Ogni lettore che si rispetti ha almeno un libro che gli è rimasto nel cuore, che non è il primo nella sua classifica personale, perché occupa quel cassetto speciale che lo differenzia da qualsiasi altro con un semplice ma esaustivo “di più”. Questo è il mio. Ed è un assoluto Di Più.

Che cosa si può dire di una ragazza morta a venticinque anni?
Che era bella. E brillante, Che amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me. Una volta, dopo che mi aveva infilato proprio in mezzo a tutti quei tizi della musica, le chiesi in che ordine ci mettesse, e lei rispose sorridendo: «Alfabetico.»

Immaginiamo e ci auguriamo storie d’amore incredibili, inizi stravaganti e finali da capogiro. Ma il vero amore, quello che ci mozza il fiato e ci riempie la vita di bellezza, arriva sempre in punta di piedi e con discrezione. La stessa con cui ci insegna il significato dettagliato della felicità: le sfumature, i contrasti, il sapore intenso dell’unicità.

Non ci sono regole, diritti o priorità; perché tutto va di pari passo e si incastra alla perfezione in un ricamo del tutto personalizzato, in una straordinaria e incantevole rete di ricordi impareggiabili. In altre parole, la felicità è un dono raro e inestimabile, senza una bussola che ci indichi la direzione giusta e senza un timer di scadenza. E senza un traguardo a punti con su scritto “Per sempre”.

Il “per sempre” si può definire con una vita intera, oppure associarlo all’infinito. Ma, in rari casi, lo si può contenere in un istante.

Questo è il messaggio più bello e più straziante che questo romanzo mi ha trasmesso.

Non so quanto questo sia giusto, quanto della propria anima si possa recuperare se quel meraviglioso regalo un giorno ci venisse tolto; so solo che dopo, l’aria non basterebbe più per sopravvivere.

Jennifer Cavilleri e Oliver Barrett IV non hanno nulla in comune. Proprio niente. Lui è uno studente di Harvard, gioca a hockey e lo aspetta una brillante carriera in Legge; lei studia musica, veste un po’ hippie e sogna Parigi. Lui è ricchissimo, lei figlia di un pasticciere italo-americano.

Ma la scintilla tra loro scocca, perché non c’è niente che l’amore non può. Non ci sono sacrifici o barriere che fermi un sentimento quando è forte e travolgente come il loro.

Questa storia, narrata in prima persona dal protagonista maschile, mi ha fatto sognare. Mi ha strappato un sorriso, emozionato, Poi mi ha strappato il cuore. Non sono dalla lacrima facile, ma ogni volta che torno fra queste pagine mi ritrovo a rallentare la lettura verso la metà del libro perché, pur conoscendo il finale, non sono mai pronta ad affrontarlo.

Malgrado la semplicità con cui viene raccontato ogni singolo scenario, ve lo assicuro, se ne riemerge stravolti. Quindi concludo dicendovi solo: è un capolavoro senza eguali. E non potete non leggerlo almeno una volta nella vita.

Amare significa non dover mai dire “mi dispiace”.


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