Shazam

Dopo “Aquaman“, eccoci qui a parlare di un altro supereroe targato DC Comics! “Shazam” esce il 3 Aprile 2019, prodotto da Warner Bros, DC Entertainment e New Line Cinema, distribuita da Warner. Zachary Levi è l’interprete del supereroe in questione, ma fatemi nominare la breve ed incisiva partecipazione di Adam Brody, che ha reso molto felice la quindicenne che è rimasta in me che ha amato la serie televisiva “The O.C“!

Nel 1974, Thaddeus Sivana è in macchina con suo padre e suo fratello mentre discutono animatamente sulla sua immaturità. All’improvviso viene trasportato magicamente alla Rocca dell’Eternità, un tempio magico ubicato in un’altra dimensione. Qui incontra il mago Shazam, l’ultimo del consiglio dei Sette Maghi che, ormai anziano e con poche forze per tenere a bada i Sette Peccati Capitali imprigionati in sette statue che li raffigura è alla ricerca di un puro di cuore che possa prendere il suo posto, ma dopo che Thad cede alle tentazioni delle statue, lo rimanda al suo posto perché non è degno di tutto quel potere.
Al giorno d’oggi, Billy Batson è orfano da molti anni, ha passato varie famiglie affidatarie, da dove è sempre scappato per andare alla ricerca di sua madre che lo abbandonò quando era molto piccolo. Adesso è costretto a stare con la famiglia Vasquez che ha dato una casa a tanti ragazzi bisognosi come lui. Una sera, tornando a casa, Billy viene trasportato nella dimensione della Rocca dell’Eternità, dove mago Shazam vede in lui un cuore puro e decide così di passargli i suoi poteri prima di morire. Ora Billy si ritrova ad avere molte responsabilità, ma non sa se ne è all’altezza.

Inutile dire che sono andata al cinema con poche aspettative. Ho letto pareri molto discordanti, ma io già dall’anno scorso, che avevo letto di questa uscita, ero poco fiduciosa. Ci ho preso in pieno, vi starete chiedendo (o forse no, ma ve lo dirò comunque? Ni. Sì e no. Ho trovato il film molto bello e gradevole almeno fino a metà. Ci sono alcuni scambi di battute che funzionavano molto bene e facevano ridere seriamente ed altri che erano banali e visibilmente forzati. Avete presente l’effetto “Thor: the Ragnarok”? Ecco, la stupidità di alcune scene era molto simile. Tutto ciò, comunque, sommato ad una grafica eccezionale e a degli effetti molto ben fatti, l’hanno reso godibile per la maggior parte del tempo. L’ho visto in una sala Atmos, quindi anche l’audio amplificato con i bassi al punto giusto hanno reso la visione nettamente migliore. Cos’è successo dopo metà film? Mah, che non cambiava mai niente. Di norma da questo genere di film mi aspetto azione, almeno nella battaglia finale con il solito cattivo, ma alla fine in questo caso non è mai arrivato nulla di tutto ciò. La versione giovane di Shazam e la versione adulta erano qualcosa di non sensato. Billy, ragazzino di 15 anni, era molto più maturo di Shazam, la sua versione adulta, che era un completo imbecille. Ok, per un ragazzino basso e magrolino, un po’ insicuro, che si ritrova nel corpo di un uomo bello, muscoloso e con i superpoteri, ci sta, ma non per tutta la durata del film. La storia non è mai evoluta, è rimasta piatta, tant’è che nell’ultima parte mi sono assolutamente annoiata!
Detto ciò, mi auguro fortemente sia stato solo l’inizio e che nel prossimo faranno molto meglio di così e che rendano giustizia anche a questo supereroe.
Nota positiva comunque è stato il rapporto fra Billy e Freddy, il suo fratellino disabile della casa famiglia, davvero degno di nota.
In conclusione sì, film gradevole, con buone possibilità di miglioramento, magari anche grazie alla vicinanza di colossi come Batman, Superman, WonderWoman, ecc.

Captain Marvel

A distanza di una settimana dalla sua uscita, sono andata a vedere al cinema “Captain Marvel“. Come già ormai è stata ben più che pubblicizzata alla fine di “Avengers: Infinity War“, è fondamentale vedere questo film prima del capitolo conclusivo di questi ultimi. Quindi prenotate subito al cinema e andate a vederlo, se il film non vi farà impazzire, sarete comunque andati per una buona ragione! Avete bisogno di altre ragioni? Brie Larson è davvero di una bellezza indicibile e, con il vestito di Captain Marvel è una figa pazzesca!

Vers non ricorda nulla del suo passato, ma come le ricorda costantemente la Suprema Intelligenza, leader dei Kree, loro l’hanno dotato di poteri incredibili e per questo deve servire il suo popolo a tutti i costi. Durante una missione vengono attaccati dagli Skrull, alieni mutaforma in guerra da molto tempo con i Kree. Nell’imboscata gli Skrull riescono a rapirla e la sottopongono ad un interrogatorio mentale per ottenere le informazioni che gli servono, anche se lei stessa non sa cosa stiano cercando con certezza.
La situazione degenera, Vers riesce a liberarsi e a scappare e durante il suo inseguimento finiscono sul pianeta C53: la Terra. Qui Vers incontra Fury, che abbiamo già visto giusto in qualche film. Sulla Terra gli Skrull cercano una cosa ben definita e Vers spera di arrivarci prima di loro o le conseguenze potrebbero essere molto gravi.

Nel complesso mi è piaciuto, ma ha dei difetti, senza ombra di dubbio. Ho trovato, innanzitutto, un po’ sotto tono gli effetti grafici, rispetto a tanti altri film Marvel. In alcuni momenti si vedeva che era puro computer quello che si c’era e, da un film così pubblicizzato e così importante per “Avengers: End Game“, mi aspettavo molto di più sotto questo punto di vista.
Una delle cose che ho apprezzato è che si è differenziato un po’ da tutti gli altri. Dopo più di dieci anni a vedere i film iniziali di un supereroe un po’ standard e puramente introduttivi alla sua nascita, acquisizione dei poteri e via discorrendo, ci stava dare una bella svolta e cambiare approccio. In questo caso abbiamo sempre modo di vedere la sua nascita, il modo in cui diventa Captain Marvel, ma a piccole dosi. Il film parte nel pieno dell’azione e nel corso della storia, l’introduzione della protagonista avviene come un puzzle, un pezzo per volta che piano piano va a incastrarsi per formare l’immagine finale e, in questo caso, la storia completa. Un approccio che, a mio parere, tiene la tensione alta, non crea momenti di “vuoto” o scene troppo statiche di pura narrazione, come capita in altri film introduttivi di un super eroe.
Il film scorre piacevolmente fino quasi alla fine. L’ho apprezzato moltissimo e mi stava davvero stupendo perché, onestamente, non mi aspettavo tanto, non avendomi mai realmente appassionato la storia di Captain Marvel. Questo stupore è durato per un po’ finché non sono arrivata a venti minuti dalla fine, circa, che hanno rovinato un po’ tutto, per me. Hanno un po’ troppo strafatto e, per quanto l’idea di donna così forte e bella mi piace e vorrei essere anch’io così, risulta un po’ troppo eccessiva, sotto ogni aspetto. Di forza, di aspetto, di tutto.
In conclusione, il film comunque è piacevole e l’attrice nei panni di Carol è stata molto brava, dando un tono molto particolare e la giusta estetica a questa super eroina coi fiocchi. Secondo me, al fine di vedere ed apprezzare realmente “Avengers: End Game“, è necessario vedere questo film perché avrà sicuramente una parte più che fondamentale.

The titan – Netflix

Abbiamo già appurato che Netflix ormai sta andando verso la direzione fine del mondo e similari. Credo che l’80% dei film che sforna negli ultimi tempi, siano dedicati a fine del mondo, scenari apocalittici e via dicendo. Oggi parliamo di “The titan” che non è assolutamente da meno!
The titan” esce nel 2018, diretto da Lennart Ruff con protagonisti Sam Worthington e Taylor Schilling.

Siamo nel 2048. La Terra è seriamente in difficoltà e non riesce più ad ospitare la vita come un tempo. L’Uomo l’ha messa troppo sotto sforzo ed ora ne sta presentando il conto che è piuttosto amaro. Rick Janssen è il pilota dell’aeronautica militare americana e viene scelto per partecipare ad un esperimento di evoluzione forzata che promette di trasformarlo in un superumano in grado di sopravvivere su Titano che è un pianeta diverso dalla Terra e molto più ostile. Questo esperimento, nonostante vada a buon fine, metterà in serio pericolo la vita della famiglia Janssen.

La prima cosa che mi viene in mente ripensando a questo film è senza ombra di dubbio la scenografia. Alcuni scenari sono davvero suggestivi, i cambiamenti sull’aspetto fisico delle persone sul quale avviene l’esperimento fatti realmente benissimo e, per questo, molto impressionanti!
Per me questo è il film più bello che ho visto da Netflix negli ultimi tempi. Mi è davvero piaciuto moltissimo e ho adorato ritrovare Taylor Schilling che, per chi non lo sapesse, l’abbiamo già vista nella serie TV originale Netflix “Orange is the new black” nelle vesti di Piper, una delle protagoniste. Non pensavo potesse essere così versatile, quando ho visto che era lei non credevo fosse in grado di fare anche un film d’azione, avendola conosciuta prima in “Ho cercato il tuo nome”, il film romantico/drammatico tratto dal romanzo di Nicholas Sparks, e poi nella serie TV sopracitata. Invece mi ha sorpresa, è stata davvero brava e degna di nota.
Il film chiaramente è pieno di tensione e di angoscia. Il cambiamento che subiscono le persone soggette all’esperimento non è per nulla scontato, se siete impressionabili, non è un film che potete guardare senza tapparvi gli occhi in alcune scene, fidatevi! Fatta questa premessa, ve lo consiglio caldamente se amate scenari apocalittici unito ad un po’ di fantascienza perché anche la fase dell’esperimento è molto ben fatta e molto interessante.
In ultimo, ma non per importanza, il finale merita una considerazione. Insomma, dalla trama che vi ho detto e se vi dico che il film è pieno di azione e quant’altro, che cosa vi aspettate che possa succedere in conclusione? Quando ho iniziato a vederlo avevo pensato a varie opzioni. Beh, vi posso dire che qualsiasi cosa mi e vi sia venuta in mente… No, non è così. Il finale, per me, è stato un colpo di scena. Un bellissimo colpo di scena, non me lo sarei mai aspettato e non ci avrei neanche mai creduto. Ed è bello quando è così perché ormai, stupire con un finale non è una cosa semplice e, soprattutto, da Netflix non me l’aspettavo dato che ormai sembrano abbastanza fissati con quei finali che alla fine ti fanno esclamare solamente “ma che cazz…”
Detto ciò, lasciatevi stupire da “The titan“. Non ve ne pentirete.

Fino all’osso – Netflix

“Fino all’osso” è stato nella mia lista dei film da vedere da quando è uscito praticamente e finalmente mi sono decisa a vederlo. Ero un po’ restia data la tematica molto particolare al quale sono molto sensibile, dovevo avere l’umore giusto insomma.
Fino all’osso” esce nel 2017, è un prodotto originale Netflix, diretto da Marti Noxon ed è il suo debutto in questa carriera. Nei panni di Ellen, la protagonista, abbiamo Lily Collins, nota, fra i vari titoli, per aver interpretare Biancaneve, in “Biancaneve” con Julia Roberts, nel 2012.

Ellen ha vent’anni e viene da una situazione famigliare molto complessa. Il padre è sempre molto assente nella sua vita, lavora costantemente per mantenere la sua nuova famiglia e la sua madre biologica.
La vita di Ellen è stata molto provata dal divorzio dei suoi genitori e nel tempo ha sviluppato una grave forma di anoressia. L’obbiettivo per Ellen è quello di contenere fra pollice e indice il suo braccio e nel corso della sua malattia diventa una vera e propria ossessione.
La sua matrigna, non sapendo più come gestire questa situazione ed essendo già state inutili le ultime terapie effettuate, decide di fargliene tentare un’ultima, da un noto dottore che tratta queste malattie, prima di rispedirla a casa della sua madre biologica, a Phoenix. Questa terapia prevede che Ellen venga ospitata presso un centro di riabilitazione. Ellen, seppur titubante accetta e i metodi del dottor Beckham si rivelano molto inusuali e la accompagneranno in un viaggio per la conoscenza di sé stessa.

Emozionante, straziante. Sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente ripensando a “Fino all’osso“. Il film è un continuo di alti e bassi. Anzi, a dire il vero più bassi che alti perché quello che succede ad Ellen è andare sempre più in basso, sempre di più nel baratro, sempre di più verso il fondo. La vediamo raschiare il fondo e sprofondare metri sotto terra prima che riesca a trovarsi.
Come viene specificato all’inizio, al film hanno lavorato persone che queste vicende le hanno vissute, pertanto non veniamo preservati da niente. Il film è totalmente nudo e crudo, tutte le problematiche, tutte le cose brutte che possono capitare e succedere a chi soffre di questa terribile malattia sono cose del quale lo spettatore non viene privato. Se siete troppo sensibili, non vi consiglio assolutamente la visione perché quello che vedrete può turbare seriamente la vostra sensibilità purtroppo. Se invece volete farvi accompagnare alla scoperta e alla consapevolezza di chi ne soffre, non potrete far altro che farvi emozionare e farvi spogliare totalmente dalle vostre inibizioni. Spesso su queste tematiche si tende a nascondere la testa sotto la sabbia, se il problema non lo vedo non c’è. Invece sono sempre di più le persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, che soffrono di questa malattia tanto da dover essere intubati per poter nutrirsi.
Lily Collins è stata molto brava a rappresentare questa cosa, secondo me fra le sue migliori performance, sebbene non abbia visto chiaramente tutto il suo operato. Ha reso perfettamente il concetto, le difficoltà della malattia, la drammaticità della situazione. Davvero notevole.

Io, sola sulla Terra – Netflix

Dopo aver visto “The titan” su Netflix, impossibile non vedere anche questo. Come già detto, il cinema in generale attualmente sta andando verso una direzione “il mondo sta morendo, dobbiamo andarcene”. E così abbiamo dato il via ad una serie infinita di pellicole di mondi distrutti per le più svariate ragioni. Non fa eccezione “Io, sola sulla Terra” o solo “Io”, che è un film del 2019 originale Netflix, diretto da Jonathan Helpert, con Margaret Qualley, Anthony Mackie, Danny Huston.

Sam è una ragazza in piena adolescenza ed è una delle pochissime persone rimasta ormai sulla Terra. Un cataclisma ha colpito duramente la Terra e la maggior parte della gente si è trasferita su un altro pianeta. Sam invece è rimasta a casa sua, studiando la Terra, la sua evoluzione, cercando modi di sopravvivere su di essa. L’ultimo shuttle per la nuova vita partirà di lì a poco e Sam dovrà decidere se andare, insieme all’uomo con il quale ha scoperto una bell’affinità, che vuole fortemente andarsene, oppure rimanere nell’unico posto che lei riesce a chiamare casa.

Ho letto su internet varie recensioni ed il film, in generale, non ha ricevuto molti consensi. Mi sono chiesta perché, cercando di analizzare per bene il film e, onestamente, non ho trovato molta differenza con il film “The martian”. L’unica differenza è che, in quel caso, il protagonista non era sulla Terra, ma su Marte e doveva cercare di sopravvivere lì, con le ostilità del pianeta. In “Io, sola sulla Terra” invece Sam è appunto sul nostro pianeta contaminato di aria tossica e deve cercare di sopravvivere lì, con queste ostilità. Eppure “The martian” è piaciuto molto. Non capisco davvero questa differenza di opinione per due prodotti molto simili.
Io ho trovato il film ben fatto, sebbene non mi abbia fatta totalmente impazzire. Parte molto lento e il ritmo rimane lento per tutta la prima parte del film praticamente perché fondamentalmente è lei, sola sulla Terra, quindi per tutta questa fase vediamo solo la protagonista fare cose, analizzare i posti intorno a lei e via dicendo. A parte questo, l’ho trovato un film molto d’impatto, con un finale veramente sconvolgente. Sul serio, il finale mi ha davvero sconvolta, non avrei mai pensato potesse esserci un epilogo simile a questa storia, è davvero un colpo di scena, ma in tutto il suo significato lo trovo meraviglioso. Non posso dire espressamente che cosa mi ha colpito di questo finale perché farei lo spoiler del secolo spifferandovi tutto il significato del film, ma ci tengo a precisare che è davvero qualcosa di inimmaginabile e molto molto profondo. Si potrebbe fare una similitudine con il mondo del giorno d’oggi, insieme a tutti i suoi difetti e tutto quello che ne comporta con l’ultima decisione della protagonista.
In conclusione non lasciatevi scoraggiare dalle recensioni in giro, se vi è piaciuto lo stile di “The martian”, apprezzerete anche questo e vedrete come si evolve fino al suo bellissimo epilogo!

The greatest showman

Ok, non ne avevo ancora mai parlato all’interno del blog, ma tra i miei generi preferiti c’è proprio il musical! Amo i musical, da morire, cartoni o no, amo le cose cantate, sia dal vivo che in film e non vedevo l’ora di vedere anche questo capolavoro con Hugh Jackman, che ha abbandonato i panni di Wolverine per un viaggio nel passato nell’800 per le vesti del giovane Barnum!
The greatest showman” è un musical uscito nel 2017 diretto da Michael Gracey e scritto da Jenny Bricks e Bill Condon. Come protagonista Hugh Jackman e Zac Efron da co-protagonista.

Siamo nel 1820 e Phineas Barnum è un bambino figlio di un umile sarto che serve la ricca famiglia Hallet. Nel tempo il ragazzo affina una forte amicizia con la figlia del capo di suo padre. Nonostante i genitori non vogliano che lei continui questa amicizia a causa della sua povertà, anche dopo che viene spedita in un collegio femminile manterrà questo rapporto molto forte finché, una volta diventati adulti, scappano a New York dove si sposeranno ed avranno due bambine. Vivono un’esistenza umile, fatta di poche cose, ma nonostante Charity sia felice della sua vita, Phineas sogna per la sua famiglia qualcosa di più e così inizierà ad ingegnarsi, cercando e osando su cose mai viste.

Iniziando dalle canzoni.. wow! Adoro, adoro, adoro! Non so se quella sia realmente la voce di Hugh Jackman o se abbia avuto qualche aiutino tecnico, ma comunque davvero molto d’effetto, emozionante e perfettamente sul pezzo, anche a livello interpretativo. Abituata a vederlo prevalentemente nei panni di Wolverine, ho apprezzato davvero tanto questo cambio così particolare. Se quella fosse davvero la sua voce, perché è rimasta nascosto così a lungo?!?
Detto ciò, anche il film di per sé è molto carino. Spinta dalla curiosità sono andata a vedere la storia originale di Phineas Barnum, che chiaramente è realmente esistito essendo stato il fondatore del famosissimo circo Barnum, che ha chiuso i battenti dopo centinaia di anni di attività nel 2017, a seguito di numerose rivolte di associazioni contro lo sfruttamento animale nel circo. Insomma, dopo aver letto la storia reale, posso affermare che il film è stato molto, molto, moltissimo romanzato ed il signor Barnum viene dipinto decisamente una persona migliore di quello che era a suo tempo. Hanno trasformato un uomo che sfruttava la gente che aveva caratteristiche fisiche strane o talenti particolari, per il tempo in cui erano, mettendoli su un palco dove venivano derisi e presi in giro tutto il tempo, mentre lui lucrava su questa cosa. L’hanno cambiato in un uomo che dava la possibilità a persone strane e particolari di avere il loro attimo di gloria e di mostrare che hanno qualcosa in più oltre alla loro stranezza. Capiamoci, il concetto è ben diverso, ma d’altro canto sarebbe stato anche molto poco vendibile come film, lo ammetto.
Detto ciò, il film è molto bello e gradevole, insieme a delle canzoni ed esibizioni che mozzano il fiato, una scenografia altrettanto pazzesca e particolarmente azzeccata. La canzone iniziale cantata da Barnum piccolo e Barnum adulto è qualcosa di speciale, mi ha fatto venire la pelle d’oca, mi è entrata in testa senza lasciarmi per giorni e giorni!
Se siete amanti del musical, non vi può mancare questo film all’appello, merita davvero di essere visto ed amato, insieme a questo nuovo Hugh Jackman!

Wonder – Libri vs Film

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Finalmente Sky si è deciso a dare in onda e, di conseguenza, caricare sull’ondemand il film tratto dal celebre romanzo di R.J. Palacio, “Wonder“.
Ho letto questa estate il libro (clicca qui per la recensione completa del libro) ed ero davvero curiosa di vedere il film, il trailer già prometteva bene, anche se sembrava strappalacrime, cosa che, tutto sommato, il romanzo non è ed alla fine neanche il film. “Wonder” esce nelle sale a fine anno del 2017, è diretto da Stephen Chbosky e distribuito da 01 Distribution.

Il protagonista è August Pullman, un ragazzino di 10 anni nato con una malformazione al viso, che lo rende apparentemente “deforme” e diverso dagli altri bambini, impedendogli di vivere normalmente. Ha subito svariati interventi chirurgici per aggiustare “l’aggiustabile” e migliorare così la sua condizione di salute. Per questi motivi ha sempre studiato in casa, con la madre come insegnante, fino al momento della prima media dove sua mamma gli propone di iniziare insieme a tutti gli altri bambini la nuova scuola, sostenendo che così facendo sarebbe meno traumatico non essendo l’ultimo arrivato. Titubante a questa difficile scelta, Auggie si butterà in questa esperienza, già difficile per ragazzini dall’aspetto più normale, figuriamoci per uno come lui.

Credo che questo film sia in assoluto la migliore trasposizione cinematografica di un romanzo. Non sono state tagliate o omesse parti della storia, non è stato cambiato niente di niente. Così come il libro si legge, così è fatto il film! E’ incredibile, sono rimasta molto contenta di questa cosa, perché, data la tematica, era facile che qualcosa venisse cambiato.’
Gli interpreti sono stati davvero eccezionali, Owen Wilson nelle vesti di Nate Pullman, il padre di Auggie, è stato davvero molto azzeccato. Quando ho letto il romanzo me l’ero immaginato davvero così, nel comportamento, nei modi di fare. Nate è un personaggio ironico e spigliato e pur sempre un padre amorevole e pacato. Owen Wilson gli ha dato tutti questi tratti in modo equilibrato. Jacob Tremblay, nelle vesti di Auggie è stato molto bravo, seppur la sua giovanissima età, essendo nato nel 2006, ha avuto la sensibilità e la pacatezza di interpretare un personaggio così difficile come August Pullman!
Anche Julia Roberts, chiaramente, ma è inutile dirlo, nei panni della madre ansiosa ed amorevole è stata più che perfetta, esattamente come descritta nel libro.
Il film, come il libro, tratta di bullismo che è un tema davvero caldo al giorno d’oggi. Per questo motivo il film è stato vietato ai minori di 10 anni per le scene di bullismo ed il linguaggio utilizzato dai personaggi. Tuttavia il tema viene trattato in modo non pesante e con un epilogo comunque felice, cosa che, con una tematica del genere, non è molto scontata.
L’unica cosa che non mi è piaciuta moltissimo rispetto al romanzo, che è anche l’unica cosa leggermente diversa, è che hanno imbonito un po’ troppo il personaggio del bullo. Nel libro è uno stronzo e stronzo rimane, fino alla fine. Nel film invece sembra quasi che se ne penta, che non sia proprio colpa sua. Insomma, poco verosimile alla fine. Nella realtà è decisamente più facile che sia come nel romanzo!
In conclusione, se vi volete vedere un bel film, commuovervi un pochino, ma comunque avere la consapevolezza che tutto è bene ciò che finisce bene, “Wonder” fa decisamente al caso vostro!

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Hunger Games – Libri vs film

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Mi sono resa davvero conto di non aver ancora parlato di “Hunger Games” nella sezione film! Quale sciagura, amando così tanto la saga ed avendo già parlato dei libri (clicca qui per la recensione). Così ho deciso di rimediare prontamente e quale miglior modo se non con una collaborazione? Difatti in questo articolo troverete la parte puramente dedicata al confronto con i libri, invece sul profilo di Lorenzo, un blogger recensore di film, troverete la parte dedicata al libro in sé, quindi cliccate qui per la review completa!
Bene, ora veniamo al dunque. Senza dubbio non parliamo di un film recente, difatti il primo è uscito nel 2012, diretto da Gary Ross, che è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo best-seller, ambientato in un futuro distopico ed apocalittico.

In un’America post apocalittica dove Katniss, che è la protagonista, vive nella nazione di Panem, che è a sua volta suddivisa in 13 distretti ed è governata da un sistema totalitario. Katniss viene dal dodicesimo distretto, attualmente il più povero, dopo che il tredicesimo è stato annientato in una tentata rivoluzione. Infatti, in passato i cittadini dei distretti hanno tentato più volte una rivolta contro Capitol City, sede del regime autoritario, che per ricordare il fallimento delle loro ribellioni, ogni anno sceglie da tutti i distretti un ragazzo ed una ragazza per gli “Hunger Games“, un combattimento mortale trasmesso come un reality nelle televisioni di tutti, anche dei più poveri, che vede come vincitore l’unico che riesce a sopravvivere.

I libri sono tre, è una trilogia. Nel caso dei film invece, sono stati divisi in quattro. I primi due hanno il loro omonimo, invece l’ultimo, “Il canto della rivolta”, è stato diviso in due parti. E’ stata una divisione molto azzeccata ed interessante. L’ultimo è pieno di informazioni e di azione, quindi dividere per non appesantire e non tralasciare troppe cose salienti è stata la decisione migliore.
Questo è stato uno dei pochi casi in cui ho guardato prima i film iniziali, poi ho letto la trilogia ed infine ho concluso con gli ultimi due. Ciò non mi ha impedito di amare entrambi, perché davvero i film sono notevoli e trovo che siano stati trasposti molto bene dai romanzi. Dalle ambientazioni molto suggestive e particolarmente azzeccate alla caratterizzazione dei personaggi.
Il personaggio di Katniss, in particolare, è il mio preferito. Lo è stato nel libro come nel film, è una ragazza forte e coraggiosa, davvero invidiabile! Trovo che sia stata molto azzeccata Jennifer Lawrence nei suoi panni perché l’ha interpretata egregiamente. Non potevano prendere una Katniss migliore, sia negli atteggiamenti, nelle espressioni, davvero in tutto. Secondo me è il personaggio meglio riuscito, che è stato interpretato meglio in assoluto!
L’unica nota dolente, per me, forse è stato come hanno eclissato un pochino il personaggio di Haymitch che era tra i miei personaggi preferiti della serie e che, specialmente, nell’ultimo è stato accantonato un po’. Nel libro infatti viene raccontata la sua storia, come ha vinto i suoi Hunger Games e cose di questo tipo, invece nel film non ne viene fatta proprio parola. Peccato, perché era davvero interessante ed era perfetto per un personaggio così elaborato e particolare come lui.
La cosa più bella del film invece è che è riuscito benissimo a trasmettere lo stesso messaggio della saga. La stessa riflessione fatta per il libro quindi, non sto a ripetervela rischiando di annoiarvi, ma è impossibile non menzionare la forza del popolo più povero, che ha avuto il coraggio di ribellarsi ad una situazione non umana ed umiliante, da una parte così tanta ricchezza, dall’altra estrema povertà. Il tutto solo tramite un simbolo. Tanti anni di povertà e stenti quando un simbolo, una persona che si è esposta ha ribaltato la situazione totalmente. Fa davvero riflettere. Insomma, ha molti lati positivi e profondi la storia, credo non basterebbero mille articoli per poterne parlare in modo più profondo e scovare tutti i messaggi e le riflessioni che ci può porre!

Che dite? Cosa ne pensate voi?
Vi ricordo di cliccate qui per la recensione completa!

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Bird box – Netflix

Dopo averne sentito molto parlare, mi sono decisa anch’io a guardare “Bird box“, sebbene dal trailer non mi entusiasmasse particolarmente (non sono una gran fan di film inquietanti, sono una fifona!!).
Bird box” è un film Netflix del 2018, tratto dall’omonimo romanzo, diretto da Susanne Bier, con protagonista niente di meno che Sandra Bullock!

Il film è ambientato in un futuro post apocalittico. La protagonista è Malorie che è una pittrice in attesa di un bambino. Sta dipingendo mentre chiacchiera con sua sorella quando sente al telegiornale di questa strana epidemia, che porta al suicidio di massa, che sta avvenendo in Russia.
Malorie e la sorella vanno in ospedale per un ecografia di controllo quando, tornando verso casa si rendono conto che l’epidemia li ha raggiunti. Senza che neanche se ne accorga, Malorie vede sua sorella suicidarsi proprio davanti ai suoi occhi. Inizia così la sua corsa in cerca di salvezza, quando entra in casa di Greg, dove c’è una cerchia molto ristretta di persone che sono riuscite a salvarsi e a mettersi al sicuro. Mentre cercano di capire cosa stia succedendo, i suicidi all’esterno continuano ed arrivano alla conclusione che lì fuori c’è qualcosa che, se viene visto, porta la gente ad impazzire e a suicidarsi. Col tempo capiscono che non tutti vengono colpiti..

Credo senza ombra di dubbio che Netflix sia fortemente ossessionata dalla fine del mondo. Su x film che escono, almeno tre quarti sono ambientazioni apocalittiche ai margini della fine del pianeta.
Bird box” non è da meno e come al solito si rivela un film carico di azione, di suspance e di pura tensione. Quello che io chiamo “il tocco Netflix” è ben palpabile anche in quest’ultima uscita.
A differenza di altri film questa non è una pellicola cinematografica con particolari effetti speciali. Si svolge prevalentemente al chiuso, essendo che nessuno può realmente guardare fuori, se non con delle bende sugli occhi per evitare di vedere “la cosa“. E dico “la cosa” perché, come al solito, non ci è permesso di capire e di vedere. Come in ogni film Netflix apocalittico non è mai possibile capire cos’è che sta succedendo, cosa crea scompiglio. Insomma, non si arriva mai alla fonte del problema e rimani sempre un po’ perplesso nei finali. Mi ricordo bene il finale di “La fine“, altro film della piattaforma, che mi ha lasciata davvero basita. In quel caso passi tutto il film in tensione, seguendo le azioni dei protagonisti e alla fine sembra che tutto venga interrotto prima di scoprire tutto. E’ una cosa che odio riguardo ai loro film, sembra davvero che sia un vizio. In questo caso non è da meno, anche se non come in quel caso, almeno una sorte di conclusione c’è.
Questo particolare a parte, mi è piaciuto molto e l’ho trovato davvero ben fatto e la Bullock come protagonista per niente deludente, anzi, è stata formidabile. Quanto può essere difficile girare molte scene ad occhi chiusi o con una benda? Insomma, sicuramente non la cosa più simpatica del mondo, capiamoci!
La story line ha un senso compiuto, non ci sono buchi temporali o cose poco chiare e poco definite, si seguono cinque anni di vita dal momento dello scoppio dell’epidemia, quindi come sono sopravvissuti, cosa hanno fatto, come sta andando il mondo alla ricerca della salvezza. Si ha quindi un presente alternato con il passato, per avere una visione a 360 gradi di tutto.
Se siete deboli di cuore tuttavia non vi consiglio la visione: vedere gente che si suicida nei modi più.. crudi (?) possibile è davvero impressionante ed inquietante! Altrimenti preparate pop-corn da far cadere al primo salto di spavento e armatevi di un plaid caldo ed immergetevi nella visione!

Acquaman

Habemus Aquaman! Il tanto odiato quanto amato ultimamente grazie a Jason Momoa senza ombra di dubbio. Sono moltissimi ormai i meme che si vedono sui social a riguardo, devo dire che la campagna di marketing è stata decisamente funzionante in questo caso, essendo Aquaman uno dei supereroi meno considerati e meno apprezzati in genere.
Aquaman” è un film tratto dal fumetto del DC Comics distribuito e prodotto da Warner Bros diretto da James Wan.

Siamo nel 1985, nel Maine, quando Thomas Curry, il guardiano del faro, trova una donna durante una tempesta, accasciata su una roccia, di nome Atlanna. I due, nonostante i primi momenti un po’ burrascosi, si innamorano perdutamente e si sposano, avendo poi un figlio: Arthur.
Adesso siamo nel presente, circa un anno dopo gli avvenimenti di Justice League e la battaglia con Steppenwolf e Arthur è diventato Aquaman.
David Kane e suo padre sono dei pirati, stanno dirottando un sottomarino nel momento in cui interviene Aquaman, salvando i passeggeri rimasti. I tre combattono, ma il padre di David ha la peggio e muore nella battaglia. Così David giurerà vendetta verso Arthur. Nel frattempo, nel regno di Atlantide, Orm, fratello puro sangue di Aquaman, giura guerra agli abitanti della superficie e dopo aver rischiato di perdere suo padre, finalmente Mera, una sua vecchia amica, riesce a convincerlo a far ritorno al regno sott’acqua per sconfiggere il fratello, reclamare il suo titolo di Re e salvare la situazione. Non si rivelerà facile la missione in quanto si ritroverà a fare i conti sia con il suo fratello minore che con David Kane, assetato di vendetta.

Che dire di questo film. Ovviamente non sono andata al cinema con aspettative molto alte, grazie anche ad una recensione che ho letto su Instagram del film (clicca qui per leggerla). Alla fine, nel complesso, il film mi è piaciuto. Chiaramente se si sta seguendo la saga è cosa buona e giusta vederlo, a prescindere, per amore di continuità.
Ci sono delle incongruenze con ciò che è stato detto su Aquaman e la storia della sua famiglia in Justice League. In questo film viene tipo detta tutt’altra cosa e per me è davvero una grossa perdita quando accade così, è davvero brutto, perché non da una vera e propria continuità, perdendo inevitabilmente di credibilità.
Inoltre, non ho gradito moltissimo la spettacolarizzazione di Aquaman come supereroe. Ok, Momoa è davvero figo, nessuno ha qualcosa da ridire a riguardo, ma, ragazzi, sembrava di vedere un uomo invincibile.. sembrava di vedere Superman! Insomma, la mia domanda durante il film è stata: ma se Aquaman era davvero così potente, che bisogno c’era di risvegliare il buon vecchio Clark Kent dal mondo dei defunti in Dawn of Justice? Insieme a questo, ci sarebbero giusto altre due cosine da aggiungere, ma rischio seriamente di spoilerare, per cui mi limito a dire che poteva essere fatto meglio sotto il punto di vista della story line e delle capacità del personaggio.
Detto ciò, il film è comunque gradevole e piacevole, se non proprio qualche nota stonata in alcuni punti, in quanto a colonne sonore non proprio azzeccatissime e a battute di pessimo gusto, che possono far ridere solo i bambini talmente sono un po’ ridicole. Avete presente come hanno fatto diventare un po’ stupido e poco serio Thor, in Ragnarok? Ecco, stessa identica cosa con Aquaman, con la differenza che per lo meno era lui era così già alla sua comparsa in Justice League, invece Thor no. Però a me non piace quando è così, quando si vuole far ridere a tutti i costi, sfociando nel ridicolo, ma questo è indubbiamente un mio parere personale. Questo caso a parte, il film ha anche dei pro, come l’interpretazione di Momoa, sebbene il suo fisico e la sua presenza facciano pensare a ben altro che ad Aquaman, devo dire che ha reso davvero bene il personaggio con l’interpretazione.
Le riprese in acqua erano davvero sublimi, i combattimenti, la città di Atlantide… Wow, solo a ripensarci era davvero una figata pazzesca, passatemi il termine! Era difficile come film, per via del subacqueo, ma con gli effetti speciali si sono davvero superati, anche solo per questo vale la visione del film intero perché è davvero qualcosa degno di nota che fa passare un po’ oltre ai difetti che, oggettivamente, ci sono.