Eccoci ad un nuovo e imperdibile appuntamento con le famiglie più ricche e caotiche di Todos Santos. Dopo tanta attesa, L.J. Shen torna a spezzarci il cuore con il secondo volume della trilogia All Saints High, serie spin-off di The Saints.

            Chi ha conosciuto gli HotHole, i ragazzi più intrepidi, tormentati e misteriosi di Todos Santos, sa già di che sto parlando. Ma quei piccoli diavoletti, ora adulti, hanno trovato un equilibrio, i loro percorsi tormentati e turbolenti si sono conclusi nel momento stesso in cui ognuno, a modo suo, ha trovato il coraggio di guardarsi dentro e scegliere ciò che li rendeva felici. O chi li rendeva felici.

            In questa serie spin-off conosciamo più da vicino i loro figli. E, come c’era da aspettarselo, la nuova generazione è incasinata esattamente come i suoi genitori. I geni, d’altronde, non mentono.

            Knight Cole, figlio adottivo di Dean Cole e Rosie Le Blanc, non fa eccezione. Una promettente stella del football, ricco e popolare a scuola, circondato da amici che gli vogliono bene e da una famiglia numerosa che lavora incessantemente per la sua serenità.

Eppure.

Tutti i soldi del mondo non lo sottraggono al dolore atroce per l’imminente perdita della madre, che soffre da sempre di fibrosi cistica e sa che non supererà i quarant’anni. Knight sa di dover essere grato che lei abbia superato qualsiasi aspettativa di vita, che l’abbia avuta accanto per più tempo di quanto avrebbe sperato. Invece lui non ci riesce, non è pronto a rinunciare alla persona che ama più della sua stessa esistenza. Senza la quale, un’esistenza, è difficile da accettare.

Tutto il potere e l’autorità del mondo saranno inutili di fronte a un passato in grado di strapparlo alle sue poche certezze, mettendogli in mano la possibilità concreta di conoscere le sue radici. Knight non sa che farsene, e così decide di strapparle via con la forza.

E, a volte, nemmeno tutto l’affetto di cui ti può circondare una famiglia imperfetta come la sua può bastare a tenere integro un cuore pieno di crepe. È sufficiente una piccola scossa perché finisca in pezzi, così tanti e così frastagliati che incollarli sarebbe impossibile. Ma non per Luna Rexroth. Lei è il collante, il carburante, l’unica mappa in grado di illuminare il presente di Knight.

Nonostante Luna non parli, affetta da mutismo selettivo, è infatti la persona più affine a Knight e, forse, l’unica in grado di comprendere le sue paure e colmare i suoi vuoti. Luna gli è vicina nei momenti bui, in quelli felici e della maggior parte di questi ultimi la ragione è proprio lei. Gli tiene la mano quando lui la prega di allontanarsi, perché sa che le parole non sempre sono la traduzione esatta dei pensieri e della sua reale volontà, per milioni di motivi a lei sconosciuti questi esprimono spesso proprio l’opposto. Perché Luna gli vuole bene. Lo ama. Sin da prima ancora che conoscesse il significato e la grandezza dell’amore.

Anche Knight la ama, nonostante abbia provato per ben tre volte a baciarla e lei lo abbia respinto ogniuna di quelle volte. Nonostante abbia dovuto accettare che Luna si fosse trasferita al college all’altro capo del paese, laddove lui non ci sarebbe più stato a proteggerla e tenerla al sicuro. Malgrado lei, al college, abbia scelto di vivere la sua vita lontana da lui e insieme a un altro ragazzo. Ed è a quel punto che qualcosa si spezza tra loro, quella lealtà silenziosa e assoluta di cui entrambi si sono nutriti e ne hanno avuto paura nella stessa misura, per molto, troppo, tempo.

Ci sono storie che ti rapiscono per la loro intensità e altre che non riesci ad accettare per lo stesso motivo. Questa rientra in entrambe le categorie. Tocca con delicatezza, quasi con la punta delle dita, due anime in procinto di esplodere, poi ti entra dentro e invade ogni parte di te con dubbi e domande e infiniti sentimenti contrastanti, portandoti al bivio definitivo: io la vorrei una storia d’amore così? Sarei abbastanza forte per lasciarmene travolgere senza farmi spezzare? Perché c’è un confine, labile ma sostanziale, che non dovremmo mai superare con noi stessi. E se lo facessimo?

L.J. Shen è un’autrice che stimo per molti motivi, ma il mio rapporto con i suoi libri è di profonda immersione. Non importa quanto io non sia d’accordo o meno con il modo in cui decide di raccontare una storia, con la strada che sceglie di far percorrere ai suoi personaggi o con il finale che offre loro. Non importa, perché le sue storie mi iniettano adrenalina pura.

E alla fine della lettura, mentre chiudo il libro con ancora il sapore di quell’ultima frase sulle labbra, dentro sorrido. Nonostante le imperfezioni e le mille incoerenze, perché magari sono proprio quelle che rendono i suoi libri così speciali.

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