Morti e sepolti e Il diavolo di Mergellina – Alessandro Testa

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I nostri autori emergenti mi dipingono la rubrica di tutti i colori, di ogni genere e di tantissime parole. Oggi si tinge di giallo con “Morti e Sepolti” e “Il diavolo di Mergellina” di Alessandro Testa (per il profilo dell’autore, clicca qui). “Morti e sepolti” è il primo della serie, esce nel 2016, è stato per un mese intero n. 1 su Amazon. “Il diavolo di Mergellina” è uscito a Dicembre 2018, quindi è nuovissimo, ed è il seguito di “Morti e sepolti”, con gli stessi protagonisti, entrambi editi da Edizioni Il Vento Antico.

Trama “Morti e sepolti“:

Questura di Napoli, ai giorni d’oggi.
Il commissario Antonio Sasso e l’ispettore Anna Nardi sono chiamati su una scena del crimine, un vecchio palazzo signorile di Napoli in Via Tarsia, dove un giovane albanese, operaio in nero di una impresa edile che sta eseguendo lavori di ristrutturazione proprio nel palazzo, è stato ucciso.
Qualcuno gli ha sfondato il cranio con un piccone. Sotto il suo corpo viene ritrovato anche un panetto di droga. Quando il cadavere viene rimosso, ecco la sorpresa. Sotto, in un’intercapedine del pavimento, c’è uno scheletro vecchio di almeno sessant’anni. Un uomo, anche lui ucciso con un colpo violento alla testa.
La Dia interviene sul posto e prende in carico il caso di evidente traffico di droga. Ad Anna Nardi viene assegnato il caso di Bacol Shebani, l’albanese ucciso. Antonio Sasso, sotto la minaccia di una valutazione del suo stato di servizio dopo la scoperta della sua passione per le scommesse, si occuperà invece dello scheletro sepolto.
Sasso e Nardi conoscono così l’avvocato Scorza e la sua badante e gli insegnanti ormai in pensione Cannavacciuolo, marito e moglie che possono ripercorrere quel periodo storico sfortunato.
Si parla di Napoli sotto le bombe, dei morti, soprattutto della famiglia Del Vecchio, che viveva nel palazzo, sterminata dall’esplosione di una bomba il 4 dicembre 1942 mentre attraversava la città sul tram numero 9.
I due poliziotti ascoltano, ma sembra non esserci risposta alle loro domande: chi e perché ha ucciso Bacol Shebani? Di chi sono quelle ossa ritrovate sotto il pavimento?

Trama “Il diavolo di Mergellina“:

– Abbiamo riaperto le indagini.
– Dopo quarant’anni, chi ve lo fa fare?
– Fossero anche ottanta, andrò fino in fondo: ci sono un uomo assassinato in casa propria e una giovane donna incinta morta in circostanze che non esito a definire dubbie.
Un efferato omicidio aspetta il suo colpevole da decenni. La riapertura del caso spinge chi lo vorrebbe irrisolto a mettere i bastoni tra le ruote della neonata Unità Delitti Insoluti. Ma Sasso e Nardi non si fermeranno, seguiranno una pista ormai fredda, trovandone un’altra caldissima, al punto da correre il pericolo di bruciarsi. Sasso ha un disperato bisogno di soldi e accetta di dedicarsi a un caso apparentemente già risolto per provare l’innocenza dell’unico imputato. L’indagine non autorizzata lo costringe a complicati sotterfugi, ma alla fine avrà bisogno dell’aiuto dell’ispettore Nardi per concluderla.Ricatti, depistaggi, omicidi vecchi e nuovi: lavoro e vicende personali si confondono e si trasformano, ma la squadra porterà alla luce la verità e farà, forse, giustizia.

 

Ho letto entrambi i libri nell’arco di una settimana talmente mi avevano presa. In entrambi si può ammirare una crescita del protagonista, il commissario Sasso, contornato da un’indagine estremamente accurata. Risolvere dei casi così datati, dove il tempo può aver cancellato ogni ricordo ed ogni traccia, sembra non essere un grosso problema per Sasso e Nardi, che con destrezza indagano, interrogano e seguono ogni pista con maestria. Ammetto, tuttavia, almeno all’inizio di essermi trovata un po’ spiazzata, ci sono molti personaggi, facevo fatica, quando ne riappariva uno, a ricordare chi e cosa rappresentasse. Dopo questa prima difficoltà iniziale, è stato tutto in discesa e mi sono abituata al modo di scrivere e di narrare dell’autore.
Tutto sommato penso che inserire qualche caso in meno, avrebbe permesso al lettore di cimentarsi totalmente nella conclusione dell’indagine. In “Il diavolo di Mergellina” ci sono prevalentemente tre situazioni distinte ed ogni tanto mi confondevano, avrei preferito magari più focus sui casi principali, in modo da concentrarmi su quelli, senza ulteriori distrazioni. Un ultimo eventuale difetto che ho riscontrato è stato la mancanza di una voce narrante ben definita. In alcuni casi sembrava una voce esterna alla situazione, in altri sembravano i protagonisti. Questi dettagli tuttavia non creano problemi al fine di cimentarsi nella storia, diciamo che sono sottigliezze per rendere il lavoro il più perfetto possibile.
Detto ciò, i libri mi sono piaciuti moltissimo, sono una grande fan della copia Sasso e Nardi e spero di rivederli presto alle prese con altri casi, perché davvero sono molto capaci nel loro lavoro. La cosa bella di questi libri è stato proprio il coinvolgimento provato durante l’indagine, specialmente le ultime centinaia di pagine me le sono divorate totalmente, ero troppo curiosa di scoprire la verità. Menzione particolare per il finale di “Il diavolo di Mergellina” che è stato, quasi totalmente, a sorpresa. Una tecnica molto strana usata dall’autore che ha tenuto nascosto fino alla fine un particolare che era fondamentale al fine di risolvere il caso. Ne ha dato qualche indizio, ma, almeno ai miei occhi, nulla che potesse realmente permettere al lettore di arrivarci. Interessante, quanto molto strana come scelta.
In conclusione, per gli amanti del giallo, questa non è sicuramente una serie che deve mancare nelle vostre librerie e, per chi è amante del territorio italiano, dove lo possiamo trovare un giallo ambientato nella bellissima città di Napoli? L’autore in questo non si risparmia, nel libro ogni tanto ci regala sprazzi di Napoli e dintorni e di quei posti meravigliosi con delle descrizioni davvero singolari e degne di nota. Un giallo dal sapore tutto italiano, di mare e di Napoli.

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La contessa – Marco Spelgatti

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Emozioni contrastanti per questo nuovo libro della rubrica autori emergenti. Parliamo di “La contessa” di Marco Spelgatti (per il profilo dell’autore, clicca qui), edito da Gonzo editore, uscito quest’anno. E’ un libro così particolare che non so bene di che genere poterlo definire, ma è anche questa la sua bellezza. Senza dubbio è un racconto soprannaturale, un po’ thriller e con qualche traccia di esoterismo, il tutto combinato in modo più che perfetto.


Trama:
La famiglia Maleni, che di nobile ha ormai solo il blasone, è tenuta in scacco dall’inquietante matriarca. Muovendosi nell’ombra la contessa decide le sorti di tutti, in particolare della figlia femmina di cui ha combinato, suo malgrado, il matrimonio con un giovane industriale. Villa Maleni è posta al confine con una valle nota a tutti come Mangianime, un luogo pervaso di energia mistica sul quale circolano innumerevoli macabre leggende, capace di far emergere la vera essenza di ognuno. Difficile sfuggire a se stessi se si percorre la valle del Mangianime, lo sa bene Matthias cameriere della villa, protagonista de “La contessa”, che ne è fatalmente attratto. Il diario di Matthias ci accompagna nella scoperta di un atroce delitto al quale seguiranno le indagini e lo smascheramento dell’assassino inaspettato, ma “La contessa” è soprattutto il viaggio dentro l’ossessione di un uomo, perché il mondo ti vede per come tu ti vedi.

    

L’autore dice di sé:
Marco Spelgatti è nato nel 1984. Cresciuto nella campagna bergamasca, sul Lago d’Iseo, ha vissuto tredici anni a Firenze. Attualmente vive a Bologna. Scrive racconti soprannaturali perché pensa che il modo migliore di raccontare la realtà sia usare l’irrealtà.

“Le ho proposto più volte di condividere con me una passeggiata lungo il corso d’acqua, ma ha sempre trovato un modo per evitare tutt ala zona del mangianime, ammonendomi più volte.
Ha un temperamento romantico e sognatore, e si fa coinvolgere molto da ciò che legge. Il tono della sua voce, il suo passo, il suo respiro sembrano modificarsi quando trova un libro che la coinvolge molto.”

Ho letto davvero pochi libri così particolari e di questi generi, ma di “La contessa” sono stata piacevolmente sorpresa. La narrazione avviene in modo diretto, il protagonista scrive un diario ed il lettore è considerato questo diario, di conseguenza Matthias ci da del tu. Questo, per quanto mi riguarda, tiene sempre costante l’attenzione sulla storia, senza mai perdere questa costante. Spesso è un rischio questo genere di scrittura perché il rischio è di avere troppa narrativa che a lungo andare risulta noiosa, senza dialoghi o interruzioni che danno più ritmo al racconto. In questo caso, invece, è gestita davvero con maestria e non risulta mai noioso, anzi. Le ultime pagine le ho lette in pochissimo tempo, sia per curiosità sia per un vero e proprio rapimento per le vicende di Matthias.
Il finale è perfettamente in linea con la storia, è stato davvero la ciliegina sulla torta per un’ottima conclusione ad una storia molto bella. Non sono riuscita a trovare alcun difetto in questo libro perché per me non ne ha e se ne ha è tutto di poco conto rispetto al coinvolgimento nella storia, nella sua inusualità l’ho davvero apprezzato tantissimo.
Quando leggo, come mia abitudine personale, tengo sempre in parte un quadernetto nel quale annotto le frasi, i passaggi che più mi colpiscono in un libro. Inutile dire che, leggendo questo racconto, di “solo” 170 pagine, ho annotato quattro interi passaggi, alcuni dei quali li utilizzerò per arricchire questa recensione, per cercare di farvi capire su che livello siamo.
Il tono dell’autore, inoltre, è molto classico, quindi non abbiamo una scrittura con inflessioni del gergo del giorno d’oggi. Insomma, “La contessa” è un libro speciale, non saprei davvero come altro definirlo e mi auguro che questa cosa passi attraverso le mie parole, attraverso le citazioni perché oggi forse sono pochi i libri che meritano davvero, ma questo è senz’altro uno di questi.

“In un contesto come questo, così isolato, sono riflessioni doppiamente spaventose, perché non vengono soffocate dal contraltare della realtà di qualcun’altro. Nel quotidiano rintracciamo fuggevoli punti di contatto tra il nostro mondo e quello degli altri e definiamo così ciò che è reale e ciò che non lo è. Quando siamo soli, isolati, come possiamo evitare la follia?”

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Un posto per Victoria – Veronica Evangelisti

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Se cercate un libro veloce e carino da leggere, “Un posto per Victoria” di Veronica Evangelisti fa proprio per voi. Ormai è chiaro che con questa rubrica di autori emergenti mi cimento nelle letture più varie ed in questo caso mi sono trovata davanti una lettura a tratti molto impegnativa.

Trama:
Un momento solenne: il trapasso di un’anziana signora. Per alcuni mamma, per altri sorella, per altri ancora nonna, come per Viola De Santis, appunto. La grande famiglia, grande e sbriciolata da mille incomprensioni e litigi, si trova riunita per l’ultimo saluto alla “tigre”. In quella circostanza di morte, Viola si pone molti interrogativi sulla vita. Domande e riflessioni sul senso della famiglia, sui rapporti tra i componenti che erano lì accanto a lei. Andando indietro con la memoria, in un passato che non poteva essere poi così lontano, se la nonna era ancora tra loro, riaffiorano situazioni tanto assurde e diverse da sembrare distanti mille anni. La dolorosa, pesantissima situazione della nonna da giovane, la guerra, l’immane fatica di vivere. Cos’è, quindi, la morte…? Una liberazione? Una resa dei conti? Un momento che fa piangere alcuni e lascia altri indifferenti? C’è un detto che dice che chi muore lascia il posto a chi arriva…

L’autrice dice di sé:
Veronica Evangelisti, nata a Roma il 08-10-1983. Diplomata in grafico pubblicitario nel 2002, decide di non appassionarsi a questo lavoro perché sa che non è quello che ama. Comincia subito a lavorare nel settore della vendita, scrivendo sempre per sé in un diario tutti gli aneddoti che le capitano durante il giorno. Ama raccontare storie. Il suo sogno è diventare attrice di teatro, ma rimane solo un sogno. Nel 2009 crea la sua famiglia, nel 2011 e nel 2014 diventa madre ed è proprio in questo momento di riflessione, dopo aver perso il lavoro a causa della sua prima gravidanza, che decide di cominciare a scrivere un libro. In questo periodo la scrittura diventa la sua amica, scrivendo Un posto per Victoria.

Viola, la protagonista, rivanga per tutta la durata del romanzo vari ricordi e aneddoti della sua vita, in occasione di un funerale. I ricordi che vengono sottoposti al lettore non sono altro che le tipiche avventure di una famiglia tradizionale del Sud, pugliese in questo caso. I miei parenti sono tutti del meridione, quindi purtroppo, o per fortuna, conosco molto bene tutte le tradizioni, tutti i luoghi comuni e tutte le fisse di quei posti e l’autrice le ha raccontate e tramandate nel modo più semplice possibile, senza pregiudizi o cattiveria insomma, anche perché, alla fine, era davvero così un tempo.
La scrittura non è perfetta, qualche errore è presente all’interno del romanzo, ma tuttavia si parla sempre di un primo libro e quasi nessuno ad un esordio è Alessandro Manzoni. Il contenuto tuttavia, a mio parere, fa passare oltre a questo, perché davvero è profondo, parla di vita vera, non della famiglia del Mulino Bianco, ma di famiglie tradizionali ed anche terribilmente travagliate. Insomma, se volete assaporare un po’ di Sud ed un po’ di vita vera, non dovete far altro che leggere “Un posto per Victoria“. La sua vera essenza è senza dubbio la famiglia, quella che, seppur strana e travagliata e, a tratti cattiva, c’è sempre nel momento del bisogno e che, nonostante tutto, è sempre un sostentamento ed un aiuto sempre presente nella vita.

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Fuochi nascosti – Alberto Donel

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La rubrica degli autori emergenti con “Fuochi nascosti” di Alberto Donel si tinge di mistico. Non mi sono mai approcciata a simili romanzi e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa, sebbene un inizio non troppo spigliato e veloce, ma con una forte ripresa nella seconda parte del libro. “Fuochi nascosti” esce nel 2017 ed è il romanzo d’esordio dell’autore, edito da 0111edizioni.

Trama:
Ha sofferto e lottato per emergere dalle sue umili condizioni, ha raggiunto il successo e si è sposato felicemente, senza mai rinunciare ai suoi principi. Arriva, però, il momento in cui la fortuna gli volge le spalle: suo figlio si smarrisce nei meandri dell’occulto, e lui – Thomas Braxton – si troverà coinvolto in un’avventura straordinaria e densa di insidie che lo porterà infine in un luogo arcano, dove dovrà misurarsi, per la vita sua e di altri, con il tenebroso custode di un culto primordiale.

L’autore dice di sé (per il suo profilo Instagram, clicca qui):
Diplomato all’Accademia di Belle Arti e scrittore esordiente. Quando scrivo, cerco di sentirmi cittadino del mondo. Mi piace osservare, ragionare e conoscere. Interessi: letteratura, mitologia, pittura e arte in genere, musica classica, cinema, soprattutto anni 50 e 60, e tutto quello che stimola la mia curiosità.

Come dicevo all’inizio, l’inizio del libro non mi ha entusiasmata molto. Ho avuto un impatto strano con il modo di scrivere dell’autore che tende ad essere abbastanza descrittivo e definire tutto nei minimi dettagli. Non sono solita leggere molti autori di questo tipo, quindi inizialmente mi sono trovata un po’ in difficoltà. Dopo la seconda parte del libro, invece, tutto ciò non mi è più pesato ed ho iniziato a divorare totalmente il libro fino alla conclusione. Davvero strano, non mi era mai successo, ma dopo mi aveva talmente presa che l’ho letto tutto d’un fiato. Difatti in questa parte si arriva nel fulcro del romanzo, nella parte un po’ magica della storia ed in questo caso le descrizioni dell’autore sono indispensabili al fine di crearsi nella mente l’esatta situazione, con tutti i suoi dettagli.
Insomma, rapporto di amore/odio con questo romanzo che invece alla fine mi ha sorpresa moltissimo ed è stato davvero interessante! Penso leggerò sicuramente altro di questo genere, è molto particolare!
Ho amato molto, in particolare, il personaggio di Thomas, il protagonista. Un uomo davvero umile, che si è fatto strada con le sue forze e, seppur a tratti sia molto duro, è solo dovuto al suo brutto passato e non vuole talmente tanto tornare indietro che spesso dimentica i veri valori.
Insomma, se vi piace un po’ il genere, che tratti un po’ di occulto, esoterismo e molto altro, non potete farvi scappare “Fuochi nascosti”!

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Il pane sotto la neve – Vanessa Navicelli

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Potete inoltre visitare il suo sito web ed il suo profilo Instagram!

Non so neanche come cominciare questa recensione, così a caldo, appena finito il libro. Perché di norma è così che faccio: finisco un libro, scrivo subito quello che mi passa per la testa in quel momento, senza rimuginarci su, senza

pensarci su. Questo mi aiuta ad essere totalmente sincera, in questo modo posso solo scrivere il mio reale pensiero sul libro. So che se iniziassi a rimuginare, pensare, non sarebbe il mio pensiero reale, ma devo ammettere che in questo caso mi risulta difficile, perché sono rimasta senza parole. E, capiamoci, non è una cosa poi così facile!
Quando l’autrice mi ha scritto per questa collaborazione, mi ha rapita la sua lunghissima e bellissima mail di presentazione. Mi ha presentato il suo romanzo come una madre presenta orgogliosa il suo bambino a tutto il mondo, da quanto ne è fiera. Quando vedo questo in una mail, già sono automaticamente propensa alla lettura e alla collaborazione, perché mi aspetto grandi cose e, per fortuna, di norma non sbaglio.
Parlo di “Il pane sotto la neve” di Vanessa Navicelli, uscito nel 2017. Inoltre voglio fare una menzione speciale ai ringraziamenti finali del romanzo. L’autrice fa sapere al lettore che ha studiato molto queste vicende, ma soprattutto ha ascoltate molte testimonianze e aneddoti raccontanti da persone che hanno davvero vissuto in quel periodo o che li hanno semplicemente tramandati ai proprio famigliari.

L’autrice dice di sé:
Sono nata a Vicobarone, un piccolo paese sulle colline piacentine, ma da anni vivo a Pavia. Sono cresciuta coi film neorealisti italiani, con le commedie e i musical americani, coi cartoni animati giapponesi, coi romanzi dell’Ottocento inglese e coi libri di Giovannino Guareschi. (Be’, sì… anche coi miei genitori.)
Mio padre mi ha trasmesso l’amore per la libertà. Mia madre un modo buffo e tenero di vedere le cose. Tutte e due mi hanno spinta a inseguire sempre (con tenacia) i miei sogni. (Hanno anche un sacco di difetti, eh! Ma queste cose… eh, queste sono impagabili.)
Amo la neve (specie mentre scende), l’opera lirica (Verdi come nessun altro), il buio e il silenzio del teatro (quando sta per aprirsi il sipario), e il mare a settembre.

Trama:
Una coppia giovane, due figlie, un paesino, degli amici, tante difficoltà e la voglia di farcela.
Sembra una storia di oggi. Invece… è ambientata nella prima metà del Novecento.
“Torniamo all’antico, sarà un progresso!” diceva Giuseppe Verdi. Ed ecco allora un romanzo che ci ricorda le nostre radici. Chi siamo e quanto ci è costato arrivare fin qua.
Il pane sotto la neve è un romanzo di narrativa popolare, ambientato “da qualche parte sulle colline dell’Emilia, al confine con la Lombardia, dove la provincia di Piacenza abbraccia la provincia di Pavia.”
È la saga di una famiglia contadina dai primi del ’900 fino alla primavera del 1945.
Si racconta della prima guerra mondiale, della fatica del lavoro in campagna, delle figlie che crescono e si fidanzano. Dell’arrivo della seconda guerra mondiale, della Resistenza. E dei nipoti: chi parte soldato, chi diventa partigiano.
Un mondo e una felicità fatti di piccole grandi cose. Tra politica e apparizioni della Madonna, canzoni degli alpini e orgoglio partigiano, la musica di Verdi e le passeggiate lungo il Po, innamoramenti inattesi e le gare ciclistiche di Bartali e Coppi, le recite di Natale in parrocchia e un bicchiere di vino all’osteria.

E’ importante, prima della recensione, farvi sapere che, fin da che ero ragazzina, non ho mai amato molto la storia. Di conseguenza, ai romanzi storici mi sono sempre tenuta bene alla larga. Non per cattiveria o altro, ma proprio perché temevo mi potessero annoiare e, capiamoci, leggere un libro che annoia è impossibile, oltre che un’estrema tortura. Grazie a questo libro, invece, ho capito che dipende da come viene scritto, raccontato e come riesce a farti entrare nel pieno della storia, in quegli anni così difficili.
Come dice la trama, il tutto si svolge nella prima metà del novecento, quindi va a toccare tematiche particolari come la Prima e Seconda Guerra Mondiale e la vita delle persone più povere, i contadini, come erano Tino e Cesira, i protagonisti.
L’autrice non scende in troppi dettagli storici quindi per una persona come me, come vi ho detto nella premessa, è proprio il massimo. Ho potuto apprezzare ogni parte del libro proprio per questo. Mi sono innamorata dei protagonisti ogni pagina di più. Inoltre questo romanzo fa parte di una saga, nei libri successivi il focus sarà su altri personaggi secondari come le figlie o i nipoti di Tino e Cesira e posso tranquillamente dire che non vedo proprio l’ora! Nella lettura, infatti, ho imparato ad apprezzare anche loro, quindi un libro totalmente dedicato sarei più che felice di leggerlo.
L’ho letto tutto d’un fiato, non mi ha mai stancata, volevo sempre di più. Mi ha rapita, ero proprio concentrata mentre leggevo, per assorbire ogni dettaglio ed ogni emozione che poteva trasparire dai capitoli.
Questo romanzo, come dice l’autrice, è stato scritto per poter essere letto e apprezzato da tutti. Per permettere a tutti di conoscere quella vita, quelle vicende. L’intento, secondo me, è ben riuscito, assolutamente. E’ leggero, scorrevole, chiaro e arriva dritto al punto, senza perdersi negli eventi, rimanendo sempre schematico e con un fine ben preciso. I dati storici ci sono, per forza di cose, ma non sono fastidiosi, forzati o noiosi. L’unica cosa che forse potrei dire è che il lato emotivo dei personaggi, almeno dei protagonisti, poteva essere approfondito un po’ meglio, ma per quanto mi riguarda è un libro bellissimo, che ti pone davanti a realtà così lontane, ma allo stesso tempo così vicine e nonostante questo rischiano sempre di essere dimenticate.
Io ho pianto alla fine di questo romanzo. E’ vero che sono una persona molto emotiva, ma non piango per niente. Le ultime pagine me le sono totalmente divorate, sono state un turbinio velocissimo di emozioni che non potevano concludersi in modo migliore. Quando piango alla fine di un libro non mi spiace, so che mi ha toccata nel profondo, che mi ha trasportata e so che, in questo genere di romanzi, può essere solo che un bene.

 

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Choose me, choose you, choose us – Jasmine Hashem

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Eccoci per un altro autore emergente. Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli autori emergenti che si stanno affidando a noi per avere una recensione, non ci aspettavamo sinceramente un’adesione così numerosa a questa rubrica, eppure ci sono arrivate tantissime richieste che spesso fatichiamo a stare dietro a tutte le vostre mail!
Oggi parliamo di “Choose me, choose you, choose us” di Jasmine Hashem. La ragazza è in campagna su bookabook, quindi non è ancora stata pubblicata ufficialmente, quindi vi lascio tutti i link del caso per supportarla ed anche per il suo profilo Instagram.

Trama:
Ognuno affronta il dolore come meglio crede. Jane e Vince sono due ragazzi, compagni di liceo, che all’età di diciotto anni si ritrovano ad affrontare la perdita di un genitore. Una stessa storia che innesca però due reazioni totalmente differenti. Se Jane, dopo la morte del padre, inizia a mangiare a dismisura e a ingrassare, Vince, dopo la morte della madre, si chiude in se stesso scegliendo di vivere in totale apatia. Sono conoscenti, non amici, eppure lei si sente inspiegabilmente legata a lui. Dopo aver compreso ciò che sta facendo a se stessa, Jane decide di cambiare stile di vita. A venticinque anni è una donna sicura e serena. Studia, ama lo sport e pratica la boxe. Un ragazzo conosciuto al corso di boxe sarà per lei il primo appuntamento. Prima di questo decide però di rivedere Vince. Il loro incontro sarà decisivo e le incomprensioni non mancheranno. Non è facile esporsi e aprirsi, né tanto meno lo è arrendersi. L’amore a volte è una questione di scelta. Scegliere spesso richiede estremo coraggio. Ci sono situazioni, però, in cui scegliersi non rappresenta una scelta. Se fosse questo il caso?

Scrivere la recensione di un autore emergente la vivo come una seria responsabilità, sia nei confronti dell’autore che nei confronti del lettore che mi legge e mi ascolta. Questo libro l’abbiamo scelto perché tratta una tematica molto particolare, come quella della perdita di una persona cara e di due modi totalmente opposti di vivere questo lutto, che secondo me è la particolarità del libro, la parte che fa più riflettere. Questo è un po’ il cuore del romanzo rosa in oggetto, al quale la storia tra Jane e Vince fa da perfetta cornice. Avrei gradito una descrizione migliore dell’amore tra i due protagonisti, perché non si percepisce molto, secondo me, la ragione per il quale Vince sia così infatuato e preso da Jane, che apparentemente è stata solo una compagna di scuola con il quale lui non parlava neanche granché. Insomma, questo lato andava più approfondito ed articolato.
Il romanzo non è stato corretto o ripassato dall’editore ancora, ma si presenta “nudo e crudo” così com’è stato scritto, non essendo appunto ancora stato pubblicato. sono presenti alcuni errori grammaticali, di punteggiatura e linguistici. Tuttavia una rilettura dovrebbe bastare a renderlo già meglio sotto questo punto di vista, anche prima del passaggio dell’editore.
La storia tra Vince e Jane è molto romantica alla fine. Come detto prima, hanno entrambi avuto uno dei lutti più brutti da patire: la perdita di un genitore. La descrizione della reazione e del modo di vivere questo periodo della vita è molto strutturato e dettagliato, trasporta molto nella storia ed aiuta ad immedesimarsi e capire i personaggi. Se lei ingrassa a dismisura e si ritrova obesa, introversa ed insicura, lui si chiude in sé stesso, chiude rapporti con amici, con il padre e rantola nel buio.
Un’ultima unica pecca è che il romanzo non è ambientato in un luogo specifico, non viene detto o specificato, quindi ogni lettore si fa una propria idea sul posto dove si svolge il tutto. Tuttavia i nomi ed i cognomi dei personaggi sono tutti inglesi/americani, ma le ambientazioni della scuola, da ciò che si può dedurre, anche se non specificato direttamente, delle canzoni di cui si parla, è tutto italiano. Questo crea una sorta di incoerenza, ma diciamo che è più una sottigliezza che altro.
In conclusione il romanzo si chiude come ogni romanzo rosa che si rispetti meriti di finire, quindi occhi super a cuore e l’amore trionfa sempre. L’idea è molto bella, il dettaglio sui lutti, i modi di reagire, sono molto particolari ed i veri protagonisti della storia ed offre molti spunti di riflessione e, perché no, un aiuto a superare un evento così drammatico della vita.

15 – Luigi Pucci

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Nuovo romanzo di autore emergente oggi. Parliamo di “15” di Luigi Pucci. L’autore mi ha gentilmente omaggiata della copia cartacea del romanzo e mi sono buttata, subito dopo l’arrivo, in questa lettura.
15 esce nel 2017, edito da Aletti Editore.

Trama:

“Ma che si rischia veramente?” si chiedeva David quella notte, tra un bicchiere di vodka e un grosso e puzzolente sigaro cubano. “Cosa si rischia a prendere in mano lo scettro della vita?”

Inserisco solo questa breve frase, al posto della trama. Sebbene l’autore mi abbia scritto l’intera sinossi per mail, ho deciso di essere coerente con la scelta di non esporla totalmente. Né su Amazon, dove è esposta solo quella citazione che ho indicato su, ne sul libro, dove viene riportato un altro estrapolato del romanzo. Scelta curiosa, ma molto intrigante. Quando mi è arrivato il libro, come una sciocca me lo sono rigirato in mano un sacco di volte, pensando che potesse apparirne una trama, invece no, non c’era proprio. Bizzarro, ma mi ha fatto sorridere e mi ha incuriosita ancora di più.
In breve, comunque, siamo in un periodo buio, dove la luce del sole fatica a scorgersi anche da lontano. David è il protagonista di questa storia ed è uno scienziato annoiato dalla vita, fatta solo di routine, di lavoro-casa e casa-lavoro. Un giorno succede qualcosa che cambierà radicalmente la sua vita.
Tendenzialmente non mi approccio molto a questo genere, non fa molto per me. Tuttavia non sono solita a escludere un libro a prescindere, mi piace osare e tentare.
L’ambientazione è molto particolare, un futuro in cui il sole sta svanendo, si vede poco. E’ molto intrigante. Il romanzo è scorrevole tutto sommato, sebbene non tratti tematiche semplici ed intuitive, è di circa cento pagine, quindi comunque veloce.
La narrazione è semplice ed efficace, non scontato per un autore emergente, a volte mi è capitato di leggere anche libri che sembravano non fossero stati riletti prima della stampa, neanche sotto il punto di vista grammaticale, ma fortunatamente non è questo il caso di “15”. Il narratore è esterno alla vicenda, è una terza persona che racconta la vita del protagonista, e parla direttamente con il lettore.
Un difetto che ho trovato durante la lettura è che, secondo me, la storia doveva essere svolta in più pagine, in modo da poterla sviluppare meglio. A tratti sono stata trascinata in un turbinio strano insieme al protagonista, senza capire la motivazione di ciò che succedeva. Anche i personaggi, molto interessanti, meritavano una descrizione ed un lavoro migliore, al fine di capire a pieno le azioni, il carattere e le emozioni. Senza ombra di dubbio c’è un margine di crescita per questo autore, quindi tutto il mio appoggio e tutto il mio sostegno, può solo migliorare. L’idea c’è, il romanzo è scorrevole, il modo di narrare è piacevole e semplice. Mi ha aperto un genere del tutto nuovo per me e, chissà, per nuove letture future.

 

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Storie fantastiche di gente comune – Stefano Valente

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Eccoci di nuovo con i miei autori emergenti! Rispetto a “I fiumi sotterranei“, cambiamo un po’ genere. Oggi parliamo di “Storie fantastiche di gente comune“, romanzo di esordio di Stefano Valente (per il profilo dell’autore, cliccate qui). Quanto è bello poter parlare di autori italiani ed emergenti. Sembra quasi impossibile al giorno d’oggi, invece ce ne sono davvero tanti e tantissimi molto validi! Quando Stefano mi ha scritto per mail, io già avevo visto qualche suo post perché direi che il titolo non passa inosservato e, secondo me, è proprio il punto di forza di questo romanzo. E’ come se dicesse tutto, ma anche niente, ma ti incuriosisce da morire!

Breve biografia dell’autore
Stefano Valente (Roma, 1990),ha conseguito la Laurea in Scienze Organizzative e Gestionali presso l’Università degli Studi della Tuscia a Viterbo. Storie Fantastiche di Gente Comune è il suo libro d’esordio.

Trama
Un eroe non è un impavido guerriero, un martire o un conquistatore di consensi popolari. Un eroe è semplicemente una persona. Un eroe è il prescelto di se stesso, colui che compie una scelta per un bene a lui caro. Naturalmente, una scelta audace. Io, la Voce Narrante, canterò le gesta di tre eroi che hanno compiuto la loro scelta. Paolo, un militare devoto all’uniforme e fedele alla Patria, che ha rinunciato al suo status di militare per inseguire il suo bene. Il secondo eroe è Chiara, un’affascinante ragazza dall’intelligenza fuori dal comune che, attraverso la ragione, vi condurrà in un viaggio fantastico tra nozioni scientifiche e colpi di scena. Infine c’è Matteo, un brillante avvocato che dovrà rimediare ad un imperdonabile errore. Casi irrisolti, verità nascoste e false speranze comporranno la strada che Matteo dovrà percorrere fino all’attuazione della giustizia.

“L’importante è che ci sia una storia. Basta che ci faccia ridere o piangere; che ci faccia rimanere incollati davanti allo schermo o all’ultima pagina di un libro; che ci faccia stupire o spaventare. Perché una storia regala a tutti un’emozione; non importa quale.”

Proprio così, ci basta una storia, una qualsiasi storia per rimanere attenti e concentrati. Basta che ci venga raccontato qualcosa. E’ così dalla notte dei tempi proprio. Mi sono infatti rimaste impresse queste parole dell’autore, in questo caso dette dalla Voce Narrante.
Le tre storie raccontate all’interno del romanzo, forse non saranno le più originali del mondo, ma è questo il senso del libro. Gente comune, come possiamo essere tutti. Ogni singola storia trasmette un’emozione, una sua morale che, al giorno d’oggi, credo non faccia mai male da ricordare. La prima, quella di Paolo che ci ricorda l’importanza dell’amore per la nostra patria, di come tutti dovremmo metterci del nostro per un benessere comune. Per niente scontato, se ci riflettete su un attimo. La storia di Chiara ci ricorda, invece, di come i soldi non debbano farci passare sopra i nostri principi e sopra la nostra dignità, che comunque si possono mettere le nostre capacità al servizio di tutti, invece che usarle contro di tutti. Ed infine, la storia di Matteo, forse quella più dolente, che ci ricorda di come la giustizia a volte non funzioni perfettamente e di come possa essere non corretta, ma che è comunque importante cercarla sempre.
Questi sono i valori a me trasmessi da questo romanzo e da queste tre storie, dove la Voce Narrante fa da perfetta cornice a questi racconti, come supporto al lettore. Difatti la storia è raccontata come se sia la Voce che i protagonisti parlassero direttamente con il lettore, togliendo quella tipica barriera che si può porre tra scrittore e lettore. Qui, invece, siamo tutti in prima linea, nel pieno della storia, perché, come dice il titolo, siamo tutti gente comune ed anche le nostre singole storie possono essere, nella loro semplicità, fantastiche.

 

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I fiumi sotterranei – Lai M. Teleri

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Dopo aver inaugurato questa rubrica di autori emergenti con “Tea e il salice ridente“, un libro per bambini, è il tempo di “I fiumi sotterranei” di Lai M. Teleri.
Come ben sapete, uno dei miei generi preferiti in assoluto è il thriller, se psicologico tanto meglio. Quando l’autrice mi ha contattata proponendomi il suo libro, infatti, ero più che contenta, essendo anche il mio genere! Il thriller attualmente si trova in campagna sul sito di bookabook.it e, non appena ne avrò la possibilità, anche se l’ho già letto, lo pre-ordinerò anche io, perché per me merita davvero molto e gli vorrei dare uno spazio nella mia libreria.

Breve biografia dell’autrice
Lai M. Teleri nasce nel 1993 a Ferrara. È attiva nei campi della psicologia e delle scienze politiche.
Appena il tempo glielo concede, vola alla scoperta di un paese straniero o di un nuovo romanzo: a questo proposito, i suoi ultimi amori sono il Giappone e Haruki Murakami.

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Trama de “I fiumi sotterranei
Alice, insicura e tormentata dai rimorsi, e Laura, bellissima e dissoluta, decidono di partire per un viaggio che le aiuterà a riprendere in mano le loro vite. Quando Laura scompare nel nulla però, Alice dovrà fare i conti non soltanto con il passato buio e segreto dell’amica, ma anche con se stessa…
Tra ricordi confusi, rivelazioni sconvolgenti e l’incontro inatteso con una donna libera e sfuggente, starà ad Alice districare il filo contorto che unisce i protagonisti di questo romanzo, coraggioso e avvincente fino all’ultima pagina.

“La me stessa che di rado mostro e che mai mi rende orgogliosa di sé, sta dando per la prima volta prova di avere un valore.”

Mi è piaciuto dall’inizio alla fine questo thriller, dal mio punto di vista non ha proprio NULLA da invidiare a grandi autori e grandi case editrici. Per questo, come dicevo prima, le vorrò dare spazio nella mia libreria personale!
Il punto di vista psicologico della protagonista è trattato davvero con maestria, si può seguire passo passo ogni singolo scalino fatto verso una maggiore consapevolezza e rinascita di Alice che, fino a quel momento, era una donna persa, con delle perdite da superare. L’evoluzione quindi non è mai banale o forzata, ma segue il flusso degli eventi in modo perfettamente naturale e cresce con la storia e con il lettore. La lettura scorre fluida che è un piacere, non ti accorgi neanche del tempo che passa talmente sei presa.
Quando ho deciso di aprire questa rubrica sul sito, mai mi sarei immaginata di trovarmi faccia a faccia con un libro scritto così bene ed appassionante. Ho letto da alcune blogger che sono rimasta deluse dal finale. Io, invece, ho trovato nel finale un grande punto di forza di tutto il libro. Ogni cosa va al suo posto, dove deve essere, senza alcuna forzatura. Si ha una visione di Alice, la protagonista, del tutto diversa da quella che c’era all’inizio del racconto, più matura, con una nuova prospettiva che prima non avrebbe mai immaginato di poter avere.
Nelle ultime pagine si ha un colpo di scena che mi ha fatto cadere la mascella tanto ci sono rimasta. E’ vero, forse poteva essere lontanamente prevedibile o pensabile, ma io sinceramente non lo sospettavo, perché l’autrice non ha dato modo di pensarlo fin da subito. Il pensiero mi era venuto, è vero, ma date le premesse mi ero fortemente tacciata con un “è impossibile“. Le storie dei personaggi si intrecciano talmente perfettamente da rendere difficile ogni previsione. Per capire realmente questo intrigo e questo colpo di scena non dovete far altro che pre-ordinare il libro, non ve ne pentirete assolutamente!
L’unica nota dolente penso che sia la trama che viene fornita del thriller, che non trovo particolarmente accattivante per la reale grande storia che ho letto. Tuttavia, come si suol dire, non si deve giudicare un libro dalla copertina e, tanto meno, dalla trama, aggiungerei io.

“Chi desidera andarsene per davvero non lascia tracce, perché non vuole essere trovato né seguito.”

 

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Tea e il salice ridente – Elisabetta e Monica Maruffo

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Sono stata contattata poco più di una settimana fa da una delle due autrici di questo libro. Sinceramente non mi ero mai immersa nella lettura di libri per bambini, se non appunto quando ero molto più piccola di adesso. Ero restia perché pensavo di non sapere poi cosa scrivere, come parlarne, invece anche solo leggendo la prefazione e, ancora prima l’introduzione, mi sono ricreduta totalmente. Da adulta di questi tempi, non mi ero mai soffermata realmente a pensare quanto la lettura sia importante per i bambini e quanto questo si stia perdendo con l’avvento di smartphone e tablet. In questo, il medico nella prefazione, chiarisce proprio ogni dubbio dicendo:

<<“Tea e il salice ridente” è un libro che scalda il cuore. Un libro per bambini che ogni genitore dovrebbe leggere.>>

Quindi, come avete già intuito, oggi parliamo di “Tea e il salice ridente” di Elisabetta e Monica Maruffo. In breve, sono due sorelle che vivono nel basso Piemonte, una studiosa di storia, con esperienza come insegnante delle elementari, e l’altra che lavora in uno studio medico, collaborando talvolta con vari centri per ragazzi disabili. Oltre a questo sono amanti della natura e degli animali.
Le illustrazioni e la copertina sono di Enrico Debenedetti, pittore arquatese, con molta esperienza.

La prefazione, dal quale ho preso la citazione sopra riportata, è di Giuseppe Foderaro, neuropsicologo dell’età evolutiva, che lavora presso l’ospedale regionale di Lugano, in Svizzera. Resta sempre affascinato quando con lo sguardo vede un bambino immerso nella lettura di uno dei libri a disposizione nella sala d’attesa, invece che su un telefonino.
Dopo questa introduzione necessaria, parliamo della trama. Tea è una bambina piena di sogni, che ama la natura e desidera solamente starne a contatto il più possibile. I suoi genitori, tuttavia, non comprendono questo suo bisogno e questi suoi sogni, presi dai ritmi veloci imposti dalla società. Il merito dei suoi genitori sarà poi riuscire a capire i loro errori e tornare a condividere le bellezze della vita con la loro bambina.

Che dire, l’ho letto in pochissimo tempo e avrei solo desiderato la possibilità di condividerlo con un bambino, che potesse essere entusiasta quanto me della lettura! Quando mio nipote crescerà (attualmente ha due mesi, la polpetta), spero di avere la possibilità di leggerglielo e che lui sia poi in grado di cogliere la bellezza dei messaggi che questa storia vuole trasmettere e condividere. Come dice neuropsicologo Giuseppe Foderaro, ogni genitori dovrebbe leggerlo ed apprezzarlo, prima di un bambino. Dopo averlo letto condivido in pieno la sua prefazione, dall’inizio alla fine. Mi ha portata a riflettere su tematiche al quale non mi ero mai soffermata prima d’ora. Mi ha aperto davvero un mondo questa lettura, che ormai, sinceramente, avevo dimenticato crescendo. Spero che, ogni genitore, dopo aver letto un libro simile, provi la mia stessa emozione e che gli venga solamente voglia di condividere ciò con il suo bambino, perché penso che, forse, questo racconto sia più utile agli adulti che ai bambini stessi.

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Avete mai letto libri per bambini? E, se siete genitori, leggete con i vostri bambini?