“2045 – Lettere da un passato futuro” – L’intervista all’autore Marko D’Abbruzzi

Eccoci ancora oggi con una bellissima intervista, ad un autore il cui libro mi è piaciuto molto. Mi riferisco a “2045 – Lettere da un passato futuro” di Marko D’abbruzzi, edito da Idea, Immagina Di Essere Altro. Questo è un romanzo fantasy che guarda nel futuro. Ci troviamo infatti nel 2045, in un mondo dove apparentemente, le cose che oggi riteniamo delle comodità, sono diventate la necessità. Insomma, un vero e proprio inquietante sguardo al futuro. Quello che più mi ha colpita del libro è stato lo studio che emana in ogni pagina, da parte dell’autore. Nel corso dell’intervista capirete a cosa mi riferisco, quindi cominciamo subito con le domande!

  • Per me che conosco un po’ la vostra realtà, è stato ben chiaro durante la lettura che hai preso molta ispirazione dalle persone che avevi intorno per i protagonisti della tua storia. È una cosa molto curiosa. L’ispirazione viene solo dai nomi o c’è qualcosa di più, come il carattere, ecc?

    Volevo ringraziare tutto il team IDEA che ha supportato e sopportato ogni giorno questo progetto editoriale. Ho giocato con i loro caratteri, mischiandoli e fondendoli, per caratterizzare i personaggi del romanzo.
  • Il libro è pieno di link e di citazioni. C’è molto studio dietro questo romanzo, si vede in ogni singola pagina. Quanto ci hai messo a scriverlo? A quante cose ti sei ispirato?

    Per scriverlo ho impiegato circa un anno. Mi sono ispirato a un saggio che affrontava le future tecnologie e il prospetto dei social media nei prossimi decenni, a cui si univa uno studio sugli e-sport e il numero sempre maggiore di giovani – specialmente nei paesi come Cina e Giappone – che lasciano gli studi per dedicarsi ai videogame, riuscendo a guadagnare migliaia di euro. In tutto questo esistono zone di confine, specialmente nell’Est Europa, dove la vita è molto dura, paragonabile alle periferie povere dei paesi del Terzo Mondo, quartiere lasciati al degrado più totale poco lontane dalle città che sono meta turistica ambita e costosa.
  • E sempre riguardo ai link e alle citazioni di libri e quant’altro: come mai la scelta di tutti questi studi per “2045”?

    Volevo che il futuro descritto fosse il più credibile possibile, sia a livello tecnologico che a livello sociale. Inoltre molte delle notizie riguardano il nostro tempo, informazioni che avrebbero dovuto fare molto più scalpore ma sono passate in sordina, come lo scandalo Wikileaks o il commercio di dati sensibili ottenuti tramite app di giochi e social network.
  • Da dove viene l’idea e l’ispirazione per questo libro? Mi ha fatta molto sorridere durante la lettura tutti i dettagli della nostra realtà attuale portati al loro estremo.

    L’idea viene da una fiera, dove sentii parlare dei ragazzi utilizzando una quantità incredibile di inglesismi italianizzati propri del gergo dei videogame: “farmare” (to farm) “killare” (to kill) “droppare” (to drop) e via di seguito. Negli ultimi venti anni la tecnologia ha solo creato apparecchi atti al divertimento in ogni sua forma, non c’è stata una vera e propria innovazione socialmente utile; telefoni sempre più potenti, intere generazioni fagocitate da questi piccoli schermi, del tutto ignare delle vicissitudini geopolitiche che li circondano. Masse di giovani che seguono mode illusorie che vertono sempre di più verso un mondo virtuale. Giovani che non sono più in grado di dialogare se non attraverso una chat. Certo, il tutto è portato al suo estremo e spero vivamente che rimanga solo una concezione narrativa di 2045, tuttavia alcuni studi sociologici prospettano un futuro non tanto diverso da quello raccontato nel libro.
  • Cosa ti aspetti di lasciare al lettore che finisce di leggere il tuo libro?

    Uno spunto di riflessione sul mondo frenetico di oggi. Informazioni che solletichino la sua curiosità di sapere, di indagare, di scoprire cosa accade nel mondo che lo circonda. La consapevolezza che non è tutto oro ciò che brilla e che la vita reale è ben diversa dal glamour patinato mostrato dalla tv, dai media e dai social network.
  • Mi piace sempre chiedere una cosa a chi scrive fantasy. Com’è la tua esperienza di autore fantasy in Italia? Spesso è un genere sottovalutato o ricordato solo per poche saghe predilette.

    Il fantasy è sempre stato il “cugino sfigato della narrativa” e ha ottenuto un poco di luce solo negli ultimi anni, grazie ai film del Signore degli Anelli e al Trono di Spade. Purtroppo la questione è decisamente complessa da affrontare in poche righe. Da autore fantasy trovo che la “massa” di lettori è sempre incline a preferire il nome d’autore affermato piuttosto che provare il fantasy nostrano, questo è anche, in parte, colpa del sempre più crescente selfpublishing che non permette una “scrematura” dei testi e “intasa” il mercato con prodotti che per la maggior parte non hanno mai visto l’ombra di un editing. A lungo andare il lettore si stanca di romanzi zeppi di refusi, consecutio errate, strutture traballanti e via di seguito e tenderà a dare maggiore attenzione agli autori stranieri, poiché si crea l’immaginario che, essendo stato tradotto in italiano, vuol dire che è un testo valido. Ripeto, è un discorso complesso e rischio di essere frainteso! Ci sono molti self validi, che sanno cosa fanno, investono in correttori di bozze ed editor per apportare le migliorie necessarie, quindi non intendo certo fare di tutt’erba un fascio!
  • Cosa ci dobbiamo aspettare dai tuoi prossimi libri? Attualmente, dopo “2045”, le aspettative sono molto alte, almeno per quanto mi riguarda.

    Mi piace molto sperimentare quindi il prossimo libro sarà un mix di fantasy e fantascienza, probabilmente ambientato nell’Italia moderna. Come sempre saranno romanzi “studiati” dove ogni nozione, per quanto rimaneggiata, apparterrà sempre a una storia nostrana dimenticata. Credo che sia importante conoscere il passato, altrimenti rimarremo del tutto impreparati quando il futuro busserà alla porta.

Non posso che ringraziare Marko per questa bellissima intervista, piena di spunti di riflessione, da cui traspare in ogni parola la passione per il proprio lavoro e per questo genere tanto sottovalutato quanto forte e d’impatto. Sono sicura che la maggior parte di noi può solo che concordare con il discorso fatto riguardo al fantasy e alla riflessione sul mondo editoriale in generale, che si estende non solo prettamente al fantastico, ma anche a tutti gli altri generi letterari. Come dice, è un discorso complesso da affrontare in due righe, forse non basterebbe neanche un discorso intero per affrontare tutte le varie sfaccettature di questa problematica, ma è chiaro si parli in generale, con tutte le eccezioni del caso.
Vi ricordo inoltre la recensione completa del libro dell’autore, qualora le sue parole vi avessero incuriosito, perché sono sicura che è così!
Non mi rimane che aspettare il prossimo romanzo, avendo una certezza in più sulla qualità di quello che andrò a leggere e la consapevolezza di aver imparato qualcosa dal romanzo, ma anche da questa intervista.

“La forma della luce” | Intervista esclusiva a Calandra Arianna, l’autrice!

Dopo aver letto e recensito il libro “La forma della luce” di Arianna Calandra, ho avuto l’onore di poterla intervistare e togliermi qualche curiosità riguardo al suo bellissimo fantasy!
“La forma della luce” è un romanzo fantasy uscito nel 2019, edito da IDEA, Immagina Di Essere Altro. Un fantasy particolare e interessante, motivo per cui non mi perdo in chiacchiere e vado subito al sodo con le domande che ho posto all’autrice!

  • “La forma della luce” è un fantasy molto particolare. Possiede varie similitudini con la realtà attuale, parlando di luce e di ombre. Da cosa viene questa ispirazione?

    L’ispirazione è nata quando ho iniziato a interessarmi di tematiche spirituali, leggendo saggi e manuali di filosofi, pensatori, guru e via discorrendo. Leggendo ho realizzato quanto il mondo spirituale fosse presente tra noi, sia nel piano del “fantastico”, dal momento che nulla di spirituale è spiegabile scientificamente, ma anche in quello materiale, in quella stessa realtà dove le persone arrivano a togliersi la vita in nome della religione.
    Ecco, volevo dare voce a questo strano limbo dei nostri tempi, attraverso un romanzo che intrattenesse, ma che fosse anche in grado di lasciare al lettore degli spunti di riflessione.
  • Mi affascina sempre molto come gli autori giocano con lo spazio-tempo nelle storie, è una cosa molto delicata. È stato complesso gestirlo durante la scrittura o è venuto naturalmente?

    Devo ammettere che è stato piuttosto complicato, soprattutto nel primo volume dove i personaggi sono stati prima scritti per intero e solo successivamente incastrati tra loro. È un gioco che richiede un’attenta pianificazione in fase di bozza, in modo da evitare qualsiasi incongruenza dello spazio o del tempo.
  • Questo libro era il tuo esordio. Cos’hai provato quando hai avuto nero su bianco la tua bella idea?

    Mi ci è voluto un po´ di tempo prima di realizzare che il libro che avevo davanti era il mio. È strano poter toccare con mano qualcosa che poco prima era solo nei pensieri, o al massimo sullo schermo di un PC. È come se all’improvviso si potesse annusare l’acqua o mangiare un panorama.
  • Il tuo romanzo ha ben otto protagonisti. Spesso è difficile gestirne anche solo due, come mai la decisione di seguirne ben otto? E quanto è stato complesso?

    È stato proprio il tema della spiritualità, portante nel romanzo, a farmi adottare più personaggi. Volevo dare voci a diverse parti del mondo, diverse per cultura e tradizioni. Questa scelta non mi ha di certo facilitato il lavoro, ma non me ne sono mai pentita.
  • Fra i personaggi già presentati nel romanzo, qual è il tuo preferito e perché?
    Tengo a tutti loro come fossero reali, ammetto però di avere una predilezione per Daniel (Wambli), il ragazzo Lakota. Lui porta l’esempio di una civiltà che ho voluto fortemente nel libro: i Nativi Americani. Daniel incarna i valori più alti della sua cultura, valori per i quali ho una indiscutibile propensione, quali il rispetto e la difesa di ogni essere vivente e della natura nella sua interezza.
  • L’ispirazione dei personaggi da dove viene? In base a cosa li hai caratterizzati?

    Nel crearli e nel caratterizzarli, mi sono ispirata alla mia realtà più vicina: persone, amici, familiari e sconosciuti, tutti hanno contribuito alla realizzazione di personalità che avessero senso e dignità, che fossero realistiche non solo in quanto esseri umani estrapolati da un contesto, ma anche in quanto figli della propria cultura di appartenenza.
  • Mi piace sempre chiedere una cosa a chi scrive fantasy. Com’è la tua esperienza di autrice fantasy in Italia? Spesso è un genere sottovalutato o ricordato solo per poche saghe predilette.
    In Italia il fantasy è un genere fortemente sottovalutato. Bollato “per ragazzini” spesso dalle stesse librerie, che lo abbandonano accanto ai libri didattici. Mi rincuora che all’estero gli venga dato il giusto riconoscimento e spero che prima o poi la rivoluzione avvenga anche qui.
    Trovo scontato e inutilmente serioso il modo in cui ci si approccia all’editoria in Italia: ghettizzando i generi (non solo il fantasy) e giudicando chi legge determinati libri o autori che non rientrano nell’Olimpo. Personalmente trovo che una forma d’intelligenza sia proprio l’apertura mentale, dare fiducia a qualcosa che si era scartato per partito preso, non avere pregiudizi e non “giudicare un libro dalla copertina”.
  • Che cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo capitolo? Io personalmente non vedo l’ora!

    Il secondo e ultimo volume di “La Forma della Luce”, spinge sull’acceleratore. I nodi verranno al pettine e il tempo delle riflessioni si esaurirà. I protagonisti saranno costretti all’azione con tutto quello che ne consegue, per tentare di combattere un nemico che in realtà è dentro tutti noi… ma non vi svelo di più!

Beh, che dire. Da molte cose che Arianna dice, traspare che è davvero un’artista, non potete perdervi il suo libro e il suo seguito che uscirà a breve. Come dice lei “La forma della luce” racchiude tanti messaggi, fa riflettere molto e attiva anche il cervello più pigro. Non fatevelo scappare e, ricordatevi, fatemi sapere che cosa ne penserete!

Clicca qui per la recensione completa di “La forma della luce”!

Caoineadh – L’intervista all’autrice

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Dopo l’ultima intervista pubblicata, inerente a “L’artificio dell’illuminato“, rimaniamo nell’ambito del fantasy avendo il piacere di intervistare l’autrice di “Caoineadh” di Eva D’Amico, edito da IDEA Immagina Di Essere Altro, con il quale ho avuto il piacere di collaborare. La recensione la trovate cliccando qui e chi l’ha letta sa benissimo quanto mi sia piaciuto questo libro e quando la storia mi abbia coinvolta fino alla fine, quindi l’occasione di intervistarne l’autrice l’ho davvero colta al balzo! Cominciamo subito con le domande!

Da dove hai preso ispirazione per “Caoineadh”? E’ un romanzo fantasy molto particolare e ben strutturato, hai creato un mondo intero dal nulla. E’ la cosa che più mi ha affascinato della trama.
L’ispirazione primaria di Caoineadh nasce dal folklore irlandese e dai suoi paesaggi: era da molto che desideravo scrivere una storia incentrata sulle streghe e l’aspetto che mi ha sempre affascinato maggiormente di questa figura è la natura primigenia, sciamanica e fortemente connessa alla natura. Così, dovendo dare un “volto” al mondo del mio romanzo non potevo che avere davanti agli occhi lo sconfinato verde irlandese. La figura a cui mi sono ispirata è quella della Banshee, una fata terribile, potente e spaventosa ma anche dal forte spirito protettivo.

Il personaggio di Aibhill, la protagonista, è una ragazza molto forte nonostante la sua giovane età ed è una che lascia il suo segno. C’è un po’ di te in lei o hai tratto ispirazione da qualcun’altro?
C’è molto di me in Aibhill, di come sono, di come vorrei essere, di come ero e di come sono diventata, poiché attraverso la sua crescita sono cresciuta io per prima, mi sono posta domande e data risposte.

Scrivendo “Caoineadh” hai creato un mondo da zero con usanze e modi di vivere molto diversi dal nostro. Quanto ci hai messo a scrivere tutto il romanzo e quanto lavoro c’è dietro ad una storia simile?
Per scrivere l’intero romanzo ho impiegato circa un anno ma la fase preparatoria è stata ben più lunga e non si è mai interrotta durante la scrittura. Trovo che prima di rielaborare una figura o un mito sia necessario conoscerlo approfonditamente, così mi sono documentata per diversi mesi prima della stesura sulla parte prettamente storica: la nascita del mito della Banshee, i suoi fondamenti storici e le implicazioni socio culturali di una simile figura. In seconda battuta ho approfondito i miti animisti e sciamanici ed infine la wicca, senza dimenticare la parte antropologica relativa alla figura della “donna-strega”. Non nego infine che da brava giocatrice di ruolo non ho potuto non strizzare l’occhio anche al mondo di Dungeons&Dragons. Riuscire a far convivere tutto questo non è stato semplice: dietro vi è stata un’opera di integrazione tra mito, religione, magia e immaginario fantastico che mi ha posto sfide molto complesse ma anche divertenti.

Hai mai pensato di dare un seguito a “Caoineadh” o a farne un prequel per approfondire di più la storia delle streghe o pensi che la storia possa essere conclusa così?
Inizialmente il romanzo era stato concepito come primo volume di un ciclo di storie auto-conclusive. In seguito ho abbandonato l’idea in quanto la storia ha preso una piega che mal si sposa con il progetto iniziale che avevo in testa, diventando un’opera tutta diversa. Non nego tuttavia che il pensiero di un prequel sulla nascita delle Caoineadh è ancora vivo e credo che gli darò seguito.

Cosa hai provato a vedere la tua bellissima opera pubblicata e cosa significa per te?
Vedere pubblicata la propria opera è un’emozione immensa: la scrittura è una cosa profondamente intima, mettendo su carta i tuoi pensieri e tutto l’universo immaginifico che ti vortica in testa condividi quanto di più potente e profondo hai dentro. Scrivendo un autore si scopre, mostra le sue fragilità e la sua forza, le lascia libere nel mondo affinché anime affini le incontrino e quando questo avviene, quando un romanzo emoziona o fa riflettere, non c’è emozione più grande ed allo stesso tempo indescrivibile.

Stai già lavorando ad un altro libro? Se sì, sarà sempre un fantasy o ci dobbiamo aspettare Eva D’Amico in un altro genere?
Sì, sto già lavorando ad un altro libro, anch’esso fantasy ma di tutt’altro genere.
Senza fare spoiler (cosa abbastanza complessa per me) posso dire di essere alla ricerca di un’atmosfera che sia storicamente esatta e verosimile in cui calare un’ambientazione fantasy questa volta un poco più cupa e introspettiva.

Niente, con queste brevi e succose anticipazioni, possiamo concludere qui l’intervista e non vediamo davvero l’ora di rileggere Eva nella sua prossima opera, sperando che sia all’altezza e anche di più di “Caoineadh”!!

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L’artificio dell’illuminato | L’intervista all’autrice

Roberta e Sara alla presentazione!

Sabato 16 Marzo 2019 presso il Centro Commerciale Elnòs Shopping sito a Brescia, ho avuto il piacere di intervistare Sarah Helmuth, autrice de “L’artificio dell’illuminato – Seraphita”, trovate la nostra recensione qui, ed abbiamo fatto proprio una bella chiacchierata che ho deciso di sintetizzare qui in un articolo per chi non è potuto esserci. Vi ricordo che il libro di Sarah uscirà a Settembre dopo una campagna su Book a book dove ha raggiunto le 200 copie vendute per raggiungere la pubblicazione!

1 – Da dove hai preso ispirazione per il libro? È un romanzo fantasy molto particolare e ben strutturato, hai creato un mondo intero dal nulla. È la cosa che più mi ha affascinato della trama…
Parlando de “L’Artificio dell’Illuminato” si possono dire tante cose. È il lavoro di una vita, coltivato nel corso degli anni. Ho iniziato a pensare all’Artificio quando ero adolescente. Leggevo i miei autori preferiti e sognavo una “storia infinita” e mi sono detta “perché non posso vagare anche io con la fantasia?”. Così mi sono avvicinata al mondo del fantasy come lo conosciamo noi oggi e ai grandi autori del genere. Mi sono rintanata nella mia cameretta e ho iniziato a leggere come una pazza, e a disegnare. A quel punto ho trovato altri pazzi come me, amici che hanno collaborato a realizzare il mio mondo, fornendomi la loro fantasia e la loro creatività. Insieme abbiamo costruito quello che io chiamo “il mio pianeta”. Infine, quando ho iniziato a mettere giù la storia, mi sono innamorata della scrittura e volevo solo continuare a praticarla.

2 – Seraphita, la protagonista, è una ragazza molto forte nonostante la sua giovane età, ed è una che lascia il segno. C’è un po’ di te in lei o hai tratto ispirazione da qualcun’altro? Come è nata Seraphita?
Onestamente di me, in lei, c’è molto poco. Esistono altri personaggi all’interno del libro che mi rappresentano o di cui sono innamorata, personaggi che, quando ti svegli la mattina, sbuffando dici “peccato non esistano!” Seraphita è una ragazza forte per la sua giovane età… è vero. Cresce prigioniera all’interno della Fortezza, coltivando il desiderio di essere libera piuttosto che cedere alla morte. Infine riesce a evadere e a trovare il suo posto nel mondo. Questo delinea molto la sua forza e, sotto questo punto di vista, mi piacerebbe moltissimo essere come lei. Tuttavia Seraphita non è soltanto farina del mio sacco, debbo ai miei amici molte sfumature caratteriali (dal momento che tutti i protagonisti dell’Artificio sono stati interpretati dai miei giocatori), e proprio Seraphita, benché nata dalla fantasia di un ragazzo, somiglia in particolar modo al suo creatore.

3 – Scrivendo questo libro hai creato un mondo da zero, diverso dal nostro sotto molti punti di vista. Quanto hai impiegato a scrivere tutto il romanzo e quanto lavoro c’è dietro a una storia simile?
Come ho già detto si tratta di un lavoro durato anni. All’interno del romanzo ci sono innumerevoli citazioni, e molti sono stati gli spunti e le ispirazioni. In primis i capisaldi della letteratura fantasy, come Michael Ende o Tolkien, Marion Zimmer Bradley etc… Per essere più accurata ho letto miti e leggende, fiabe e favole, ho condotto ricerche e approfondito modi di dire o tradizioni locali di paesi sperduti. Per realizzare un’ambientazione credibile esiste una ricerca continua, non soltanto nazionale, ma su scala mondiale. Anche i miei viaggi hanno contribuito allo scopo. È un continuo cogliere spunti dalla realtà che ci circonda, miscelarli e ottenere qualcosa di tuo, che ti rappresenti.

4- Sentendoti parlare mi è venuta in mente un’altra domanda fuori programma. C’è una cultura in particolare al quale ti sei ispirata maggiormente o hai preso spunto un po’ dovunque intorno a te?
Direi di no. Ci sono argomenti che spiccano più di altri, per esempio l’Illuminato conduce esperimenti di natura alchemica, perciò è facile supporre che abbia condotto ricerche di questo tipo… Nei capitoli successivi compariranno mostri della mitologia nordica o di quella celtica, ma non esiste una cultura in particolare che mi abbia influenzato rispetto alle altre.

5 – Come dicevamo prima, ci saranno svariati seguiti dopo la storia di “Seraphita”. Cosa ci dobbiamo aspettare di prossimi? Qualche indiscrezione o qualche spoiler riusciamo ad averlo?
Sì, esistono altri quattro personaggi, Mair-Lynn, Jormun, Adam e Yavin. Insieme formano la compagnia che sarà protagonista della prima campagna dell’Artificio, quella che io definisco la saga Albedo. Nonostante inizialmente vivano vite differenti fra loro, e agli antipodi, esiste una grande trama di fondo che li condurrà a incontrarsi e unirsi. Non si può dire di più, altrimenti diventa spoiler!

6 – Cosa hai provato a vedere la tua bellissima opera pubblicata e cosa significa per te?
È stata indubbiamente una grande emozione. Non capita tutti i giorni di sentirsi dire che il tuo libro piace e che lo si vorrebbe pubblicare… Mi sono detta che non era possibile, che queste cose non possono accadere nella realtà. Invece no, era tutto vero! Una grande emozione ma anche una grande fatica. Speri sempre che il romanzo abbia una certa influenza, che trovi un suo spazio nell’editoria contemporanea, che ci siano lettori che si appassionino alle tue storie. Credo che l’emozione, così come la fatica, mi accompagneranno lungo tutto il mio percorso di autrice e quando stringerò il libro tra le mani sarà un’incommensurabile soddisfazione.

7 – Qual è la tua esperienza da autrice italiana donna di fantasy? Molti autori fantasy sono esteri e uomini. Sono poche le donne in questo ambito. Cosa significa oggi essere un autrice donna di fantasy? Domanda un po’ difficile e complessa questa, me ne rendo conto! Sono stata cattivella.
Come hai detto tu, la maggior parte degli autori fantasy conosciuti sono uomini, tuttavia compaiono anche numerose donne di un certo livello, come Robin Hobb o la Bradley (che citavo prima), Ursula K. Le Guin ma anche la stessa J.K. Rowling, etc… Quando ho fatto conoscenza con il mondo dell’editoria, mi sono resa conto che ci sono moltissimi scrittori italiani che tuttavia non riescono a emergere o a trovare qualcuno disposto a sostenerli. È un gigantesco calderone dove, seppur stringi tra le mani un romanzo valido, difficilmente riuscirai a farlo conoscere senza l’aiuto di un agente o di un editore disposto a credere nel tuo lavoro. Ma come si dice, la speranza è l’ultima a morire! Essere una scrittrice donna per me significa molto, c’è stato un periodo della mia vita in cui mi sono appassionata alle grandi autrici vissute a cavallo tra il ‘700 e l’800, parlo di Jane Austen o delle sorelle Brontë per intenderci, trovando nei loro manoscritti grande coinvolgimento e ispirazione. Si riteneva, a mio dire, che la scrittura delle donne fosse meno tecnica, povera di argomenti e significati, per fortuna, oggi, tutti noi conosciamo la valenza di certi romanzi scritti e pensati da donne di un certo carisma e talento. A queste donne io dico grazie, perché senza di loro noi non saremmo le donne di oggi e riferendomi alla precedente domanda posso dire che nell’Artificio c’è anche un po’ di loro.

8 – Sì, esatto. Penso che senza il loro aiuto probabilmente ne io ne te saremmo qui oggi a parlare a nome del mio blog e tu del tuo libro purtroppo. Dobbiamo davvero molto a queste donne. C’è tuttavia ancora del lavoro da fare, anche se siamo sicuramente sulla buona strada. E’ importante che le donne continuino a pubblicare e a scrivere perché sennò non andremo da nessuna parte. Al momento di dover dare un’immagine ai personaggi che hai creato, li avevi già immaginati o hai dovuto pensarci su? Come hai steso queste immagini?
Come è facile pensare, i personaggi erano già nella mia mente, da sempre. Le immagini che si trovano in giro, sul sito della casa editrice, sui miei profili, che hanno accompagnato per intero la campagna, sono state realizzate da un illustratore italiano di grande talento, Alessandro Amoruso. Alessandro è riuscito a cogliere l’essenza dei personaggi, realizzando illustrazioni suggestive, di grande impatto scenico. Chi vedrà Seraphita o Gareth e si infatuerà dei loro volti, decidendo di avvicinarsi al romanzo perché attratti dai disegni, ebbene il merito di questo approccio è tutto di Alessandro, non potevo chiedere di meglio e spero che questa collaborazione duri nel tempo.

Insomma, impossibile che Sarah non vi abbia affascinato neanche un po’ e non vi abbia instillato una curiosità assurda sulla sua storia. Da qui trovate tutti i link per l’acquisto e per sostenerla!

Debora Cappa – L’intervista

L’autrice e le sue opere!

Quale miglior modo di introdurre le interviste sul blog, se non con un’autrice di poesie? In questi mesi ci sono arrivate tantissime richieste di recensire libri di poesie, che abbiamo dovuto purtroppo declinare, non essendoci nessuno, almeno per ora, nel nostro staff in grado di farlo come si deve. Non ci vogliamo improvvisare chi non siamo, se una cosa non la sappiamo fare discretamente, preferiamo starcene nel nostro, onde evitare casini. Tuttavia, quando l’autrice in questione ci ha scritto, chiedendo anche solo una segnalazione sul nostro blog, abbiamo pensato alle interviste. In questo modo possiamo parlare anche di poesie, dando più voce agli autori, facendo parlare loro dove noi manchiamo. Più avanti avremo altre interviste, anche di autori di romanzi che abbiamo già recensito, ma intanto iniziamo così, nel migliore dei modi!
L’autrice è Debora Cappa che, questo mese, ci delizia con due libri di poesie: “Petali di speranze” e “Sembianze dei silenzi“, che sono, rispettivamente la sua ottava e settima opera ed abbiamo avuto così l’onore di intervistarla!

  • Da quanto tempo scrivi poesie? Come mai hai cominciato? A cosa ti ispiri quando scrivi?
    Scrivere per me è sempre stato un bisogno ancestrale, che mi ha condotta ad esplorare le potenzialità racchiuse nell’uso della parola poetica. Esso si è manifestato fin dalla più tenera età come incanto per racconti sia reali sia fantastici. Avvicinarsi dunque alla lettura è stata una conseguenza naturale, rafforzata dagli studi classici, che hanno incentivato la mia passione per la letteratura greca e latina, italiana e straniera nonché per il gusto del “bello” e dell’arte in genere. Ho intrapreso man mano la via della composizione, traendo ispirazione da tutto ciò che colpisce la mia sfera emotiva, ancor più se induce all’introspezione.
    Scrivere versi, a mio avviso, è come tentare di fermare in quell’attimo l’indefinito che fa brillare d’eterno il finito e lambire così il ponte dell’ irraggiungibile.
  • A cosa pensi quando scrivi le tue poesie? A che tipo di lettore ti rivolgi?
    Penso che lo scrivere sia un mezzo potente per affrontare la conoscenza di se stessi, quindi degli altri e di ciò che ci circonda.
    Esterno dunque sensazioni e riflessioni, sentimenti e considerazioni, pensieri in versi su esperienze vissute in modo diretto ed indiretto.
    Ritengo inoltre che la poesia possa svolgere una funzione etica in un mondo così globalizzato e stereotipato, in cui l’interiorità è quasi una zavorra.
    La società odierna, superficiale, frivola, distratta da mille fatui interessi, ci ha fatto abituare purtroppo al culto dell’apparenza, all’ostentazione dell’esteriorità, alla ricerca della fama immediata, alla mortificazione dell’essenza in nome di una mercificazione totalizzante, una sorta di consumismo, che investe perfino i sentimenti e sembra favorire un livellamento culturale, un’ atrofia del pensiero.
    Non ho né preferenze né preclusioni circa un ipotetico lettore, che spero non si faccia scoraggiare dal luogo comune secondo cui la poesia è un’arte ostica, datata, d’élite, ma che si lasci invece guidare nel cammino ideale dentro e fuori se stesso.
    Il poeta quindi potrà essere ascoltato e capito, magari anche apprezzato, ma solo da chi avrà la tenacia e la voglia di non farsi limitare, nel senso più ampio del termine.
  • E’ difficile, al giorno d’oggi, essere un autore di poesie? E perché?
    Non è certamente facile oggigiorno per i motivi sopra descritti, ciononostante, animata da un misto d’ incoscienza e d’amore, persisto nel mio intento, spinta dalla voglia di comunicare, di interagire e dal bisogno di esprimere liberamente la mia essenza.
    Il poeta del resto a mio avviso non può rifugiarsi in una torre eburnea, anche se la vita contemplativa sarebbe senza dubbio più facile, perché preserverebbe dal contatto crudo con le sofferenze. Essa impoverirebbe infatti al limite della freddezza, qualsiasi attività artistica, facendo spegnere lapilli in cenere.
    Ritengo inoltre che indagare spirituali complessità, evitando di cadere in facili sentimentalismi, possa coadiuvare nel superare le fragilità dell’anima e nel rafforzare la solidità fisica dell’umanità personale a livello globale.
    A tal fine, fermo restando l’ impegno da parte di organi preposti, bisognerebbe, secondo me, educare alla contemplazione del “bello artistico” fin dai primi percorsi formativi, con metodi semplici e non noiosi, anche i bambini, magari con approccio ludico, in modo che sia poi naturale per ciascuno il bisogno di approfondirlo.
  • Se scrive da tanto tempo, come è evoluto il suo modo di fare poesia?
    Attraverso le prefazioni alle mie otto raccolte edite si può seguire passo passo la questione inerente le scelte stilistiche.
    A detta dei critici il mio stile è asciutto, fluido ed incisivo, ha ritmo serrato, sincopato, verso libero e talvolta molto spezzato, poi, tra parole semplici ed intense, raggiunge toni lievi, quasi sussurrati in punta di penna, privilegiando freschezza e musicalità.
    Cerco tramite l’essenzialità e la coerenza della forma stilistica, corredata da simboli, allegorie, ossimori, dalla forza icastica di immagini nitide ed immediate, attraverso flash e barlumi, di avvicinare il più possibile il lettore, senza una ricerca ossessiva della parola. Scorrendo i versi pubblicati e quelli che costituiscono le numerose e nutrite raccolte al momento ancora inedite, riscontro evoluzioni costanti dirette ad avvicinare il lettore concettualmente ed emotivamente senza farlo annaspare in intrichi ridondanti di parole, magari sfoggiate, ricercate in modo ossessivo e spesso vuoto.
  • Quali sono i suoi autori preferiti? Ne ha tratto ispirazione per le sue poesie?
    Ho sempre cercato di non ispirarmi a nessuno, considerando inarrivabili sotto vari aspetti gli autori che ammiro. La critica tuttavia, con mio grande orgoglio, ha rilevato nella mia poetica paralleli con Pindaro, Saba, Ungaretti, Montale, Calvino. Mi ha definita quasi una pittrice impressionista non solo per le descrizioni paesaggistiche multiformi e variegate, ma soprattutto per gli imperscrutabili e mutevoli moti interiori dell’animo umano minuziosamente descritti.
    La mia connaturata propensione per l’arte inoltre mi porta da sempre, fin dagli studi classici, ad
    estendere preferenze e curiosità anche ad altri campi, quali quello della musica, della pittura,
    del teatro, del cinema, della danza e della fotografia.
  • Per conclusione, citi un verso di una sua poesia che preferisce di più.
    Non c’è una poesia in particolare a cui mi senta emotivamente legata in assoluto. Le mie preferenze variano di volta in volta, in base ai periodi, agli umori, agli stati d’ animo… 
    Al momento, potrei tuttavia menzionare “Sfiorar l’Anima“, inclusa nella mia opera prima “Il Carnevale della Vita”. In un periodo storico in cui precarietà e mercificazione imperano su tutto, perfino sui sentimenti, vorrei potesse essere salvaguardato ciò che in essi c’è di divino e di eterno, per non farci condurre all’autodistruzione globale.

Sfiorar l’Anima

La luna
appoggia
il suo profilo
d’accecante purezza,
sul mantello
blu notte,
che l’avvolge
in un abbraccio
di protezione
infinita,
eterno
come solo
sa essere
il sogno dell’ Amore,
quando sfiora
due anime
elette.

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