«Ho pensato a quella bambina ogni giorno. Per quindici cazzo di anni.»

            Styx ha vissuto per tutta la vita all’inferno, un inferno del quale ha fatto la sua unica realtà, eppure non ha mai dimenticato quegli occhi di lupo che ha visto scintillare una volta sola.

            Erano solo dei bambini quando si sono incontrati, per caso, in un bosco sperduto; divisi da una recinzione altissima e un muro di segreti all’apparenza impossibile da abbattere. Eppure, non hanno mai smesso di cercarsi nei sogni e pensare che, in un mondo diverso, si sarebbero trovati di nuovo, un giorno.

            Quindici anni più tardi, quel giorno arriva. A Styx basta uno sguardo per riconoscerla, per capire che la ragazza insanguinata e moribonda che tiene fra le braccia è la sua bambina dagli occhi di lupo. Un uragano di emozioni lo travolge, un senso di protezione così forte da sentirsi spezzare, ma più di qualunque altra cosa, si sente finalmente appartenere a qualcuno. Vuole appartenere a lei.

            Ma Mae è spaventata e fin troppo diversa da qualsiasi altra ragazza con cui lui abbia mai avuto a che fare. Sembra uscita da un dipinto per quanto è stupenda, la sua perfezione è stupefacente, eppure per lei la bellezza rappresenta il peggior difetto. Anzi, il peggior peccato.

            Mae, in principio Salomè, porta il nome di una delle quattro Maledette della comune da cui proviene e all’interno della quale ha vissuto per tutta la sua esistenza. Una setta di religiosi con a capo il Profeta David, l’anziano che la ragazza avrebbe dovuto sposare per liberare tutti dal peccato e rendere le anime degli umani pure e meritevoli della luce divina, come la profezia narra. Ed è proprio per questo che è scappata, dopo aver subito per anni le angherie dei discepoli, dopo essere stata seviziata e costretta ad abusi continui in nome della fede (secondo la quale, attraverso il sesso, gli uomini della comune avevano il potere di purificare le anime delle donne e, in particolar modo, delle Maledette), Mae trova la forza di scappare, mentre tutti la aspettavano all’altare per unirsi in matrimonio al Profeta David.

            Riesce a superare l’alta recinzione che l’ha separata per tutta la vita dal mondo esterno, che non ha mai visto prima e che le è stato descritto come un popolo di dannati e figli di Satana, e raggiunge la città, ferita ed esausta.

            Styx è il Presidente di una banda di motociclisti, la più pericolosa degli Stati Uniti, gli Hades Hangman; lui e i suoi amici/ compagni/ fratelli combattono le ingiustizie a loro modo e seguendo le loro regole. Non si fanno scrupoli a torturare e uccidere chi si azzarda a far loro un torto, sono fedeli ad Ade e conducono una vita sregolata e piena di pericoli. Ma, pur se nel loro modo un po’ contorto, non fanno mai del male senza motivo e rispettano le donne tanto da non prenderne mai una contro la sua volontà. Inoltre, quando ne scelgono una come compagna, come loro proprietà, è per sempre.

            È questo ciò che Styx ha provato per Mae sin dal primo istante in cui le loro strade si sono incrociate, per caso, quindici anni prima. Ed è questo ciò che prova ora, guardandola tra le sue braccia, mentre non pensava l’avrebbe mai rivista. Di poche cose ha certezza, di una più di tutte le altre: nessuno gliela porterà via di nuovo. Non può sopportarlo, la sola idea lo fa impazzire.

            Non sarà facile per Mae adattarsi a quello stile di vita, aprirsi con persone così diverse da ciò che le è stato insegnato come giusto, lontani anni luce dalle profezie e le Scritture che le sono state inculcate per anni come unica verità. Eppure, non può fare a meno di comprendere e ammettere che Styx e il resto della comitiva sono molto più “buoni” degli uomini con cui ha condiviso la sua infanzia e la sua adolescenza, che loro la rispettano, la proteggono e non le farebbero mai del male. Per nessuna ragione al mondo la costringerebbero a fare qualcosa che non vuole realmente. E pian piano, la ragazza si arrende all’evidenza: la malvagità è quella che ha subito nella sua vita precedente, non certo il mondo fuori dalle mura che l’hanno imprigionata fino a quel momento, pur se si tratta di un mondo fatto di imperfezioni e colmo di ingiustizie.

            Ho amato alla follia questa storia, nonostante non apprezzi particolarmente il genere Dark Romance. Ma Styx e Mae ti entrano di prepotenza nel cuore e non puoi fare a meno di affezionarti a loro, a tal punto che ne senti la mancanza nel momento in cui giri l’ultima pagina. La loro storia è così potente, a tratti incredibile, che è impossibile non lasciarti coinvolgere e voler sapere a tutti i costi come finisce. Peraltro, ho trovato impensabile che esistessero davvero realtà come quelle che ha vissuto Mae, ma l’autrice ci garantisce che sia proprio così, che questo romanzo sia ispirato ai racconti di persone che hanno fatto parte (o ne fanno tuttora) di sette religiose che predicano la Bibbia, interpretandola un po’ a modo loro, manipolando e facendo un vero e proprio lavaggio del cervello a chi ne appartiene.

            Vi consiglio di leggere questa storia, non solo perché sia bella, ma perché penso che sia importante scoprire realtà di cui molti di noi non ne ha mai sentito parlare, così come probabilmente non immagineremmo mai che alcuni meccanismi di manipolazione mentale funzionino così tanto, che possano inculcare concetti sbagliati come unica verità e cancellare fino all’ultimo barlume di dignità o amor proprio.

            Ho avuto i brividi più di una volta, mi sono sentita tremare di fronte all’orrore di ciò che Mae e le sue sorelle hanno dovuto subire, ma soprattutto di come tutto questo fosse ricondotto alla fede. A un bene supremo. E mi sono chiesta ripetutamente: quale “bene” possa essere considerato più supremo o più importante del proprio?

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