Caoineadh – Eva D’Amico

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Dopo aver letto questo libro, vi posso assicurare che toglierò ogni mio pregiudizio o ogni mia barriera verso alcuni generi e stili. Sono partita un po’ reticente perché di norma non scelgo questo genere fantasy inerente alla magia e cose di questo tipo. In questo caso, invece, ho avuto l’immenso piacere di collaborare con la casa editrice IDEA Immagina Di Essere Altro che mi ha sottoposto la lettura di “Caoineadh” di Eva D’Amico, un romanzo fantasy uscito nel 2018 e sono rimasta piacevolmente sorpresa!

Trama:
Aibhill, giovane nipote della capo villaggio, è una caoineadh molto dotata che sta terminando la sua istruzione. Ignara dei segreti che hanno portato Daoine, capostipite della sua specie, a svelarsi agli uomini e ben lontana dal comprendere a pieno la dualità tra la magia della Madre (intesa come forza naturale della vita) e il potere della Signora (allegoria della morte, come forma inevitabile e necessaria per l’equilibrio di tutte le cose), sarà costretta a intraprendere un viaggio al seguito della scorta reale. Durante tale percorso sceglierà di redimere il suo popolo agli occhi degli uomini, nonostante il lampante odio di questi ultimi nei suoi confronti. Non sarà facile la strada che la porterà a raggiungere il suo obiettivo; dovrà subire angherie e sopportare le catene ai polsi, sventare un intrigo ai danni del principe ereditario e convincere il rampollo dell’Accademia di magia di Auril che lei non è il nemico ma un valido alleato.

Innanzitutto sono stata piacevolmente sorpresa dall’autrice perché ha avuto la capacità di creare un mondo e, come sapete, a prescindere stimo molto chi si cimenta in queste ambientazioni perché, secondo me, è più difficile del creare una storia nel mondo nostro, che conosciamo per bene.
L’autrice ha una bellissima inventiva e nonostante parlasse di un mondo nuovo è stata ben chiara, le ambientazioni sono descritte in modo esaustivo, ma non in modo esagerato rischiando di annoiare. Alla fine della lettura abbiamo una visione totale del mondo in cui vivono le Caoineadh e il loro regno come se fosse il nostro. E questa è già una cosa di immenso valore.
I personaggi sono ben definiti e ben descritti nel loro mondo e nella loro personalità. La narrazione avviene in prima persona, cambiando di tanto in tanto il soggetto. Gran parte della storia è raccontato da Aibhill, ma abbiamo più volte i punti di vista delle persone che le stanno intorno. Questo ci consente di comprendere a pieno tutti i personaggi, i loro pensieri e il loro modo di essere, permettendoci così di capire le loro azioni.
Più volte durante il romanzo sono rimasta a bocca aperta perché l’autrice ha in serbo per il lettore dei colpi di scena non indifferenti che hanno dato un tono alla trama, rendendola non banale e mai noiosa. E quando dico “colpi di scena” lo intendo nel vero senso della parole. Cose che non avrei pensato leggendo il libro!
Unica nota dolente che è estremamente soggettiva è sul finale. Insomma, l’ho trovata la strada chiaramente più coerente e non forzata, però c’è stato qualcosa nel modo di concludere che non mi ha convinta fino infondo. Tuttavia questo finale non va a ledere l’immagine finale che mi rimane di questo libro, mi è piaciuto davvero moltissimo e l’ho trovato molto originale e molto ben scritto. Se non avesse avuto una fine così conclusiva, avrei quasi sperato in un seguito e con questo ho detto davvero tutto!

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A un passo dalla felicità – Cristina Mencarelli

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Quello che più mi ha colpita di questo libro è che quando l’autrice mi ha contattata per la recensione, nella presentazione allegata c’era una bellissima frase che ha detto. Dice che ha scritto questo libro in un linguaggio semplice ed efficacie in modo che tutti possano leggerlo, anche chi non è un lettore abituale. Che dire, è davvero una bellissima cosa, voler arrivare a tutti, rendere la lettura alla portata di tutti perché di gente che legge penso non ce ne sia mai davvero abbastanza.
E’ con lieto piacere, quindi, che vi parlo oggi di “A un passo dalla felicità” di Cristina Mencarelli.

Trama:
Elizabeth Scott, una giovane giornalista italo-inglese, si trova a Roma per cercare lavoro in una delle riviste di cinema più affermate d’Italia, la Red Carpet, e per stabilirsi definitivamente nella sua amata città.
Il giorno del colloquio di lavoro, superato con successo grazie all’ottimo curriculum, la ragazza incrocia fugacemente il suo sguardo con quello di un uomo in corridoio che si rivelerà il suo capo, Samuele De Luca, trentenne plurilaureato con una carriera affermata alle spalle, nonostante la giovane età. Un ragazzo schivo, impenetrabile e con un trascorso doloroso alle spalle che lo ha portato ad alzare un muro verso le emozioni. Entrambi dovranno combattere contro se stessi per reprimere i propri sentimenti e nascondere segreti che rischiano di compromettere ogni tentativo di lasciarsi andare.
Tra le mura della redazione, fra Roma e Londra, tra amici sorprendenti, avventure rocambolesche che potrebbero innescare la miccia per una storia romantica senza tempo, i due ragazzi dovranno affrontare le proprie paure e il proprio coraggio per far fronte ai duri imprevisti della vita.

A proposito dell’autrice:
“Ho scritto con un linguaggio semplice – ha detto l’autrice – perché voglio arrivare a tutti, in particolare a coloro che non hanno mai aperto un libro in vita loro, perché sono fermamente convinta che la cultura debba essere alla portata e a disposizione di tutti”. Questa è Cristina Mencarelli, un passato da giornalista e un presente da scrittrice arguta e attenta che sa quali corde toccare per arrivare al cuore dei lettori.

Ho riflettuto molto prima di scrivere questa recensione perché mi ha un po’ spiazzata. La trama mi risultava molto interessante e proprio nel genere rosa che mi piace, romantico, dolce. Tuttavia durante la lettura mi è risultato sempre tutto un po’ troppo enfatizzato e troppo pesantino alla lunga. La protagonista risulta davvero troppo inverosimile ed esageratamente perfetta. Questo rende la lettura comunque un po’ più lenta e prolissa, anche se la storia prende ed incuriosisce sempre. Nonostante ciò ho proseguito nella lettura non facendomi scoraggiare da questo “troppo”. Alla conclusione sono stata contenta di questa scelta perché sono stata davvero ripagata di tutto. La storia è molto bella, particolare ed alla fine, con il colpo di scena finale che lascia davvero senza parole. In questo l’autrice è stata davvero molto abile perché la conclusione davvero ribalta ogni singolo pensiero che ci si era potuti fare fino a quel momento del libro e della storia in sé. Ovviamente non posso e non voglio dire nulla a riguardo perché è tutta una cosa che si gusta nella lettura del libro. Durante la lettura ogni tanto c’è qualche sentore di cosa può succedere, ma questo con il senno di poi, altrimenti difficili da cogliere. Insomma, se vi piace il genere rosa, sicuramente potete apprezzare “A un passo dalla felicità” e, se iniziate la lettura, portatela a termine perché saprà davvero trovare il modo di ripagarvi.

Mi chiamo Beba – Palma Lavecchia

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Dopo aver trattato questo tema nel giorno dedicato contro alla violenza sulle donne, ho avuto l’occasione di collaborare con Infinito Edizioni (per il loro catalogo clicca qui) ed ho scelto proprio “Mi chiamo Beba” che, per la sua forte personalità, mi stava proprio chiamando!

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Trama:
La violenza contro le donne è una terribile piaga sociale che assume forme che vanno dall’estremo del femminicidio allo stalking e alle tante declinazioni di violenze quotidiane e famigliari, fisiche e psicologiche.
Beba, diminutivo di Benedetta, la protagonista di questo libro, è vittima di violenza da parte del compagno. La sua è una storia di persecuzione, resistenza e rinascita che rappresenta il paradigma dei pericoli a cui vanno incontro le donne in un Paese maschilista e ipocrita qual è l’Italia. La storia di Beba e della sua lotta per amore del figlio Mattia e della vita insegna a resistere e a non darsi mai per vinte. Ma soprattutto spiega, una volta per tutte, che se un uomo picchia una donna non lo fa per amore, ma solo per un senso distorto e malato di possesso. Quell’uomo non va protetto e le vittime non possono pensare di cambiarlo immolando la loro vita, ma va denunciato e fatto curare. È l’unico modo per farla finita col femminicidio e per avere una società migliore.

Come è facilmente intuibile dalla trama, “Mi chiamo Beba” è un libro con un messaggio molto forte e ripeterò fino allo sfinimento che non se ne parla mai abbastanza perché se tutti avessimo bene in testa il rispetto per chiunque, non avremmo bisogno di sentire o leggere queste storie.
Il libro si presenta quindi come una sorta di denuncia a quello che tipicamente viene chiamato “femminicidio” e Benedetta, la protagonista, è una donna che si ritrova proprio in una di quelle terribili situazioni insieme a Mattia, il suo bambino di pochissimi anni di vita.
Quello che più ho apprezzato della storia è che non si limita a raccontare cosa succede, ma nel suo piccolo cerca di fare un’analisi sulle motivazioni che spesso ci possono essere dietro l’attrazione che si può provare verso una persona che non ci considera e non ci ama. E’ stato un risvolto inaspettato per me perché questa fa ancora parte delle cose che non si possono dire ne accennare perché è sconvolgente, ma che nonostante tutto esistono. Una persona stabile e forte, tendenzialmente non si ritrova ingarbugliata in una relazione simile, ma ci sono delle debolezze caratteriali che ci possono portare a queste situazioni ed è importante cercare di identificarle e capire come poterle abbattere per salvaguardarci. Questo libro potrebbe arrivare a persone che non lo sanno, non si rendono conto e potrebbe aiutarle a comprendere la situazione per poi uscirne.
La storia l’ho letto tutta d’un soffio praticamente quindi è di veloce lettura, non stanca mai e la fine l’ho divorata perché non riuscivo a staccarmici. Ho trovato giusto qualche difetto per quanto riguarda i dialoghi fra i personaggi perché a volte li ho trovati un po’ forzati e fuori luogo, ma tutto sommato, e dato il tema, il libro merita davvero molto. E’ un mix di amore, di forza, di voglia di farcela, di famiglia.
In conclusione ci tengo a menzionare il catalogo della casa editrice, Infinito edizioni, perché ha davvero tantissimi libri su tematiche sociali di questo genere, variando su tantissime cose. E’ davvero molto interessante e se vi piacciono i libri di questo genere, avete trovato la casa editrice che fa per voi!

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Saya – Salvatore Pireddu

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Durante la settimana del 27 Gennaio, ho letto questo libro. Quale miglior lettura intorno ai giorni della memoria? Non sono solita a fare queste letture, lo ammetto. Ho iniziato giusto l’anno scorso ad interessarmi di più al genere storico e, in particolare, alla Seconda Guerra Mondiale. Detto ciò, Oggi parliamo di “Saya” di Salvatore Pireddu, uscito nel 2018, edito da Bibliotheka Edizioni.

Trama:
A Saya mancavano pochi giorni per concludere la leva militare nell’esercito polacco e decidere cosa fare della sua giovane vita. Era tornato per un breve congedo e in qualità di figlio maggiore doveva aiutare i suoi familiari nello Shiva, il lutto delle famiglie giudaiche, quando il primo settembre 1939 l’esercito tedesco attaccò la Polonia dando fuoco alle polveri del Novecento. Da quel momento i membri della famiglia Fajans furono costretti a un esodo doloroso, chi dentro i campi di lavoro russi e chi invece in quelli di concentramento tedeschi, sfiorandosi tra i deportati e tra le fila degli eserciti che combattevano tra Asia, Africa ed Europa con un unico scopo: sopravvivere. Tratto dalla vera storia di Saya, questo romanzo parla della tragedia di chi nonostante abbia perso famiglia, patria, fede e libertà ha trovato il proprio posto nel mondo. I Fajans furono soldati e insegnanti, traduttori e ribelli, ma è nell’umile mestiere del sarto che Saya si è riscoperto uomo, perché “cucire significa mettere insieme le trame, aggiustare fa bene alla memoria delle cose rotte, così come rattoppare i vestiti strappati sul petto durante il periodo di shiva fa bene all’animo sofferente”.

Beh, che cosa si può aggiungere ad un libro del genere? Non avevo letto che fosse tratto da una storia vera, l’ho scoperto leggendo le ultime pagine del libro e la cosa mi ha davvero sconvolta. Ovviamente qualsiasi libro tratto da questo periodo storico è toccante, emotivamente difficile, ma finché si parla di personaggi di fantasia è sicuramente più sopportabile. Leggere invece che è una storia vera, che Saya è realmente esistito, che ha davvero passato quelle cose che vengono raccontate. Che dire. Sono senza parole. Inutile fare discorsi storici, non è il luogo ne il momento adatto, parleremmo di cose dette e stradette, ma l’importanza di ricordare non deve mai mancare. E’ importante che queste cose rimangano ben impresse nella memoria di ognuno di noi, tenere viva la memoria di ciò che è stato, aiuta a limitare di moltissimo le possibilità che una cosa simile possa succedere ancora.
Venendo al libro, “Saya” è ben scritto, fluido, molto interessante. Non troppo lungo, non troppo corto, così risulta non essere mai pesante o noioso. Contiene molte nozioni su ciò che è stato, della vita di un ebreo e della sua famiglia nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Del modo in cui sopravvive, come vive la guerra, la separazione dalla famiglia e molto altro.
“Saya” è emozione, è commovente. Lascia davvero senza fiato fino alla fine. E’ stata la lettura ideale degna di questa settimana, degna del giorno della memoria.

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Il ponte d’argilla – Markus Zusak

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Io non so davvero da dove partire con questa recensione. Ho finito da poco l’ultimo libro uscito di Markus Zusak, l’autore di “Storia di una ladra di libri” (clicca qui per la recensione del libro e qui per quella del film) e sono davvero ancora indecisa su cosa dire e come dirlo.
Il ponte d’argilla” di Markus Zusak esce ad Ottobre 2018, edito Frassinelli e tradotto da Chiara Brovelli.

“C’era una volta, nella marea del passato dei Dunbar, una donna che aveva molti nomi”. C’erano anche un nonno con la passione per l’Iliade e l’Odissea, una nonna e la sua amata macchina da scrivere, un pianoforte recapitato al posto sbagliato, una ragazza con quindici lentiggini e la sedicesima sul collo che amava le corse dei cavalli e, infine un padre che ha abbandonato i propri figli dopo la morte della moglie e loro madre. I fratelli Dunbar. Erano 5: Matthew, Rory, Henry, Clay e Tommy. Per forza di cose costretti a vivere da soli e da definire da soli la loro vita. Finché il padre non farà ritorno. Solo Clay gli darà una mano. Lo aiuterà a costruire un ponte, metaforico o reale allo stesso tempo, ma non lo farà per Michael. Lo farà per lui, per i suoi fratelli, per il loro passato, per il loro futuro. Tocca a lui perché Clay è l’unico che sa tutto, che conosce la storia nei minimi dettagli.

“Lei era una brava ragazza, con gli occhi verdi che brillavano. Carey Novac dagli occhi limpidi. Lui era un ragazzo con il fuoco nello sguardo. Si amavano quasi come fratelli.”

E qui la parte critica. Questo libro mi ha davvero lasciata senza parole. Non so bene che tipo di potere abbia questo autore, ma il suo modo di scrivere, il modo in cui narra, mi lascia sempre senza fiato. E’ una lettura impegnativa, sicuramente non un libro per cominciare a leggere. Ha bisogno del suo tempo, ha bisogno di essere elaborato. Per questo motivo l’inizio è stato complesso. Ci ho messo qualche pagina a prendere il ritmo della narrazione perché la sua scrittura ha la capacità di destabilizzare, di farti uscire fuori da ogni tuo schema personale per portarti dentro la storia. Una volta passato questo attimo iniziale, infatti, sei parte del romanzo, insieme ai protagonisti. E’ una lettura stregata quella dei libri di Markus Zusak, non saprei come altro definirla. Un lettore inesperto potrebbe anche fermarsi prima di prendere il ritmo, quindi se decidete di leggerlo, vi posso solo dire di andare oltre. Andate oltre, continuate a leggere, abbandonate ogni schema, fatevi trascinare dalla storia, da Clay, dai fratelli Dunbar, dalla Sbagliatrice, da Michael.
Come vi ho detto, sono poco più di 600 pagine toste, ma che ho divorato, che mi hanno tenuta incollata fino alla fine nella lettura, mi sono ritrovata più volte a notte inoltrata a leggere ancora perché non ne avevo mai abbastanza. L’autore sa il fatto suo, penso che ormai sia decisamente consolidata come teoria. Se avete amato “Storia di una ladra di libri” ed avete amato la narrazione, questo non è assolutamente da meno, anzi, forse anche meglio. E’ una storia particolare, commovente, che vi farà arrabbiare, emozionare, piangere, ma alla fine saprà farvi felici, questo ve lo posso assicurare. Consiglio caldamente con il cuore la lettura di questo libro, merita troppo per essere lasciato sulla libreria, merita di essere aperto, letto, vissuto, prima di subito.

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Tiger blues – Jimi B. Jones

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Tiger blues” di Jimi B. Jones esce ad Ottobre 2018, edito da Watson Edizioni nella collana “luci“. All’inizio ho avuto un po’ paura nel leggere questo libro, ma questo ve lo spiegherò meglio recensione facendo.

Trama:
Jim Beam aveva un fratello, una sorella e una madre. Del padre non seppe mai niente. La mamma era seria, preoccupata, sempre nervosa. Aveva paura e non si riposava mai: aveva paura di non riuscire a mantenere i propri figli, aveva paura che uno di loro si ammalasse. Aveva paura di un sacco di cose. Invece Jim non aveva paura di niente, tranne della noia. Abitavano appena fuori Lovelock, in un posto che si chiamava Cottonfarm. Le vicende partono da quando Jim era piccolo, viveva in un recinto e passava il tempo giocando con i fratelli; prosegue con l’incontro che gli cambierà la vita e la nascita di un’amicizia decisamente fuori dal comune, così come fuori dal comune è lui, in tutto quello che riesce a fare. Axl è il figlio adolescente del proprietario di Cottonfarm, un allevamento di tigri nei dintorni di Lovelock, in Nevada, e Jim è una tigre. Axl e Jim cresceranno insieme uniti da un legame che riuscirà ad andare oltre le diversità tra la razza umana del primo e quella felina del secondo.

Un po’ paura a leggerlo.. perché? Beh, perché sono una persona molto sensibile a queste tematiche ed una volta appreso che la protagonista fosse una tigre tenuta in cattività, ho davvero avuto paura di come potesse svolgersi la storia, che mi sarei trovata ad arrancare fino alla fine. Invece stranamente no. Sebbene descriva determinate cose, non è in modo crudo, sebbene alcuni capitoli ho fatto chiaramente più fatica a leggerli rispetto ad altri, son riuscita tranquillamente ad andare avaanti e a non farmi trasportare troppo in quei casi. Tuttavia, nonostante questo, terminata la lettura, so che mi mancherà quel gattaccio che era Jim Beam.
Si è concluso nel modo migliore in cui una storia del genere potesse concludersi e sono stata davvero molto contenta, quindi se, come me, siete un po’ sensibili, potete tranquillamente fare questa lettura a cuor leggero, ve lo assicuro.
Detto ciò, posso affermare sinceramente che questo libro me lo sono divorato davvero in due/tre giorni, facendo continuamente il tifo per Jim in ogni momento, anche quando, essendo soggiogato ormai dagli umani all’inizio della storia, decide di rinunciare alla sua libertà per tornare dal suo amico. Una storia di amicizia e molto di più quindi, oserei dire, dove l’amicizia è la vera protagonista indiscussa. Il rapporto che si crea tra Axl e Jim è davvero qualcosa di unico, è una trama che si presterebbe molto anche a diventare un bel film talmente interessante.
La storia di Jim è raccontata in terza persona e così siamo accompagnati da un’abile narratore nella sua vita, dall’infanzia fino alla fine della storia, attraversando i quattro elementi, acqua, terra, fuoco e aria. Molto particolare e singolare come scelta narrativa, l’ho davvero gradita. Il libro scorre fluido, mai pesante o noioso, è davvero una chicca! Per il modo in cui è scritto si adatta a tutti i tipi di lettori, bambini, adulti, ragazzi, anziani. Davvero chiunque può leggere e amare questo libro.
Durante la lettura ho pensato a cosa volesse significare questa storia, dove stava la morale ed il significato che andava al di là della storia di Jim fine a sé stessa e devo dire che viene anche tutto spiegato nelle ultime pagine del libro, quindi per questo non svelerò nulla, perché è davvero una cosa bella che mi ha colpita particolarmente e merita di essere letta dopo la storia di Jim. Fidatevi, non ve ne pentirete davvero.

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L’alibi imperfetto – Riccardo Lamperti

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Oggi parliamo di “L’alibi imperfetto” di Riccardo Lamperti. Anche in questo caso, non mi ero mai cimentata in letture del genere, ammetto che non è proprio il mio genere, ma siccome ho deciso di abbassare le mie barriere personali da quando ho aperto questa rubrica per autori emergenti, mi sono comunque buttata a capofitto nella lettura di questo libro. L’autore mi scrive chiedendomi se tra le 50 mila pagine c’è spazio anche per “L’alibi imperfetto“, che è il suo primo lancio, ed ovviamente, con una premessa così, la risposta non poteva che essere un grande sì!

Trama:

Che mondo sarebbe senza passato. Cosa ne sarebbe se gli uomini smettessero di comunicare, rassegnandosi a migrare verso l’estinzione. Come sarebbe, se di uomini svuotati della coscienza i libri soltanto conservassero la memoria. Quanto a lungo vagherebbe un padre nell’indomita speranza di riabbracciare suo figlio. Se al destino delegassimo le nostre strade per intrecciarle, la morte si arrogherebbe il diritto di dividerle. La lunga migrazione è iniziata. Quanto stenteremo a riconoscervi il nostro mondo.

Uscire dai miei schemi. Non finirò mai di dirlo in questa rubrica. Come ho già detto su Instagram, mi ritrovo sempre a mettermi alla prova in questa rubrica e, questo libro, è quello che mi ha fatto mettere più in discussione di tutti. Senza ombra di dubbio è un libro che ti costringe a riflettere, non hai scampo, non da via d’uscita. Una volta iniziata la lettura è un continuo turbinio di emozioni contrastanti, pensieri e riflessioni. Non è sicuramente una lettura leggera, ma impegnativa. Tuttavia è molto ben scritto, il linguaggio usato dall’autore è la perfetta cornice per un libro simile.
La storia in sé ci pone davanti a quesiti non indifferenti, in un momento in cui il genere umano non è in grado di comunicare tra sé, dove sembra che tutti abbiano dimenticato i sentimenti, le emozioni, la bellezza di condividere. Come potete capire, non è esattamente una tematica semplice e leggera, ma tutto sommato l’autore riesce, con il suo linguaggio ben strutturato e fluido a farci capire ogni singolo passaggio.

Inoltre, da non dare affatto per scontato, c’è la copertina che assumerà un significato particolare durante la lettura del libro e, di norma, è una cosa che apprezzo moltissimo quando anche la copertina ha un suo perché.
Ammetto che non è molto il mio genere, quindi sento, in parte, di non essere in grado di apprezzarlo fino infondo, ma ciò che ha suscitato in me, in ogni caso, me lo porto dentro ed è quello il fine del racconto, penso. Quello di far riflettere, di porre il lettore davanti ad una cruda realtà, per poi trovare il modo, insieme ai protagonisti, di rinascere e capire alla fine i veri valori.

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Matrimonio di convenienza – Felicia Kingsley

Questo libro è valutato da me:

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Ebbene sì, dopo “Una cenerentola a Manatthan” ho deciso di recuperare tutti i libri di Felicia Kingsley. Da buona amante del genere rosa e di Anna Premoli, mi sono buttata anche su Felicia che, come già vi ho spiegato, ha uno stile molto simile. Il libro in questione è “Matrimonio di convenienza“, che esce nel 2017, edito sempre da Newton Compton Editori, ed ha riscosso molti consensi sul web.

Jemma ha un lavoro inusuale: fa la truccatrice teatrale, vive in una casa di dubbio gusto e colleziona solo delusioni sotto il punto di vista sentimentale.
Un giorno riceve una chiamata dal suo avvocato che le cambierà la vita. Sua nonna materna, che ha diseredato sua mamma per essersi innamorata e sposata con un uomo non nobile, ha lasciato a lei tutte le ricchezze della famiglia, ma ad una sola ed unica condizione: riceverà quei soldi solamente quando sposerà un uomo nobile, a differenza di sua madre. La coincidenza vuole che il suo avvocato, parallelamente, stia seguendo il dodicesimo duca di Burlingham, che attualmente non naviga nell’oro, è totalmente al verde e sta rischiando di perdere tutti i beni di famiglia, anche il suo titolo. La cosa è presto fatta, Jemma ha bisogno di un nobile, Ashford di soldi, lui è un duca e lei ha molti soldi.
Il loro non sarà altro che un matrimonio di convenienza, un’unione di facciata per permettere a lei di avere i soldi e a lui di mantenersi il titolo, ma che cosa avranno mai in comune un lord molto formale e composto con una donna, figlia di una coppia hippy, che ama girare nuda per casa? Apparentemente nulla, ma Jemma non sa cosa l’attende una volta sbarcata alla residenza del duca dove l’attende galateo, formalità molto rigide, ricevimenti, feste ed un’odiosa suocera aristocratica.

Rapportato a “Una cenerentola a Manatthan“, qui abbiamo una storia meno intricata e meno ingarbugliata negli eventi. Tuttavia, se nel primo avevamo una coppia già presa ed innamorata, qui possiamo ammirare per tutta la durata del romanzo un amore che nasce quasi da un odio e che, man mano, cresce fino a sbocciare. Molto interessante questo punto di vista, la storia di per sé è molto affascinante e rocambolesca. Insomma, la visione di lei, abituata da sempre a vivere in modo libertino in casa propria, che si ritrova a vivere in casa di nobili dove la compostezza è la padrona indiscussa in ogni momento, fa molto ridere, è molto buffo.
Amo le idee della Kingsley per i romanzi rosa perché non sono banali o scontati, ma sempre un qualcosa di inusuale c’è, il che li rende comunque particolari, nonostante nel genere non sia una cosa proprio facile.
Questo romanzo in particolare è molto romantico, molto rosa, si legge molto in fretta, non mi sarei mai staccata da questo libro perché mi aveva presa moltissimo e divertita altrettanto. In particolare il personaggio di Jemma l’ho adorato un sacco, figlia di hippy un po’ pazzi e nudisti, troppo simpatica!
In conclusione, se cercate un romanzo rosa un po’ particolare, divertente, super romantico, “Matrimonio di convenienza” non deve proprio mancare tra le vostre prossime letture!

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Articoli simili: “E’ solo una storia d’amore“, “L’amore è sempre in ritardo“, “Una cenerentola a Manatthan

L’istinto materno nuoce gravemente alla salute – Debora Porfiri

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Credo di non aver mai letto un libro del genere. Non perché non mi piacciano, ma forse perché questo tema ancora non mi ha toccata.. Almeno non personalmente, perché la gravidanza di mia sorella è stata un po’ come se fosse la mia!! No scherzo… Ma non troppo.
Sono comunque sempre stata sensibile alla tematica, essendo un po’ anche spesso sottovalutata come cosa. Quindi è con immenso piacere che ho letto “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute” di Debora Porfiri (Il profilo dell’autrice qui). Il titolo è provocatorio, ironico ed intrigante, non sapevo realmente che cosa aspettarmi! Il libro esce nel 2018, edito da Pellegrini.

Trama:
Attraverso 52 cronache e altrettante settimane, l’io narrante racconta la propria nascita: dal parto al primo compleanno della figlia, in un tortuoso percorso che la vede nascere ogni settimana in una nuova versione di sé. La protagonista si ridefinisce man mano che si confronta con sua figlia, con il mondo esterno, ma – soprattutto – con se stessa, in un doloroso eppure divertente faccia a faccia. Il libro spazia da una dolorosa comicità a uno sguardo disincantato e polemico sulla società; da una nostalgia per un ideale irrealizzabile a un consapevole ma sofferto bisogno di far esplodere gli stereotipi. Superando la consueta dicotomia della maternità come benedizione o malaugurata sorte, questa raccolta di cronache dolce-amare descrive con ironia e schiettezza la costruzione di una nuova identità multivalente: quella di una M.A.M.M.A.

L’autrice dice di sé:
Debora Porfiri è nata e cresciuta a Lugano. Dopo la maturità conseguita al Liceo Lugano1, ha intrapreso gli studi di Lettere all’Università di Ginevra. Ha insegnato italiano e inglese al Liceo, alla Scuola di Commercio, alla Scuola di Cultura Generale e alle Medie, nel Canton Ginevra.
È tutt’ora insegnante a Ginevra e M.A.M.M.A. di due bambini.
L’istinto materno nuoce gravemente alla salute: cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire è il suo primo libro.

“L’istinto materno nuoce gravemente alla salute” è un libro spigliato ed ironico. Con ironia l’autrice ci accompagna nel primo anno di vita della figlia, seguendo settimana per settimana una mamma che si forma, che forma il suo rapporto con la bambina, che torna a lavorare, che lotta per i suoi diritti. Devo dire che parlare di tutto ciò in modo non pesante è una cosa molto ardua. Eppure Debora ci è riuscita egregiamente.
Il libro l’ho letto in un pomeriggio, è una lettura simpatica e veloce che attraversa tutte le varie difficoltà dell’essere M.A.M.M.A. divise in 52 settimane, quindi il primo anno dopo il parto. Dalla difficoltà delle routine che si instaurano dopo la nascita di un figlio, ai risvegli notturni, all’allattamento e le poppate notturne, insomma, tutte cose che chi è mamma conosce anche fin troppo bene.
Sebbene io non sia una mamma, ho provato molta empatia verso questo racconto, perché sono riuscita ad immedesimarmi nella situazione, nonostante non mi abbia mai toccata realmente. Sicuramente non sono fasi che attraversano tutte le donne durante la maternità, ma indubbiamente più di quante si possa credere. Semplicemente le persone, dopo una gravidanza, si aspettano da una donna un determinato comportamento ed atteggiamento che non sempre può essere quello effettivo che noi sentiamo, ma, dato il fatto sopracitato, ci si sente obbligate a sentire determinate emozioni e a comportarsi in un determinato modo, anche se forzato.
Non scontato è anche il fatto che parla, seppur per poco, delle condizioni che spesso le donne sono costrette a sopportare sul lavoro, una volta rientrate dalla maternità, sugli orari dell’allattamento, sulle pretese dei datori di lavoro e via dicendo. Di questo non se ne parla davvero mai abbastanza, essendo una cosa davvero terribile, una piaga della società.
Il racconto è incentrato sul ruolo di mamma, anche se mi sarebbe piaciuto sentire parlare anche più della figura paterna, che nella storia risulta assente e che anche questa spesso non calcolata molto, ma che ha comunque le sue difficoltà. Ovviamente questo è un parere strettamente personale essendo il libro palesemente incentrato sul ruolo materno e basta.
In ogni caso, se siete mamme, ma anche non, come me, è una bellissima lettura, ci permette di sapere che non siamo sole a sentire, o a non sentire, determinate cose e a capire che non tutte ci dobbiamo sentire strettamente nello stesso modo, ma che ci sono moltissimi modi di vivere la maternità ed ognuno di questi fa di una donna una MAMMA, non solo alcuni, come si è più portati a pensare.

Non ho tempo per amarti – Anna Premoli

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Terzo libro di Anna Premoli nel blog. Lo so, lo so, ad alcuni questo genere può annoiare o non ispirare, ma è anche vero che, se non fosse per i libri rosa, molta gente magari non leggerebbe o leggerebbe molto di meno. Non tutti siamo fatti tutti per letture impegnative, io penso che l’importante sia leggere, che in ogni caso aiuta sempre. Quindi, fatta questa premesse, oggi parliamo di “Non ho tempo per amarti“, uscito all’inizio del 2018, edito sempre da Newton Compton Editore e Anna Premoli si conferma sempre l’autrice da mezzo milione di copie.

Julie Morgan non è una ragazza come le altre: è una scrittrice di romanzi ambientati nell’Ottocento. Julie, oltre a scrivere di quell’epoca, sembra anche viverci, in quanto molto distaccata dalla realtà odierna. Dell’Ottocento ama tutto: i vestiti lunghi e pomposi, gli uomini eleganti e gentili, le storie romantiche che non nascono da uno smartphone, ma dagli sguardi o dallo sfiorarsi di una mano. Lo shopping online è l’unica cosa che salva del mondo di oggi. In questo modo può evitare di uscire e rimanere, per lo meno per la maggior parte del tempo, nel suo adorato appartamento. Di norma anche silenziosa è la casa di Julie, almeno finché, dopo anni, arriva al piano di sopra un giovane ragazzo, vestito in modo che a Julie proprio non piace. Per fortuna che lei è in cerca di un uomo di altri tempi, perché il suo vicino, ben troppo moderno per i suoi gusti, potrebbe risultarle più simpatico di quanto vorrebbe.

Questo romanzo si può tranquillamente riassumere dicendo “l’amore non ha età“. E’ il filo conduttore di tutto. Sebbene i libri della Premoli siano tutti genere rosa, non si può dire che qualche messaggio non lo trasmetta sempre.
Julie, come quasi la maggior parte delle persone al suo posto, è restia ad avere una relazione con il suo bel vicino, proprio a causa dell’età. Ammetto che io stessa ero un po’ combattuta nel leggerlo. Mi piace molto la Premoli, ma dopo aver letto la trama ho continuato a rimandare questa lettura perché, lo ammetto, colta dal pregiudizio, non mi ispirava. Tuttavia mi sono decisa ed ho cominciato a leggerlo ed il mio pensiero poi si è tramutato molto in fretta in “Ma perché non l’ho iniziato prima, mannaggia a me!“.
Lui è il ragazzo che tutte le donne vorrebbero, ricco, bello, una vera rock star, ma con un minimo di morale, non gli importa delle belle donne che potrebbe avere, vuole una relazione.. sì, insomma, il ragazzo perfetto e inesistente!
Tuttavia il libro ci regala qualche spunto di riflessione, sulla differenza di età appunto, di come la cosa sia vissuta diversamente da uomo a donna. Una donna più va avanti con l’età, più fatica magari a farsi una famiglia e tutto il suo contorno. L’uomo invece soffre meno di questo avanzare dell’età, di conseguenza questo fa in modo che da un lato la differenza pesi più che dall’altro. Non è una cosa poi così scontata, è estremamente reale, non ci avevo mai pensato prima d’ora.
Tutto il libro è un continuo susseguirsi di battutine, frecciatine tra i protagonisti, che rendono la lettura super scorrevole, frizzante e mai noiosa. Francamente mi sono divertita molto nella lettura, non vedevo l’ora, ogni volta, di andare avanti e proseguire perché mi faceva ridere un sacco! Julie specialmente è un personaggio molto autoironico, che si prende poco sul serio e ciò contribuisce molto a rendere simpatico il libro.
Insomma, che dire. La Premoli non perde mai colpi, la ritroviamo sempre sul pezzo, instancabile e sempre sarcastica. Come tutti gli altri, è un libro leggero, simpatico, scorrevole da leggere. Se fossimo nella stagione vi direi “un libro adatto sotto l’ombrellone da spiaggia”, ma data la situazione va più che benone anche sul divano di casa vostra, con le prime luci di Natale che iniziano ad accendersi.

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