Debora Cappa – L’intervista

L’autrice e le sue opere!

Quale miglior modo di introdurre le interviste sul blog, se non con un’autrice di poesie? In questi mesi ci sono arrivate tantissime richieste di recensire libri di poesie, che abbiamo dovuto purtroppo declinare, non essendoci nessuno, almeno per ora, nel nostro staff in grado di farlo come si deve. Non ci vogliamo improvvisare chi non siamo, se una cosa non la sappiamo fare discretamente, preferiamo starcene nel nostro, onde evitare casini. Tuttavia, quando l’autrice in questione ci ha scritto, chiedendo anche solo una segnalazione sul nostro blog, abbiamo pensato alle interviste. In questo modo possiamo parlare anche di poesie, dando più voce agli autori, facendo parlare loro dove noi manchiamo. Più avanti avremo altre interviste, anche di autori di romanzi che abbiamo già recensito, ma intanto iniziamo così, nel migliore dei modi!
L’autrice è Debora Cappa che, questo mese, ci delizia con due libri di poesie: “Petali di speranze” e “Sembianze dei silenzi“, che sono, rispettivamente la sua ottava e settima opera ed abbiamo avuto così l’onore di intervistarla!

  • Da quanto tempo scrivi poesie? Come mai hai cominciato? A cosa ti ispiri quando scrivi?
    Scrivere per me è sempre stato un bisogno ancestrale, che mi ha condotta ad esplorare le potenzialità racchiuse nell’uso della parola poetica. Esso si è manifestato fin dalla più tenera età come incanto per racconti sia reali sia fantastici. Avvicinarsi dunque alla lettura è stata una conseguenza naturale, rafforzata dagli studi classici, che hanno incentivato la mia passione per la letteratura greca e latina, italiana e straniera nonché per il gusto del “bello” e dell’arte in genere. Ho intrapreso man mano la via della composizione, traendo ispirazione da tutto ciò che colpisce la mia sfera emotiva, ancor più se induce all’introspezione.
    Scrivere versi, a mio avviso, è come tentare di fermare in quell’attimo l’indefinito che fa brillare d’eterno il finito e lambire così il ponte dell’ irraggiungibile.
  • A cosa pensi quando scrivi le tue poesie? A che tipo di lettore ti rivolgi?
    Penso che lo scrivere sia un mezzo potente per affrontare la conoscenza di se stessi, quindi degli altri e di ciò che ci circonda.
    Esterno dunque sensazioni e riflessioni, sentimenti e considerazioni, pensieri in versi su esperienze vissute in modo diretto ed indiretto.
    Ritengo inoltre che la poesia possa svolgere una funzione etica in un mondo così globalizzato e stereotipato, in cui l’interiorità è quasi una zavorra.
    La società odierna, superficiale, frivola, distratta da mille fatui interessi, ci ha fatto abituare purtroppo al culto dell’apparenza, all’ostentazione dell’esteriorità, alla ricerca della fama immediata, alla mortificazione dell’essenza in nome di una mercificazione totalizzante, una sorta di consumismo, che investe perfino i sentimenti e sembra favorire un livellamento culturale, un’ atrofia del pensiero.
    Non ho né preferenze né preclusioni circa un ipotetico lettore, che spero non si faccia scoraggiare dal luogo comune secondo cui la poesia è un’arte ostica, datata, d’élite, ma che si lasci invece guidare nel cammino ideale dentro e fuori se stesso.
    Il poeta quindi potrà essere ascoltato e capito, magari anche apprezzato, ma solo da chi avrà la tenacia e la voglia di non farsi limitare, nel senso più ampio del termine.
  • E’ difficile, al giorno d’oggi, essere un autore di poesie? E perché?
    Non è certamente facile oggigiorno per i motivi sopra descritti, ciononostante, animata da un misto d’ incoscienza e d’amore, persisto nel mio intento, spinta dalla voglia di comunicare, di interagire e dal bisogno di esprimere liberamente la mia essenza.
    Il poeta del resto a mio avviso non può rifugiarsi in una torre eburnea, anche se la vita contemplativa sarebbe senza dubbio più facile, perché preserverebbe dal contatto crudo con le sofferenze. Essa impoverirebbe infatti al limite della freddezza, qualsiasi attività artistica, facendo spegnere lapilli in cenere.
    Ritengo inoltre che indagare spirituali complessità, evitando di cadere in facili sentimentalismi, possa coadiuvare nel superare le fragilità dell’anima e nel rafforzare la solidità fisica dell’umanità personale a livello globale.
    A tal fine, fermo restando l’ impegno da parte di organi preposti, bisognerebbe, secondo me, educare alla contemplazione del “bello artistico” fin dai primi percorsi formativi, con metodi semplici e non noiosi, anche i bambini, magari con approccio ludico, in modo che sia poi naturale per ciascuno il bisogno di approfondirlo.
  • Se scrive da tanto tempo, come è evoluto il suo modo di fare poesia?
    Attraverso le prefazioni alle mie otto raccolte edite si può seguire passo passo la questione inerente le scelte stilistiche.
    A detta dei critici il mio stile è asciutto, fluido ed incisivo, ha ritmo serrato, sincopato, verso libero e talvolta molto spezzato, poi, tra parole semplici ed intense, raggiunge toni lievi, quasi sussurrati in punta di penna, privilegiando freschezza e musicalità.
    Cerco tramite l’essenzialità e la coerenza della forma stilistica, corredata da simboli, allegorie, ossimori, dalla forza icastica di immagini nitide ed immediate, attraverso flash e barlumi, di avvicinare il più possibile il lettore, senza una ricerca ossessiva della parola. Scorrendo i versi pubblicati e quelli che costituiscono le numerose e nutrite raccolte al momento ancora inedite, riscontro evoluzioni costanti dirette ad avvicinare il lettore concettualmente ed emotivamente senza farlo annaspare in intrichi ridondanti di parole, magari sfoggiate, ricercate in modo ossessivo e spesso vuoto.
  • Quali sono i suoi autori preferiti? Ne ha tratto ispirazione per le sue poesie?
    Ho sempre cercato di non ispirarmi a nessuno, considerando inarrivabili sotto vari aspetti gli autori che ammiro. La critica tuttavia, con mio grande orgoglio, ha rilevato nella mia poetica paralleli con Pindaro, Saba, Ungaretti, Montale, Calvino. Mi ha definita quasi una pittrice impressionista non solo per le descrizioni paesaggistiche multiformi e variegate, ma soprattutto per gli imperscrutabili e mutevoli moti interiori dell’animo umano minuziosamente descritti.
    La mia connaturata propensione per l’arte inoltre mi porta da sempre, fin dagli studi classici, ad
    estendere preferenze e curiosità anche ad altri campi, quali quello della musica, della pittura,
    del teatro, del cinema, della danza e della fotografia.
  • Per conclusione, citi un verso di una sua poesia che preferisce di più.
    Non c’è una poesia in particolare a cui mi senta emotivamente legata in assoluto. Le mie preferenze variano di volta in volta, in base ai periodi, agli umori, agli stati d’ animo… 
    Al momento, potrei tuttavia menzionare “Sfiorar l’Anima“, inclusa nella mia opera prima “Il Carnevale della Vita”. In un periodo storico in cui precarietà e mercificazione imperano su tutto, perfino sui sentimenti, vorrei potesse essere salvaguardato ciò che in essi c’è di divino e di eterno, per non farci condurre all’autodistruzione globale.

Sfiorar l’Anima

La luna
appoggia
il suo profilo
d’accecante purezza,
sul mantello
blu notte,
che l’avvolge
in un abbraccio
di protezione
infinita,
eterno
come solo
sa essere
il sogno dell’ Amore,
quando sfiora
due anime
elette.

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