata dalla separazione dei genitori, un giudice senza pietà per sé stesso, una sorella con un lutto che non passa, un medico senza una casa a cui tornare, un fotografo tormentato da un crimine inconfessato, un architetto che si disfa di una giovane amante, un poeta dilaniato dai sensi di colpa, uno skipper che ha perso la rotta della propria esistenza, una moglie con un marito molto malato.

“Undici storie per un undici vite giunte al punto di frattura undici destini accomunati dall’esperienza dell’abisso e del bisogno di riscatto, della desolazione e del mistero di una mano tesa dove il buio non lascia speranza”, spiega Stas’ Gawronski. 

L’autore riprende la lezione di Flannery O’Connor sull’“azione della grazia in un territorio tenuto in gran parte dal diavolo” quale elemento trainante della narrazione di esistenze in bilico tra bene e male, tese tra salvezza e perdizione, sospese tra la tentazione del nulla e la possibilità di una vita nuova.

Ogni storia è un coagulo di tensioni che giungono dal passato, attraversano il presente e squarciano il futuro come una ferita aperta sulla domanda di senso suscitata dalla propria posizione nel mondo.

“Sono storie che si caratterizzano per la loro essenzialità, densità, unicità”, ha spiegato Franco I. Esposito-Soekardi, direttore editoriale di Fuorilinea. “Sintesi e intensità, ritmo e concretezza, densità e colpi di scena, come nella migliore tradizione della short story”.


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