Metro 2033 – Dmitry Glukhovsky

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Dopo aver giocato al videogame, non potevo non leggere la saga da cui è tratto. La trama era molto allettante, ne ho sentito parlare molto bene, quindi eccomi qua. Oggi vi parlo di “Metro 2033“, il primo capitolo della saga, uscito nel 2005, di Dmitry Glukhovsky, edito da Multiplayer Edizioni e tradotto da Cristina Mazzuchelli.

L’anno è il 2033. Il mondo è ridotto ad un cumulo di macerie. L’umanità è vicina all’estinzione. Le città mezze distrutte sono diventate inagibili a causa delle radiazioni. Al di fuori dei loro confini, si dice, solo deserti e foreste bruciate. I sopravvissuti ancora narrano la passata grandezza dell’umanità. Ma gli ultimi barlumi della civiltà fanno già parte di una memoria lontana, a cavallo tra realtà e mito. L’uomo è stato sostituito da altre forme di vita, mutate dalle radiazioni e più idonee a vivere nella nuova arida terra. Il tempo dell’uomo è finito. Poche migliaia di esseri umani sopravvivono ignorando il destino degli altri. Vivono nella metropolitana di Mosca, la più grande del mondo. È l’ultimo rifugio dell’umanità. Le stazioni sono diventate dei piccoli stati, la gente riunita sotto idee, religioni, filtri dell’acqua o semplicemente per difendersi. È un mondo senza domani, senza spazio per sogni, piani e speranze. I sentimenti hanno lasciato spazio all’istinto di sopravvivenza, ad ogni costo. VDNKh è la stazione più a nord, una volta la più bella e più grande. Oggi la più sicura. Ma oggi una nuova minaccia si affaccia all’orizzonte. Artyom, un giovane abitante di VDNKh, è il prescelto per addentrarsi nel cuore della metro, fino alla leggendaria Polis, per avvisare tutti dell’imminente pericolo e ottenere aiuto. È lui ad avere le chiavi del futuro nelle sue mani, dell’intera metro e probabilmente dell’intera umanità.

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Di libri nella mia vita ne ho letto qualcuno e posso dire molto sinceramente che il modo di scrivere varia molto dal paese dello scrittore. L’autore di “Metro 2033” è russo ed ha una scrittura inusuale ai miei occhi da lettrice. Il modo di descrivere e raccontare le cose è davvero diverso da quello a cui sono abituata, non ho letto molti libri di autori russi.
Il libro si presenta ben descritto, molte cose sono descritte nei minimi particolari come la situazione all’interno delle metro, le varie vicessitudini che si sono create nel corso del tempo fra la gente sopravvissuta. Insomma, non si risparmia nei dettagli, anche sull’oscurità stessa delle metro dove, dice quasi testualmente, che è talmente oscura che la puoi quasi fin toccare con una mano. Si respira ansia, paura, tensione. Mi sono ritrovata a leggerlo fino a tardi la sera e la sensazione era davvero di inquietudine, ve lo posso giurare.
Il mondo distopico creato dell’autore è molto originale, secondo il mio punto di vista. Mette tensione solo a pensarlo, figuriamoci a viverlo! Sono le stesse identiche emozioni provate nel giocare al videogame, anche se la storia prende direzioni diverse, per ovvie motivazioni. Trovo l’idea davvero geniale, che fornisce degli spunti di riflessione e dà modo ad avere dei seguiti, così come è stato fatto. Quello che mi colpisce di più è che sia stato scritto nel 2005, che ovviamente non è una vita fa, ma sicuramente in quegli anni era più inusuale leggere questo genere di storie, è davvero notevole.
Per me il libro è stato molto scorrevole, anche se qualche pecca la presenta. Per un lettore non russo e che di russo non ci capisce una mazza, ricordarsi o identificare i nomi delle metro può risultare molto difficile, se non quasi impossibile ed era un peccato non farsi una chiara idea dei vari spostamenti descritti e quant’altro. Mi sono aiutata con delle vere mappe per farmi un’idea, altrimenti era difficile, i nomi sono davvero complessi, il russo non è una lingua poi così alla mano, almeno per me. Inoltre, se non vi piacciono le fasi descrittive all’interno di un fantasy, potreste non apprezzarlo poiché abbastanza presenti. Anche se, come vi ho detto, per me è stato il punto forte del libro: così facendo permette di entrare totalmente nella storia, insieme ai personaggi, nelle metro della grandissima città di Mosca, in Russia.

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Due cuori in affitto – Felicia Kingsley

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Finalmente sono riuscita a mettermi in pari con questa lettura. Dopo il salone del libro di Torino, la mia copia di “Due cuori in affitto” di Felicia Kingsley, è tornata a casa con autografo e dedica dell’autrice! Difatti, allo stand Newton Compton, CE del libro, c’è stato il firma-copie di varie scrittrici, fra cui proprio lei!
Ricapitolando, “Due cuori in affitto” esce il 6 Maggio 2019, scalando subito nella prima settimana d’uscita la vetta dei libri più venduti.

Summer ha ventisette anni ed è californiana. Blake ne ha quasi trentatré ed è un vero newyorkese. Lei aspira a diventare una sceneggiatrice di successo, ma per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv. Lui è uno scrittore da svariati milioni di copie e i suoi bestseller sono sempre nella classifica dei libri più venduti. Summer è fidanzata con un uomo molto più grande di lei, mentre Blake è single per vocazione. Lei è una persona ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga e beve tè verde; lui fa colazione con un Bloody Mary e due sigarette, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. Summer e Blake non hanno proprio niente in comune, a parte una casa delle vacanze negli Hamptons, che per un mancato passaggio di informazioni è stata affittata a entrambi. Qualcuno se ne deve andare, ma tutti e due hanno ottime ragioni per restare. E le ragioni potrebbero aumentare con il passare dei giorni…

Mi sono preparata alla lettura di questo libro leggendo l’ultimo dell’autrice che mi mancava, “Stronze si nasce“. In occasione del salone di Torino ho avuto anche l’opportunità di assistere ad un incontro organizzato da Newton Compton dal titolo “Il romance salverà l’editoria?”. A presenziare a questo incontro, come autrici del genere, c’erano Anna Premoli e Felicia Kingsley e, ragazzi, vi auguro un giorno di assistere ad un incontro simile perché queste donne sono pazzesche, anche se non vi piace il genere che scrivono, sono davvero uno spasso e molto intelligenti, ascoltarle è stato davvero un piacere! Dopo tutto questo, non vedevo davvero l’ora di leggere il tanto atteso libro, carica come una molla.
Come sapete, considero le due autrici sopracitate, una garanzia per il genere del romance, sono sempre spigliate, divertenti, alla mano. Il loro modo di scrivere attira anche i più reticenti, contribuiscono ad avvicinare alla lettura anche persone che di norma non leggono e questo è SEMPRE un bene. “Due cuori in affitto” non è da meno! La scrittura della Kingsley è sempre spigliata, divertente, piena di botta e risposta. Insomma, una lettura leggera e simpatica che tira sempre su il morale, una garanzia appunto. I personaggi protagonisti, i due cactus (cit.), sono ben delineati e descritti, si riesce tranquillamente a immaginarseli interamente, sia dal punto di vista caratteriale che estetico. Summer e Blake insieme sono davvero uno spasso insieme, mi sono innamorata del personaggio di Summer ragazzi, seriamente!
Come anche “Una cenerentola a Manatthan“, quest’ultimo è pieno di intrighi e intrecci che portano i protagonisti a prendere strade inimmaginabili. Rispetto al penultimo, tuttavia, ho trovato meno forti questi intrecci. Probabilmente è perché “Una cenerentola a Manatthan” mi è piaciuto talmente tanto che eguagliarlo era più complesso. La storia e la trama sono perfettamente funzionanti, ma a tratti molto fantasiosi e talvolta forzati. E’ un altro stile di trama nel suo sviluppo, a chi piace questo genere e le trame molto fantasiose e spensierate, questo è il libro che fa proprio al caso vostro, pronti ad innamorarvi anche voi dei due cactus, symbol di questo romanzo!! Nel caso lo leggiate, dopo dedicate del tempo anche al suo penultimo che è il mio preferito fino ad ora, così mi saprete dire quale sarà il vostro preferito fra i due.

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Dieci piccoli indiani – Agatha Christie

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Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie fa parte di quei libri che sembra un po’ inutile recensire. Quei libri che dai un po’ per scontato perché sono dei classici del genere, ma ci tenevo comunque a dire la mia perché ho trovato questo libro davvero pazzesco. Edito da Mondadori, il romanzo esce in italia nel 1946 (ma scritto e pubblicato nel 1939), con un titolo diverso da come lo conosciamo oggi, ma di questo si potrebbe parlare davvero moltissimo. Me ne sono imbattuta poche settimane fa in libreria, scontato del 20%, nell’edizione Oscar Junior e, avendone sempre sentito parlare, mi sono decisa all’acquisto. QUANDO MAI NON L’HO FATTO PRIMA! Cosa mi sono persa fino ad ora… Ma andiamo per gradi!!

Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito. E ora sono lì, su quell’isola che sorge dal mare, simile a una gigantesca testa, che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli. Ma hanno trovato una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto di ciascuna camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l’inizio di un interminabile incubo. 

Ora, che Agatha Christie fosse una maestra del giallo, non servo io per dirvelo, parliamoci chiaro. Non mi sono mai avvicinata più di tanto a lei perché non sono troppo appassionata di gialli, ma sono sempre stata consapevole del suo calibro. Ora che mi sto approcciando con calma ai suoi libri e al suo stile, non posso davvero evitare di pensare a quanto mi sia persa fino ad ora. “Dieci piccoli indiani” è davvero un capolavoro della letteratura! La genialità della storia è un qualcosa che al giorno d’oggi si trova davvero pochissimo negli autori, insieme all’originalità.
Quello che mi ha sconvolta di più è stato come la Christie abbia concepito di scrivere un libro del genere alla sua epoca. Parliamo di un periodo storico comunque molto diverso dal nostro a cui ormai siamo abituati. Quello che scrive, come lo scrive e i termini che utilizza sono davvero molto inusuali per gli anni in cui ha scritto “Dieci piccoli indiani”. Nella storia utilizza spesso vocaboli come “negro, negroide“, tant’è che all’inizio il titolo reale era “Dieci piccoli negri“… Insomma, fa un po’ strano leggere questo genere di terminologia e la stranezza aumenta quando pensi che risale al 1939!!
Detto ciò, comunque, ho letto il libro in un weekend, ho finito di leggerlo a tarda notte perché ormai DOVEVO sapere come finiva. Vogliamo davvero parlare del finale? Vogliamo davvero farlo? Sicuri? SENSAZIONALE. EPOCALE. Cioè, capiamoci… un colpo di scena pazzesco. Posso tranquillamente dire che io non avrei MAI sospettato neanche lontanamente della conclusione. Per tutta la durata della lettura mi sono chiesta come sarebbe potuto finire, chi fossero i signori Owen… Beh, ragazzi, la Christie, me l’ha fatta davvero sotto al naso. Non che sia particolarmente difficile, ma l’ha fatto e anche con molta maestria.
Non perdetevi questa chicca della letteratura, “Dieci piccoli indiani” dovrebbe essere nella libreria di ognuno di noi.

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Il segreto della bambina sulla scogliere – Lucinda Riley

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Finalmente sono riuscita a leggere un altro libro di questa autrice! Dopo aver letto, l’anno scorso, “La lettera d’amore“, me ne sono totalmente innamorata e, con il tempo, sarà mia premura recuperarli un po’ tutti, compresa la saga delle sette sorelle che mi state dicendo tutti da mesi che devo assolutamente leggere: ce la farò, lo prometto! Ora ho letto “Il segreto della bambina sulla scogliera” di Lucinda Riley, appunto, Edito da Giunti, il romanzo esce a Ottobre 2011.

Dopo un aborto che le ha spezzato il cuore, Grania Ryan lascia New York e la sua carriera di scultrice per tornare nel villaggio irlandese in cui è cresciuta. Un giorno, in mezzo alla tempesta, sulla scogliera a picco sul mare dove è solita fare lunghe passeggiate, scorge Aurora, una bimba orfana di madre da cui è subito attratta in modo misterioso. Ma quando la madre di Grania, nonostante i suoi numerosi ammonimenti, si accorge che la figlia si sta affezionando ad Aurora e al padre di lei, le consegna un plico di lettere gelosamente custodite negli anni. In quelle lettere è contenuta la storia dei Ryan e dei Lisle, due famiglie legate fin dai tempi della guerra e sui cui destini si stendono ombre oscure. Sarà proprio la piccola Aurora e la devozione che Grania prova per lei a spezzare le catene del passato.

Ho divorato questo libro in due giorni. Fine recensione.
No dai, cerco di articolare di più, anche se quello esprime più di mille parole per quanto mi riguarda. Ormai è sempre più raro ottenere da un libro una totale immersione nella storia e, con questo, mi è davvero successo. Mi sono sentita parte della famiglia Ryan e della famiglia Lisle, su quelle scogliere irlandesi descritte tanto bene dall’autrice. Della Riley si può dire tutto, davvero, tranne che non sappia creare e descrivere paesaggi pazzeschi. Mi sarei comprata un biglietto aereo sola andata per l’Irlanda già a metà libro. La descrizione della scogliera, della spiaggia, del mare.. E’ tutto troppo meraviglioso, quei paesaggi lasciano senza fiato descritti da lei, che sa rendere molta giustizia ai suoi luoghi natii.
A metà libro, circa, l’autrice inserisce un albero genealogico per rendere più chiari gli intrecci che vengono a crearsi fra le due famiglie. Ciò aiuta molto nella lettura per non perdersi alcun passaggio, ma comunque non ho trovato forzati i legami che sono stati fatti. Li ho trovati realistici, la spiegazione che viene data per ogni avvenimento è sufficiente a farti pensare “beh, sì, ci sta“. E’ tutta una reazione a catena che si instaura, con una buona e sana dose di mistero che, secondo me, l’autrice sa gestire egregiamente.
Come faccio di solito, prima di una recensione, leggo pareri sui maggiori siti di vendita online. Ho notato molte critiche a riguardo, specialmente sul finale: reputato scontato, inverosimile e da “e vissero per sempre tutti felici e contenti”. A me non è sembrato. Per me il finale è plausibile, anche nella realtà. Non trovo alcun elemento che lo possa rendere poco credibile sotto questo punto di vista e non finisce come se fosse una fiaba. E’ vero, non ha un finale triste e drammatico, ma neanche da commedia. Secondo me rimane tutto molto coerente con l’intento del libro, verso la fine inizi a capire dove la storia andrà a parare, ma ci sta.
In conclusione, per me è un libro bellissimo da leggere. Se vuoi leggere un libro leggero, ma non troppo, con un po’ di mistero e molti intrecci famigliari, in paesaggi fantastici, “Il segreto della bambina sulla scogliera” è quello che fa al caso tuo!

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Nella cattiva sorte – Giustina Gnasso

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Immergiamoci insieme nel crime e nel grottesco con il nuovo libro di Giustina Gnasso: “Nella cattiva sorte“. “Nella cattiva sorte” esce ad Aprile 2019, pubblicato da Delos Digital e, dalla sua trama, promette di essere molto accattivante e particolare!

Quattro ragazzi rincorrono i soldi facili con scarsi risultati. Ma ora hanno un piano così stupido che potrebbe funzionare…
Un vegetariano misogino a cui saltano facilmente i nervi, una giovanissima e cinica prostituta, uno spacciatore ossessivo compulsivo, un ragazzino che gioca a fare l’adulto: sono la banda di rapinatori peggio assortita e disorganizzata di Milano, ma hanno un piano così assurdo che, se non dovessero restare ammazzati, potrebbe funzionare.

Giustina Gnasso è nata ad Aversa nel 1980. Da 13 anni vive a Milano dove lavora come copywriter. Prima di questo Nella cattiva sorte ha pubblicato i romanzi Zona Infetta, Zerounoundici Edizioni e Camera N°15, Libromania.

La parte caratterizzante di questo libro sono senza dubbio i personaggi. I vari protagonisti vanno a rappresentare quello che, oggi, è la nostra società, sotto molti punti di vista. La difficoltà di giovani ragazzi nell’integrarsi, nel soddisfare le proprie attitudini e molto altro. Il tutto con un gradevole sfondo di Milano e le sue bellissime vie. Questa parte in particolare viene molto dettagliata nel corso della storia, tramite descrizioni accurate dell’autrice di vie e angoli di Milano.
Lo definirei un mix fra il grottesco e il crime, in generale, con una buona dose di attualità. Insomma, un libro davvero molto particolare, su questo non c’è proprio dubbio!
La lettura è molto scorrevole, non vedevo l’ora di arrivare al punto perché nel corso della storia mi ero davvero affezionata ai protagonisti, specialmente Chiara, la prostituta, che si è rivelata un personaggio molto forte e determinato.
Un fatto, inoltre, aiuta a mantenere alta la tensione e il mistero, prometteva di essere un colpo di scena, ma alla fine mi aspettavo un po’ di più a riguardo. Detto ciò, il libro è ben scritto e piacevole, di veloce lettura. Unico neo per me è il finale che rimane troppo aperto ed è come se si interrompesse nel momento di massima tensione e al punto cruciale di tutta la storia. Anche se ciò potrebbe essere semplicemente per indicare che i soldi facili non esistono e che, anche nelle vie che ti sembrano semplici per ottenerli, c’è il rischio di farsi del male, fisico o morale che sia. Potrebbe essere una chiave di lettura anche questa, dipende come si legge e cosa ci si aspetta da una storia. Inoltre speravo anche di avere più materiale caratterizzante per i personaggi che, secondo me, meritavano di essere approfonditi di più.
In conclusione spero che questo venga fatto magari con un seguito, l’autrice è promettente e la storia accattivante, la trama molto particolare e grottesca, è una lettura piacevole da fare e, per il costo dell’ebook, ne vale davvero la pena!

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Stronze si nasce – Felicia Kingsley

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In attesa del nuovo libro di Felicia Kingsley in uscita il prossimo 6 Maggio 2019, ho deciso di recuperare tutti quanti i suoi libri precedenti. Il nuovo libro sembra davvero molto interessante, quindi mi sembrava l’ideale entrare nel mood in questa maniera. Quindi dopo “Una cenerentola a Manatthan” e “Matrimonio di convenienza“, è l’ora di “Stronze si nasce“, edito sempre da Newton Compton Editore, uscite nel 2018.

Allegra Hill è brillante, onesta e altruista. Ma anche un’eterna seconda. Fin dagli anni della scuola c’è sempre qualcuno che la precede. Sempre. E senza dimenticarsi di umiliarla anche un po’. Chi è costei? Ma la classica stronza! Quella di Allegra si chiama Sparkle Jones. Non solo la vita di Sparkle è perfetta, ma la biondissima e splendente ragazza riesce a ottenere sempre tutto ciò che vuole. Ma il tempo passa e a ventisei anni Allegra ha finalmente una casa tutta per sé e un lavoro nell’agenzia immobiliare più prestigiosa di Londra. Il passato, però, non sembra volerla dimenticare e mette di nuovo Sparkle Jones sulla sua strada. Questa volta le cose sembrano andare diversamente e la nemica di una vita le appare sotto un’altra luce… E tutto questo proprio quando l’incontro con un bellissimo imprevisto dagli occhi verdi come smeraldi sembra in grado di sparigliare le carte. Tra feste, intrighi e cene non proprio a lume di candela, in corsa tra le strade di una Londra magnifica, forse per Allegra è arrivato il momento di scoprire se davvero quello che vuole è la felicità. Questa volta non può lasciare l’ultima mano alla sua adorabile, odiata stronza numero uno!

Insieme alla sua collega Anna Premoli, Felicia Kingsley è una garanzia vera e propria per il romanzo rosa. Se voglio leggere un romanzo rosa ben fatto e piacevolissimo da leggere, senza ombra di dubbio so dove dirigere la mia scelta. Ogni suo libro letto fino ad ora è incalzante, frizzante e appassionante. Un bel sorriso di divertimento è il compagno ideale per questa lettura, insieme agli occhi a cuore perché l’amore comunque è sempre il protagonista. Lo so, può sembrare sempre scontato leggere una recensione di questi libri, ma non fatevi ingannare, scrivere un romanzo rosa non è semplice, la banalità e lo scontato sono dietro l’angolo ad attendere ogni autore del genere, quindi non mi stancherò mai di dire che, anche in questo caso, si parla di talento vero e proprio!
Il libro si legge quindi tutto d’un fiato, un capitolo tira l’altro e ti trovi già alla fine con la voglia di ricominciarne subito un altro oppure che quest’ultimo non finisca mai e continui ad accompagnarci sempre! Quindi che dire? Attendiamo con molta impazienza la nuova uscita, con la consapevolezza di andare ad acquistare una garanzia del genere!

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Gli occhi degli orologi – Giorgia Spurio

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Di storie post-apocalittiche ne abbiamo abbastanza? Direi proprio di no. Mi sto appassionando sempre di più a questo genere di libro e non ne avrei mai abbastanza. Attualmente, per dire, ne ho un altro di questo genere in lettura!
Gli occhi degli orologi” di Giorgia Spurio, edito da Il Camaleonte Edizioni, è uscito nel 2018 e, già dalla copertina, si presenta come un libro molto particolare, in un mondo futuro post-apocalittico, difatti ci catapulta direttamente nel 2048!

Anno 2048. Dopo le Nuove Crociate contro il terrorismo e l’immigrazione, gli Orologi sono diventati il dio del Tempo, lo strumento di controllo dei Governi. Gli alberi cadono come polvere d’argento a causa della contaminazione dall’amianto e dalle scorie radioattive, il buco dell’ozono si è ingigantito sempre più, la terra è prosciugata. Per le strade non si vedono bambini ma emarginati, gli adolescenti si bucano, le persone sono diventate degli automi e chi si libera sparisce come i desaparecidos, il peccato di essere diventa punibile. In questo mondo post apocalittico Julienne non vuole arrendersi alla desolazione. Lotta contro se stessa per dimenticare la propria famiglia e soprattutto suo padre ridotto dalla Grande Guerra a un alieno, e rivuole la sua infanzia felice. Un pensiero su tutti la ossessiona: diventare madre tramite la clinica Le Monde, all’apparenza un motel per appuntamenti, dove incontra Frèd. Tra flashback del passato e narrazione presente, il miraggio di una via di fuga rappresentata dalle «lucciole verdi» che lampeggiano all’orizzonte.

Durante tutta la durata del libro, l’autrice ci pone davanti alla situazione della Terra nel 2048, dopo una Grande Guerra, l’ennesima. Di reale è rimasto proprio poco e sembra davvero tutto finto: è questo quello che ci trasmette Julienne, la protagonista, durante la narrazione, tramite i suoi pensieri e le sue emozioni.
Questo libro mi ha lasciato sensazioni contrastanti, da un lato mi è piaciuto davvero moltissimo, la storia originale e molto particolare, perché quest’idea dei grandi orologi che osservano tutti, che scandiscono a gran voce il tempo e la vita delle persone, è molto interessante. Quello che mi ha lasciato un po’ perplessa è che sono rimasta, durante tutta la lettura, in attesa che ci fosse un po’ di azione o un momento di svolta, cosa che non è praticamente mai avvenuta. Questo tipo di scelta è comunque coerente, è molto reale, in pochi mesi nessuna persona cambierebbe una situazione similare, però insomma, in un certo senso ci speravo! Mi piace pensare che il finale lasci largamente spazio ad una prossima risoluzione, essendo un finale relativamente aperto e che dà modo al lettore di far vagare la fantasia e darsi da solo delle risposte. Non sono un’amante dei finali aperti, ma li rispetto, come si suol dire.
Fatta questa precisazione, il libro è scorrevole e piacevole, si legge tutto d’un fiato, l’autrice ci fa scoprire piano piano quella che è stata la Grande Guerra, le nuove Crociate, la situazione post guerra e via dicendo. Queste rivelazioni arrivano nel corso della storia ed aiuta a dare un ritmo alla trama, anche se sarebbe stato meglio marcare di più la differenza fra presente e passato.
In conclusione, se vi piacciono le storie post-apocalittiche e i loro scenari tetri e malinconici, “Gli occhi degli orologi” fa decisamente per voi, ma non se non potete fare a meno di azione e tensione.

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In attesa di me – Eleonora Pizzi

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Avete presente quei libri che vi entrano dentro, che vi prendono, vi catturano totalmente e vi portano a spasso con la fantasia, a spasso nel mondo? Ecco, questo è senza ombra di dubbio uno di quei libri. Non esagero a dirvi che l’ho letto in pochissimo tempo, usando ogni momento libero avessi per finirlo e durante il giorno ci pensavo un sacco! Questa cosa solo chi legge e si fa trasportare la può capire realmente! Veniamo al dunque: parlo di “In attesa di me” di Eleonora Pizzi, edito da StreetLib, uscito nel 2018.

Un’assistente sociale con il sarcasmo di un funambolo zoppo. Un alcolista innominabile, purtroppo non nell’ufficio di lei, ma tra le pareti domestiche. Il migliore amico di costui, principe azzurro-cielo-nella-canicola-di-luglio. Due lati del triangolo si spezzano, e il rimanente si arrampica verso nord. Odino, evidentemente, aveva la bussola a riparare nel momento in cui l’ha buttato su questo pianeta. Si può imparare dagli errori del passato con le sole proprie forze?
P.S.: quando arriverete alla pagina in cui penserete che c’è un errore di stampa… credetemi, non c’è. Anche se, forse, vorrete aver ragione.

Dalla trama può sembrare il solito romanzo rosa, la solita storia d’amore.. ma, credetemi, non è così. E’ molto, molto di più. Mi sono immersa dalla prima all’ultima pagina in questa lettura, come vi dicevo all’inizio. Mi ha toccata moltissimo, mi ha trasportato molto. Mi sono identificata in Iris, la protagonista, davvero tanto. Mi sono trovata molto affine a lei negli atteggiamenti, in alcuni lati del carattere e questo non ha fatto altro che accentuare l’affinità con questa lettura.
Al di là di questo, il libro è molto scorrevole, molto ironico e piacevole proprio per questo. Vari colpi di scena rendono frizzante la lettura, rinnovando il romanzo e facendogli prendere strade che non avremmo mai potuto pensare ad inizio libro. Mi sono trovata molto spiazzata da questi dettagli tanto che non capivo veramente come potesse finire e in che direzioni si sarebbe diretto. Mi piacciono i libri che ti sanno sorprendere.
Una menzione particolare va anche al lato riguardante la violenza domestica o l’avere a che fare con una persona con una dipendenza. Non fa mai male sinceramente infilare queste tematiche, ho apprezzato moltissimo. Non viene trattato con pesantezza o malinconia, ma la protagonista narra tutto con ironia, senza abbandonare l’obbiettivo iniziale.
Come chiunque, mi sono innamorata perdutamente di Erik, il protagonista maschile. Seriamente, voglio un uomo come Erik nella mia vita, l’autrice me lo deve!!
In conclusione, se volete leggere una bella storia d’amore, una trama frizzante e scorrevole, “In attesa di me” non può mancare nella vostra lista di libri.

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Spyros. Il marinaio italiano – Rita Giammaresi

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Grandi progetti scaturiscono da queste bellissime collaborazioni, quindi state assolutamente sintonizzati che a breve ne saprete molto di più. Nel frattempo oggi, in collaborazione con Bonfirraro Editore, vi voglio proporre questo bellissimo libro: “Spyros. Il marinaio italiano” di Rita Giammaresi, edito dalla sopracitata casa editrice, uscito nel 2018, che ci narra la vita a ritroso nel tempo di Spyros, il marinaio italiano e delle sue avventure, in particolare nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.

È un giorno d’inverno. Giuseppe, dopo una lunga vita vissuta tra gioie, dolori, entusiasmo, tenacia e tante avventure, ha appena esalato il suo ultimo respiro. La morte lo ha preso, ma inizia a percepirsi più vivo che mai e incomincia a ripercorrere a ritroso un viaggio nelle memorie del proprio passato.
Partendo dall’infanzia, i suoi ricordi si snodano tra gli anni ’20 e ’30 nel colorito rione del Capo, storico quartiere di Palermo. Le sue rievocazioni continuano in Grecia poiché, a seguito dello scoppio del Secondo conflitto mondiale, Giuseppe riceve la chiamata alle armi. Divenuto un marinaio della Regia Marina Italiana, apprende una nuova lingua e si integra per quattro lunghi anni nella piccola comunità di Navarino, in Grecia, i cui abitanti gli danno il soprannome Spyros e dove lascerà un pezzo del suo cuore e della sua giovinezza. Giuseppe narra il suo ritorno in una Palermo da ricostruire insieme alla sua stessa vita, un cammino di sofferenza, ma anche e soprattutto di riscatto e di speranza tracciando con serenità, fin dalla prima pagina, un intenso percorso di riflessione che terrà il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.

Cosa mi ha attratto di questo libro? In primis la copertina, che vedete all’inizio dell’articolo. Da amante del mare e di quei posti è difficile per me non esserne attratta. In secondo luogo il titolo, particolarmente attraente e accattivante ai miei occhi. Devo essere onesta: questo libro mi ha totalmente stregata. L’ho letto in due pomeriggi. E’ uno di quei libri che ti prende per mano e ti porta in quello strano posto dove non esiste lo spazio-tempo e sei solo tu, il tuo libro e i personaggi della storia che stai leggendo. Solo chi ama leggere penso possa capire cosa voglia dire e, credo, per un lettore non c’è cosa più bella. Cosa si può desiderare di più da un libro se non questo??
Il romanzo è scritto molto bene, scorrevole, sebbene sia una sorta di biografia del protagonista, quindi priva di grandi dialoghi e cose di questo tipo. Nonostante ciò mi ha tenuta incollata tutto il tempo, bramosa di saperne di più e di andare avanti, fino alla fine, per leggere tutto delle avventure di Spyros. Come sapete, non sono mai stata amante dei libri incentrati sulla Seconda Guerra Mondiale, se sono troppo storici o dettagliati, mi annoiano abbastanza. Se siete come me, la storia di Spyros non vi farà assolutamente questo effetto, anzi, lo amerete follemente, insieme a tutti i personaggi che lo circondano e che fanno da perfetto contorno alla sua vita.
Cosa si può trarre da questo libro? Tutto. Voglia di vivere, che oggi è decisamente meno di molti anni fa. Ambizione, forza d’animo, voglia di fare, voglia di spaccare il mondo.
State cercando un libro che vi cambi un po’, che vi renda persone diverse rispetto a come eravate all’inizio della lettura? Fidatevi, l’avete trovato.
State sintonizzati, a breve grandi novità con Bonfirraro Editore e con l’autrice!!

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Così venne la notte – Francesco Morga

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Posso dire che ero un po’ a digiuno del genere horror? Anzi, peggio ancora.. Credo di non averne mai letto uno perché avevo paura sinceramente mi facesse strani effetti. Ormai aboliti da anni i film, non avevo mai preso in considerazione i libri pensando che mi facessero troppa impressione. E invece… Sì, è proprio così, mi impressionano e mi inquietano un po’! Sicuramente con questa collaborazione non sono andata sul leggero, lo ammetto, ma tant’è che, nonostante tutto, posso dire di averlo apprezzato lo stesso.
Iniziamo subito:”Così venne la notte” di Francesco Morga, edito a Casta Editore e uscito a Febbraio 2019.

Quando l’ultima grande notte scese sulla Terra, la battaglia finale fra Lui e L’altro ebbe inizio. Al centro l’umanità, in fuga dai demoni sotto un cielo sull’orlo del collasso. L’Apocalisse si presente come un Vaso di Pandora impossibile da richiudere. Se ne renderanno conto Alessandro, Laura, Giovanni, Davide, Angela e Andrea, vittime e carnefici di loro stessi, imprigionati in un labirinto di macerie e orrori alla ricerca di una salvezza che non esiste. O forse sì?

Francesco Morga, classe 1983, è laureato in Lettere e specializzato in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Bari. Autore e blogger casuale, è appassionato di horror, libri, musica, cinema e serie TV. Si definisce un “collezionista di cose inutili”. “Così venne la notte” è il suo primo romanzo.

Beh, che dire. Come esordio dell’autore non c’è male veramente. Come vi accennavo all’inizio, mi ha un po’ inquietata questo libro perché, come ogni horror che si rispetti, ci sono scene molto crude che vengono descritte per altro in modo egregio, ma potendo usare l’immaginazione è decisamente molto più gestibile di dover guardare un film horror che rimane ancora una cosa impossibile per me!
Il libro è davvero notevole, scritto molto bene e ben definito. L’unico problema che ho avuto leggendo è che a volte mi perdevo un po’ i dettagli dei personaggi, non capendo subito qual era il passato e quale il presente. Questo può anche essere dovuto in ogni caso alla mia mancata esperienza in questo campo. Eccetto questo, il romanzo risulta molto scorrevole, capire dove vuole andare a parare e quali fossero le sorti del pianeta sono stati la chiave per tenermi incollata totalmente alla lettura.
Una menzione specifica la merita il finale. Davvero notevole, l’ho apprezzato moltissimo, molto coerente e del tutto improbabile. Non me lo aspettavo proprio, vi giuro. Non so se questo dipenda dalla mia, sopracitata, inesperienza, ma mi ha lasciata sconvolta davvero e ha contribuito al mio apprezzamento generale della storia e del libro.
In conclusione, se vi piacciono gli horror, questo davvero non ve lo potete far scappare. L’autore merita fiducia e può solo migliorare!