Un momento fa, forse – Giovanni Ardemagni

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Oggi parliamo di un libro di narrativa contemporanea, che è “Un momento fa, forse” di Giovanni Ardemagni, un romano uscito nel 2019, edito da Pegasus Edition. Si appresta ad essere un libro contemporaneo, andando a toccare tematiche “calde” del giorno d’oggi, come la disoccupazione non giovanile. Andiamo per gradi tuttavia.

In una Zurigo frenetica, il tempo si ferma, un momento fa, forse. Due amici, Marcel e “G” Vengono licenziato dalla loro azienda. Essere licenziati a 50 anni non dovrebbe essere una condanna ma un’opportunità di proseguire il proprio cammino verso una realizzazione personale in crescendo, invece, il romanzo di Giovanni Ardemagni ci rimanda in modo implacabile alla fragilità di una società mediatizzata, convulsa e sterile di soluzioni appropriate alla grandezza dell’uomo, lasciando i due protagonisti al loro libero arbitrio.

Come vi dicevo prima, questo libro va a toccare una tematica molto importante e “calda” al giorno d’oggi: la disoccupazione non giovanile. I due protagonisti infatti sono due uomini sopra i cinquant’anni che vengono licenziati dall’azienda in cui hanno sempre lavorato.
Durante il corso della storia vediamo due modi distinti in cui vengono prese queste notizie, senza dubbio è facile entrare in empatia con i personaggi perché è un tema, al giorno d’oggi, che ci tocca un po’ tutti quello del mondo del lavoro, è difficile rimanerne inermi.
Il romanzo tocca questa tematica in modo non eccessivamente pesante, è di facile e piacevole lettura. Non è uno stile che amo particolarmente, i dialoghi talvolta li ho trovati un po’ estremamente poetici e surreali, ma ho percepito che l’intento del libro fosse proprio questo genere di scrittura, quindi mi sono presa un po’ tutto il pacchetto completo. Questo modo di scrivere, tuttavia, da un buon carattere ai propri personaggi andandoli a caratterizzare molto. Tutto ciò fa in modo che la lettura, nonostante il tema complesso e “pesante”, risulti scorrevole e comunque piacevole, avendo qualche interruzione un po’ ironica.
Sicuramente l’autore non si è scelto una tematica leggera da trattare, ma l’ha fatto con grande maestria e, sebbene non sia il mio genere, sono riuscita ad apprezzarlo molto, sono certa che possa piacere anche di più a chi è solito leggere questo tipo di scrittura.

Una storia straordinaria – Diego Galdino

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Causa Covid-19, questo libro non ha avuto l’attenzione che meritava. “Una storia straordinaria” di Diego Galdino esce a metà Febbraio 2020, edito da Leggere Editore e personalmente non vedo anche l’ora di partecipare ad un firma copie perché son stata fin da subito molto entusiasta di questo libro. Andiamo per gradi: la trama!

Luca e Silvia sono due ragazzi come tanti che vivono vite normali, apparentemente distanti. Eppure ogni giorno si sfiorano, si ascoltano, si vedono. I sensi percepiscono la presenza dell’altro senza riconoscersi. Fino a quando qualcosa interrompe il flusso costante della vita: Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio. La loro vita, sconvolta, li porta a chiudersi in un’altra realtà e il destino sembra dimenticarsi di loro. Eppure, due anni dopo la loro grande passione, il cinema, li fa conoscere per la prima volta e Luca e Silvia finiscono seduti uno accanto all’altra alla prima di un film d’amore. I due protagonisti, feriti dalle vicissitudini degli eventi passati, si ritrovano, così, loro malgrado, a vivere una storia fuori dall’ordinario. Ma l’amore può essere tanto potente da superare i confini dei nostri limiti e delle nostre paure? E il destino, quando trova due anime gemelle, riesce a farci rialzare e camminare insieme?

Se vi piace sognare ad occhi aperti mentre leggere, avete trovato il libro giusto per voi. Ora è estate, se volete una dolce e tenera compagnia sotto l’ombrellone in spiaggia, in piscina, in giardino oppure semplicemente sul divano con l’aria condizionata, avete il vostro compagno ideale.
Anche in questo caso, dopo “Il primo caffè del mattino” e il suo seguito e “Bosco bianco“, Galdino si rivela sempre uno scrittore sensibile e romantico, in grado di dare una voce ai sentimenti. E’ difficile parlare di emozioni e sensazioni, ma, non si sa come, lui ci riesce in modo così naturale ed io me ne stupisco ogni romanzo che passa. “Una storia straordinaria” è una storia straordinaria per definizione. La dolcezza e la tenerezza trasmesse da questo romanzo, sono emozioni che ti permangono addosso anche giorni dopo che hai finito di leggerlo, è una storia che ti entra nelle viscere per non abbandonarti mai. Tutt’ora quando ripenso a Luca e Silvia provo un moto d’amore verso di loro e per la bellissima storia d’amore che hanno vissuto.
In questo romanzo in particolare, i due protagonisti sono due appassionati di film, dei veri e propri nerd, diciamocelo. Esprimono le situazioni, ciò che provano, tramite le scene di film che conoscono perfettamente. Molti film citati io li ho visti ed è stato davvero strano poter capire benissimo che cosa stessero intendendo, non mi era mai successo in un libro, ha instaurato in me una fortissima empatia e feeling.
Il tutto, inoltre, è stato condito, come ogni suo libro, da descrizioni di Roma davvero superlative ed emozionanti, credo che, se la professione di scrittore e di barista non gli bastassero, potrebbe tranquillamente fare anche la guida turistica, facendo così innamorare ogni persona del mondo delle sue storie e di questa bellissima città che ne fa sempre da sfondo.
Leggete “Una storia straordinaria” e non ve ne pentirete, ve ne sentirete arricchiti, garantito.

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L’enigma della camera 622 – Joel Dicker

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Finalmente l’attesa è finita: dopo “La verità sul caso Harry Quebert” e “La scomparsa di Stephanie Mailer“, ecco che il 12 Giugno 2020 esce il nuovo libro di Joel Dicker, “L’enigma della camera 622“, edito da La nave di Teseo, tradotto da Milena Zemira Ciccimarra.
Mi incuriosiva già fin dall’inizio, ha una trama molto accattivante e in pieno stile Dicker!

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente.
La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero.
L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.
Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Tanto discusso tanto quanto atteso è questo nuovo libro di Joel Dicker. Lo ammetto, l’ho comprato che non era neanche stato messo sullo scaffale in libreria, era appena arrivato con il corriere che me ne sono subito accaparrata una copia. L’ho letto velocemente e con tanta ansia e tensione di andare avanti. Avevo le aspettative a mille ed ora posso dirvi se ne è valsa la pena oppure no. Io credo di sì, se vi piace lo stile un po’ prolisso di Dicker, senz’altro questo libro non è da meno, sebbene non lo reputi all’altezza di un libro bellissimo come “La verità sul caso Harry Quebert” che tutt’ora reputo uno dei migliori libri che io abbia letto e che, di conseguenza, rimane al suo posto. E’ nel complesso un buon libro, quello che scrive questo autore lo leggerei anche se scrivesse 2000 pagine per raccontare una storia, anche se sono consapevole del fatto che le sue trame si potrebbero asciugare un po’ e che, per alcuni, possa essere considerato noioso avere tutti quei giri nella storia.
Di questo libro in particolare ho percepito tanta voglia dell’autore di rendere un omaggio al suo defunto editore, colui che, da ciò che racconta, l’ha portato ad essere il grande scrittore che è ora, ma ho visto anche tanta voglia di voler stupire, a tutti i costi. Non so come definirlo, ma si sentiva una voglia di dare un risvolto di trama, un finale a sorpresa, come nei suoi vecchi libri, ma che in questo caso è stato molto meno forte, dal mio punto di vista. Quello che nella storia di Harry Quebert ha davvero funzionato, è il fatto che, per quanto ci giri intorno, la trama funziona ed è reale, potrebbe essere plausibile. E’ ciò che non funziona molto in quest’ultimo, è proprio una cosa estrema e improbabile, poco reale e, ai miei occhi, è parsa davvero molto forzata.
Detto ciò, come vi dicevo prima, è sempre bello per me leggere Dicker, sebbene non mi abbia offerto uno stupore come ha fatto precedentemente, amo il suo modo di scrivere e di raccontare, la maniera in cui struttura la storia e decide di raccontarla al suo lettore, è davvero molto singolare e non mi stanca mai.
In conclusione vi posso dire che, se apprezzate l’autore, sarete in grado di apprezzare anche questo libro, se invece in precedenza non vi ha colpito particolarmente, potreste fare un po’ fatica, ma io una chance, partendo dal presupposto di tutto ciò che vi ho detto prima, gliela darei comunque.
Forza Joel, sono già in attesa del prossimo!!

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La scelta – Nicholas Sparks

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La scelta” è uno dei tanti libri di Nicholas Sparks, edito da Sperling&Kupfer, uscito nel Settembre 2007 e tradotto da A. Petrelli. Sono pochi i libri che mi mancano da leggere di Sparks, questo in particolare l’ho sempre lasciato indietro perché non mi ispirava troppo, ma arriviamo al dunque: la trama.

Travis Parker è un giovane veterinario del South Carolina e la vita gli sorride: ha un lavoro appassionante, una villetta affacciata sull’oceano, un cane affettuoso e instancabile, dei cari vecchi amici… e fascino da vendere, ma ha anche la convinzione di non essere destinato alle relazioni a lungo termine. Qualcosa cambia nel suo cuore quando Gabby Holland, assistente medico in una clinica pediatrica, e Molly, la sua dolce collie, si trasferiscono nella casa accanto. Il primo incontro è burrascoso: Molly aspetta i cuccioli e la sua padrona incolpa il boxer del vicino. Eppure l’attrazione è forte e lentamente Travis riesce a conquistare la diffidente e fidanzatissima Gabby, pian piano i due si avvicinano, fino a rendersi conto di non poter fare a meno l’uno dell’altra. Un giorno, però, accade l’irreparabile e la vita di Travis subisce una drammatica svolta. Straziato dal dolore e dal rimorso, e dilaniato dai dubbi, per settimane continua a domandarsi: fino a che punto si deve arrivare per amore?

Come dicevo prima, non mi ispirava moltissimo, ma, per amor di leggere ogni libro prodotto da Sparks, ho voluto comunque leggerlo. Ammetto che, infine, mi è piaciuto invece abbastanza, quasi fino alla fine. La nota dolente risiede proprio nel finale che ho trovato molto poco da Nicholas Sparks. Non perché non ne sia stata contenta, ma perché è abbastanza inverosimile. E’ inverosimile e molto da romanzo rosa, quando lui di solito si presta a storie veritiere, sentimenti reali e situazioni altrettanto reali.
A parte questo dettaglio, il libro è sempre romantico, spigliato, molto sentimentale. Insomma, in piena linea con tutte le altre sue opere. Non lo reputo uno dei suoi migliori libri, che come sapete, secondo me è assolutamente “Le pagine della nostra vita“, ma si legge piacevolmente e molto velocemente, quindi come lettura leggere e confortante, ve la consiglio caldamente, a patto che non abbiate eccessive aspettative a riguardo.

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Fiocco di neve nero – Stefano Impellitteri

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Oggi torniamo con la recensione di un libro di un autore emergente: “Fiocco di neve nero” di Stefano Impellitteri. Questo racconto si classifica come genera fantasy/fantasy paranormale, ma veniamo al dunque con la trama!

Il cervello è l’unico organo materiale, in grado di creare cose immateriali. Conoscete altro capace di creare qualcosa che non esiste? E se davvero l’uomo nella sua mente, avesse capacità che vanno oltre la normale comprensione?
Questo romanzo parla del sentimento di alienazione che accompagna l’adolescenza, utilizzando un’iperbole fantasy. Steve, infatti, senza alcun controllo, muove gli oggetti nel sonno e questo lo fa sentire diverso dalle persone normali. Non ne parla per paura di essere considerato un mostro da chi gli sta intorno. Arriva in una nuova città e nella nuova scuola avviene l’omicidio misterioso di un ragazzo apparentemente causato da qualcuno con poteri simili ai suoi.
Il protagonista inizierà con il suo compagno di stanza una ricerca del responsabile, mosso dal conflitto interiore di vendicare il ragazzo ucciso da quel misterioso assassino e l’idea di aver trovato un altro simile a lui. Poco alla volta, affiora un enigmatico mistero nel passato di quella scuola e Steve, ne sembra in qualche modo collegato.
Cosa ha a che fare lui con quanto la scuola nasconde?
Perché lui è in grado di muovere gli oggetti con la mente?

Di norma non amo molto la paranormalità quando si tratta di libri/film, ma questo è comunque un libro che ho letto molto piacevolmente. E’ perfettamente adatto ad ogni età in quanto il modo di narrare e il linguaggio semplice e diretto, lo rendono un’ottima lettura anche per i più giovani!
Trattandosi di un autore emergente qualche piccola imprecisione c’è, si potrebbe strutturare meglio la storia, permettendo una lettura più scorrevole nei punti più critici verso la metà del libro e, in più, personalmente avrei caratterizzato meglio i personaggi perché, specialmente l’amico del protagonista, mi sembra molto interessante e mi sarebbe piaciuto avesse avuto più carattere all’interno della storia. Tuttavia non è un ostacolo ad una buona lettura in quanto l’idea c’è, tiene perfettamente testa a molti altri libri anche in base ad inventiva. Lo considero un ottimo punto di partenza per l’autore per opere molto promettenti! Lo consiglio specialmente a ragazzi e ad amanti del genere, non vi deluderà senz’altro.

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Bringer – Giuliano Scavuzzo

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Amanti del fantasy, ho trovato un libro ad HOC per voi! Mi riferisco a “Bringer” di Giuliano Scavuzzo, edito da La Corte Editore, uscito a fine 2019.
Se siete amanti del fantasy distopico, non potete fare a meno di questo libro nella vostra personale libreria (fisica o digitale che sia)!

2081. Il pianeta è stato devastato da un cataclisma causato dall’inquinamento. I Bringer, grazie alla loro straordinaria capacità di ricevere doni dalle vite precedenti, hanno sventato l’apocalisse. Sono loro a governare il mondo ora, sfruttando lo mnemonium, un potente materiale proveniente da un asteroide che permette di abbassare le temperature e rendere l’aria respirabile. Efi vive nella Città di Cristallo, circondata da Bianche Mura alte centinaia di metri. Anche lei dovrebbe essere una Bringer, ma alla soglia del suo ventesimo compleanno non ha mai sperimentato un bring-back delle esistenze passate, e se ciò non dovesse accadere, verrà esiliata nel mondo dei fermi. Mossa dal desiderio di scoprire il mistero della sua identità, Efi, insieme a Garth e Lake, intraprenderà un viaggio pericoloso e incredibile. In fuga verso la Foresta dei Grandi Alberi, dimora dei ribelli Outcast, scoprirà la sua vera natura e, soprattutto, che il mondo che la circonda nasconde terribili segreti.

Eccoci qua, alla vera e propria discussione. “Bringer” è un libro che ti pone di fronte a molte riflessioni durante tutta la durata della lettura. Riflessioni serie, trattando di tematiche attuali, come quella ambientale, ma lo fa senza mai annoiare o risultare scontato. Insomma, non è un pippone esistenziale super pesante, è sempre piacevole e sensato.
La narrazione è molto scorrevole e ben struttura, i personaggi sono stati creati e descritti in maniera molto minuziosa, sia i buoni che i cattivi, si impara ad amarli e odiarli ogni pagina di più e son in grado di farti realmente emozionare e prendere durante la lettura. L’ambientazione inoltre è ben costruita. Nella storia sono presenti svariate descrizioni a riguardo, che permettono al lettore di farsi una propria immaginazione guidata del posto in cui vivono i protagonisti.
La storia, inoltre, è davvero originale e particolare, difficile non apprezzarla in tutte le sue sfaccettature e, ammetto, di essere stata restia perché spesso non mi appassionano trame di questo tipo, anche se la tematica ambientale mi sta molto a cuore, ma questo libro è stato in grado di farmi cambiare opinione praticamente già dopo neanche dieci pagine, mi sono totalmente ricreduta!
Insomma, è un libro tutto da scoprire, apprezzare e amare. Lasciatevi travolgere dalla storia e vedrete che non ve ne pentirete assolutamente.

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Eleanor Oliphant sta benissimo – Gail Honeyman

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Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman esce nel 2017, edito da Garzanti editore e tradotto da S. Beretta. Questo romanzo era l’esordio dell’autore ed ha venuto centinaia di migliaia di copie. Io ne ho sentito parlare tantissimo e sempre benissimo. Dopo due anni dalla sua uscita, mi son finalmente decisa a leggerlo! Intanto, quello che vi posso dire, mi sono chiesta perché non l’avessi fatto prima!

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto. E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.

Dicevo: quando mai non l’ho letto prima! Io che amo questi libri psicologici, vado a nozze con “Eleanor Oliphant sta benissimo”. Quello che l’autore fa, è una totale immersione nella psiche della protagonista che si presenta come una donna che non sa minimamente stare al mondo. Quello che per una persona è normale, per lei è una follia pura. Insomma, in tanti momenti la cosa fa sorridere e ti viene da darle anche un po’ ragione, in altri invece ti sembra una totalmente fuori di testa. Insomma, grazie a questo si alternano quindi momenti divertenti a delle vere e proprie riflessioni. Ti fa aprire gli occhi su tante cose, ti fa battere il cuore, ti fa provare le stesse emozioni e sensazioni di Eleanor.
Sì, fondamentalmente questo è il libro. Un’immersione in una testa con qualche problema, con tanti angoli bui, con un mondo intero da scoprire. E’ bello scoprire tante cose insieme a lei, durante la lettura si ha proprio la sensazione di essere sua amica, di provare insieme a lei ttto quello che è il suo bagaglio emotivo. Alla fine della lettura, avrete sicuramente guadagnato un’ottima amica, del quale farete fatica a vivere senza.

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Hans Mayer e la bambina ebrea – Eleonora E. Spezzano

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Come sapete, ogni anno nell’occasione dei giorni della memoria, mi piace fare delle letture a tema. A dire il vero, ogni tanto, mi piace comunque fare questo genere di letture, credo che ogni tanto non faccia male, anzi.
Il libro in questione oggi è “Hans Mayer e la bambina ebrea” di Eleonora E. Spezzano, edito da Bonfirraro Editore, uscito il 16 Gennaio 2020. La cosa più bella e particolare che ci tengo a dire è che l’autrice è una ragazza di soli 14 anni!

Hans Mayer, ufficiale della Wehrmacht, schivo e solitario, si limita a percorrere ogni giorno la strada che lo separa dalla caserma cercando di non badare agli sguardi di disprezzo che lo circondano. È chiuso in un circolo vizioso di incertezze che lo hanno portato a riflettere sul suo ruolo. Niente nella città monotona che è diventata Varsavia gli fa credere che le cose un giorno possano cambiare. Una sera d’autunno il destino lo mette alla prova, giocando una delle sue carte più pericolose, lanciandogli una sfida inizialmente impossibile che con il tempo si trasforma nella sua unica ragione di vita. La sua casa diventa l’unico porto sicuro in mezzo all’enorme campo di battaglia in cui si è trasformato il mondo. Il gelo crudele dell’Olocausto sta penetrando lentamente nel cuore degli uomini, ma Hans è pronto alla disobbedienza. Si ritroverà di fronte a un bivio, costretto a decidere se scommettere su tutte le sue sicurezze o rinunciare. L’innocente Marie è il suo segreto indicibile, la sua sfida al sistema, il suo inno alla libertà, una rincorsa verso la luce. Dove finisce, allora, il dovere morale e dove comincia l’imperativo della coscienza? Nella mostruosità di una singola immagine, in un labirinto contorto di cose, oggetti e persone, nelle parole sussurrate al buio, sottovoce, parole rubate per paura di un tradimento, negli incubi notturni che prendono forma, in una continua e convulsa lotta per la sopravvivenza. La penna della Spezzano accarezza le ferite dell’anima e quelle della storia, sa narrare di una fuga ineluttabile alla ricerca del tepore esistenziale, con un tocco privo di pietismo. “Hans Mayer e la bambina ebrea” è un ritratto intenso e drammatico del capitolo più cupo del Novecento che dimostra la forza potente di un amore puro, incondizionato e ribelle.

Ho avuto il piacere di leggere questo libro, mi ha colpita fin dalle prime pagine la capacità dell’autrice di scavare nelle emozioni e nelle sensazioni più profonde del protagonista. Fino ad ora non mi era mai capitato di leggere un libro su questo periodo, narrato dal punto di vista di un ufficiale, quindi di un tedesco, la parte “cattiva” della faccenda. E’ un lato interessante da approfondire, essendo fra i meno trattati, si vede che dietro c’è molto studio e molti approfondimenti, è davvero molto stimolante per la mente.
In realtà vi devo dire che c’è poco da dire per me su questo libro. E’ davvero notevole la capacità della scrittrice, il suo modo di scrivere è coinvolgente e mai banale. La storia appassionante, sconvolgente, potente. Aiuta a vedere un po’ di luce in un periodo storico così buio, una speranza in tutto quello schifo generale.
E’ senza dubbio uno dei migliori libri ambientati nella Seconda Guerra Mondiale che io abbia letto fin’ora. Chiaramente ve lo consiglio, in giornate come queste, è proprio la lettura ideale, fidatevi. Lasciatevi coinvolgere come me nella scrittura fresca e frizzante di una ragazza così giovane, ma che ha già tanto da dare a questo settore.

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Eliza – Sara Caporilli

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Iniziamo questo 2020 con il botto. Amanti del romanticismo e delle storie belle e travagliate, venite a me. Ho il libro dell’anno per voi. Mi riferisco a “Eliza” di Sara Caporilli, edito da Newton Compton Editori, uscito a Novembre 2019.

C’era una volta un amore da favola
Finché lui era vivo io non potevo andare avanti.
Leonard ruppe il silenzio frenandone i ricordi.
«Una volta mi avete detto che vi ha spezzato».
Lo guardai. Allungò cauto la mano verso la mia. Annuii così da lasciarmi confortare. 
«Lui ha tentato, ci è andato vicino, ma voi vi siete sempre rialzata, non vi ha mai spezzato», affermò sicuro.

La giovane Eliza non ha mai conosciuto la libertà. Vive segregata e alla mercé del suo padrone, il re della contea di Laschcote. Le uniche persone che le è permesso frequentare sono la sua balia e un prete. Ha provato a fuggire, ma il tentativo è miseramente fallito. Più che vivere, Eliza sopravvive, almeno finché non incontra Leonard, un giovane e affascinante comandante, che le permetterà finalmente di scappare. In fuga insieme a lui verso il regno di Tingcote, Eliza scoprirà chi è e quanta forza si nasconde in lei. Ma quello che nessuno dei due sa è che ci sono dei segreti che stanno per venire alla luce, in grado di mettere a rischio le loro vite e persino il forte sentimento che hanno cominciato a nutrire l’uno per l’altra.

Difficile definire quanto mi sia piaciuto questo libro. Di norma amo molto i libri inerenti a mondi fantasia, fra regni, re, regine, principesse, contesse, duchi e questo ancora di più. La vita di Eliza è una storia che mi ha tormentata, mi ha fatta piangere, mi ha fatto gioire. Mi ha fatto provare tutte le sue emozioni direttamente sulla mia pelle. Era diventata un po’ la mia ossessione. Vi è mai capitato di leggere un libro dal quale non riuscite a staccarvi, che vi prende talmente tanto che vi costringe a leggere fino a notte fonda e a riprendere subito in mano il libro appena aperti gli occhi al mattino? Ecco, questa è stata la mia esperienza con Eliza e la sua vita.
I personaggi sono descritti egregiamente, si ha ben chiaro il carattere di ogni persona, quasi da intuirne i pensieri e le azioni. E’ raccontato in prima persona da Eliza stessa, quindi è una full immersion nei suoi pensieri e nelle sue emozioni. Ogni tanto mi son ritrovata ad odiarla, in altri ad amarla, in altri a comprenderla. E’ talmente ben definito da pensarla quasi come un’amica!
Avrei preferito un finale diverso tuttavia, la mia vena romantica l’ha bramato fino alla fine, ma razionalmente capisco le scelte e le condivido. Il libro compensa davvero tutte queste emozioni. E’ uno di quei romanzi da leggere tutto d’un fiato, da cui farsi trasportare in mondi lontani e remoti.
Ve lo consiglio caldamente, è adatto a leggersi dovunque, non ve ne pentirete, garantito!

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Vicino a te non ho paura – Nicholas Sparks

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Chi mi segue sui social già sai. Questo libro è stata la mia salvezza post blocco del lettore. Mi è stato consigliato di ripartire da un porto sicuro, da un autore conosciuto. Insomma, un colpo sicuro che, almeno al 99% mi sarebbe piaciuto. Ed ecco qui che ho pescato dalla mia libreria “Vicino a te non ho paura” di Nicholas Sparks, ovviamente, il mio porto sicuro. Il libro esce nel 2010, in Italia edito da Sperling&Kupfer e tradotto da A. Petrelli. Sarà all’altezza di altri libri dell’autore?

Il giorno che Katie arriva a Southport, nella piccola e annoiata cittadina tutti gli occhi sono per lei. Chi è questa giovane donna, bella e misteriosa, arrivata in città per lavorare come cameriera? Katie non parla con nessuno, non esce la sera, sembra decisa a evitare qualunque legame. Pian piano, però, qualcuno riesce a fare breccia nella sua solitudine: Alex, vedovo con due figli, gestore dell’emporio locale, un uomo dolce e gentile. Katie e Alex si innamorano teneramente, complici i due splendidi bambini di Alex, e Katie sembra trovare infine un posto tutto per sé a Southport. Finché un giorno il suo terribile passato non torna da lei a chiedere il conto. Perché Katie si porta dentro un segreto, che minaccia di mandare in pezzi la sua ritrovata felicità, e dovrà fare appello a tutto il suo coraggio per evitare che il passato distrugga la sua nuova vita. Una vita in cui finalmente Katie ha conosciuto l’amore, l’unico porto sicuro quando tutto intorno è burrasca.

Inizio subito col dire che non è uno dei suoi libri migliori e più belli. A me è piaciuto, ovviamente, perché amo il suo stile, il suo modo di scrivere, le storie d’amore che narra e quant’altro, ma devo comunque ammettere che ha fatto ben di meglio.
Il libro è super scorrevole, si legge d’un fiato e nel corso della trama ha modo di toccare tematiche molto profonde e particolari come la violenza domestica, parlarne non fa mai male, specialmente in libri come i suoi dove si parla di amore con la A maiuscola.
Quello che può lasciare perplesso un lettore è senza dubbio il finale, il modo in cui ha deciso di concludere la storia. A me non è sembrato forzato perché, come vi ho detto parlandone su Instagram, ho visto prima il film e poi letto il libro. Nel film questo dettaglio è messo giù bene, anche visivamente. Viceversa, nel libro risulta essere decisamente troppo forzato e inverosimile, secondo me è più una cosa che si presta a un film che a un romanzo, per forza di cose. Avendo visto prima la pellicola cinematografica, avevo questo ricordo fisso e ho comunque apprezzato molto, ma senza questo dettaglio, anche per me sarebbe venuto meno il finale della storia.
Detto ciò, per me il libro comunque vale la pena di leggerlo per tutti i messaggi che ci possono essere dietro certe situazioni molto difficili e, per una volta, chiuderei tranquillamente un occhio su questo dettaglio.

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