Storie fantastiche di gente comune – Stefano Valente

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Eccoci di nuovo con i miei autori emergenti! Rispetto a “I fiumi sotterranei“, cambiamo un po’ genere. Oggi parliamo di “Storie fantastiche di gente comune“, romanzo di esordio di Stefano Valente (per il profilo dell’autore, cliccate qui). Quanto è bello poter parlare di autori italiani ed emergenti. Sembra quasi impossibile al giorno d’oggi, invece ce ne sono davvero tanti e tantissimi molto validi! Quando Stefano mi ha scritto per mail, io già avevo visto qualche suo post perché direi che il titolo non passa inosservato e, secondo me, è proprio il punto di forza di questo romanzo. E’ come se dicesse tutto, ma anche niente, ma ti incuriosisce da morire!

Breve biografia dell’autore
Stefano Valente (Roma, 1990),ha conseguito la Laurea in Scienze Organizzative e Gestionali presso l’Università degli Studi della Tuscia a Viterbo. Storie Fantastiche di Gente Comune è il suo libro d’esordio.

Trama
Un eroe non è un impavido guerriero, un martire o un conquistatore di consensi popolari. Un eroe è semplicemente una persona. Un eroe è il prescelto di se stesso, colui che compie una scelta per un bene a lui caro. Naturalmente, una scelta audace. Io, la Voce Narrante, canterò le gesta di tre eroi che hanno compiuto la loro scelta. Paolo, un militare devoto all’uniforme e fedele alla Patria, che ha rinunciato al suo status di militare per inseguire il suo bene. Il secondo eroe è Chiara, un’affascinante ragazza dall’intelligenza fuori dal comune che, attraverso la ragione, vi condurrà in un viaggio fantastico tra nozioni scientifiche e colpi di scena. Infine c’è Matteo, un brillante avvocato che dovrà rimediare ad un imperdonabile errore. Casi irrisolti, verità nascoste e false speranze comporranno la strada che Matteo dovrà percorrere fino all’attuazione della giustizia.

“L’importante è che ci sia una storia. Basta che ci faccia ridere o piangere; che ci faccia rimanere incollati davanti allo schermo o all’ultima pagina di un libro; che ci faccia stupire o spaventare. Perché una storia regala a tutti un’emozione; non importa quale.”

Proprio così, ci basta una storia, una qualsiasi storia per rimanere attenti e concentrati. Basta che ci venga raccontato qualcosa. E’ così dalla notte dei tempi proprio. Mi sono infatti rimaste impresse queste parole dell’autore, in questo caso dette dalla Voce Narrante.
Le tre storie raccontate all’interno del romanzo, forse non saranno le più originali del mondo, ma è questo il senso del libro. Gente comune, come possiamo essere tutti. Ogni singola storia trasmette un’emozione, una sua morale che, al giorno d’oggi, credo non faccia mai male da ricordare. La prima, quella di Paolo che ci ricorda l’importanza dell’amore per la nostra patria, di come tutti dovremmo metterci del nostro per un benessere comune. Per niente scontato, se ci riflettete su un attimo. La storia di Chiara ci ricorda, invece, di come i soldi non debbano farci passare sopra i nostri principi e sopra la nostra dignità, che comunque si possono mettere le nostre capacità al servizio di tutti, invece che usarle contro di tutti. Ed infine, la storia di Matteo, forse quella più dolente, che ci ricorda di come la giustizia a volte non funzioni perfettamente e di come possa essere non corretta, ma che è comunque importante cercarla sempre.
Questi sono i valori a me trasmessi da questo romanzo e da queste tre storie, dove la Voce Narrante fa da perfetta cornice a questi racconti, come supporto al lettore. Difatti la storia è raccontata come se sia la Voce che i protagonisti parlassero direttamente con il lettore, togliendo quella tipica barriera che si può porre tra scrittore e lettore. Qui, invece, siamo tutti in prima linea, nel pieno della storia, perché, come dice il titolo, siamo tutti gente comune ed anche le nostre singole storie possono essere, nella loro semplicità, fantastiche.

 

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Amore su carta da zucchero – Maria Murnane

Questo libro è valutato da me:

 

“Amore su carta da zucchero” disse Andie.
Io la guardai con aria interrogativa. “Cosa?”
“La carta da zucchero è tinta di azzurro solo per far sembrare più bella una carta in realtà scadente. Ma se la guardi da vicino ti accorgi subito che non è un granché.”

Quando ho scelto in libreria “Amore su carta da zucchero” di Maria Murnane, ero andata con l’intento di prendere un libro tranquillo e rilassante, d’amore, in stile da “e vissero tutti felici e contenti” e penso alla fine di averlo trovato.
Amore su carta da zucchero” di Maria Murnane, esce nel 2013, edito da Giunti e tradotto da Maldera Lisa, genere romanzo contemporaneo. La protagonista Waverly Bryson viene considerata la nuova Bridget Jones, dopo veniamo ai commenti.
Waverly Bryson è una pierre sportiva, ha quasi trent’anni e dopo essere stata lasciata praticamente sull’altare, si trova ad un bivio della vita: rassegnarsi nella sua disperazione o rimettersi in sesto e tornare in pista. Dopo un po’ di tempo dalla delusione quindi, si butta a capofitto in vari appuntamenti, uno più disastroso dell’altro e il giorno dopo si ritrova sempre a parlare con le sue migliori amiche delle serate precedenti, commentando le assurdità delle persone con il quale esce, tra il fiscalista logorroico e uno stalker, insomma potrebbe quasi scriverci un libro. Tuttavia, armata di carta e penna, Waverly fa qualcosa di meglio che scrivere un libro: scrive delle brevi frasi su dei post-it, in formato domanda e risposta, brevi e concise che vanno dritte al punto. Ad ogni cosa che le capita, a lei o alle persone che le sono vicine, scrive uno o più biglietti sulla situazione, con simpatico sarcasmo ed ironia, prevalentemente dedicati a donne single. Waverly non può immaginare che saranno proprio questi post-it, iniziati in un momento di massimo sconforto e scritti quasi per scherzo, che faranno avere alla sua vita un bel cambio di direzione, sia in amore che in ambito lavorativo.

“Perché non sono mai attratta dai ragazzi che sembrano essere attratti da me?”
“Tesoro, perché le altre file alle casse del supermercato sono sempre più veloci della tua?”

“La vita ha i suoi alti e i suoi bassi, no?”
“Tesoro, se stai parlando dell’ago della bilancia e del saldo del conto in banca, sfortunatamente la risposta è sì, esattamente in questo ordine.”

Dunque, la nuova Bridget Jones? Forse sì, forse no. Lo stile un po’ c’è, Waverly come Bridget è una donna brillante, frizzante, sempre con la risposta sbagliata e imbarazzante pronta, un po’ goffa e quando si fa prendere dal panico straparla. Tuttavia quello che non ho amato molto del suo personaggio è che, a tratti, mi è sembrata una donna sui 30 che aveva più bisogno di un corso per alcolisti anonimi piuttosto che dell’amore. Berci su era davvero la soluzione a tutti i problemi e a tutte le situazioni, sinceramente un po’ a lungo andare era abbastanza fastidioso. Mi è sembrata molto infantile come personaggio, più una ragazza di 18 anni che una donna di 30, che si ubriaca a feste aziendali davanti ai capi e davanti ai suoi clienti. Insomma, questo lato di Waverly non l’ho apprezzato molto, ma a parte questo era davvero brillante e stupida nel senso buono del termine, a tratti anche molto auto ironica. Per quanto riguarda la storia invece, molto carina, davvero piacevole e scorrevole, una “lettura da spiaggia” mi piace chiamarla, un po’ frivola, ma proprio per questo molto gradevole. Insomma, non si possono leggere sempre cose vicine alla realtà o fantasiose, ogni tanto si può sognare con queste storie simil commedia cinematografica dove alla fine tutto è bene quel che finisce bene! In oltre, alla fine, il messaggio che ne ho dedotto dalla storia in sé, è che seppur sei una donna single a trent’anni, sei perfettamente autosufficiente e puoi vivere e fare successo lo stesso, non hai bisogno di un marito, di un compagno o di qualsiasi altra persona: il vero successo di noi stessi ce lo possiamo creare anche da soli. Quindi, concludendo, se siete alla ricerca di un libro simile, che vi faccia passare qualche ora in tranquillità, accompagnati da un po’ di simpatia e frivolezza, questo è decisamente un libro adatto alla vostra ricerca!

 

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