Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

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Perdonate la non-traduzione di oggi, ma sono così emozionata ed impaziente di parlare di questo libro che sono incontenibile!
Storia di una ladra di libri” di Markus Zusak esce nel 2005, edito da Frassinelli, tradotto da Giughese M. Gian. Diventato prestissimo un best-seller internazionale, si presta successivamente nel 2013 a diventare un bellissimo film. Come si suol dire? “I libri possono salvare le vite” e così “Storia di una ladra di libri” ce lo dimostra!

Siamo nel 1939, in Germania. Liesel sta facendo un lungo viaggio con sua madre ed il suo fratellino più piccolo, che purtroppo non arriverà mai a destinazione: non è riuscito a sopravvivere al viaggio. Il giorno del suo funerale, Liesel scorge un piccolo libro nella neve e lo ruba. Poco le importava che cosa riguardasse quel libro, le bastava averlo. Ed è così che inizia la sua carriera da ladra di libri, in un’epoca in cui esserlo era un vero e proprio rischio alla vita poiché li ruberà anche nelle occasioni meno adatte e pericolose.
Con il suo nuovo libro accoglierà la nuova vita, assieme alla famiglia adottiva al quale è stata affidata. Il suo Papà le insegnerà a capire le piccole scritte presenti all’interno di quel manuale rubato e grazie a lui capirà l’importanza della lettura.
Tutto cambierà quando accoglieranno nella loro cantina un ebreo: per Liesel questo vorrà dire ridimensionare il suo modo, mantenere un segreto troppo grande per una bimba così piccola ed ampliare i suoi orizzonti, che è proprio quello che la Germania nazista cerca di evitare.

“La gente tende a notare i colori di una giornata solo all’inizio e alla fine, ma per me è chiaro che in un giorno si susseguono un’infinità di sfumature e tinte, in ogni istante. Una singola ora può essere composta da migliaia di colori diversi. Gialli cerei, azzurri plumbei. Tenebrosa oscurità. Nel mio lavoro mi picco di notarli tutti.”

Dove posso iniziare per commentare questo romanzo? Mi è piaciuto da impazzire, veramente. Ne avevo sentito parlare bene, ma non così bene! Non mi aspettavo mi potesse piacere così tanto. Non sono solita amare questo genere nei libri, di norma gli storici, o ambientati in periodo storici, mi annoiano abbastanza, non mi attirano proprio. Sono passate parecchie volte in libreria, guardando questo best-seller sullo scaffale, in offerta “I miti” di Giunti. Alla centesima volta che passavo lì davanti e me ne andavo con altri suoi fratelli libri, ho deciso di portare a casa anche questo. Incentivata poi dalle buone impressioni di cui avevo letto, ho iniziato poco dopo la lettura, molto curiosa.
Innanzitutto, c’è da dire che la parte narrante fa gran parte della bellezza della storia. Il fatto che sia la morte a parlare e a raccontare la storia, come se fosse stata colpita talmente tanto dalla ladra di libri, da ricordarsi addirittura di lei, nonostante tutte le persone incontri, purtroppo, ogni giorno, specialmente in quel brutto periodo storico. Non avevo mai letto una cosa del genere e, nonostante il primo impatto nelle primissime pagine, che mi ha lasciata un po’ impressionata e restia, mi sono proprio ricreduta. E’ la parte più particolare e “la ciliegina sulla torta” della storia.
L’autore è stato bravissimo ad essere preciso e dettagliato riguardo quel periodo storico, come se fosse successo da poco e l’avesse vissuto lui stesso in persona, da parlarne così bene. Ha curato nei minimi particolari ogni relazione ed ogni sentimento di Liesel, ho avuto quasi l’impressione che la storia sia stata proprio cucita perfettamente intorno a lei. Amo il sentimento che lega lei a Papà, che grande uomo è Hans Hubermann, dal cuore grande e dall’animo profondamente gentile, sicuramente ben pochi a quei tempi. Il suo amore per Liesel, che per lui è soltanto una figlia adottiva, è davvero invidiabile. Inoltre anche il personaggio di Max, l’ebreo che nascondono in cantina, è molto ben fatto. Un uomo dovuto crescere troppo in fretta, che lotta fino alla fine perché, nonostante tutto, lui vuole vivere.
Insomma, un inno alla vita e all’umanità in uno scenario praticamente apocalittico e che di umanità ha ben poco.
Consiglio assolutamente la lettura di questo libro, da utilizzare come talismano nella vita di tutti i giorni, per ricordarci l’importanza delle parole, della lettura. Paradossale che abbia letto questo libro poco dopo la lettura di “Vox” di Christina Dalcher, dove la parola, la lettura e l’istruzione venivano totalmente tolte.

 

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Resta con me – Tami Oldham Ashcraft con Susea McGrearhart

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Recensione difficile questa. Cosa si può realmente dire quando si tratta di una storia vera? Si può dire ben poco, secondo me. Tuttavia questo libro mi ha talmente colpita e appassionata che non potevo non parlarne.
Resta con me” di Tami Oldham Ashcraft con Susea McGearhart, esce nel 2018, dopo una prima versione nel 2002, lo stesso anno di uscita del film, viene tradotto da Seba Pezzani.
Giovani e innamorati, Tami Oldham e Richard Sharp si conoscono casualmente in una delle loro innumerevoli avventure. Tami si innamora subito di Richard e ben presto scopre che anche prova gli stessi sentimenti per lei. In men che non si dica iniziano ad andare insieme all’avventura, visitando insieme parecchie isole polinesiane a bordo della barca vela costruita da lui. Un giorno gli arriva la proposta di portare uno yatch di lusso, l’Hazana, fino al porto di San Diego, in California. Per loro sono bei soldi ed una bella avventura, quindi colgono subito l’occasione. Poco più di due settimane dopo la partenza scoprono che un uragano, successivamente battezzato come “Uragano Raymond“, si sta dirigendo sempre più verso di loro. E’ così forte e veloce che ogni loro tentativo di raggirarlo fallisce miseramente. E’ una delle tempeste più forti della storia con onde alte come dei grattacieli e venti che sfiorano i 260 chilometri all’orta. Richard dice a Tami di scendere sotto coperta e proprio mentre lo sta finalmente accontentando assicurandosi con una cima alla barba, lo sente gridare. Poi il buio totale. Riprende coscienza qualche ora dopo, quando ormai l’Hazana è semidistrutta. Intorno a lei non ci sono navi, ne terra in vista. Solo un’enorme e pulita distesa di acqua su ogni fronte.

“Sorrisi perché, dopo aver ricordato i miei inizi infausti da marinaia professionista, la fiducia che riponevo in Richard era un conforto. Con lui si stava bene ovunque, persino nel bel mezzo di un mare agitato come quello.”

Dal cinema, sono uscita singhiozzando, nel vero senso della parola, giuro. Dalla lettura del libro, invece, ne ho ricavato prevalentemente tanta tanta forza. Ovviamente qualche lacrima è scesa, ma quello che il romanzo mi ha trasmesso è stata proprio la forza di Tami, all’età di ventitré anni, di superare quarantuno giorni alla deriva, totalmente da sola e non con troppe conoscenze di sopravvivenza in mare. Ho amato specialmente l’ultima parte, dedicata alla sua ripresa, alla paura che lei, nonostante desiderasse essere tratta in salvo, nutriva nei confronti di un ritorno nella società, in mezzo ad altre persone e sulla terra ferma. Quarantuno giorni di solitudine ti cambiano, la Tami salpata da Tahiti è sicuramente diversa da quella salvata alle Hawaii, senza dubbio.
In un’intervista, Tami afferma che nel romanzo è stata molto fedele alla realtà dei fatti, rispetto al film, che ovviamente è stato adattato, ed è stato questo ad appassionarmi così tanto. Spiega per filo e per segno quello che ha passato, le sue emozioni in ogni attimo della sua triste avventura e, come detto prima, anche nel post-trauma. Mia nota personale, trovo molto triste che il cognato di Richard non le abbia concesso, per puro egoismo economico, di tenersi la barca costruita da lui e sul quale avevano vissuto insieme. Questo dimostra che, per quanto sia stata una triste avventura, la pace interiore non l’ha ritrovata una volta messi i piedi sulla terraferma.
Insomma, una bellissima storia d’amore, ma soprattutto di sopravvivenza e di fede. Se lei non avesse sentito costantemente quella voce nella sua testa (Richard? Chissà!), non sarebbe riuscita a sopravvivere, a non farsi prendere dallo sconforto e dalla depressione, ma anche dalla fame e dalla sete che provava. Ho trovato un punto in più alla storia che, ogni tanto, ci fossero delle foto reali di loro insieme, della barca distrutta, delle loro avventure. Da un lato donavano tristezza e malinconia, ma dall’altro non facevo altro che pensare “eppure ce l’ha fatta”.
Unica nota dolente, ma neanche troppo, è che nel libro ci sono molti riferimenti a termini nautici, quindi se, come la sottoscritta, non ve ne intendete, molte terminologie e molte azioni fatte da Tami, non potrete capire a pieno. In ogni caso, alla fine del romanzo, c’è un glossario che funge da dizionario della navigazione, dove vengono spiegati tutti i termini da Tami usati nel racconto, quindi se si vuole capire meglio tutto, c’è sempre questo ausilio alla lettura. Tuttavia non è poi così indispensabile, grosso modo si capisce tutto.

Non so perché questa storia mi abbia colpita così tanto, sarà la storia struggente di questo amore stroncato praticamente sul nascere o la forza di Tami di rimettersi in mare e continuare, con non poca fatica, la sua vita coltivando tutt’ora le sue passioni. Non so, sta di fatto che è stata una lettura molto emozionante e che davvero consiglio a chiunque, al di là del genere, perché è un’importante lezione di vita per tutti noi, che spesso la vita stessa non l’apprezziamo abbastanza.

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Infinito come il mare – Lena Manta

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Avete presente quando entrate in libreria, con un’idea più o meno chiara in testa su che genere volete leggere? Ecco, quando ci sono andata son stata subito avvolta dalla tipica atmosfera del negozio: silenzio, solo qualche lettore curioso che legge trame o ha qualche libro in mano seduto sulle poltroncine. Volevo una storia romantica, una storia struggente, di quelle che ti fanno sognare per tutte le pagine. Ebbene l’ho trovato, non pensavo, ma sono stata proprio fortunata ad imbattermi in questo romanzo. Mi riferisco a “Infinito come il mare” di Lena Manta. Esce nel 2017, Giunti editore, tradotto da De Rosa Maurizio.

Clelia Agapinòs è una ragazza giovane di diciassette anni, bella, dai capelli neri e occhi che non passano di sicuro inosservati. Suo padre Richardos è un uomo facoltoso ed erede di una delle famiglie più nobili di Corfù. Quando la moglie di Richardos muore improvvisamente dando alla luca Clelia, lui inconsapevolmente le addossa tutta la colpa del suo lutto e non riesce a perdonarla. Il fatto che la piccola sia la fotocopia della sua defunta moglie, non lo aiuterà ad accettare benevolmente la figlia. Tuttavia Clelia cresce, sotto l’ala protettiva della sua nutrice e suo marito, che la trattano da sempre come se fosse la loro bambina. Ogni giorno diventa sempre più bella, più matura e questo non sfugge agli occhi di Pavlos, pianista di talento, uomo sensibile e passionale, che si innamora perdutamente di lei. Il destino con lui è crudele: Clelia non prova per lui la stessa cosa, infatti lei lo vede solo come un amico, come fosse un fratello. Questo sentimento viene rafforzato nel momento in cui, per caso, Clelia ad una festa della sua amata Corfù conosce Nikiforos, un brillante avvocato appena trasferito in città, del quale si innamorerà perdutamente.
Mentre Pavlos parte per Parigi per dimenticare la sua amata, Clelia scoprirà che cosa nasconde in realtà Nikiforos che la trascinerà in un turbine di eventi senza più via d’uscita.

Come detto prima, cercavo una storia d’amore autentica, struggente e passionale. Quando in libreria ho letto questa trama, non ero proprio sicura di averla trovata, non mi convinceva totalmente, ma posso dire che mi sono assolutamente ricreduta. Ho amato dalla prima all’ultima pagina questa storia ed ho capito che avevo proprio trovato quello che cercavo. L’Amore, con la A maiuscola, quello che ti fa fare follie e non ti permette di vedere altro che la persona amata, annullando tutto il resto. Pavlos è un personaggio meraviglioso, il più bello del libro. La sua capacità di amare è sublime, fa sognare ed è capace di scaldare anche l’animo più freddo.

“Ogni volta che guarderai la luna, ricorda che sono io che l’accendo per te… Ogni volta che il suo chiarore ti illuminerà, ricordati di me, che sogno di tenerti stretta tra le mie braccia. L’unico bacio che ci siamo scambiati lo serbo nel cuore come il più prezioso dei tesori. Forse perché so che non ce ne saranno altri. Ti amo.”

Che dovrei aggiungere su Pavlos? Direi che questa citazione parla per me ed ogni aggiunta sarebbe decisamente superflua.
Il libro scorre via che è un piacere, l’ho letto in due giorni, in riva al mare, dove ogni libro di questo genere meriterebbe di essere letto, l’ho proprio divorato. Ogni pagina, ogni riga mi struggevo, mi emozionavo insieme alla storia. L’unica cosa negativa che forse si può dire è sul personaggio di Clelia: a tratti può sembrare incomprensibile ed è difficile immedesimarsi e capirla nelle sue azioni, ma onestamente le cose da fuori e a mente fredda sono sempre più facili, quando sei nella situazione e sei coinvolta ogni cosa cambia e nessuno di noi sa esattamente come si comporterebbe, quindi non è così fuori dal comune come atteggiamento. La sofferenza ed il dolore di Clelia, tuttavia, sono palpabili in ogni pagina, come anche quello di Pavlos, dove ho aspettato molto pazientemente un segno, sperando che potesse finire bene tra di loro e che potessero ritrovare la pace e la felicità insieme.
Per il resto non ho nulla da aggiungere, è tra i miei libri del genere preferito, una storia d’amore bellissima, da leggere tutta d’un fiato e del quale è impossibile pentirsene. Questa scrittrice greca è stata senza dubbio una scoperta per me e non vedo l’ora di leggere altro, se le premesse sono queste! Infatti, cosa da non sottovalutare, erano le descrizioni belle e dettagliate di Corfù, ti senti quasi completamente immersa nell’isola, sulla spiaggia, il mare e tutto ciò di bello che ha offrire. Questo aspetto mi è piaciuto molto: è stata dettagliata al punto giusto, senza mai annoiare o essere scontata. E’ stata la cornice perfetta ad un romanzo bellissimo.

“Il corpo di Clelia era ancora assetato, simile a un terreno tormentato da una siccità prolungata, a un deserto travolto da una cascata improvvisa ma ancora bisognoso d’acqua per tornare rigoglioso. Lei gli avvolse le braccia intorno alla vita e con le labbra comincio a viaggiare sul suo corpo.”

Colpa delle stelle – John Green

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“Cos’altro dire? E’ così bella. Non ti stanchi mai di guardarla. Non ti preoccupi se è più intelligente di te: lo sai che lo è. E’ divertente senza essere mai cattiva. Io la amo. Sono così fortunato ad amarla.”

 

Scrivo questo articolo poco dopo quello di Io prima di te di Jojo Moyes, quindi sono un po’ masochista, lo ammetto, ma questo è senz’altro tra i miei generi preferiti. Dopo la citazione iniziale vi posso dire che mi riferisco a “Colpa delle stelle” di John Green. Uscito nel 2012, Rizzoli editore, tradotto da Grilli Giorgia vende più di 16 milioni di copie, “Colpa delle stelle” diventa poi successivamente un film, nel 2016 precisamente.
Hazel Grace è una ragazza di sedici anni, con una vita difficile alle spalle: anni prima le hanno diagnosticato una malattia che nel tempo l’ha molto debilitata. Attualmente la sua malattia è apparentemente in regressione, ma il mondo intorno a lei va più veloce di quello che la sua vita le consente ed Hazel non ha molti amici, tende molto a chiudersi in sé stessa. Così i suoi genitori la iscrivono ad un gruppo di supporto per persone affette da cancro, in modo che possa uscire, fare qualcosa di diverso e conoscere gente nuova. Qui conosce Augustus Waters, che si fa chiamare Gus, un ragazzo di diciotto anni al quale è stato diagnosticato un tumore alle ossa che anni prima l’ha portato all’amputazione di una gamba ed attualmente risulta negativo ad una ricaduta. A differenza di Hazel, Gus è un ragazzo pieno di vita, di forza e di passione e travolgerà anche lei in questo stato d’animo sempre positivo, le farà realizzare sogni che non si sarebbe mai immaginata di riuscire ad avverare. Insieme possono riconquistare quel tempo che pensavamo di aver perso per sempre.

Come detto prima, come in “Io prima di te”, questo romanzo ci pone davanti ad una cruda, crudissima realtà. La tematica trattata penso sia ancora più “pesante”, si parla di tumori, malattie comunque molto gravi su ragazzi così giovani, l’ingiustizia di come va la vita. Non proprio una lettura semplice, ma comunque bellissima da fare. La storia d’amore tra Hazel e Gus è qualcosa di meraviglioso: la forza di Gus è incredibile, trasmette vita da ogni riga di romanzo ed esattamente come Louisa Clark di “Io prima di te”, ti fa venire voglia di vivere, di apprezzare di più la tua vita, una sorta di storia motivazionale che dopo averti messo di fronte alla brutta realtà delle vicende, ti scatena qualcosa dentro. Su internet è definito “letteratura per giovani”, ma io in realtà penso che sia una lettura da affrontare con un po’ più di maturità, in quanto è capace di scuoterti molto.
Tuttavia se vi piace un po’ il genere drammatico e romantico, questo libro fa assolutamente per voi, ma se siete persone sensibili su certi argomenti, farete meglio ad evitare sia il libro che il film, perché altrimenti questa storia è capace di rimanervi addosso per un po’ di tempo.

 

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