Non dirmi che è solo un gioco – Simone Nasso

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Alla Fiera Internazionale del Libro di Torino ho avuto il piacere di andare allo stand di Edizioni Effetto. Nel loro stand potevi lasciare al destino la scelta del tuo prossimo libro, pescando un foglietto al cui interno erano racchiuse varie frasi dei loro libri. Io, da bravo Juventino, ho pescato un libro sul calcio e dedicato alla Juve. Ho avuto quindi il piacere di leggere “Non dirmi che è solo un gioco” di Simone Nasso, uscito nel 2018 ed edito, appunto, da Edizioni Effetto.

Mikael è un bambino di otto anni che sta per vivere una delle giornate più importanti per un bambino: la sua prima Comunione. Ma qualcosa di inaspettato cambierà la sua vita: sacro e profano si mischieranno in un caleidoscopio di emozioni inaspettate che gli cambieranno la vita; iniziandolo verso una passione a volte più grande di lui. Era il 5 maggio 2002.

Come dicevo prima, bizzarro che il destino mi abbia fatto sorteggiare proprio un libro sul calcio e, più nello specifico, alla Juve. L’ho letto davvero con molto piacere e, per uno juventino, ci sono tante cose bellissime da ricordare, nella storia della squadra, senza tuttavia dimenticare quelle brutte. Un susseguirsi di alti e bassi come quello che è stato nella realtà. L’autore infatti narra la storia di Mikael, fin dall’infanzia, che è un bambino con la passione del calcio e della Juve. Lo so, lo so, potreste pensare “che noia, non lo leggerei mai” se non amate particolarmente questo sport, ma vi posso dire che è un libro per tutti. Anzi, aiuta forse a capire quanto una passione possa aiutarci nel corso della vita e quanto possa essere importante averne, sia che questa sia il calcio, come un qualsiasi altro sport o attività.
Nel corso della storia, infatti, viene evidenziato molto quanto sia importante per il protagonista questo sport e questa squadra, quanto lo abbiano aiutato nella vita, nei momenti difficili.
Durante la lettura, tuttavia, ho notato svariati salti temporali, anche piuttosto importanti, che non ho gradito molto. Avrei preferito qualcosa di più lineare, che accompagnasse in tutto e per tutto la vita di Mikael. In ogni caso, il romanzo è un libro piacevole e scorrevole, che si legge molto velocemente e che, ad uno juventino più di tutti, risveglia tanti bellissimi ricordi, come ogni passione che si rispetti, senza essere pesante, per chi non è un fan del calcio o della squadra in questione. Resta un piacevole ricordo anche l’aver pescato proprio questo romanzo, come si suol dire, la casualità.

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Alaska: la resa dei conti – Brenda Novak

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Finalmente, habemus il seguito! Chi mi segue da un po’ sa quanto io abbia aspettato questo preciso momento. L’estate scorsa, in America, usciva il terzo capitolo dedicato alla saga di “Alaska“. In Italia abbiamo dovuto aspettare più di un anno per averlo, ma per fortuna è finalmente a nostra disposizione!!
Qual ora vi siate persi i primi due capitoli vi rinfresco la memoria: il primo s’intitola “Alaska“, è stata una delle mie prime recensioni qui sul blog e la trovate qui. Il suo seguito, invece, s’intitola “Hanover House“, uscito circa un anno fa, e la sua recensione la trovate qui!
Ad Ottobre 2019, quindi, esce finalmente il terzo e fin troppo atteso capitolo: “Alaska: la resa dei conti“, sempre di Brenda Novak, edito Giunti e tradotto da Cristina Verrienti. Non sarà l’ultimo di questa saga, ma di questo parliamo strada facendo. Veniamo alla trama!

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«La paura non può impedirmi di vivere la mia vita»: è quello che si ripete ogni giorno la psichiatra Evelyn Talbot, soprattutto da quando si è trasferita ad Hanover House, la clinica di massima sicurezza in mezzo ai ghiacci dell’Alaska, dove studia le menti dei più efferati serial killer. Chi meglio di lei può guardare il male dritto negli occhi, dopo essere sopravvissuta alle torture di Jasper, il ragazzo che a sedici anni l’ha ridotta in fin di vita, sfuggendo poi a ogni tentativo di cattura? Adesso, a quarant’anni, si sente pronta a realizzare il sogno di avere un figlio con il suo compagno, l’affascinante sergente Amarok. Ma la gravidanza non arriva e nel frattempo, nei dintorni della clinica, cominciano a succedere fatti inquietanti. Una turista è scomparsa durante una bufera di neve, e quando Amarok giunge allo chalet ha subito un pessimo presentimento: la porta del capanno della legna è stata fatta a pezzi con un’ascia. I sospetti cadono sul fidanzato della ragazza, ma quando dalla neve riemerge non un cadavere di donna, bensì due, Amarok inizia a temere che ci sia in giro qualcuno di molto più pericoloso. Qualcuno con lo stesso modus operandi di Jasper. Molti anni prima Evelyn si era fatta una promessa: non essere mai più una vittima. Ma è davvero possibile sopravvivere due volte alla furia di un killer?

Ho letto questo libro in tre giorni, due serate ed un pomeriggio. Non sono riuscita a fare di meglio, ma credetemi che l’avrei fatto in un giorno solo. Dopo due capitoli non ho trovato neanche un po’ di calo, sembra proprio di leggerli uno di fila all’altro. La storia rimane perfettamente coerente, mai forzata. Nel caso di una saga è facile avere dei momenti sotto tono o attimi in cui la trama prende una piega un po’ forzata per allungare il brodo, ma questo non è stato il caso di “Alaska: la resa dei conti“. Temevo un po’ che la storia di Jasper diventasse esasperante e forzata, invece è perfettamente plausibile le difficoltà dello scovare un abile serial killer come lui.
Gli ultimi capitoli, come anche negli altri due libri, sono stati adrenalinici, li ho letti trattenendo il respiro, ve lo posso giurare! Non so come sia possibile, ma questa si è rivelata davvero una delle mie saghe preferite. Ormai è nota la mia stima verso la Novak come scrittrice, ma davvero con questi libri si è superata. Come è solita fare, offre molti spunti di riflessione sotto punti di vista psicologici, nello studio dei serial killer psicopatici come quelli detenuti ad Hanover House e come Jasper stesso, è un aspetto che non smette mai di saziarmi, è inutile. La sete di sapere è alla base di questi thriller psicologici.
Comunque, non so se è perché è la prima edizione, avendo acquistato il libro subito, ma presenta qualche refuso qui e lì, nulla di fastidioso, ma dopo più di un anno ad aspettare un libro come questo, mi ha abbastanza stranita, magari le prossime edizioni saranno migliorate.
Vogliamo parlare del quarto capitolo? Parliamone. Questo terzo libro per me è assolutamente conclusivo, non trovo la motivazione del proseguire ancora con la storia di Evelyn, ormai sappiamo che fa un lavoro pericoloso e che nel corso del tempo potrebbe trovarsi ancora face to face con qualche psicopatico, ma non c’è bisogno di un altro libro per questo. Tutto gira intorno a lei e a Jasper, una volta risolta la questione, sia in positivo che negativo, dovrebbe finire lì. Inoltre, la presenza di un quarto libro spoilera abbastanza la fine del terzo, anche se a grandi linee e, secondo me, non era affatto necessario. Lo leggerò? Probabilmente sì, non mi piace lasciare le cose a metà e sono sicura che sarà comunque un buon libro, preso singolarmente, e perché ormai il mio amore per Amarok è tale che non sono ancora pronta a lasciarlo tutto solo nella mia libreria. Detto ciò, avrei decisamente evitato, concludendo la storia con questo ultimo thriller che, secondo il mio punto di vista, era la conclusione perfetta ad una saga così bella.

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Il trono di spade | S8

Articoli più difficili da scrivere ci sono? No, io credo di no. Come dicevo Domenica sera nelle mie storie di Instagram, aspettavo questo momento come gli inglesi aspettano la nascita di un nuovo royal baby: TROPPO!
Chi mi segue sui social già sa che fino ad ora ho difeso discretamente la stagione, attaccata da chiunque in ogni dove, tanto da aver creato una petizione per RIFARLA. Scusatemi, ma questa cosa mi fa un po’ ridere. Chiedere di rifare una stagione intera… E’ assurdo anche solo pensarlo!
Non voglio comunque dedicare troppo a queste polemiche sterili, arriviamo al dunque. Oggi parlo de “Il trono di spade“: la tanto attesa quanto discussa e odiata ultima ottava stagione. Come per “Avengers: End Game”, dividerò l’articolo in due parti, una neutra, senza spoiler e un’altra, ben segnalata dove ci sarà tutto più nel dettaglio.

Genericamente che dire? Mi aspettavo di meglio, dopo due anni di attesa ci meritavamo qualcosa di più, secondo me. Remato contro questa stagione, senza ombra di dubbio, c’è stato il taglio di budget che ne ha ridotto le puntate, gli effetti speciali e quant’altro. Insomma, tutto quello a cui eravamo un po’ abituati. Penso che soltanto 6 episodi, per quanto lunghi fossero gli ultimi, siano stati davvero troppo pochi per risolvere il casino creato in sette precedenti stagioni. Troppi intrighi, troppe cose da risolvere e troppo poco tempo per farlo. Da questo ne deriva senza ombra di dubbio una fretta generica di chiudere la storia, al meglio possibile. Molte scelte sono molto discutibili, ci sono vari buchi nella trama, tante cose che non quadrano. Insomma, si vede che c’era fretta di chiudere. Penso che dopo otto anni, di cui due di attesa, meritavamo tutti di meglio.
Quello che, tuttavia, ci tengo a dire è che, sebbene ci sia stato questo poco tempo per chiudere, il finale sarebbe comunque stato questo. La colpa è stato nei cambiamenti troppo veloci, non spiegati correttamente, come eravamo abituati a vedere, ma il finale deciso, sarebbe comunque stato questo, cambiava solo il modo. L’autore del libro, sebbene non abbia ancora scritto un finale a riguardo, è sempre stato presente nel dietro le quinte della serie tv, quindi non credo che sia stato fatto a caso, come tanti pensano. Come al solito, inoltre, non viene fatto alcun fanservice, quando mai GOT l’ha fatto? Tipo mai e questa è una cosa che ho apprezzato totalmente, accontentare i gusti delle persone non è mai stata la prerogativa di questa storia ed è giusto che sia stato così fino alla fine, è rimasto coerente, cosa che apprezzo sempre in un prodotto.
Ok, passiamo al sodo. Cosa è andato e cosa non è andato? Cosa poteva essere fatto meglio e cosa invece doveva andare così? Scopriamolo subito, ma se non hai ancora visto tutto, fermati qui assolutamente e torna a dirmi la tua quando avrai concluso la visione!



ALERT SPOILER!!!

Ok, arriviamo al dunque. Innanzitutto, ci tengo a dire che a me, fino almeno al terzo episodio è piaciuto, moltissimo. Il terzo in particolare l’ho amato alla follia, è una delle cose più belle mai viste in una serie tv secondo me. Attenzione e tensione costante per un’ora e mezza dicendo una o due parole ogni tanto, ci vuole un grandissimo talento per questo ragazzi, davvero! La morte del Re della Notte è stata la cosa più epocale della stagione, ma qui arriva subito il primo difetto. Non hanno spiegato più niente! Chi era, perché lo faceva, perché non bruciava, perché voleva uccidere tutti. Insomma, alcune cose si possono dedurre, ma dannazione, andava detto! Non puoi lanciare un DRACARYS sul Re della Notte SENZA FARLO BRUCIARE e non spiegarmi la dannata motivazione! Ho sperato fino alla fine venisse detto qualcosa, ma niente, non ce l’abbiamo fatta. In programma ci sarà un futuro approfondimento a riguardo, uno spin-off, ma chissene frega, dedicarci due secondi di spiegazione non costava nulla. Morto lui, morta la questione. E va bene, andiamo avanti.
Tutto molto bello fino alla fine del quarto, quando muore Rhaegal. Ma seriamente facciamo? TOCCATEMI TUTTO, MA NON I DRAGHI! Ma che morte inutile, buttata così, a caso, per dare un colpo di scena a fine episodio e farti incazzare come solo GOT sa fare.
Parliamo del cambiamento veloce di Dany? Mah, secondo me ci stava. Se si guarda con occhi attenti tutta la storia, era da folli pensare che potesse essere una grande regina. Non è mai stata troppo diversa da Cercei, è innegabile. Io ho amato il suo personaggio, Emilia Clarke vivrà di rendita talmente è stata brava probabilmente, ma era chiaro che non sarebbe stata una brava regina e che fosse pazza esattamente come i suoi antenati. Ci sono tantissime avvisaglie di questo nel corso degli anni. Penso sia successo solo troppo velocemente, all’improvviso. Sembra sia impazzita di punto in bianco, che avesse premeditato di uccidere tutti insieme al suo esercito di Immacolati e Dothraki (ma non erano tutti morti nella lotta con l’esercito del Re della Notte questi ultimi? O sono resuscitati??).
Ci sarebbe così tanto da dire in realtà che, se volete, possiamo parlarne nei commenti sui social o qui sotto. Dico solo le ultime cose sulle decisioni finali dell’ultimo episodio perché non ne condivido la maggior parte. Bran sul trono sciolto di spade? Mah, ci sta, tutto sommato Tyrion aveva ragione quando parlava, non mi scandalizza come cosa, non me lo aspettavo, ma lo accetto e il mio cuore è sempre aperto (cit.). Sansa come regina del Nord? Mi piace, assai. E’ cambiata, è cresciuta, è sempre stata una regina dentro, farà un ottimo lavoro, ne sono certa. Arya in giro per il mondo, a scoprire terre sconosciute? Molto figo, perfettamente in linea con il personaggio, fra le cose più coerenti, una buona idea per tenersi aperto un possibile spin-off, chissà. Jon ai guardini della notte? MAH!! Ha liberato il mondo da un’altra tiranna e per non offendere degli Immacolati senza testicoli deve tornare ai guardiani della notte, rinunciando ad una possibile vita? Perché? Gli Immacolati non sono dei lord, non sono dei re, perché tenere così in considerazione il loro parere, quando sono sempre state persone addestrate per obbedire a chi li paga e a chi si prende cura di loro? Per carità, molto poetico dargli un’isola tutta loro, ci sta, ma Jon ha salvato milioni di persone uccidendo Dany, ha ucciso la donna che amava.. Si meritava davvero di tornare alla barriera? Barriera inutile per altro, non essendoci più, almeno in teoria, degli estranei da tener lontano e dei bruti da non far entrare, non hanno specificato nulla a riguardo, quindi di fatto la barriera non serve più a nulla proprio, ricreata in pochi mesi pure. Magia.
E non fatemi parlare di Drogon, la ferita è ancora aperta! Jon è l’unico uomo nel mondo in grado di domare e cavalcare un drago, l’ultimo dei Targaryen… e li spedisci in parti opposte del mondo? La reazione di Drogon alla morte di Dany è stata bellissima, non potevo immaginarla più bella, ma alla fine di tutto, passato del tempo, mi sarei davvero immaginata Jon e Drogon insieme. Separati che cosa fanno? Mah.
Insomma, che dire. Accettabile, ma, genericamente, direi che ci meritavamo decisamente di più. Voi cosa ne pensate?