Non dirmi che è solo un gioco – Simone Nasso

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Alla Fiera Internazionale del Libro di Torino ho avuto il piacere di andare allo stand di Edizioni Effetto. Nel loro stand potevi lasciare al destino la scelta del tuo prossimo libro, pescando un foglietto al cui interno erano racchiuse varie frasi dei loro libri. Io, da bravo Juventino, ho pescato un libro sul calcio e dedicato alla Juve. Ho avuto quindi il piacere di leggere “Non dirmi che è solo un gioco” di Simone Nasso, uscito nel 2018 ed edito, appunto, da Edizioni Effetto.

Mikael è un bambino di otto anni che sta per vivere una delle giornate più importanti per un bambino: la sua prima Comunione. Ma qualcosa di inaspettato cambierà la sua vita: sacro e profano si mischieranno in un caleidoscopio di emozioni inaspettate che gli cambieranno la vita; iniziandolo verso una passione a volte più grande di lui. Era il 5 maggio 2002.

Come dicevo prima, bizzarro che il destino mi abbia fatto sorteggiare proprio un libro sul calcio e, più nello specifico, alla Juve. L’ho letto davvero con molto piacere e, per uno juventino, ci sono tante cose bellissime da ricordare, nella storia della squadra, senza tuttavia dimenticare quelle brutte. Un susseguirsi di alti e bassi come quello che è stato nella realtà. L’autore infatti narra la storia di Mikael, fin dall’infanzia, che è un bambino con la passione del calcio e della Juve. Lo so, lo so, potreste pensare “che noia, non lo leggerei mai” se non amate particolarmente questo sport, ma vi posso dire che è un libro per tutti. Anzi, aiuta forse a capire quanto una passione possa aiutarci nel corso della vita e quanto possa essere importante averne, sia che questa sia il calcio, come un qualsiasi altro sport o attività.
Nel corso della storia, infatti, viene evidenziato molto quanto sia importante per il protagonista questo sport e questa squadra, quanto lo abbiano aiutato nella vita, nei momenti difficili.
Durante la lettura, tuttavia, ho notato svariati salti temporali, anche piuttosto importanti, che non ho gradito molto. Avrei preferito qualcosa di più lineare, che accompagnasse in tutto e per tutto la vita di Mikael. In ogni caso, il romanzo è un libro piacevole e scorrevole, che si legge molto velocemente e che, ad uno juventino più di tutti, risveglia tanti bellissimi ricordi, come ogni passione che si rispetti, senza essere pesante, per chi non è un fan del calcio o della squadra in questione. Resta un piacevole ricordo anche l’aver pescato proprio questo romanzo, come si suol dire, la casualità.

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Metro 2033 – Dmitry Glukhovsky

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Dopo aver giocato al videogame, non potevo non leggere la saga da cui è tratto. La trama era molto allettante, ne ho sentito parlare molto bene, quindi eccomi qua. Oggi vi parlo di “Metro 2033“, il primo capitolo della saga, uscito nel 2005, di Dmitry Glukhovsky, edito da Multiplayer Edizioni e tradotto da Cristina Mazzuchelli.

L’anno è il 2033. Il mondo è ridotto ad un cumulo di macerie. L’umanità è vicina all’estinzione. Le città mezze distrutte sono diventate inagibili a causa delle radiazioni. Al di fuori dei loro confini, si dice, solo deserti e foreste bruciate. I sopravvissuti ancora narrano la passata grandezza dell’umanità. Ma gli ultimi barlumi della civiltà fanno già parte di una memoria lontana, a cavallo tra realtà e mito. L’uomo è stato sostituito da altre forme di vita, mutate dalle radiazioni e più idonee a vivere nella nuova arida terra. Il tempo dell’uomo è finito. Poche migliaia di esseri umani sopravvivono ignorando il destino degli altri. Vivono nella metropolitana di Mosca, la più grande del mondo. È l’ultimo rifugio dell’umanità. Le stazioni sono diventate dei piccoli stati, la gente riunita sotto idee, religioni, filtri dell’acqua o semplicemente per difendersi. È un mondo senza domani, senza spazio per sogni, piani e speranze. I sentimenti hanno lasciato spazio all’istinto di sopravvivenza, ad ogni costo. VDNKh è la stazione più a nord, una volta la più bella e più grande. Oggi la più sicura. Ma oggi una nuova minaccia si affaccia all’orizzonte. Artyom, un giovane abitante di VDNKh, è il prescelto per addentrarsi nel cuore della metro, fino alla leggendaria Polis, per avvisare tutti dell’imminente pericolo e ottenere aiuto. È lui ad avere le chiavi del futuro nelle sue mani, dell’intera metro e probabilmente dell’intera umanità.

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Di libri nella mia vita ne ho letto qualcuno e posso dire molto sinceramente che il modo di scrivere varia molto dal paese dello scrittore. L’autore di “Metro 2033” è russo ed ha una scrittura inusuale ai miei occhi da lettrice. Il modo di descrivere e raccontare le cose è davvero diverso da quello a cui sono abituata, non ho letto molti libri di autori russi.
Il libro si presenta ben descritto, molte cose sono descritte nei minimi particolari come la situazione all’interno delle metro, le varie vicessitudini che si sono create nel corso del tempo fra la gente sopravvissuta. Insomma, non si risparmia nei dettagli, anche sull’oscurità stessa delle metro dove, dice quasi testualmente, che è talmente oscura che la puoi quasi fin toccare con una mano. Si respira ansia, paura, tensione. Mi sono ritrovata a leggerlo fino a tardi la sera e la sensazione era davvero di inquietudine, ve lo posso giurare.
Il mondo distopico creato dell’autore è molto originale, secondo il mio punto di vista. Mette tensione solo a pensarlo, figuriamoci a viverlo! Sono le stesse identiche emozioni provate nel giocare al videogame, anche se la storia prende direzioni diverse, per ovvie motivazioni. Trovo l’idea davvero geniale, che fornisce degli spunti di riflessione e dà modo ad avere dei seguiti, così come è stato fatto. Quello che mi colpisce di più è che sia stato scritto nel 2005, che ovviamente non è una vita fa, ma sicuramente in quegli anni era più inusuale leggere questo genere di storie, è davvero notevole.
Per me il libro è stato molto scorrevole, anche se qualche pecca la presenta. Per un lettore non russo e che di russo non ci capisce una mazza, ricordarsi o identificare i nomi delle metro può risultare molto difficile, se non quasi impossibile ed era un peccato non farsi una chiara idea dei vari spostamenti descritti e quant’altro. Mi sono aiutata con delle vere mappe per farmi un’idea, altrimenti era difficile, i nomi sono davvero complessi, il russo non è una lingua poi così alla mano, almeno per me. Inoltre, se non vi piacciono le fasi descrittive all’interno di un fantasy, potreste non apprezzarlo poiché abbastanza presenti. Anche se, come vi ho detto, per me è stato il punto forte del libro: così facendo permette di entrare totalmente nella storia, insieme ai personaggi, nelle metro della grandissima città di Mosca, in Russia.

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Phobia – Wulf Dorn

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Quanto amo leggere i libri di Wulf Dorn? Per me, da fan sfegatata dei thriller psicologici, Dorn è un oasi di piacere assoluto, davvero. So che è sempre una garanzia. Quindi vi parlo di “Phobia” oggi, uscito a Settembre 2013, edito da Corbaccio e tradotto da L. Basiglini.

Londra, una fredda notte di dicembre nell’elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l’uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l’uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all’unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d’infanzia Mark Behrendt, psichiatra che conosce gli abissi dell’animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l’uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

La trama per me era molto accattivante, ho comprato questo libro quasi senza neanche leggerla, per farvi capire quanto io mi fidi di Wulf Dorn in fatto di thriller psicologici. E che dire? Sono rimasta un po’ delusa. Come vi dicevo prima, la trama è molto accattivante e particolare, un’ottima base per un thriller degno di essere chiamato tale. All’inizio non sono riuscita ad identificare la causa di questo mio scontento, ma poi ho capito.
Il libro è ben scritto, in ogni caso Dorn rimane sempre Dorn. L’inizio è stato molto inquietante, leggerlo di sera un po’ di ansia me l’ha messa, quindi è molto incalzante, mi sentivo quasi come se lo sconosciuto fosse a casa mia.. Aiuto! Questo è durato poco, molto poco, rispetto ad altre sue opere. Solo i primi capitoli, davvero. Poi è diventato quasi un giallo, se non fosse per i moventi e i modi di agire tipici di un thriller. Si è capito praticamente subito il movente dello sconosciuto e, sinceramente, da uno scrittore come lui, non me l’aspettavo. Un thriller psicologico è particolare proprio per i moventi psicologici che lo muovono e, in questo, Dorn è sempre stato un maestro. I suoi libri sono sempre stati molto impattanti per i risvolti psicologici inquietanti e perfettamente plausibili nella realtà, ma questa non è una caratteristica di “Phobia”, alla fine avevo quasi compassione per lo sconosciuto. Ricordo quando ho letto “La psichiatra” che, sebbene abbia vari difetti dal punto di vista della trama, mi ha tenuta incollata fino alla fine, senza alcuna idea sulla risoluzione del mistero, fino a quando si è rivelato tutto ed è stato maledettamente inquietante realizzarlo. Ecco, da lui mi aspetto questo.
In conclusione no, non è un brutto libro. E’ comunque piacevole, si legge d’un fiato, il ritmo narrativo c’è, la curiosità un po’ meno, avendo capito subito gran parte del movente, ma in ogni caso gradevole. Quello che dico è solo che, se conoscete Dorn, questo thriller vi piacerà meno di altri e soddisferà meno del solito la vostra voglia di psicotici mentali!

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Due cuori in affitto – Felicia Kingsley

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Finalmente sono riuscita a mettermi in pari con questa lettura. Dopo il salone del libro di Torino, la mia copia di “Due cuori in affitto” di Felicia Kingsley, è tornata a casa con autografo e dedica dell’autrice! Difatti, allo stand Newton Compton, CE del libro, c’è stato il firma-copie di varie scrittrici, fra cui proprio lei!
Ricapitolando, “Due cuori in affitto” esce il 6 Maggio 2019, scalando subito nella prima settimana d’uscita la vetta dei libri più venduti.

Summer ha ventisette anni ed è californiana. Blake ne ha quasi trentatré ed è un vero newyorkese. Lei aspira a diventare una sceneggiatrice di successo, ma per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv. Lui è uno scrittore da svariati milioni di copie e i suoi bestseller sono sempre nella classifica dei libri più venduti. Summer è fidanzata con un uomo molto più grande di lei, mentre Blake è single per vocazione. Lei è una persona ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga e beve tè verde; lui fa colazione con un Bloody Mary e due sigarette, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. Summer e Blake non hanno proprio niente in comune, a parte una casa delle vacanze negli Hamptons, che per un mancato passaggio di informazioni è stata affittata a entrambi. Qualcuno se ne deve andare, ma tutti e due hanno ottime ragioni per restare. E le ragioni potrebbero aumentare con il passare dei giorni…

Mi sono preparata alla lettura di questo libro leggendo l’ultimo dell’autrice che mi mancava, “Stronze si nasce“. In occasione del salone di Torino ho avuto anche l’opportunità di assistere ad un incontro organizzato da Newton Compton dal titolo “Il romance salverà l’editoria?”. A presenziare a questo incontro, come autrici del genere, c’erano Anna Premoli e Felicia Kingsley e, ragazzi, vi auguro un giorno di assistere ad un incontro simile perché queste donne sono pazzesche, anche se non vi piace il genere che scrivono, sono davvero uno spasso e molto intelligenti, ascoltarle è stato davvero un piacere! Dopo tutto questo, non vedevo davvero l’ora di leggere il tanto atteso libro, carica come una molla.
Come sapete, considero le due autrici sopracitate, una garanzia per il genere del romance, sono sempre spigliate, divertenti, alla mano. Il loro modo di scrivere attira anche i più reticenti, contribuiscono ad avvicinare alla lettura anche persone che di norma non leggono e questo è SEMPRE un bene. “Due cuori in affitto” non è da meno! La scrittura della Kingsley è sempre spigliata, divertente, piena di botta e risposta. Insomma, una lettura leggera e simpatica che tira sempre su il morale, una garanzia appunto. I personaggi protagonisti, i due cactus (cit.), sono ben delineati e descritti, si riesce tranquillamente a immaginarseli interamente, sia dal punto di vista caratteriale che estetico. Summer e Blake insieme sono davvero uno spasso insieme, mi sono innamorata del personaggio di Summer ragazzi, seriamente!
Come anche “Una cenerentola a Manatthan“, quest’ultimo è pieno di intrighi e intrecci che portano i protagonisti a prendere strade inimmaginabili. Rispetto al penultimo, tuttavia, ho trovato meno forti questi intrecci. Probabilmente è perché “Una cenerentola a Manatthan” mi è piaciuto talmente tanto che eguagliarlo era più complesso. La storia e la trama sono perfettamente funzionanti, ma a tratti molto fantasiosi e talvolta forzati. E’ un altro stile di trama nel suo sviluppo, a chi piace questo genere e le trame molto fantasiose e spensierate, questo è il libro che fa proprio al caso vostro, pronti ad innamorarvi anche voi dei due cactus, symbol di questo romanzo!! Nel caso lo leggiate, dopo dedicate del tempo anche al suo penultimo che è il mio preferito fino ad ora, così mi saprete dire quale sarà il vostro preferito fra i due.

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You – Caroline Kepnes

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Lo sapete, dopo aver visto “You”, il telefilm, non potevo non leggere il libro. Mi è piaciuto talmente tanto che, appena aver finito la serie, avrei direttamente iniziato il libro, non ne ho mai abbastanza di Joe, il protagonista.
You” di Caroline Kepnes esce a Settembre 2014, edito da Mondadori e tradotto da P. Bertante. La storia mi è piaciuto così tanto che l’ho acquistata anche in lingua originale!

Basta una mano che chiude con gentilezza la porta della libreria per non farla sbattere, basta la scelta di un libro né troppo sofisticato né troppo sciocco, basta un maglione a V senza reggiseno, ed ecco che la fantasia di Joe si mette in moto. Joe è un libraio dell’East Village, ama il suo lavoro e ha una personalissima idea sui libri che bisognerebbe leggere, e poi ha un certo occhio per i suoi clienti. Non gli può sfuggire la giovane, carina, sessualmente provocante Guinevere Beck, aspirante scrittrice che ha appena varcato la soglia e ora vaga tra gli scaffali rifugiandosi tra la F e la K, lanciando dietro di sé un sorrisetto malizioso. Beck è tutto ciò che Joe ha sempre desiderato: glaciale e al contempo più sexy di qualsiasi fantasia estrema, ha l’aria da dura, e racconta un sacco di bugie che la rendono misteriosa e ancora più affascinante. E poi non la smette di scrivere, scrive di tutto tranne che il proprio romanzo: mail alle amiche, twitter, sms, un mondo intero di informazioni private facilmente accessibili e tutti sembrano essere molto, ma molto interessati a lei. Beck ancora non lo sa, ma lei è perfetta per Joe, è la sua anima gemella. E presto non potrà più resistere a un ragazzo che sembra disposto a tutto per lei. Ma c’è qualcosa che sfugge a entrambi. Qualcosa di Joe che Beck non ha del tutto realizzato. Qualcosa di nascosto dietro la meravigliosa facciata di Beck. E la loro reciproca ossessione potrebbe rivelarsi non così innocua…

Vi ho già detto moltissime volte, soprattutto per chi mi segue sui social, che ho amato tantissimo la storia, il libro, il telefilm. Questo non vuol dire, tuttavia, che sia privo di difetti. Qualcosina c’è, è vero, ed è innegabile, ma è anche vero che è il romanzo di esordio dell’autrice che, comunque, mi sembra molto promettente.
Il suo grandissimo punto forte è Joe, il protagonista maschile. La storia è narrata in prima persona da lui, come se lui si rivolgesse a Beck, la protagonista femminile. Questo permette al lettore di capire a pieno Joe, come ragiona, cosa pensa, perché agisce in un modo piuttosto che in un altro. Si ha una visione a 360° di Joe Goldberg, nonostante sia uno stalker psicopatico, mi sono ritrovata a simpatizzare per lui. E’ una cosa normale? Probabilmente no, ma è questa la grandissima particolarità del libro. Come si fa a rendere apprezzabile un personaggio del genere? Beh, l’autrice c’è riuscita in pieno, l’ha caratterizzato talmente bene che è impossibile odiarlo!! Onestamente non penso di esagerare quando dico che è fra i miei personaggi preferiti fra film, telefilm e libri! L’ha definito troppo bene, nei minimi particolari, è spigliato, diretto, rude, molto controllato. Lui è davvero convinto di quello che fa, è davvero convinto che quello che fa sia giusto. E’ pazzesco, va davvero letto per capire questo aspetto.
Il linguaggio è un po’ scurrile, quindi se siete sensibili a termini un po’ alterati, non leggete questo libro.
Per quanto riguarda qualche difetto che posso, eventualmente, trovare, è che, essendo un thriller psicologico, mancava un po’ di colpi di scena e momenti di tensione veri e propri, ma rimane comunque molto psicologico, definendo benissimo il profilo di Joe.
Su internet ho letto da molti che è stato trovato un romanzo poco originale. Io non so che dire, non sono molto d’accordo. Io quando ho finito di vedere il telefilm e di leggere il libro, ho pensato l’esatto contrario. Sia per il modo in cui è narrato che per la costruzione dei personaggi, ma anche per come viene concluso. Il finale a me ha soddisfatta molto, è perfettamente coerente con la storia ed ho paura di un eventuale seguito. Libro e telefilm terminano inoltre in due modi differenti, sono curiosa di vedere come verranno sviluppati i seguiti a questo punto.
Vi consiglio questo libro se non siete sensibili a termini a volte scurrili o a situazioni di stalkeraggio invadente. Se amate i thriller molto psicologici, fa davvero al caso vostro e non potete perderlo! Lasciatevi travolgere da Joe Goldberg, non vi deluderà.

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Dieci piccoli indiani – Agatha Christie

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Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie fa parte di quei libri che sembra un po’ inutile recensire. Quei libri che dai un po’ per scontato perché sono dei classici del genere, ma ci tenevo comunque a dire la mia perché ho trovato questo libro davvero pazzesco. Edito da Mondadori, il romanzo esce in italia nel 1946 (ma scritto e pubblicato nel 1939), con un titolo diverso da come lo conosciamo oggi, ma di questo si potrebbe parlare davvero moltissimo. Me ne sono imbattuta poche settimane fa in libreria, scontato del 20%, nell’edizione Oscar Junior e, avendone sempre sentito parlare, mi sono decisa all’acquisto. QUANDO MAI NON L’HO FATTO PRIMA! Cosa mi sono persa fino ad ora… Ma andiamo per gradi!!

Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito. E ora sono lì, su quell’isola che sorge dal mare, simile a una gigantesca testa, che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli. Ma hanno trovato una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto di ciascuna camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l’inizio di un interminabile incubo. 

Ora, che Agatha Christie fosse una maestra del giallo, non servo io per dirvelo, parliamoci chiaro. Non mi sono mai avvicinata più di tanto a lei perché non sono troppo appassionata di gialli, ma sono sempre stata consapevole del suo calibro. Ora che mi sto approcciando con calma ai suoi libri e al suo stile, non posso davvero evitare di pensare a quanto mi sia persa fino ad ora. “Dieci piccoli indiani” è davvero un capolavoro della letteratura! La genialità della storia è un qualcosa che al giorno d’oggi si trova davvero pochissimo negli autori, insieme all’originalità.
Quello che mi ha sconvolta di più è stato come la Christie abbia concepito di scrivere un libro del genere alla sua epoca. Parliamo di un periodo storico comunque molto diverso dal nostro a cui ormai siamo abituati. Quello che scrive, come lo scrive e i termini che utilizza sono davvero molto inusuali per gli anni in cui ha scritto “Dieci piccoli indiani”. Nella storia utilizza spesso vocaboli come “negro, negroide“, tant’è che all’inizio il titolo reale era “Dieci piccoli negri“… Insomma, fa un po’ strano leggere questo genere di terminologia e la stranezza aumenta quando pensi che risale al 1939!!
Detto ciò, comunque, ho letto il libro in un weekend, ho finito di leggerlo a tarda notte perché ormai DOVEVO sapere come finiva. Vogliamo davvero parlare del finale? Vogliamo davvero farlo? Sicuri? SENSAZIONALE. EPOCALE. Cioè, capiamoci… un colpo di scena pazzesco. Posso tranquillamente dire che io non avrei MAI sospettato neanche lontanamente della conclusione. Per tutta la durata della lettura mi sono chiesta come sarebbe potuto finire, chi fossero i signori Owen… Beh, ragazzi, la Christie, me l’ha fatta davvero sotto al naso. Non che sia particolarmente difficile, ma l’ha fatto e anche con molta maestria.
Non perdetevi questa chicca della letteratura, “Dieci piccoli indiani” dovrebbe essere nella libreria di ognuno di noi.

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Il segreto della bambina sulla scogliere – Lucinda Riley

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Finalmente sono riuscita a leggere un altro libro di questa autrice! Dopo aver letto, l’anno scorso, “La lettera d’amore“, me ne sono totalmente innamorata e, con il tempo, sarà mia premura recuperarli un po’ tutti, compresa la saga delle sette sorelle che mi state dicendo tutti da mesi che devo assolutamente leggere: ce la farò, lo prometto! Ora ho letto “Il segreto della bambina sulla scogliera” di Lucinda Riley, appunto, Edito da Giunti, il romanzo esce a Ottobre 2011.

Dopo un aborto che le ha spezzato il cuore, Grania Ryan lascia New York e la sua carriera di scultrice per tornare nel villaggio irlandese in cui è cresciuta. Un giorno, in mezzo alla tempesta, sulla scogliera a picco sul mare dove è solita fare lunghe passeggiate, scorge Aurora, una bimba orfana di madre da cui è subito attratta in modo misterioso. Ma quando la madre di Grania, nonostante i suoi numerosi ammonimenti, si accorge che la figlia si sta affezionando ad Aurora e al padre di lei, le consegna un plico di lettere gelosamente custodite negli anni. In quelle lettere è contenuta la storia dei Ryan e dei Lisle, due famiglie legate fin dai tempi della guerra e sui cui destini si stendono ombre oscure. Sarà proprio la piccola Aurora e la devozione che Grania prova per lei a spezzare le catene del passato.

Ho divorato questo libro in due giorni. Fine recensione.
No dai, cerco di articolare di più, anche se quello esprime più di mille parole per quanto mi riguarda. Ormai è sempre più raro ottenere da un libro una totale immersione nella storia e, con questo, mi è davvero successo. Mi sono sentita parte della famiglia Ryan e della famiglia Lisle, su quelle scogliere irlandesi descritte tanto bene dall’autrice. Della Riley si può dire tutto, davvero, tranne che non sappia creare e descrivere paesaggi pazzeschi. Mi sarei comprata un biglietto aereo sola andata per l’Irlanda già a metà libro. La descrizione della scogliera, della spiaggia, del mare.. E’ tutto troppo meraviglioso, quei paesaggi lasciano senza fiato descritti da lei, che sa rendere molta giustizia ai suoi luoghi natii.
A metà libro, circa, l’autrice inserisce un albero genealogico per rendere più chiari gli intrecci che vengono a crearsi fra le due famiglie. Ciò aiuta molto nella lettura per non perdersi alcun passaggio, ma comunque non ho trovato forzati i legami che sono stati fatti. Li ho trovati realistici, la spiegazione che viene data per ogni avvenimento è sufficiente a farti pensare “beh, sì, ci sta“. E’ tutta una reazione a catena che si instaura, con una buona e sana dose di mistero che, secondo me, l’autrice sa gestire egregiamente.
Come faccio di solito, prima di una recensione, leggo pareri sui maggiori siti di vendita online. Ho notato molte critiche a riguardo, specialmente sul finale: reputato scontato, inverosimile e da “e vissero per sempre tutti felici e contenti”. A me non è sembrato. Per me il finale è plausibile, anche nella realtà. Non trovo alcun elemento che lo possa rendere poco credibile sotto questo punto di vista e non finisce come se fosse una fiaba. E’ vero, non ha un finale triste e drammatico, ma neanche da commedia. Secondo me rimane tutto molto coerente con l’intento del libro, verso la fine inizi a capire dove la storia andrà a parare, ma ci sta.
In conclusione, per me è un libro bellissimo da leggere. Se vuoi leggere un libro leggero, ma non troppo, con un po’ di mistero e molti intrecci famigliari, in paesaggi fantastici, “Il segreto della bambina sulla scogliera” è quello che fa al caso tuo!

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Nella cattiva sorte – Giustina Gnasso

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Immergiamoci insieme nel crime e nel grottesco con il nuovo libro di Giustina Gnasso: “Nella cattiva sorte“. “Nella cattiva sorte” esce ad Aprile 2019, pubblicato da Delos Digital e, dalla sua trama, promette di essere molto accattivante e particolare!

Quattro ragazzi rincorrono i soldi facili con scarsi risultati. Ma ora hanno un piano così stupido che potrebbe funzionare…
Un vegetariano misogino a cui saltano facilmente i nervi, una giovanissima e cinica prostituta, uno spacciatore ossessivo compulsivo, un ragazzino che gioca a fare l’adulto: sono la banda di rapinatori peggio assortita e disorganizzata di Milano, ma hanno un piano così assurdo che, se non dovessero restare ammazzati, potrebbe funzionare.

Giustina Gnasso è nata ad Aversa nel 1980. Da 13 anni vive a Milano dove lavora come copywriter. Prima di questo Nella cattiva sorte ha pubblicato i romanzi Zona Infetta, Zerounoundici Edizioni e Camera N°15, Libromania.

La parte caratterizzante di questo libro sono senza dubbio i personaggi. I vari protagonisti vanno a rappresentare quello che, oggi, è la nostra società, sotto molti punti di vista. La difficoltà di giovani ragazzi nell’integrarsi, nel soddisfare le proprie attitudini e molto altro. Il tutto con un gradevole sfondo di Milano e le sue bellissime vie. Questa parte in particolare viene molto dettagliata nel corso della storia, tramite descrizioni accurate dell’autrice di vie e angoli di Milano.
Lo definirei un mix fra il grottesco e il crime, in generale, con una buona dose di attualità. Insomma, un libro davvero molto particolare, su questo non c’è proprio dubbio!
La lettura è molto scorrevole, non vedevo l’ora di arrivare al punto perché nel corso della storia mi ero davvero affezionata ai protagonisti, specialmente Chiara, la prostituta, che si è rivelata un personaggio molto forte e determinato.
Un fatto, inoltre, aiuta a mantenere alta la tensione e il mistero, prometteva di essere un colpo di scena, ma alla fine mi aspettavo un po’ di più a riguardo. Detto ciò, il libro è ben scritto e piacevole, di veloce lettura. Unico neo per me è il finale che rimane troppo aperto ed è come se si interrompesse nel momento di massima tensione e al punto cruciale di tutta la storia. Anche se ciò potrebbe essere semplicemente per indicare che i soldi facili non esistono e che, anche nelle vie che ti sembrano semplici per ottenerli, c’è il rischio di farsi del male, fisico o morale che sia. Potrebbe essere una chiave di lettura anche questa, dipende come si legge e cosa ci si aspetta da una storia. Inoltre speravo anche di avere più materiale caratterizzante per i personaggi che, secondo me, meritavano di essere approfonditi di più.
In conclusione spero che questo venga fatto magari con un seguito, l’autrice è promettente e la storia accattivante, la trama molto particolare e grottesca, è una lettura piacevole da fare e, per il costo dell’ebook, ne vale davvero la pena!

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Stronze si nasce – Felicia Kingsley

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In attesa del nuovo libro di Felicia Kingsley in uscita il prossimo 6 Maggio 2019, ho deciso di recuperare tutti quanti i suoi libri precedenti. Il nuovo libro sembra davvero molto interessante, quindi mi sembrava l’ideale entrare nel mood in questa maniera. Quindi dopo “Una cenerentola a Manatthan” e “Matrimonio di convenienza“, è l’ora di “Stronze si nasce“, edito sempre da Newton Compton Editore, uscite nel 2018.

Allegra Hill è brillante, onesta e altruista. Ma anche un’eterna seconda. Fin dagli anni della scuola c’è sempre qualcuno che la precede. Sempre. E senza dimenticarsi di umiliarla anche un po’. Chi è costei? Ma la classica stronza! Quella di Allegra si chiama Sparkle Jones. Non solo la vita di Sparkle è perfetta, ma la biondissima e splendente ragazza riesce a ottenere sempre tutto ciò che vuole. Ma il tempo passa e a ventisei anni Allegra ha finalmente una casa tutta per sé e un lavoro nell’agenzia immobiliare più prestigiosa di Londra. Il passato, però, non sembra volerla dimenticare e mette di nuovo Sparkle Jones sulla sua strada. Questa volta le cose sembrano andare diversamente e la nemica di una vita le appare sotto un’altra luce… E tutto questo proprio quando l’incontro con un bellissimo imprevisto dagli occhi verdi come smeraldi sembra in grado di sparigliare le carte. Tra feste, intrighi e cene non proprio a lume di candela, in corsa tra le strade di una Londra magnifica, forse per Allegra è arrivato il momento di scoprire se davvero quello che vuole è la felicità. Questa volta non può lasciare l’ultima mano alla sua adorabile, odiata stronza numero uno!

Insieme alla sua collega Anna Premoli, Felicia Kingsley è una garanzia vera e propria per il romanzo rosa. Se voglio leggere un romanzo rosa ben fatto e piacevolissimo da leggere, senza ombra di dubbio so dove dirigere la mia scelta. Ogni suo libro letto fino ad ora è incalzante, frizzante e appassionante. Un bel sorriso di divertimento è il compagno ideale per questa lettura, insieme agli occhi a cuore perché l’amore comunque è sempre il protagonista. Lo so, può sembrare sempre scontato leggere una recensione di questi libri, ma non fatevi ingannare, scrivere un romanzo rosa non è semplice, la banalità e lo scontato sono dietro l’angolo ad attendere ogni autore del genere, quindi non mi stancherò mai di dire che, anche in questo caso, si parla di talento vero e proprio!
Il libro si legge quindi tutto d’un fiato, un capitolo tira l’altro e ti trovi già alla fine con la voglia di ricominciarne subito un altro oppure che quest’ultimo non finisca mai e continui ad accompagnarci sempre! Quindi che dire? Attendiamo con molta impazienza la nuova uscita, con la consapevolezza di andare ad acquistare una garanzia del genere!

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Gli occhi degli orologi – Giorgia Spurio

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Di storie post-apocalittiche ne abbiamo abbastanza? Direi proprio di no. Mi sto appassionando sempre di più a questo genere di libro e non ne avrei mai abbastanza. Attualmente, per dire, ne ho un altro di questo genere in lettura!
Gli occhi degli orologi” di Giorgia Spurio, edito da Il Camaleonte Edizioni, è uscito nel 2018 e, già dalla copertina, si presenta come un libro molto particolare, in un mondo futuro post-apocalittico, difatti ci catapulta direttamente nel 2048!

Anno 2048. Dopo le Nuove Crociate contro il terrorismo e l’immigrazione, gli Orologi sono diventati il dio del Tempo, lo strumento di controllo dei Governi. Gli alberi cadono come polvere d’argento a causa della contaminazione dall’amianto e dalle scorie radioattive, il buco dell’ozono si è ingigantito sempre più, la terra è prosciugata. Per le strade non si vedono bambini ma emarginati, gli adolescenti si bucano, le persone sono diventate degli automi e chi si libera sparisce come i desaparecidos, il peccato di essere diventa punibile. In questo mondo post apocalittico Julienne non vuole arrendersi alla desolazione. Lotta contro se stessa per dimenticare la propria famiglia e soprattutto suo padre ridotto dalla Grande Guerra a un alieno, e rivuole la sua infanzia felice. Un pensiero su tutti la ossessiona: diventare madre tramite la clinica Le Monde, all’apparenza un motel per appuntamenti, dove incontra Frèd. Tra flashback del passato e narrazione presente, il miraggio di una via di fuga rappresentata dalle «lucciole verdi» che lampeggiano all’orizzonte.

Durante tutta la durata del libro, l’autrice ci pone davanti alla situazione della Terra nel 2048, dopo una Grande Guerra, l’ennesima. Di reale è rimasto proprio poco e sembra davvero tutto finto: è questo quello che ci trasmette Julienne, la protagonista, durante la narrazione, tramite i suoi pensieri e le sue emozioni.
Questo libro mi ha lasciato sensazioni contrastanti, da un lato mi è piaciuto davvero moltissimo, la storia originale e molto particolare, perché quest’idea dei grandi orologi che osservano tutti, che scandiscono a gran voce il tempo e la vita delle persone, è molto interessante. Quello che mi ha lasciato un po’ perplessa è che sono rimasta, durante tutta la lettura, in attesa che ci fosse un po’ di azione o un momento di svolta, cosa che non è praticamente mai avvenuta. Questo tipo di scelta è comunque coerente, è molto reale, in pochi mesi nessuna persona cambierebbe una situazione similare, però insomma, in un certo senso ci speravo! Mi piace pensare che il finale lasci largamente spazio ad una prossima risoluzione, essendo un finale relativamente aperto e che dà modo al lettore di far vagare la fantasia e darsi da solo delle risposte. Non sono un’amante dei finali aperti, ma li rispetto, come si suol dire.
Fatta questa precisazione, il libro è scorrevole e piacevole, si legge tutto d’un fiato, l’autrice ci fa scoprire piano piano quella che è stata la Grande Guerra, le nuove Crociate, la situazione post guerra e via dicendo. Queste rivelazioni arrivano nel corso della storia ed aiuta a dare un ritmo alla trama, anche se sarebbe stato meglio marcare di più la differenza fra presente e passato.
In conclusione, se vi piacciono le storie post-apocalittiche e i loro scenari tetri e malinconici, “Gli occhi degli orologi” fa decisamente per voi, ma non se non potete fare a meno di azione e tensione.

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