A un passo dalla felicità – Cristina Mencarelli

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Quello che più mi ha colpita di questo libro è che quando l’autrice mi ha contattata per la recensione, nella presentazione allegata c’era una bellissima frase che ha detto. Dice che ha scritto questo libro in un linguaggio semplice ed efficacie in modo che tutti possano leggerlo, anche chi non è un lettore abituale. Che dire, è davvero una bellissima cosa, voler arrivare a tutti, rendere la lettura alla portata di tutti perché di gente che legge penso non ce ne sia mai davvero abbastanza.
E’ con lieto piacere, quindi, che vi parlo oggi di “A un passo dalla felicità” di Cristina Mencarelli.

Trama:
Elizabeth Scott, una giovane giornalista italo-inglese, si trova a Roma per cercare lavoro in una delle riviste di cinema più affermate d’Italia, la Red Carpet, e per stabilirsi definitivamente nella sua amata città.
Il giorno del colloquio di lavoro, superato con successo grazie all’ottimo curriculum, la ragazza incrocia fugacemente il suo sguardo con quello di un uomo in corridoio che si rivelerà il suo capo, Samuele De Luca, trentenne plurilaureato con una carriera affermata alle spalle, nonostante la giovane età. Un ragazzo schivo, impenetrabile e con un trascorso doloroso alle spalle che lo ha portato ad alzare un muro verso le emozioni. Entrambi dovranno combattere contro se stessi per reprimere i propri sentimenti e nascondere segreti che rischiano di compromettere ogni tentativo di lasciarsi andare.
Tra le mura della redazione, fra Roma e Londra, tra amici sorprendenti, avventure rocambolesche che potrebbero innescare la miccia per una storia romantica senza tempo, i due ragazzi dovranno affrontare le proprie paure e il proprio coraggio per far fronte ai duri imprevisti della vita.

A proposito dell’autrice:
“Ho scritto con un linguaggio semplice – ha detto l’autrice – perché voglio arrivare a tutti, in particolare a coloro che non hanno mai aperto un libro in vita loro, perché sono fermamente convinta che la cultura debba essere alla portata e a disposizione di tutti”. Questa è Cristina Mencarelli, un passato da giornalista e un presente da scrittrice arguta e attenta che sa quali corde toccare per arrivare al cuore dei lettori.

Ho riflettuto molto prima di scrivere questa recensione perché mi ha un po’ spiazzata. La trama mi risultava molto interessante e proprio nel genere rosa che mi piace, romantico, dolce. Tuttavia durante la lettura mi è risultato sempre tutto un po’ troppo enfatizzato e troppo pesantino alla lunga. La protagonista risulta davvero troppo inverosimile ed esageratamente perfetta. Questo rende la lettura comunque un po’ più lenta e prolissa, anche se la storia prende ed incuriosisce sempre. Nonostante ciò ho proseguito nella lettura non facendomi scoraggiare da questo “troppo”. Alla conclusione sono stata contenta di questa scelta perché sono stata davvero ripagata di tutto. La storia è molto bella, particolare ed alla fine, con il colpo di scena finale che lascia davvero senza parole. In questo l’autrice è stata davvero molto abile perché la conclusione davvero ribalta ogni singolo pensiero che ci si era potuti fare fino a quel momento del libro e della storia in sé. Ovviamente non posso e non voglio dire nulla a riguardo perché è tutta una cosa che si gusta nella lettura del libro. Durante la lettura ogni tanto c’è qualche sentore di cosa può succedere, ma questo con il senno di poi, altrimenti difficili da cogliere. Insomma, se vi piace il genere rosa, sicuramente potete apprezzare “A un passo dalla felicità” e, se iniziate la lettura, portatela a termine perché saprà davvero trovare il modo di ripagarvi.

Saya – Salvatore Pireddu

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Durante la settimana del 27 Gennaio, ho letto questo libro. Quale miglior lettura intorno ai giorni della memoria? Non sono solita a fare queste letture, lo ammetto. Ho iniziato giusto l’anno scorso ad interessarmi di più al genere storico e, in particolare, alla Seconda Guerra Mondiale. Detto ciò, Oggi parliamo di “Saya” di Salvatore Pireddu, uscito nel 2018, edito da Bibliotheka Edizioni.

Trama:
A Saya mancavano pochi giorni per concludere la leva militare nell’esercito polacco e decidere cosa fare della sua giovane vita. Era tornato per un breve congedo e in qualità di figlio maggiore doveva aiutare i suoi familiari nello Shiva, il lutto delle famiglie giudaiche, quando il primo settembre 1939 l’esercito tedesco attaccò la Polonia dando fuoco alle polveri del Novecento. Da quel momento i membri della famiglia Fajans furono costretti a un esodo doloroso, chi dentro i campi di lavoro russi e chi invece in quelli di concentramento tedeschi, sfiorandosi tra i deportati e tra le fila degli eserciti che combattevano tra Asia, Africa ed Europa con un unico scopo: sopravvivere. Tratto dalla vera storia di Saya, questo romanzo parla della tragedia di chi nonostante abbia perso famiglia, patria, fede e libertà ha trovato il proprio posto nel mondo. I Fajans furono soldati e insegnanti, traduttori e ribelli, ma è nell’umile mestiere del sarto che Saya si è riscoperto uomo, perché “cucire significa mettere insieme le trame, aggiustare fa bene alla memoria delle cose rotte, così come rattoppare i vestiti strappati sul petto durante il periodo di shiva fa bene all’animo sofferente”.

Beh, che cosa si può aggiungere ad un libro del genere? Non avevo letto che fosse tratto da una storia vera, l’ho scoperto leggendo le ultime pagine del libro e la cosa mi ha davvero sconvolta. Ovviamente qualsiasi libro tratto da questo periodo storico è toccante, emotivamente difficile, ma finché si parla di personaggi di fantasia è sicuramente più sopportabile. Leggere invece che è una storia vera, che Saya è realmente esistito, che ha davvero passato quelle cose che vengono raccontate. Che dire. Sono senza parole. Inutile fare discorsi storici, non è il luogo ne il momento adatto, parleremmo di cose dette e stradette, ma l’importanza di ricordare non deve mai mancare. E’ importante che queste cose rimangano ben impresse nella memoria di ognuno di noi, tenere viva la memoria di ciò che è stato, aiuta a limitare di moltissimo le possibilità che una cosa simile possa succedere ancora.
Venendo al libro, “Saya” è ben scritto, fluido, molto interessante. Non troppo lungo, non troppo corto, così risulta non essere mai pesante o noioso. Contiene molte nozioni su ciò che è stato, della vita di un ebreo e della sua famiglia nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Del modo in cui sopravvive, come vive la guerra, la separazione dalla famiglia e molto altro.
“Saya” è emozione, è commovente. Lascia davvero senza fiato fino alla fine. E’ stata la lettura ideale degna di questa settimana, degna del giorno della memoria.

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Tiger blues – Jimi B. Jones

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Tiger blues” di Jimi B. Jones esce ad Ottobre 2018, edito da Watson Edizioni nella collana “luci“. All’inizio ho avuto un po’ paura nel leggere questo libro, ma questo ve lo spiegherò meglio recensione facendo.

Trama:
Jim Beam aveva un fratello, una sorella e una madre. Del padre non seppe mai niente. La mamma era seria, preoccupata, sempre nervosa. Aveva paura e non si riposava mai: aveva paura di non riuscire a mantenere i propri figli, aveva paura che uno di loro si ammalasse. Aveva paura di un sacco di cose. Invece Jim non aveva paura di niente, tranne della noia. Abitavano appena fuori Lovelock, in un posto che si chiamava Cottonfarm. Le vicende partono da quando Jim era piccolo, viveva in un recinto e passava il tempo giocando con i fratelli; prosegue con l’incontro che gli cambierà la vita e la nascita di un’amicizia decisamente fuori dal comune, così come fuori dal comune è lui, in tutto quello che riesce a fare. Axl è il figlio adolescente del proprietario di Cottonfarm, un allevamento di tigri nei dintorni di Lovelock, in Nevada, e Jim è una tigre. Axl e Jim cresceranno insieme uniti da un legame che riuscirà ad andare oltre le diversità tra la razza umana del primo e quella felina del secondo.

Un po’ paura a leggerlo.. perché? Beh, perché sono una persona molto sensibile a queste tematiche ed una volta appreso che la protagonista fosse una tigre tenuta in cattività, ho davvero avuto paura di come potesse svolgersi la storia, che mi sarei trovata ad arrancare fino alla fine. Invece stranamente no. Sebbene descriva determinate cose, non è in modo crudo, sebbene alcuni capitoli ho fatto chiaramente più fatica a leggerli rispetto ad altri, son riuscita tranquillamente ad andare avaanti e a non farmi trasportare troppo in quei casi. Tuttavia, nonostante questo, terminata la lettura, so che mi mancherà quel gattaccio che era Jim Beam.
Si è concluso nel modo migliore in cui una storia del genere potesse concludersi e sono stata davvero molto contenta, quindi se, come me, siete un po’ sensibili, potete tranquillamente fare questa lettura a cuor leggero, ve lo assicuro.
Detto ciò, posso affermare sinceramente che questo libro me lo sono divorato davvero in due/tre giorni, facendo continuamente il tifo per Jim in ogni momento, anche quando, essendo soggiogato ormai dagli umani all’inizio della storia, decide di rinunciare alla sua libertà per tornare dal suo amico. Una storia di amicizia e molto di più quindi, oserei dire, dove l’amicizia è la vera protagonista indiscussa. Il rapporto che si crea tra Axl e Jim è davvero qualcosa di unico, è una trama che si presterebbe molto anche a diventare un bel film talmente interessante.
La storia di Jim è raccontata in terza persona e così siamo accompagnati da un’abile narratore nella sua vita, dall’infanzia fino alla fine della storia, attraversando i quattro elementi, acqua, terra, fuoco e aria. Molto particolare e singolare come scelta narrativa, l’ho davvero gradita. Il libro scorre fluido, mai pesante o noioso, è davvero una chicca! Per il modo in cui è scritto si adatta a tutti i tipi di lettori, bambini, adulti, ragazzi, anziani. Davvero chiunque può leggere e amare questo libro.
Durante la lettura ho pensato a cosa volesse significare questa storia, dove stava la morale ed il significato che andava al di là della storia di Jim fine a sé stessa e devo dire che viene anche tutto spiegato nelle ultime pagine del libro, quindi per questo non svelerò nulla, perché è davvero una cosa bella che mi ha colpita particolarmente e merita di essere letta dopo la storia di Jim. Fidatevi, non ve ne pentirete davvero.

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L’alibi imperfetto – Riccardo Lamperti

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Oggi parliamo di “L’alibi imperfetto” di Riccardo Lamperti. Anche in questo caso, non mi ero mai cimentata in letture del genere, ammetto che non è proprio il mio genere, ma siccome ho deciso di abbassare le mie barriere personali da quando ho aperto questa rubrica per autori emergenti, mi sono comunque buttata a capofitto nella lettura di questo libro. L’autore mi scrive chiedendomi se tra le 50 mila pagine c’è spazio anche per “L’alibi imperfetto“, che è il suo primo lancio, ed ovviamente, con una premessa così, la risposta non poteva che essere un grande sì!

Trama:

Che mondo sarebbe senza passato. Cosa ne sarebbe se gli uomini smettessero di comunicare, rassegnandosi a migrare verso l’estinzione. Come sarebbe, se di uomini svuotati della coscienza i libri soltanto conservassero la memoria. Quanto a lungo vagherebbe un padre nell’indomita speranza di riabbracciare suo figlio. Se al destino delegassimo le nostre strade per intrecciarle, la morte si arrogherebbe il diritto di dividerle. La lunga migrazione è iniziata. Quanto stenteremo a riconoscervi il nostro mondo.

Uscire dai miei schemi. Non finirò mai di dirlo in questa rubrica. Come ho già detto su Instagram, mi ritrovo sempre a mettermi alla prova in questa rubrica e, questo libro, è quello che mi ha fatto mettere più in discussione di tutti. Senza ombra di dubbio è un libro che ti costringe a riflettere, non hai scampo, non da via d’uscita. Una volta iniziata la lettura è un continuo turbinio di emozioni contrastanti, pensieri e riflessioni. Non è sicuramente una lettura leggera, ma impegnativa. Tuttavia è molto ben scritto, il linguaggio usato dall’autore è la perfetta cornice per un libro simile.
La storia in sé ci pone davanti a quesiti non indifferenti, in un momento in cui il genere umano non è in grado di comunicare tra sé, dove sembra che tutti abbiano dimenticato i sentimenti, le emozioni, la bellezza di condividere. Come potete capire, non è esattamente una tematica semplice e leggera, ma tutto sommato l’autore riesce, con il suo linguaggio ben strutturato e fluido a farci capire ogni singolo passaggio.

Inoltre, da non dare affatto per scontato, c’è la copertina che assumerà un significato particolare durante la lettura del libro e, di norma, è una cosa che apprezzo moltissimo quando anche la copertina ha un suo perché.
Ammetto che non è molto il mio genere, quindi sento, in parte, di non essere in grado di apprezzarlo fino infondo, ma ciò che ha suscitato in me, in ogni caso, me lo porto dentro ed è quello il fine del racconto, penso. Quello di far riflettere, di porre il lettore davanti ad una cruda realtà, per poi trovare il modo, insieme ai protagonisti, di rinascere e capire alla fine i veri valori.

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L’istinto materno nuoce gravemente alla salute – Debora Porfiri

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Credo di non aver mai letto un libro del genere. Non perché non mi piacciano, ma forse perché questo tema ancora non mi ha toccata.. Almeno non personalmente, perché la gravidanza di mia sorella è stata un po’ come se fosse la mia!! No scherzo… Ma non troppo.
Sono comunque sempre stata sensibile alla tematica, essendo un po’ anche spesso sottovalutata come cosa. Quindi è con immenso piacere che ho letto “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute” di Debora Porfiri (Il profilo dell’autrice qui). Il titolo è provocatorio, ironico ed intrigante, non sapevo realmente che cosa aspettarmi! Il libro esce nel 2018, edito da Pellegrini.

Trama:
Attraverso 52 cronache e altrettante settimane, l’io narrante racconta la propria nascita: dal parto al primo compleanno della figlia, in un tortuoso percorso che la vede nascere ogni settimana in una nuova versione di sé. La protagonista si ridefinisce man mano che si confronta con sua figlia, con il mondo esterno, ma – soprattutto – con se stessa, in un doloroso eppure divertente faccia a faccia. Il libro spazia da una dolorosa comicità a uno sguardo disincantato e polemico sulla società; da una nostalgia per un ideale irrealizzabile a un consapevole ma sofferto bisogno di far esplodere gli stereotipi. Superando la consueta dicotomia della maternità come benedizione o malaugurata sorte, questa raccolta di cronache dolce-amare descrive con ironia e schiettezza la costruzione di una nuova identità multivalente: quella di una M.A.M.M.A.

L’autrice dice di sé:
Debora Porfiri è nata e cresciuta a Lugano. Dopo la maturità conseguita al Liceo Lugano1, ha intrapreso gli studi di Lettere all’Università di Ginevra. Ha insegnato italiano e inglese al Liceo, alla Scuola di Commercio, alla Scuola di Cultura Generale e alle Medie, nel Canton Ginevra.
È tutt’ora insegnante a Ginevra e M.A.M.M.A. di due bambini.
L’istinto materno nuoce gravemente alla salute: cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire è il suo primo libro.

“L’istinto materno nuoce gravemente alla salute” è un libro spigliato ed ironico. Con ironia l’autrice ci accompagna nel primo anno di vita della figlia, seguendo settimana per settimana una mamma che si forma, che forma il suo rapporto con la bambina, che torna a lavorare, che lotta per i suoi diritti. Devo dire che parlare di tutto ciò in modo non pesante è una cosa molto ardua. Eppure Debora ci è riuscita egregiamente.
Il libro l’ho letto in un pomeriggio, è una lettura simpatica e veloce che attraversa tutte le varie difficoltà dell’essere M.A.M.M.A. divise in 52 settimane, quindi il primo anno dopo il parto. Dalla difficoltà delle routine che si instaurano dopo la nascita di un figlio, ai risvegli notturni, all’allattamento e le poppate notturne, insomma, tutte cose che chi è mamma conosce anche fin troppo bene.
Sebbene io non sia una mamma, ho provato molta empatia verso questo racconto, perché sono riuscita ad immedesimarmi nella situazione, nonostante non mi abbia mai toccata realmente. Sicuramente non sono fasi che attraversano tutte le donne durante la maternità, ma indubbiamente più di quante si possa credere. Semplicemente le persone, dopo una gravidanza, si aspettano da una donna un determinato comportamento ed atteggiamento che non sempre può essere quello effettivo che noi sentiamo, ma, dato il fatto sopracitato, ci si sente obbligate a sentire determinate emozioni e a comportarsi in un determinato modo, anche se forzato.
Non scontato è anche il fatto che parla, seppur per poco, delle condizioni che spesso le donne sono costrette a sopportare sul lavoro, una volta rientrate dalla maternità, sugli orari dell’allattamento, sulle pretese dei datori di lavoro e via dicendo. Di questo non se ne parla davvero mai abbastanza, essendo una cosa davvero terribile, una piaga della società.
Il racconto è incentrato sul ruolo di mamma, anche se mi sarebbe piaciuto sentire parlare anche più della figura paterna, che nella storia risulta assente e che anche questa spesso non calcolata molto, ma che ha comunque le sue difficoltà. Ovviamente questo è un parere strettamente personale essendo il libro palesemente incentrato sul ruolo materno e basta.
In ogni caso, se siete mamme, ma anche non, come me, è una bellissima lettura, ci permette di sapere che non siamo sole a sentire, o a non sentire, determinate cose e a capire che non tutte ci dobbiamo sentire strettamente nello stesso modo, ma che ci sono moltissimi modi di vivere la maternità ed ognuno di questi fa di una donna una MAMMA, non solo alcuni, come si è più portati a pensare.

L’artificio dell’illuminato -Sarah Helmuth

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Finalmente un bel fantasy nella rubrica dedicata agli autori emergenti! Ok, ok, lo ammetto, come già saprà chi mi segue da un po’, non vado pazza per questo genere. O è davvero ben fatto o proprio non lo tollero. Spesso mi annoiano, ma non è stato davvero il caso di “L’artificio dell’illuminato” di Sarah Helmuth (per il profilo dell’autrice qui)! Il libro attualmente è in campagna su bookabook e siamo davvero contenti di contribuire alla causa, perché crediamo davvero in questo progetto! Veniamo al dunque in ogni caso, i pareri dopo, prima che mi perda via subito, di norma quando qualcosa mi emoziona davvero è sempre così!

Trama:
A sud del Continente si annidano forze oscure. I contadini narrano di anime vagabonde, di morti che camminano, di aberrazioni in cerca di vendetta.
Più a nord, gli alchimisti hanno occupato la Fortezza di Andria e al suo interno perpetrano i loro macabri esperimenti. Seraphita, una delle loro cavie, riesce a evadere e fugge per i boschi circostanti con l’unico intento di trovare un posto sicuro dove rifugiarsi. Affamata e sfinita, ormai senza più alcuna speranza, s’imbatterà nell’unico individuo in grado di proteggerla. Ma potrà davvero fidarsi di lui?
Cinque giovani sono chiamati a rispondere a ciò che il fato ha in serbo per loro, cinque giovani il cui destino sarà quello di contrastare i piani dell’Illuminato.
Seraphita è solo il primo capitolo della serie, cui seguiranno le vicende di Mair-Lynn, Adam, Jormun e Yavin.

L’autrice di sè:
Sono una genovese cresciuta nei vicoli della Superba, “nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”… Mi sono appassionata della bellezza in ogni sua forma, pittura, scultura, fotografia, lettura, e da ognuna di queste arti ho tentato di recepire il meglio per formare la persona che sono oggi.
Mi piace scrivere perché mi rilassa, perché mi permette di sfogare la mia fantasia, perché dà vita ai miei sogni. Quando ero bambina disegnavo in continuazione, la mattina a colazione, a scuola nella ricreazione, i pomeriggi tra un compito e l’altro, poi ho scoperto che i miei disegni erano prima di tutto accompagnati da delle storie e ho cominciato a soffermarmi su ciò che scrivevo. In quel preciso istante ho capito, ho deciso, che avrei cercato di vivere una vita d’artista.

Avete presente quando leggete un libro ed avete la sensazione che l’autore sia davvero stato in grado di aver creato un mondo intero? Ecco, questa è stato quello che ho provato io quando ho concluso la lettura di “L’artificio dell’illuminato”. Come già è stato detto nella trama, questo è solo l’inizio ed onestamente io non vedo davvero l’ora di andare avanti! Appassionante è la parola chiave. Mi sono davvero appassionata a questa storia, a questo mondo che è stato creato. La costruzione di questo nuovo mondo, l’ho trovato molto simile a come è stato fatto “Il trono di spade”. L’autore lì ha creato un mondo intero, diverso dal nostro, per lo meno da quello attuale, ed ha pensato ad una storia così intricata da poter scrivere di tante altre storie, avere molti spin-off sempre interessanti per approfondire sempre di più la trama realizzata. Insomma, l’autrice in questo caso ha creato la stessa identica situazione! E’ incredibile, per me è una delle cose più difficili nell’arte dello scrivere e farlo in modo così appassionante ed originale significa avere proprio del talento ed è una delle cose che più mi affascina negli autori.
La protagonista di questo libro è Seraphita, una ragazza che scappa dalla Fortezza che per lei è stata la sua prigione per molti anni, dove veniva torturata e seviziata per gli scopi degli alchimisti. Nonostante l’età, nonostante tutto, si dimostra una ragazza forte e coraggiosa, riesce a fuggire, fino all’incontro con Gareth, un uomo del quale deciderà di fidarsi, senza sapere esattamente se può farlo oppure no.
Il libro è ben scritto, la trama ben sviluppata, è un’ottima introduzione a quello che verrà poi. Per i seguiti mi aspetto solamente più azione, più coinvolgimento nella storia perché si entrerà sempre di più nel vivo della storia.
Insomma, sinceramente io non vedo l’ora di leggere ancora di questa storia perché è molto avvincente, fantasiosa e mai banale. Ogni tanto, durante la lettura, l’autrice inserisce spunti, probabilmente per i prossimi libri, che aumenta solamente la curiosità e l’attenzione del lettore verso la trama.
Credo che un’autrice simile, per giunta nostrana, vada supportata. Al giorno d’oggi avere questa fantasia, questo talento non è cosa da tutti, ha creato davvero qualcosa di originale e notevole. Questa autrice mi ha davvero fatto dimenticare di leggere un libro di un autrice emergente.

Influencer: 8 segreti per diventarlo – Elemento Neutro

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Se pensate di leggere un libro comune, non è proprio questo il caso. Come abitudine, quando mi arriva un libro, lo prendo in mano, lo sfoglio, guardo il fronte, il retro. Insomma, me lo rigiro per bene, per curiosità, per assaporare un po’ dell’autore, capire che cos’ho in mano e da lì mi faccio una mia idea sul libro. Quando mi è arrivato “La lista della spesa per diventare influencers” di Elemento Neutro, che è uscito da poco, sono rimasta un po’ perplessa, ovviamente in positivo. Tra le mani non avevo un tipico libro. Non trovo neanche le parole per definirlo, ma andiamo per gradi.

Trama:
INFLUENCER è il libro per tutte le persone che si sentono arrivate alla frutta, per quelle che devono ancora ordinare l’antipasto e soprattutto per le persone che mangiano e non ingrassano. INFLUENCER è il libro per tutte le persone L, G, B, T e per tutte le persone di tutte le lettere dell’alfabeto. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che ci mettono passione in ogni cosa e anche per le persone che se ne sbattono di tutto e anche di sé stessi. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che hanno preso un treno senza restituirlo. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che vanno a camminare alle 6 del mattino di domenica e anche per le persone che non si alzano dal divano nemmeno se minacciate da un apocalisse zombie. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che non hanno nulla da dire ma parlano anche per il… oppure per le persone che devono dirti qualcosa ma non si ricordano. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che sono in pace con sé stesse e per tutte le persone che fanno la guerra alla polvere dentro di sé. Insomma INFLUENCER è il libro per tutte le persone che hanno qualcosa, qualsiasi cosa, da condividere nell’era della rivoluzione digitale. E se sei arrivat@ fin qui, il più lo hai superato, leggere il libro sarà una passeggiata. Attraverso ortiche, rovi, acacie spinose, piante carnivore e cani a tre teste; ma sono dettagli. INFLUENCER è il libro non ordinario, che non ti aspetti, che ti porta via da questa realtà e ti dà la possibilità di visitare altri mondi, tornare qui, e dire di poter essere stato in un altro pianeta. Pronto a questo viaggio insieme? Non tornerai come prima. Promesso.

Può forse sembrare di avere tra le mani una cosa fatta giusto per pubblicare qualcosa, ma nel suo modo di essere fatto, questo libro, è molto particolare e, in realtà, contiene non poche cose interessanti. Il modo dell’autore di rivolgersi è particolare, ma molto d’impatto. Rimane più impresso rispetto ad un libro normale. L’ho letto in una sera, me lo sono portato in viaggio a Parigi, è stato un ottimo compagno insomma. Mi ha divertita, mi ha fatta riflettere e mi ha lasciato davvero tanto. In modo ironico e fresco, l’autore comunque parla dell’importanza della figura dell’influencers, non dimenticando che non è una figura nata da qualche anno, ma che c’è sempre stata, semplicemente sotto forma di altri nomi. Difatti ha citato vari personaggi di storia che, a loro modo, hanno influenzato pensieri e pareri delle persone, esattamente come oggi giorno fanno le persone definite influencers. Molto importante è stato specificare anche l’importanza di questa figura, di una sorta di obbligo morale e non che è giusto che ci sia nei confronti delle persone che seguono questi personaggi, perché è possibile influenzare in modo positivo, ma anche in modo negativo, come appunto può essere successo in passato, la storia insegna. A questo riguardo non aggiungo altro, perché penso che l’autore, all’interno del libro, sia stato sufficientemente esaustivo e più spigliato di me nel definire il concetto, quindi lascio a lui l’onore.
Molto simpatico è anche il modo dell’autore di rivolgersi al lettore, qualunque esso sia, uomo o donna, parla in modo del tutto neutro, considerando il lettore solo per quello che è: una persona.
Non è un libro dove si trova la parola magica su come si diventa influencers, come d’altronde non ce l’ha nessuno, e per fortuna aggiungerei, ma è un libro divertente, simpatico che con i suoi modi ironici ci pone davanti a riflessioni per nulla scontate, e ciò lo rende davvero una lettura più che piacevole. Come ho detto, l’ho concluso in una serata, non è una lettura impegnativa, ma penso che chiunque sogni un lavoro simile, debba leggere questo libro e rendersi conto a cosa si va incontro e fare determinate riflessioni a riguardo.
Insomma, lasciatevi conquistare dalla particolarità di questo libro e siate pronti a farvi qualche risata e ad essere stupiti dalla spigliatezza (ed un po’ di pura sfacciataggine, in senso positivo) dell’autore e della sua lista della spesa.

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Never never – Diego Cabras

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Oggi tocchiamo il tema dei videogiochi per il nuovo libro della rubrica autori emergenti! Mi riferisco a “Never never” di Diego Cabras (per il profilo dell’autore clicca qui). Il libro in questione è edito book a book, è stato in campagna sul sito della casa editrice ed è stato scelto dai lettori e, di conseguenza, successivamente pubblicato! Per chi non sapesse il funzionamento di questo casa editrice, vi rimando qui, al loro sito che spiega tutto nei minimi dettagli, meglio di come eventualmente farei io. Quindi, abbiamo un libro scelto dai lettori in primis, uscito a fine Novembre 2018. La cosa più interessante del libro è che tutto il ricavato dei diritti d’autore andrà all’associazione Tommasino Bacciotti, che si occupa di cura ed assistenza ai bambini malati di rumori cerebrali. Comprando il libro aiuterete qualcuno!

Trama:
Quando Jack accetta con entusiasmo l’invito a passare un week-end nella megavilla fuori Roma di Gloria, il suo attraente capo, crede di essere finalmente riuscito a farla capitolare: non sa, invece, che sarà l’inizio dell’apocalisse e che proprio lui ne sarà l’artefice. Jack, programmatore esperto, è stato infatti invitato da Gloria per testare un nuovo videogioco per smartphone su cui l’azienda ha investito tutti i suoi utili: Never Never. Attraverso la realtà aumentata il gioco permette agli utenti di compiere impunemente tutte quelle azioni che nella vita di ogni giorno non sono permesse dalla morale e dalle convenzioni sociali. È un successo planetario e Jack diventa ricco e famoso, fino a quando il gioco inizia a mostrare i primi effetti: sembra creare una strana dipendenza nei giocatori psicologicamente più deboli, che non riescono più a distinguere la realtà dal gioco, diventando violenti e molto pericolosi.

L’autore dice di sé:
Sono diplomato al liceo classico e sono laureato in Storia delle dottrine politiche ma ho sempre preferito una vita più vagabonda e attualmente gestisco un B&B a Firenze dopo aver passato circa venti anni a giro per il mondo lavorando come guida equestre, marinaio su barche a vela e istruttore subacqueo. Sono da sempre un lettore ‘compulsivo’ e abbastanza onnivoro, pur prediligendo su tutto il romanzo storico. Due anni fa ho iniziato a scrivere dei racconti per divertimento personale e alcuni amici, dopo averli letti, mi hanno spinto a farli vedere da qualcuno ‘del mestiere’ perché (a detta loro) sono buoni. Nel 2018 ho pubblicato il romanzo “Never Never” con Bookabook editore, attualmente in fase di promozione.

Beh, che dire di questo libro? Penso che senza ombra di dubbio dovremmo smettere di credere sempre ai professori e qui vi rimando ad una foto di Instagram dell’autore dove dice che la sua professoressa gli ha messo sempre 5 dicendogli che scriveva proprio di merda.
In un pomeriggio mi sono totalmente divorata “Never never”, seppur breve, in quanto possiede circa 170 pagine, contiene tutto quello che un buon libro poteva contenere. La storia forse può risultare a tratti un po’ striminzita e un elenco di eventi che si susseguono, senza una vera e propria narrazione. Questo, in ogni caso, avviene solamente in alcuni punti, specialmente verso la fine, non è una costante di tutto il romanzo. Penso, tutto sommato, che avrebbe arricchito di più il romanzo inserire più dettagli in molte situazioni, sarebbe stato molto interessante e particolare ed un bell’approfondimento della storia che era molto interessante e particolare.
Escludendo questa cosa, il libro è ben fatto, scorrevolissimo e molto piacevole nella lettura, la storia è originale e per nulla scontata conclusa con un finale altrettanto non banale. La cosa più semplice, con una storia simile, sarebbe stata farla finire nel modo più banale possibile ed invece mi ha sorpresa moltissimo. Non so dire se in positivo o negativo, nel senso che, infondo, sono una fan degli happy ending e non sono ancora ben riuscita a capire se mi trovo davanti ad una conclusione simile oppure no, ma questo è solo un parere personale. Dal punto di vista puramente “tecnico” a parte alcune vicende trattate superficialmente, come detto prima, il romanzo ha tutto al posto giusto e non mi stupisce che sia stato scelto da book a book per la pubblicazione. Spero di leggere presto altro dell’autore perché la fantasia di una storia simile non è senz’altro da tutti.

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Morti e sepolti e Il diavolo di Mergellina – Alessandro Testa

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I nostri autori emergenti mi dipingono la rubrica di tutti i colori, di ogni genere e di tantissime parole. Oggi si tinge di giallo con “Morti e Sepolti” e “Il diavolo di Mergellina” di Alessandro Testa (per il profilo dell’autore, clicca qui). “Morti e sepolti” è il primo della serie, esce nel 2016, è stato per un mese intero n. 1 su Amazon. “Il diavolo di Mergellina” è uscito a Dicembre 2018, quindi è nuovissimo, ed è il seguito di “Morti e sepolti”, con gli stessi protagonisti, entrambi editi da Edizioni Il Vento Antico.

Trama “Morti e sepolti“:

Questura di Napoli, ai giorni d’oggi.
Il commissario Antonio Sasso e l’ispettore Anna Nardi sono chiamati su una scena del crimine, un vecchio palazzo signorile di Napoli in Via Tarsia, dove un giovane albanese, operaio in nero di una impresa edile che sta eseguendo lavori di ristrutturazione proprio nel palazzo, è stato ucciso.
Qualcuno gli ha sfondato il cranio con un piccone. Sotto il suo corpo viene ritrovato anche un panetto di droga. Quando il cadavere viene rimosso, ecco la sorpresa. Sotto, in un’intercapedine del pavimento, c’è uno scheletro vecchio di almeno sessant’anni. Un uomo, anche lui ucciso con un colpo violento alla testa.
La Dia interviene sul posto e prende in carico il caso di evidente traffico di droga. Ad Anna Nardi viene assegnato il caso di Bacol Shebani, l’albanese ucciso. Antonio Sasso, sotto la minaccia di una valutazione del suo stato di servizio dopo la scoperta della sua passione per le scommesse, si occuperà invece dello scheletro sepolto.
Sasso e Nardi conoscono così l’avvocato Scorza e la sua badante e gli insegnanti ormai in pensione Cannavacciuolo, marito e moglie che possono ripercorrere quel periodo storico sfortunato.
Si parla di Napoli sotto le bombe, dei morti, soprattutto della famiglia Del Vecchio, che viveva nel palazzo, sterminata dall’esplosione di una bomba il 4 dicembre 1942 mentre attraversava la città sul tram numero 9.
I due poliziotti ascoltano, ma sembra non esserci risposta alle loro domande: chi e perché ha ucciso Bacol Shebani? Di chi sono quelle ossa ritrovate sotto il pavimento?

Trama “Il diavolo di Mergellina“:

– Abbiamo riaperto le indagini.
– Dopo quarant’anni, chi ve lo fa fare?
– Fossero anche ottanta, andrò fino in fondo: ci sono un uomo assassinato in casa propria e una giovane donna incinta morta in circostanze che non esito a definire dubbie.
Un efferato omicidio aspetta il suo colpevole da decenni. La riapertura del caso spinge chi lo vorrebbe irrisolto a mettere i bastoni tra le ruote della neonata Unità Delitti Insoluti. Ma Sasso e Nardi non si fermeranno, seguiranno una pista ormai fredda, trovandone un’altra caldissima, al punto da correre il pericolo di bruciarsi. Sasso ha un disperato bisogno di soldi e accetta di dedicarsi a un caso apparentemente già risolto per provare l’innocenza dell’unico imputato. L’indagine non autorizzata lo costringe a complicati sotterfugi, ma alla fine avrà bisogno dell’aiuto dell’ispettore Nardi per concluderla.Ricatti, depistaggi, omicidi vecchi e nuovi: lavoro e vicende personali si confondono e si trasformano, ma la squadra porterà alla luce la verità e farà, forse, giustizia.

 

Ho letto entrambi i libri nell’arco di una settimana talmente mi avevano presa. In entrambi si può ammirare una crescita del protagonista, il commissario Sasso, contornato da un’indagine estremamente accurata. Risolvere dei casi così datati, dove il tempo può aver cancellato ogni ricordo ed ogni traccia, sembra non essere un grosso problema per Sasso e Nardi, che con destrezza indagano, interrogano e seguono ogni pista con maestria. Ammetto, tuttavia, almeno all’inizio di essermi trovata un po’ spiazzata, ci sono molti personaggi, facevo fatica, quando ne riappariva uno, a ricordare chi e cosa rappresentasse. Dopo questa prima difficoltà iniziale, è stato tutto in discesa e mi sono abituata al modo di scrivere e di narrare dell’autore.
Tutto sommato penso che inserire qualche caso in meno, avrebbe permesso al lettore di cimentarsi totalmente nella conclusione dell’indagine. In “Il diavolo di Mergellina” ci sono prevalentemente tre situazioni distinte ed ogni tanto mi confondevano, avrei preferito magari più focus sui casi principali, in modo da concentrarmi su quelli, senza ulteriori distrazioni. Un ultimo eventuale difetto che ho riscontrato è stato la mancanza di una voce narrante ben definita. In alcuni casi sembrava una voce esterna alla situazione, in altri sembravano i protagonisti. Questi dettagli tuttavia non creano problemi al fine di cimentarsi nella storia, diciamo che sono sottigliezze per rendere il lavoro il più perfetto possibile.
Detto ciò, i libri mi sono piaciuti moltissimo, sono una grande fan della copia Sasso e Nardi e spero di rivederli presto alle prese con altri casi, perché davvero sono molto capaci nel loro lavoro. La cosa bella di questi libri è stato proprio il coinvolgimento provato durante l’indagine, specialmente le ultime centinaia di pagine me le sono divorate totalmente, ero troppo curiosa di scoprire la verità. Menzione particolare per il finale di “Il diavolo di Mergellina” che è stato, quasi totalmente, a sorpresa. Una tecnica molto strana usata dall’autore che ha tenuto nascosto fino alla fine un particolare che era fondamentale al fine di risolvere il caso. Ne ha dato qualche indizio, ma, almeno ai miei occhi, nulla che potesse realmente permettere al lettore di arrivarci. Interessante, quanto molto strana come scelta.
In conclusione, per gli amanti del giallo, questa non è sicuramente una serie che deve mancare nelle vostre librerie e, per chi è amante del territorio italiano, dove lo possiamo trovare un giallo ambientato nella bellissima città di Napoli? L’autore in questo non si risparmia, nel libro ogni tanto ci regala sprazzi di Napoli e dintorni e di quei posti meravigliosi con delle descrizioni davvero singolari e degne di nota. Un giallo dal sapore tutto italiano, di mare e di Napoli.

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