Se questa frase da sola vi ha fatto venire i brividi, allora tenetevi pronti a tremare perché è soltanto una delle tante. E neanche la peggiore.

Lo ammetto, ho acquistato questo romanzo per mera curiosità. Un pomeriggio, mentre girovagavo sui social soffermandomi su svariate recensioni, me n’è capitata sotto gli occhi quella di uno dei tanti libri di Stephen King. Non ricordo nello specifico di quale titolo si trattasse, però è stato come l’interruttore che ha acceso una lampadina: io non avevo mai letto un libro dell’autore più famoso al mondo, conosciuto anche come il Re dell’Horror, i cui libri sono stati d’ispirazione a numerosi adattamenti cinematografici.

E così, senza pensarci due volte, ho ordinato uno dei suoi ultimi capolavori. Non sapevo se mi sarebbe piaciuto, se avrei apprezzato il genere o la scrittura dell’autore, non ho neanche fatto troppo caso al titolo o alla trama, tantomeno letto recensioni inerenti. Ora che l’ho finito, posso affermare con certezza che, se anche lo avessi fatto, non sarebbe servito a molto. E lo dico perché non ho un giudizio troppo definito o definitivo su questo romanzo neanche dopo averlo concluso.

Il sipario si apre sulle coincidenze, poco avvincenti e interessanti, che conducono un ex agente di polizia diretto a New York, nel South Carolina. L’uomo finisce per fare il custode notturno in una cittadina molto piccola (e immaginaria), chiamata DuPray, dove si ambienta in fretta e conosce le poche persone influenti del posto.

La regia cambia e facciamo un salto nel Maine, dove conosciamo Luke Ellis e la sua amorevole famiglia. Luke è un ragazzino di dodici anni, dal quoziente intellettivo altissimo, tanto che si è già iscritto a due università che nell’autunno successivo frequenterà in contemporanea. La preoccupazione più grande dei suoi genitori è, comprensibilmente, mandarlo da solo a chilometri di distanza da casa; malgrado la sua straordinaria e ineguagliabile intelligenza, resta pur sempre un bambino di dodici anni.

Ma quel momento non arriverà mai, perché il ragazzo verrà rapito durante il sonno e i suoi genitori uccisi a sangue freddo. Ad agire è una squadra ben organizzata, formata da due uomini e una donna. E Luke è solo uno dei tanti ragazzi con cui condividerà la stessa sorte.

Si sveglierà il mattino dopo, in una stanza apparentemente identica alla sua, ma senza finestre. Si accorgerà molto presto che quella non è la camera di casa sua, in parte grazie alla sua intelligenza ma per lo più merito di alcuni dettagli che non sono stati riprodotti nello stesso modo; piccoli e insignificanti, ma non per lui che li nota subito.

Quel barlume di ragionevolezza che conserva gli suggerisce di tenere la bocca chiusa, evitare di fare domande e non parlare con nessuno finché non capirà cosa stia succedendo. Gli sarà ben presto chiaro che nel posto in cui si trova, ai ragazzi come lui non è concesso di fare domande e che le risposte le dovrà trovare da solo, sfruttando ogni grammo di quel quoziente esponenziale che vanta.

Scoprirà anche che non è l’unica cosa che lo contraddistingue e che il suo “dono” è tanto prezioso quanto pericoloso. Infatti, è il motivo per cui rischierà la vita e, come lui, tutti i ragazzi nella sua stessa situazione.

Io mi fermerei qui, perché questo romanzo è talmente intricato e ricco di personaggi, che rischio di dirvi troppo. E, come sostengo sempre, è un vero peccato privarvi della sorpresa.

Ci sono pareri contrastanti su questo romanzo, ma su uno in particolare sembra che in molti si trovino d’accordo: non è il migliore dei lavori di King. Io naturalmente non ho alcun metro di paragone, avendo letto solo questo per ora, ma ammetto che non sia la punta dell’iceberg della genialità.

Luke, come gli altri ragazzini dell’Istituto – forse proprio per la loro giovane età – creano una rete di empatia difficile da eludere. L’altruismo che li lega in circostanze così estreme, la compassione per il prossimo, il coraggio con cui si danno forza a vicenda anche mentre attraversano l’oscurità più terribile, sono elementi che ci aiutano a immergerci nella loro psicologia da ragazzi speciali senza tralasciare la parte “umana”.

Sono uniti da qualcosa che va oltre i poteri psichici, che supera le leggi della fisica e a volte anche quelle della logica, connessi da una forza che diventa tale soltanto se condivisa e sentita fin nelle viscere: l’amicizia. Fanno da supporto l’uno per l’altro e cercano incessantemente di creare un perno nelle loro menti – e a volte anche nei loro cuori – che li protegga per un giorno in più dall’inevitabile, tragico epilogo.

L’autore è altrettanto bravo a farci detestare io cattivi della storia, nonché i “grandi”, gli adulti che tirano le fila delle vite di questi ragazzi e gestiscono l’Istituto. Vengono descritti come persone senza scrupoli, insensibili e senza pietà, che torturano i bambini anche quando sorridono loro o regalano dei gettoni (moneta di scambio all’interno della struttura e destinati a chi si comporta bene e non crea problemi).

Ci sono, però, anche degli aspetti che ho apprezzato meno. Non mi armerò di presunzione e non criticherò un libro scritto da Stephen King, mi limiterò semplicemente ad esprimere la mia modesta opinione.

Ho trovato il romanzo molto lento; nonostante la storia mi intrigasse parecchio e proseguissi senza sosta nella lettura, spinta dalla curiosità di capire come andasse a finire, mi sentivo costantemente rallentata da innumerevoli ripetizioni (sia di parole che di concetti) e dagli infiniti monologhi introspettivi dei personaggi. Molti dei quali si ripetevano, appunto.

Ci sono anche alcune “forzature” che ho avvertito come tali e che ho avuto l’impressione servissero all’autore per portare la storia verso il finale che aveva in mente; il che non è un male, però quando diventa palese e la moltitudine di elementi rende il tutto “troppo facile”, forse c’è da chiedersi se non sarebbe stato possibile gestirla in maniera diversa. Un esempio sarebbe, e sarò molto vaga perché non voglio che questo si trasformi in uno spoiler, le troppe negligenze che si verificano all’interno dell’Istituto e che stonano con l’importanza che si dà a quel posto e alle persone che lo guidano; per non parlare del fatto che hanno a che fare tutti i giorni con ragazzini dotati di poteri psichici, davvero si può dare per scontato che non tenteranno mai di ribellarsi e sottrarsi al trattamento che viene loro riservato? È plausibile che basti la paura e la destabilizzazione provocata da quel che subiscono, dal rapimento ai test a cui sono sottoposti quotidianamente, a tenerli a bada?

Non lo so, io lo trovo poco verosimile.

Concludo dicendo che questo romanzo, nonostante le quasi seicento pagine, mi ha tenuta incollata e, se dovessi esprimere un giudizio complessivo, vi consiglierei di leggerlo.

Di sicuro io leggerò anche altre opere firmate dal grande e inimitabile Re dell’Horror.


0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *