In occasione del Salone internazionale del libro di Torino, che si svolgerà presso il Lingotto, dal 9 al 13 Maggio, il libro “Il silenzio delle donne”, dell’autore Eugenio Alaio, sarà presente allo stand di 50 mila pagine e abbiamo quindi colto l’occasione per fare qualche domanda all’autore sul suo testo, che avrete poi modo di conoscere meglio in fiera.

Iniziamo quindi a conoscerlo meglio con questa intervista, in attesa del Salone e a entrare nel vivo della sua storia. Qualora voleste scoprire qualcosa di più sul libro, potete cliccare direttamente qui.

Ho scelto alcune delle dipendenze patologiche che hanno caratterizzato le nostre generazioni, quali l’alcolismo, la ludopatia e la tossicodipendenza aggiungendone una più silente, perché assegnata e non desiderata, per descrivere l’essenza della donna, e la sua capacità di indirizzare le sorti dei propri compagni nel quotidiano in modo quasi impercettibile e soprattutto resiliente.
Proprio la dipendenza, è stato patologico, è un impulso irrazionale che può pregiudicare il benessere personale e i rapporti sociali, è la ricerca di uno stato di quiete non riconoscibile in altre situazioni che si manifesta proprio nella malattia che è una dipendenza a cui si converge adattandosi giorno per giorno al cambiamento che la malattia ha provocato.
E quindi la resilienza di queste donne può essere, essa stessa, vista come dipendenza affettiva o è l’amore, esso stesso, una dipendenza?

È proprio il viaggio che consente di bilanciare le sfide e mantenere la narrazione speranzosa e resiliente. Viaggiare è come innamorarsi, ogni volta. Viaggiare consente di dimenticare per poi ricordare. È il modo con cui i personaggi del libro riescono a mettere da parte i propri isterismi e le defaiance che li coinvolgono. Il viaggio consente di perdersi per poi ritrovarsi ed è proprio questo di cui hanno bisogno i protagonisti. Gli scenari paradisiaci appartengono a viaggi che ho realmente fatto con mia moglie. È naturale che ho scelto i luoghi che amo di più, ma è anche vero che ho scelto le sensazioni di quei luoghi in funzione di quello che stavano vivendo i personaggi perché la straordinarietà dell’ambiente, della cultura e della natura trasporta il protagonista in un’altra dimensione completamente differente dal quotidiano e consente un’evasione completa dalla realtà abituale.

Spero di essere stato sufficientemente abile nella descrizione dei luoghi per suscitare queste stesse emozioni nel lettore.

Sono molto incuriosito dalle dinamiche del carattere femminile che ho sempre cercato di interpretare sin da mia madre. Non c’è un’ispirazione ben precisa. Sono un compendio, un puzzle, di figure femminili che ho incontrato nella mia vita, ma possono essere in gran parte l’espressione della mia compagna da sempre: mia moglie Emma.

I personaggi li avevo in mente sin da quando ho deciso di scrivere questa storia. Scrivere è un po’ come dipingere. Una volta definito il contorno, il tratto sono i colori a dare senso al dipinto e a provocare emozioni. Ho fatto proprio così con “Il silenzio delle donne“. Una volta definita la trama e i personaggi mi sono concentrato sui colori.
Se tutti noi osservassimo non solo con gli occhi, ma anche col cuore e con la mente, le persone che ci stanno intorno, saremmo in grado di leggere e di comprendere le loro difficoltà.

Ho già risposto a questa domanda. A questo punto, basta rimarcare che:
La resilienza di queste donne può essere , essa stessa, vista come dipendenza affettiva o è l’amore, esso stesso, una dipendenza?
Se tutti noi osservassimo non solo con gli occhi, ma anche col cuore e con la mente, le persone che ci stanno intorno, saremmo in grado di leggere e di comprendere le loro difficoltà ed è proprio questo percorso interiore che guida la scrittura di un romanzo.


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