Un momento fa, forse – Giovanni Ardemagni

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Oggi parliamo di un libro di narrativa contemporanea, che è “Un momento fa, forse” di Giovanni Ardemagni, un romano uscito nel 2019, edito da Pegasus Edition. Si appresta ad essere un libro contemporaneo, andando a toccare tematiche “calde” del giorno d’oggi, come la disoccupazione non giovanile. Andiamo per gradi tuttavia.

In una Zurigo frenetica, il tempo si ferma, un momento fa, forse. Due amici, Marcel e “G” Vengono licenziato dalla loro azienda. Essere licenziati a 50 anni non dovrebbe essere una condanna ma un’opportunità di proseguire il proprio cammino verso una realizzazione personale in crescendo, invece, il romanzo di Giovanni Ardemagni ci rimanda in modo implacabile alla fragilità di una società mediatizzata, convulsa e sterile di soluzioni appropriate alla grandezza dell’uomo, lasciando i due protagonisti al loro libero arbitrio.

Come vi dicevo prima, questo libro va a toccare una tematica molto importante e “calda” al giorno d’oggi: la disoccupazione non giovanile. I due protagonisti infatti sono due uomini sopra i cinquant’anni che vengono licenziati dall’azienda in cui hanno sempre lavorato.
Durante il corso della storia vediamo due modi distinti in cui vengono prese queste notizie, senza dubbio è facile entrare in empatia con i personaggi perché è un tema, al giorno d’oggi, che ci tocca un po’ tutti quello del mondo del lavoro, è difficile rimanerne inermi.
Il romanzo tocca questa tematica in modo non eccessivamente pesante, è di facile e piacevole lettura. Non è uno stile che amo particolarmente, i dialoghi talvolta li ho trovati un po’ estremamente poetici e surreali, ma ho percepito che l’intento del libro fosse proprio questo genere di scrittura, quindi mi sono presa un po’ tutto il pacchetto completo. Questo modo di scrivere, tuttavia, da un buon carattere ai propri personaggi andandoli a caratterizzare molto. Tutto ciò fa in modo che la lettura, nonostante il tema complesso e “pesante”, risulti scorrevole e comunque piacevole, avendo qualche interruzione un po’ ironica.
Sicuramente l’autore non si è scelto una tematica leggera da trattare, ma l’ha fatto con grande maestria e, sebbene non sia il mio genere, sono riuscita ad apprezzarlo molto, sono certa che possa piacere anche di più a chi è solito leggere questo tipo di scrittura.

Una storia straordinaria – Diego Galdino

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Causa Covid-19, questo libro non ha avuto l’attenzione che meritava. “Una storia straordinaria” di Diego Galdino esce a metà Febbraio 2020, edito da Leggere Editore e personalmente non vedo anche l’ora di partecipare ad un firma copie perché son stata fin da subito molto entusiasta di questo libro. Andiamo per gradi: la trama!

Luca e Silvia sono due ragazzi come tanti che vivono vite normali, apparentemente distanti. Eppure ogni giorno si sfiorano, si ascoltano, si vedono. I sensi percepiscono la presenza dell’altro senza riconoscersi. Fino a quando qualcosa interrompe il flusso costante della vita: Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio. La loro vita, sconvolta, li porta a chiudersi in un’altra realtà e il destino sembra dimenticarsi di loro. Eppure, due anni dopo la loro grande passione, il cinema, li fa conoscere per la prima volta e Luca e Silvia finiscono seduti uno accanto all’altra alla prima di un film d’amore. I due protagonisti, feriti dalle vicissitudini degli eventi passati, si ritrovano, così, loro malgrado, a vivere una storia fuori dall’ordinario. Ma l’amore può essere tanto potente da superare i confini dei nostri limiti e delle nostre paure? E il destino, quando trova due anime gemelle, riesce a farci rialzare e camminare insieme?

Se vi piace sognare ad occhi aperti mentre leggere, avete trovato il libro giusto per voi. Ora è estate, se volete una dolce e tenera compagnia sotto l’ombrellone in spiaggia, in piscina, in giardino oppure semplicemente sul divano con l’aria condizionata, avete il vostro compagno ideale.
Anche in questo caso, dopo “Il primo caffè del mattino” e il suo seguito e “Bosco bianco“, Galdino si rivela sempre uno scrittore sensibile e romantico, in grado di dare una voce ai sentimenti. E’ difficile parlare di emozioni e sensazioni, ma, non si sa come, lui ci riesce in modo così naturale ed io me ne stupisco ogni romanzo che passa. “Una storia straordinaria” è una storia straordinaria per definizione. La dolcezza e la tenerezza trasmesse da questo romanzo, sono emozioni che ti permangono addosso anche giorni dopo che hai finito di leggerlo, è una storia che ti entra nelle viscere per non abbandonarti mai. Tutt’ora quando ripenso a Luca e Silvia provo un moto d’amore verso di loro e per la bellissima storia d’amore che hanno vissuto.
In questo romanzo in particolare, i due protagonisti sono due appassionati di film, dei veri e propri nerd, diciamocelo. Esprimono le situazioni, ciò che provano, tramite le scene di film che conoscono perfettamente. Molti film citati io li ho visti ed è stato davvero strano poter capire benissimo che cosa stessero intendendo, non mi era mai successo in un libro, ha instaurato in me una fortissima empatia e feeling.
Il tutto, inoltre, è stato condito, come ogni suo libro, da descrizioni di Roma davvero superlative ed emozionanti, credo che, se la professione di scrittore e di barista non gli bastassero, potrebbe tranquillamente fare anche la guida turistica, facendo così innamorare ogni persona del mondo delle sue storie e di questa bellissima città che ne fa sempre da sfondo.
Leggete “Una storia straordinaria” e non ve ne pentirete, ve ne sentirete arricchiti, garantito.

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L’enigma della camera 622 – Joel Dicker

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Finalmente l’attesa è finita: dopo “La verità sul caso Harry Quebert” e “La scomparsa di Stephanie Mailer“, ecco che il 12 Giugno 2020 esce il nuovo libro di Joel Dicker, “L’enigma della camera 622“, edito da La nave di Teseo, tradotto da Milena Zemira Ciccimarra.
Mi incuriosiva già fin dall’inizio, ha una trama molto accattivante e in pieno stile Dicker!

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente.
La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero.
L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.
Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Tanto discusso tanto quanto atteso è questo nuovo libro di Joel Dicker. Lo ammetto, l’ho comprato che non era neanche stato messo sullo scaffale in libreria, era appena arrivato con il corriere che me ne sono subito accaparrata una copia. L’ho letto velocemente e con tanta ansia e tensione di andare avanti. Avevo le aspettative a mille ed ora posso dirvi se ne è valsa la pena oppure no. Io credo di sì, se vi piace lo stile un po’ prolisso di Dicker, senz’altro questo libro non è da meno, sebbene non lo reputi all’altezza di un libro bellissimo come “La verità sul caso Harry Quebert” che tutt’ora reputo uno dei migliori libri che io abbia letto e che, di conseguenza, rimane al suo posto. E’ nel complesso un buon libro, quello che scrive questo autore lo leggerei anche se scrivesse 2000 pagine per raccontare una storia, anche se sono consapevole del fatto che le sue trame si potrebbero asciugare un po’ e che, per alcuni, possa essere considerato noioso avere tutti quei giri nella storia.
Di questo libro in particolare ho percepito tanta voglia dell’autore di rendere un omaggio al suo defunto editore, colui che, da ciò che racconta, l’ha portato ad essere il grande scrittore che è ora, ma ho visto anche tanta voglia di voler stupire, a tutti i costi. Non so come definirlo, ma si sentiva una voglia di dare un risvolto di trama, un finale a sorpresa, come nei suoi vecchi libri, ma che in questo caso è stato molto meno forte, dal mio punto di vista. Quello che nella storia di Harry Quebert ha davvero funzionato, è il fatto che, per quanto ci giri intorno, la trama funziona ed è reale, potrebbe essere plausibile. E’ ciò che non funziona molto in quest’ultimo, è proprio una cosa estrema e improbabile, poco reale e, ai miei occhi, è parsa davvero molto forzata.
Detto ciò, come vi dicevo prima, è sempre bello per me leggere Dicker, sebbene non mi abbia offerto uno stupore come ha fatto precedentemente, amo il suo modo di scrivere e di raccontare, la maniera in cui struttura la storia e decide di raccontarla al suo lettore, è davvero molto singolare e non mi stanca mai.
In conclusione vi posso dire che, se apprezzate l’autore, sarete in grado di apprezzare anche questo libro, se invece in precedenza non vi ha colpito particolarmente, potreste fare un po’ fatica, ma io una chance, partendo dal presupposto di tutto ciò che vi ho detto prima, gliela darei comunque.
Forza Joel, sono già in attesa del prossimo!!

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La scelta – Nicholas Sparks

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La scelta” è uno dei tanti libri di Nicholas Sparks, edito da Sperling&Kupfer, uscito nel Settembre 2007 e tradotto da A. Petrelli. Sono pochi i libri che mi mancano da leggere di Sparks, questo in particolare l’ho sempre lasciato indietro perché non mi ispirava troppo, ma arriviamo al dunque: la trama.

Travis Parker è un giovane veterinario del South Carolina e la vita gli sorride: ha un lavoro appassionante, una villetta affacciata sull’oceano, un cane affettuoso e instancabile, dei cari vecchi amici… e fascino da vendere, ma ha anche la convinzione di non essere destinato alle relazioni a lungo termine. Qualcosa cambia nel suo cuore quando Gabby Holland, assistente medico in una clinica pediatrica, e Molly, la sua dolce collie, si trasferiscono nella casa accanto. Il primo incontro è burrascoso: Molly aspetta i cuccioli e la sua padrona incolpa il boxer del vicino. Eppure l’attrazione è forte e lentamente Travis riesce a conquistare la diffidente e fidanzatissima Gabby, pian piano i due si avvicinano, fino a rendersi conto di non poter fare a meno l’uno dell’altra. Un giorno, però, accade l’irreparabile e la vita di Travis subisce una drammatica svolta. Straziato dal dolore e dal rimorso, e dilaniato dai dubbi, per settimane continua a domandarsi: fino a che punto si deve arrivare per amore?

Come dicevo prima, non mi ispirava moltissimo, ma, per amor di leggere ogni libro prodotto da Sparks, ho voluto comunque leggerlo. Ammetto che, infine, mi è piaciuto invece abbastanza, quasi fino alla fine. La nota dolente risiede proprio nel finale che ho trovato molto poco da Nicholas Sparks. Non perché non ne sia stata contenta, ma perché è abbastanza inverosimile. E’ inverosimile e molto da romanzo rosa, quando lui di solito si presta a storie veritiere, sentimenti reali e situazioni altrettanto reali.
A parte questo dettaglio, il libro è sempre romantico, spigliato, molto sentimentale. Insomma, in piena linea con tutte le altre sue opere. Non lo reputo uno dei suoi migliori libri, che come sapete, secondo me è assolutamente “Le pagine della nostra vita“, ma si legge piacevolmente e molto velocemente, quindi come lettura leggere e confortante, ve la consiglio caldamente, a patto che non abbiate eccessive aspettative a riguardo.

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Un debito di sangue – Brenda Novak

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Ormai Brenda Novak è diventata una delle mie autrice preferite, inutile dire che aspetto i suoi libri come gli inglesi aspettano le apparizioni della regina. Il 21 Maggio 2020 difatti è uscita la sua nuova chicca, eccomi qui a recensirla prontamente! “Un debito di sangue” è edito da Harper Collins e tradotto da Alessandra De Angelis. Veniamo alla trama, poi vi dirò cosa ne penso!

Per più di un anno, Sebastian Costas ha cercato di scoprire la verità dietro l’omicidio della sua ex moglie e di suo figlio. Nonostante le prove dicano il contrario, infatti, è convinto che il secondo marito della donna, un poliziotto, abbia commesso entrambi i delitti e che poi abbia inscenato la sua stessa morte, così segue le sue tracce fino a Sacramento. Ed è qui che conosce Jane Burke, un’investigatrice privata. Jane è stata sposata con un serial killer e da cinque anni sta tentando di ricostruire la propria vita. Sebastian potrebbe essere l’occasione giusta per ritrovare la felicità… Ma anche l’uomo che stanno cercando è sulle loro tracce. Per lui è una battaglia personale, che è deciso a vincere. Costi quel che costi.

Anche in questo caso la Novak non mi ha delusa. I suoi thriller psicologici conditi da adorabili storie d’amore, sono il mio connubio perfetto, ci vado a nozze. Tuttavia, ammetto che questo libro non mi ha presa fin da subito. All’inizio mi sembrava di leggere più un giallo che un thriller, nei primi capitoli è tutto incentrato sull’indagine alla ricerca del serial killer, poco profilo psicologico del killer stesso.
Verso la metà del libro, inizia a prendere un ritmo più serrato, si inizia a percepire l’oscurità del profilo psicologico del colpevole. Inizia veramente a diventare inquietante, ve lo assicuro! Ho letto gli ultimi capitoli nell’inquietudine più totale, l’ho amato! Si attiva tutto un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne, passi falsi, paura per i protagonisti e il loro amore. Insomma, è tutto al posto giusto. Anche in questo caso non mi ha deluso, ci voleva forse un inizio solo più incalzante, ma comunque l’ho trovato perfetto, con un finale ancora più azzeccato!

Insomma, se vi piace lo stile della Novak, avete apprezzato altri suoi libri come “Alaska” e i suoi due seguiti “Hanover House” e “Alaska: la resa dei conti“, questo non potrà far altro che piacervi!

Della stessa autrice, vi consiglio anche “La ragazza scomparsa“, uscito lo scorso anno. E’ tempo di thriller psicologici, no? Avete abbastanza spunti ora, forza!

Incubo – Wulf Dorn

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Incubo” di Wul Dorn è un thriller psicologico tipico dell’autore. Edito da Corbaccio Editore, il libro esce nel 2014, tradotto da A. Petrelli.

Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d’auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso ma, da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l’indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra. Oscuro, inquietante, avvolgente.

Ok, devo fare coming out. Gli ultimi due libri che ho letto di Wulf Dorn non mi sono affatto piaciuti. Ok, l’ho detto, sono pronta alla ghigliottina, vi capirò, non ce l’avrò con voi per questo.
Purtroppo, e lo dico davvero col cuore, fra “Phobia” e questo, non so quale mi sia piaciuto di meno. Credo questo, ma solo perché ho trovato, quanto meno, la storia dell’altro un po’ più accattivante.
A me lo stile di Dorn piace, quindi non è neanche questo il problema. In questi ultimi libri letti non riesco ad empatizzare con i personaggi. E’ una bella storia, forse anche interessante, anche se non durante tutta la durata, ma comunque accattivante. Il fatto è che lo percepisco in modo molto distaccato, non riesco a pensare alla bruttezza delle cose che accadono perché continuo a pensare “ma perché a ‘sto povero ragazzo nessuno l’ha mai aiutato?”. Non so, ho un misto di emozioni riguardante a questo libro e ciò davvero mi spiace.
Ho letto, inoltre, che molti sono stati sorpresi dal finale che, per chi conosce un minimo Dorn, era abbastanza banale. Forse se fosse il suo primo libro letto capirei, ma in questo modo, me lo aspettavo. Più o meno dopo un quarto del thriller ho iniziato a pensare che sarebbe potuto finire in quel modo, per via di tutti gli indizi e tutte le basi “buttate” durante lo svolgimento della storia. E credetemi, di norma io non sono affatto perspicace nel trovare colpevoli e immaginare una fine non banale, e così vi ho già detto tutto.

In conclusione, se siete appassionati di Dorn, tenete conto assolutamente di una possibile delusione. Se invece vi state approcciando per la prima volta a lui, leggetelo a cuor leggero, ma sappiate in cuor vostro che questo autore sa fare molto di più, quindi non fermatevi e leggete altro che gli appartiene.

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Fiocco di neve nero – Stefano Impellitteri

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Oggi torniamo con la recensione di un libro di un autore emergente: “Fiocco di neve nero” di Stefano Impellitteri. Questo racconto si classifica come genera fantasy/fantasy paranormale, ma veniamo al dunque con la trama!

Il cervello è l’unico organo materiale, in grado di creare cose immateriali. Conoscete altro capace di creare qualcosa che non esiste? E se davvero l’uomo nella sua mente, avesse capacità che vanno oltre la normale comprensione?
Questo romanzo parla del sentimento di alienazione che accompagna l’adolescenza, utilizzando un’iperbole fantasy. Steve, infatti, senza alcun controllo, muove gli oggetti nel sonno e questo lo fa sentire diverso dalle persone normali. Non ne parla per paura di essere considerato un mostro da chi gli sta intorno. Arriva in una nuova città e nella nuova scuola avviene l’omicidio misterioso di un ragazzo apparentemente causato da qualcuno con poteri simili ai suoi.
Il protagonista inizierà con il suo compagno di stanza una ricerca del responsabile, mosso dal conflitto interiore di vendicare il ragazzo ucciso da quel misterioso assassino e l’idea di aver trovato un altro simile a lui. Poco alla volta, affiora un enigmatico mistero nel passato di quella scuola e Steve, ne sembra in qualche modo collegato.
Cosa ha a che fare lui con quanto la scuola nasconde?
Perché lui è in grado di muovere gli oggetti con la mente?

Di norma non amo molto la paranormalità quando si tratta di libri/film, ma questo è comunque un libro che ho letto molto piacevolmente. E’ perfettamente adatto ad ogni età in quanto il modo di narrare e il linguaggio semplice e diretto, lo rendono un’ottima lettura anche per i più giovani!
Trattandosi di un autore emergente qualche piccola imprecisione c’è, si potrebbe strutturare meglio la storia, permettendo una lettura più scorrevole nei punti più critici verso la metà del libro e, in più, personalmente avrei caratterizzato meglio i personaggi perché, specialmente l’amico del protagonista, mi sembra molto interessante e mi sarebbe piaciuto avesse avuto più carattere all’interno della storia. Tuttavia non è un ostacolo ad una buona lettura in quanto l’idea c’è, tiene perfettamente testa a molti altri libri anche in base ad inventiva. Lo considero un ottimo punto di partenza per l’autore per opere molto promettenti! Lo consiglio specialmente a ragazzi e ad amanti del genere, non vi deluderà senz’altro.

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Bringer – Giuliano Scavuzzo

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Amanti del fantasy, ho trovato un libro ad HOC per voi! Mi riferisco a “Bringer” di Giuliano Scavuzzo, edito da La Corte Editore, uscito a fine 2019.
Se siete amanti del fantasy distopico, non potete fare a meno di questo libro nella vostra personale libreria (fisica o digitale che sia)!

2081. Il pianeta è stato devastato da un cataclisma causato dall’inquinamento. I Bringer, grazie alla loro straordinaria capacità di ricevere doni dalle vite precedenti, hanno sventato l’apocalisse. Sono loro a governare il mondo ora, sfruttando lo mnemonium, un potente materiale proveniente da un asteroide che permette di abbassare le temperature e rendere l’aria respirabile. Efi vive nella Città di Cristallo, circondata da Bianche Mura alte centinaia di metri. Anche lei dovrebbe essere una Bringer, ma alla soglia del suo ventesimo compleanno non ha mai sperimentato un bring-back delle esistenze passate, e se ciò non dovesse accadere, verrà esiliata nel mondo dei fermi. Mossa dal desiderio di scoprire il mistero della sua identità, Efi, insieme a Garth e Lake, intraprenderà un viaggio pericoloso e incredibile. In fuga verso la Foresta dei Grandi Alberi, dimora dei ribelli Outcast, scoprirà la sua vera natura e, soprattutto, che il mondo che la circonda nasconde terribili segreti.

Eccoci qua, alla vera e propria discussione. “Bringer” è un libro che ti pone di fronte a molte riflessioni durante tutta la durata della lettura. Riflessioni serie, trattando di tematiche attuali, come quella ambientale, ma lo fa senza mai annoiare o risultare scontato. Insomma, non è un pippone esistenziale super pesante, è sempre piacevole e sensato.
La narrazione è molto scorrevole e ben struttura, i personaggi sono stati creati e descritti in maniera molto minuziosa, sia i buoni che i cattivi, si impara ad amarli e odiarli ogni pagina di più e son in grado di farti realmente emozionare e prendere durante la lettura. L’ambientazione inoltre è ben costruita. Nella storia sono presenti svariate descrizioni a riguardo, che permettono al lettore di farsi una propria immaginazione guidata del posto in cui vivono i protagonisti.
La storia, inoltre, è davvero originale e particolare, difficile non apprezzarla in tutte le sue sfaccettature e, ammetto, di essere stata restia perché spesso non mi appassionano trame di questo tipo, anche se la tematica ambientale mi sta molto a cuore, ma questo libro è stato in grado di farmi cambiare opinione praticamente già dopo neanche dieci pagine, mi sono totalmente ricreduta!
Insomma, è un libro tutto da scoprire, apprezzare e amare. Lasciatevi travolgere dalla storia e vedrete che non ve ne pentirete assolutamente.

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Lady killer – Martina Cole

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Dopo aver visto la trama di questo libro, mi sono incuriosita subito. Di norma amo molto i thriller e storie intricate, con degli psicopatici di mezzo. Insomma, avrò qualche problema magari, ma li adoro, non giudicatemi! Quando mi è stato proposto quindi mi ci sono buttata a capofitto! Di cosa sto parlando? Di “Lady killer” di Martina Cole, uscito nel 2019 ed edito La Corte Editore.

1989. George Markham vive a Grantley, vicino a Londra, e ha un passatempo oscuro e segreto che coltiva nel capanno del suo giardino. A poco a poco però diventa un’ossessione incontrollabile che lo spinge a uccidere. Il Natale si avvicina e il terrore dilaga mentre brutali aggressioni a donne di ogni età e ceto sociale iniziano a susseguirsi. Quando anche la giovane Mandy cade vittima del sadico assassino, suo padre giura vendetta, con o senza l’aiuto della polizia. Patrick Kelly è, infatti, l’uomo più temuto della città, ricco e potente, che vive ai limiti della legalità e forse può rivelarsi più crudele dell’assassino stesso. Ma la polizia non può restare indifferente: a capo delle indagini viene messa la detective Kate Burrows, lei stessa madre di una giovane ragazza, che si avvicina a Patrick per un senso di empatia e rispetto del dolore che sta provando. Kate sa che non deve innamorarsi di lui perché la sua carriera sarebbe stroncata all’istante, ma difficilmente riuscirà a evitarlo. Mentre il mondo del crimine e della legge si scontrano, riuscirà Kate a catturare il Killer o diventerà la sua rovina?

Il thriller si presenta ben strutturato, colpi di scena, del sano romance che fa da sottofondo a questa storia (che non guasta mai). I personaggi sono ben caratterizzati, sotto ogni punto di vista, anche se forse, a tratti, risultano un po’ stereotipati e prevedibili, ma non in modo noioso. Si abbinano comunque bene alla storia e difficilmente risultano scontati. I colpi di scena sono quelli che vanno per la maggiore e tengono l’attenzione alta per tutta la durata della lettura. Parlando di un thriller di 600 pagine è una cosa molto importante perché costruire così tanta storia intorno senza risultare eccessivi non è cosa semplice.
Detto ciò, ammetto quindi che queste pagine non mi sono pesate, anzi, tutt’altro. Le mie aspettative crescevano sempre di più, fino alla fine che forse ci sono quasi rimasta un po’ male. La semplicità con cui tutto si è risolto mi ha dato quasi fastidio. Durante la lettura inizi ad odiare abbastanza il killer, davvero, che ti aspetti un finale ad effetto e invece questa aspettativa viene un po’ delusa. Guardando oggettivamente la cosa non è male, ci può stare, può sembrare quasi giusto, però non so, mi aspettavo qualcosina in più.
Detto ciò, mi sento seriamente di consigliare questo libro a tutti gli amanti del thriller perché non ve ne pentirete assolutamente. Ci sono molte scene descritte, anche un po’ crude e atroci, che lo caratterizzano molto nel suo genere, è molto particolare. Secondo me merita un bel posticino nella libreria di un thriller lover, parola da pazza di thriller.

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Eleanor Oliphant sta benissimo – Gail Honeyman

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Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman esce nel 2017, edito da Garzanti editore e tradotto da S. Beretta. Questo romanzo era l’esordio dell’autore ed ha venuto centinaia di migliaia di copie. Io ne ho sentito parlare tantissimo e sempre benissimo. Dopo due anni dalla sua uscita, mi son finalmente decisa a leggerlo! Intanto, quello che vi posso dire, mi sono chiesta perché non l’avessi fatto prima!

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto. E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.

Dicevo: quando mai non l’ho letto prima! Io che amo questi libri psicologici, vado a nozze con “Eleanor Oliphant sta benissimo”. Quello che l’autore fa, è una totale immersione nella psiche della protagonista che si presenta come una donna che non sa minimamente stare al mondo. Quello che per una persona è normale, per lei è una follia pura. Insomma, in tanti momenti la cosa fa sorridere e ti viene da darle anche un po’ ragione, in altri invece ti sembra una totalmente fuori di testa. Insomma, grazie a questo si alternano quindi momenti divertenti a delle vere e proprie riflessioni. Ti fa aprire gli occhi su tante cose, ti fa battere il cuore, ti fa provare le stesse emozioni e sensazioni di Eleanor.
Sì, fondamentalmente questo è il libro. Un’immersione in una testa con qualche problema, con tanti angoli bui, con un mondo intero da scoprire. E’ bello scoprire tante cose insieme a lei, durante la lettura si ha proprio la sensazione di essere sua amica, di provare insieme a lei ttto quello che è il suo bagaglio emotivo. Alla fine della lettura, avrete sicuramente guadagnato un’ottima amica, del quale farete fatica a vivere senza.

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