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Torno a parlare, finalmente, della queen dei libri travolgenti, con storie drammatiche: Lucinda Riley. All’inizio del 2021 avevo acquistato questo libro perché appena uscito, ma non ho avuto modo di toccarlo fino a quest’anno, circa marzo 2022. Mi riferisco a “La stanza delle farfalle“, edito da Giunti Editore che, fin dalle prime pagine, è stato in grado di travolgermi fortemente. Ma veniamo alla trama.

La protagonista è Posy, una signora di quasi settant’anni che vive ad Admiral House, la tenuta dove ha passato parte della sua infanzia, insieme ai suoi genitori e, in particolare, con suo papà con cui amava andare a caccia di farfalle nell’enorme giardino. La tenuta è una casa grandissima e appartiene alla sua famiglia da più di trecento anni.

In età adulta, la nostra amata Posy, è tornata in quella casa enorme insieme ai suoi figli, Sam e Nick, ma come ogni casa, purtroppo, più gli anni passano e più diventa fatiscente e con dei lavori costosi di ristrutturazione da fare. Lavori che lei, ormai rimasta sola con un piccolo lavoro part-time, non può permettersi. Dopo diversi pensieri e ripensamenti, si decide a mettere in vendita quella parte così importante della sua vita, ma è proprio in quel momento che il passato le bussa prepotente alla porta, togliendole ogni certezza.

L’amore della sua vita, Freddie Lennox, le risveglia sentimenti che aveva messo a tacere per oltre cinquant’anni. Ma l’uomo porta con sé un segreto taciuto per troppo tempo che ora non vede l’ora di riemergere. Nel frattempo, Sam, il figlio più scapestrato e problematico con alle spalle diversi fallimenti imprenditoriali, cerca di rilevare la casa di famiglia. Invece Nick, dopo dieci anni vissuti a Perth, in Australia, torna finalmente in Inghilterra.
Ma quella che dovrebbe rivelarsi una bella riunione famigliare dopo così tanto tempo, si ritroverà ad essere un insieme di problemi, segreti taciuti e custoditi con tanto ardore. Forse, solo il tempo e il vero amore può perdonare tutto ciò.

Come al solito, Lucinda Riley non si smentisce mai. Il suo stile è magnetico, le sue storie al limite tra il drammatico e il romanzo rosa. Si muove costantemente su una linea sottile che permette al lettore di immergersi nella trama e di entrare in empatia con i suoi personaggi. In questo caso ci ha fatto volare in un paesino a poca distanza da Londra e ci ha fatto assaporare la bellezza della tenuta di Admiral House, tramite gli occhi di Posy e di tutti i personaggi che le gravitano intorno.
Il libro, quindi, è molto appassionante, specie se vi piace lo stile della Riley, non vi deluderà. Tuttavia, per me ci sono stati degli aspetti negativi. Innanzitutto i refusi: il libro ne è pieno, in diversi punti ci sono parecchi refusi, ripetuti per più frasi. Sembra che il testo non sia minimamente stato revisionato prima di mandarlo in stampa. Il che è un peccato dato il costo del libro e della portata che ne deriva: è pur sempre un libro di Lucinda Riley, insomma. Penso che i lettori meritino un’attenzione maggiore in questo senso.
Questo a parte che, per occhi magari meno attenti, potrebbe non essere un grosso problema, non mi ha fatto impazzire neanche la sotto trama. Il libro è infatti diviso in due linee temporali e a blocchi. Un blocco del presente, quindi con Posy che ha quasi settant’anni e uno del passato, che parla dell’infanzia della donna e dell’adolescenza. Ciò che mi ha convinta poco è stato proprio quest’ultimo, il passato. Ci sono diversi aspetti che, alla luce del segreto che è poi emerso verso la fine, mi sarebbe piaciuto approfondire di più. In particolare il suo rapporto controverso con la madre, capire come si è evoluto. L’autrice ne da un piccolo assaggino, ma la curiosità quando si monta dietro un segreto inconfessabile come quello, è davvero moltissima.
Quando ho chiuso il libro mi sono ritrovata a pormi delle domande, a chiedermi “ma cosa sarà successo dopo?”, che è una cosa che odio. È ben diverso da lasciare libera immaginazione al lettore perché, in questo caso, i dubbi risalivano appunto alla parte del passato che è strettamente collegato al presente. Sarebbe stato perfetto saperne qualcosa in più.
Questo aspetto a parte, il libro anche se lungo è davvero molto piacevole e incalzante. I personaggi ben caratterizzati, anche se in alcuni tratti un po’ artificiosi, ma la sfumatura stile “soap opera” fa un po’ parte dell’autrice, quindi non l’ho trovato affatto disturbante. È davvero molto semplice empatizzare con ognuno di loro e, nel mio caso, mi sono follemente innamorata di Nick: ragazzo dal cuore d’oro, che ama sua mamma e che ha una capacità di amare al di fuori del normale, PAZZESCO.
Non mi resta che dirvi: ci vediamo ad Admiral House, ragazz*.


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