The greatest showman

Ok, non ne avevo ancora mai parlato all’interno del blog, ma tra i miei generi preferiti c’è proprio il musical! Amo i musical, da morire, cartoni o no, amo le cose cantate, sia dal vivo che in film e non vedevo l’ora di vedere anche questo capolavoro con Hugh Jackman, che ha abbandonato i panni di Wolverine per un viaggio nel passato nell’800 per le vesti del giovane Barnum!
The greatest showman” è un musical uscito nel 2017 diretto da Michael Gracey e scritto da Jenny Bricks e Bill Condon. Come protagonista Hugh Jackman e Zac Efron da co-protagonista.

Siamo nel 1820 e Phineas Barnum è un bambino figlio di un umile sarto che serve la ricca famiglia Hallet. Nel tempo il ragazzo affina una forte amicizia con la figlia del capo di suo padre. Nonostante i genitori non vogliano che lei continui questa amicizia a causa della sua povertà, anche dopo che viene spedita in un collegio femminile manterrà questo rapporto molto forte finché, una volta diventati adulti, scappano a New York dove si sposeranno ed avranno due bambine. Vivono un’esistenza umile, fatta di poche cose, ma nonostante Charity sia felice della sua vita, Phineas sogna per la sua famiglia qualcosa di più e così inizierà ad ingegnarsi, cercando e osando su cose mai viste.

Iniziando dalle canzoni.. wow! Adoro, adoro, adoro! Non so se quella sia realmente la voce di Hugh Jackman o se abbia avuto qualche aiutino tecnico, ma comunque davvero molto d’effetto, emozionante e perfettamente sul pezzo, anche a livello interpretativo. Abituata a vederlo prevalentemente nei panni di Wolverine, ho apprezzato davvero tanto questo cambio così particolare. Se quella fosse davvero la sua voce, perché è rimasta nascosto così a lungo?!?
Detto ciò, anche il film di per sé è molto carino. Spinta dalla curiosità sono andata a vedere la storia originale di Phineas Barnum, che chiaramente è realmente esistito essendo stato il fondatore del famosissimo circo Barnum, che ha chiuso i battenti dopo centinaia di anni di attività nel 2017, a seguito di numerose rivolte di associazioni contro lo sfruttamento animale nel circo. Insomma, dopo aver letto la storia reale, posso affermare che il film è stato molto, molto, moltissimo romanzato ed il signor Barnum viene dipinto decisamente una persona migliore di quello che era a suo tempo. Hanno trasformato un uomo che sfruttava la gente che aveva caratteristiche fisiche strane o talenti particolari, per il tempo in cui erano, mettendoli su un palco dove venivano derisi e presi in giro tutto il tempo, mentre lui lucrava su questa cosa. L’hanno cambiato in un uomo che dava la possibilità a persone strane e particolari di avere il loro attimo di gloria e di mostrare che hanno qualcosa in più oltre alla loro stranezza. Capiamoci, il concetto è ben diverso, ma d’altro canto sarebbe stato anche molto poco vendibile come film, lo ammetto.
Detto ciò, il film è molto bello e gradevole, insieme a delle canzoni ed esibizioni che mozzano il fiato, una scenografia altrettanto pazzesca e particolarmente azzeccata. La canzone iniziale cantata da Barnum piccolo e Barnum adulto è qualcosa di speciale, mi ha fatto venire la pelle d’oca, mi è entrata in testa senza lasciarmi per giorni e giorni!
Se siete amanti del musical, non vi può mancare questo film all’appello, merita davvero di essere visto ed amato, insieme a questo nuovo Hugh Jackman!

Wonder – Libri vs Film

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Finalmente Sky si è deciso a dare in onda e, di conseguenza, caricare sull’ondemand il film tratto dal celebre romanzo di R.J. Palacio, “Wonder“.
Ho letto questa estate il libro (clicca qui per la recensione completa del libro) ed ero davvero curiosa di vedere il film, il trailer già prometteva bene, anche se sembrava strappalacrime, cosa che, tutto sommato, il romanzo non è ed alla fine neanche il film. “Wonder” esce nelle sale a fine anno del 2017, è diretto da Stephen Chbosky e distribuito da 01 Distribution.

Il protagonista è August Pullman, un ragazzino di 10 anni nato con una malformazione al viso, che lo rende apparentemente “deforme” e diverso dagli altri bambini, impedendogli di vivere normalmente. Ha subito svariati interventi chirurgici per aggiustare “l’aggiustabile” e migliorare così la sua condizione di salute. Per questi motivi ha sempre studiato in casa, con la madre come insegnante, fino al momento della prima media dove sua mamma gli propone di iniziare insieme a tutti gli altri bambini la nuova scuola, sostenendo che così facendo sarebbe meno traumatico non essendo l’ultimo arrivato. Titubante a questa difficile scelta, Auggie si butterà in questa esperienza, già difficile per ragazzini dall’aspetto più normale, figuriamoci per uno come lui.

Credo che questo film sia in assoluto la migliore trasposizione cinematografica di un romanzo. Non sono state tagliate o omesse parti della storia, non è stato cambiato niente di niente. Così come il libro si legge, così è fatto il film! E’ incredibile, sono rimasta molto contenta di questa cosa, perché, data la tematica, era facile che qualcosa venisse cambiato.’
Gli interpreti sono stati davvero eccezionali, Owen Wilson nelle vesti di Nate Pullman, il padre di Auggie, è stato davvero molto azzeccato. Quando ho letto il romanzo me l’ero immaginato davvero così, nel comportamento, nei modi di fare. Nate è un personaggio ironico e spigliato e pur sempre un padre amorevole e pacato. Owen Wilson gli ha dato tutti questi tratti in modo equilibrato. Jacob Tremblay, nelle vesti di Auggie è stato molto bravo, seppur la sua giovanissima età, essendo nato nel 2006, ha avuto la sensibilità e la pacatezza di interpretare un personaggio così difficile come August Pullman!
Anche Julia Roberts, chiaramente, ma è inutile dirlo, nei panni della madre ansiosa ed amorevole è stata più che perfetta, esattamente come descritta nel libro.
Il film, come il libro, tratta di bullismo che è un tema davvero caldo al giorno d’oggi. Per questo motivo il film è stato vietato ai minori di 10 anni per le scene di bullismo ed il linguaggio utilizzato dai personaggi. Tuttavia il tema viene trattato in modo non pesante e con un epilogo comunque felice, cosa che, con una tematica del genere, non è molto scontata.
L’unica cosa che non mi è piaciuta moltissimo rispetto al romanzo, che è anche l’unica cosa leggermente diversa, è che hanno imbonito un po’ troppo il personaggio del bullo. Nel libro è uno stronzo e stronzo rimane, fino alla fine. Nel film invece sembra quasi che se ne penta, che non sia proprio colpa sua. Insomma, poco verosimile alla fine. Nella realtà è decisamente più facile che sia come nel romanzo!
In conclusione, se vi volete vedere un bel film, commuovervi un pochino, ma comunque avere la consapevolezza che tutto è bene ciò che finisce bene, “Wonder” fa decisamente al caso vostro!

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Hunger Games – Libri vs film

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Mi sono resa davvero conto di non aver ancora parlato di “Hunger Games” nella sezione film! Quale sciagura, amando così tanto la saga ed avendo già parlato dei libri (clicca qui per la recensione). Così ho deciso di rimediare prontamente e quale miglior modo se non con una collaborazione? Difatti in questo articolo troverete la parte puramente dedicata al confronto con i libri, invece sul profilo di Lorenzo, un blogger recensore di film, troverete la parte dedicata al libro in sé, quindi cliccate qui per la review completa!
Bene, ora veniamo al dunque. Senza dubbio non parliamo di un film recente, difatti il primo è uscito nel 2012, diretto da Gary Ross, che è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo best-seller, ambientato in un futuro distopico ed apocalittico.

In un’America post apocalittica dove Katniss, che è la protagonista, vive nella nazione di Panem, che è a sua volta suddivisa in 13 distretti ed è governata da un sistema totalitario. Katniss viene dal dodicesimo distretto, attualmente il più povero, dopo che il tredicesimo è stato annientato in una tentata rivoluzione. Infatti, in passato i cittadini dei distretti hanno tentato più volte una rivolta contro Capitol City, sede del regime autoritario, che per ricordare il fallimento delle loro ribellioni, ogni anno sceglie da tutti i distretti un ragazzo ed una ragazza per gli “Hunger Games“, un combattimento mortale trasmesso come un reality nelle televisioni di tutti, anche dei più poveri, che vede come vincitore l’unico che riesce a sopravvivere.

I libri sono tre, è una trilogia. Nel caso dei film invece, sono stati divisi in quattro. I primi due hanno il loro omonimo, invece l’ultimo, “Il canto della rivolta”, è stato diviso in due parti. E’ stata una divisione molto azzeccata ed interessante. L’ultimo è pieno di informazioni e di azione, quindi dividere per non appesantire e non tralasciare troppe cose salienti è stata la decisione migliore.
Questo è stato uno dei pochi casi in cui ho guardato prima i film iniziali, poi ho letto la trilogia ed infine ho concluso con gli ultimi due. Ciò non mi ha impedito di amare entrambi, perché davvero i film sono notevoli e trovo che siano stati trasposti molto bene dai romanzi. Dalle ambientazioni molto suggestive e particolarmente azzeccate alla caratterizzazione dei personaggi.
Il personaggio di Katniss, in particolare, è il mio preferito. Lo è stato nel libro come nel film, è una ragazza forte e coraggiosa, davvero invidiabile! Trovo che sia stata molto azzeccata Jennifer Lawrence nei suoi panni perché l’ha interpretata egregiamente. Non potevano prendere una Katniss migliore, sia negli atteggiamenti, nelle espressioni, davvero in tutto. Secondo me è il personaggio meglio riuscito, che è stato interpretato meglio in assoluto!
L’unica nota dolente, per me, forse è stato come hanno eclissato un pochino il personaggio di Haymitch che era tra i miei personaggi preferiti della serie e che, specialmente, nell’ultimo è stato accantonato un po’. Nel libro infatti viene raccontata la sua storia, come ha vinto i suoi Hunger Games e cose di questo tipo, invece nel film non ne viene fatta proprio parola. Peccato, perché era davvero interessante ed era perfetto per un personaggio così elaborato e particolare come lui.
La cosa più bella del film invece è che è riuscito benissimo a trasmettere lo stesso messaggio della saga. La stessa riflessione fatta per il libro quindi, non sto a ripetervela rischiando di annoiarvi, ma è impossibile non menzionare la forza del popolo più povero, che ha avuto il coraggio di ribellarsi ad una situazione non umana ed umiliante, da una parte così tanta ricchezza, dall’altra estrema povertà. Il tutto solo tramite un simbolo. Tanti anni di povertà e stenti quando un simbolo, una persona che si è esposta ha ribaltato la situazione totalmente. Fa davvero riflettere. Insomma, ha molti lati positivi e profondi la storia, credo non basterebbero mille articoli per poterne parlare in modo più profondo e scovare tutti i messaggi e le riflessioni che ci può porre!

Che dite? Cosa ne pensate voi?
Vi ricordo di cliccate qui per la recensione completa!

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Bird box – Netflix

Dopo averne sentito molto parlare, mi sono decisa anch’io a guardare “Bird box“, sebbene dal trailer non mi entusiasmasse particolarmente (non sono una gran fan di film inquietanti, sono una fifona!!).
Bird box” è un film Netflix del 2018, tratto dall’omonimo romanzo, diretto da Susanne Bier, con protagonista niente di meno che Sandra Bullock!

Il film è ambientato in un futuro post apocalittico. La protagonista è Malorie che è una pittrice in attesa di un bambino. Sta dipingendo mentre chiacchiera con sua sorella quando sente al telegiornale di questa strana epidemia, che porta al suicidio di massa, che sta avvenendo in Russia.
Malorie e la sorella vanno in ospedale per un ecografia di controllo quando, tornando verso casa si rendono conto che l’epidemia li ha raggiunti. Senza che neanche se ne accorga, Malorie vede sua sorella suicidarsi proprio davanti ai suoi occhi. Inizia così la sua corsa in cerca di salvezza, quando entra in casa di Greg, dove c’è una cerchia molto ristretta di persone che sono riuscite a salvarsi e a mettersi al sicuro. Mentre cercano di capire cosa stia succedendo, i suicidi all’esterno continuano ed arrivano alla conclusione che lì fuori c’è qualcosa che, se viene visto, porta la gente ad impazzire e a suicidarsi. Col tempo capiscono che non tutti vengono colpiti..

Credo senza ombra di dubbio che Netflix sia fortemente ossessionata dalla fine del mondo. Su x film che escono, almeno tre quarti sono ambientazioni apocalittiche ai margini della fine del pianeta.
Bird box” non è da meno e come al solito si rivela un film carico di azione, di suspance e di pura tensione. Quello che io chiamo “il tocco Netflix” è ben palpabile anche in quest’ultima uscita.
A differenza di altri film questa non è una pellicola cinematografica con particolari effetti speciali. Si svolge prevalentemente al chiuso, essendo che nessuno può realmente guardare fuori, se non con delle bende sugli occhi per evitare di vedere “la cosa“. E dico “la cosa” perché, come al solito, non ci è permesso di capire e di vedere. Come in ogni film Netflix apocalittico non è mai possibile capire cos’è che sta succedendo, cosa crea scompiglio. Insomma, non si arriva mai alla fonte del problema e rimani sempre un po’ perplesso nei finali. Mi ricordo bene il finale di “La fine“, altro film della piattaforma, che mi ha lasciata davvero basita. In quel caso passi tutto il film in tensione, seguendo le azioni dei protagonisti e alla fine sembra che tutto venga interrotto prima di scoprire tutto. E’ una cosa che odio riguardo ai loro film, sembra davvero che sia un vizio. In questo caso non è da meno, anche se non come in quel caso, almeno una sorte di conclusione c’è.
Questo particolare a parte, mi è piaciuto molto e l’ho trovato davvero ben fatto e la Bullock come protagonista per niente deludente, anzi, è stata formidabile. Quanto può essere difficile girare molte scene ad occhi chiusi o con una benda? Insomma, sicuramente non la cosa più simpatica del mondo, capiamoci!
La story line ha un senso compiuto, non ci sono buchi temporali o cose poco chiare e poco definite, si seguono cinque anni di vita dal momento dello scoppio dell’epidemia, quindi come sono sopravvissuti, cosa hanno fatto, come sta andando il mondo alla ricerca della salvezza. Si ha quindi un presente alternato con il passato, per avere una visione a 360 gradi di tutto.
Se siete deboli di cuore tuttavia non vi consiglio la visione: vedere gente che si suicida nei modi più.. crudi (?) possibile è davvero impressionante ed inquietante! Altrimenti preparate pop-corn da far cadere al primo salto di spavento e armatevi di un plaid caldo ed immergetevi nella visione!

Acquaman

Habemus Aquaman! Il tanto odiato quanto amato ultimamente grazie a Jason Momoa senza ombra di dubbio. Sono moltissimi ormai i meme che si vedono sui social a riguardo, devo dire che la campagna di marketing è stata decisamente funzionante in questo caso, essendo Aquaman uno dei supereroi meno considerati e meno apprezzati in genere.
Aquaman” è un film tratto dal fumetto del DC Comics distribuito e prodotto da Warner Bros diretto da James Wan.

Siamo nel 1985, nel Maine, quando Thomas Curry, il guardiano del faro, trova una donna durante una tempesta, accasciata su una roccia, di nome Atlanna. I due, nonostante i primi momenti un po’ burrascosi, si innamorano perdutamente e si sposano, avendo poi un figlio: Arthur.
Adesso siamo nel presente, circa un anno dopo gli avvenimenti di Justice League e la battaglia con Steppenwolf e Arthur è diventato Aquaman.
David Kane e suo padre sono dei pirati, stanno dirottando un sottomarino nel momento in cui interviene Aquaman, salvando i passeggeri rimasti. I tre combattono, ma il padre di David ha la peggio e muore nella battaglia. Così David giurerà vendetta verso Arthur. Nel frattempo, nel regno di Atlantide, Orm, fratello puro sangue di Aquaman, giura guerra agli abitanti della superficie e dopo aver rischiato di perdere suo padre, finalmente Mera, una sua vecchia amica, riesce a convincerlo a far ritorno al regno sott’acqua per sconfiggere il fratello, reclamare il suo titolo di Re e salvare la situazione. Non si rivelerà facile la missione in quanto si ritroverà a fare i conti sia con il suo fratello minore che con David Kane, assetato di vendetta.

Che dire di questo film. Ovviamente non sono andata al cinema con aspettative molto alte, grazie anche ad una recensione che ho letto su Instagram del film (clicca qui per leggerla). Alla fine, nel complesso, il film mi è piaciuto. Chiaramente se si sta seguendo la saga è cosa buona e giusta vederlo, a prescindere, per amore di continuità.
Ci sono delle incongruenze con ciò che è stato detto su Aquaman e la storia della sua famiglia in Justice League. In questo film viene tipo detta tutt’altra cosa e per me è davvero una grossa perdita quando accade così, è davvero brutto, perché non da una vera e propria continuità, perdendo inevitabilmente di credibilità.
Inoltre, non ho gradito moltissimo la spettacolarizzazione di Aquaman come supereroe. Ok, Momoa è davvero figo, nessuno ha qualcosa da ridire a riguardo, ma, ragazzi, sembrava di vedere un uomo invincibile.. sembrava di vedere Superman! Insomma, la mia domanda durante il film è stata: ma se Aquaman era davvero così potente, che bisogno c’era di risvegliare il buon vecchio Clark Kent dal mondo dei defunti in Dawn of Justice? Insieme a questo, ci sarebbero giusto altre due cosine da aggiungere, ma rischio seriamente di spoilerare, per cui mi limito a dire che poteva essere fatto meglio sotto il punto di vista della story line e delle capacità del personaggio.
Detto ciò, il film è comunque gradevole e piacevole, se non proprio qualche nota stonata in alcuni punti, in quanto a colonne sonore non proprio azzeccatissime e a battute di pessimo gusto, che possono far ridere solo i bambini talmente sono un po’ ridicole. Avete presente come hanno fatto diventare un po’ stupido e poco serio Thor, in Ragnarok? Ecco, stessa identica cosa con Aquaman, con la differenza che per lo meno era lui era così già alla sua comparsa in Justice League, invece Thor no. Però a me non piace quando è così, quando si vuole far ridere a tutti i costi, sfociando nel ridicolo, ma questo è indubbiamente un mio parere personale. Questo caso a parte, il film ha anche dei pro, come l’interpretazione di Momoa, sebbene il suo fisico e la sua presenza facciano pensare a ben altro che ad Aquaman, devo dire che ha reso davvero bene il personaggio con l’interpretazione.
Le riprese in acqua erano davvero sublimi, i combattimenti, la città di Atlantide… Wow, solo a ripensarci era davvero una figata pazzesca, passatemi il termine! Era difficile come film, per via del subacqueo, ma con gli effetti speciali si sono davvero superati, anche solo per questo vale la visione del film intero perché è davvero qualcosa degno di nota che fa passare un po’ oltre ai difetti che, oggettivamente, ci sono.

Tomb Raider (2018)

Io amo Sky quando mette su Sky Cinema queste novità come “Tomb Raider“. Non sono riuscita a vederlo al cinema, quindi appena uscito in TV ho sopperito a questa mancanza e l’ho subito visto.
“Tomb Raider” esce nel 2018, è tratto dall’omonimo videogioco del 2013, regia di Roar Uthaug e distribuito da Warner Bros.

Lara Croft è una ragazza orfana di padre che è scomparso da sette anni senza lasciare alcuna traccia di sé. Attualmente è una ragazza indipendente e sicura di sé, destinata ad ereditare una holding multinazionale, ma che continua a rifiutare ritenendo che suo padre è ancora vivo.
La sua tutrice ed il notaio le consegnano un rompicapo, da parte di suo padre, che al suo interno contiene una chiave che apre una stanza segreta contenente cimeli e dati delle avventure del padre di Lara che è scomparso dopo una spedizione a nel Mar Del Diavolo vicino al Giappone. Insieme a tutto ciò c’è un video del padre che le chiede di distruggere tutto quello che c’è nella sua stanza che riguarda una sua ricerca, ma Lara, invece che ascoltare le parole di suo padre, fa di testa sua e decide di usare quei dati come indizi per andare a cercarlo. Così si reca ad Hong Kong per cercare il proprietario della barca che condusse suo padre sull’isola sette anni prima e così trova Lu Ren, il figlio della persona che cercava. Anche Lu non ha notizie di suo padre dalla stessa data di Lara e così si unisce alla sua missione personale di ricerca.
Durante la traversata verso l’isola una furibonda tempesta li fa naufragare su una spiaggia dove Lara verrà malamente accolta dai suoi abitanti e ciò renderà solo più difficile per lei ritrovare suo padre e capire le motivazioni della sua scomparsa.

A discapito delle recensioni lette online, a me il film è piaciuto moltissimo. L’ho trovato pieno di azione e di tensione, non ho mai staccato gli occhi dallo schermo che mi aveva proprio rapita!
Mi è piaciuta moltissimo Alicia Vikander nel personaggio di Lara Croft, l’ho trovata molto forte e determinata e super agilissima. Inoltre amo molto il personaggio di Lara perché è una donna forte, sia emotivamente che fisicamente e da del filo da torcere a tanti uomini, soprattutto in fatto di furbizia ed astuzia. Tuttavia è vero che rispetto al videogioco, quindi la storia originale, è stata un po’ più “molliccia“. La Lara Croft del videogioco è più solitaria ed indipendente ed inoltre non ha nessun padre da cercare, non ha nessun padre che le cura le ferite sull’isola: nel videogioco Lara impara a ricucirsi da sola le ferite e a curarsi in totale autonomia. Diciamo che, nel corso della storia, quella dei videogioco, ha un margine di crescita in più, invece nel film la ritroviamo bene o male uguale dall’inizio alla fine. Questa storia del padre da cercare anche, rende molto diversa la storia da quella iniziale, poiché le motivazioni delle azioni sono sempre diverse.
Fatta questa breve, ma dovuta, premessa sulla storia originale, penso tutto sommato che sia stato un riadattamento ben fatto, anche se con qualche piccola aggiunta, appunto. L’unica cosa che avrei tenuto anche, era quello di dare una crescita personale al personaggio, ma, in ogni caso, io ho apprezzato comunque moltissimo la storia. Come ho detto prima, è piena di azione, con la tensione costante che non ti molla mai, quindi anche solo per questo la considero una trasposizione cinematografica ben fatta ed originale.
Dal finale non ho ben capito se ci sarà un seguito oppure no, tuttavia penso che si siano lasciati le porte aperte a riguardo, quindi non escluderei di rivedere ancora qualcosa di questa saga.

Animali fantastici – I crimini di Grindelwald

Tornando un po’ ai film, ma senza distaccarci molto anche in questo caso dai libri, parliamo di “Animali fantastici – I crimini di Grindelwald“. Sono andata a vederlo Venerdì sera, curiosissima dato che il primo mi era piaciuto davvero molto e soprattutto anche di vedere Jhonny Depp all’opera in un personaggio come Grindelwald!
“Animali fantastici – I crimini di Grindelwald” è un film uscito il 15 Novembre 2018 al cinema, diretto da David Yates, distribuito da Warner Bros e tratto dal romanzo di J. K. Rowling.

Un anno dopo gli avvenimenti di “Animali fantastici e dove trovarli”, Grinderlwald è prigioniero al MACUSA dove, per impedire che usasse le sue doti persuasive sui carcerieri, gli è stata tagliata la lingua. In vista di un trasferimento in Inghilterra, Grindelwald, con l’aiuto di una talpa, riesce a scappare ed andare via con la carrozza ch doveva condurlo a Londra.
Tre mesi dopo, Newt Scamander si rivolge al Ministero della Magia per chiedere la restituzione del diritto a viaggi internazionali, revocato dopo la sua distruttiva visita a New York, che gli viene ancora negato a meno che non accetti di collaborare con loro alla ricerca di Credence Barebone che è ricomparso a Parigi ed è ritenuto l’ultimo sopravvissuto di una lunga stirpe di maghi purosangue. Dopo aver appunto rifiutato questa offerta, Newt viene contattato da Albus Silente, che al tempo insegnava Difesa contro le Arti Oscure presso la scuola di Hogwarts, e gli chiederà di recarsi a Parigi in cerca di Credence ed aiutarlo a combattere Grindelwald dal momento in cui lui, per qualche motivo, è impossibilitato a farlo personalmente.
Dopo la chiacchierata con Silente, Newt torna a casa e trova i suoi vecchi amici, Queenie e Jacob, che hanno seguito Tina, la sorella di Queenie in Europa. Dopo un litigio fra i due, Queenie li lascia per andare a cercare sua sorella. Da lì inizierà il viaggio di Newt e Jacob che li condurrà fuori dai confini britannici, alla ricerca di Tina, Queenie e, soprattutto, di Credence.

Inutile dire che la Rowling, in fatto di cattivi, sa davvero il suo perché. Il personaggio di Grindelwald è davvero qualcosa di sublime, sicuramente il fatto che ad interpretarlo ci sia Jhonny Depp fa la sua figura ed aiuta moltissimo. A tratti però, l’interpretazione di Jhonny Depp, mi ha ricordato molto quando ha recitato nei panni di Barnabass Collins in Dark Shadows, il film di Tim Burton, ma tutto sommato sono tenebrosi e misteriosi entrambi, quindi un po’ ci sta e glielo perdoniamo, anche perché ad uno come Depp d’altronde cosa non gli vuoi perdonare?
In tema di attori bravi, devo menzionare per forza anche Eddie Redmayne, nei panni di Newt, che trovo, come nel primo, sempre adorabile e perfettamente incline al personaggio con le sue espressioni buffe ed atteggiamenti goffi, che è tanto bravo a curare e parlare con gli animali fantastici tanto quanto è goffo nei rapporti umani! Anche l’attore che rappresenta lui da ragazzino è stato davvero fantastico, sembrava davvero Newt in miniatura, stessa espressione, stesso modo di parlare, davvero sensazionale!
Altra menzione obbligata è per Jude Law che ha dato ad Albus Silente un tono misterioso ed anche un po’ sexy, decisamente diverso da quello che siamo stati abituati a vedere nella sua versione più anziana degli Harry Potter, davvero notevole!
In generale il film mi è piaciuto, ma mi aspettavo molto di più. Insomma, il film s’intitola, anche in lingua originale “Animali fantastici – I crimini di Grindelwald“, ma Grindelwald si vede davvero davvero poco, anche se il quel poco c’è davvero tanto, tutto sommato. Mi aspettavo un film pieno d’azione e pieno di accadimenti, invece l’ho trovato un po’ lento, specialmente all’inizio, dove la fase introduttiva era un po’ lentina. Diciamo che, a questa mancanza, hanno sopperito un po’ i vari riferimenti alla saga di Harry Potter, impossibili da non cogliere per i veri amatori. In particolare mi riferisco alla presenza di Nicholas Flamel, lo scopritore della pietra filosofale e tante altre cosine carine che è giusto non vi spoileri.
Verso la fine tuttavia il film si è rialzato molto, pieno di tensione ed azione, si è entrati nel vivo della storia, si è visto per un po’ vero antagonista Grindelwald e la sua maestria. Ho letto in internet che ci saranno almeno tre film di questa saga, quindi è chiaro che i primi siano per lo più introduttivi, come è successo anche con Harry Potter, dove la vera e propria battaglia e l’azione derivante, si sprigionavano circa nelle ultime quattro pellicole. Quindi riguardo alla saga rimango molto fiduciosa, anche se non mi ha convinta troppo.
Non ho letto sinceramente i romanzi della saga, mea culpa, lo ammetto, è una cosa bruttissima da fare, prometto che rimedierò presto, ma parlo da semplice spettatrice del film, non posso fare paragoni con i romanzi, almeno per ora.
Insomma, rimaniamo in attesa dei prossimi, sperando siano davvero sensazionali e che ci sappiano stupire come gli Harry Potter.

Io prima di te – Libro vs film

Quello di oggi è uno dei rari casi in cui il film è bello quanto (o anche di più) del libro. Mi capita raramente, ma ogni tanto succede. Parlo di “Io prima di te“, il film tratto dal romanzo di Jojo Moyes, uscito nel 2016 dove abbiamo una bellissima e stravagante Emilia Clarke nei panni di Louisa Clark ed un meraviglioso e affascinante Sam Claflin nei panni di Will Traynor (che abbiamo visto nel film “Resta con me“).

Louisa Clark, chiamata Lou, è una persona molto diversa da Will Traynor: si può tranquillamente dire che siano totalmente opposti. Lou è una ragazza di ventisei anni molto semplice e alla mano: è sempre entusiasta della vita, delle piccole cose. Fa la cameriera in un locale della sua piccola cittadina turistica ed è felice di ciò, ha i suoi clienti affezionati, conosce ormai il suo titolare e le va bene così, non ha grosse pretese. Ha un ragazzo da ormai sette anni, anche se in cuor suo sa di non averlo mai amato veramente, ma tutto sommato è felice della sua organizzata e tranquilla vita. La cosa più pazza che abbia mai fatto nella sua vita è senz’altro quella di vestirsi in modi bizzarri ed apparentemente strani e inusuali.
Will Traynor, invece, ha trentacinque anni ed era un ragazzo al quale la vita apparentemente ha dato ogni cosa: viene da una famiglia benestante, è un uomo di successo, ha una bella fidanzata, un bell’appartamento. Ha girato il mondo, fatto tante di escursioni, belle esperienze in molti posti diversi, belle vacanze. Insomma, pare sia stato baciato dalla fortuna fin quando rimane vittima di un terribile incidente che lo costringe su una sedia a rotelle, senza possibilità di muovere gambe e braccia. Will sa che questo incidente gli ha tolto totalmente la voglia di vivere: sa che la sua vita non sarà mai più quella di prima e sa anche come poter far finire tutta questa agonia.
Quello che non era previsto era che presto Lou sarebbe rimasta inaspettatamente senza lavoro e che sarebbe successivamente entrata prepotentemente nella vita di Will, portando con sé i suoi abiti stravaganti, la sua ingenuità e il suo modo di vivere la vita.

In questo caso ho anche fatto una cosa che faccio davvero molto raramente: ho visto il film prima di leggere il libro. E’ successo quasi per caso, non sapevamo che cosa guardare, mi incuriosiva “Io prima di te”, ne avevo sentito parlare molto bene ed è così che una domenica sera ci siamo messi a vedere questa trasposizione cinematografica. Senza ombra di dubbio ci ha reso molto più triste la domenica sera, che già di per sé non è uno dei momenti più entusiasmanti del weekend!
Non so se è stato perché avevo visto prima il film, ma non sono riuscita ad apprezzare totalmente il libro. Ho trovato il film leggermente più romantico e dolce rispetto al romanzo. Se nel primo abbiamo una Lou che si lascia andare discretamente in fretta e si vive a pieno l’infatuazione e l’innamoramento per Will, nel secondo abbiamo una Lou più frenata, più restia a lasciarsi andare e che, appunto, si concede totalmente all’amore solo quando ormai siamo vicini alla fine. Ovviamente anche il libro è meraviglioso, ma il mio lato romantico è pienamente soddisfatto in maggior modo dal film, dove si vede proprio dall’inizio alla fine questo amore crescere piano piano e sbocciare, lo si assapora e lo si vive di più in tutte le sue forme.
Questo succede anche nel romanzo, ma in modo minore. Non perché non sia innamorata o presa da Will, ma perché è reticente per il fatto che sia il suo datore di lavoro, per le sue condizioni e quant’altro, quindi non l’ho vista totalmente libera, non fin da subito per lo meno.
Questo è stato l’unico aspetto che ho trovato realmente diverso fra i due, perché per il resto, strano ma vero, sono stati molto fedeli al libro, tutte le vicende sono rimaste identiche. L’unica cosa che si disperde, perché qualcosa nella trasposizione cinematografica va comunque sacrificato, sennò avremmo film che durano ore e ore, è il rapporto che Louisa ha con i suoi famigliari, genitori e sorella che è molto complicato tutto sommato, ma non rilevante ai fini della storia.
Successivamente ho letto anche il seguito, “Dopo di te“, ma spero vivamente non abbiano intenzione di trasformare anch’esso in film perché, come per il libro, sarebbe la rovina di una storia romantica e meravigliosa come quella di Will e Lou.
Non vi resta che armarvi di fazzolettini di carta e di un buon plaid per questa visione romantica e drammatica allo stesso tempo. Se vi piace il genere e non vi spiace ogni tanto far cadere qualche lacrimuccia, questo è senz’altro il prossimo film che dovete vedere.

Lo spazio che ci unisce

Non so voi, ma quando devo parlare di un film originale Netflix, ho sempre un po’ l’amaro in bocca. Secondo me ha ancora molto margine di crescita. Per quanto riguarda le serie TV lo trovo imbattibile, ma sui film qualche metro di strada c’è ancora da fare. Lo “stile Netflix” è inconfondibile, si distingue molto dagli altri, per azione e tensione, anche in quelli più romantici ed è questo a renderlo speciale.
Come detto prima, le serie TV le amo, tutte quelle che ho visto mi sono sempre piaciute, ma sui film ho sempre qualche riserbo perché, sebbene le trame siano belle, intriganti e in linea coi tempi, lo sviluppo della storia non è sempre quello che mi aspetto. Ma veniamo ad oggi, che parliamo di “Lo spazio che ci unisce“. Esce nel 2017, regia di Peter Chelsom e prodotto, appunto, da Netflix e lo possiamo collocare nel genere drammatico/sentimentale. Tra i principali protagonisti abbiamo attori come Asa Butterfield, Gary Oldman e Britt Robertson.

La missione è ben chiara: poter vivere su Marte. E’ con questo obbiettivo che partono gli astronauti, per poter studiare e vedere se è possibile per gli esseri umani poter vivere su Marte e diventare a tutti gli effetti cittadini di Marte. La squadra così, dopo una breve presentazione, parte per la missione, a capo di Sarah Elliot. Tutto procede bene nel viaggio verso il pianeta quando Sarah si rende conto di essere incinta. Decidono così di tenere il segreto, di non dirlo a nessuno e di farla partorire su Marte, sebbene sia un terreno totalmente inesplorato e non si sappia realmente il feto come reagisce all’atmosfera differente e alle condizioni climatiche ben diverse da quelle terrestri. Sarah partorisce, assistita dai suoi colleghi, ma dopo aver dato alla luce Gardner ha un arresto cardiaco e muore.
Dopo sedici anni da questo episodio, Gardner è ancora segreto al mondo, nessuno sa della sua esistenza e lui è il primo abitante effettivo di Marte della storia. Costantemente controllato dal team nella sua crescita, Gardner viene cresciuto dagli scienziati, è molto intelligente e sveglio e negli anni ha sporadici contatti con una ragazza sua coetanea che abita sulla Terra, il pianeta dal quale viene che per lui è solo un miraggio lontano. E’ così che deciderà di voler intraprendere questo viaggio interplanetario alla scoperta di questo pianeta per lui inesplorato e alla ricerca della sua unica amica terrestre.

“Per tutta la vita non ho potuto provare niente: la sensazione dell’acqua, del calore di un fuoco, lo sferzare del vento sulla faccia e ora posso farlo!  Ma è nulla rispetto a quello che provo per te. Io ero così impaurito di non riuscire ad essere come voi, ma tu mi hai reso umano Tulsa.”

Trama particolare e non scontata quella di “Lo spazio che ci unisce“. Ho inserito questo film nella lista di quelli da vedere molto tempo fa, ma mi son decisa a vederlo solo qualche giorno fa. Forse anche perché le trame di Netflix non sono poi così in grado di attirare la curiosità: sono due righe quasi insignificanti, che non dicono nulla. Invece mi sono ritrovata davanti un film che mi è piaciuto moltissimo. Non è stato promosso molto dalla critica, difatti in rete sono facilmente reperibili i pareri, che gli danno appena 5/10, nei migliori casi. Tuttavia, dal pubblico è stato molto amato.
Il film si presenta con degli effetti speciali discreti, per essere nel 2018 potevano fare molto meglio, renderli più realistici, molte scene sembrano veramente fintissime e senza ombra di dubbio, in una pellicola del genere è una grossa pecca, trattando di viaggi interplanetari, astronauti, Marte e via discorrendo. Fortunatamente acquisisce punti con la trama, che viene sviluppata molto bene ed è molto chiara. Gardner cresce con gli scienziati del team di Sarah, quindi è molto intelligente, sa come usare a suo piacimento molte loro tecnologie, che è poi il modo in cui riuscirà a svignarsela dalla NASA. Ci troviamo quindi davanti un ragazzo cresciuto con la gravità di Marte che quindi ha ossa e cuore molto deboli per poter vivere sulla Terra. Tuttavia è desideroso di trovare suo padre, di sapere di più su sua madre, di sentirla vicina, essendo convinto di essere stato lui ad ucciderla.
La storia ti tiene incollato allo schermo, crea molta suspance e la storia d’amore con Tulsa, la ragazza con cui ha contatti, soddisfa e scalda anche l’animo più freddo e cinico.
Come dicevo all’inizio, le pecche che trovo costanti in ogni film Netflix è proprio la conclusione. Sebbene lascino intendere molte cose, non danno mai reali risposte e l’idea finale è sempre “e adesso? Cosa succede?” e direi che è l’ultima cosa che un assiduo amatore di film vorrebbe. Trame eccezionali con questi finali un po’ amari. Rispetto ad altri questo sicuramente lo è molto meno, quindi sicuramente qualche passo avanti, rispetto a qualche anno fa, è stato fatto. Un finale del genere lo accetto solo nel caso in cui lasci uno spunto di riflessione, ma qualcosa di chiaro, quindi tutto sommato questo lo accetto discretamente, anche perché il film in sé mi è piaciuto molto.
Abbiamo una storia d’amore svolta su due pianeti diversi, è senza ombra di dubbio ciò che di meglio un animo romantico può desiderare e sperare!!

La ragazza del treno – Film vs libri

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Sui miei social, come Instagram (sul quale vi invito a seguirmi), si è discusso molto riguardante questo libro e, di conseguenza, poi del film.
Mi riferisco a “La ragazza del treno“, di Paula Hawkins e regia del film a cura di Tate Taylor. Il libro esce nel 2015, il film nel 2016. Il libro è diventato in pochissimo tempo un best-seller, ha ricevuto molta pubblicità, anche Stephen King si è dilettato nel dare un parere a riguardo. Insomma, pareva fosse davvero un gran successo. Nel film vediamo Emily Blunt nei panni della protagonista, Rachel.

La vita di Rachel non è esattamente una vita invidiabile. Non è più una ragazzina, vive nella camera degli ospiti di una vecchia amica di università, che è abbastanza compassionevole e sciocca da perdonare ogni volta le sue uscite da donna con evidenti problemi di alcolismo. Ogni mattina Rachel prende lo stesso treno, lo conosce come se fosse casa sua, la strada, le case che scorrono. Tutto è sempre uguale ed è il momento della giornata che preferisce: da lì può osservare e fantastica sulla vita delle persone che vede dal finestrino, dalle case che incrocia. Quando il treno si ferma sempre allo stesso semaforo, si trova sempre a spiare la stessa coppia: un uomo ed una donna che a quell’ora fanno colazione sulla terrazza di casa loro. Li osserva, fantastica su di loro, sui loro nomi, i loro lavori. Nella sua mente sono la coppia perfetta, tutto quello che lei vorrebbe o avrebbe voluto dalla sua vita.
Tuttavia una mattina Rachel, sulla terrazza, vede qualcosa che non dovrebbe e da quel momento la sua vita e quella della coppia cambia per sempre e così si trova inspiegabilmente legata a loro. La domanda è che cosa abbia visto Rachel, quella fatidica mattina.

Partiamo dal presupposto che, come avrete visto nella recensione del libro (se non l’avete letta, cliccate qui), a me non è proprio piaciuto. Per carità, c’è molto di peggio, non è un libro illeggibile né così brutto. Diciamo che, per gli appassionati del genere thriller, in particolare quello psicologico, non è proprio il massimo. Molte parti psicologiche dei personaggi andavano assolutamente approfondite, a fine thriller mi sono rimaste molte domande. Tuttavia ho deciso comunque di dilettarmi nel guardare il film, per amore di completezza. Il film, se possibile, mi è piaciuto ancora meno rispetto al libro.
L’interpretazione di Emily Blunt, purtroppo, non mi è piaciuta molto. Rachel me l’ero immaginata molto diversa. Era una donna sempre ubriaca, confusa, un po’ grassottella dopo aver perso la linea a causa dei suoi problemi. Era una bugiarda, diceva bugie a tutto spiano, consapevole di farlo. Tutte queste cose non sono passate tramite la Rachel del film, dove, tutto sommato, era una ragazza mingherlina ed anche abbastanza gradevole.
Nota molto dolente per me è stato il personaggio di Scott, interpretato da Luke Evans, che nel libro era comunque abbastanza rilevante, era un sospettato per la scomparsa della moglie Megan, anche lui avevi i suoi misteri e i suoi lati oscuri. Personalmente mi piaceva anche abbastanza. Tutto ciò non l’ho ritrovato nella pellicola cinematografica, dove Scott era quasi un personaggio irrilevante, che ha avuto ben poco spazio nella storia, anche se è l’unico che, bene o male, era simile fisicamente a quello del thriller e quindi un po’ azzeccato, rispetto agli altri, perché, come avete capito, la scelta degli attori per me non è stata azzeccata proprio per nessuno dei personaggi, proprio nelle descrizioni fisiche erano davvero delle persone diverse e, secondo me, anche caratterialmente.
L’ambientazione è l’unica che mi è piaciuta. Le villette vicino la ferrovia, il sottopassaggio: tutto molto azzeccato e simile alla storia. Una tipica stradina tranquilla di periferia, che tuttavia nel libro era di Londra, nel film diventato New York, ma questa per lo meno è una sottigliezza.
Essendo poi un thriller, ci si aspetta suspance, un po’ di tensione. Personalmente mai avvertita durante tutta la durata del film. Inoltre, all’inizio, ci sono alcune riprese dei personaggi un po’ particolari che, francamente, sembrano rivelare fin da subito il colpevole della scomparsa. L’ho visto con una persona che non aveva letto il libro e dopo i primi due minuti aveva già capito tutto, a causa di queste cose! Quindi, già mi aveva convinta poco il libro, il film ancora meno.
A meno che non abbiate nulla da vedere e vogliate vedere un film poco impegnativo, non ve lo consiglio. Perdete tempo e rimanete con svariati dubbi e domande.