Dov’è la tua casa (2020)

Come già vi ho detto più volte, gli spagnoli non smettono di stupirci fra film e telefilm. Oggi è il turno di un esilarante thriller psicologico uscito da poco sulla piattaforma Netflix: “Dov’è la tua casa?“. Dal 25 Marzo è disponibile alla visione, è un film diretto e scritto da David Pastor e Àlex Pastor.

Protagonista del film è un famoso dirigente rimasto disoccupato che per sopravvivere e avere un po’ di fondi liquidi è costretto a vendere il suo appartamento. Passati alcuni mesi scopre di avere ancora le chiavi della sua vecchia casa. Ma decide di non darle ai nuovi inquilini (che per qualche oscura ragione non hanno cambiato la serratura). Con ancora le chiavi in mano si lascia travolgere dai cattivi pensieri e diventa ossessionato dalla famiglia che adesso vive in quella casa. Quasi spinto da pensieri che mai avrebbe immaginato, cerca in tutti i modi di tornare alla vita che aveva prima e a quell’appartamento senza però pensare a tutti i disagi e i problemi che naturalmente crea ai nuovi inquilini…Parte così un thriller psicologico che fa leva sulle paure più profonde di ciascuno di noi, quel terrore di avere qualcuno in casa senza nemmeno saperlo, di aver qualcuno così ossessionato da non lasciarci andare.

Come amo i thriller psicologici nei libri, li amo anche nei film. Quando ne esce uno nuovo sono come una bambina davanti ad una gelateria. Devo scoprire subito tutto.
Non vi mentirò, questo film mi è piaciuto da impazzire, dall’inizio alla fine è un crescere di tensione e inquetudine, andiamo a scavare nella parte più remota e oscura di una persona, le sue radici, quello che avviene nella testa quando ci ritroviamo sradicati da quella che è la nostra vita e le nostre abitudini.
Una menzione d’onore, per me, la merita inoltre il finale, che per ovvi motivi non vi dirò, perché è davvero esilarante. Per niente banale, un colpo di scena vero e proprio. Siamo abituati a ben altro in film di questo tipo e il fatto che si sia differenziato, me lo ha fatto piacere molto di più.
Ho letto di recensioni abbastanza avverse rispetto a questa nuova uscita, ma io davvero non ci ho trovato molti difetti, se non forse la narrazione un po’ lenta rispetto a quella a cui siamo abituati, ma in un thriller penso che ci stia davvero molto bene e sia molto azzeccato.
Insomma, come avete capito, mi è piaciuto molto, se vi piacciono i thriller psicologici, secondo me non potrete fare, quanto meno, di apprezzarlo in tutte le sue bellissime sfaccettature!

Il silenzio della città bianca (2020)

Il silenzio della città bianca” è un film del 2020, uscito sulla piattaforma Netflix, diretto da Daniel Calparsoro e tratto dal libro omonimo di Eva García Sáenz de Urturi. E’ un thriller dal sapore ipnotico e accattivante, con un trama avvolta totalmente nel mistero.

Tasio Ortiz de Zárate sta per lasciare la prigione per il suo primo permesso. E Tasio non è uno qualunque: brillante archeologo, protagonista della scena culturale e pop con le sue trasmissioni televisive che hanno conquistato il pubblico vent’anni fa, il professore è finito in galera per omicidio. Tasio Ortiz de Zárate è stato condannato come serial killer. È accusato di aver ucciso seguendo una logica macabra, lungo un percorso ideale nella tranquilla città di Vitoria. Una città che ora si ritrova immersa nel terrore di tanto tempo fa. Perché alla libertà di Tasio corrisponde una nuova ondata di crimini. La prima coppia viene ritrovata nella Cattedrale Vecchia, due ragazzi di vent’anni nudi in una posa di sconvolgente tenerezza. Mentre le indagini sono solo all’inizio, i corpi di due venticinquenni compaiono nella Casa del Cordone, in pieno centro e durante la festa di San Giacomo. E il giovane ispettore Unai López de Ayala inizia la caccia. Per lui non si tratta soltanto di fermare la scia di morte, ma di vincere la sfida contro la mente criminale che lo ha coinvolto personalmente. E di dimostrare al suo capo, l’affascinante Alba, che seguire le regole non è sempre la migliore strategia.

Il libro da cui è tratto l’omonimo film

Non so come iniziare questa recensione perché infondo mi spiace per quello che dovrò dire. A me questo film non è piaciuto. La trama la trovavo misteriosa, intrigante. Pieno di curiosità decido quindi di vederlo, per poi rimanerne brutalmente delusa, peccato, la trovo un’occasione mancata.
Ora vi spiego meglio, perché non mi piace bocciare a prescindere senza una buona motivazione. Il film di base è ben fatto, le ambientazioni, la trama di base. E’ tutto molto accattivante, ha quel velo di mistero dovuto alla misticità dei fatti accaduti, un serial killer che, potenzialmente, sembra avere un profilo molto particolare. Il problema di questa pellicola sta nel suo sviluppo. Durante tutta la durata del film si aprono costantemente sottotrame che portano a dei buchi di trama allucinanti perché le cose non vengono spiegate a dovere. Quello che succede, quindi, durante la visione, è che, a un certo punto, non tieni più il filo del discorso e perdi l’attenzione per quello che stai guardando. Come vi dicevo prima, è davvero un peccato perché i presupposti per fare un bel film c’erano tutti davvero, ma temo si siano persi in un bicchier d’acqua. La cosa, inoltre, mi stupisce dal momento in cui è tratto da un libro. Il thriller in questione non l’ho letto, non so dire quindi se il problema derivi proprio da lì o se si è perso qualcosa (direi anche più di qualcosa) nella trasposizione. Vi aggiornerò se, prima o poi, sarò clemente e deciderò di darmi una risposta a questo terribile quesito.
In conclusione non me la sento di consigliarvelo, anche se magari con questa recensione vi ho messo più curiosità che altro. A me è sembrato di perdere tempo, mi sono proprio annoiata in alcuni momenti. Che dire? Non si può brillare sempre.

Ricchi d’amore (2020)

Eccoci con un nuovo film marcato Netflix. Questa a volte a sorprenderci non è un film spagnolo, che stanno spopolando sulla piattaforma negli ultimi tempi, ma bensì un film.. Brasiliano! Inutile dire che, anche loro, potrebbero fare strada!
Mi riferisco, chiaramente, a “Ricchi d’amore“, uscito a fine aprile 2020, regia di Bruno Garotti. Ora veniamo alla trama!

I protagonisti di questa rom-com sono Teto e Paula. Lui è un giovane spensierato, figlio di un ricco imprenditore di pomodori, che ha una sorta di sindrome di Peter Pan e vuole solo continuare a divertirsi con i soldi di suo padre. Lei è una ragazza di estrazione umile che, al contrario, vuole essere indipendente e studia Medicina per realizzare i propri sogni.
La tranquillità di Teto viene sconvolta improvvisamente quando suo padre gli annuncia che dovrà cominciare anche lui a lavorare. 
Il ragazzo si gode l’occasione del Festival del Pomodoro, in paese, come ultimo momento di fiesta. Proprio qui conosce Paula e, per fare colpo su di lei, le mente dicendole di essere povero. Aiutato dall’amico Igor, figlio dei braccianti di suo padre, finirà a Rio de Janeiro trascinato in una girandola di equivoci e situazioni esilaranti, nel tentativo di fare breccia nel cuore di Paula. A complicare ulteriormente la situazione ci si metteranno anche le amiche di lei: Alana, Raíssa e Kátia.
(Fonte: nospoiler.it)

Cosa si può dire intanto di questo film? Beh, senza ombra di dubbio che è una bellissima commedia. Sebbene la storia non sai fra le più originali, perché insomma, un ricco che si finge povero che fare breccia nel cuore di una donna a cui non interessano i soldi, è una trama abbastanza scontata, ma nonostante ciò si distingue come pellicola.
Mi è piaciuta particolarmente l’ambientazione che è stata data, l’azienda di pomodori innovativa.. non so, ha fatto breccia nel mio cuore!
Detto ciò, è un film romantico, leggero, che ha come sfondo una Rio De Janeiro spettacolare e mozzafiato, tutto sommato una buona interpretazione dei personaggi. Insomma, le carte in regola per essere un film gradevole ci sono tutte. Ovvio, se vi aspettate qualcosa di particolarmente innovativo, non fiondatevi su questa nuova uscita, ma se le vostre intenzioni sono quelle di divertirvi, guardare un film leggero, romantico, “da occhia a cuoricino”.. Beh, è proprio quello che stavate cercando!!

La verità di Grace (2020)

La verità di Grace“, diretto da Tyler Perry, esce nel 2020 sulla piattaforma Netflix. Un nuoto thriller marcato tutto Netflix ed è inutile dire quanto risultasse interessante anche solo dal trailer. Colmo di tensione e sorprese! Ma vediamo prima la trama!

Grace è una donna che, dopo aver divorziato, viene sopraffatta dalle sue fragilità e dalla malinconia di poter ritrovarsi sola per sempre. Proprio quando sembra aver perso ogni speranza di potersi innamorare ancora, conosce un affascinante e misterioso uomo. Quest’ultimo è giovane e carismatico e conquista subito il suo cuore, con piccoli e semplici gesti. I due si sposano, tuttavia la ritrovata serenità di Grace è destinata a finire ben presto. L’uomo si rivela meschino, capace di approfittare della sua vita intera, lavoro, casa, tutto. Grace, distrutta, aggredisce il marito e ne confessa l’omicidio, ma il corpo non viene mai ritrovato. Jasmine Bryant, che ricopre il ruolo di avvocato difensore in questo primo incarico, non è pienamente convinta della sua colpevolezza. La donna seguirà qualsiasi pista pur di scoprire la verità su questo caso.

Da brava appassionata di thriller, non solo quando si tratta di libri quindi, non potevo farmi sfuggire questa chicca. Visto appena uscito, fresco fresco di caricamento, non poteva piacermi di più. Il film ha un bel ritmo, è incalzante, è un continuo crescere di tensione, tiene ben saldo l’interesse per tutta la sua intera durata. Da un thriller non ci si dovrebbe aspettare niente di meno, ma sappiamo che non è scontato d’altronde. Insomma, non delude per niente le aspettative.
Inoltre, se per tutta la durata si può avere il pensiero che possa essere una storia scontata e già vista, il finale ha un sapore del tutto sorprendente e, oserei dire, sconvolgente! Io non ho pensato neanche per un attimo che fosse scontato, ma il mio fidanzato sì, per quello ve lo dico, ogni percezione può essere diversa. In ogni caso, qualsiasi congettura, qualsiasi possibile risoluzione vi venga in mente, il film vi stupirà totalmente, lasciandovi letteralmente esterrefatti!
L’unica cosa che non mi ha fatto impazzire, ma si tratta pur sempre di una piccolezza, ho trovato un po’ scontato il personaggio dell’avvocato protagonista che si impegna nella risoluzione del caso. Essendo centrale alla storia, ho pensato fosse inconsistente e poco d’impatto. Come vi ho detto, rimane comunque una piccolezza essendo incentrato sulla storia di Grace, non è un elemento disturbante, ecco.
Quindi, vi consiglio di guardarlo quanto prima, fidatevi, non ve ne pentirete!

Lost Girls (2020)

Lost girls” è il nuovo film originale Netflix, uscito a fine Gennaio 2020. Il film è tratto da una storia vera, di uno dei serial killer più oscuri degli Stati Uniti. Dopo aver visto il film, mi sono informata sulla storia reale perché mi aveva incuriosita moltissimo. Il film porta alla luce svariate oscurità su questo caso e molte falle burocratiche e operative riguardante la polizia e le autorità in generale. Andiamo per gradi passando alla trama!

Mari Gilbert è madre di tre figlie, ma un giorno la loro vita viene irrimediabilmente sconvolta. La più grande delle sorelle scompare senza lasciare traccia e nessuno sa dire cosa sia successo alla ragazza.
Da qui ha inizio il vivo di questa storia. Mari e le sue figlie partono alla disperata ricerca della ragazza, sicure di poterla trovare viva. In realtà, la mancanza della giovane crea sgomento e incertezza in tutti i protagonisti. La madre, però, continua le sue ricerche e non ha intenzione di fermarsi nemmeno davanti agli ostacoli imposti dalla polizia stessa.
Le sue ricerche si fanno sempre più complicate quando portano la protagonista a scontrarsi con un altro grande mistero. Le indagini sulla scomparsa della figlia di Mari vengono ricollegate a una serie di strani crimini. I protagonisti trovano i corpi di quattro ragazze. L’attenzione si sposta su omicidi irrisolti di giovani lavoratrici del sesso a Long Island, tutti avvenuti per mano dello stesso serial killer. A questo punto, tutti si chiedono se la scomparsa della ragazza abbia a che fare con questi omicidi e chi sia il vero assassino.

Come vi dicevo prima, il film porta alla luce svariate cose, fra cui il fatto che si concentra su un personaggio, quello del dottore, che nella realtà non è mai stato realmente un sospettato sebbene i moventi fossero tutti presenti.
Quando ho iniziato a guardarlo non conoscevo la reale storia, non sapevo neanche che fosse tratto da una storia vera e mi stava quindi un po’ annoiando, essendoci poca azione. Essendo tratto da una storia realmente accaduta, invece, è normale che sia così e suscita molto più interesse ed attenzione.
Il film, da quello che ho letto, non rispecchia totalmente la realtà dei fatti, almeno non in tutti, ci sono degli adattamenti cinematografici, come il fatto che nel film la protagonista ha 3 figlie invece di 4, come è in verità. Tuttavia nulla di rilevante, è comunque molto interessante anche vedere alla fine i sottotitoli che dicono come stanno le cose attualmente. Ovvero che il caso è tutt’ora irrisolto e allo stato iniziale, con tante oscurità e cose celate. Oltre a comunicare la triste fine della protagonista che è morta per mano di sua figlia, con gravi problemi come la schizofrenia.
Insomma, sicuramente non un film leggero, come d’altronde molti film tratti dalla realtà, ma è senza dubbio molto interessante perché vengono alla luce molte cose. Ad esempio, leggendo della storia, ho letto che ad indagare a questo caso è stato un poliziotto che aveva dei precedenti come favoreggiamento a dei criminali e a vari stupri, ma nonostante tutto non è mai stato condannato o allontanato dal proprio lavoro. Che dire a riguardo? E’ sempre interessante sapere queste cose, non so voi, ma ci si tiene ben legati alla realtà. Ad oggi, nel 2020, il caso è ancora irrisolto e, di conseguenza, il serial killer ancora in totale libertà.

Storia di un matrimonio (2019)

Reduce da svariate candidature agli oscar 2020, di cui uno aggiudicato, oggi parliamo di “Storia di un matrimonio“, scritto e diretto da Noah Baumbach, con l’interpretazione di Scarlett Johansson. Il film è disponibile sulla piattaforma Netflix. Nei mesi passati ho visto un sacco di gente che ne parlava, mi sono incuriosita, l’ho messo nella lista e così, finalmente, sono riuscita a recuperarlo. Lo ammetto, dovevo essere pronta, perché, già dal trailer, sapevo che non era un film “semplice” da guardare.

Storia di un matrimonio” segue la storia di Charlie, regista teatrale, e Nicole, sua moglie e attrice, sposati con un bambino. Lei è una madre affettuosa e complice, lui un padre attento e presente. Ognuno apprezza l’altro, sia nei suoi pregi che nei difetti. La madre di Nicole adora Charlie a tal punto da considerarlo più un amico che un genero. Sembra il ritratto di una piccola famiglia perfetta, ma c’è qualcosa che non va. Un tassello si inclina, portando la coppia a quella che sembra l’unica soluzione alla loro infelicità: il divorzio.

Come vi dicevo, ho tentennato un po’ per vedere questo film, non perché non mi incuriosisse, anzi, ma dovevo esserne pronta. Mettermi lì, comoda comoda e godermelo. Dai vari spezzoni visti dai trailer di Netflix e da ciò che leggevo, avevo intuito che non fosse il solito film d’amore. Parla pur sempre d’amore, ma nella maniera più veritiera possibile.
“Storia di un matrimonio” è un film forte, d’impatto. E’ difficile rimanere impassibili di fronte a questa storia, reputo l’interpretazione dei due protagonisti davvero fantastica, sentita fino alla fine. Hanno interpretato una vera e propria coppia in crisi alla perfezione, i litigi, le urlate, la rabbia, la tristezza, le difficoltà. Non si sono privati di niente. Vi posso giurare che nei momenti critici mi veniva la pelle d’oca talmente sembrava così reale. Questa è stata la sensazione percepita durante tutta la durata del film: realtà. La nuda e cruda realtà.
Alla conclusione ti rimane un po’ l’amaro in bocca, perché spiace che sia davvero così reale da farti quasi star male. Io, inoltre, ho un debole per la Johansson, mi piace molto come attrice e ha mostrato più volte di essere assai versatile. Questa per me è stata l’ennesima conferma, davvero, è una garanzia.
Ve lo consiglio caldamente, se non avete paura delle storie vere, di vita vissuta e meno sognata, non ve ne pentirete.

The titan – Netflix

Abbiamo già appurato che Netflix ormai sta andando verso la direzione fine del mondo e similari. Credo che l’80% dei film che sforna negli ultimi tempi, siano dedicati a fine del mondo, scenari apocalittici e via dicendo. Oggi parliamo di “The titan” che non è assolutamente da meno!
The titan” esce nel 2018, diretto da Lennart Ruff con protagonisti Sam Worthington e Taylor Schilling.

Siamo nel 2048. La Terra è seriamente in difficoltà e non riesce più ad ospitare la vita come un tempo. L’Uomo l’ha messa troppo sotto sforzo ed ora ne sta presentando il conto che è piuttosto amaro. Rick Janssen è il pilota dell’aeronautica militare americana e viene scelto per partecipare ad un esperimento di evoluzione forzata che promette di trasformarlo in un superumano in grado di sopravvivere su Titano che è un pianeta diverso dalla Terra e molto più ostile. Questo esperimento, nonostante vada a buon fine, metterà in serio pericolo la vita della famiglia Janssen.

La prima cosa che mi viene in mente ripensando a questo film è senza ombra di dubbio la scenografia. Alcuni scenari sono davvero suggestivi, i cambiamenti sull’aspetto fisico delle persone sul quale avviene l’esperimento fatti realmente benissimo e, per questo, molto impressionanti!
Per me questo è il film più bello che ho visto da Netflix negli ultimi tempi. Mi è davvero piaciuto moltissimo e ho adorato ritrovare Taylor Schilling che, per chi non lo sapesse, l’abbiamo già vista nella serie TV originale Netflix “Orange is the new black” nelle vesti di Piper, una delle protagoniste. Non pensavo potesse essere così versatile, quando ho visto che era lei non credevo fosse in grado di fare anche un film d’azione, avendola conosciuta prima in “Ho cercato il tuo nome”, il film romantico/drammatico tratto dal romanzo di Nicholas Sparks, e poi nella serie TV sopracitata. Invece mi ha sorpresa, è stata davvero brava e degna di nota.
Il film chiaramente è pieno di tensione e di angoscia. Il cambiamento che subiscono le persone soggette all’esperimento non è per nulla scontato, se siete impressionabili, non è un film che potete guardare senza tapparvi gli occhi in alcune scene, fidatevi! Fatta questa premessa, ve lo consiglio caldamente se amate scenari apocalittici unito ad un po’ di fantascienza perché anche la fase dell’esperimento è molto ben fatta e molto interessante.
In ultimo, ma non per importanza, il finale merita una considerazione. Insomma, dalla trama che vi ho detto e se vi dico che il film è pieno di azione e quant’altro, che cosa vi aspettate che possa succedere in conclusione? Quando ho iniziato a vederlo avevo pensato a varie opzioni. Beh, vi posso dire che qualsiasi cosa mi e vi sia venuta in mente… No, non è così. Il finale, per me, è stato un colpo di scena. Un bellissimo colpo di scena, non me lo sarei mai aspettato e non ci avrei neanche mai creduto. Ed è bello quando è così perché ormai, stupire con un finale non è una cosa semplice e, soprattutto, da Netflix non me l’aspettavo dato che ormai sembrano abbastanza fissati con quei finali che alla fine ti fanno esclamare solamente “ma che cazz…”
Detto ciò, lasciatevi stupire da “The titan“. Non ve ne pentirete.

Fino all’osso – Netflix

“Fino all’osso” è stato nella mia lista dei film da vedere da quando è uscito praticamente e finalmente mi sono decisa a vederlo. Ero un po’ restia data la tematica molto particolare al quale sono molto sensibile, dovevo avere l’umore giusto insomma.
Fino all’osso” esce nel 2017, è un prodotto originale Netflix, diretto da Marti Noxon ed è il suo debutto in questa carriera. Nei panni di Ellen, la protagonista, abbiamo Lily Collins, nota, fra i vari titoli, per aver interpretare Biancaneve, in “Biancaneve” con Julia Roberts, nel 2012.

Ellen ha vent’anni e viene da una situazione famigliare molto complessa. Il padre è sempre molto assente nella sua vita, lavora costantemente per mantenere la sua nuova famiglia e la sua madre biologica.
La vita di Ellen è stata molto provata dal divorzio dei suoi genitori e nel tempo ha sviluppato una grave forma di anoressia. L’obbiettivo per Ellen è quello di contenere fra pollice e indice il suo braccio e nel corso della sua malattia diventa una vera e propria ossessione.
La sua matrigna, non sapendo più come gestire questa situazione ed essendo già state inutili le ultime terapie effettuate, decide di fargliene tentare un’ultima, da un noto dottore che tratta queste malattie, prima di rispedirla a casa della sua madre biologica, a Phoenix. Questa terapia prevede che Ellen venga ospitata presso un centro di riabilitazione. Ellen, seppur titubante accetta e i metodi del dottor Beckham si rivelano molto inusuali e la accompagneranno in un viaggio per la conoscenza di sé stessa.

Emozionante, straziante. Sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente ripensando a “Fino all’osso“. Il film è un continuo di alti e bassi. Anzi, a dire il vero più bassi che alti perché quello che succede ad Ellen è andare sempre più in basso, sempre di più nel baratro, sempre di più verso il fondo. La vediamo raschiare il fondo e sprofondare metri sotto terra prima che riesca a trovarsi.
Come viene specificato all’inizio, al film hanno lavorato persone che queste vicende le hanno vissute, pertanto non veniamo preservati da niente. Il film è totalmente nudo e crudo, tutte le problematiche, tutte le cose brutte che possono capitare e succedere a chi soffre di questa terribile malattia sono cose del quale lo spettatore non viene privato. Se siete troppo sensibili, non vi consiglio assolutamente la visione perché quello che vedrete può turbare seriamente la vostra sensibilità purtroppo. Se invece volete farvi accompagnare alla scoperta e alla consapevolezza di chi ne soffre, non potrete far altro che farvi emozionare e farvi spogliare totalmente dalle vostre inibizioni. Spesso su queste tematiche si tende a nascondere la testa sotto la sabbia, se il problema non lo vedo non c’è. Invece sono sempre di più le persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, che soffrono di questa malattia tanto da dover essere intubati per poter nutrirsi.
Lily Collins è stata molto brava a rappresentare questa cosa, secondo me fra le sue migliori performance, sebbene non abbia visto chiaramente tutto il suo operato. Ha reso perfettamente il concetto, le difficoltà della malattia, la drammaticità della situazione. Davvero notevole.

Bird box – Netflix

Dopo averne sentito molto parlare, mi sono decisa anch’io a guardare “Bird box“, sebbene dal trailer non mi entusiasmasse particolarmente (non sono una gran fan di film inquietanti, sono una fifona!!).
Bird box” è un film Netflix del 2018, tratto dall’omonimo romanzo, diretto da Susanne Bier, con protagonista niente di meno che Sandra Bullock!

Il film è ambientato in un futuro post apocalittico. La protagonista è Malorie che è una pittrice in attesa di un bambino. Sta dipingendo mentre chiacchiera con sua sorella quando sente al telegiornale di questa strana epidemia, che porta al suicidio di massa, che sta avvenendo in Russia.
Malorie e la sorella vanno in ospedale per un ecografia di controllo quando, tornando verso casa si rendono conto che l’epidemia li ha raggiunti. Senza che neanche se ne accorga, Malorie vede sua sorella suicidarsi proprio davanti ai suoi occhi. Inizia così la sua corsa in cerca di salvezza, quando entra in casa di Greg, dove c’è una cerchia molto ristretta di persone che sono riuscite a salvarsi e a mettersi al sicuro. Mentre cercano di capire cosa stia succedendo, i suicidi all’esterno continuano ed arrivano alla conclusione che lì fuori c’è qualcosa che, se viene visto, porta la gente ad impazzire e a suicidarsi. Col tempo capiscono che non tutti vengono colpiti..

Credo senza ombra di dubbio che Netflix sia fortemente ossessionata dalla fine del mondo. Su x film che escono, almeno tre quarti sono ambientazioni apocalittiche ai margini della fine del pianeta.
Bird box” non è da meno e come al solito si rivela un film carico di azione, di suspance e di pura tensione. Quello che io chiamo “il tocco Netflix” è ben palpabile anche in quest’ultima uscita.
A differenza di altri film questa non è una pellicola cinematografica con particolari effetti speciali. Si svolge prevalentemente al chiuso, essendo che nessuno può realmente guardare fuori, se non con delle bende sugli occhi per evitare di vedere “la cosa“. E dico “la cosa” perché, come al solito, non ci è permesso di capire e di vedere. Come in ogni film Netflix apocalittico non è mai possibile capire cos’è che sta succedendo, cosa crea scompiglio. Insomma, non si arriva mai alla fonte del problema e rimani sempre un po’ perplesso nei finali. Mi ricordo bene il finale di “La fine“, altro film della piattaforma, che mi ha lasciata davvero basita. In quel caso passi tutto il film in tensione, seguendo le azioni dei protagonisti e alla fine sembra che tutto venga interrotto prima di scoprire tutto. E’ una cosa che odio riguardo ai loro film, sembra davvero che sia un vizio. In questo caso non è da meno, anche se non come in quel caso, almeno una sorte di conclusione c’è.
Questo particolare a parte, mi è piaciuto molto e l’ho trovato davvero ben fatto e la Bullock come protagonista per niente deludente, anzi, è stata formidabile. Quanto può essere difficile girare molte scene ad occhi chiusi o con una benda? Insomma, sicuramente non la cosa più simpatica del mondo, capiamoci!
La story line ha un senso compiuto, non ci sono buchi temporali o cose poco chiare e poco definite, si seguono cinque anni di vita dal momento dello scoppio dell’epidemia, quindi come sono sopravvissuti, cosa hanno fatto, come sta andando il mondo alla ricerca della salvezza. Si ha quindi un presente alternato con il passato, per avere una visione a 360 gradi di tutto.
Se siete deboli di cuore tuttavia non vi consiglio la visione: vedere gente che si suicida nei modi più.. crudi (?) possibile è davvero impressionante ed inquietante! Altrimenti preparate pop-corn da far cadere al primo salto di spavento e armatevi di un plaid caldo ed immergetevi nella visione!

Lo spazio che ci unisce

Non so voi, ma quando devo parlare di un film originale Netflix, ho sempre un po’ l’amaro in bocca. Secondo me ha ancora molto margine di crescita. Per quanto riguarda le serie TV lo trovo imbattibile, ma sui film qualche metro di strada c’è ancora da fare. Lo “stile Netflix” è inconfondibile, si distingue molto dagli altri, per azione e tensione, anche in quelli più romantici ed è questo a renderlo speciale.
Come detto prima, le serie TV le amo, tutte quelle che ho visto mi sono sempre piaciute, ma sui film ho sempre qualche riserbo perché, sebbene le trame siano belle, intriganti e in linea coi tempi, lo sviluppo della storia non è sempre quello che mi aspetto. Ma veniamo ad oggi, che parliamo di “Lo spazio che ci unisce“. Esce nel 2017, regia di Peter Chelsom e prodotto, appunto, da Netflix e lo possiamo collocare nel genere drammatico/sentimentale. Tra i principali protagonisti abbiamo attori come Asa Butterfield, Gary Oldman e Britt Robertson.

La missione è ben chiara: poter vivere su Marte. E’ con questo obbiettivo che partono gli astronauti, per poter studiare e vedere se è possibile per gli esseri umani poter vivere su Marte e diventare a tutti gli effetti cittadini di Marte. La squadra così, dopo una breve presentazione, parte per la missione, a capo di Sarah Elliot. Tutto procede bene nel viaggio verso il pianeta quando Sarah si rende conto di essere incinta. Decidono così di tenere il segreto, di non dirlo a nessuno e di farla partorire su Marte, sebbene sia un terreno totalmente inesplorato e non si sappia realmente il feto come reagisce all’atmosfera differente e alle condizioni climatiche ben diverse da quelle terrestri. Sarah partorisce, assistita dai suoi colleghi, ma dopo aver dato alla luce Gardner ha un arresto cardiaco e muore.
Dopo sedici anni da questo episodio, Gardner è ancora segreto al mondo, nessuno sa della sua esistenza e lui è il primo abitante effettivo di Marte della storia. Costantemente controllato dal team nella sua crescita, Gardner viene cresciuto dagli scienziati, è molto intelligente e sveglio e negli anni ha sporadici contatti con una ragazza sua coetanea che abita sulla Terra, il pianeta dal quale viene che per lui è solo un miraggio lontano. E’ così che deciderà di voler intraprendere questo viaggio interplanetario alla scoperta di questo pianeta per lui inesplorato e alla ricerca della sua unica amica terrestre.

“Per tutta la vita non ho potuto provare niente: la sensazione dell’acqua, del calore di un fuoco, lo sferzare del vento sulla faccia e ora posso farlo!  Ma è nulla rispetto a quello che provo per te. Io ero così impaurito di non riuscire ad essere come voi, ma tu mi hai reso umano Tulsa.”

Trama particolare e non scontata quella di “Lo spazio che ci unisce“. Ho inserito questo film nella lista di quelli da vedere molto tempo fa, ma mi son decisa a vederlo solo qualche giorno fa. Forse anche perché le trame di Netflix non sono poi così in grado di attirare la curiosità: sono due righe quasi insignificanti, che non dicono nulla. Invece mi sono ritrovata davanti un film che mi è piaciuto moltissimo. Non è stato promosso molto dalla critica, difatti in rete sono facilmente reperibili i pareri, che gli danno appena 5/10, nei migliori casi. Tuttavia, dal pubblico è stato molto amato.
Il film si presenta con degli effetti speciali discreti, per essere nel 2018 potevano fare molto meglio, renderli più realistici, molte scene sembrano veramente fintissime e senza ombra di dubbio, in una pellicola del genere è una grossa pecca, trattando di viaggi interplanetari, astronauti, Marte e via discorrendo. Fortunatamente acquisisce punti con la trama, che viene sviluppata molto bene ed è molto chiara. Gardner cresce con gli scienziati del team di Sarah, quindi è molto intelligente, sa come usare a suo piacimento molte loro tecnologie, che è poi il modo in cui riuscirà a svignarsela dalla NASA. Ci troviamo quindi davanti un ragazzo cresciuto con la gravità di Marte che quindi ha ossa e cuore molto deboli per poter vivere sulla Terra. Tuttavia è desideroso di trovare suo padre, di sapere di più su sua madre, di sentirla vicina, essendo convinto di essere stato lui ad ucciderla.
La storia ti tiene incollato allo schermo, crea molta suspance e la storia d’amore con Tulsa, la ragazza con cui ha contatti, soddisfa e scalda anche l’animo più freddo e cinico.
Come dicevo all’inizio, le pecche che trovo costanti in ogni film Netflix è proprio la conclusione. Sebbene lascino intendere molte cose, non danno mai reali risposte e l’idea finale è sempre “e adesso? Cosa succede?” e direi che è l’ultima cosa che un assiduo amatore di film vorrebbe. Trame eccezionali con questi finali un po’ amari. Rispetto ad altri questo sicuramente lo è molto meno, quindi sicuramente qualche passo avanti, rispetto a qualche anno fa, è stato fatto. Un finale del genere lo accetto solo nel caso in cui lasci uno spunto di riflessione, ma qualcosa di chiaro, quindi tutto sommato questo lo accetto discretamente, anche perché il film in sé mi è piaciuto molto.
Abbiamo una storia d’amore svolta su due pianeti diversi, è senza ombra di dubbio ciò che di meglio un animo romantico può desiderare e sperare!!