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Un libro che già per come si presenta, sai già che ti rimarrà impresso, è proprio “La centenaria con la pistola“, di Benôit Philippon, in Italia uscito per Ponte alle Grazie e un best-seller proveniente dalla Francia.

In un pittoresco villaggio tra le splendide colline del Massiccio Centrale francese, il chiarore dell’alba è improvvisamente squarciato dal fragore di spari. Una figura inaspettata emerge: è un’anziana signora, che con ferma risolutezza brandisce una doppietta e spara contro il suo vicino di casa, un atto apparentemente fuori dal comune.

La scena si complica ulteriormente quando la stessa donna si rivolta contro gli agenti di polizia che rispondono all’inaspettato tumulto. È in questo momento che l’ispettore André Ventura si trova di fronte a una figura alquanto insolita: Berthe Gavignol, una donna di centodue anni, attraverso gli occhi della quale il tempo sembra aver perso la sua presa.

Durante un interrogatorio che seguirà questo bizzarro episodio, sia l’ispettore che il lettore saranno condotti in un viaggio affascinante nell’intreccio delle memorie e delle riflessioni di Berthe. Con la sua parlantina tagliente e la sicura mira della sua doppietta, rivelerà le complesse sfaccettature della sua vita lunga e straordinaria, piena di drammatici eventi e vicende fuori dal comune.

In questo racconto, si sveleranno i vari aspetti dell’enigmatica Berthe: fu forse una spietata serial killer, una sorta di figura femminile alla Barbablù, oppure un’anima ardente che attraverso il potere dell’arma da fuoco ha cercato la sua propria emancipazione?

La narrazione si sviluppa attraverso una trama intessuta di segreti e svelamenti, gettando luce su una personalità eccezionale e affascinante, che ha sfidato il mondo con una determinazione e un coraggio straordinari. In questo quadro, la figura di Berthe emerge come un simbolo vivido di resilienza e sfida, una donna che ha scelto di seguire il suo percorso con determinazione, sfidando le aspettative della società e aprendo nuovi orizzonti di indipendenza femminile.

Il romanzo prometteva di far ridere, emozionare, coinvolgere il lettore nella storia di questa adorabile anziana di centodue anni e io posso onestamente dire che ci è riuscito in pieno. Sebbene l’inizio mi avesse presa un po’ di meno, è stato solo andando avanti che ho compreso la bellezza di questa storia e tutti i messaggi che si porta con sé. La storia di Berthe non è una storia che si dimentica tanto facilmente, il suo vissuto, il suo personaggio, è uno di quelli che si presta a restarti in mente per sempre.

Una donna avanti per i tempi in cui si è trovata a vivere, una storia di resilienza, di ostinazione, di difficoltà, ma anche di tanta ironia. Ed è così che l’autore ci accompagna tra le pieghe della vita di Berthe, facendoci scoprire ogni suo lato, tra pregi e difetti, ma credetemi che alla fine rimarrete in pochi a biasimarla per il suo vissuto. Personalmente, la lettura si è conclusa con una lacrima per Berthe, per la sua vita, per la sua storia, sebbene lei ci abbia raccontato tutto con l’ironia e la schiettezza che più la contraddistinguono.

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