Wonder – Libri vs Film

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Finalmente Sky si è deciso a dare in onda e, di conseguenza, caricare sull’ondemand il film tratto dal celebre romanzo di R.J. Palacio, “Wonder“.
Ho letto questa estate il libro (clicca qui per la recensione completa del libro) ed ero davvero curiosa di vedere il film, il trailer già prometteva bene, anche se sembrava strappalacrime, cosa che, tutto sommato, il romanzo non è ed alla fine neanche il film. “Wonder” esce nelle sale a fine anno del 2017, è diretto da Stephen Chbosky e distribuito da 01 Distribution.

Il protagonista è August Pullman, un ragazzino di 10 anni nato con una malformazione al viso, che lo rende apparentemente “deforme” e diverso dagli altri bambini, impedendogli di vivere normalmente. Ha subito svariati interventi chirurgici per aggiustare “l’aggiustabile” e migliorare così la sua condizione di salute. Per questi motivi ha sempre studiato in casa, con la madre come insegnante, fino al momento della prima media dove sua mamma gli propone di iniziare insieme a tutti gli altri bambini la nuova scuola, sostenendo che così facendo sarebbe meno traumatico non essendo l’ultimo arrivato. Titubante a questa difficile scelta, Auggie si butterà in questa esperienza, già difficile per ragazzini dall’aspetto più normale, figuriamoci per uno come lui.

Credo che questo film sia in assoluto la migliore trasposizione cinematografica di un romanzo. Non sono state tagliate o omesse parti della storia, non è stato cambiato niente di niente. Così come il libro si legge, così è fatto il film! E’ incredibile, sono rimasta molto contenta di questa cosa, perché, data la tematica, era facile che qualcosa venisse cambiato.’
Gli interpreti sono stati davvero eccezionali, Owen Wilson nelle vesti di Nate Pullman, il padre di Auggie, è stato davvero molto azzeccato. Quando ho letto il romanzo me l’ero immaginato davvero così, nel comportamento, nei modi di fare. Nate è un personaggio ironico e spigliato e pur sempre un padre amorevole e pacato. Owen Wilson gli ha dato tutti questi tratti in modo equilibrato. Jacob Tremblay, nelle vesti di Auggie è stato molto bravo, seppur la sua giovanissima età, essendo nato nel 2006, ha avuto la sensibilità e la pacatezza di interpretare un personaggio così difficile come August Pullman!
Anche Julia Roberts, chiaramente, ma è inutile dirlo, nei panni della madre ansiosa ed amorevole è stata più che perfetta, esattamente come descritta nel libro.
Il film, come il libro, tratta di bullismo che è un tema davvero caldo al giorno d’oggi. Per questo motivo il film è stato vietato ai minori di 10 anni per le scene di bullismo ed il linguaggio utilizzato dai personaggi. Tuttavia il tema viene trattato in modo non pesante e con un epilogo comunque felice, cosa che, con una tematica del genere, non è molto scontata.
L’unica cosa che non mi è piaciuta moltissimo rispetto al romanzo, che è anche l’unica cosa leggermente diversa, è che hanno imbonito un po’ troppo il personaggio del bullo. Nel libro è uno stronzo e stronzo rimane, fino alla fine. Nel film invece sembra quasi che se ne penta, che non sia proprio colpa sua. Insomma, poco verosimile alla fine. Nella realtà è decisamente più facile che sia come nel romanzo!
In conclusione, se vi volete vedere un bel film, commuovervi un pochino, ma comunque avere la consapevolezza che tutto è bene ciò che finisce bene, “Wonder” fa decisamente al caso vostro!

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Hunger Games – Libri vs film

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Mi sono resa davvero conto di non aver ancora parlato di “Hunger Games” nella sezione film! Quale sciagura, amando così tanto la saga ed avendo già parlato dei libri (clicca qui per la recensione). Così ho deciso di rimediare prontamente e quale miglior modo se non con una collaborazione? Difatti in questo articolo troverete la parte puramente dedicata al confronto con i libri, invece sul profilo di Lorenzo, un blogger recensore di film, troverete la parte dedicata al libro in sé, quindi cliccate qui per la review completa!
Bene, ora veniamo al dunque. Senza dubbio non parliamo di un film recente, difatti il primo è uscito nel 2012, diretto da Gary Ross, che è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo best-seller, ambientato in un futuro distopico ed apocalittico.

In un’America post apocalittica dove Katniss, che è la protagonista, vive nella nazione di Panem, che è a sua volta suddivisa in 13 distretti ed è governata da un sistema totalitario. Katniss viene dal dodicesimo distretto, attualmente il più povero, dopo che il tredicesimo è stato annientato in una tentata rivoluzione. Infatti, in passato i cittadini dei distretti hanno tentato più volte una rivolta contro Capitol City, sede del regime autoritario, che per ricordare il fallimento delle loro ribellioni, ogni anno sceglie da tutti i distretti un ragazzo ed una ragazza per gli “Hunger Games“, un combattimento mortale trasmesso come un reality nelle televisioni di tutti, anche dei più poveri, che vede come vincitore l’unico che riesce a sopravvivere.

I libri sono tre, è una trilogia. Nel caso dei film invece, sono stati divisi in quattro. I primi due hanno il loro omonimo, invece l’ultimo, “Il canto della rivolta”, è stato diviso in due parti. E’ stata una divisione molto azzeccata ed interessante. L’ultimo è pieno di informazioni e di azione, quindi dividere per non appesantire e non tralasciare troppe cose salienti è stata la decisione migliore.
Questo è stato uno dei pochi casi in cui ho guardato prima i film iniziali, poi ho letto la trilogia ed infine ho concluso con gli ultimi due. Ciò non mi ha impedito di amare entrambi, perché davvero i film sono notevoli e trovo che siano stati trasposti molto bene dai romanzi. Dalle ambientazioni molto suggestive e particolarmente azzeccate alla caratterizzazione dei personaggi.
Il personaggio di Katniss, in particolare, è il mio preferito. Lo è stato nel libro come nel film, è una ragazza forte e coraggiosa, davvero invidiabile! Trovo che sia stata molto azzeccata Jennifer Lawrence nei suoi panni perché l’ha interpretata egregiamente. Non potevano prendere una Katniss migliore, sia negli atteggiamenti, nelle espressioni, davvero in tutto. Secondo me è il personaggio meglio riuscito, che è stato interpretato meglio in assoluto!
L’unica nota dolente, per me, forse è stato come hanno eclissato un pochino il personaggio di Haymitch che era tra i miei personaggi preferiti della serie e che, specialmente, nell’ultimo è stato accantonato un po’. Nel libro infatti viene raccontata la sua storia, come ha vinto i suoi Hunger Games e cose di questo tipo, invece nel film non ne viene fatta proprio parola. Peccato, perché era davvero interessante ed era perfetto per un personaggio così elaborato e particolare come lui.
La cosa più bella del film invece è che è riuscito benissimo a trasmettere lo stesso messaggio della saga. La stessa riflessione fatta per il libro quindi, non sto a ripetervela rischiando di annoiarvi, ma è impossibile non menzionare la forza del popolo più povero, che ha avuto il coraggio di ribellarsi ad una situazione non umana ed umiliante, da una parte così tanta ricchezza, dall’altra estrema povertà. Il tutto solo tramite un simbolo. Tanti anni di povertà e stenti quando un simbolo, una persona che si è esposta ha ribaltato la situazione totalmente. Fa davvero riflettere. Insomma, ha molti lati positivi e profondi la storia, credo non basterebbero mille articoli per poterne parlare in modo più profondo e scovare tutti i messaggi e le riflessioni che ci può porre!

Che dite? Cosa ne pensate voi?
Vi ricordo di cliccate qui per la recensione completa!

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Io prima di te – Libro vs film

Quello di oggi è uno dei rari casi in cui il film è bello quanto (o anche di più) del libro. Mi capita raramente, ma ogni tanto succede. Parlo di “Io prima di te“, il film tratto dal romanzo di Jojo Moyes, uscito nel 2016 dove abbiamo una bellissima e stravagante Emilia Clarke nei panni di Louisa Clark ed un meraviglioso e affascinante Sam Claflin nei panni di Will Traynor (che abbiamo visto nel film “Resta con me“).

Louisa Clark, chiamata Lou, è una persona molto diversa da Will Traynor: si può tranquillamente dire che siano totalmente opposti. Lou è una ragazza di ventisei anni molto semplice e alla mano: è sempre entusiasta della vita, delle piccole cose. Fa la cameriera in un locale della sua piccola cittadina turistica ed è felice di ciò, ha i suoi clienti affezionati, conosce ormai il suo titolare e le va bene così, non ha grosse pretese. Ha un ragazzo da ormai sette anni, anche se in cuor suo sa di non averlo mai amato veramente, ma tutto sommato è felice della sua organizzata e tranquilla vita. La cosa più pazza che abbia mai fatto nella sua vita è senz’altro quella di vestirsi in modi bizzarri ed apparentemente strani e inusuali.
Will Traynor, invece, ha trentacinque anni ed era un ragazzo al quale la vita apparentemente ha dato ogni cosa: viene da una famiglia benestante, è un uomo di successo, ha una bella fidanzata, un bell’appartamento. Ha girato il mondo, fatto tante di escursioni, belle esperienze in molti posti diversi, belle vacanze. Insomma, pare sia stato baciato dalla fortuna fin quando rimane vittima di un terribile incidente che lo costringe su una sedia a rotelle, senza possibilità di muovere gambe e braccia. Will sa che questo incidente gli ha tolto totalmente la voglia di vivere: sa che la sua vita non sarà mai più quella di prima e sa anche come poter far finire tutta questa agonia.
Quello che non era previsto era che presto Lou sarebbe rimasta inaspettatamente senza lavoro e che sarebbe successivamente entrata prepotentemente nella vita di Will, portando con sé i suoi abiti stravaganti, la sua ingenuità e il suo modo di vivere la vita.

In questo caso ho anche fatto una cosa che faccio davvero molto raramente: ho visto il film prima di leggere il libro. E’ successo quasi per caso, non sapevamo che cosa guardare, mi incuriosiva “Io prima di te”, ne avevo sentito parlare molto bene ed è così che una domenica sera ci siamo messi a vedere questa trasposizione cinematografica. Senza ombra di dubbio ci ha reso molto più triste la domenica sera, che già di per sé non è uno dei momenti più entusiasmanti del weekend!
Non so se è stato perché avevo visto prima il film, ma non sono riuscita ad apprezzare totalmente il libro. Ho trovato il film leggermente più romantico e dolce rispetto al romanzo. Se nel primo abbiamo una Lou che si lascia andare discretamente in fretta e si vive a pieno l’infatuazione e l’innamoramento per Will, nel secondo abbiamo una Lou più frenata, più restia a lasciarsi andare e che, appunto, si concede totalmente all’amore solo quando ormai siamo vicini alla fine. Ovviamente anche il libro è meraviglioso, ma il mio lato romantico è pienamente soddisfatto in maggior modo dal film, dove si vede proprio dall’inizio alla fine questo amore crescere piano piano e sbocciare, lo si assapora e lo si vive di più in tutte le sue forme.
Questo succede anche nel romanzo, ma in modo minore. Non perché non sia innamorata o presa da Will, ma perché è reticente per il fatto che sia il suo datore di lavoro, per le sue condizioni e quant’altro, quindi non l’ho vista totalmente libera, non fin da subito per lo meno.
Questo è stato l’unico aspetto che ho trovato realmente diverso fra i due, perché per il resto, strano ma vero, sono stati molto fedeli al libro, tutte le vicende sono rimaste identiche. L’unica cosa che si disperde, perché qualcosa nella trasposizione cinematografica va comunque sacrificato, sennò avremmo film che durano ore e ore, è il rapporto che Louisa ha con i suoi famigliari, genitori e sorella che è molto complicato tutto sommato, ma non rilevante ai fini della storia.
Successivamente ho letto anche il seguito, “Dopo di te“, ma spero vivamente non abbiano intenzione di trasformare anch’esso in film perché, come per il libro, sarebbe la rovina di una storia romantica e meravigliosa come quella di Will e Lou.
Non vi resta che armarvi di fazzolettini di carta e di un buon plaid per questa visione romantica e drammatica allo stesso tempo. Se vi piace il genere e non vi spiace ogni tanto far cadere qualche lacrimuccia, questo è senz’altro il prossimo film che dovete vedere.

La ragazza del treno – Film vs libri

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Sui miei social, come Instagram (sul quale vi invito a seguirmi), si è discusso molto riguardante questo libro e, di conseguenza, poi del film.
Mi riferisco a “La ragazza del treno“, di Paula Hawkins e regia del film a cura di Tate Taylor. Il libro esce nel 2015, il film nel 2016. Il libro è diventato in pochissimo tempo un best-seller, ha ricevuto molta pubblicità, anche Stephen King si è dilettato nel dare un parere a riguardo. Insomma, pareva fosse davvero un gran successo. Nel film vediamo Emily Blunt nei panni della protagonista, Rachel.

La vita di Rachel non è esattamente una vita invidiabile. Non è più una ragazzina, vive nella camera degli ospiti di una vecchia amica di università, che è abbastanza compassionevole e sciocca da perdonare ogni volta le sue uscite da donna con evidenti problemi di alcolismo. Ogni mattina Rachel prende lo stesso treno, lo conosce come se fosse casa sua, la strada, le case che scorrono. Tutto è sempre uguale ed è il momento della giornata che preferisce: da lì può osservare e fantastica sulla vita delle persone che vede dal finestrino, dalle case che incrocia. Quando il treno si ferma sempre allo stesso semaforo, si trova sempre a spiare la stessa coppia: un uomo ed una donna che a quell’ora fanno colazione sulla terrazza di casa loro. Li osserva, fantastica su di loro, sui loro nomi, i loro lavori. Nella sua mente sono la coppia perfetta, tutto quello che lei vorrebbe o avrebbe voluto dalla sua vita.
Tuttavia una mattina Rachel, sulla terrazza, vede qualcosa che non dovrebbe e da quel momento la sua vita e quella della coppia cambia per sempre e così si trova inspiegabilmente legata a loro. La domanda è che cosa abbia visto Rachel, quella fatidica mattina.

Partiamo dal presupposto che, come avrete visto nella recensione del libro (se non l’avete letta, cliccate qui), a me non è proprio piaciuto. Per carità, c’è molto di peggio, non è un libro illeggibile né così brutto. Diciamo che, per gli appassionati del genere thriller, in particolare quello psicologico, non è proprio il massimo. Molte parti psicologiche dei personaggi andavano assolutamente approfondite, a fine thriller mi sono rimaste molte domande. Tuttavia ho deciso comunque di dilettarmi nel guardare il film, per amore di completezza. Il film, se possibile, mi è piaciuto ancora meno rispetto al libro.
L’interpretazione di Emily Blunt, purtroppo, non mi è piaciuta molto. Rachel me l’ero immaginata molto diversa. Era una donna sempre ubriaca, confusa, un po’ grassottella dopo aver perso la linea a causa dei suoi problemi. Era una bugiarda, diceva bugie a tutto spiano, consapevole di farlo. Tutte queste cose non sono passate tramite la Rachel del film, dove, tutto sommato, era una ragazza mingherlina ed anche abbastanza gradevole.
Nota molto dolente per me è stato il personaggio di Scott, interpretato da Luke Evans, che nel libro era comunque abbastanza rilevante, era un sospettato per la scomparsa della moglie Megan, anche lui avevi i suoi misteri e i suoi lati oscuri. Personalmente mi piaceva anche abbastanza. Tutto ciò non l’ho ritrovato nella pellicola cinematografica, dove Scott era quasi un personaggio irrilevante, che ha avuto ben poco spazio nella storia, anche se è l’unico che, bene o male, era simile fisicamente a quello del thriller e quindi un po’ azzeccato, rispetto agli altri, perché, come avete capito, la scelta degli attori per me non è stata azzeccata proprio per nessuno dei personaggi, proprio nelle descrizioni fisiche erano davvero delle persone diverse e, secondo me, anche caratterialmente.
L’ambientazione è l’unica che mi è piaciuta. Le villette vicino la ferrovia, il sottopassaggio: tutto molto azzeccato e simile alla storia. Una tipica stradina tranquilla di periferia, che tuttavia nel libro era di Londra, nel film diventato New York, ma questa per lo meno è una sottigliezza.
Essendo poi un thriller, ci si aspetta suspance, un po’ di tensione. Personalmente mai avvertita durante tutta la durata del film. Inoltre, all’inizio, ci sono alcune riprese dei personaggi un po’ particolari che, francamente, sembrano rivelare fin da subito il colpevole della scomparsa. L’ho visto con una persona che non aveva letto il libro e dopo i primi due minuti aveva già capito tutto, a causa di queste cose! Quindi, già mi aveva convinta poco il libro, il film ancora meno.
A meno che non abbiate nulla da vedere e vogliate vedere un film poco impegnativo, non ve lo consiglio. Perdete tempo e rimanete con svariati dubbi e domande.

Storia di una ladra di libri – Film vs libro

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Inauguro così la mia rubrica “Film vs libri“. Lo so, a volte può sembrare scontato perché “tanto il libro è sempre più bello”, ma per me non sempre è stato così ed inoltre amo parlare delle differenze e quant’altro, quindi ecco qui la rubrica.
Oggi inauguro la sezione con “Storia di una ladra di libri“. Dopo poco che ho finito di leggere il libro (per la recensione clicca qui), ho voluto subito guardarne il film, mi piace cercare di farlo il prima possibile, per notare così meglio ogni singola differenza.

Il film esce nel 2013, a differenza del libro, datato 2005. Il regista è Brian Percival e vediamo una bellissima e giova Sophie Nélisse nei panni della nostra Liesel, la protagonista.

Siamo nel 1939, in Germania. Liesel sta facendo un lungo viaggio con sua madre ed il suo fratellino più piccolo, che purtroppo non arriverà mai a destinazione: non è riuscito a sopravvivere al viaggio. Il giorno del suo funerale, Liesel scorge un piccolo libro nella neve e lo ruba. Poco le importava che cosa riguardasse quel libro, le bastava averlo. Ed è così che inizia la sua carriera da ladra di libri, in un’epoca in cui esserlo era un vero e proprio rischio alla vita poiché li ruberà anche nelle occasioni meno adatte e pericolose.
Con il suo nuovo libro accoglierà la nuova vita, assieme alla famiglia adottiva al quale è stata affidata. Il suo Papà le insegnerà a capire le piccole scritte presenti all’interno di quel manuale rubato e grazie a lui capirà l’importanza della lettura.
Tutto cambierà quando accoglieranno nella loro cantina un ebreo: per Liesel questo vorrà dire ridimensionare il suo modo, mantenere un segreto troppo grande per una bimba così piccola ed ampliare i suoi orizzonti, che è proprio quello che la Germania nazista cerca di evitare.

Il film, preso singolarmente, quindi senza alcun paragone con il libro, è un bel film. Agli amanti del genere e di quel periodo storico, sicuramente non può non piacere. Una pecca, che ho notato fin da subito, dai primissimi secondi, è un errore, penso, prettamente dovuto al doppiaggio italiano. Mi riferisco al fatto che la morte, che è il nostro narratore, ha una voce maschile, ma parla al femminile. Sebbene io mi fossi immaginata che fosse appunto donna, non sarebbe stato fastidioso avere la voce da uomo, ma il problema sussiste nel momento in cui parla al femminile. E’ bizzarra come cosa e fa anche un po’ ridere. La voce è anche bella per questo ruolo, profonda, dura e dolce quando serve, ma così ha rovinato di molto l’effetto che risulta a tratti un po’ ridicolo.
Lo sviluppo della trama è ben fatto, anche se ci sono alcuni dettagli che vengono compresi molto meglio se si ha alle spalle la lettura del romanzo e senza quest’ultima vengono un po’ persi come se fossero dei banali dettagli, il che è un peccato, anche se ovviamente, riassumente tutte quelle pagine di romanzo in due ore, non è un’impresa da poco, quindi ci può stare, ai fini della storia le cose fondamentali sono tutte presenti.
Sophie Nélisse nei panni di Liesel l’ho trovata molto nelle corde, era proprio come me l’ero immaginata, un’ingenua bambina che si ritrova in una realtà in cui nessun bambino dovrebbe mai trovarsi. E’ smarrita e persa quando si ritrova catapultata in un altro mondo, in casa con persone sconosciute. Stessa cosa vale per Geoffrey Rush, nei panni di Hans Hubermann. Il calore trasmesso da questo personaggio non ha eguali. Mi sarebbe piaciuto che avessero mostrato anche nel film il fatto che è stato lui, con enorme devozione, ad insegnare a Liesel a leggere e scrivere. Tuttavia questo fa parte di quei dettagli che dicevo prima, non fondamentali ai fini della storia, ma comunque gradevoli e purtroppo sacrificati per la durata del film.
Molto attinenti sono state le ambientazioni ed i costumi scelti. Parlando degli anni ’40 e di una realtà difficile, hanno trasmesso a pieno l’ansia, la paura che si poteva respirare in quelle strade, in molte scene l’inquietudine era palpabile, come se ci si ritrovasse lì, con loro. Un’unica pecca mi viene in mente, riguardo alle ambientazioni, al fatto che sono stati forse un po’ troppo dolci nel mostrare alcune situazioni. Si parla della seconda guerra mondiale, di bombe lanciate su intere città e popolazioni. Non amo cose troppo sanguinolente o impressionanti, ma nel film in alcune scene dove venivano mostrate città bombardate da poco, si vedevano corpi totalmente intatti, privi di vita, ma pur sempre intatti, con tutti gli arti, senza ferite e senza graffi. Non è troppo verosimile, piuttosto era meglio non mostrare nulla e alludere solamente, secondo me.
Alcuni dettagli a parte, il film è ben fatto e preciso. Non si può guardare questo film e non rimanerne scossi.