Tra di noi una vita intera – Melanie Levensohn

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A volte ci capita di imbatterci in libri che ci fanno sognare solo dal titolo o solo dalla copertina. Per me questo è stato il caso di “Tra di noi una vita intera” di Melanie Levensohn, uscito nel 2019, tradotto da A. Petrelli, edito da Corbaccio Editore che mi ha gentilmente omaggiata di una copia. Vi avverto che, dopo questo libro, non sarete più gli stessi.

Parigi, 1940. Judith, giovane studentessa ebrea, è minacciata dall’occupazione nazista ed è ormai costretta a vivere in clandestinità. Insieme al fidanzato Christian, figlio di un ricco banchiere, progetta una fuga in Svizzera ma, a poche ore dalla partenza, il suo nascondiglio viene scoperto e lei deportata. Da allora non si sa più nulla di lei. Montreal, 1982. Jacobina non ha mai avuto un buon rapporto con il padre e sono decenni che vive a Washington, ma adesso il padre è in punto di morte e le ha chiesto di andare al suo capezzale per farsi fare una promessa solenne: Jacobina deve impegnarsi a cercare Judith, una sorellastra di cui lei ignorava l’esistenza e che il padre ha visto per l’ultima volta a Parigi prima della guerra e prima di abbandonare la Francia per rifarsi una vita in Romania. Washington, 2006. Béatrice, parigina, lavora alla Banca Mondiale e si è trasferita da poco negli Stati Uniti. Nonostante il lavoro massacrante, Béatrice opera anche come volontaria in un centro di assistenza. Le viene affidata una signora anziana, Jacobina, che vive da sola e che non sembra provare alcuna simpatia per chi la assiste: ma quando scopre di avere di fronte una ragazza francese decide di mantenere finalmente la promessa fatta al padre e le chiede di aiutarla a trovare notizie della sorella mai conosciuta. La storia narrata da Jacobina spinge Béatrice ad avviare una ricerca attraverso i decenni e i continenti, una ricerca che la porterà a scoprire una verità che la coinvolge ben più di quanto non pensi.

Vi è mai capitato di finire un libro e, dopo averlo chiuso, guardarvi intorno spaesati perché non sapete più cosa fare? Come se la lettura appena conclusa vi avesse totalmente tolto tutte le energie, come se, chiudendo quella copertina, aveste lasciato qualcosa di voi lì dentro, insieme ai personaggi che più avete amato e odiato. Vi è mai successo? A me sì, molte volte, potrei tranquillamente affermare che nella mia libreria ci sia più di me che in qualsiasi altro angolo della casa. E mi è successo ancora. Le emozioni che mi hanno pervasa durante la conclusione di “Tra di noi una vita intera” sono state molteplici. Ero triste, per la fine del libro, ma felice per i personaggi che hanno trovato il loro posto nel mondo, anche se non sono più gli stessi di prima. Il libro è ambientato in parte al tempo della Seconda Guerra Mondiale, quindi penso che possiate capire cosa intendo quando dico così. Questo romanzo è ispirato ad una storia vera, anche se, da ciò che mi pare di aver capito, c’è molto di romanzato, ma sono sicura che di storie simili in quell’epoca ce ne siano molteplici.
Potrebbe sembrare una storia d’amore, dalla copertina e dal titolo, ma non lo è. O meglio, non completamente. C’è l’amore, com’è giusto che sia, per contrastare la crudezza di certi avvenimenti, ma c’è anche molto altro. “Tra di noi una vita intera” è un libro da amare, da scoprire, da capire. Un libro da cui è giusto farsi emozionare. Sono già tre giorni che l’ho finito e non sono ancora riuscita ad aprire un altro libro perché non sono ancora pronta a lasciare andare questo.
Che dite, sono pazza o è successo anche a voi? Inutile dire che ve lo consiglio di cuore perché questo romanzo merita di essere letto e vissuto fino alla fine.

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La ragazza nel parco – Alafair Burke

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Eccoci qui, finalmente ho letto anch’io un libro di questa autrice. Ne ho sentito molto parlare, il suo libro aveva fatto successo come era capitato a “La ragazza del treno” (clicca per la recensione) e quindi ho voluto leggere anche questo. Mi riferisco a “La ragazza nel parco” di Alafair Burke uscito nel 2016, tradotto da S. Marcolini e edito da Piemme. Ero indeciso su che libro prendere di questa autrice perché, lo ammetto, non me ne incuriosiva neanche uno leggendo le trame. Mi sono convinta su questo, ma mi avrà davvero presa?

Quando Olivia Randall, avvocato newyorchese, viene svegliata da una telefonata, non ha idea di chi sia la ragazzina che, dall’altro lato della cornetta, la implora di aiutarla. Ma basta un nome a farle capire. Jack Harris. Il famoso scrittore, padre della ragazzina, accusato di omicidio e ora in cella, in attesa di processo. Jack Harris è un nome che dice troppe cose a Olivia: perché Jack e Olivia hanno un passato. Un vecchio amore finito male vent’anni prima. Un amore di cui lei porta ancora dentro i segni e forse la colpa di aver lasciato che le cose andassero come sono andate. Di fronte alla richiesta della figlia di Jack, Olivia sa che non ha altra scelta. Aiuterà Jack. A costo di lasciare che lui dia sfogo a una vendetta tenuta a bada per tutti questi anni. Jack non ha un alibi, non ha testimoni, e non ha un motivo plausibile per essere dov’era quando qualcuno ha fatto fuoco nel parco, ammazzando tre persone. E ben presto Olivia sarà costretta a chiedersi se Jack sia davvero innocente, e non la stia manipolando…

Ci ho pensato un po’ prima di scrivere questa recensione perché di norma mi spiace andare un po’ contro corrente. In tantissimi mi avete detto che questo libro vi era piaciuto molto, ma a me proprio non ha convinto. L’ho trovato abbastanza scontato e banale tutto il tempo, giusto il finale mi ha stupita un po’ perché, effettivamente, ha un piccolo colpo di scena, anche se nulla di originale in ogni caso, ma almeno tira un po’ su la piattezza della storia. Il libro si fa leggere tranquillamente, non è un mattone eterno che non finisce mai, però, in base a ciò che avevo sentito in giro, mi aspettavo molto molto di più.
Il libro viene inserito nel genere giallo/thriller, ma a me pare più sul giallo che thriller, onestamente. Non ha grandi scene di tensione ed azione tipiche di un thriller, ma procede più lentamente con i ritmi di un giallo. Se volete leggere un libro semplice e veloce, sicuramente fa al caso vostro, ma se vi aspettate grandi cose… Beh, io vi consiglio di cambiare libro perché questo non vi stupirà.
La trama non l’avevo già trovata particolarmente convincente, ma come nessun libro di questa autrice. Non so, mi capita raramente, ma ho letto qualche trama dei libri presenti in libreria in quel momento e non sentivo nessun richiamo particolare per nessuno di quelli che ho guardato. Come vi ho detto prima, non è un brutto libro, ma se siete appassionati di gialli e thriller, questo caso mai può farvi solo da antipasto, ve lo posso assicurare.

Avete letto altri libri di questa autrice? Consigliatemene qualcuno, le vorrei dare un’altra possibilità!

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2045: lettere da un passato futuro – Marko D’Abbruzzi

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Oggi andiamo diamo uno sguardo al futuro con la recensione di “2045: lettere di un passato futuro” di Marko D’Abbruzzi, edito da IDEA Immagina Di Essere Altro, uscito nel 2018. Questo libro si presenta come un fantasy, distopico, con tratti storici. Se dovessi recensire in due parole questo romanzo direi “coinvolgente” e “intrigante“. Dare uno sguardo al futuro mi intriga sempre moltissimo ed anche questa volta IDEA non mi ha affatto delusa! Ma prima diamo una letta alla trama!

Luca è un ragazzo come molti, abbagliato dalle luci e dalla tecnologia del 2045, dove ciò che sei si misura in worldcoin. Il mondo vive in un futuro di apparenze, realtà virtuali e frenesia; tutto dev’essere “socialmente sostenibile” e non c’è spazio per i valori e l’etica umana. In un futuro distopico, derivante da un passato di guerre e tecnologia, la vita sulla terra diventa priva di “umanità”. Chi non riesce a stare al passo con la velocità del cloud non ha più valore. La zona rossa vi attende.

Con “2045: lettere da un passato futuro” siamo proiettati totalmente in un futuro non molto prossimo. Andando così avanti nel tempo, vediamo effettivamente dove ci potrebbe portare il nostro stile di vita attuale, sotto ogni punto di vista: ambientale, sociale, politico. Il protagonista, Luca, è un ragazzo nato nel 2019, che è cresciuto e vive in un mondo totalmente diverso dal nostro attuale. Nel corso della lettura, viene marcata molto la differenza fra ciò che abbiamo ora e ciò che è diventato, l’effetto che questo ha avuto sul carattere delle persone, sul loro modo di socializzare e molto altro.
Durante tutto il libro, l’autore ci fornisce svariate citazioni di poeti, film, ecc. In alcuni casi, parlando di teorie sul futuro, fornisce anche i link dove poter approfondire quello che si sta narrando. E’ molto interessante perché si vengono a scoprire cose nuove, altri punti di vista, spunti di riflessione. Questo fantasy è una bellissima storia, ma il suo forte è proprio tutto il contorno. Il messaggio che vuole passare, le allusioni che vengono fatte, ti fanno pensare “caspita, se continuiamo così, finiamo davvero in questo modo“, ti viene quasi da sorridere perché dici “beh, potrebbe starci effettivamente“. Ha messaggi molto importanti su quanto sia fondamentale una comunità, quanto sia importante socializzare, essere e rimanere umani. Sentirlo dire così vi potrà sembrare magari una cavolata, una cosa quasi scontata ed ovvia, ma secondo voi, fra qualche anno, i futuri adolescenti e bambini, cresciuti sempre connessi, sui social network, con delle vite virtuali, potranno dire la stessa cosa? Mentre leggevo, questa domanda me la sono fatta e la mia risposta è stata che non lo so, non ci metterei la mano sul fuoco.
Questo libro non è un semplice fantasy, ma è uno specchio della nostra umanità attuale. E’ un libro adatto a chi vuole semplicemente leggere un fantasy, post-apocalittico, non lontano dalla realtà volendo, ma anche a chi vuole qualcosa di più.
Menzione speciale la farei per il finale che, seppur un po’ amaro, perfettamente coerente con tutto il resto della storia e per nulla banale. Anche da esso si può imparare molto. Inoltre ho trovato davvero speciale e molto fine che alcuni personaggi avessero il nome dei componenti della famiglia IDEA, la casa editrice. Un omaggio al lavoro di questi ragazzi più che doveroso!
In conclusione questo libro mi ha lasciato molto, l’ho divorato e non volevo nemmeno che finisse. I libri IDEA ormai sono una garanzia, li ho amati tutti dall’inizio alla fine, ogni singola pagina di ogni loro libro letto la porto dentro di me. Lasciatevi sopraffare anche voi dalla magia dei loro libri, non potete farveli scappare!

Altri libri IDEA recensiti sul nostro blog:
Caoineadh” di Eva D’amico – “Memorie di sangue I” e “Memorie di sangue II” di Eva D’amico – “La forma della luce” di Arianna Calandra

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La forma della luce – Arianna Calandra

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Se avete voglia di fantasy, siete capitati esattamente nell’articolo giusto! Oggi vi parlerò di “La forma della luce” di Arianna Calandra, uscito nel 2019 ed edito IDEA, Immagina Di Essere Altro, una casa editrice al quale ormai non potrei più rinunciare in fatto di fantasy. Come vi dicevo, se amate il genere, dovete assolutamente guardare il catalogo di questa CE, non vi deluderà! Hanno moltissimi fantasy, alcuni già recensiti da noi (“Caoineadh“, “Memorie di sangue I“, “Memorie di sangue II“), con storie originali, notevoli e delle copertine altrettanto meravigliose, che rimangono davvero impresse! Ma veniamo subito al libro in questione. (Se cliccate per vedere l’ebook, trovate anche un estratto, così potete farvi ulteriormente un’idea.)

Ci dicono sempre che in ognuno di noi esistono Luce ed Ombra in egual misura, sta al singolo decidere quale via intraprendere. La verità è che la Luce ha iniziato ad abbandonare la Terra diversi millenni fa, offuscata dall’odio, dalla vendetta e dall’egoismo che dilagano sul nostro pianeta. Da secoli, gli esseri umani nascono privi di Luce, divorati dall’oscurità già dal grembo materno, perché è difficile fermare la corruzione, prepotente e incentivata dalle Ombre Risvegliate che governano il pianeta, portandolo lentamente alla sua rovina. In questi ultimi anni, però, otto bambini sono venuti al mondo puri, Luci intatte, potenti. Loro verranno messi a conoscenza della vera storia, saranno indirizzati dalle loro guide, terrene e spirituali, verso un cammino che restituirà una speranza all’umanità. Il bene non dipende dalla razza cui appartieni, dal tuo essere umano.

Quando mi trovo davanti ad un fantasy che gioca con lo spazio-tempo, mi piace valutare la tecnica con cui viene gestita una cosa tanto delicata. Il rischio è sempre quello di esagerare, di fare cose forzate essendo una cosa totalmente irreale. L’autrice, in questo caso, può essere promossa a pieni voti perché riesce a far capire il modo in cui ha strutturato il tempo senza che questo risulti forzatamente finto. Può sembrare banale, ma è un equilibrio importante nel caso di fantasy di questo genere, la possibilità di far pensare al lettore “vabè, ma che cavolata è questa” è elevato.
Il romanzo è una perfetta metafora del mondo attuale, privo di luce, pieno di ombre, di guerre, di invidia, di potere e cattiveria. L’autrice immagina già un mondo dove, ormai, la luce è ridotta totalmente al minimo, tanto che i neonati vengono al mondo già privi di essa. Ambientazione apocalittica tanto quanto veritiera. In questo primo capitolo ci viene spiattellata questa cruda realtà senza troppi giri di parole. Mi piace pensare che una persona, dopo aver letto questo libro, possa aver assorbito un po’ della luce che sprigiona, che possa riflettere sui messaggi celati della storia e che possa quindi iniziare un cambiamento, seppur minimo.
Il romanzo è il primo dell’autrice, quindi il suo esordio. Durante tutta la lettura ho assistito ad un continuo crescere nella narrazione, man mano che i capitoli passavano, si faceva sempre più incalzante, dopo un inizio un po’ lento. Nei primi capitoli, si ha un introduzione ai vari personaggi, quindi risulta più lento e meno coinvolgente, anche se necessario al fine di comprendere loro e le varie differenze. I capitoli, infatti, sono a rotazione fra alcuni delle otto luci rimaste.
Detto ciò, una volta superato questo scalino iniziale, il libro scorre che è un piacere. L’autrice scopre man mano una sua identità nella narrazione, andando sempre in meglio. La conclusione, forse, poteva essere un po’ più lasciata in sospeso, passatemi il termine. Alla fine del libro mi è sembrato che la storia fosse semplicemente divisa in due volumi, non ho sentito un vero stacco in questa fine, ma vedremo cosa ci riserverà il seguito per questo.
Nella prima parte non c’è un vero e proprio contatto fra gli otto protagonisti, l’unica correlazione che hanno le parti narranti è che sanno che ci sono altre sette persone, sparse nel mondo, come loro. Questo fa crescere molto le aspettative per il prossimo, essendo questo molto introduttivo a quello che poi avverrà.
Mi aspetto grandi cose dal secondo e ultimo capitolo di questa storia. Per essere un esordio, Arianna ha della stoffa da vendere e un talento da coltivare e far crescere! Non mi rimane che aspettare pazientemente Ottobre per scoprire come si concluderà!

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Stranger things – Suspicious Mind | Gwend Bond

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Non potevo non dedicare un articolo a questo libro. Da amante della serie tv, ho subito acquistato il libro tratto dal telefilm, che altro non è che un prequel dei fatti avvenuti nelle prime due stagioni originali Netflix.
Stranger Things: Suspicious Mind” di Gwenda Bond esce nel 2019, pochi mesi prima dell’attesissima terza stagione, edito da Sperling&Kupfer, tradotto da A. Russo.
La prima domanda che mi è sorta spontanea? C’è davvero un collegamento fra le due cose oppure l’autrice ha fatto una sorta di fan fiction per fatti suoi? Ebbene, dalle ricerche da me effettuate, ho avuto la certezza che gli autori del telefilm hanno autorizzato questo libro, quindi a tutti gli effetti è un prequel ufficiale della serie tv!!

Tutto inizia da qui… Stati Uniti, estate 1969. Una scintillante auto nera varca i cancelli del laboratorio che emerge sinistro dai boschi di Hawkins, in Indiana. L’uomo alla guida è Martin Brenner, lo scienziato che dirigerà una sperimentazione top secret finanziata dal governo. È lì per valutare le cavie umane che lo staff medico ha scelto. Nessuna, a suo giudizio, è all’altezza. Nessuna mostra il potenziale di cui hanno bisogno per ottenere risultati straordinari. Se vogliono far sì che quel progetto segreto allarghi le frontiere della mente umana, occorrono candidati speciali. Come la bambina che ha portato con sé: ha solo cinque anni, un numero al posto del nome e doti così sorprendenti da rendere necessario un rigoroso protocollo di sicurezza. Terry Ives è una ragazza curiosa e irrequieta. Studia all’Università dell’Indiana e fa la cameriera per mantenersi. Invidia i coetanei che, in città come San Francisco e Washington, stanno cambiando il mondo con le loro contestazioni e battaglie civili. Quando viene a sapere che l’università è in cerca di volontari per un ambiguo esperimento psichiatrico, sente che dietro c’è qualcosa di importante e decide di partecipare. Non resterà a guardare dalle retrovie: potrebbe essere la grande occasione per diventare finalmente protagonista della storia. Non sa ancora che rischia di diventarne vittima. Perché dietro quel progetto – nome in codice: MK ULTRA – si nasconde una pericolosa cospirazione, e a Terry non basterà il suo coraggio per combatterla. Occorrono forze sovrumane, come quelle di una bambina che vive nascosta in un laboratorio, ha solo cinque anni e un numero al posto del nome: Otto. E così, mentre il mondo intorno brucia, nella piccola città di Hawkins bene e male si sfidano in una guerra segreta, che ha per campo di battaglia la mente umana.

Mentre leggevo questo libro, ho fatto un sondaggio nelle storie di Instagram del nostro profilo, chiedendo a chi ci segue il parere su questo libro. La domanda era “secondo voi questo libro è solo marketing oppure un lavoro pensato e ponderato?”. La risposta, fra tutte le persone che hanno votato, è stata al 100%, quindi ad unanimità, che è solo marketing. La maggior parte ha comunque specificato che lo comprerebbe lo stesso. Lo capisco, ho fatto così anch’io, anche se prima dell’acquisto, dato il prezzo, ci ho pensato un po’ su. Ebbene, mi sento di confermare, dopo la lettura, che sì, secondo me è solo e puro marketing.
La storia ha poco spessore, non succede praticamente nulla durante tutto il libro, è una storia che leggi in un pomeriggio tanto è corta e di poco conto. Quello che viene descritto nel libro, bastavano 5 minuti in un episodio per dirlo. Per carità, grazie a questo libro probabilmente capisci alcune cose in più rispetto al telefilm in sé, ma neanche chissà quanto. Non si capisce il fine di questo esperimento, del progetto che ha portato Undici ad essere quello che è. Vengono semplicemente spiegate le sue origini, chi sono i suoi genitori e come è arrivata nella condizione in cui la troviamo nel telefilm. Anche qui, neanche troppo in modo approfondito, dal momento in cui il romanzo termina nel momento in cui Undici nasce.
Secondo me è un libro piacevole, per gli amanti della serie tv, da leggere, ma non al prezzo che ha. Quei soldi, secondo me, non li vale proprio. Non dà chissà che valore aggiunto alla storia, non come è stata narrata, per lo meno. Credo anche che di più non potesse raccontare, rischiando eventualmente di andare ad intaccare lati futuri delle prossime stagioni come la vita di Undici, come è stata la sua vita fino alla sua comparsa da ragazzina, ecc. Sarà questo il motivo della piattezza del libro, chissà.
In alcuni momenti ho avuto anche quasi l’impressione che alcuni personaggi che nel telefilm sembrano invincibili, a tratti nel romanzo, risultano neanche troppo furbi. Da chiedersi come sono arrivati a fare una cosa così top secret, davvero!
La cosa piacevole del libro è che introduce anche Otto, la ragazza che si vede all’inizio della seconda stagione, per i primi minuti.
In conclusione sì, posso dire che è piacevole, anche se non vale il prezzo che costa, che dà qualche informazione in più sulla storia di Undici e toglie qualche curiosità, ma, onestamente, ne avremmo fatto anche a meno.

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Memorie di sangue II – Eva D’Amico

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Fermi tutti! Se sei capitato qua per caso, assicurati di aver letto la recensione del primo capitolo “Memorie di sangue I: il castello del giorno eterno“, sempre edito da IDEA, perché altrimenti rischieresti di inciampare in alcuni spoiler.

Veniamo a noi. Questa duologia me la sono divorata, ormai lo sapete. Il secondo capitolo esce nel 2017, edito da Idea – Immagina Di Essere Altro, ed è “Memorie di sangue II: le figlie della corruzione” di Eva D’amico.
Dopo averlo acquistato al Salone del libro di Torino, anche questa copia è tornata a casa con me autografata, con due poster e dei segnalibri meravigliosi, perfettamente a tema.

Convivere con il passato non è mai semplicee scoprire di averne uno che ha già scritto il tuo futuro porta di fronte a una terribile domanda… sei tu a decidere chi essere o la vita sceglie per te? Il percorso di Eva sarà nuovamente sconvolto.

“Cosa avrei dovuto dire dopo le sue parole? Cosa avrei dovuto pensare?
Lo fissai a mia volta rimanendo muta; lui allungò una mano e mi sfiorò il viso.
<<So bene che non potrò mai averti, so quanto ami Jeile e che non ci sarà mai posto per me. Posa per me, ti prego. Posa per me dandomi tutto il tuo spirito perché questo è il solo modo in cui potrò mai farti mia.>> disse infine.”

Questo secondo capitolo l’ho trovato più intenso, pieno di azione, di battaglie, di tensione. L’ho finito più in fretta del primo sia perché più corto, ma anche e soprattutto perché adrenalinico. Mi ha tenuto attenzione e tensione alta costantemente perché non vedevo l’ora di sapere come sarebbe stata risolta la terribile situazione venutasi a creare. Se il primo era più incentrato sulla vita di Eva, la sua crescita, le sue aspettative, il tutto mirato a delineare nel modo più corretto tutti i vari personaggi presenti, questo secondo era la resa dei conti, entriamo nel vivo delle tensioni famigliari e delle faide creatasi nel tempo, in cui Eva si è trovata coinvolta.
Qui ho trovato un’Eva più forte, più decisa, che ha fatto chiarezza nel suo cuore, che sa cosa vuole, ma soprattutto cosa non vuole. L’aspetto che più ho apprezzato è stata infatti la scelta di Eva di voler scegliere sé stessa e cosa la faceva stare bene. A scegliere chi non la usava come un oggetto, ma chi la considerava come suo pari, senza dimenticare mai la sua dignità perché in una vita di coppia bisogna essere complici, non schiavi. Un risvolto un po’ femminista, ma doveroso, non se ne parla mai abbastanza, come dico sempre.
A differenza del primo, viene accantonata un po’ il risvolto romance del fantasy, ma non totalmente perché le situazioni romantiche vengono sempre a crearsi, anche nel pieno di una battaglia o al culmine della tensione e dell’azione, rimangono comunque presenti, seppur in minor quantità
L’autrice l’ho trovata più sicura di sé, come se nel primo si fosse solamente riscaldata per dare il meglio al momento del bisogno. Una scrittura più fluida e interessante, incentrata sempre sulla protagonista, dando comunque spazio ad altri punti di vista, rendendo tutto più chiaro agli occhi del lettore.
Insomma, “Memorie di sangue” non è una saga che non lascia il segno. A me il segno l’ha lasciato e ben profondo perché dopo averlo finito la sensazione provata è stata “Ed ora? Cosa faccio?“. Un senso di smarrimento totale come se il vuoto lasciato dalla conclusione di questo fantasy non potesse essere colmato da null’altro. Cosa si può desiderare di più da un libro? Davvero niente. Amanti dei fantasy, non fatevelo scappare perché non sapete cosa vi perdete!

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Memorie di sangue I – Eva D’amico

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Iniziamo a parlare finalmente degli acquisti del mio Salone del libro di Torino! Uno di questi è stata la saga di “Memorie di sangue” di Eva D’amico, edito da IDEA – Immagina Di Essere Altro. “Memorie di sangue: il castello del giorno eterno” è il primo capitolo di due, uscito nel 2016, ed è l’esordio ufficiale dell’autrice. Ho avuto l’immensa fortuna al salone di conoscere di persona tutti i ragazzi di IDEA e Eva, l’autrice, che mi ha autografato entrambe le copie della duologia, arricchendo la mia libreria nel migliore dei modi. Ho già avuto il piacere di collaborare con loro per l’uscita di “Caoineadh“, per questo sono andata proprio sul sicuro acquistando altri suoi libri, avendo anche avuto il piacere di intervistarla!

Una ragazza con troppi nomi, un passato sconosciuto e povero che diventa una vita ricca di eleganza e finte conoscenze, un futuro incerto. Eva è una ragazza condizionata dalla sua educazione, rigida e relegata nel “Castello del Giorno Eterno”, illusa di vivere in una condizione privilegiata, circondata da persone che si mostreranno troppo tardi per ciò che sono realmente. Cosa succede quando il tuo nome non rispecchia la persona che sei, quando ti viene rubato e ti accorgi di non essere nulla nonostante una vita di trascorsi? Cosa accade quando reagisci alle troppe vessazioni subite e tiri fuori gli artigli per combattere? Chi è Eva? Una privilegiata? Una bambola? Una serva? Cercherà di scoprire se stessa all’interno di una vita piena di bugie e lotterò contro i suoi signori per guadagnare l’amore, il rispetto e la libertà.

Questo primo capitolo è incentrato principalmente sulla vita di Eva, la protagonista, sul suo modo di sopravvivere a questa vita che le è stata imposta, il suo modo di vedere le cose. Il suo bellissimo rapporto con Gabrida, la donna che le farà da madre. Questo capitolo è pieno di bellissimi messaggi, come il non arrendersi mai, il lottare sempre, rialzarsi sempre.
L’ho letto tutto d’un fiato, quando non lo leggevo mi mancava e mi ritrovavo a leggerlo fino a notte fonda perché non riuscivo a staccarmi da quelle casate e dal loro mondo, dal mondo che l’autrice è riuscita a creare.
Il libro è l’esordio dell’autrice e, dopo aver letto tutti i suoi libri, posso tranquillamente affermare che questa ragazza ha del talento da vendere e che può solo migliorare. Questo capitolo è un po’ acerbo, dal punto di vista della scrittura, dei refusi, ecc, anche rispetto al secondo, ma sono cose che, talmente ero presa, ho notato davvero molto poco. Ero interessata a ben altro! Come dicevo comunque, nel secondo capitolo è già migliorata notevolmente. La narrazione è prevalentemente da parte di Eva, ma talvolta c’è qualche altro punto di vista che permette di assistere a più scene contemporaneamente ed avere una visione completa della situazione. Il filo conduttore rimane in ogni caso la protagonista.
Questo fantasy, inoltre, è condito da una buona dose di romance, mischiata a vampiri, licantropi, casate, è davvero una combinazione esplosiva. Ci sono tantissime situazioni molto romantiche che fanno sempre bene al cuore, veramente.
Ho potuto apprezzare anche una dose di girl power, in quanto la protagonista ha il coraggio di ribellarsi ad una situazione al quale è stata condannata, essendo considerata praticamente meno di niente.

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Non dirmi che è solo un gioco – Simone Nasso

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Alla Fiera Internazionale del Libro di Torino ho avuto il piacere di andare allo stand di Edizioni Effetto. Nel loro stand potevi lasciare al destino la scelta del tuo prossimo libro, pescando un foglietto al cui interno erano racchiuse varie frasi dei loro libri. Io, da bravo Juventino, ho pescato un libro sul calcio e dedicato alla Juve. Ho avuto quindi il piacere di leggere “Non dirmi che è solo un gioco” di Simone Nasso, uscito nel 2018 ed edito, appunto, da Edizioni Effetto.

Mikael è un bambino di otto anni che sta per vivere una delle giornate più importanti per un bambino: la sua prima Comunione. Ma qualcosa di inaspettato cambierà la sua vita: sacro e profano si mischieranno in un caleidoscopio di emozioni inaspettate che gli cambieranno la vita; iniziandolo verso una passione a volte più grande di lui. Era il 5 maggio 2002.

Come dicevo prima, bizzarro che il destino mi abbia fatto sorteggiare proprio un libro sul calcio e, più nello specifico, alla Juve. L’ho letto davvero con molto piacere e, per uno juventino, ci sono tante cose bellissime da ricordare, nella storia della squadra, senza tuttavia dimenticare quelle brutte. Un susseguirsi di alti e bassi come quello che è stato nella realtà. L’autore infatti narra la storia di Mikael, fin dall’infanzia, che è un bambino con la passione del calcio e della Juve. Lo so, lo so, potreste pensare “che noia, non lo leggerei mai” se non amate particolarmente questo sport, ma vi posso dire che è un libro per tutti. Anzi, aiuta forse a capire quanto una passione possa aiutarci nel corso della vita e quanto possa essere importante averne, sia che questa sia il calcio, come un qualsiasi altro sport o attività.
Nel corso della storia, infatti, viene evidenziato molto quanto sia importante per il protagonista questo sport e questa squadra, quanto lo abbiano aiutato nella vita, nei momenti difficili.
Durante la lettura, tuttavia, ho notato svariati salti temporali, anche piuttosto importanti, che non ho gradito molto. Avrei preferito qualcosa di più lineare, che accompagnasse in tutto e per tutto la vita di Mikael. In ogni caso, il romanzo è un libro piacevole e scorrevole, che si legge molto velocemente e che, ad uno juventino più di tutti, risveglia tanti bellissimi ricordi, come ogni passione che si rispetti, senza essere pesante, per chi non è un fan del calcio o della squadra in questione. Resta un piacevole ricordo anche l’aver pescato proprio questo romanzo, come si suol dire, la casualità.

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Metro 2033 – Dmitry Glukhovsky

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Dopo aver giocato al videogame, non potevo non leggere la saga da cui è tratto. La trama era molto allettante, ne ho sentito parlare molto bene, quindi eccomi qua. Oggi vi parlo di “Metro 2033“, il primo capitolo della saga, uscito nel 2005, di Dmitry Glukhovsky, edito da Multiplayer Edizioni e tradotto da Cristina Mazzuchelli.

L’anno è il 2033. Il mondo è ridotto ad un cumulo di macerie. L’umanità è vicina all’estinzione. Le città mezze distrutte sono diventate inagibili a causa delle radiazioni. Al di fuori dei loro confini, si dice, solo deserti e foreste bruciate. I sopravvissuti ancora narrano la passata grandezza dell’umanità. Ma gli ultimi barlumi della civiltà fanno già parte di una memoria lontana, a cavallo tra realtà e mito. L’uomo è stato sostituito da altre forme di vita, mutate dalle radiazioni e più idonee a vivere nella nuova arida terra. Il tempo dell’uomo è finito. Poche migliaia di esseri umani sopravvivono ignorando il destino degli altri. Vivono nella metropolitana di Mosca, la più grande del mondo. È l’ultimo rifugio dell’umanità. Le stazioni sono diventate dei piccoli stati, la gente riunita sotto idee, religioni, filtri dell’acqua o semplicemente per difendersi. È un mondo senza domani, senza spazio per sogni, piani e speranze. I sentimenti hanno lasciato spazio all’istinto di sopravvivenza, ad ogni costo. VDNKh è la stazione più a nord, una volta la più bella e più grande. Oggi la più sicura. Ma oggi una nuova minaccia si affaccia all’orizzonte. Artyom, un giovane abitante di VDNKh, è il prescelto per addentrarsi nel cuore della metro, fino alla leggendaria Polis, per avvisare tutti dell’imminente pericolo e ottenere aiuto. È lui ad avere le chiavi del futuro nelle sue mani, dell’intera metro e probabilmente dell’intera umanità.

Un’immagine tratta dal videogioco. Quanto sono belli gli scenari che hanno creato da questa storia! Clicca qui per l’acquisto.

Di libri nella mia vita ne ho letto qualcuno e posso dire molto sinceramente che il modo di scrivere varia molto dal paese dello scrittore. L’autore di “Metro 2033” è russo ed ha una scrittura inusuale ai miei occhi da lettrice. Il modo di descrivere e raccontare le cose è davvero diverso da quello a cui sono abituata, non ho letto molti libri di autori russi.
Il libro si presenta ben descritto, molte cose sono descritte nei minimi particolari come la situazione all’interno delle metro, le varie vicessitudini che si sono create nel corso del tempo fra la gente sopravvissuta. Insomma, non si risparmia nei dettagli, anche sull’oscurità stessa delle metro dove, dice quasi testualmente, che è talmente oscura che la puoi quasi fin toccare con una mano. Si respira ansia, paura, tensione. Mi sono ritrovata a leggerlo fino a tardi la sera e la sensazione era davvero di inquietudine, ve lo posso giurare.
Il mondo distopico creato dell’autore è molto originale, secondo il mio punto di vista. Mette tensione solo a pensarlo, figuriamoci a viverlo! Sono le stesse identiche emozioni provate nel giocare al videogame, anche se la storia prende direzioni diverse, per ovvie motivazioni. Trovo l’idea davvero geniale, che fornisce degli spunti di riflessione e dà modo ad avere dei seguiti, così come è stato fatto. Quello che mi colpisce di più è che sia stato scritto nel 2005, che ovviamente non è una vita fa, ma sicuramente in quegli anni era più inusuale leggere questo genere di storie, è davvero notevole.
Per me il libro è stato molto scorrevole, anche se qualche pecca la presenta. Per un lettore non russo e che di russo non ci capisce una mazza, ricordarsi o identificare i nomi delle metro può risultare molto difficile, se non quasi impossibile ed era un peccato non farsi una chiara idea dei vari spostamenti descritti e quant’altro. Mi sono aiutata con delle vere mappe per farmi un’idea, altrimenti era difficile, i nomi sono davvero complessi, il russo non è una lingua poi così alla mano, almeno per me. Inoltre, se non vi piacciono le fasi descrittive all’interno di un fantasy, potreste non apprezzarlo poiché abbastanza presenti. Anche se, come vi ho detto, per me è stato il punto forte del libro: così facendo permette di entrare totalmente nella storia, insieme ai personaggi, nelle metro della grandissima città di Mosca, in Russia.

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La figlia della libertà – Luca Di Fulvio

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Avete presente l’amore a prima vista? Fra me e questo libro è stato proprio così. Sono andata in cassa in libreria, con tutt’altri libri, e la commessa mi ha consigliato questo nuovo libro uscito. Un po’ restia ho guardato la copertina, che non mi ha attirata particolarmente. Associo questo genere di copertina a libri un po’ più pesanti da leggere, dalle trame più complesse e non era proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento. Tuttavia la trama mi incuriosiva, così ho deciso di ascoltare il consiglio della ragazza e far venire a casa con me questo libro. Mi riferisco a “La figlia della libertà” di Luca Di Fulvio. Il libro esce nel 2019, edito da Rizzoli.

Raechel, sguardo vispo nascosto da un cespuglio di ricci scuri e crespi, sogna di diventare libraia, nonostante nel suo villaggio, sepolto dalla neve della steppa russa, alle ragazze non sia permesso neanche leggere. Rosetta ha ereditato un pezzo di terra, ma subisce ogni giorno le angherie dei suoi compaesani, convinti che una donna sola e bella non possa restare troppo tempo senza un marito a cui sottomettersi. Rocco, figlio di un uomo d’onore, è costretto a una scelta: se non vuole morire, deve diventare anche lui un mafioso. Tutti e tre sanno che c’è un solo modo per essere liberi: fuggire, scappare lontano, al di là dell’oceano. Arrivano a Buenos Aires per ricominciare, ma l’Argentina è terra di nessuno: per sopravvivere, gli emigranti accettano anche ciò che sembra inaccettabile, e sono le donne a pagare il prezzo più alto, in una città piena di uomini soli e senza scrupoli. Tra le grida del porto e i vicoli del barrio si annidano pericoli e fantasmi del passato, ma Raechel, Rocco e Rosetta sono pronti a tutto: inganni, travestimenti, loschi affari e fughe rocambolesche, per salvarsi ancora una volta e ricominciare, finalmente, a vivere senza paura.

Io stavo già amando moltissimo questo libro, ma dopo la conclusione e dopo aver letto le note d’autore finali, l’ho amato anche di più, nel caso fosse possibile. La storia è ispirata a fatti realmente accaduti e il parere dell’autore a riguardo pone a un importante riflessione finale. Ho pensato a questa storia costantemente durante la lettura ed anche dopo. E’ un romanzo che ti rimane dentro, che non ti molla quando smetti di leggerlo. Continui a pensare ai protagonisti, alle loro vite, a quanto la loro vita possa essere stata ingiusta. Lo scrittore non si è comunque dimenticato delle amanti del romance e l’ha inserito in modo perfetto nel romanzo. Romance al punto giusto, non prende il sopravvento, ma rimane costante come sottofondo in ogni capitolo.
Il libro è di circa seicento pagine, ma non le ho neanche sentite, era troppo bello. Sono entrata fin dalla prima pagina nel vivo della storia e non sono mai riuscita a lasciarla. La scrittura di Luca Di Fulvio è ammaliante, arriva dritta al punto, senza tanti giri di parole. I dettagli sono curati nei minimi particolari, abbiamo una visione totale di una Buenos Aires del tempo. Con i suoi quartieri ricchi, ma anche poveri. I bordelli, le condizioni dei poveri e dell’umanità e i suoi meccanismi in quel periodo storico, sono tutti dettagli caratteristici che l’autore ha reso perfettamente. Angoscia e tristezza mi hanno accompagnato in queste descrizioni, al pensiero che quelle condizioni fossero reali e la normalità una volta. Il fatto che una donna non contasse niente, che fosse solo un sacco di organi buono solo per fare sesso e soddisfare la voglia degli uomini. E’ incredibile quanta strada sia stata fatta e tanta ce ne sia ancora da fare. Donne come le protagoniste sono le donne che ci hanno permesso di avere la condizioni attuale.
Queste sono le riflessioni che l’autore e la sua storia, tratta da vari fatti realmente accaduti, mi hanno suscitato. Sono molto contenta di aver scoperto questo libro, che me l’abbiano consigliato. Questo autore ha un modo di narrare molto simile a Markus Zusak, l’autore di “Storia di una ladra di libri” e “Il ponte d’argilla“. Fino ad ora non avevo mai trovato questa scrittura in un autore italiano, mi ha piacevolmente sorpresa e sicuramente leggerò altro, me ne sono totalmente innamorata. E cosa desiderare di più da un libro? Quando un libro ti entra dentro e non ti abbandona mai, neanche dopo averlo finito, è un libro degno di essere letto, conosciuto, un libro di cui tutti dovrebbero parlare.

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