Sono felice di presentarvi una super autrice di casa Tomolo Edizioni: Silvia Dotti!
Silvia Dotti ha pubblicato e illustrato con la casa editrice ben dieci libri e non cenna ancora a fermarsi. Sono quindi fiera e felice di presentarla qui, tra le mie 50 mila pagine. Vi invito anche a conoscerla meglio, dopo questa intervista perché le sue illustrazioni sono davvero bellissime e, soprattutto, dipinge su qualsiasi cosa!

Ciao Silvia, benvenuta qui sul mio blog. Sono felice di poterti intervistare oggi, in occasione della tua super conquista. Hai raggiunto un traguardo molto importante per un autore: dieci libri pubblicati, con la stessa casa editrice, per giunta. Raccontaci un po’ di questa tua lunghissima esperienza.

Devo dire che non me ne ero resa nemmeno conto. Quando Viviana ha pubblicato il diploma di merito dove c’era scritto che avevo pubblicato dieci libri con loro mi sono emozionata. Il tempo è proprio volato. Quando ho iniziato a scrivere mai e poi mai avrei pensato di raggiungere questo traguardo. Ma scrivere e illustrare è sempre stato il mio sogno.
Ho cominciato per caso nel 2007 partecipando ad un concorso letterario di Edizioni Settenote, per il quale scrissi “L’Ispettore Scheggia e il Mistero della Chiave di Sol”. Mi classificai tra i primi quattro e dei racconti venne realizzato un audiolibro. Sentire il mio racconto recitato è stata un’emozione incredibile. Che il mio primo racconto si classificasse tra i primi quattro in un concorso letterario davvero non me l’aspettavo, ma è stato un bell’incentivo a continuare a scrivere.
Qualche anno più tardi partecipai a due concorsi letterari indetti da Edigiò. I racconti erano in rima e si intitolavano “La Curiosità e il Gatto” e “Babbo Natale e gli Elfi”. Anche con loro mi classificai tra i primi quattro posti ed ebbi i miei lavori pubblicati. Di questi racconti realizzai anche le mie illustrazioni. All’epoca non avevo ancora trovato uno stile tutto mio e reduce da vari colloqui con le case editrici alla fiera di Bologna con esito negativo, mi sforzavo di realizzare qualcosa che “potesse piacere”, con la speranza che qualcuno mi commissionasse qualche lavoro di illustrazione. Ma presto mi stufai e mi dissi “se proprio è destino che non riesca a fare questo lavoro, almeno i miei libri li illustro come piace a me”. E lì avvenne il cambiamento.
Fin da piccola ho amato i libri delle Fiabe Sonore. Mio papà aveva un amico alla Fabbri Editori e quando passava di lì portava a casa un libro per me e uno per mia sorella. Io passavo le ore ad ammirarne le illustrazioni ed è ovvio che col tempo ne rimasi influenzata.
“La Principessa Sabra e il Drago”, sempre pubblicato da Edigiò, fu il primo libro con illustrazioni che sentii veramente mie.
Dopo La Principessa Sabra fu la volta de “Il Gallo di Barcelos” e de “La Ballata di Fiordispino”, ispirata a una leggenda legata a un posto che amo moltissimo: il castello di Corneliano Bertario, vicino a Milano, dove mi sono anche sposata.
All’epoca de “La Ballata di Fiordispino” conobbi Viviana, della Tomolo Edizioni. Una persona davvero fantastica con la quale c’è stata subito grande affinità. E da lì sono seguite altre pubblicazioni. Quando mi propose di illustrare “La principessa della Luna” per una collana bilingue (Tomolo International) non stavo più nella pelle. Mi documentati sui costumi giapponesi e trassi ispirazione dai numerosi ukyo-e pubblicati nei cataloghi delle mostre che avevo visitato qualche anno prima a Milano. E in seguito “Tails from Pond”, “Il miracolo di Orval” e i libri ai quali sono più affezionata: “I segreti delle Signore di Avalon” e “Voci di Donne fuori dal coro”.

Hai un percorso davvero molto ricco e invidiabile da tanti autori per cui è un sogno a cui poter aspirare, intanto ti faccio i complimenti, di cuore. Dieci libri poi sono davvero tanti e so che ti sto per fare una domanda molto difficile, ma qual è il tuo libro preferito?

Davvero una domanda difficile. Sono davvero affezionata a tutti i miei libri. Ognuno ha una storia diversa ed è nato in un momento particolare della mia vita, ma se proprio devo sceglierne uno è “I segreti delle signore di Avalon”. Da piccola in casa mia girava un libro – che credo fosse di mia mamma o di mia zia quando erano bambine – ed era “I cavalieri della Tavola Rotonda” di Mino Milani. Lo lessi abbastanza presto, ma rimasi subito incantata dalle storie delle dame e dei cavalieri e da allora non ho mai smesso di pensare a questo mondo magico e incantato. All’epoca del Liceo Linguistico ebbi la possibilità di approfondire questi racconti quando studiammo la letteratura cortese. Mi ricordo che l’insegnante ci disse di leggere un romanzo a scelta di quelli scritti da Chrétien de Troyes e io scelsi Erec e Enide perché era una storia che non conoscevo. Ma alla fine ne lessi anche altri. In quinta superiore invece ebbi il piacere di scoprire Tennyson e subito mi innamorai di “The Lady of Shalott”. Questa è in assoluto la mia storia preferita, nonostante non sia proprio originaria del ciclo arturiano (almeno non come la ripropose Tennyson).
I Segreti delle Signore di Avalon nacque tempo fa e fu uno di quei progetti “tenuti in un cassetto”, fin quanto un giorno a pranzo con Viviana, si parlò di creare una nuova collana di libri cartonati da collezione che fosse ispirata alle leggende, la collana delle Tomoleggende. Fu in quel momento che tirari fuori il mio progetto dal cassetto e glielo proposi, e fu accolto con entusiasmo. Tutti i disegni contenuti nel libro sono una raccolta di tutte le illustrazioni dedicate al ciclo arturiano che ho realizzato durante gli anni. Quando lo sfoglio, per me, è come ripercorrerli tutti.
Un altro libro al quale sono affezionata, e che uscirà a breve è “Sbranafer e Quel-che-fila-cume-il-vent”. Questo libro per me è speciale e sono contenta che Viviana abbia deciso di pubblicarlo perché è una fiaba che mi raccontava sempre mio padre quando ero piccola. Non saprei dire se fosse una fiba frutto della sua invenzione o una fiaba di origini popolari, fatto sta che quando me la raccontava mi piaceva un sacco. Mio padre è venuto a mancare nel 2008 e questo è uno dei ricordi più cari che ho. Ci ho messo del tempo a scriverla, perché all’inizio non mi veniva. Mi ero dimenticata dei pezzi e non riuscivo più a rimetterli assieme, poi piano piano, anche con l’aiuto di mia sorella, mi è ritornata in mente e l’ho scritta in rima, e alcuni pezzi sono proprio come li raccontava lui. Anche la scelta delle illustrazioni è molto personale. Ho scelto di raffigurare i personaggi come me li immaginavo da piccola. La principessa con il vestito rosso, e i cani protagonisti della storia bianchi, come i cani da montagna dei Pirenei, ma, d’altronde, all’epoca impazzivo per Belle e Sebastien.

Dato che lo hai menzionato prima, in particolare io ho letto e recensito “Voci di donne fuori dal coro” che è stato un libro molto interessante e curioso da leggere. Le immagini inoltre erano raffinatissime, accompagnavano con delicatezza e dolcezza la lettura. Mi ha colpita e incuriosita moltissimo. Com’è stato illustrare quel libro e da dove è partita l’idea?

L’idea è stata di Viviana ed Elena. Durante l’ultimo lockdown, a marzo dello scorso anno, ho cominciato a realizzare dei ritratti di personaggi letterari. Avevo appena realizzato Rossella, Elizabeth Bennet e Jane Eyre e mi venne l’idea di fare un calendario. Mandai i disegni a Viviana e le chiesi se fosse un’idea realizzabile. Quella stessa sera Viviana mi inviò un messaggio: si era confrontata con Elena e mi scrisse “cosa ne dici di farne un libro, invece?”. Così nacque l’idea di Voci di Donne, un libro tutto al femminile, non solo perché le protagoniste sono tutti personaggi femminili della letteratura dell’Ottocento e Novecento (con un’unica eccezione, Lisbeth Salander), ma perché è stato interamente realizzato da donne. Viviana Rita Sgorbini ha realizzato parte dei testi, Elena Rossetti ha curato la parte grafica e io ho realizzato la restante parte dei testi e le illustrazioni. Abbiamo scelto venti personaggi e ognuno ha scelto quelli che le erano più cari, ed infine abbiamo realizzato il libro. È stata originale anche l’idea di fare parlare in prima persona queste donne protagoniste dei più grandi capolavori letterari di tutti i tempi. Ognuna racconta la sua vita o parte di essa e non sempre è stato facile immedesimarsi nel loro vissuto. Le donne protagoniste del libro appartengono alle colonne della letteratura, tuttavia, oltre alle opere letterarie più famose, ve ne sono anche di meno conosciute. Ed è per questo che, secondo me Voci di Donne fuori dal coro, fornisce anche spunti di lettura interessanti. L’idea era di incuriosire i lettori e spingerli a leggere i libri dai quali questi personaggi sono tratti. Due me ne sono particolarmente cari. Uno è Kristin Lavransdatter, protagonista dell’omonimo romanzo del premio nobel Sigrid Undset, ambientato nella Norvegia medievale. Lessi quel libro in seconda superiore, consigliata dalla mia insegnante di Lettere e devo dire che alcune scene sono ancora vivide nella mia mente. L’altro è Celie Harris, protagonista de “Il Colore Viola”, un libro che secondo me va letto almeno una volta e che mi ha commosso dalla prima all’ultima pagina.

Questa domanda è rivolta alla Silvia illustratrice ora: che cosa ami di più illustrare?

Il tema che amo maggiormente è il folklore. Ho anche una pagina facebook dove pubblico i miei disegni ispirati al folklore (fiabe, mitologia e leggende) di tutto il mondo. Ogni popolo ha una sua storia ed è bello scoprirla attraverso questo patrimono tramandato di generazione in generazione.
Ho avuto la fortuna di viaggiare molto e nei miei viaggi porto sempre con me un taccuino per segnarmi tutte le storie che incontro. Tanti disegni sono ispirati alle leggende scoperte durante questi viaggi. Alcune di queste leggende sono state poi trasformate in veri e propri racconti, come il caso de “Il Gallo di Barcelos”. Amo condividere queste storie con gli altri, in parte per farle conoscere, in parte per evitare che vadano perse (come la storia che ho citato prima che mi raccontava mio padre).
I miei disegni sono in vendita (ho un negozio online su Etsy e uno studio a Paullo) e di tutti quanti ne realizzo delle riproduzioni in formato cartolina. Sono sempre contenta quando qualcuno acquista un disegno o una cartolina e apprezza non solo l’immagine in sé ma tutto quello che ci sta dietro. In fondo quello che faccio è raccontare storie attraverso parole ed immagini.

Sei proprio un’artista a tutto tondo devo dire. Da dove nasce la tua passione per questo mestiere?

La passione per le fiabe, come accennavo prima, c’è sempre stata. Quella del disegno è arrivata appena sono riuscita a tenere una matita in mano. Non molto tempo fa, mentre stavo sistemando casa, ho riaperto un libro al quale tengo tantissimo. Era di mia zia ed è intitolato “I fiori, racconti e leggende” con le illustrazioni di C. Ruffinelli. Dentro ho rinvenuto un mio disegno di quando ero bambina e mi divertivo a copiare le fate e le principesse contenute in quel libro.
Alla fine della terza media ho scelto di studiare lingue al Liceo Linguistico di Crema, ma i miei genitori, per non farmi perdere questa passione, mi mandarono a lezione da Gianfranca Baldini, un’artista che aveva uno studio nel paese dove abitavo. Alla fine non ho mai smesso di andare da lei e ora per me è un’emozione grandissima lavorare in quello stesso negozio. Ha significato molto e significa molto tutt’ora. Poter finalmente fare della mia passione il mio lavoro mi dà una gioia inesprimibile. Accanto alle mie illustrazioni realizzo oggettistica di vario tipo (dipingo su vetro, stoffa, porcellana, legno, borse di ecopelle, sughero). Generalmente ripropongo sugli oggetti i soggetti delle mie illustrazioni, quindi tutto è di carattere fiabesco e mitologico e devo dire che la gente è molto incuriosita.

Pazzesco Silvia, le tue esperienze sono davvero interessanti e mi porterò con me tutto ciò che mi hai dolcemente raccontato. Ora dicci un po’, dopo dieci libri, tantissime illustrazioni e bellissime esperienze, quali sono i tuoi prossimi progetti?

Un progetto che ho in cantiere è già in fase di ultimazione e verrà pubblicato prossimamente da Tomolo Edizioni, nella collana le Tomoleggende. Si tratta di una serie di quattro racconti ispirati ai fantasmi che popolano quattro castelli: Gropparello (Piacenza), Fosdinovo (Massa Carrara), Montebello (Rimini) e Padernello (Brescia). E questo mi porta a parlare di un’altra mia passione: le storie di fantasmi. Più che del fenomeno paranormale in sé sono attratta dalle storie che vi stanno dietro e quelle raccolte in questo libro sono storie tragiche. La leggenda di Fosdinovo parla di un amore infelice ed ostacolato dalla famiglia di lei, quella di Gropparello di due amanti che si ritrovano dopo molto tempo e sono vittime della gelosia del marito di lei. La leggenda di Padernello narra la morte di una fanciulla, vittima di un tragico incidente una notte d’estate ed infine la leggenda di Montebello narra della famosa Azzurrina, scomparsa mentre cercava la sua palla. Ogni racconto è frutto della mia invenzione, ho rimaneggiato le storie originali cercando di immaginare come fossero stati gli ultimi istanti di queste ragazze. Ma non voglio svelarvi di più.

Grazie di essere stata qui con me Silvia, è stato davvero un piacere ospitarti e scoprire tutta la tua attività che, da come abbiamo potuto ammirare, va molto al di là anche delle illustrazioni, ma è proprio una passione per le storie e per tutto quello che di creativo ci può offrire la vita.
Ti faccio un grandissimo in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri, sia a te che alla Tomolo Edizioni che è al tuo fianco da tanti anni.

Vi invito a scoprire Silvia Dotti e tutta la sua attività perché, vi garantisco, non ve ne pentirete.


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