After – Il film

L’11 Aprile 2019 esce al cinema il film “After”, tratto dall’omonimo romanzo di Anna Todd. Prodotto dalla stessa Anna e diretto da Jenny Gage e distribuito da 01 Distribution.
Premetto di non aver letto il libro, ma per curiosità sono andata a vedere il film al cinema, essendo tratto da un libro molto famoso e noto.

Tessa Young è una giovane studentessa di diciotto anni pronta per il suo primo anno di college. La vita di Tessa però verrà stravolta non appena conoscerà Hardin Scott, un bel giovane studente universitario dal carattere ribelle, rude e freddo, opposto a quello di Tessa. Tra i due giovani ci saranno continui contrasti e tumulti, tanto che finiranno per odiarsi, ma ben presto capiranno che tra loro ci saranno più cose in comune di quanto entrambi potessero immaginare.

Sarò molto breve per questa recensione, lo prometto. Non ho molto da dire tutto sommato perché è una commedia semplice, con nulla di particolare. Ho raccontato le mie prime impressioni nelle storie sul profilo Instagram, appena finito di vederlo e in molti, tramite messaggio privato, mi hanno spiegato un po’ le differenze fra il film ed il libro, ma a quello arriviamo dopo.
Il film, come dicevo, è molto semplice, una storia comunque già vista molte volte, è una commedia/dramma piacevole e gradevole. Una visione prevalentemente dedicata ad un pubblico giovane, ma non disdegnato da nessuno a cui piace qualcosa di un po’ frivolo e spensierato. Sinceramente non so quanto valga la pena vederlo al cinema, vederlo comodamente da casa secondo me è l’ideale per risparmiare soldi. La storia a tratti è prevedibile, battute scontate, neanche il tempo di dirle che già le avevo in testa, però insomma, come io da ragazzina impazzivo per High School Musical, è giusto che adesso si impazzisca per film del genere, diciamocelo!
Per quanto riguarda le differenze fra film e libro, so che sono molto marcate, che hanno stravolto molto i personaggi e la trama stessa, per cui di fedele c’è molto poco tutto sommato, l’hanno reso più commerciale e più vendibile.
Insomma, se vi piacciono questi film un po’ semplici, brevi e con storie d’amore romantiche e travagliate al punto giusto e non avete altro da vedere al cinema, ci può stare. Altrimenti vi conviene vedere dell’altro ed aspettare di vederlo comodamente da casa vostra!

Fino all’osso – Netflix

“Fino all’osso” è stato nella mia lista dei film da vedere da quando è uscito praticamente e finalmente mi sono decisa a vederlo. Ero un po’ restia data la tematica molto particolare al quale sono molto sensibile, dovevo avere l’umore giusto insomma.
Fino all’osso” esce nel 2017, è un prodotto originale Netflix, diretto da Marti Noxon ed è il suo debutto in questa carriera. Nei panni di Ellen, la protagonista, abbiamo Lily Collins, nota, fra i vari titoli, per aver interpretare Biancaneve, in “Biancaneve” con Julia Roberts, nel 2012.

Ellen ha vent’anni e viene da una situazione famigliare molto complessa. Il padre è sempre molto assente nella sua vita, lavora costantemente per mantenere la sua nuova famiglia e la sua madre biologica.
La vita di Ellen è stata molto provata dal divorzio dei suoi genitori e nel tempo ha sviluppato una grave forma di anoressia. L’obbiettivo per Ellen è quello di contenere fra pollice e indice il suo braccio e nel corso della sua malattia diventa una vera e propria ossessione.
La sua matrigna, non sapendo più come gestire questa situazione ed essendo già state inutili le ultime terapie effettuate, decide di fargliene tentare un’ultima, da un noto dottore che tratta queste malattie, prima di rispedirla a casa della sua madre biologica, a Phoenix. Questa terapia prevede che Ellen venga ospitata presso un centro di riabilitazione. Ellen, seppur titubante accetta e i metodi del dottor Beckham si rivelano molto inusuali e la accompagneranno in un viaggio per la conoscenza di sé stessa.

Emozionante, straziante. Sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente ripensando a “Fino all’osso“. Il film è un continuo di alti e bassi. Anzi, a dire il vero più bassi che alti perché quello che succede ad Ellen è andare sempre più in basso, sempre di più nel baratro, sempre di più verso il fondo. La vediamo raschiare il fondo e sprofondare metri sotto terra prima che riesca a trovarsi.
Come viene specificato all’inizio, al film hanno lavorato persone che queste vicende le hanno vissute, pertanto non veniamo preservati da niente. Il film è totalmente nudo e crudo, tutte le problematiche, tutte le cose brutte che possono capitare e succedere a chi soffre di questa terribile malattia sono cose del quale lo spettatore non viene privato. Se siete troppo sensibili, non vi consiglio assolutamente la visione perché quello che vedrete può turbare seriamente la vostra sensibilità purtroppo. Se invece volete farvi accompagnare alla scoperta e alla consapevolezza di chi ne soffre, non potrete far altro che farvi emozionare e farvi spogliare totalmente dalle vostre inibizioni. Spesso su queste tematiche si tende a nascondere la testa sotto la sabbia, se il problema non lo vedo non c’è. Invece sono sempre di più le persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, che soffrono di questa malattia tanto da dover essere intubati per poter nutrirsi.
Lily Collins è stata molto brava a rappresentare questa cosa, secondo me fra le sue migliori performance, sebbene non abbia visto chiaramente tutto il suo operato. Ha reso perfettamente il concetto, le difficoltà della malattia, la drammaticità della situazione. Davvero notevole.

Wonder – Libri vs Film

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Finalmente Sky si è deciso a dare in onda e, di conseguenza, caricare sull’ondemand il film tratto dal celebre romanzo di R.J. Palacio, “Wonder“.
Ho letto questa estate il libro (clicca qui per la recensione completa del libro) ed ero davvero curiosa di vedere il film, il trailer già prometteva bene, anche se sembrava strappalacrime, cosa che, tutto sommato, il romanzo non è ed alla fine neanche il film. “Wonder” esce nelle sale a fine anno del 2017, è diretto da Stephen Chbosky e distribuito da 01 Distribution.

Il protagonista è August Pullman, un ragazzino di 10 anni nato con una malformazione al viso, che lo rende apparentemente “deforme” e diverso dagli altri bambini, impedendogli di vivere normalmente. Ha subito svariati interventi chirurgici per aggiustare “l’aggiustabile” e migliorare così la sua condizione di salute. Per questi motivi ha sempre studiato in casa, con la madre come insegnante, fino al momento della prima media dove sua mamma gli propone di iniziare insieme a tutti gli altri bambini la nuova scuola, sostenendo che così facendo sarebbe meno traumatico non essendo l’ultimo arrivato. Titubante a questa difficile scelta, Auggie si butterà in questa esperienza, già difficile per ragazzini dall’aspetto più normale, figuriamoci per uno come lui.

Credo che questo film sia in assoluto la migliore trasposizione cinematografica di un romanzo. Non sono state tagliate o omesse parti della storia, non è stato cambiato niente di niente. Così come il libro si legge, così è fatto il film! E’ incredibile, sono rimasta molto contenta di questa cosa, perché, data la tematica, era facile che qualcosa venisse cambiato.’
Gli interpreti sono stati davvero eccezionali, Owen Wilson nelle vesti di Nate Pullman, il padre di Auggie, è stato davvero molto azzeccato. Quando ho letto il romanzo me l’ero immaginato davvero così, nel comportamento, nei modi di fare. Nate è un personaggio ironico e spigliato e pur sempre un padre amorevole e pacato. Owen Wilson gli ha dato tutti questi tratti in modo equilibrato. Jacob Tremblay, nelle vesti di Auggie è stato molto bravo, seppur la sua giovanissima età, essendo nato nel 2006, ha avuto la sensibilità e la pacatezza di interpretare un personaggio così difficile come August Pullman!
Anche Julia Roberts, chiaramente, ma è inutile dirlo, nei panni della madre ansiosa ed amorevole è stata più che perfetta, esattamente come descritta nel libro.
Il film, come il libro, tratta di bullismo che è un tema davvero caldo al giorno d’oggi. Per questo motivo il film è stato vietato ai minori di 10 anni per le scene di bullismo ed il linguaggio utilizzato dai personaggi. Tuttavia il tema viene trattato in modo non pesante e con un epilogo comunque felice, cosa che, con una tematica del genere, non è molto scontata.
L’unica cosa che non mi è piaciuta moltissimo rispetto al romanzo, che è anche l’unica cosa leggermente diversa, è che hanno imbonito un po’ troppo il personaggio del bullo. Nel libro è uno stronzo e stronzo rimane, fino alla fine. Nel film invece sembra quasi che se ne penta, che non sia proprio colpa sua. Insomma, poco verosimile alla fine. Nella realtà è decisamente più facile che sia come nel romanzo!
In conclusione, se vi volete vedere un bel film, commuovervi un pochino, ma comunque avere la consapevolezza che tutto è bene ciò che finisce bene, “Wonder” fa decisamente al caso vostro!

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Bird box – Netflix

Dopo averne sentito molto parlare, mi sono decisa anch’io a guardare “Bird box“, sebbene dal trailer non mi entusiasmasse particolarmente (non sono una gran fan di film inquietanti, sono una fifona!!).
Bird box” è un film Netflix del 2018, tratto dall’omonimo romanzo, diretto da Susanne Bier, con protagonista niente di meno che Sandra Bullock!

Il film è ambientato in un futuro post apocalittico. La protagonista è Malorie che è una pittrice in attesa di un bambino. Sta dipingendo mentre chiacchiera con sua sorella quando sente al telegiornale di questa strana epidemia, che porta al suicidio di massa, che sta avvenendo in Russia.
Malorie e la sorella vanno in ospedale per un ecografia di controllo quando, tornando verso casa si rendono conto che l’epidemia li ha raggiunti. Senza che neanche se ne accorga, Malorie vede sua sorella suicidarsi proprio davanti ai suoi occhi. Inizia così la sua corsa in cerca di salvezza, quando entra in casa di Greg, dove c’è una cerchia molto ristretta di persone che sono riuscite a salvarsi e a mettersi al sicuro. Mentre cercano di capire cosa stia succedendo, i suicidi all’esterno continuano ed arrivano alla conclusione che lì fuori c’è qualcosa che, se viene visto, porta la gente ad impazzire e a suicidarsi. Col tempo capiscono che non tutti vengono colpiti..

Credo senza ombra di dubbio che Netflix sia fortemente ossessionata dalla fine del mondo. Su x film che escono, almeno tre quarti sono ambientazioni apocalittiche ai margini della fine del pianeta.
Bird box” non è da meno e come al solito si rivela un film carico di azione, di suspance e di pura tensione. Quello che io chiamo “il tocco Netflix” è ben palpabile anche in quest’ultima uscita.
A differenza di altri film questa non è una pellicola cinematografica con particolari effetti speciali. Si svolge prevalentemente al chiuso, essendo che nessuno può realmente guardare fuori, se non con delle bende sugli occhi per evitare di vedere “la cosa“. E dico “la cosa” perché, come al solito, non ci è permesso di capire e di vedere. Come in ogni film Netflix apocalittico non è mai possibile capire cos’è che sta succedendo, cosa crea scompiglio. Insomma, non si arriva mai alla fonte del problema e rimani sempre un po’ perplesso nei finali. Mi ricordo bene il finale di “La fine“, altro film della piattaforma, che mi ha lasciata davvero basita. In quel caso passi tutto il film in tensione, seguendo le azioni dei protagonisti e alla fine sembra che tutto venga interrotto prima di scoprire tutto. E’ una cosa che odio riguardo ai loro film, sembra davvero che sia un vizio. In questo caso non è da meno, anche se non come in quel caso, almeno una sorte di conclusione c’è.
Questo particolare a parte, mi è piaciuto molto e l’ho trovato davvero ben fatto e la Bullock come protagonista per niente deludente, anzi, è stata formidabile. Quanto può essere difficile girare molte scene ad occhi chiusi o con una benda? Insomma, sicuramente non la cosa più simpatica del mondo, capiamoci!
La story line ha un senso compiuto, non ci sono buchi temporali o cose poco chiare e poco definite, si seguono cinque anni di vita dal momento dello scoppio dell’epidemia, quindi come sono sopravvissuti, cosa hanno fatto, come sta andando il mondo alla ricerca della salvezza. Si ha quindi un presente alternato con il passato, per avere una visione a 360 gradi di tutto.
Se siete deboli di cuore tuttavia non vi consiglio la visione: vedere gente che si suicida nei modi più.. crudi (?) possibile è davvero impressionante ed inquietante! Altrimenti preparate pop-corn da far cadere al primo salto di spavento e armatevi di un plaid caldo ed immergetevi nella visione!

Io prima di te – Libro vs film

Quello di oggi è uno dei rari casi in cui il film è bello quanto (o anche di più) del libro. Mi capita raramente, ma ogni tanto succede. Parlo di “Io prima di te“, il film tratto dal romanzo di Jojo Moyes, uscito nel 2016 dove abbiamo una bellissima e stravagante Emilia Clarke nei panni di Louisa Clark ed un meraviglioso e affascinante Sam Claflin nei panni di Will Traynor (che abbiamo visto nel film “Resta con me“).

Louisa Clark, chiamata Lou, è una persona molto diversa da Will Traynor: si può tranquillamente dire che siano totalmente opposti. Lou è una ragazza di ventisei anni molto semplice e alla mano: è sempre entusiasta della vita, delle piccole cose. Fa la cameriera in un locale della sua piccola cittadina turistica ed è felice di ciò, ha i suoi clienti affezionati, conosce ormai il suo titolare e le va bene così, non ha grosse pretese. Ha un ragazzo da ormai sette anni, anche se in cuor suo sa di non averlo mai amato veramente, ma tutto sommato è felice della sua organizzata e tranquilla vita. La cosa più pazza che abbia mai fatto nella sua vita è senz’altro quella di vestirsi in modi bizzarri ed apparentemente strani e inusuali.
Will Traynor, invece, ha trentacinque anni ed era un ragazzo al quale la vita apparentemente ha dato ogni cosa: viene da una famiglia benestante, è un uomo di successo, ha una bella fidanzata, un bell’appartamento. Ha girato il mondo, fatto tante di escursioni, belle esperienze in molti posti diversi, belle vacanze. Insomma, pare sia stato baciato dalla fortuna fin quando rimane vittima di un terribile incidente che lo costringe su una sedia a rotelle, senza possibilità di muovere gambe e braccia. Will sa che questo incidente gli ha tolto totalmente la voglia di vivere: sa che la sua vita non sarà mai più quella di prima e sa anche come poter far finire tutta questa agonia.
Quello che non era previsto era che presto Lou sarebbe rimasta inaspettatamente senza lavoro e che sarebbe successivamente entrata prepotentemente nella vita di Will, portando con sé i suoi abiti stravaganti, la sua ingenuità e il suo modo di vivere la vita.

In questo caso ho anche fatto una cosa che faccio davvero molto raramente: ho visto il film prima di leggere il libro. E’ successo quasi per caso, non sapevamo che cosa guardare, mi incuriosiva “Io prima di te”, ne avevo sentito parlare molto bene ed è così che una domenica sera ci siamo messi a vedere questa trasposizione cinematografica. Senza ombra di dubbio ci ha reso molto più triste la domenica sera, che già di per sé non è uno dei momenti più entusiasmanti del weekend!
Non so se è stato perché avevo visto prima il film, ma non sono riuscita ad apprezzare totalmente il libro. Ho trovato il film leggermente più romantico e dolce rispetto al romanzo. Se nel primo abbiamo una Lou che si lascia andare discretamente in fretta e si vive a pieno l’infatuazione e l’innamoramento per Will, nel secondo abbiamo una Lou più frenata, più restia a lasciarsi andare e che, appunto, si concede totalmente all’amore solo quando ormai siamo vicini alla fine. Ovviamente anche il libro è meraviglioso, ma il mio lato romantico è pienamente soddisfatto in maggior modo dal film, dove si vede proprio dall’inizio alla fine questo amore crescere piano piano e sbocciare, lo si assapora e lo si vive di più in tutte le sue forme.
Questo succede anche nel romanzo, ma in modo minore. Non perché non sia innamorata o presa da Will, ma perché è reticente per il fatto che sia il suo datore di lavoro, per le sue condizioni e quant’altro, quindi non l’ho vista totalmente libera, non fin da subito per lo meno.
Questo è stato l’unico aspetto che ho trovato realmente diverso fra i due, perché per il resto, strano ma vero, sono stati molto fedeli al libro, tutte le vicende sono rimaste identiche. L’unica cosa che si disperde, perché qualcosa nella trasposizione cinematografica va comunque sacrificato, sennò avremmo film che durano ore e ore, è il rapporto che Louisa ha con i suoi famigliari, genitori e sorella che è molto complicato tutto sommato, ma non rilevante ai fini della storia.
Successivamente ho letto anche il seguito, “Dopo di te“, ma spero vivamente non abbiano intenzione di trasformare anch’esso in film perché, come per il libro, sarebbe la rovina di una storia romantica e meravigliosa come quella di Will e Lou.
Non vi resta che armarvi di fazzolettini di carta e di un buon plaid per questa visione romantica e drammatica allo stesso tempo. Se vi piace il genere e non vi spiace ogni tanto far cadere qualche lacrimuccia, questo è senz’altro il prossimo film che dovete vedere.

Lo spazio che ci unisce

Non so voi, ma quando devo parlare di un film originale Netflix, ho sempre un po’ l’amaro in bocca. Secondo me ha ancora molto margine di crescita. Per quanto riguarda le serie TV lo trovo imbattibile, ma sui film qualche metro di strada c’è ancora da fare. Lo “stile Netflix” è inconfondibile, si distingue molto dagli altri, per azione e tensione, anche in quelli più romantici ed è questo a renderlo speciale.
Come detto prima, le serie TV le amo, tutte quelle che ho visto mi sono sempre piaciute, ma sui film ho sempre qualche riserbo perché, sebbene le trame siano belle, intriganti e in linea coi tempi, lo sviluppo della storia non è sempre quello che mi aspetto. Ma veniamo ad oggi, che parliamo di “Lo spazio che ci unisce“. Esce nel 2017, regia di Peter Chelsom e prodotto, appunto, da Netflix e lo possiamo collocare nel genere drammatico/sentimentale. Tra i principali protagonisti abbiamo attori come Asa Butterfield, Gary Oldman e Britt Robertson.

La missione è ben chiara: poter vivere su Marte. E’ con questo obbiettivo che partono gli astronauti, per poter studiare e vedere se è possibile per gli esseri umani poter vivere su Marte e diventare a tutti gli effetti cittadini di Marte. La squadra così, dopo una breve presentazione, parte per la missione, a capo di Sarah Elliot. Tutto procede bene nel viaggio verso il pianeta quando Sarah si rende conto di essere incinta. Decidono così di tenere il segreto, di non dirlo a nessuno e di farla partorire su Marte, sebbene sia un terreno totalmente inesplorato e non si sappia realmente il feto come reagisce all’atmosfera differente e alle condizioni climatiche ben diverse da quelle terrestri. Sarah partorisce, assistita dai suoi colleghi, ma dopo aver dato alla luce Gardner ha un arresto cardiaco e muore.
Dopo sedici anni da questo episodio, Gardner è ancora segreto al mondo, nessuno sa della sua esistenza e lui è il primo abitante effettivo di Marte della storia. Costantemente controllato dal team nella sua crescita, Gardner viene cresciuto dagli scienziati, è molto intelligente e sveglio e negli anni ha sporadici contatti con una ragazza sua coetanea che abita sulla Terra, il pianeta dal quale viene che per lui è solo un miraggio lontano. E’ così che deciderà di voler intraprendere questo viaggio interplanetario alla scoperta di questo pianeta per lui inesplorato e alla ricerca della sua unica amica terrestre.

“Per tutta la vita non ho potuto provare niente: la sensazione dell’acqua, del calore di un fuoco, lo sferzare del vento sulla faccia e ora posso farlo!  Ma è nulla rispetto a quello che provo per te. Io ero così impaurito di non riuscire ad essere come voi, ma tu mi hai reso umano Tulsa.”

Trama particolare e non scontata quella di “Lo spazio che ci unisce“. Ho inserito questo film nella lista di quelli da vedere molto tempo fa, ma mi son decisa a vederlo solo qualche giorno fa. Forse anche perché le trame di Netflix non sono poi così in grado di attirare la curiosità: sono due righe quasi insignificanti, che non dicono nulla. Invece mi sono ritrovata davanti un film che mi è piaciuto moltissimo. Non è stato promosso molto dalla critica, difatti in rete sono facilmente reperibili i pareri, che gli danno appena 5/10, nei migliori casi. Tuttavia, dal pubblico è stato molto amato.
Il film si presenta con degli effetti speciali discreti, per essere nel 2018 potevano fare molto meglio, renderli più realistici, molte scene sembrano veramente fintissime e senza ombra di dubbio, in una pellicola del genere è una grossa pecca, trattando di viaggi interplanetari, astronauti, Marte e via discorrendo. Fortunatamente acquisisce punti con la trama, che viene sviluppata molto bene ed è molto chiara. Gardner cresce con gli scienziati del team di Sarah, quindi è molto intelligente, sa come usare a suo piacimento molte loro tecnologie, che è poi il modo in cui riuscirà a svignarsela dalla NASA. Ci troviamo quindi davanti un ragazzo cresciuto con la gravità di Marte che quindi ha ossa e cuore molto deboli per poter vivere sulla Terra. Tuttavia è desideroso di trovare suo padre, di sapere di più su sua madre, di sentirla vicina, essendo convinto di essere stato lui ad ucciderla.
La storia ti tiene incollato allo schermo, crea molta suspance e la storia d’amore con Tulsa, la ragazza con cui ha contatti, soddisfa e scalda anche l’animo più freddo e cinico.
Come dicevo all’inizio, le pecche che trovo costanti in ogni film Netflix è proprio la conclusione. Sebbene lascino intendere molte cose, non danno mai reali risposte e l’idea finale è sempre “e adesso? Cosa succede?” e direi che è l’ultima cosa che un assiduo amatore di film vorrebbe. Trame eccezionali con questi finali un po’ amari. Rispetto ad altri questo sicuramente lo è molto meno, quindi sicuramente qualche passo avanti, rispetto a qualche anno fa, è stato fatto. Un finale del genere lo accetto solo nel caso in cui lasci uno spunto di riflessione, ma qualcosa di chiaro, quindi tutto sommato questo lo accetto discretamente, anche perché il film in sé mi è piaciuto molto.
Abbiamo una storia d’amore svolta su due pianeti diversi, è senza ombra di dubbio ciò che di meglio un animo romantico può desiderare e sperare!!