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Io non so se sono davvero pronta a lasciare andare questo posto, questi personaggi e questa saga famigliare, ma credo purtroppo di non avere molta scelta. Siamo arrivati alla fine di questo viaggio iniziato a Emerson Pass, agli inizi degli anni ’20, con “Una maestra per Emerson Pass“, sempre di Tess Thompson e sempre tradotto da Isabella Nanni. Oggi diciamo quindi addio a questa meravigliosa saga con “La guerriera di Emerson Pass”.

La protagonista dell’ottavo e ultimo libro ambientato a Emerson Pass è Delphia Barnes, ultima figlia della famosa famiglia Barnes, fondatrice e pioniera del paese. Lei è quella più simile al suo papà, la stessa grinta e la stessa voglia di fare le scorre nelle vene e tutti sanno che il futuro riserva solo cose meravigliose alla piccola della famiglia.

Tuttavia, quando Delphia torna a casa dopo quattro anni di università, nessuno della sua chiassosa famiglia è lì per aspettarla. “Strano” pensa, dato che ogni volta si sono sempre spostati tutti insieme per accogliere il membro della famiglia che fa rientro a casa. Ad attenderla c’è solo Jack, il suo caro e vecchio amico, con cui ha passato l’intera infanzia e che ha sempre avuto un posto nel suo cuore.

Jack è figlio dell’allevatore di cavalli di Emerson Pass, viene da una famiglia che ha raggiunto il successo proprio grazie a Lord Barnes, che gli ha aiutati a rimettersi in piedi nei tempi bui. Anche lui ha sempre desiderato Delphia, ma non si è mai confessato a lei poiché è sempre stato consapevole del fatto che lei dovesse emanciparsi, studiare, fare carriera. Delphia Barnes non era una di quelle donne che si sarebbe limitata a essere una moglie e una mamma come tutte in quell’epoca. Lei era diversa.

Il periodo storico tuttavia non è dalla loro parte: quel giorno nessuno c’era ad attenderla perché l’America stava per entrare in guerra, una guerra che secondo tanti non li doveva riguardare più di tanto. Così Jack e Delphia non riescono ad attendere, vogliono sposarsi e iniziare presto la loro vita insieme, prima che lui e gli altri uomini in età arruolabile se ne vadano oltre oceano a combattere una guerra non loro.

Ma Jack tornerà? E gli altri uomini della sua famiglia, tra cui anche Theo, riusciranno a superare anche questo ennesimo ostacolo?
E se Jack tornerà, potranno ripartire dall’inizio del loro matrimonio, o quel Jack sarà un uomo diverso, cambiato, forgiato dalla guerra che ha vissuto e da quello che ha visto? E i tempi difficili dovuti dalla guerra, riusciranno a essere superati, così come gli ostacoli e le difficoltà che ne deriveranno?

Questa è forte stata la storia più forte e sofferta di tutta la saga. Non solo perché è l’ultima, ma probabilmente anche per il periodo in cui è ambientata. Quello che vediamo non è solo la difficoltà di un matrimonio, dell’avere un marito chissà dove a combattere contro chissà quali persone, ma è proprio uno scorcio di vita su ciò che tante persone comuni possono aver vissuto in quel periodo così complicato e difficile.

Delphia Barnes ci insegna la resilienza, la pazienza e l’amore in questo ottavo capitolo ambientato a Emerson Pass. Credo che forse questo sia il mio preferito, dopo il primo della saga, perché è stato quello che più ha racchiuso l’essenza di Emerson Pass e di questa famiglia: l’esserci, sempre, a qualsiasi costo, per gli altri della famiglia e della propria comunità.

La storia d’amore tra Delphia e Jack è complicata fin dalle prime pagine, lo struggimento di non poter consumare il loro amore come i due piccioncini che sono, perché armato di patriottismo e di voglia di spaccare il mondo, Jack sente il richiamo di proteggere la sua patria, è qualcosa che ti consuma capitolo dopo capitolo. L’incertezza del ritorno degli uomini più giovani della famiglia, l’attesa, il non sapere dov’è la persona che ami e come sta, il possibile ritorno, le aspettative.
Questo e molto altro è l’ottavo e ultimo capitolo di Emerson Pass e io davvero non potevo desiderare di meglio, anche se magari avrei fatto a meno di qualche lacrima, ma ehi, per questi personaggi e per questo paesino sono sempre disposta a farlo, perché so che sono sempre meritate, fino all’ultima goccia.


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