In attesa di me – Eleonora Pizzi

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Avete presente quei libri che vi entrano dentro, che vi prendono, vi catturano totalmente e vi portano a spasso con la fantasia, a spasso nel mondo? Ecco, questo è senza ombra di dubbio uno di quei libri. Non esagero a dirvi che l’ho letto in pochissimo tempo, usando ogni momento libero avessi per finirlo e durante il giorno ci pensavo un sacco! Questa cosa solo chi legge e si fa trasportare la può capire realmente! Veniamo al dunque: parlo di “In attesa di me” di Eleonora Pizzi, edito da StreetLib, uscito nel 2018.

Un’assistente sociale con il sarcasmo di un funambolo zoppo. Un alcolista innominabile, purtroppo non nell’ufficio di lei, ma tra le pareti domestiche. Il migliore amico di costui, principe azzurro-cielo-nella-canicola-di-luglio. Due lati del triangolo si spezzano, e il rimanente si arrampica verso nord. Odino, evidentemente, aveva la bussola a riparare nel momento in cui l’ha buttato su questo pianeta. Si può imparare dagli errori del passato con le sole proprie forze?
P.S.: quando arriverete alla pagina in cui penserete che c’è un errore di stampa… credetemi, non c’è. Anche se, forse, vorrete aver ragione.

Dalla trama può sembrare il solito romanzo rosa, la solita storia d’amore.. ma, credetemi, non è così. E’ molto, molto di più. Mi sono immersa dalla prima all’ultima pagina in questa lettura, come vi dicevo all’inizio. Mi ha toccata moltissimo, mi ha trasportato molto. Mi sono identificata in Iris, la protagonista, davvero tanto. Mi sono trovata molto affine a lei negli atteggiamenti, in alcuni lati del carattere e questo non ha fatto altro che accentuare l’affinità con questa lettura.
Al di là di questo, il libro è molto scorrevole, molto ironico e piacevole proprio per questo. Vari colpi di scena rendono frizzante la lettura, rinnovando il romanzo e facendogli prendere strade che non avremmo mai potuto pensare ad inizio libro. Mi sono trovata molto spiazzata da questi dettagli tanto che non capivo veramente come potesse finire e in che direzioni si sarebbe diretto. Mi piacciono i libri che ti sanno sorprendere.
Una menzione particolare va anche al lato riguardante la violenza domestica o l’avere a che fare con una persona con una dipendenza. Non fa mai male sinceramente infilare queste tematiche, ho apprezzato moltissimo. Non viene trattato con pesantezza o malinconia, ma la protagonista narra tutto con ironia, senza abbandonare l’obbiettivo iniziale.
Come chiunque, mi sono innamorata perdutamente di Erik, il protagonista maschile. Seriamente, voglio un uomo come Erik nella mia vita, l’autrice me lo deve!!
In conclusione, se volete leggere una bella storia d’amore, una trama frizzante e scorrevole, “In attesa di me” non può mancare nella vostra lista di libri.

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Spyros. Il marinaio italiano – Rita Giammaresi

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Grandi progetti scaturiscono da queste bellissime collaborazioni, quindi state assolutamente sintonizzati che a breve ne saprete molto di più. Nel frattempo oggi, in collaborazione con Bonfirraro Editore, vi voglio proporre questo bellissimo libro: “Spyros. Il marinaio italiano” di Rita Giammaresi, edito dalla sopracitata casa editrice, uscito nel 2018, che ci narra la vita a ritroso nel tempo di Spyros, il marinaio italiano e delle sue avventure, in particolare nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.

È un giorno d’inverno. Giuseppe, dopo una lunga vita vissuta tra gioie, dolori, entusiasmo, tenacia e tante avventure, ha appena esalato il suo ultimo respiro. La morte lo ha preso, ma inizia a percepirsi più vivo che mai e incomincia a ripercorrere a ritroso un viaggio nelle memorie del proprio passato.
Partendo dall’infanzia, i suoi ricordi si snodano tra gli anni ’20 e ’30 nel colorito rione del Capo, storico quartiere di Palermo. Le sue rievocazioni continuano in Grecia poiché, a seguito dello scoppio del Secondo conflitto mondiale, Giuseppe riceve la chiamata alle armi. Divenuto un marinaio della Regia Marina Italiana, apprende una nuova lingua e si integra per quattro lunghi anni nella piccola comunità di Navarino, in Grecia, i cui abitanti gli danno il soprannome Spyros e dove lascerà un pezzo del suo cuore e della sua giovinezza. Giuseppe narra il suo ritorno in una Palermo da ricostruire insieme alla sua stessa vita, un cammino di sofferenza, ma anche e soprattutto di riscatto e di speranza tracciando con serenità, fin dalla prima pagina, un intenso percorso di riflessione che terrà il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.

Cosa mi ha attratto di questo libro? In primis la copertina, che vedete all’inizio dell’articolo. Da amante del mare e di quei posti è difficile per me non esserne attratta. In secondo luogo il titolo, particolarmente attraente e accattivante ai miei occhi. Devo essere onesta: questo libro mi ha totalmente stregata. L’ho letto in due pomeriggi. E’ uno di quei libri che ti prende per mano e ti porta in quello strano posto dove non esiste lo spazio-tempo e sei solo tu, il tuo libro e i personaggi della storia che stai leggendo. Solo chi ama leggere penso possa capire cosa voglia dire e, credo, per un lettore non c’è cosa più bella. Cosa si può desiderare di più da un libro se non questo??
Il romanzo è scritto molto bene, scorrevole, sebbene sia una sorta di biografia del protagonista, quindi priva di grandi dialoghi e cose di questo tipo. Nonostante ciò mi ha tenuta incollata tutto il tempo, bramosa di saperne di più e di andare avanti, fino alla fine, per leggere tutto delle avventure di Spyros. Come sapete, non sono mai stata amante dei libri incentrati sulla Seconda Guerra Mondiale, se sono troppo storici o dettagliati, mi annoiano abbastanza. Se siete come me, la storia di Spyros non vi farà assolutamente questo effetto, anzi, lo amerete follemente, insieme a tutti i personaggi che lo circondano e che fanno da perfetto contorno alla sua vita.
Cosa si può trarre da questo libro? Tutto. Voglia di vivere, che oggi è decisamente meno di molti anni fa. Ambizione, forza d’animo, voglia di fare, voglia di spaccare il mondo.
State cercando un libro che vi cambi un po’, che vi renda persone diverse rispetto a come eravate all’inizio della lettura? Fidatevi, l’avete trovato.
State sintonizzati, a breve grandi novità con Bonfirraro Editore e con l’autrice!!

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Così venne la notte – Francesco Morga

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Posso dire che ero un po’ a digiuno del genere horror? Anzi, peggio ancora.. Credo di non averne mai letto uno perché avevo paura sinceramente mi facesse strani effetti. Ormai aboliti da anni i film, non avevo mai preso in considerazione i libri pensando che mi facessero troppa impressione. E invece… Sì, è proprio così, mi impressionano e mi inquietano un po’! Sicuramente con questa collaborazione non sono andata sul leggero, lo ammetto, ma tant’è che, nonostante tutto, posso dire di averlo apprezzato lo stesso.
Iniziamo subito:”Così venne la notte” di Francesco Morga, edito a Casta Editore e uscito a Febbraio 2019.

Quando l’ultima grande notte scese sulla Terra, la battaglia finale fra Lui e L’altro ebbe inizio. Al centro l’umanità, in fuga dai demoni sotto un cielo sull’orlo del collasso. L’Apocalisse si presente come un Vaso di Pandora impossibile da richiudere. Se ne renderanno conto Alessandro, Laura, Giovanni, Davide, Angela e Andrea, vittime e carnefici di loro stessi, imprigionati in un labirinto di macerie e orrori alla ricerca di una salvezza che non esiste. O forse sì?

Francesco Morga, classe 1983, è laureato in Lettere e specializzato in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Bari. Autore e blogger casuale, è appassionato di horror, libri, musica, cinema e serie TV. Si definisce un “collezionista di cose inutili”. “Così venne la notte” è il suo primo romanzo.

Beh, che dire. Come esordio dell’autore non c’è male veramente. Come vi accennavo all’inizio, mi ha un po’ inquietata questo libro perché, come ogni horror che si rispetti, ci sono scene molto crude che vengono descritte per altro in modo egregio, ma potendo usare l’immaginazione è decisamente molto più gestibile di dover guardare un film horror che rimane ancora una cosa impossibile per me!
Il libro è davvero notevole, scritto molto bene e ben definito. L’unico problema che ho avuto leggendo è che a volte mi perdevo un po’ i dettagli dei personaggi, non capendo subito qual era il passato e quale il presente. Questo può anche essere dovuto in ogni caso alla mia mancata esperienza in questo campo. Eccetto questo, il romanzo risulta molto scorrevole, capire dove vuole andare a parare e quali fossero le sorti del pianeta sono stati la chiave per tenermi incollata totalmente alla lettura.
Una menzione specifica la merita il finale. Davvero notevole, l’ho apprezzato moltissimo, molto coerente e del tutto improbabile. Non me lo aspettavo proprio, vi giuro. Non so se questo dipenda dalla mia, sopracitata, inesperienza, ma mi ha lasciata sconvolta davvero e ha contribuito al mio apprezzamento generale della storia e del libro.
In conclusione, se vi piacciono gli horror, questo davvero non ve lo potete far scappare. L’autore merita fiducia e può solo migliorare!

Bosco bianco – Diego Galdino

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Questo è uno di quegli articoli scritti davvero con il cuore perché Diego Galdino, oltre ad essere uno dei miei scrittori preferiti, è anche una bellissima persona. Ed è con immenso piacere che oggi vi presento e recensisco il suo ultimo romanzo che l’autore ha autopubblicato, nonostante la sua esperienza come scrittore e le sue vittorie come tale. Parlo di “Bosco Bianco“, il suo ultimo romanzo, appena uscito e che trovate su Amazon già disponibile.

Nel suo testamento, la signora Chiara Pizzi lascia in eredità Bosco Bianco, una bellissima e storica tenuta affacciata sulla costiera amalfitana, a suo nipote Samuele Milleri, figlio di sua sorella e alla signorina Maia Antonini, figlia della sua più cara amica d’infanzia. Si racconta che a Bosco Bianco sia nascosto il diario segreto del leggendario scrittore americano Albert Grant. Proprio per questo motivo Andrea Razzi, ricco uomo d’affari, con velleità politiche, vuole entrarne in possesso a qualsiasi costo, tanto da acquistare da Samuele Milleri la sua metà di Bosco Bianco appena ereditata, approfittando dei suoi gravi problemi finanziari, per poi obbligare Giorgio Betti, il suo migliore e fascinoso agente immobiliare, a fingersi il nipote della vecchia proprietaria per cercare di convincere Maia Antonini a vendergli la sua parte della tenuta, anche a costo di farla innamorare di lui. Ma vivere a Bosco Bianco, seppur per pochissimo tempo, può cambiare il destino delle persone. Lo sapeva bene lo scrittore americano Albert Grant, che aveva fatto dell’amore la sua ragione di vita perchè come scritto alla fine del suo libro più famoso… “Per perdersi non serve un posto, basta una persona”.

“Bosco bianco” esce un po’ fuori dagli schemi rispetto ai libri precedenti dell’autore, è un viaggio bellissimo in una storia d’amore dolce e romantica. Difficile far capire quanto “Bosco bianco” sia in grado di emozionarti dolcemente. Questo romanzo ha toccato le corde più profonde della mia anima, sarebbe in grado di smuovere gli animi più gelidi e negativi con la sua dolcezza e il suo amore. L’insieme di citazioni provenienti da romanzi e film d’amore sono la perfetta ciliegina sulla torta alla storia di Giorgio e Maia, il tutto amalgamato dalla capacità dell’autore di parlare d’amore. E’ indescrivibile, inoltre, l’enorme crescita di Diego rispetto ai suoi primi libri. E’ sempre stato bravissimo e la sua capacità di parlare d’amore è in grado di sciogliere i ghiacciai (e ne ho avuto la conferma anche quando ho avuto il piacere di conoscerlo dal vivo, è davvero così!), ma in ogni romanzo me ne innamoro sempre di più. L’ho letto in neanche due giorni talmente mi aveva presa, mi sono ritrovata con il Kindle di fianco mentre cenavo, e di solito l’ora di cena per me è sacra. Per farvi capire quanto realmente mi abbia toccata questo romanzo. Inoltre, la tenuta di Bosco bianco mi ha ricordato tantissimo la casa di Noah e Allie, i protagonisti di “Le pagine della nostra vita” di Nicholas Sparks e, questo dolce ricordo, ha creato una base più che solida a questa bellissima storia. Durante la lettura, inoltre, avrete modo di poter ammirare dei piccoli colpi di scena, inusuali per libri di questo genere, ma che, alla fine, renderà il tutto ancora più speciale.
“Bosco bianco” è un libro per tutti, per chi ama l’amore, per chi è innamorato di qualcuno, per chi è ferito, per chi non crede nell’amore e non ci ha mai creduto. Saprà infilarsi fra i vostri sentimenti facendosi largo fino a dove le emozioni nascono, fino a toccarvi il cuore. Alla fine di questa lettura un po’ del vostro amore e un po’ del vostro cuore rimarrà in quella bellissima tenuta che è Bosco Bianco, insieme a Giorgio e Maia, i protagonisti, che sapranno averne molta cura.

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Caoineadh – L’intervista all’autrice

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Dopo l’ultima intervista pubblicata, inerente a “L’artificio dell’illuminato“, rimaniamo nell’ambito del fantasy avendo il piacere di intervistare l’autrice di “Caoineadh” di Eva D’Amico, edito da IDEA Immagina Di Essere Altro, con il quale ho avuto il piacere di collaborare. La recensione la trovate cliccando qui e chi l’ha letta sa benissimo quanto mi sia piaciuto questo libro e quando la storia mi abbia coinvolta fino alla fine, quindi l’occasione di intervistarne l’autrice l’ho davvero colta al balzo! Cominciamo subito con le domande!

Da dove hai preso ispirazione per “Caoineadh”? E’ un romanzo fantasy molto particolare e ben strutturato, hai creato un mondo intero dal nulla. E’ la cosa che più mi ha affascinato della trama.
L’ispirazione primaria di Caoineadh nasce dal folklore irlandese e dai suoi paesaggi: era da molto che desideravo scrivere una storia incentrata sulle streghe e l’aspetto che mi ha sempre affascinato maggiormente di questa figura è la natura primigenia, sciamanica e fortemente connessa alla natura. Così, dovendo dare un “volto” al mondo del mio romanzo non potevo che avere davanti agli occhi lo sconfinato verde irlandese. La figura a cui mi sono ispirata è quella della Banshee, una fata terribile, potente e spaventosa ma anche dal forte spirito protettivo.

Il personaggio di Aibhill, la protagonista, è una ragazza molto forte nonostante la sua giovane età ed è una che lascia il suo segno. C’è un po’ di te in lei o hai tratto ispirazione da qualcun’altro?
C’è molto di me in Aibhill, di come sono, di come vorrei essere, di come ero e di come sono diventata, poiché attraverso la sua crescita sono cresciuta io per prima, mi sono posta domande e data risposte.

Scrivendo “Caoineadh” hai creato un mondo da zero con usanze e modi di vivere molto diversi dal nostro. Quanto ci hai messo a scrivere tutto il romanzo e quanto lavoro c’è dietro ad una storia simile?
Per scrivere l’intero romanzo ho impiegato circa un anno ma la fase preparatoria è stata ben più lunga e non si è mai interrotta durante la scrittura. Trovo che prima di rielaborare una figura o un mito sia necessario conoscerlo approfonditamente, così mi sono documentata per diversi mesi prima della stesura sulla parte prettamente storica: la nascita del mito della Banshee, i suoi fondamenti storici e le implicazioni socio culturali di una simile figura. In seconda battuta ho approfondito i miti animisti e sciamanici ed infine la wicca, senza dimenticare la parte antropologica relativa alla figura della “donna-strega”. Non nego infine che da brava giocatrice di ruolo non ho potuto non strizzare l’occhio anche al mondo di Dungeons&Dragons. Riuscire a far convivere tutto questo non è stato semplice: dietro vi è stata un’opera di integrazione tra mito, religione, magia e immaginario fantastico che mi ha posto sfide molto complesse ma anche divertenti.

Hai mai pensato di dare un seguito a “Caoineadh” o a farne un prequel per approfondire di più la storia delle streghe o pensi che la storia possa essere conclusa così?
Inizialmente il romanzo era stato concepito come primo volume di un ciclo di storie auto-conclusive. In seguito ho abbandonato l’idea in quanto la storia ha preso una piega che mal si sposa con il progetto iniziale che avevo in testa, diventando un’opera tutta diversa. Non nego tuttavia che il pensiero di un prequel sulla nascita delle Caoineadh è ancora vivo e credo che gli darò seguito.

Cosa hai provato a vedere la tua bellissima opera pubblicata e cosa significa per te?
Vedere pubblicata la propria opera è un’emozione immensa: la scrittura è una cosa profondamente intima, mettendo su carta i tuoi pensieri e tutto l’universo immaginifico che ti vortica in testa condividi quanto di più potente e profondo hai dentro. Scrivendo un autore si scopre, mostra le sue fragilità e la sua forza, le lascia libere nel mondo affinché anime affini le incontrino e quando questo avviene, quando un romanzo emoziona o fa riflettere, non c’è emozione più grande ed allo stesso tempo indescrivibile.

Stai già lavorando ad un altro libro? Se sì, sarà sempre un fantasy o ci dobbiamo aspettare Eva D’Amico in un altro genere?
Sì, sto già lavorando ad un altro libro, anch’esso fantasy ma di tutt’altro genere.
Senza fare spoiler (cosa abbastanza complessa per me) posso dire di essere alla ricerca di un’atmosfera che sia storicamente esatta e verosimile in cui calare un’ambientazione fantasy questa volta un poco più cupa e introspettiva.

Niente, con queste brevi e succose anticipazioni, possiamo concludere qui l’intervista e non vediamo davvero l’ora di rileggere Eva nella sua prossima opera, sperando che sia all’altezza e anche di più di “Caoineadh”!!

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L’artificio dell’illuminato | L’intervista all’autrice

Roberta e Sara alla presentazione!

Sabato 16 Marzo 2019 presso il Centro Commerciale Elnòs Shopping sito a Brescia, ho avuto il piacere di intervistare Sarah Helmuth, autrice de “L’artificio dell’illuminato – Seraphita”, trovate la nostra recensione qui, ed abbiamo fatto proprio una bella chiacchierata che ho deciso di sintetizzare qui in un articolo per chi non è potuto esserci. Vi ricordo che il libro di Sarah uscirà a Settembre dopo una campagna su Book a book dove ha raggiunto le 200 copie vendute per raggiungere la pubblicazione!

1 – Da dove hai preso ispirazione per il libro? È un romanzo fantasy molto particolare e ben strutturato, hai creato un mondo intero dal nulla. È la cosa che più mi ha affascinato della trama…
Parlando de “L’Artificio dell’Illuminato” si possono dire tante cose. È il lavoro di una vita, coltivato nel corso degli anni. Ho iniziato a pensare all’Artificio quando ero adolescente. Leggevo i miei autori preferiti e sognavo una “storia infinita” e mi sono detta “perché non posso vagare anche io con la fantasia?”. Così mi sono avvicinata al mondo del fantasy come lo conosciamo noi oggi e ai grandi autori del genere. Mi sono rintanata nella mia cameretta e ho iniziato a leggere come una pazza, e a disegnare. A quel punto ho trovato altri pazzi come me, amici che hanno collaborato a realizzare il mio mondo, fornendomi la loro fantasia e la loro creatività. Insieme abbiamo costruito quello che io chiamo “il mio pianeta”. Infine, quando ho iniziato a mettere giù la storia, mi sono innamorata della scrittura e volevo solo continuare a praticarla.

2 – Seraphita, la protagonista, è una ragazza molto forte nonostante la sua giovane età, ed è una che lascia il segno. C’è un po’ di te in lei o hai tratto ispirazione da qualcun’altro? Come è nata Seraphita?
Onestamente di me, in lei, c’è molto poco. Esistono altri personaggi all’interno del libro che mi rappresentano o di cui sono innamorata, personaggi che, quando ti svegli la mattina, sbuffando dici “peccato non esistano!” Seraphita è una ragazza forte per la sua giovane età… è vero. Cresce prigioniera all’interno della Fortezza, coltivando il desiderio di essere libera piuttosto che cedere alla morte. Infine riesce a evadere e a trovare il suo posto nel mondo. Questo delinea molto la sua forza e, sotto questo punto di vista, mi piacerebbe moltissimo essere come lei. Tuttavia Seraphita non è soltanto farina del mio sacco, debbo ai miei amici molte sfumature caratteriali (dal momento che tutti i protagonisti dell’Artificio sono stati interpretati dai miei giocatori), e proprio Seraphita, benché nata dalla fantasia di un ragazzo, somiglia in particolar modo al suo creatore.

3 – Scrivendo questo libro hai creato un mondo da zero, diverso dal nostro sotto molti punti di vista. Quanto hai impiegato a scrivere tutto il romanzo e quanto lavoro c’è dietro a una storia simile?
Come ho già detto si tratta di un lavoro durato anni. All’interno del romanzo ci sono innumerevoli citazioni, e molti sono stati gli spunti e le ispirazioni. In primis i capisaldi della letteratura fantasy, come Michael Ende o Tolkien, Marion Zimmer Bradley etc… Per essere più accurata ho letto miti e leggende, fiabe e favole, ho condotto ricerche e approfondito modi di dire o tradizioni locali di paesi sperduti. Per realizzare un’ambientazione credibile esiste una ricerca continua, non soltanto nazionale, ma su scala mondiale. Anche i miei viaggi hanno contribuito allo scopo. È un continuo cogliere spunti dalla realtà che ci circonda, miscelarli e ottenere qualcosa di tuo, che ti rappresenti.

4- Sentendoti parlare mi è venuta in mente un’altra domanda fuori programma. C’è una cultura in particolare al quale ti sei ispirata maggiormente o hai preso spunto un po’ dovunque intorno a te?
Direi di no. Ci sono argomenti che spiccano più di altri, per esempio l’Illuminato conduce esperimenti di natura alchemica, perciò è facile supporre che abbia condotto ricerche di questo tipo… Nei capitoli successivi compariranno mostri della mitologia nordica o di quella celtica, ma non esiste una cultura in particolare che mi abbia influenzato rispetto alle altre.

5 – Come dicevamo prima, ci saranno svariati seguiti dopo la storia di “Seraphita”. Cosa ci dobbiamo aspettare di prossimi? Qualche indiscrezione o qualche spoiler riusciamo ad averlo?
Sì, esistono altri quattro personaggi, Mair-Lynn, Jormun, Adam e Yavin. Insieme formano la compagnia che sarà protagonista della prima campagna dell’Artificio, quella che io definisco la saga Albedo. Nonostante inizialmente vivano vite differenti fra loro, e agli antipodi, esiste una grande trama di fondo che li condurrà a incontrarsi e unirsi. Non si può dire di più, altrimenti diventa spoiler!

6 – Cosa hai provato a vedere la tua bellissima opera pubblicata e cosa significa per te?
È stata indubbiamente una grande emozione. Non capita tutti i giorni di sentirsi dire che il tuo libro piace e che lo si vorrebbe pubblicare… Mi sono detta che non era possibile, che queste cose non possono accadere nella realtà. Invece no, era tutto vero! Una grande emozione ma anche una grande fatica. Speri sempre che il romanzo abbia una certa influenza, che trovi un suo spazio nell’editoria contemporanea, che ci siano lettori che si appassionino alle tue storie. Credo che l’emozione, così come la fatica, mi accompagneranno lungo tutto il mio percorso di autrice e quando stringerò il libro tra le mani sarà un’incommensurabile soddisfazione.

7 – Qual è la tua esperienza da autrice italiana donna di fantasy? Molti autori fantasy sono esteri e uomini. Sono poche le donne in questo ambito. Cosa significa oggi essere un autrice donna di fantasy? Domanda un po’ difficile e complessa questa, me ne rendo conto! Sono stata cattivella.
Come hai detto tu, la maggior parte degli autori fantasy conosciuti sono uomini, tuttavia compaiono anche numerose donne di un certo livello, come Robin Hobb o la Bradley (che citavo prima), Ursula K. Le Guin ma anche la stessa J.K. Rowling, etc… Quando ho fatto conoscenza con il mondo dell’editoria, mi sono resa conto che ci sono moltissimi scrittori italiani che tuttavia non riescono a emergere o a trovare qualcuno disposto a sostenerli. È un gigantesco calderone dove, seppur stringi tra le mani un romanzo valido, difficilmente riuscirai a farlo conoscere senza l’aiuto di un agente o di un editore disposto a credere nel tuo lavoro. Ma come si dice, la speranza è l’ultima a morire! Essere una scrittrice donna per me significa molto, c’è stato un periodo della mia vita in cui mi sono appassionata alle grandi autrici vissute a cavallo tra il ‘700 e l’800, parlo di Jane Austen o delle sorelle Brontë per intenderci, trovando nei loro manoscritti grande coinvolgimento e ispirazione. Si riteneva, a mio dire, che la scrittura delle donne fosse meno tecnica, povera di argomenti e significati, per fortuna, oggi, tutti noi conosciamo la valenza di certi romanzi scritti e pensati da donne di un certo carisma e talento. A queste donne io dico grazie, perché senza di loro noi non saremmo le donne di oggi e riferendomi alla precedente domanda posso dire che nell’Artificio c’è anche un po’ di loro.

8 – Sì, esatto. Penso che senza il loro aiuto probabilmente ne io ne te saremmo qui oggi a parlare a nome del mio blog e tu del tuo libro purtroppo. Dobbiamo davvero molto a queste donne. C’è tuttavia ancora del lavoro da fare, anche se siamo sicuramente sulla buona strada. E’ importante che le donne continuino a pubblicare e a scrivere perché sennò non andremo da nessuna parte. Al momento di dover dare un’immagine ai personaggi che hai creato, li avevi già immaginati o hai dovuto pensarci su? Come hai steso queste immagini?
Come è facile pensare, i personaggi erano già nella mia mente, da sempre. Le immagini che si trovano in giro, sul sito della casa editrice, sui miei profili, che hanno accompagnato per intero la campagna, sono state realizzate da un illustratore italiano di grande talento, Alessandro Amoruso. Alessandro è riuscito a cogliere l’essenza dei personaggi, realizzando illustrazioni suggestive, di grande impatto scenico. Chi vedrà Seraphita o Gareth e si infatuerà dei loro volti, decidendo di avvicinarsi al romanzo perché attratti dai disegni, ebbene il merito di questo approccio è tutto di Alessandro, non potevo chiedere di meglio e spero che questa collaborazione duri nel tempo.

Insomma, impossibile che Sarah non vi abbia affascinato neanche un po’ e non vi abbia instillato una curiosità assurda sulla sua storia. Da qui trovate tutti i link per l’acquisto e per sostenerla!

L’amore che ti cambia – Gianni Decimo

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Oggi parliamo di “L’amore che ti cambia” di Gianni Decimo, edito da Bibliotheka Edizioni, uscito a Gennaio 2019. Quindi fresco fresco di stampa è arrivato fino a noi di 50 mila pagine sottoponendoci una lettura emozionale, ma anche molto impegnativa!

Un romanzo sulla consapevolezza, la voglia di lottare ed andare avanti, di non arrendersi mai malgrado le difficoltà della vita. Gian Giacomo, bambino come tanti, viene additato in paese come strano. Non è un eroe, un predestinato, nemmeno un prescelto. È solo un timido, un riflessivo, un introverso, e tanto basta a farlo percepire come diverso. Negli anni della fanciullezza vive la turbolenta separazione dei genitori. In adolescenza perde prima l’amatissimo padre, poi, dopo pochi anni, anche la madre. Trovatosi orfano, dagli abissi più oscuri e profondi della solitudine, percepisce l’esistenza di una forza inaudita, lucida e razionale, in grado di riportarlo in superficie. Il percorso per arrivarci, però, sarà accidentato, cosparso di rovine e pesanti ricordi da rielaborare. Un cammino sempre in curva, la cui destinazione finale è la più appagante delle felicità. Perché la vita è bella, nonostante tutto. Perché non vi è dolore al mondo per cui non valga la pena vivere.

“Solo dopo aver concluso questo libro, mi sono reso conto davvero di quanto avevo scritto. Si è trattato di un trauma non ancora superato.”

Se c’è una cosa che mi ha proprio colpita dell’autore è senza dubbio la sua capacità di scrittura, è davvero molto notevole. Ha poco da invidiare ai grandi scrittori perché dal punto di vista del lessico è davvero su un altro livello. Per questo motivo non credo che sia una lettura adatta a tutti, anche se a tutti un viaggio nella vita del protagonista male non farebbe. Devo ammettere che di norma non leggo libri di questo tipo perché preferisco un altro genero di romanzo, ma mi piace comunque variare, specialmente grazie alle possibilità che mi offrono collaborazioni come queste, e cimentarmi quindi in letture di questo tipo, così particolari.
In ogni caso, con questa maestria nella scrittura, l’autore ci accompagna nella vita del protagonista, alla fine della lettura senza dubbio potremmo quasi dire che è un nostro amico da tanto apprendiamo di lui e della sua famiglia. Alternando un po’ di ironia e attimi di serietà, vediamo gli alti e bassi della sua vita, il modo in cui vengono superati. Come recita la trama, è un romanzo sulla consapevolezza, il messaggio di fondo non è affatto scontato, ma l’autore ci accompagna anche in questo.
Se vi piacciono delle letture un po’ impegnative, che ogni tanto non fanno mai male, e volete fare un tuffo in una trama così particolare, articolata e ben scritta, sicuramente è il libro che fa per voi!

Una morte perfetta – Angela Marsons

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Chi mi segue su Instagram e nelle storie sa quanto abbia sofferto con questo libro. Avevo sentito parlare così bene di questa autrice che l’ho acquistato ad occhi chiusi, per poi pentirmene un pochino. Mi riferisco a “Una morte perfetta” di Angela Marsons, uscito a Maggio 2016, edito da Newton Compton Editori.

Se sei un debole di cuore, il laboratorio di Westerley non fa per te. E’ una struttura che si occupa di studiare i cadaveri in decomposizione. E’ una calda sera quando la detective Kim Stone e la sua squadra scoprono proprio ai limiti di quel laboratorio un corpo di una donna ancora caldo. L’assassino ha trovato il posto perfetto per coprire i suoi delitti. Indagando i sospetti di Kim si fanno sempre più inquietanti, quando una seconda ragazza viene aggredita, ma trovata in fin di vita con la bocca riempita di terra, esattamente come l’ultima ritrovata, nello stesso posto. Chi sarà la prossima vittima e quale schema sta realmente seguendo il serial killer? Riuscirà Kim a decifrare la mente contorta e spietata del killer, prima che continui il suo terribile piano?

Come vi dicevo su Instagram, il rapporto con questo libro è stato di amore e odio. Ci ho messo tre settimane a leggerlo, se non di più, perché non volevo interromperlo comunque e per me è tantissimo. Era questione di principio ragazzi.
Finalmente quindi sono riuscita a finirlo e che posso dirvi. Ho letto di meglio. Come thriller l’ho trovato abbastanza deludente, lo reputo più adatto a un genere giallo, per il decorso della storia e il modo di descrivere le indagini effettuate dalla protagonista.
Per quanto riguarda i personaggi preferisco non professarmi troppo in quanto ho visto che questo è il quarto capitolo dedicato a Kim e alla sua squadra e ho anche letto che nei precedenti libri vengono spiegati bene i protagonisti e le loro storie. Leggendoli in fila sicuramente si ha più modo di capirli e capire le loro azioni e i loro modi di essere. In particolare mi affascina molto la protagonista e mi piacerebbe leggere altro su di lei per poterla capire, perché nel corso della trama viene accennato giusto qualcosa qui e lì e sembra molto interessante. Tuttavia sono un po’ restia perché il modo di narrare dell’autrice non l’ho trovato particolarmente coinvolgente. Spesso, nel corso della lettura, abbiamo capitoli di mezza pagina che lasciano in sospeso delle situazioni che vengono poi riprese in terza persona, raccontate come già successe.
Inoltre, un tasto dolente per me è stata la trama che è scritta sul libro e dovunque sui siti web. L’ho volutamente modificata leggermente in questo articolo perché secondo me contiene troppe informazioni che sarebbe meglio scoprire strada facendo per il mio punto di vista. Altra cosa di questo tipo viene fatta nei primi capitoli, dove ce n’è uno che fa uno spoiler gigante sul movente del killer. Insomma, anche questa è stata una cosa che mi ha bloccata nella lettura perché quanto è brutto leggere qualcosa del quale sai già gran parte della soluzione a venti pagine dall’inizio?
Avevo sentito parlare così bene della Marsons che credevo mi avrebbe presa molto di più. Cercherò di darle un’altra possibilità, magari con la prima avventura di Kim.
Voi che ne pensate? Vi piace la Marsons e avete letto i primi libri riguardanti Kim e la sua squadra?

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Un killer dal passato – Tiziana Privitera

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Abbiamo conosciuto già Tiziana Privitera con “Il killer del decalogo“, un appassionante giallo, e proseguiamo la sua conoscenza con “Un killer dal passato“, uscito nel 2018, edito da Robin editore.

Trama:
Pierre Lacroix, personaggio televisivo e chef di fama mondiale, viene ucciso con un colpo di pistola in uno dei ristoranti di sua proprietà. Le indagini della Omicidi di Los Angeles si indirizzano subito nel mondo dell’arte culinaria, tra cuochi invidiosi e feroci critici gastronomici. Qualcosa però non torna e quando l’assassino uccide ancora, le detective Taylor McNeil e Casey Warner, insieme ai colleghi dell’Unità Speciale, si ritroveranno tra le mani un mistero. Due omicidi, due vittime, un segreto sepolto nel tempo che può avere terrificanti conseguenze nel presente.

Se vi ricordate la scorsa recensione, sapete che avevamo comunque trovato un punto debole nella storia. Mangiando “pane e crime” fin dall’infanzia, avevo un po’ capito il colpevole un po’ prima della fine. Ebbene, vi posso confessare che invece “Un killer dal passato” me l’ha fatta sotto il naso perché il suo finale è davvero sbalorditivo e non ci ero seriamente arrivata. Sebbene la trama del primo mi appassionasse di più a leggerla così, ho apprezzato molto di più quest’ultima uscita perché si nota una crescita non indifferente dell’autrice. Il suo modo di esprimersi rimane sempre molto professionale e molto competente, si vede senza ombra di dubbio che non è un libro buttato lì, scritto a caso. I vocaboli che utilizza spesso e volentieri sono professionali, il che dona un impatto perfetto ad un libro già molto promettente.
I protagonisti, inoltre, sono gli stessi del primo, ma in questo caso assumono una loro identità perché, a mio parere, vengono definiti meglio e si riesce a capirli totalmente. Nonostante questo, comunque, non è indispensabile leggerli entrambi per capire la storia perché sono due libri comunque indipendenti, viene fatto solo un leggero accenno al caso passato, ma nulla di vincolante, la storia si capisce senza alcun problema.
La trama è molto intricata, merita davvero molto come libro e consiglio a tutti gli amanti del genere di cimentarsi nella lettura di questo giallo, non ve ne pentirete assolutamente, avrete tutto il crime che ricercate!

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Un momento di chiarezza – Silvia Trevisone

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Fin’ora non mi è mai capitato di interfacciarmi con libri simili a questo, così duri e difficili dal punto di vista emotivo, ma, come dico sempre, c’è sempre una prima volta, giusto? “Un momento di chiarezza” di Silvia Trevisone è stata la mia prima volta in questo. E’ un libro edito da Book a book, uscito nel 2018.

“Secondo me ha avuto un momento di chiarezza. Ha cominciato a ballare quando aveva sei anni. All’inizio si divertiva… poi è arrivato il peso del talento. Ha cominciato a mangiare poco e si è allenata fino a svenire dalla stanchezza. Poi tutti i pezzi del puzzle si sono finalmente incastrati. Non sarebbe mai stata una ballerina. Non poteva esserlo. Non voleva esserlo. Un momento di chiarezza.”

Trama:
Daisy non ha ancora capito qual è il suo posto nel mondo. Ha buttato all’aria una promettente carriera come chimico e ora vive di lavoretti saltuari. Non ha rapporti con nessuno, neanche con la sua famiglia, di cui non si è mai sentita davvero parte, e abita in un monolocale che la nasconde come una tana dal resto del genere umano. Finché un giorno entra in una strana caffetteria e si avvicina a un ragazzo con lo sguardo triste. Improvvisamente il meccanismo della vita si rimette in moto.
Un prete comprensivo, una vicina di casa con un brutto segreto e un cane intuitivo irromperanno nella fortezza di solitudine in cui Daisy ha vissuto negli ultimi dieci anni, portandola a confrontarsi con i genitori e la sorella e, soprattutto, con la persona che vede riflessa nello specchio ogni mattina.

L’autrice:
Silvia Trevisone è nata a Milano nel 1982. Ha conseguito la laurea in Sociologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha svolto vari lavori, tra cui la selezione del personale e la gestione di un sito Internet per un’associazione dei consumatori. Ha scritto articoli per il web ed è co-fondatrice di un blog di racconti. “Un momento di chiarezza” è il suo primo romanzo.

Un libro molto interessante per me è stato “Un momento di chiarezza” perché partecipiamo alla rinascita totale della protagonista che da dieci anni è l’ombra di sé stessa, come può capitare a moltissime persone purtroppo. Daisy, la protagonista, con degli aiuti importanti, fra cui quello di Ercole, un cane, la parte che più ho amato del libro, riesce ad uscirne senza quasi accorgersene, esattamente come ci era entrata in questa fase. Molto appassionante questa rinascita, mi ha davvero incuriosita moltissimo la trama, ma anche fatta arrabbiare perché, a tratti, l’estrema passività di Daisy nell’affrontare quello che aveva intorno e l’estremo cinismo mi dava un po’ ai nervi, lo ammetto. Volevo quasi entrare nel libro e farla svegliare in fuori perché le succedevano cose intorno, anche gravi, senza che lei facesse nulla, crogiolandosi un po’ in questo suo stato emotivo. Andando avanti nella lettura comunque l’autrice abilmente ricompone tutti i pezzi del puzzle. Il tutto condito con un’adorabile contorno romantico davvero delizioso, che mi ha appassionata ancora di più. Tuttavia, la storia d’amore più bella rimane quella con il cane, Ercole. Con questa parentesi ha reso ben chiaro l’amore che un cane è in grado di dare ad una persona, anche se sconosciuta totalmente, spesso lo diamo per scontato.
All’interno di questo libro troverete davvero un po’ di tutto. L’amore, in ogni sua forma, una lotta contro la violenza, tutto messo insieme nel modo più dolce, cinico e romantico possibile!
Inoltre, per i possessori di Kindle Unlimited (per l’iscrizione gratuita per 30 giorni clicca qui!), è del tutto gratuito.. Avete bisogno di altro? Tuffatevi anche voi nel vostro “momento di chiarezza”, che male non ci fa mai.

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