Mi chiamo Beba – Palma Lavecchia

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Dopo aver trattato questo tema nel giorno dedicato contro alla violenza sulle donne, ho avuto l’occasione di collaborare con Infinito Edizioni (per il loro catalogo clicca qui) ed ho scelto proprio “Mi chiamo Beba” che, per la sua forte personalità, mi stava proprio chiamando!

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Trama:
La violenza contro le donne è una terribile piaga sociale che assume forme che vanno dall’estremo del femminicidio allo stalking e alle tante declinazioni di violenze quotidiane e famigliari, fisiche e psicologiche.
Beba, diminutivo di Benedetta, la protagonista di questo libro, è vittima di violenza da parte del compagno. La sua è una storia di persecuzione, resistenza e rinascita che rappresenta il paradigma dei pericoli a cui vanno incontro le donne in un Paese maschilista e ipocrita qual è l’Italia. La storia di Beba e della sua lotta per amore del figlio Mattia e della vita insegna a resistere e a non darsi mai per vinte. Ma soprattutto spiega, una volta per tutte, che se un uomo picchia una donna non lo fa per amore, ma solo per un senso distorto e malato di possesso. Quell’uomo non va protetto e le vittime non possono pensare di cambiarlo immolando la loro vita, ma va denunciato e fatto curare. È l’unico modo per farla finita col femminicidio e per avere una società migliore.

Come è facilmente intuibile dalla trama, “Mi chiamo Beba” è un libro con un messaggio molto forte e ripeterò fino allo sfinimento che non se ne parla mai abbastanza perché se tutti avessimo bene in testa il rispetto per chiunque, non avremmo bisogno di sentire o leggere queste storie.
Il libro si presenta quindi come una sorta di denuncia a quello che tipicamente viene chiamato “femminicidio” e Benedetta, la protagonista, è una donna che si ritrova proprio in una di quelle terribili situazioni insieme a Mattia, il suo bambino di pochissimi anni di vita.
Quello che più ho apprezzato della storia è che non si limita a raccontare cosa succede, ma nel suo piccolo cerca di fare un’analisi sulle motivazioni che spesso ci possono essere dietro l’attrazione che si può provare verso una persona che non ci considera e non ci ama. E’ stato un risvolto inaspettato per me perché questa fa ancora parte delle cose che non si possono dire ne accennare perché è sconvolgente, ma che nonostante tutto esistono. Una persona stabile e forte, tendenzialmente non si ritrova ingarbugliata in una relazione simile, ma ci sono delle debolezze caratteriali che ci possono portare a queste situazioni ed è importante cercare di identificarle e capire come poterle abbattere per salvaguardarci. Questo libro potrebbe arrivare a persone che non lo sanno, non si rendono conto e potrebbe aiutarle a comprendere la situazione per poi uscirne.
La storia l’ho letto tutta d’un soffio praticamente quindi è di veloce lettura, non stanca mai e la fine l’ho divorata perché non riuscivo a staccarmici. Ho trovato giusto qualche difetto per quanto riguarda i dialoghi fra i personaggi perché a volte li ho trovati un po’ forzati e fuori luogo, ma tutto sommato, e dato il tema, il libro merita davvero molto. E’ un mix di amore, di forza, di voglia di farcela, di famiglia.
In conclusione ci tengo a menzionare il catalogo della casa editrice, Infinito edizioni, perché ha davvero tantissimi libri su tematiche sociali di questo genere, variando su tantissime cose. E’ davvero molto interessante e se vi piacciono i libri di questo genere, avete trovato la casa editrice che fa per voi!

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Tiger blues – Jimi B. Jones

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Tiger blues” di Jimi B. Jones esce ad Ottobre 2018, edito da Watson Edizioni nella collana “luci“. All’inizio ho avuto un po’ paura nel leggere questo libro, ma questo ve lo spiegherò meglio recensione facendo.

Trama:
Jim Beam aveva un fratello, una sorella e una madre. Del padre non seppe mai niente. La mamma era seria, preoccupata, sempre nervosa. Aveva paura e non si riposava mai: aveva paura di non riuscire a mantenere i propri figli, aveva paura che uno di loro si ammalasse. Aveva paura di un sacco di cose. Invece Jim non aveva paura di niente, tranne della noia. Abitavano appena fuori Lovelock, in un posto che si chiamava Cottonfarm. Le vicende partono da quando Jim era piccolo, viveva in un recinto e passava il tempo giocando con i fratelli; prosegue con l’incontro che gli cambierà la vita e la nascita di un’amicizia decisamente fuori dal comune, così come fuori dal comune è lui, in tutto quello che riesce a fare. Axl è il figlio adolescente del proprietario di Cottonfarm, un allevamento di tigri nei dintorni di Lovelock, in Nevada, e Jim è una tigre. Axl e Jim cresceranno insieme uniti da un legame che riuscirà ad andare oltre le diversità tra la razza umana del primo e quella felina del secondo.

Un po’ paura a leggerlo.. perché? Beh, perché sono una persona molto sensibile a queste tematiche ed una volta appreso che la protagonista fosse una tigre tenuta in cattività, ho davvero avuto paura di come potesse svolgersi la storia, che mi sarei trovata ad arrancare fino alla fine. Invece stranamente no. Sebbene descriva determinate cose, non è in modo crudo, sebbene alcuni capitoli ho fatto chiaramente più fatica a leggerli rispetto ad altri, son riuscita tranquillamente ad andare avaanti e a non farmi trasportare troppo in quei casi. Tuttavia, nonostante questo, terminata la lettura, so che mi mancherà quel gattaccio che era Jim Beam.
Si è concluso nel modo migliore in cui una storia del genere potesse concludersi e sono stata davvero molto contenta, quindi se, come me, siete un po’ sensibili, potete tranquillamente fare questa lettura a cuor leggero, ve lo assicuro.
Detto ciò, posso affermare sinceramente che questo libro me lo sono divorato davvero in due/tre giorni, facendo continuamente il tifo per Jim in ogni momento, anche quando, essendo soggiogato ormai dagli umani all’inizio della storia, decide di rinunciare alla sua libertà per tornare dal suo amico. Una storia di amicizia e molto di più quindi, oserei dire, dove l’amicizia è la vera protagonista indiscussa. Il rapporto che si crea tra Axl e Jim è davvero qualcosa di unico, è una trama che si presterebbe molto anche a diventare un bel film talmente interessante.
La storia di Jim è raccontata in terza persona e così siamo accompagnati da un’abile narratore nella sua vita, dall’infanzia fino alla fine della storia, attraversando i quattro elementi, acqua, terra, fuoco e aria. Molto particolare e singolare come scelta narrativa, l’ho davvero gradita. Il libro scorre fluido, mai pesante o noioso, è davvero una chicca! Per il modo in cui è scritto si adatta a tutti i tipi di lettori, bambini, adulti, ragazzi, anziani. Davvero chiunque può leggere e amare questo libro.
Durante la lettura ho pensato a cosa volesse significare questa storia, dove stava la morale ed il significato che andava al di là della storia di Jim fine a sé stessa e devo dire che viene anche tutto spiegato nelle ultime pagine del libro, quindi per questo non svelerò nulla, perché è davvero una cosa bella che mi ha colpita particolarmente e merita di essere letta dopo la storia di Jim. Fidatevi, non ve ne pentirete davvero.

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Matrimonio di convenienza – Felicia Kingsley

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Ebbene sì, dopo “Una cenerentola a Manatthan” ho deciso di recuperare tutti i libri di Felicia Kingsley. Da buona amante del genere rosa e di Anna Premoli, mi sono buttata anche su Felicia che, come già vi ho spiegato, ha uno stile molto simile. Il libro in questione è “Matrimonio di convenienza“, che esce nel 2017, edito sempre da Newton Compton Editori, ed ha riscosso molti consensi sul web.

Jemma ha un lavoro inusuale: fa la truccatrice teatrale, vive in una casa di dubbio gusto e colleziona solo delusioni sotto il punto di vista sentimentale.
Un giorno riceve una chiamata dal suo avvocato che le cambierà la vita. Sua nonna materna, che ha diseredato sua mamma per essersi innamorata e sposata con un uomo non nobile, ha lasciato a lei tutte le ricchezze della famiglia, ma ad una sola ed unica condizione: riceverà quei soldi solamente quando sposerà un uomo nobile, a differenza di sua madre. La coincidenza vuole che il suo avvocato, parallelamente, stia seguendo il dodicesimo duca di Burlingham, che attualmente non naviga nell’oro, è totalmente al verde e sta rischiando di perdere tutti i beni di famiglia, anche il suo titolo. La cosa è presto fatta, Jemma ha bisogno di un nobile, Ashford di soldi, lui è un duca e lei ha molti soldi.
Il loro non sarà altro che un matrimonio di convenienza, un’unione di facciata per permettere a lei di avere i soldi e a lui di mantenersi il titolo, ma che cosa avranno mai in comune un lord molto formale e composto con una donna, figlia di una coppia hippy, che ama girare nuda per casa? Apparentemente nulla, ma Jemma non sa cosa l’attende una volta sbarcata alla residenza del duca dove l’attende galateo, formalità molto rigide, ricevimenti, feste ed un’odiosa suocera aristocratica.

Rapportato a “Una cenerentola a Manatthan“, qui abbiamo una storia meno intricata e meno ingarbugliata negli eventi. Tuttavia, se nel primo avevamo una coppia già presa ed innamorata, qui possiamo ammirare per tutta la durata del romanzo un amore che nasce quasi da un odio e che, man mano, cresce fino a sbocciare. Molto interessante questo punto di vista, la storia di per sé è molto affascinante e rocambolesca. Insomma, la visione di lei, abituata da sempre a vivere in modo libertino in casa propria, che si ritrova a vivere in casa di nobili dove la compostezza è la padrona indiscussa in ogni momento, fa molto ridere, è molto buffo.
Amo le idee della Kingsley per i romanzi rosa perché non sono banali o scontati, ma sempre un qualcosa di inusuale c’è, il che li rende comunque particolari, nonostante nel genere non sia una cosa proprio facile.
Questo romanzo in particolare è molto romantico, molto rosa, si legge molto in fretta, non mi sarei mai staccata da questo libro perché mi aveva presa moltissimo e divertita altrettanto. In particolare il personaggio di Jemma l’ho adorato un sacco, figlia di hippy un po’ pazzi e nudisti, troppo simpatica!
In conclusione, se cercate un romanzo rosa un po’ particolare, divertente, super romantico, “Matrimonio di convenienza” non deve proprio mancare tra le vostre prossime letture!

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Articoli simili: “E’ solo una storia d’amore“, “L’amore è sempre in ritardo“, “Una cenerentola a Manatthan

L’istinto materno nuoce gravemente alla salute – Debora Porfiri

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Credo di non aver mai letto un libro del genere. Non perché non mi piacciano, ma forse perché questo tema ancora non mi ha toccata.. Almeno non personalmente, perché la gravidanza di mia sorella è stata un po’ come se fosse la mia!! No scherzo… Ma non troppo.
Sono comunque sempre stata sensibile alla tematica, essendo un po’ anche spesso sottovalutata come cosa. Quindi è con immenso piacere che ho letto “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute” di Debora Porfiri (Il profilo dell’autrice qui). Il titolo è provocatorio, ironico ed intrigante, non sapevo realmente che cosa aspettarmi! Il libro esce nel 2018, edito da Pellegrini.

Trama:
Attraverso 52 cronache e altrettante settimane, l’io narrante racconta la propria nascita: dal parto al primo compleanno della figlia, in un tortuoso percorso che la vede nascere ogni settimana in una nuova versione di sé. La protagonista si ridefinisce man mano che si confronta con sua figlia, con il mondo esterno, ma – soprattutto – con se stessa, in un doloroso eppure divertente faccia a faccia. Il libro spazia da una dolorosa comicità a uno sguardo disincantato e polemico sulla società; da una nostalgia per un ideale irrealizzabile a un consapevole ma sofferto bisogno di far esplodere gli stereotipi. Superando la consueta dicotomia della maternità come benedizione o malaugurata sorte, questa raccolta di cronache dolce-amare descrive con ironia e schiettezza la costruzione di una nuova identità multivalente: quella di una M.A.M.M.A.

L’autrice dice di sé:
Debora Porfiri è nata e cresciuta a Lugano. Dopo la maturità conseguita al Liceo Lugano1, ha intrapreso gli studi di Lettere all’Università di Ginevra. Ha insegnato italiano e inglese al Liceo, alla Scuola di Commercio, alla Scuola di Cultura Generale e alle Medie, nel Canton Ginevra.
È tutt’ora insegnante a Ginevra e M.A.M.M.A. di due bambini.
L’istinto materno nuoce gravemente alla salute: cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire è il suo primo libro.

“L’istinto materno nuoce gravemente alla salute” è un libro spigliato ed ironico. Con ironia l’autrice ci accompagna nel primo anno di vita della figlia, seguendo settimana per settimana una mamma che si forma, che forma il suo rapporto con la bambina, che torna a lavorare, che lotta per i suoi diritti. Devo dire che parlare di tutto ciò in modo non pesante è una cosa molto ardua. Eppure Debora ci è riuscita egregiamente.
Il libro l’ho letto in un pomeriggio, è una lettura simpatica e veloce che attraversa tutte le varie difficoltà dell’essere M.A.M.M.A. divise in 52 settimane, quindi il primo anno dopo il parto. Dalla difficoltà delle routine che si instaurano dopo la nascita di un figlio, ai risvegli notturni, all’allattamento e le poppate notturne, insomma, tutte cose che chi è mamma conosce anche fin troppo bene.
Sebbene io non sia una mamma, ho provato molta empatia verso questo racconto, perché sono riuscita ad immedesimarmi nella situazione, nonostante non mi abbia mai toccata realmente. Sicuramente non sono fasi che attraversano tutte le donne durante la maternità, ma indubbiamente più di quante si possa credere. Semplicemente le persone, dopo una gravidanza, si aspettano da una donna un determinato comportamento ed atteggiamento che non sempre può essere quello effettivo che noi sentiamo, ma, dato il fatto sopracitato, ci si sente obbligate a sentire determinate emozioni e a comportarsi in un determinato modo, anche se forzato.
Non scontato è anche il fatto che parla, seppur per poco, delle condizioni che spesso le donne sono costrette a sopportare sul lavoro, una volta rientrate dalla maternità, sugli orari dell’allattamento, sulle pretese dei datori di lavoro e via dicendo. Di questo non se ne parla davvero mai abbastanza, essendo una cosa davvero terribile, una piaga della società.
Il racconto è incentrato sul ruolo di mamma, anche se mi sarebbe piaciuto sentire parlare anche più della figura paterna, che nella storia risulta assente e che anche questa spesso non calcolata molto, ma che ha comunque le sue difficoltà. Ovviamente questo è un parere strettamente personale essendo il libro palesemente incentrato sul ruolo materno e basta.
In ogni caso, se siete mamme, ma anche non, come me, è una bellissima lettura, ci permette di sapere che non siamo sole a sentire, o a non sentire, determinate cose e a capire che non tutte ci dobbiamo sentire strettamente nello stesso modo, ma che ci sono moltissimi modi di vivere la maternità ed ognuno di questi fa di una donna una MAMMA, non solo alcuni, come si è più portati a pensare.

Influencer: 8 segreti per diventarlo – Elemento Neutro

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Se pensate di leggere un libro comune, non è proprio questo il caso. Come abitudine, quando mi arriva un libro, lo prendo in mano, lo sfoglio, guardo il fronte, il retro. Insomma, me lo rigiro per bene, per curiosità, per assaporare un po’ dell’autore, capire che cos’ho in mano e da lì mi faccio una mia idea sul libro. Quando mi è arrivato “La lista della spesa per diventare influencers” di Elemento Neutro, che è uscito da poco, sono rimasta un po’ perplessa, ovviamente in positivo. Tra le mani non avevo un tipico libro. Non trovo neanche le parole per definirlo, ma andiamo per gradi.

Trama:
INFLUENCER è il libro per tutte le persone che si sentono arrivate alla frutta, per quelle che devono ancora ordinare l’antipasto e soprattutto per le persone che mangiano e non ingrassano. INFLUENCER è il libro per tutte le persone L, G, B, T e per tutte le persone di tutte le lettere dell’alfabeto. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che ci mettono passione in ogni cosa e anche per le persone che se ne sbattono di tutto e anche di sé stessi. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che hanno preso un treno senza restituirlo. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che vanno a camminare alle 6 del mattino di domenica e anche per le persone che non si alzano dal divano nemmeno se minacciate da un apocalisse zombie. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che non hanno nulla da dire ma parlano anche per il… oppure per le persone che devono dirti qualcosa ma non si ricordano. INFLUENCER è il libro per tutte le persone che sono in pace con sé stesse e per tutte le persone che fanno la guerra alla polvere dentro di sé. Insomma INFLUENCER è il libro per tutte le persone che hanno qualcosa, qualsiasi cosa, da condividere nell’era della rivoluzione digitale. E se sei arrivat@ fin qui, il più lo hai superato, leggere il libro sarà una passeggiata. Attraverso ortiche, rovi, acacie spinose, piante carnivore e cani a tre teste; ma sono dettagli. INFLUENCER è il libro non ordinario, che non ti aspetti, che ti porta via da questa realtà e ti dà la possibilità di visitare altri mondi, tornare qui, e dire di poter essere stato in un altro pianeta. Pronto a questo viaggio insieme? Non tornerai come prima. Promesso.

Può forse sembrare di avere tra le mani una cosa fatta giusto per pubblicare qualcosa, ma nel suo modo di essere fatto, questo libro, è molto particolare e, in realtà, contiene non poche cose interessanti. Il modo dell’autore di rivolgersi è particolare, ma molto d’impatto. Rimane più impresso rispetto ad un libro normale. L’ho letto in una sera, me lo sono portato in viaggio a Parigi, è stato un ottimo compagno insomma. Mi ha divertita, mi ha fatta riflettere e mi ha lasciato davvero tanto. In modo ironico e fresco, l’autore comunque parla dell’importanza della figura dell’influencers, non dimenticando che non è una figura nata da qualche anno, ma che c’è sempre stata, semplicemente sotto forma di altri nomi. Difatti ha citato vari personaggi di storia che, a loro modo, hanno influenzato pensieri e pareri delle persone, esattamente come oggi giorno fanno le persone definite influencers. Molto importante è stato specificare anche l’importanza di questa figura, di una sorta di obbligo morale e non che è giusto che ci sia nei confronti delle persone che seguono questi personaggi, perché è possibile influenzare in modo positivo, ma anche in modo negativo, come appunto può essere successo in passato, la storia insegna. A questo riguardo non aggiungo altro, perché penso che l’autore, all’interno del libro, sia stato sufficientemente esaustivo e più spigliato di me nel definire il concetto, quindi lascio a lui l’onore.
Molto simpatico è anche il modo dell’autore di rivolgersi al lettore, qualunque esso sia, uomo o donna, parla in modo del tutto neutro, considerando il lettore solo per quello che è: una persona.
Non è un libro dove si trova la parola magica su come si diventa influencers, come d’altronde non ce l’ha nessuno, e per fortuna aggiungerei, ma è un libro divertente, simpatico che con i suoi modi ironici ci pone davanti a riflessioni per nulla scontate, e ciò lo rende davvero una lettura più che piacevole. Come ho detto, l’ho concluso in una serata, non è una lettura impegnativa, ma penso che chiunque sogni un lavoro simile, debba leggere questo libro e rendersi conto a cosa si va incontro e fare determinate riflessioni a riguardo.
Insomma, lasciatevi conquistare dalla particolarità di questo libro e siate pronti a farvi qualche risata e ad essere stupiti dalla spigliatezza (ed un po’ di pura sfacciataggine, in senso positivo) dell’autore e della sua lista della spesa.

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Storie fantastiche di gente comune – Stefano Valente

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Eccoci di nuovo con i miei autori emergenti! Rispetto a “I fiumi sotterranei“, cambiamo un po’ genere. Oggi parliamo di “Storie fantastiche di gente comune“, romanzo di esordio di Stefano Valente (per il profilo dell’autore, cliccate qui). Quanto è bello poter parlare di autori italiani ed emergenti. Sembra quasi impossibile al giorno d’oggi, invece ce ne sono davvero tanti e tantissimi molto validi! Quando Stefano mi ha scritto per mail, io già avevo visto qualche suo post perché direi che il titolo non passa inosservato e, secondo me, è proprio il punto di forza di questo romanzo. E’ come se dicesse tutto, ma anche niente, ma ti incuriosisce da morire!

Breve biografia dell’autore
Stefano Valente (Roma, 1990),ha conseguito la Laurea in Scienze Organizzative e Gestionali presso l’Università degli Studi della Tuscia a Viterbo. Storie Fantastiche di Gente Comune è il suo libro d’esordio.

Trama
Un eroe non è un impavido guerriero, un martire o un conquistatore di consensi popolari. Un eroe è semplicemente una persona. Un eroe è il prescelto di se stesso, colui che compie una scelta per un bene a lui caro. Naturalmente, una scelta audace. Io, la Voce Narrante, canterò le gesta di tre eroi che hanno compiuto la loro scelta. Paolo, un militare devoto all’uniforme e fedele alla Patria, che ha rinunciato al suo status di militare per inseguire il suo bene. Il secondo eroe è Chiara, un’affascinante ragazza dall’intelligenza fuori dal comune che, attraverso la ragione, vi condurrà in un viaggio fantastico tra nozioni scientifiche e colpi di scena. Infine c’è Matteo, un brillante avvocato che dovrà rimediare ad un imperdonabile errore. Casi irrisolti, verità nascoste e false speranze comporranno la strada che Matteo dovrà percorrere fino all’attuazione della giustizia.

“L’importante è che ci sia una storia. Basta che ci faccia ridere o piangere; che ci faccia rimanere incollati davanti allo schermo o all’ultima pagina di un libro; che ci faccia stupire o spaventare. Perché una storia regala a tutti un’emozione; non importa quale.”

Proprio così, ci basta una storia, una qualsiasi storia per rimanere attenti e concentrati. Basta che ci venga raccontato qualcosa. E’ così dalla notte dei tempi proprio. Mi sono infatti rimaste impresse queste parole dell’autore, in questo caso dette dalla Voce Narrante.
Le tre storie raccontate all’interno del romanzo, forse non saranno le più originali del mondo, ma è questo il senso del libro. Gente comune, come possiamo essere tutti. Ogni singola storia trasmette un’emozione, una sua morale che, al giorno d’oggi, credo non faccia mai male da ricordare. La prima, quella di Paolo che ci ricorda l’importanza dell’amore per la nostra patria, di come tutti dovremmo metterci del nostro per un benessere comune. Per niente scontato, se ci riflettete su un attimo. La storia di Chiara ci ricorda, invece, di come i soldi non debbano farci passare sopra i nostri principi e sopra la nostra dignità, che comunque si possono mettere le nostre capacità al servizio di tutti, invece che usarle contro di tutti. Ed infine, la storia di Matteo, forse quella più dolente, che ci ricorda di come la giustizia a volte non funzioni perfettamente e di come possa essere non corretta, ma che è comunque importante cercarla sempre.
Questi sono i valori a me trasmessi da questo romanzo e da queste tre storie, dove la Voce Narrante fa da perfetta cornice a questi racconti, come supporto al lettore. Difatti la storia è raccontata come se sia la Voce che i protagonisti parlassero direttamente con il lettore, togliendo quella tipica barriera che si può porre tra scrittore e lettore. Qui, invece, siamo tutti in prima linea, nel pieno della storia, perché, come dice il titolo, siamo tutti gente comune ed anche le nostre singole storie possono essere, nella loro semplicità, fantastiche.

 

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Amore su carta da zucchero – Maria Murnane

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“Amore su carta da zucchero” disse Andie.
Io la guardai con aria interrogativa. “Cosa?”
“La carta da zucchero è tinta di azzurro solo per far sembrare più bella una carta in realtà scadente. Ma se la guardi da vicino ti accorgi subito che non è un granché.”

Quando ho scelto in libreria “Amore su carta da zucchero” di Maria Murnane, ero andata con l’intento di prendere un libro tranquillo e rilassante, d’amore, in stile da “e vissero tutti felici e contenti” e penso alla fine di averlo trovato.
Amore su carta da zucchero” di Maria Murnane, esce nel 2013, edito da Giunti e tradotto da Maldera Lisa, genere romanzo contemporaneo. La protagonista Waverly Bryson viene considerata la nuova Bridget Jones, dopo veniamo ai commenti.
Waverly Bryson è una pierre sportiva, ha quasi trent’anni e dopo essere stata lasciata praticamente sull’altare, si trova ad un bivio della vita: rassegnarsi nella sua disperazione o rimettersi in sesto e tornare in pista. Dopo un po’ di tempo dalla delusione quindi, si butta a capofitto in vari appuntamenti, uno più disastroso dell’altro e il giorno dopo si ritrova sempre a parlare con le sue migliori amiche delle serate precedenti, commentando le assurdità delle persone con il quale esce, tra il fiscalista logorroico e uno stalker, insomma potrebbe quasi scriverci un libro. Tuttavia, armata di carta e penna, Waverly fa qualcosa di meglio che scrivere un libro: scrive delle brevi frasi su dei post-it, in formato domanda e risposta, brevi e concise che vanno dritte al punto. Ad ogni cosa che le capita, a lei o alle persone che le sono vicine, scrive uno o più biglietti sulla situazione, con simpatico sarcasmo ed ironia, prevalentemente dedicati a donne single. Waverly non può immaginare che saranno proprio questi post-it, iniziati in un momento di massimo sconforto e scritti quasi per scherzo, che faranno avere alla sua vita un bel cambio di direzione, sia in amore che in ambito lavorativo.

“Perché non sono mai attratta dai ragazzi che sembrano essere attratti da me?”
“Tesoro, perché le altre file alle casse del supermercato sono sempre più veloci della tua?”

“La vita ha i suoi alti e i suoi bassi, no?”
“Tesoro, se stai parlando dell’ago della bilancia e del saldo del conto in banca, sfortunatamente la risposta è sì, esattamente in questo ordine.”

Dunque, la nuova Bridget Jones? Forse sì, forse no. Lo stile un po’ c’è, Waverly come Bridget è una donna brillante, frizzante, sempre con la risposta sbagliata e imbarazzante pronta, un po’ goffa e quando si fa prendere dal panico straparla. Tuttavia quello che non ho amato molto del suo personaggio è che, a tratti, mi è sembrata una donna sui 30 che aveva più bisogno di un corso per alcolisti anonimi piuttosto che dell’amore. Berci su era davvero la soluzione a tutti i problemi e a tutte le situazioni, sinceramente un po’ a lungo andare era abbastanza fastidioso. Mi è sembrata molto infantile come personaggio, più una ragazza di 18 anni che una donna di 30, che si ubriaca a feste aziendali davanti ai capi e davanti ai suoi clienti. Insomma, questo lato di Waverly non l’ho apprezzato molto, ma a parte questo era davvero brillante e stupida nel senso buono del termine, a tratti anche molto auto ironica. Per quanto riguarda la storia invece, molto carina, davvero piacevole e scorrevole, una “lettura da spiaggia” mi piace chiamarla, un po’ frivola, ma proprio per questo molto gradevole. Insomma, non si possono leggere sempre cose vicine alla realtà o fantasiose, ogni tanto si può sognare con queste storie simil commedia cinematografica dove alla fine tutto è bene quel che finisce bene! In oltre, alla fine, il messaggio che ne ho dedotto dalla storia in sé, è che seppur sei una donna single a trent’anni, sei perfettamente autosufficiente e puoi vivere e fare successo lo stesso, non hai bisogno di un marito, di un compagno o di qualsiasi altra persona: il vero successo di noi stessi ce lo possiamo creare anche da soli. Quindi, concludendo, se siete alla ricerca di un libro simile, che vi faccia passare qualche ora in tranquillità, accompagnati da un po’ di simpatia e frivolezza, questo è decisamente un libro adatto alla vostra ricerca!

 

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