Il 23 Maggio 2022, esce finalmente un nuovo libro di Joël Dicker, edito sempre da La Nave di Teseo, intitolato “Il caso Alaska Sanders“. Il romanzo esce in anteprima in occasione del Salone del libro di Torino, opportunità del quale purtroppo non ho potuto usufruire in quanto le copie sono esaurite nel giro di davvero pochissimo tempo. La storia è un seguito del suo ormai celebre “La verità sul caso Harry Quebert” che, chi mi segue da un po’, sa quanto io abbia amato alla follia. Quindi avevo aspettative molto alte, in quanto comunque apprezzo davvero moltissimo l’autore e la sua penna.

La storia, come spesso ama fare Dicker, si svolge su diverse linee temporali. Siamo nel 1999, quando è stato commesso un omicidio che ha visto coinvolta la giovane ragazza Alaska Sanders. Il corpo della donna infatti viene ritrovato in riva a un lago, privo di vita. L’inchiesta per la sua morte viene chiusa rapidamente, nonostante uno dei colpevoli si suicidi poco dopo la sua confessione.

Undici anni dopo, però, il caso torna a galla a causa di una lettera anonima che riceve il sergente Perry Gahalowood in cui gli viene comunicato che il colpevole è ancora a piede libero. Il sergente si era occupato delle indagini nel lontano ’99 e dovrà quindi far conto con i suoi errori di valutazione del passato.
Marcus Goldman, il nostro amato scrittore, lo aiuterà nella riapertura del caso e nelle indagini. Un Marcus ancora scosso dalle vicende de “La verità sul caso Harry Quebert” e ancora alla ricerca del suo mentore scomparso ormai da quasi due anni. Il suo aiuto sarà cruciale per far luce sui misteri del passato.

La penna di Joël Dicker è inutile, si riconosce sempre. I suoi personaggi sono sempre molto particolari e costruiti un po’ distaccati dalla realtà, ma hanno sempre la capacità di rimanerti incollati addosso, durante e dopo la lettura. Proprio come diceva Harry Quebert alla fine del primo libro.
Insieme a loro, anche le situazioni e gli intrecci possono sembrare forzati oppure inverosimili, ma la sua scrittura è così magnetica che, nonostante i mattoni di seicento pagine che scrive, staccarsi risulta pressoché impossibile.

Tuttavia, ho concluso questo libro con una nota di amarezza. A discapito di quanto ho letto in giro sul web, ho trovato questo Dicker molto meno brillante rispetto ai suoi libri precedenti. Ciò che più avevo amato del primo libro che vedeva come protagonista Marcus Goldman, era proprio il fatto che avesse creato degli intrecci pazzeschi, ma che poi aveva sciolto con sapienza uno a uno fino alla fine. Quando avevo concluso quel libro, non avevo domande: era tutto chiaro. Qualsiasi dettaglio, qualsiasi sfumatura era stata spiegata dall’autore. Cosa che non è successa invece in “Il caso Alaska Sanders”.

Diversi elementi di questo libro non funzionano e ho trovato che fossero molto raffazzonati e buttati lì. Tante piste, tanti spunti approfonditi male, con molta meno cura rispetto ai suoi libri precedenti. Dal movente dell’assassinio, che ho trovato un po’ ridicolo, a tanti altri piccoli dettagli che l’autore ha inserito e che, a mio giudizio, sono anche andati a rovinare l’immagine di Harry Quebert, creata invece così bene nel libro precedente. In alcuni punti dell’indagine, degli interrogatori, mi sembrava di vedere un telefilm poliziesco un po’ cringe e totalmente fuori da ogni logica della normalità.

Al di là poi del libro che ho trovato pieno di refusi, cosa che non mi aspettavo per un libro di questo calibro, che prometteva di vendere migliaia e migliaia di copie fin da subito, è stata proprio la storia in generale a lasciarmi un po’ perplessa. Il finale ho avuto l’impressione fosse un po’ affrettato, sebbene il colpo di scena sia stato comunque interessante, era proprio la spiegazione che veniva un po’ meno.
Mi sono resa conto inoltre, più o meno da metà in poi, che la storia presentava un buco di trama non indifferente che in alcuni momenti ha mandato avanti l’indagine, anche in modo molto invadente, quasi fosse davvero l’unica pista reale che avessero. E questo mi ha stupita molto perché, dati i libri precedenti dell’autore, non me l’aspettavo proprio, una cosa così clamorosa.
Non mi resta che aspettare il prossimo, per vedere se questo fosse solo uno scivolone dovuto alle scelte dell’autore che, per quanto mi riguarda, non ho ritrovato in tutta la sua brillantezza.


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