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Non sono sicura di come iniziare a parlarvi di questo romanzo, la storia di Nuvola e Tommaso è stata una di quelle storie che mi hanno cosparso il cuore di dolcezza e malinconia, lo hanno fatto battere fortissimo sulle note di sentimenti belli e puri come sanno esserlo i primi amori; ma al tempo stesso, il cuore me lo ha spezzato e, pagina dopo pagina, ogni sospiro sognante si trasformava in lacrime silenziose.

Nuvola è una ragazza di diciassette anni, intelligente, piena di risorse e bella a modo suo. Di una bellezza non appariscente, ma che va prima osservata. Il che non è facile, dal momento che fa di tutto per passare inosservata. Tanto che i suoi momenti migliori li trascorre in solitudine, a tredici metri di altezza, con la musica a riempirle le orecchie e a occupare il resto del suo mondo.

Ed è proprio lì, sul terrazzo della scuola, che si rifugia con il suo taccuino e cerca di tratteggiare i bordi di quel mondo che a volte le sembra di toccare con mano e altre di non riuscire a farne parte. Sembra sia in grado di coglierne le sfumature, eppure c’è una parte di anonimato di cui non riesce a liberarsi, come le figure a cui non dà mai un volto. Perché nella sua mente non sa delineare i tratti dell’unica persona che conta davvero, che in quel mondo così imperfetto esiste, ma non ha mai voluto far parte del suo. Il padre.

Si sente priva di equilibrio, a volte, Nuvola. Eppure ci prova, resta in piedi e guarda il mondo dall’alto senza paura. Il cuore le trema un po’ solo quando la sua realtà entra in collisione con quella di lui, Tommaso. Il ragazzo più popolare dell’ultimo anno, un atleta che ha davanti a sé un futuro scintillante e a cui la vita pare abbia concesso tutto ciò che un adolescente potrebbe desiderare.

Non è la prima volta che si incontrano, o si scontrano, Nuvola lo conosce bene perché percorrono i corridoi della stessa scuola da anni ormai. Ma è lì, a tredici metri dal suolo, che si vedono per davvero.

L’esistenza di Tommaso sembra la cartolina meravigliosa di un viaggio fantastico. Una vera sfortuna che la meta sia un sogno che non gli appartiene. Ma il suo biglietto è di sola andata e da quel treno, Tommaso, non sa proprio come scendere.

Almeno finché Nuvola non gli mostra che non c’è solo una strada possibile e che a volte si può percorrere la propria anche se agli occhi degli altri appare sbagliata. Non importa, se lo rende felice null’altro importa.

Ci sono pochi libri che ho concluso tra le lacrime. Questo è uno di quelli.

Le ultime pagine sono così potenti, che dopo ogni paragrafo mi dovevo fermare a riprendere fiato.

E quando ho girato l’ultima pagina, ancora frastornata, ho pensato due cose: la prima, che la vita sa essere davvero ingiusta; la seconda, che le ingiustizie non ci potranno mai definire.

                Grazie, Tommaso, per aver lastricato di emozioni quel tratto di strada; ero con te quando correvi incontro alle mille domande, quando facevi di tutto per schivare le risposte più scomode e persino quando scandivi il coraggio a passi veloci sull’asfalto bagnato di pioggia, con il cuore in tumulto e la mente altrove.

                Grazie, Nuvola, per aver dimostrato che non sempre il caos è fatto di incertezze e che il disordine fa parte di tutti noi; mi hai insegnato che la “normalità” non è qualcosa a cui bisogna adattarsi, meglio imparare a plasmarla e farla nostra. Quando mi manchi un po’, ti immagino così, concentrata sul tuo taccuino nuovo di zecca e Giusy Ferreri a riempirti le orecchie, mentre dai un volto al tuo ultimo disegno.


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