Morti e sepolti e Il diavolo di Mergellina – Alessandro Testa

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I nostri autori emergenti mi dipingono la rubrica di tutti i colori, di ogni genere e di tantissime parole. Oggi si tinge di giallo con “Morti e Sepolti” e “Il diavolo di Mergellina” di Alessandro Testa (per il profilo dell’autore, clicca qui). “Morti e sepolti” è il primo della serie, esce nel 2016, è stato per un mese intero n. 1 su Amazon. “Il diavolo di Mergellina” è uscito a Dicembre 2018, quindi è nuovissimo, ed è il seguito di “Morti e sepolti”, con gli stessi protagonisti, entrambi editi da Edizioni Il Vento Antico.

Trama “Morti e sepolti“:

Questura di Napoli, ai giorni d’oggi.
Il commissario Antonio Sasso e l’ispettore Anna Nardi sono chiamati su una scena del crimine, un vecchio palazzo signorile di Napoli in Via Tarsia, dove un giovane albanese, operaio in nero di una impresa edile che sta eseguendo lavori di ristrutturazione proprio nel palazzo, è stato ucciso.
Qualcuno gli ha sfondato il cranio con un piccone. Sotto il suo corpo viene ritrovato anche un panetto di droga. Quando il cadavere viene rimosso, ecco la sorpresa. Sotto, in un’intercapedine del pavimento, c’è uno scheletro vecchio di almeno sessant’anni. Un uomo, anche lui ucciso con un colpo violento alla testa.
La Dia interviene sul posto e prende in carico il caso di evidente traffico di droga. Ad Anna Nardi viene assegnato il caso di Bacol Shebani, l’albanese ucciso. Antonio Sasso, sotto la minaccia di una valutazione del suo stato di servizio dopo la scoperta della sua passione per le scommesse, si occuperà invece dello scheletro sepolto.
Sasso e Nardi conoscono così l’avvocato Scorza e la sua badante e gli insegnanti ormai in pensione Cannavacciuolo, marito e moglie che possono ripercorrere quel periodo storico sfortunato.
Si parla di Napoli sotto le bombe, dei morti, soprattutto della famiglia Del Vecchio, che viveva nel palazzo, sterminata dall’esplosione di una bomba il 4 dicembre 1942 mentre attraversava la città sul tram numero 9.
I due poliziotti ascoltano, ma sembra non esserci risposta alle loro domande: chi e perché ha ucciso Bacol Shebani? Di chi sono quelle ossa ritrovate sotto il pavimento?

Trama “Il diavolo di Mergellina“:

– Abbiamo riaperto le indagini.
– Dopo quarant’anni, chi ve lo fa fare?
– Fossero anche ottanta, andrò fino in fondo: ci sono un uomo assassinato in casa propria e una giovane donna incinta morta in circostanze che non esito a definire dubbie.
Un efferato omicidio aspetta il suo colpevole da decenni. La riapertura del caso spinge chi lo vorrebbe irrisolto a mettere i bastoni tra le ruote della neonata Unità Delitti Insoluti. Ma Sasso e Nardi non si fermeranno, seguiranno una pista ormai fredda, trovandone un’altra caldissima, al punto da correre il pericolo di bruciarsi. Sasso ha un disperato bisogno di soldi e accetta di dedicarsi a un caso apparentemente già risolto per provare l’innocenza dell’unico imputato. L’indagine non autorizzata lo costringe a complicati sotterfugi, ma alla fine avrà bisogno dell’aiuto dell’ispettore Nardi per concluderla.Ricatti, depistaggi, omicidi vecchi e nuovi: lavoro e vicende personali si confondono e si trasformano, ma la squadra porterà alla luce la verità e farà, forse, giustizia.

 

Ho letto entrambi i libri nell’arco di una settimana talmente mi avevano presa. In entrambi si può ammirare una crescita del protagonista, il commissario Sasso, contornato da un’indagine estremamente accurata. Risolvere dei casi così datati, dove il tempo può aver cancellato ogni ricordo ed ogni traccia, sembra non essere un grosso problema per Sasso e Nardi, che con destrezza indagano, interrogano e seguono ogni pista con maestria. Ammetto, tuttavia, almeno all’inizio di essermi trovata un po’ spiazzata, ci sono molti personaggi, facevo fatica, quando ne riappariva uno, a ricordare chi e cosa rappresentasse. Dopo questa prima difficoltà iniziale, è stato tutto in discesa e mi sono abituata al modo di scrivere e di narrare dell’autore.
Tutto sommato penso che inserire qualche caso in meno, avrebbe permesso al lettore di cimentarsi totalmente nella conclusione dell’indagine. In “Il diavolo di Mergellina” ci sono prevalentemente tre situazioni distinte ed ogni tanto mi confondevano, avrei preferito magari più focus sui casi principali, in modo da concentrarmi su quelli, senza ulteriori distrazioni. Un ultimo eventuale difetto che ho riscontrato è stato la mancanza di una voce narrante ben definita. In alcuni casi sembrava una voce esterna alla situazione, in altri sembravano i protagonisti. Questi dettagli tuttavia non creano problemi al fine di cimentarsi nella storia, diciamo che sono sottigliezze per rendere il lavoro il più perfetto possibile.
Detto ciò, i libri mi sono piaciuti moltissimo, sono una grande fan della copia Sasso e Nardi e spero di rivederli presto alle prese con altri casi, perché davvero sono molto capaci nel loro lavoro. La cosa bella di questi libri è stato proprio il coinvolgimento provato durante l’indagine, specialmente le ultime centinaia di pagine me le sono divorate totalmente, ero troppo curiosa di scoprire la verità. Menzione particolare per il finale di “Il diavolo di Mergellina” che è stato, quasi totalmente, a sorpresa. Una tecnica molto strana usata dall’autore che ha tenuto nascosto fino alla fine un particolare che era fondamentale al fine di risolvere il caso. Ne ha dato qualche indizio, ma, almeno ai miei occhi, nulla che potesse realmente permettere al lettore di arrivarci. Interessante, quanto molto strana come scelta.
In conclusione, per gli amanti del giallo, questa non è sicuramente una serie che deve mancare nelle vostre librerie e, per chi è amante del territorio italiano, dove lo possiamo trovare un giallo ambientato nella bellissima città di Napoli? L’autore in questo non si risparmia, nel libro ogni tanto ci regala sprazzi di Napoli e dintorni e di quei posti meravigliosi con delle descrizioni davvero singolari e degne di nota. Un giallo dal sapore tutto italiano, di mare e di Napoli.

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La contessa – Marco Spelgatti

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Emozioni contrastanti per questo nuovo libro della rubrica autori emergenti. Parliamo di “La contessa” di Marco Spelgatti (per il profilo dell’autore, clicca qui), edito da Gonzo editore, uscito quest’anno. E’ un libro così particolare che non so bene di che genere poterlo definire, ma è anche questa la sua bellezza. Senza dubbio è un racconto soprannaturale, un po’ thriller e con qualche traccia di esoterismo, il tutto combinato in modo più che perfetto.


Trama:
La famiglia Maleni, che di nobile ha ormai solo il blasone, è tenuta in scacco dall’inquietante matriarca. Muovendosi nell’ombra la contessa decide le sorti di tutti, in particolare della figlia femmina di cui ha combinato, suo malgrado, il matrimonio con un giovane industriale. Villa Maleni è posta al confine con una valle nota a tutti come Mangianime, un luogo pervaso di energia mistica sul quale circolano innumerevoli macabre leggende, capace di far emergere la vera essenza di ognuno. Difficile sfuggire a se stessi se si percorre la valle del Mangianime, lo sa bene Matthias cameriere della villa, protagonista de “La contessa”, che ne è fatalmente attratto. Il diario di Matthias ci accompagna nella scoperta di un atroce delitto al quale seguiranno le indagini e lo smascheramento dell’assassino inaspettato, ma “La contessa” è soprattutto il viaggio dentro l’ossessione di un uomo, perché il mondo ti vede per come tu ti vedi.

    

L’autore dice di sé:
Marco Spelgatti è nato nel 1984. Cresciuto nella campagna bergamasca, sul Lago d’Iseo, ha vissuto tredici anni a Firenze. Attualmente vive a Bologna. Scrive racconti soprannaturali perché pensa che il modo migliore di raccontare la realtà sia usare l’irrealtà.

“Le ho proposto più volte di condividere con me una passeggiata lungo il corso d’acqua, ma ha sempre trovato un modo per evitare tutt ala zona del mangianime, ammonendomi più volte.
Ha un temperamento romantico e sognatore, e si fa coinvolgere molto da ciò che legge. Il tono della sua voce, il suo passo, il suo respiro sembrano modificarsi quando trova un libro che la coinvolge molto.”

Ho letto davvero pochi libri così particolari e di questi generi, ma di “La contessa” sono stata piacevolmente sorpresa. La narrazione avviene in modo diretto, il protagonista scrive un diario ed il lettore è considerato questo diario, di conseguenza Matthias ci da del tu. Questo, per quanto mi riguarda, tiene sempre costante l’attenzione sulla storia, senza mai perdere questa costante. Spesso è un rischio questo genere di scrittura perché il rischio è di avere troppa narrativa che a lungo andare risulta noiosa, senza dialoghi o interruzioni che danno più ritmo al racconto. In questo caso, invece, è gestita davvero con maestria e non risulta mai noioso, anzi. Le ultime pagine le ho lette in pochissimo tempo, sia per curiosità sia per un vero e proprio rapimento per le vicende di Matthias.
Il finale è perfettamente in linea con la storia, è stato davvero la ciliegina sulla torta per un’ottima conclusione ad una storia molto bella. Non sono riuscita a trovare alcun difetto in questo libro perché per me non ne ha e se ne ha è tutto di poco conto rispetto al coinvolgimento nella storia, nella sua inusualità l’ho davvero apprezzato tantissimo.
Quando leggo, come mia abitudine personale, tengo sempre in parte un quadernetto nel quale annotto le frasi, i passaggi che più mi colpiscono in un libro. Inutile dire che, leggendo questo racconto, di “solo” 170 pagine, ho annotato quattro interi passaggi, alcuni dei quali li utilizzerò per arricchire questa recensione, per cercare di farvi capire su che livello siamo.
Il tono dell’autore, inoltre, è molto classico, quindi non abbiamo una scrittura con inflessioni del gergo del giorno d’oggi. Insomma, “La contessa” è un libro speciale, non saprei davvero come altro definirlo e mi auguro che questa cosa passi attraverso le mie parole, attraverso le citazioni perché oggi forse sono pochi i libri che meritano davvero, ma questo è senz’altro uno di questi.

“In un contesto come questo, così isolato, sono riflessioni doppiamente spaventose, perché non vengono soffocate dal contraltare della realtà di qualcun’altro. Nel quotidiano rintracciamo fuggevoli punti di contatto tra il nostro mondo e quello degli altri e definiamo così ciò che è reale e ciò che non lo è. Quando siamo soli, isolati, come possiamo evitare la follia?”

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Un posto per Victoria – Veronica Evangelisti

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Se cercate un libro veloce e carino da leggere, “Un posto per Victoria” di Veronica Evangelisti fa proprio per voi. Ormai è chiaro che con questa rubrica di autori emergenti mi cimento nelle letture più varie ed in questo caso mi sono trovata davanti una lettura a tratti molto impegnativa.

Trama:
Un momento solenne: il trapasso di un’anziana signora. Per alcuni mamma, per altri sorella, per altri ancora nonna, come per Viola De Santis, appunto. La grande famiglia, grande e sbriciolata da mille incomprensioni e litigi, si trova riunita per l’ultimo saluto alla “tigre”. In quella circostanza di morte, Viola si pone molti interrogativi sulla vita. Domande e riflessioni sul senso della famiglia, sui rapporti tra i componenti che erano lì accanto a lei. Andando indietro con la memoria, in un passato che non poteva essere poi così lontano, se la nonna era ancora tra loro, riaffiorano situazioni tanto assurde e diverse da sembrare distanti mille anni. La dolorosa, pesantissima situazione della nonna da giovane, la guerra, l’immane fatica di vivere. Cos’è, quindi, la morte…? Una liberazione? Una resa dei conti? Un momento che fa piangere alcuni e lascia altri indifferenti? C’è un detto che dice che chi muore lascia il posto a chi arriva…

L’autrice dice di sé:
Veronica Evangelisti, nata a Roma il 08-10-1983. Diplomata in grafico pubblicitario nel 2002, decide di non appassionarsi a questo lavoro perché sa che non è quello che ama. Comincia subito a lavorare nel settore della vendita, scrivendo sempre per sé in un diario tutti gli aneddoti che le capitano durante il giorno. Ama raccontare storie. Il suo sogno è diventare attrice di teatro, ma rimane solo un sogno. Nel 2009 crea la sua famiglia, nel 2011 e nel 2014 diventa madre ed è proprio in questo momento di riflessione, dopo aver perso il lavoro a causa della sua prima gravidanza, che decide di cominciare a scrivere un libro. In questo periodo la scrittura diventa la sua amica, scrivendo Un posto per Victoria.

Viola, la protagonista, rivanga per tutta la durata del romanzo vari ricordi e aneddoti della sua vita, in occasione di un funerale. I ricordi che vengono sottoposti al lettore non sono altro che le tipiche avventure di una famiglia tradizionale del Sud, pugliese in questo caso. I miei parenti sono tutti del meridione, quindi purtroppo, o per fortuna, conosco molto bene tutte le tradizioni, tutti i luoghi comuni e tutte le fisse di quei posti e l’autrice le ha raccontate e tramandate nel modo più semplice possibile, senza pregiudizi o cattiveria insomma, anche perché, alla fine, era davvero così un tempo.
La scrittura non è perfetta, qualche errore è presente all’interno del romanzo, ma tuttavia si parla sempre di un primo libro e quasi nessuno ad un esordio è Alessandro Manzoni. Il contenuto tuttavia, a mio parere, fa passare oltre a questo, perché davvero è profondo, parla di vita vera, non della famiglia del Mulino Bianco, ma di famiglie tradizionali ed anche terribilmente travagliate. Insomma, se volete assaporare un po’ di Sud ed un po’ di vita vera, non dovete far altro che leggere “Un posto per Victoria“. La sua vera essenza è senza dubbio la famiglia, quella che, seppur strana e travagliata e, a tratti cattiva, c’è sempre nel momento del bisogno e che, nonostante tutto, è sempre un sostentamento ed un aiuto sempre presente nella vita.

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Una cenerentola a Manatthan – Felicia Kingsley

Questo libro è valutato da me:

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L’8 Novembre di quest’anno, esce “Una cenerentola a Manatthan” di Felicia Kingsley. L’ennesima storia banale ispirata alla fiaba Cenerentola? Forse sì, ma in questo caso l’autrice ha saputo davvero stupirmi per gli intrighi e gli intrecci durante il romanzo. “Una Cenerentola a Manhattan” possiamo considerarlo un romanzo rosa, molto simile alla Premoli. Mi hanno consigliato in libreria questo romanzo, mentre cercavo l’unico che mi mancava di quest’ultima e, siccome la trama era assai intrigante, ho accettato il consiglio e l’ho acquistato! Edito da Newton Compton Editori, l’ultimo libro di Felicia Kingsley non è certo da meno rispetto a quelli precedenti.

Riley non è di certo la tipica donna tacchi e fiocchettini. “Un paio di scarpe possono cambiarti la vita” è una frase al quale Riley non ha mai creduto e per lei i colpi di fulmine non esistono, se non in cielo.
Rimasta orfana alla tenera età di dieci anni, a ventisette ha ben altre cose per la testa di scarpe e amore. La sua matrigna è una vera macchina succhia-soldi che pur di fregarla e ostacolarla nella sua vita se ne inventa di ogni. Non da meno sono le sue due sorellastre che aspirano ad una carriera da web star e sono sempre pronte a remarle contro. Riley per mantenersi fa tre lavori, sennò non riuscirebbe proprio a vivere nella Grande Mela e, oltre a ciò, sta lavorando da due anni al suo romanzo che un giorno sogna di vedere sullo scaffale di una libreria. A New York, tuttavia le occasioni sono dietro l’angolo e un galà in maschera a Central Park potrebbe poterla aiutare a realizzare il suo sogno più grande. Quello che pare Riley non abbia imparato dalle grandi storie, è che a feste così grandi si possono fare incontri del tutto inaspettati. Alla fine, proprio per colpa di un paio di scarpe, si ritrova a diventare il personaggio principale di una delle favole più romantiche di sempre.

Come ho detto all’inizio, mi hanno stupita molto gli intrighi e gli intrecci nella storia che l’autrice ha saputo creare. Secondo me non sono per nulla scontati e semplici. Alla fine il romanzo si svolge in 402 pagine, ma la storia è talmente intensa che mi sembrava di averne lette molte di più in pochissimo tempo! E’ davvero incredibile perché poteva tranquillamente prendere la storia di Cenerentola, ambientarla a Manatthan ed il gioco era fatto. Invece trovo che abbia dato un tono in più alla storia e che questo contribuisca a farla risultare non banale o scontata, come possono essere molte altre rivisitazioni.
Il romanzo è pieno di continui botta e risposta fra i protagonisti, la fine di un capitolo significa desiderare di leggere il più presto possibile il prossimo e non stufa davvero mai. Mi ha molto divertita, è una lettura simpatica, fresca e leggera e molto in stile moderno.
La scrittura della Kingsley non stanca mai, è sempre ironica, pungente al punto giusto, senza dimenticare i risvolti romantici e dolci di ogni romanzo rosa che si rispetti. Trovo che questo sia un degno successore di “Matrimonio di convenienza”, del quale uscirà la recensione a breve, che mi era piaciuto davvero moltissimo.
Ho trovato molti aspetti simili alla scrittura della Premoli, quindi se amate il suo genere o comunque vi piace e vi intrattiene, avete trovato una valida rivale per i prossimi romanzi rosa che leggerete.
“Una cenerentola a Manatthan” vi farà sognare in ogni pagina, rivivrete ogni attimo più bello di questa famosissima fiaba, ma raccontata in chiave moderna e del tutto legata al mondo attuale, lavorativo e non. Insomma, cimentatevi in questa lettura divertente e lasciatevi trasportare da Riley e la sua fiaba.

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Articoli simili: “L’amore è sempre in ritardo“,  “E’ solo una storia d’amore“, “Amore su carta da zucchero

Il pane sotto la neve – Vanessa Navicelli

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Non so neanche come cominciare questa recensione, così a caldo, appena finito il libro. Perché di norma è così che faccio: finisco un libro, scrivo subito quello che mi passa per la testa in quel momento, senza rimuginarci su, senza

pensarci su. Questo mi aiuta ad essere totalmente sincera, in questo modo posso solo scrivere il mio reale pensiero sul libro. So che se iniziassi a rimuginare, pensare, non sarebbe il mio pensiero reale, ma devo ammettere che in questo caso mi risulta difficile, perché sono rimasta senza parole. E, capiamoci, non è una cosa poi così facile!
Quando l’autrice mi ha scritto per questa collaborazione, mi ha rapita la sua lunghissima e bellissima mail di presentazione. Mi ha presentato il suo romanzo come una madre presenta orgogliosa il suo bambino a tutto il mondo, da quanto ne è fiera. Quando vedo questo in una mail, già sono automaticamente propensa alla lettura e alla collaborazione, perché mi aspetto grandi cose e, per fortuna, di norma non sbaglio.
Parlo di “Il pane sotto la neve” di Vanessa Navicelli, uscito nel 2017. Inoltre voglio fare una menzione speciale ai ringraziamenti finali del romanzo. L’autrice fa sapere al lettore che ha studiato molto queste vicende, ma soprattutto ha ascoltate molte testimonianze e aneddoti raccontanti da persone che hanno davvero vissuto in quel periodo o che li hanno semplicemente tramandati ai proprio famigliari.

L’autrice dice di sé:
Sono nata a Vicobarone, un piccolo paese sulle colline piacentine, ma da anni vivo a Pavia. Sono cresciuta coi film neorealisti italiani, con le commedie e i musical americani, coi cartoni animati giapponesi, coi romanzi dell’Ottocento inglese e coi libri di Giovannino Guareschi. (Be’, sì… anche coi miei genitori.)
Mio padre mi ha trasmesso l’amore per la libertà. Mia madre un modo buffo e tenero di vedere le cose. Tutte e due mi hanno spinta a inseguire sempre (con tenacia) i miei sogni. (Hanno anche un sacco di difetti, eh! Ma queste cose… eh, queste sono impagabili.)
Amo la neve (specie mentre scende), l’opera lirica (Verdi come nessun altro), il buio e il silenzio del teatro (quando sta per aprirsi il sipario), e il mare a settembre.

Trama:
Una coppia giovane, due figlie, un paesino, degli amici, tante difficoltà e la voglia di farcela.
Sembra una storia di oggi. Invece… è ambientata nella prima metà del Novecento.
“Torniamo all’antico, sarà un progresso!” diceva Giuseppe Verdi. Ed ecco allora un romanzo che ci ricorda le nostre radici. Chi siamo e quanto ci è costato arrivare fin qua.
Il pane sotto la neve è un romanzo di narrativa popolare, ambientato “da qualche parte sulle colline dell’Emilia, al confine con la Lombardia, dove la provincia di Piacenza abbraccia la provincia di Pavia.”
È la saga di una famiglia contadina dai primi del ’900 fino alla primavera del 1945.
Si racconta della prima guerra mondiale, della fatica del lavoro in campagna, delle figlie che crescono e si fidanzano. Dell’arrivo della seconda guerra mondiale, della Resistenza. E dei nipoti: chi parte soldato, chi diventa partigiano.
Un mondo e una felicità fatti di piccole grandi cose. Tra politica e apparizioni della Madonna, canzoni degli alpini e orgoglio partigiano, la musica di Verdi e le passeggiate lungo il Po, innamoramenti inattesi e le gare ciclistiche di Bartali e Coppi, le recite di Natale in parrocchia e un bicchiere di vino all’osteria.

E’ importante, prima della recensione, farvi sapere che, fin da che ero ragazzina, non ho mai amato molto la storia. Di conseguenza, ai romanzi storici mi sono sempre tenuta bene alla larga. Non per cattiveria o altro, ma proprio perché temevo mi potessero annoiare e, capiamoci, leggere un libro che annoia è impossibile, oltre che un’estrema tortura. Grazie a questo libro, invece, ho capito che dipende da come viene scritto, raccontato e come riesce a farti entrare nel pieno della storia, in quegli anni così difficili.
Come dice la trama, il tutto si svolge nella prima metà del novecento, quindi va a toccare tematiche particolari come la Prima e Seconda Guerra Mondiale e la vita delle persone più povere, i contadini, come erano Tino e Cesira, i protagonisti.
L’autrice non scende in troppi dettagli storici quindi per una persona come me, come vi ho detto nella premessa, è proprio il massimo. Ho potuto apprezzare ogni parte del libro proprio per questo. Mi sono innamorata dei protagonisti ogni pagina di più. Inoltre questo romanzo fa parte di una saga, nei libri successivi il focus sarà su altri personaggi secondari come le figlie o i nipoti di Tino e Cesira e posso tranquillamente dire che non vedo proprio l’ora! Nella lettura, infatti, ho imparato ad apprezzare anche loro, quindi un libro totalmente dedicato sarei più che felice di leggerlo.
L’ho letto tutto d’un fiato, non mi ha mai stancata, volevo sempre di più. Mi ha rapita, ero proprio concentrata mentre leggevo, per assorbire ogni dettaglio ed ogni emozione che poteva trasparire dai capitoli.
Questo romanzo, come dice l’autrice, è stato scritto per poter essere letto e apprezzato da tutti. Per permettere a tutti di conoscere quella vita, quelle vicende. L’intento, secondo me, è ben riuscito, assolutamente. E’ leggero, scorrevole, chiaro e arriva dritto al punto, senza perdersi negli eventi, rimanendo sempre schematico e con un fine ben preciso. I dati storici ci sono, per forza di cose, ma non sono fastidiosi, forzati o noiosi. L’unica cosa che forse potrei dire è che il lato emotivo dei personaggi, almeno dei protagonisti, poteva essere approfondito un po’ meglio, ma per quanto mi riguarda è un libro bellissimo, che ti pone davanti a realtà così lontane, ma allo stesso tempo così vicine e nonostante questo rischiano sempre di essere dimenticate.
Io ho pianto alla fine di questo romanzo. E’ vero che sono una persona molto emotiva, ma non piango per niente. Le ultime pagine me le sono totalmente divorate, sono state un turbinio velocissimo di emozioni che non potevano concludersi in modo migliore. Quando piango alla fine di un libro non mi spiace, so che mi ha toccata nel profondo, che mi ha trasportata e so che, in questo genere di romanzi, può essere solo che un bene.

 

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Choose me, choose you, choose us – Jasmine Hashem

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Eccoci per un altro autore emergente. Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli autori emergenti che si stanno affidando a noi per avere una recensione, non ci aspettavamo sinceramente un’adesione così numerosa a questa rubrica, eppure ci sono arrivate tantissime richieste che spesso fatichiamo a stare dietro a tutte le vostre mail!
Oggi parliamo di “Choose me, choose you, choose us” di Jasmine Hashem. La ragazza è in campagna su bookabook, quindi non è ancora stata pubblicata ufficialmente, quindi vi lascio tutti i link del caso per supportarla ed anche per il suo profilo Instagram.

Trama:
Ognuno affronta il dolore come meglio crede. Jane e Vince sono due ragazzi, compagni di liceo, che all’età di diciotto anni si ritrovano ad affrontare la perdita di un genitore. Una stessa storia che innesca però due reazioni totalmente differenti. Se Jane, dopo la morte del padre, inizia a mangiare a dismisura e a ingrassare, Vince, dopo la morte della madre, si chiude in se stesso scegliendo di vivere in totale apatia. Sono conoscenti, non amici, eppure lei si sente inspiegabilmente legata a lui. Dopo aver compreso ciò che sta facendo a se stessa, Jane decide di cambiare stile di vita. A venticinque anni è una donna sicura e serena. Studia, ama lo sport e pratica la boxe. Un ragazzo conosciuto al corso di boxe sarà per lei il primo appuntamento. Prima di questo decide però di rivedere Vince. Il loro incontro sarà decisivo e le incomprensioni non mancheranno. Non è facile esporsi e aprirsi, né tanto meno lo è arrendersi. L’amore a volte è una questione di scelta. Scegliere spesso richiede estremo coraggio. Ci sono situazioni, però, in cui scegliersi non rappresenta una scelta. Se fosse questo il caso?

Scrivere la recensione di un autore emergente la vivo come una seria responsabilità, sia nei confronti dell’autore che nei confronti del lettore che mi legge e mi ascolta. Questo libro l’abbiamo scelto perché tratta una tematica molto particolare, come quella della perdita di una persona cara e di due modi totalmente opposti di vivere questo lutto, che secondo me è la particolarità del libro, la parte che fa più riflettere. Questo è un po’ il cuore del romanzo rosa in oggetto, al quale la storia tra Jane e Vince fa da perfetta cornice. Avrei gradito una descrizione migliore dell’amore tra i due protagonisti, perché non si percepisce molto, secondo me, la ragione per il quale Vince sia così infatuato e preso da Jane, che apparentemente è stata solo una compagna di scuola con il quale lui non parlava neanche granché. Insomma, questo lato andava più approfondito ed articolato.
Il romanzo non è stato corretto o ripassato dall’editore ancora, ma si presenta “nudo e crudo” così com’è stato scritto, non essendo appunto ancora stato pubblicato. sono presenti alcuni errori grammaticali, di punteggiatura e linguistici. Tuttavia una rilettura dovrebbe bastare a renderlo già meglio sotto questo punto di vista, anche prima del passaggio dell’editore.
La storia tra Vince e Jane è molto romantica alla fine. Come detto prima, hanno entrambi avuto uno dei lutti più brutti da patire: la perdita di un genitore. La descrizione della reazione e del modo di vivere questo periodo della vita è molto strutturato e dettagliato, trasporta molto nella storia ed aiuta ad immedesimarsi e capire i personaggi. Se lei ingrassa a dismisura e si ritrova obesa, introversa ed insicura, lui si chiude in sé stesso, chiude rapporti con amici, con il padre e rantola nel buio.
Un’ultima unica pecca è che il romanzo non è ambientato in un luogo specifico, non viene detto o specificato, quindi ogni lettore si fa una propria idea sul posto dove si svolge il tutto. Tuttavia i nomi ed i cognomi dei personaggi sono tutti inglesi/americani, ma le ambientazioni della scuola, da ciò che si può dedurre, anche se non specificato direttamente, delle canzoni di cui si parla, è tutto italiano. Questo crea una sorta di incoerenza, ma diciamo che è più una sottigliezza che altro.
In conclusione il romanzo si chiude come ogni romanzo rosa che si rispetti meriti di finire, quindi occhi super a cuore e l’amore trionfa sempre. L’idea è molto bella, il dettaglio sui lutti, i modi di reagire, sono molto particolari ed i veri protagonisti della storia ed offre molti spunti di riflessione e, perché no, un aiuto a superare un evento così drammatico della vita.

E’ solo una storia d’amore – Anna Premoli

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Dopo aver parlato della sua ultima uscita, “L’amore è sempre in ritardo“, mi è venuta voglia di parlare di altri suoi libri. Ovviamente sto parlando di Anna Premoli ed oggi vi volevo parlare di “E’ solo una storia d’amore”.
E’ solo una storia d’amore” di Anna Premoli esce nel 2016, edito da Newton Compton, e viene definito il suo nuovo libro scoppiettante e super romantico! Ormai si sa, la Premoli è una scrittrice di romanzi rosa, la prima autrice italiana che ha iniziato dal self-publishing facendo diventare i suoi romanzi dei best-seller molto amati.

Sono passati cinque anni da quando Aidan Tyler ha lasciato New York. Ha lasciato la grande mela da vincitore del premio Pulitzer e diretto verso il sole ed il divertimento della California. Imbonito e viziato dalla critica e soddisfatto dalle tantissime copie del suo romanzo vendute, si adagia un po’ troppo sugli allori, sebbene si fosse ormai convinto che quello sarebbe stato solo l’inizio di una grande carriera da scrittore. Le cose non stanno andando proprio come Aidan aveva sognato. E’ da cinque anni che non scrive nulla, neanche mezzo capitolo, ed ormai ha il suo agente letterario, Norman, alle calcagna, insieme alla casa editrice che gli ha già dato un lauto anticipo sul suo nuovo romanzo, che ancora non esiste. Scoraggiato decide quindi di far rientro a casa, dove tutto è iniziato, fiducioso di ritrovare così la sua perduta ispirazione.
E’ proprio nella grande mela che conoscerà Lauren, una scrittrice di romanzi rosa molto prolifica. Ovviamente Aidan non la conosce, in quanto considera il genere dei romanzi rosa della “robaccia” ben lontana dalla letteratura. Chiunque potrebbe scrivere un libro di questo tipo per Aidan. Avrà ragione oppure sarà costretto a ricredersi?

“Quello che la gente spesso non capisce è che la magia del rosa non sta nella capacità di predire chi si innamorerà di chi – non scriviamo mica gialli – ma nella bellezza di un percorso condiviso. Tutte le volte che due persone si innamorano accade qualcosa di magico.”

Questo romanzo è senz’altro tra le mie storie preferite della Premoli. La sua freschezza e la sua scioltezza nella narrazione è sempre il lato che la distingue da molti nel genere. I suoi romanzi scorrono velocemente e piacevolmente, ironici, pratici e leggeri.
In questo caso, come nella maggior parte dei suoi libri, abbiamo una narrazione alternata tra Aiden e Lauren, quindi abbiamo una visione a trecentosessanta gradi della situazione e di ciò che succede. Questo ci permette di ammirare nel decorso della lettura, la crescita dei personaggi. Infatti, all’inizio della storia abbiamo dei protagonisti ben diversi rispetto alla fine. Aidan è uno scrittore pieno di sé, con il suo premio Pulitzer, considerando non-scrittori quelli come Lauren, ed alla fine cambia molto la sua visione della letteratura, imparando a rispettare anche il diverso e, magari, “frivolo” come può essere un romanzo rosa. Lauren, invece, convinta di scrivere un genere sempre mal etichettato e preso sotto gamba da tutti, alla fine capisce che l’importante è piacere ai suoi lettori e soddisfarli. Tutto ciò è ben chiaro nella narrazione, quindi si assiste ad una vera e propria crescita del personaggio.
La cornice perfetta di questa situazione è appunto il suo stile di scrittura, che è un continuo botta-risposta tra i protagonisti e credo sia davvero la risposta a tutti quelli che pensano, anche nella nostra realtà, che il romanzo rosa non sia considerabile scrittura, che è prevedibile e scontato e spesso non degno di lettura.
Per me questo tema è curioso, essendo il genere rosa proprio quello del quale si occupa l’autrice. Sicuramente questo ha aiutato a fare sembrare la storia più vera e simpatica possibile, essendo che, probabilmente, ci è passata seriamente nella realtà. E’ un romanzo che consiglio quindi anche a tutti gli scettici del genere. Insomma, non si può sempre leggere classici o fare letture impegnative in generale. Il genere rosa, secondo me, è quello che si adatta a molte più persone di tutti gli altri generi, anche a lettori non abituali, proprio per la sua leggerezza, freschezza e velocità. Ed alla fine quello è l’importante, non è ciò che leggiamo che ci identifica, ma il solo fatto di leggere, qualsiasi cosa, ci lascia qualcosa in più rispetto a prima ed è questo che deve fare un libro, di qualsiasi genere.

 

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15 – Luigi Pucci

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Nuovo romanzo di autore emergente oggi. Parliamo di “15” di Luigi Pucci. L’autore mi ha gentilmente omaggiata della copia cartacea del romanzo e mi sono buttata, subito dopo l’arrivo, in questa lettura.
15 esce nel 2017, edito da Aletti Editore.

Trama:

“Ma che si rischia veramente?” si chiedeva David quella notte, tra un bicchiere di vodka e un grosso e puzzolente sigaro cubano. “Cosa si rischia a prendere in mano lo scettro della vita?”

Inserisco solo questa breve frase, al posto della trama. Sebbene l’autore mi abbia scritto l’intera sinossi per mail, ho deciso di essere coerente con la scelta di non esporla totalmente. Né su Amazon, dove è esposta solo quella citazione che ho indicato su, ne sul libro, dove viene riportato un altro estrapolato del romanzo. Scelta curiosa, ma molto intrigante. Quando mi è arrivato il libro, come una sciocca me lo sono rigirato in mano un sacco di volte, pensando che potesse apparirne una trama, invece no, non c’era proprio. Bizzarro, ma mi ha fatto sorridere e mi ha incuriosita ancora di più.
In breve, comunque, siamo in un periodo buio, dove la luce del sole fatica a scorgersi anche da lontano. David è il protagonista di questa storia ed è uno scienziato annoiato dalla vita, fatta solo di routine, di lavoro-casa e casa-lavoro. Un giorno succede qualcosa che cambierà radicalmente la sua vita.
Tendenzialmente non mi approccio molto a questo genere, non fa molto per me. Tuttavia non sono solita a escludere un libro a prescindere, mi piace osare e tentare.
L’ambientazione è molto particolare, un futuro in cui il sole sta svanendo, si vede poco. E’ molto intrigante. Il romanzo è scorrevole tutto sommato, sebbene non tratti tematiche semplici ed intuitive, è di circa cento pagine, quindi comunque veloce.
La narrazione è semplice ed efficace, non scontato per un autore emergente, a volte mi è capitato di leggere anche libri che sembravano non fossero stati riletti prima della stampa, neanche sotto il punto di vista grammaticale, ma fortunatamente non è questo il caso di “15”. Il narratore è esterno alla vicenda, è una terza persona che racconta la vita del protagonista, e parla direttamente con il lettore.
Un difetto che ho trovato durante la lettura è che, secondo me, la storia doveva essere svolta in più pagine, in modo da poterla sviluppare meglio. A tratti sono stata trascinata in un turbinio strano insieme al protagonista, senza capire la motivazione di ciò che succedeva. Anche i personaggi, molto interessanti, meritavano una descrizione ed un lavoro migliore, al fine di capire a pieno le azioni, il carattere e le emozioni. Senza ombra di dubbio c’è un margine di crescita per questo autore, quindi tutto il mio appoggio e tutto il mio sostegno, può solo migliorare. L’idea c’è, il romanzo è scorrevole, il modo di narrare è piacevole e semplice. Mi ha aperto un genere del tutto nuovo per me e, chissà, per nuove letture future.

 

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La treccia – Laetitia Colombani

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Ho sentito tanto parlare di questo libro, l’ho visto da parecchie blogger e mi ha incuriosita moltissimo la trama, quindi eccoci qua oggi per recensire “La treccia” di Laetitia Colombani.
“La treccia”, edito da Editrice Nord, esce nel 2017, viene tradotto da Claudine Turla ed in pochissimo tempo diventa un best-seller, tradotto in più di 25 lingue, dalla sua originale che è il francese.

Nulla sembra unire Smita, Sarah e Giulia. Giulia è italiana, abita a Palermo e lavora nello storico laboratorio di parrucche, della sua famiglia. Sarah è un famosissimo e richiesto avvocato di Montréal che ha sacrificato la vita per la carriera. Smita, invece, abita in un villaggio indiano, nella condizione di intoccabile.
Tuttavia, tutte e tre le donne sono accomunate da un grande coraggio che hanno dovuto tirare fuori nella loro vita. Smita per poter lasciare il villaggio che è sempre stata la sua casa, insieme a sua figlia, per darle una vita migliore, Sarah per intraprendere una nuova vita, fatta non solo di tailleur e udienze e Giulia per salvare, alla giovane età di vent’anni, il laboratorio di famiglia ad un mese dal fallimento. Si troveranno tutte e tre a dover spezzare una cosa più forte degli atomi: i pregiudizi, insieme alle tradizioni. Le donne non si incontreranno mai, ma i loro destini sono estremamente legati, come ciocche di capelli che s’intrecciano.

Ho sentito solo belle parole di questo libro e devo dire, innanzitutto, che le confermo tutte! L’ho divorato in due giorni, e solo perché avevo poco tempo, altrimenti in una giornata me lo sarei finito tranquillamente. Il romanzo ha venduto più di trecentomila copie e per l’autrice è stato davvero un esordio da record e, dopo averlo letto, non posso che essere contenta di ciò: se lo merita seriamente.
Per tutta la durata della storia, la narrazione si alterna fra le tre donne a rotazione, quindi abbiamo tutti e tre i punti di vista alternati. Smita, Giulia e Sarah vengono da parti diverse del mondo, totalmente diverse, ma le situazioni che vivono sono molto analoghe per la loro realtà. Tutte e tre lottano per tre cose diverse, ma ugualmente difficile. Un vero inno al “girl power“, oserei dire. Sono tre donne coraggiose, forti e determinate e questo traspare da ogni singola lettera del romanzo.
Le parti che mi sono piaciute di più, sono quelle dedicate a Smita che, a livello di difficoltà, trovo fosse quella nella situazione più complicata e dimostra davvero una forza senza eguali, tutte le donne, ma anche tutti gli uomini, trattati in quel modo dovrebbero avere la sua forza, di ribellarsi e dire un grande “basta” al sistema che sfrutta, maltratta ed impoverisce l’umanità. Il fatto di venire a contatto con una realtà così difficile e lontana dalla nostra, è davvero un punto in più per il libro, non se ne parla mai abbastanza e fa realmente aprire gli occhi.
Nulla togliendo a Giulia e Sarah, in ogni caso, che nella loro realtà vivono con un muro di tradizioni, costrizioni sociali e lavorative davanti che con molta tenacia e determinazione buttano totalmente giù alla fine.
La lettura è molto scorrevole, come ho detto all’inizio, in un giorno me lo sarei letto tranquillamente. Il linguaggio è chiaro, semplice, veloce. Nonostante tratti di argomenti delicati, lo fa con una finezza senza eguali.
Quando ho finito il libro ero quasi triste, avrei voluto qualche pagina in più per rimanere con la loro forte compagnia, perché questo romanzo mi ha fatto proprio bene all’anima. L’unica cosa, che non è neanche una pecca, ma che sarebbe stato solo un di più alla storia, è che avrei preferito un epilogo più chiaro, specialmente per la storia di Smita. Giulia e Sarah è chiaro cosa fanno, cosa faranno e come lotteranno, ma per Smita la situazione rimane un po’ aperta. Non in modo esagerato, è una piccolezza alla fine, dovuta solo all’affetto per il personaggio e a volerne leggere l’esatta fine.
In conclusione, se state cercando un libro bello, veloce e scorrevole l’avete trovato: dopo averlo letto non sarete mai pronti a lasciar andare questi bellissimi tre personaggi.

 

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Un evento assolutamente straordinario – Hank Green

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Articolo molto speciale oggi dedicato a “Un evento assolutamente straordinario” di Hank Green. Dal 31 ottobre si troverà in tutte le librerie, quindi da stamattina potrete acquistarlo! Edito da Harper Collins, che gentilmente mi ha omaggiata del libro in anteprima, e tradotto da Masini Beatrice, è un libro molto promettente nonché romanzo di esordio dell’autore!
April May è una ragazza di ventitré anni che sta girando per le strade di New York a notte ormai inoltrata. Stranamente la tessera della metro le viene rifiutata, così mentre gira in cerca di una soluzione, si imbatte in una scultura gigantesca, che le ricorda molto un transformer. April rimane molto colpita da questa scultura, pensa che il suo artista si sia impegnato molto ed abbia fatto un bellissimo lavoro, così chiama Andy, il suo migliore amico, che fa video su YouTube per dargli lo scoop di questa scultura. Finiscono per girare un video con April da protagonista che presenta l’opera, chiamandolo Carl. Il mattino dopo il video di Andy e April è virale, la notizia fa il giro del mondo: Carl non c’è solo a New York, ma è comparso allo stesso momento in decine di città diverse, sempre identico. April è stata la prima ad averne un contatto, la prima a scoprirlo e si ritroverà presto al centro dell’attenzione mediatica e sui social network. Questo la porterà a grossi cambiamenti nella sua vita, dovrà fronteggiare le conseguenze della sua improvvisa notorietà, ma allo stesso tempo cercare di capire chi sono i Carl e che cosa vogliono da noi umani.

“Mi viene in mente adesso che oggi abbiamo intrapreso una serie di azioni per conto di tutta l’umanità e forse avremmo dovuto chiedere prima una sorta di permesso… o lasciare che fosse il governo a decidere se era il modo giusto di agire. Non l’ho fatto. Non ho pensato che l’esito del nostro esperimento sarebbe stato così fondamentale o significativo.”

All’inizio mi era venuto da definirlo un romanzo distopico, tuttavia lo trovo più un fantasy. La realtà difatti è la nostra, comune realtà, intesa come mondo attuale. Ci sono tutte le problematiche inerenti ai social network, ai problemi che ne derivano, dell’assuefazione che possono dare, insieme alla notorietà. Insomma, non ci manca proprio nulla sotto questo punto di vista. Come ci anticipa la trama tutte queste tematiche sono, a mio avviso anche, trattate perfettamente dall’autore: il ruolo dei social media nella nostra vita, il modo in cui noi essere umani come unità d’insieme affrontiamo paure e incertezze e infine la spersonalizzazione di un personaggio pubblico e noto a milioni di persone. Quest’ultimo tratto è stato il mio preferito. La protagonista viene psicanalizzata perfettamente durante tutta la durata del romanzo, tutti i suoi processi interni, le sue paure, forze, incertezze. Come cambia la sua vita dopo che diventa ufficialmente un personaggio pubblico, il peso che le sue parole assumono di fronte alle milioni di persone che l’ascoltano e la seguono. Personalmente ho trovato molto interessante questo punto, perché, come detto prima, sono effetti realmente esistenti su persone di questo rango e, per noi “comuni mortali“, non è una cosa così immediata e facile da capire, è difficile immedesimarsi e capire, senza che venga spiegato così bene, come è successo in questo caso.
Come detto prima, la narrazione ci permette di immedesimarci totalmente con April, in quanto è proprio lei che narra la sua storia… a noi! Sì, avete capito bene, April sta scrivendo il libro e parla con il lettore come se fosse il suo interlocutore, non si risparmia quindi a battute, intercalari, come se stesse parlando con un amico. Difatti, spesso durante il racconto, si riprende da sola, riconosce i suoi errori e li ammette con noi. Questo mi ha reso la lettura scorrevole, super piacevole e d’impatto.
Non ho trovato grossi difetti in questo romanzo, anzi. Sebbene sia l’esordio dell’autore, per me deve proprio continuare a scrivere, spero eventualmente anche in un seguito di questo. L’ho proprio divorato, sebbene non fosse proprio tra i miei generi preferiti, ma sono sempre aperta a novità. L’unica cosa è stato il finale, odio quando mi rimane l’amaro in bocca alla conclusione di un romanzo che mi è piaciuto molto! Come ho detto prima, per questo mi piacerebbe ci fosse una sorta di seguito o spin-off, mi aiuterebbe probabilmente ad apprezzarlo di più.
Ringrazio ancora infinitamente la Harper Collins per avermi dato questa splendida opportunità, con un libro così promettente e particolare, che mi ha permesso di andare fuori dai miei schemi.

“La celebrità di una persona è nella testa di tutti tranne che nella sua. State prendendo un volo all’aeroporto e 999 persone vi vedono come un’altra faccia nella folla. Ma la millesima può pensare che siete più famoso di Gesù. Come potete immaginare, questo rende la celebrità piuttosto disorientante. Non potete sapere chi sa che cosa.”

 

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