Come ogni anno, o quasi, Nicholas Sparks torna ad allietarci l’estate permettendoci di portare sotto l’ombrellone la sua ultima novità. Quest’anno, quindi, non è stato da meno e, fresco di stampa, all’inizio di luglio è arrivato lui: “Noi due come in un sogno“, edito come di consueto da Sperling&Kupfer, tradotto da Alessandra Petrelli. Il titolo originale era “Dreamland” e, secondo me, sarebbe stato più azzeccato mantenere questo, dato che ha una correlazione diretta con la narrazione, ma dettagli.

La nostra nuova storia inizia con Colby, che parla direttamente a chi lo legge, della sua vita. Ci racconta i suoi sogni e di come si sono infranti quando si sono scontrati contro la realtà che lo avvolgeva. Quando era piccolo ha perso i suoi genitori ed è stato costretto ad andare a vivere con i suoi zii, insieme a sua sorella, più grande di lui. Gli zii possedevano una fattoria nel North Carolina, che era tutta la loro vita. Il suo sogno era quello di avere una band o comunque di farsi strada nel mondo della musica.

A venticinque anni però, si ritrova a gestire la fattoria dei suoi zii, di cui ha preso il controllo alla morte dello zio, anni prima. Non si può lamentare, è anche molto bravo nel suo lavoro e lo dimostra salvando l’azienda che stava rischiando il fallimento, quando l’aveva presa in mano. Tuttavia, per questo, si ritrova a sacrificare i suoi sogni e la sua vita. Colby non ha mai preso un aereo, non è mai uscito dal North Carolina, ha pochi amici e nessuna ragazza all’orizzonte.

Dopo anni, con la fattoria ben avviata e la giusta assistenza, riescono a convincerlo a prendersi una piccola vacanza e così va a passare qualche tempo in Florida, dove suona in un bar.
Lì conosce Morgan, una ragazza più giovane di lui, appena laureata e con il sogno di sfondare nella musica. La ragazza lo sprona a non abbandonare il suo talento, ma a farlo fruttare. I sentimenti tra i due si fanno sempre più forti e paralizzanti e, inevitabilmente, entrambi iniziano a chiedersi cosa succederà quando il loro soggiorno lì volgerà al termine. Seguirà i suoi sogni, con la ragazza che pensa di amare, o gli impegni che la vita preme su di lui l’avranno vinta?

Ormai sono abituata che, nonostante escano suoi libri ogni anno circa, mi devo aspettare il capolavoro ogni due. L’anno scorso, è uscito “Quando si avvera un desiderio” che mi ha fatto tremare le viscere. L’anno prima uscì “La magia del ritorno” che mi piacque proprio molto poco. Da qui, la mia teoria.
In ogni caso, questo non si presenta come quest’ultimo, ma molto meglio. Colby è un personaggio interessante, Morgan molto di più.

E qui voglio spendere due parolette su Morgan. FINALMENTE una donna con carattere. Sappiamo benissimo che Nicholas Sparks è di un’altra generazione, che ha iniziato a scrivere negli anni ’90, quindi spesso ha descritto situazioni e dinamiche un po’ più “patriarcali”, come donne che smettevano di lavorare quando si sposavano, donne che nella loro vita avevano solo i figli, uomini che facevano la prima mossa, che tenevano al matrimonio. Insomma, solite cose un po’ . Invece qui, per la prima volta nei suoi romanzi, abbiamo una donna che fa la prima mossa, che sa quello che vuole e non ha paura di andarselo a prendere. Non aspetta che un uomo glielo serva su un piatto d’argento.

E dall’altra parte? C’è Colby, un uomo che non si sente infastidito dalla sua determinazione, ma anzi, ne è attratto. E la lascia fare, non sentendosi inferiore a lei. Vi potrà sembrare una cavolata, ma questa è stata per me una cosa bellissima. Nonostante io ami Sparks, vedere questo cambiamento nelle sue storie mi fa davvero molto piacere.

Questa parentesi a parte, posso dire che il romanzo è carino, scorrevole, ma nulla di eccezionale. Per me lo stile di Sparks è sempre magnetico e i suoi libri mi scivolano via, però qui ci sono diverse dinamiche che, riconoscono, potrebbero rallentare la narrazione. Come descrizioni eccessive e minuziose di cose futili e, in generale, ha inserito un po’ una componente che era anche appassionante, ma tirata avanti molto per le lunghe. Sicuramente non lo considero un must read dell’autore, questo no.
E quindi niente, non mi resta che dire… NEXT!


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