Come fan accanita della serie “Hunger Games”, ho affrontato la lettura di questo libro con un misto di eccitazione e scetticismo. L’idea di concentrarsi su Coriolanus Snow, l’iconico antagonista della trilogia originale, era allettante ma anche rischiosa. Ero curiosa di vedere come Suzanne Collins avrebbe approfondito la storia di un personaggio così complesso e sfaccettato.

Il libro ci porta indietro nel tempo, alla decima edizione degli Hunger Games. Qui incontriamo un giovane Coriolanus Snow, a soli diciotto anni, preparandosi ad assumere il ruolo di mentore. La storia si svolge in un periodo in cui la famiglia Snow, un tempo potente e rispettata, si trova sul bordo del baratro finanziario e sociale. La partecipazione di Snow ai Giochi come mentore rappresenta una possibilità cruciale per lui e la sua famiglia di riacquistare il loro status perduto.

Il destino gli assegna il tributo femminile del Distretto 12, considerato il più debole e con meno probabilità di vincere. La trama si snoda attraverso i preparativi per i Giochi, la relazione tra Snow e il suo tributo, e le loro strategie di sopravvivenza. Attraverso questo arco narrativo, assistiamo alla lenta evoluzione di Snow, da un ragazzo idealista e ambizioso a un personaggio più oscuro e calcolatore, delineando il percorso che lo porterà a diventare il tiranno che conosciamo.

L’idea di esplorare il passato di Snow era intrigante, ma ho trovato che l’esecuzione abbia lasciato qualcosa a desiderare. Uno dei miei principali problemi con il libro è stato il modo in cui il personaggio di Snow è stato rappresentato. Sebbene l’approccio umanizzante fosse interessante, la sua transizione da un personaggio relativamente “buono” a un antagonista pienamente sviluppato, mi è sembrata affrettata e poco convincente.

Ciò che mancava, a mio parere, era una progressione graduale e credibile nella psicologia di Snow. Il libro sembrava oscillare tra la rappresentazione di un giovane uomo idealista e il seme del tiranno che diventerà. Questo cambiamento brusco di carattere verso la fine ha lasciato un senso di disconnessione con il personaggio che conoscevamo dalla trilogia originale.

Inoltre, la trama presenta alcune incoerenze e lascia diversi filoni narrativi in sospeso, forse suggerendo un possibile seguito, chissà. Mentre questo può essere un metodo efficace per mantenere l’interesse dei lettori, in questo caso, ha contribuito a un senso generale di incompletezza.

Nonostante questi problemi, il libro offre una lettura coinvolgente, specialmente per i fan della serie. Tuttavia, rispetto alla trilogia originale di “Hunger Games”, questo libro si posiziona un gradino (o forse più) sotto in termini di sviluppo del personaggio e coesione della trama.

Dal punto di vista cinematografico, ho trovato che il film abbia rappresentato meglio la natura ambigua e manipolatrice di Snow, pur non essendo esente da difetti. Nel film, l’ombra della sua natura malvagia è sempre presente, un aspetto che ho sentito mancasse nel libro. Sebbene la lettura sia stata godibile, non ha raggiunto per me le aspettative poste dalla serie originale.

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