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«Sono mai andata avanti, o mi sono solo illusa di averlo fatto?»

Ad un certo punto della propria esistenza, Cloe si scontra con l’unica domanda alla quale ha senso impegnarsi a rispondere. Peccato che lei non ne possieda la risposta, o meglio, non sia ancora pronta ad ammettere quella verità che le schiaccia i polmoni a ogni tentativo di risalire in superficie.

Una verità che molto tempo fa, Cloe ha spinto sul fondo delle emozioni e ha provato a dimenticare, perché si fa così con le cose che ci fanno male. Se non si riesce ad anestetizzare il dolore, tantomeno a estirparlo, lo si nasconde e si cerca di chiuderlo a chiave negli abissi di noi stessi.

Quando Cloe è scappata via da Schiforate per recarsi a Londra e frequentare il college dei suoi sogni, un altro tipo di sogno ha dovuto abbandonare in quel paesino che l’ha vista nascere, crescere, piangere e innamorarsi. Il sogno di essere felice con l’unico ragazzo che le abbia mai sfiorato il cuore, che le aveva promesso di prendersene cura e provare a rincollarne i pezzi per renderlo di nuovo pronto ad amare.

E invece…

Otto anni dopo, per un crudele scherzo del destino, la ragazza torna in Italia, nella cittadina sperduta in cui sperava di non dover mai rimettere piede. Continua a ripetersi che sarà solo per qualche giorno e che odia quel posto con tutte le sue forze, ma la verità è che detesta soltanto le questioni che ha lasciato in sospeso.

La sua famiglia gestisce da generazioni il cinema del paese, l’Aurora, e ora che tocca a lei salire al timone, è pronta a vendere e tagliare definitivamente il cordone ombelicale con le proprie origini. La fortuna vuole che ci sia già un compratore pronto a firmare e impadronirsene, ed è inutile dire che a Cloe quel denaro serve come l’aria, dal momento che a Londra le cose non sono andate proprio come la ragazza sperava.

La fregatura è che il presunto acquirente sia lo stesso uomo che anni fa le ha spezzato il cuore.

«Mi riporta a desideri che devono restare chiusi negli scatoloni sigillati dell’adolescenza.»

Quando si ritrova davanti Sebastiano, Cloe non è pronta all’impatto con quello sguardo enigmatico e con i nuovi panni che l’uomo indossa. Nella sua mente era rimasto il ragazzino alto e magro, capelli perennemente in disordine e il nero a ricoprirlo da capo a piedi, mentre ora è la figura più ricca, stimata e rispettata di Schiforate. I suoi sensi sono in tumulto, l’orgoglio guaisce e un desiderio nuovo – o forse lo stesso dei tempi del liceo – le si accende nel petto.

Cloe è costretta a venire a patti con la realtà: scappare dal dolore non è servito a nulla.

D’altronde, è certificato che non funzioni quasi mai, nonostante ci illudiamo di riuscirci.

Vecchi dissapori e nuove consapevolezze si mescolano sullo sfondo di battute taglienti e risposte al vetriolo. Lei non vuole cedere il suo cinema a Sebastiano per orgoglio, lui non molla facilmente la presa ed è determinato ad accaparrarselo, entrambi non sono disposti a rinunciare a quel posto per gli stessi motivi che si ostinano a negare: in quella sala, tra le file di poltroncine rosse e davanti a uno schermo gigante, hanno compiuto i primi passi l’uno verso l’altra. Lì hanno aperto il loro cuore. E sempre lì se lo sono frantumato a vicenda. Pensano di odiare l’Aurora per tutte queste ragioni, Cloe vuole sbarazzarsene e Sebastiano impossessarsene solo per raderlo al suolo e renderlo un grande parcheggio, ma la verità è che nessuno dei due è in grado a chiudere una volta per tutte quella scatola di ricordi adolescenziali e bruciarne il contenuto. Nessuno dei due è davvero pronto a rinunciare al poco che gli è rimasto dell’altro. I ricordi, appunto. Quelli belli, quelli fantastici, ma anche quelli spiegazzati e dolorosi.

L’autrice è stata bravissima a intrecciare passato e presente, rendendo percepibile per il lettore ogni sensazione, sentimento ed emozione che passa tra i due protagonisti. Pur non svelandoci subito le ragioni che li ha spinti ad allontanarsi e, in seguito, a fare di tutto per escludere l’altro dalla propria vita, ci accompagna con maestria e in punta di piedi tra le righe di una storia alla quale non è mai davvero stata scritta la parola fine.

Adoro la penna di Anna Nicoletto, ho letto tutti i suoi libri e sono felice di confermare che anche questo romanzo ha fatto breccia nel mio cuore, rapendolo del tutto.

Ve lo consiglio, certa che sarà una lettura divertente e piacevole, ma anche in grado di toccare le corde del vostro cuore.

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