Gli occhi degli orologi – Giorgia Spurio

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Di storie post-apocalittiche ne abbiamo abbastanza? Direi proprio di no. Mi sto appassionando sempre di più a questo genere di libro e non ne avrei mai abbastanza. Attualmente, per dire, ne ho un altro di questo genere in lettura!
Gli occhi degli orologi” di Giorgia Spurio, edito da Il Camaleonte Edizioni, è uscito nel 2018 e, già dalla copertina, si presenta come un libro molto particolare, in un mondo futuro post-apocalittico, difatti ci catapulta direttamente nel 2048!

Anno 2048. Dopo le Nuove Crociate contro il terrorismo e l’immigrazione, gli Orologi sono diventati il dio del Tempo, lo strumento di controllo dei Governi. Gli alberi cadono come polvere d’argento a causa della contaminazione dall’amianto e dalle scorie radioattive, il buco dell’ozono si è ingigantito sempre più, la terra è prosciugata. Per le strade non si vedono bambini ma emarginati, gli adolescenti si bucano, le persone sono diventate degli automi e chi si libera sparisce come i desaparecidos, il peccato di essere diventa punibile. In questo mondo post apocalittico Julienne non vuole arrendersi alla desolazione. Lotta contro se stessa per dimenticare la propria famiglia e soprattutto suo padre ridotto dalla Grande Guerra a un alieno, e rivuole la sua infanzia felice. Un pensiero su tutti la ossessiona: diventare madre tramite la clinica Le Monde, all’apparenza un motel per appuntamenti, dove incontra Frèd. Tra flashback del passato e narrazione presente, il miraggio di una via di fuga rappresentata dalle «lucciole verdi» che lampeggiano all’orizzonte.

Durante tutta la durata del libro, l’autrice ci pone davanti alla situazione della Terra nel 2048, dopo una Grande Guerra, l’ennesima. Di reale è rimasto proprio poco e sembra davvero tutto finto: è questo quello che ci trasmette Julienne, la protagonista, durante la narrazione, tramite i suoi pensieri e le sue emozioni.
Questo libro mi ha lasciato sensazioni contrastanti, da un lato mi è piaciuto davvero moltissimo, la storia originale e molto particolare, perché quest’idea dei grandi orologi che osservano tutti, che scandiscono a gran voce il tempo e la vita delle persone, è molto interessante. Quello che mi ha lasciato un po’ perplessa è che sono rimasta, durante tutta la lettura, in attesa che ci fosse un po’ di azione o un momento di svolta, cosa che non è praticamente mai avvenuta. Questo tipo di scelta è comunque coerente, è molto reale, in pochi mesi nessuna persona cambierebbe una situazione similare, però insomma, in un certo senso ci speravo! Mi piace pensare che il finale lasci largamente spazio ad una prossima risoluzione, essendo un finale relativamente aperto e che dà modo al lettore di far vagare la fantasia e darsi da solo delle risposte. Non sono un’amante dei finali aperti, ma li rispetto, come si suol dire.
Fatta questa precisazione, il libro è scorrevole e piacevole, si legge tutto d’un fiato, l’autrice ci fa scoprire piano piano quella che è stata la Grande Guerra, le nuove Crociate, la situazione post guerra e via dicendo. Queste rivelazioni arrivano nel corso della storia ed aiuta a dare un ritmo alla trama, anche se sarebbe stato meglio marcare di più la differenza fra presente e passato.
In conclusione, se vi piacciono le storie post-apocalittiche e i loro scenari tetri e malinconici, “Gli occhi degli orologi” fa decisamente per voi, ma non se non potete fare a meno di azione e tensione.

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Adam 1.0 – La fenice | Gemma Trimarco

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Ultimamente mi sto riappassionando ai fantasy e ad ambientazioni post-apocalittiche, quindi è con molta felicità che oggi vi presento “Adam 1.0 – La fenice” di Gemma Trimarco, che è il primo libro di questa bellissima saga, uscito nel 2017.

Trama:
Si dice che le prescelte siano le più belle. E che non facciano più ritorno. Si dice che Immune sia diverso. E che diverso non sia bene. Si dice che oltre i confini sia male. E che non vadano oltrepassati. Mevlyn ha appena compiuto quindici anni, ed è spaventata. Perché sa di essere una delle “Libellule”, le bellissime ragazze che, scelte durante i Munia, non faranno più ritorno. Mevlyn, tuttavia, ha un problema anche più grande da affrontare, perché lei è un'”Immune”. E, in un mondo in cui l’Ordine detiene il potere attraverso il monopolio delle dosi, unica cura contro la terribile infezione da PrP24, gli “Immuni” sono considerati un’anomalia, e quindi perseguitati. Mentre la Regione è scossa da avvenimenti che mettono in pericolo la sorte di ognuno, Mevlyn incontra Natan che, con coraggio e generosità, non esita a mettere a repentaglio la propria vita per aiutarla.

Non so da dove iniziare per descrivere questo libro che mi ha profondamente appassionata e mi ha tenuta incollata alla lettura fino a notte fonda perché non riuscivo più a staccarmi da Mevlyn, Nathan e le loro avventure.
Il libro si presenta ben scritto e davvero avvincente, mai banale, tiene costantemente la tensione alta e in più punti mi ha fatto venire il batticuore talmente ero immersa nella lettura, come fossi di fianco a loro fra i boschi, nei sotterranei, dovunque andassero, c’ero anche io. Questo primo libro fa parte di una trilogia e, a fine lettura, volevo già avere il seguito da iniziare per proseguire direttamente! Il finale è ben scritto, crea molta aspettativa per il suo seguito, rivela qualcosa, ma non troppo. Diciamo che incuriosisce e rivela al punto giusto per portare il lettore a volerne sapere di più.
La storia è raccontata da più punti di vista che si alternano nei vari capitoli e questo ci permette di capire a fondo i personaggi con i loro sentimenti e i loro caratteri, oltre che ad avere una visione a trecentosessanta gradi delle varie situazioni. Unica pecca di questa cosa è che a volte non capivo chi stesse parlando perché non c’è nessuna indicazione a riguardo e lo capivo poi proseguendo nella lettura del capitolo, ma penso sarebbe stato meglio avere un indicazione più chiara per questo.
Il libro parte un po’ lento, per le prime trenta pagine ho arrancato un pochino perché non riuscivo ad entrare nella storia e a capirla fino infondo. Detto ciò, una volta superato questo mio scoglio iniziale ho cominciato ad amarlo follemente e, ciliegina sulla torta, la storia che fa da contorno fra Nathan e Mevlyn, i due protagonisti, rende il tutto più avvincente e bello. Una piccola storiella d’amore non fa mai male in trame di questo genere, anzi, arricchisce la trama e l’autrice è stata in grado di gestire molto bene la cosa non sfociando in un romanzo rosa, ma tenendo comunque un perfetto sottofondo.
Cosa state aspettando? “Adam 1.0” vi aspetta, se vi sono piaciute storie come “Hunger Games” o “Divergent” questa vi farà letteralmente impazzire, ve lo posso assicurare!

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Caoineadh – Eva D’Amico

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Dopo aver letto questo libro, vi posso assicurare che toglierò ogni mio pregiudizio o ogni mia barriera verso alcuni generi e stili. Sono partita un po’ reticente perché di norma non scelgo questo genere fantasy inerente alla magia e cose di questo tipo. In questo caso, invece, ho avuto l’immenso piacere di collaborare con la casa editrice IDEA Immagina Di Essere Altro che mi ha sottoposto la lettura di “Caoineadh” di Eva D’Amico, un romanzo fantasy uscito nel 2018 e sono rimasta piacevolmente sorpresa!

Trama:
Aibhill, giovane nipote della capo villaggio, è una caoineadh molto dotata che sta terminando la sua istruzione. Ignara dei segreti che hanno portato Daoine, capostipite della sua specie, a svelarsi agli uomini e ben lontana dal comprendere a pieno la dualità tra la magia della Madre (intesa come forza naturale della vita) e il potere della Signora (allegoria della morte, come forma inevitabile e necessaria per l’equilibrio di tutte le cose), sarà costretta a intraprendere un viaggio al seguito della scorta reale. Durante tale percorso sceglierà di redimere il suo popolo agli occhi degli uomini, nonostante il lampante odio di questi ultimi nei suoi confronti. Non sarà facile la strada che la porterà a raggiungere il suo obiettivo; dovrà subire angherie e sopportare le catene ai polsi, sventare un intrigo ai danni del principe ereditario e convincere il rampollo dell’Accademia di magia di Auril che lei non è il nemico ma un valido alleato.

Innanzitutto sono stata piacevolmente sorpresa dall’autrice perché ha avuto la capacità di creare un mondo e, come sapete, a prescindere stimo molto chi si cimenta in queste ambientazioni perché, secondo me, è più difficile del creare una storia nel mondo nostro, che conosciamo per bene.
L’autrice ha una bellissima inventiva e nonostante parlasse di un mondo nuovo è stata ben chiara, le ambientazioni sono descritte in modo esaustivo, ma non in modo esagerato rischiando di annoiare. Alla fine della lettura abbiamo una visione totale del mondo in cui vivono le Caoineadh e il loro regno come se fosse il nostro. E questa è già una cosa di immenso valore.
I personaggi sono ben definiti e ben descritti nel loro mondo e nella loro personalità. La narrazione avviene in prima persona, cambiando di tanto in tanto il soggetto. Gran parte della storia è raccontato da Aibhill, ma abbiamo più volte i punti di vista delle persone che le stanno intorno. Questo ci consente di comprendere a pieno tutti i personaggi, i loro pensieri e il loro modo di essere, permettendoci così di capire le loro azioni.
Più volte durante il romanzo sono rimasta a bocca aperta perché l’autrice ha in serbo per il lettore dei colpi di scena non indifferenti che hanno dato un tono alla trama, rendendola non banale e mai noiosa. E quando dico “colpi di scena” lo intendo nel vero senso della parole. Cose che non avrei pensato leggendo il libro!
Unica nota dolente che è estremamente soggettiva è sul finale. Insomma, l’ho trovata la strada chiaramente più coerente e non forzata, però c’è stato qualcosa nel modo di concludere che non mi ha convinta fino infondo. Tuttavia questo finale non va a ledere l’immagine finale che mi rimane di questo libro, mi è piaciuto davvero moltissimo e l’ho trovato molto originale e molto ben scritto. Se non avesse avuto una fine così conclusiva, avrei quasi sperato in un seguito e con questo ho detto davvero tutto!

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L’artificio dell’illuminato -Sarah Helmuth

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Finalmente un bel fantasy nella rubrica dedicata agli autori emergenti! Ok, ok, lo ammetto, come già saprà chi mi segue da un po’, non vado pazza per questo genere. O è davvero ben fatto o proprio non lo tollero. Spesso mi annoiano, ma non è stato davvero il caso di “L’artificio dell’illuminato” di Sarah Helmuth (per il profilo dell’autrice qui)! Il libro attualmente è in campagna su bookabook e siamo davvero contenti di contribuire alla causa, perché crediamo davvero in questo progetto! Veniamo al dunque in ogni caso, i pareri dopo, prima che mi perda via subito, di norma quando qualcosa mi emoziona davvero è sempre così!

Trama:
A sud del Continente si annidano forze oscure. I contadini narrano di anime vagabonde, di morti che camminano, di aberrazioni in cerca di vendetta.
Più a nord, gli alchimisti hanno occupato la Fortezza di Andria e al suo interno perpetrano i loro macabri esperimenti. Seraphita, una delle loro cavie, riesce a evadere e fugge per i boschi circostanti con l’unico intento di trovare un posto sicuro dove rifugiarsi. Affamata e sfinita, ormai senza più alcuna speranza, s’imbatterà nell’unico individuo in grado di proteggerla. Ma potrà davvero fidarsi di lui?
Cinque giovani sono chiamati a rispondere a ciò che il fato ha in serbo per loro, cinque giovani il cui destino sarà quello di contrastare i piani dell’Illuminato.
Seraphita è solo il primo capitolo della serie, cui seguiranno le vicende di Mair-Lynn, Adam, Jormun e Yavin.

L’autrice di sè:
Sono una genovese cresciuta nei vicoli della Superba, “nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”… Mi sono appassionata della bellezza in ogni sua forma, pittura, scultura, fotografia, lettura, e da ognuna di queste arti ho tentato di recepire il meglio per formare la persona che sono oggi.
Mi piace scrivere perché mi rilassa, perché mi permette di sfogare la mia fantasia, perché dà vita ai miei sogni. Quando ero bambina disegnavo in continuazione, la mattina a colazione, a scuola nella ricreazione, i pomeriggi tra un compito e l’altro, poi ho scoperto che i miei disegni erano prima di tutto accompagnati da delle storie e ho cominciato a soffermarmi su ciò che scrivevo. In quel preciso istante ho capito, ho deciso, che avrei cercato di vivere una vita d’artista.

Avete presente quando leggete un libro ed avete la sensazione che l’autore sia davvero stato in grado di aver creato un mondo intero? Ecco, questa è stato quello che ho provato io quando ho concluso la lettura di “L’artificio dell’illuminato”. Come già è stato detto nella trama, questo è solo l’inizio ed onestamente io non vedo davvero l’ora di andare avanti! Appassionante è la parola chiave. Mi sono davvero appassionata a questa storia, a questo mondo che è stato creato. La costruzione di questo nuovo mondo, l’ho trovato molto simile a come è stato fatto “Il trono di spade”. L’autore lì ha creato un mondo intero, diverso dal nostro, per lo meno da quello attuale, ed ha pensato ad una storia così intricata da poter scrivere di tante altre storie, avere molti spin-off sempre interessanti per approfondire sempre di più la trama realizzata. Insomma, l’autrice in questo caso ha creato la stessa identica situazione! E’ incredibile, per me è una delle cose più difficili nell’arte dello scrivere e farlo in modo così appassionante ed originale significa avere proprio del talento ed è una delle cose che più mi affascina negli autori.
La protagonista di questo libro è Seraphita, una ragazza che scappa dalla Fortezza che per lei è stata la sua prigione per molti anni, dove veniva torturata e seviziata per gli scopi degli alchimisti. Nonostante l’età, nonostante tutto, si dimostra una ragazza forte e coraggiosa, riesce a fuggire, fino all’incontro con Gareth, un uomo del quale deciderà di fidarsi, senza sapere esattamente se può farlo oppure no.
Il libro è ben scritto, la trama ben sviluppata, è un’ottima introduzione a quello che verrà poi. Per i seguiti mi aspetto solamente più azione, più coinvolgimento nella storia perché si entrerà sempre di più nel vivo della storia.
Insomma, sinceramente io non vedo l’ora di leggere ancora di questa storia perché è molto avvincente, fantasiosa e mai banale. Ogni tanto, durante la lettura, l’autrice inserisce spunti, probabilmente per i prossimi libri, che aumenta solamente la curiosità e l’attenzione del lettore verso la trama.
Credo che un’autrice simile, per giunta nostrana, vada supportata. Al giorno d’oggi avere questa fantasia, questo talento non è cosa da tutti, ha creato davvero qualcosa di originale e notevole. Questa autrice mi ha davvero fatto dimenticare di leggere un libro di un autrice emergente.

Never never – Diego Cabras

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Oggi tocchiamo il tema dei videogiochi per il nuovo libro della rubrica autori emergenti! Mi riferisco a “Never never” di Diego Cabras (per il profilo dell’autore clicca qui). Il libro in questione è edito book a book, è stato in campagna sul sito della casa editrice ed è stato scelto dai lettori e, di conseguenza, successivamente pubblicato! Per chi non sapesse il funzionamento di questo casa editrice, vi rimando qui, al loro sito che spiega tutto nei minimi dettagli, meglio di come eventualmente farei io. Quindi, abbiamo un libro scelto dai lettori in primis, uscito a fine Novembre 2018. La cosa più interessante del libro è che tutto il ricavato dei diritti d’autore andrà all’associazione Tommasino Bacciotti, che si occupa di cura ed assistenza ai bambini malati di rumori cerebrali. Comprando il libro aiuterete qualcuno!

Trama:
Quando Jack accetta con entusiasmo l’invito a passare un week-end nella megavilla fuori Roma di Gloria, il suo attraente capo, crede di essere finalmente riuscito a farla capitolare: non sa, invece, che sarà l’inizio dell’apocalisse e che proprio lui ne sarà l’artefice. Jack, programmatore esperto, è stato infatti invitato da Gloria per testare un nuovo videogioco per smartphone su cui l’azienda ha investito tutti i suoi utili: Never Never. Attraverso la realtà aumentata il gioco permette agli utenti di compiere impunemente tutte quelle azioni che nella vita di ogni giorno non sono permesse dalla morale e dalle convenzioni sociali. È un successo planetario e Jack diventa ricco e famoso, fino a quando il gioco inizia a mostrare i primi effetti: sembra creare una strana dipendenza nei giocatori psicologicamente più deboli, che non riescono più a distinguere la realtà dal gioco, diventando violenti e molto pericolosi.

L’autore dice di sé:
Sono diplomato al liceo classico e sono laureato in Storia delle dottrine politiche ma ho sempre preferito una vita più vagabonda e attualmente gestisco un B&B a Firenze dopo aver passato circa venti anni a giro per il mondo lavorando come guida equestre, marinaio su barche a vela e istruttore subacqueo. Sono da sempre un lettore ‘compulsivo’ e abbastanza onnivoro, pur prediligendo su tutto il romanzo storico. Due anni fa ho iniziato a scrivere dei racconti per divertimento personale e alcuni amici, dopo averli letti, mi hanno spinto a farli vedere da qualcuno ‘del mestiere’ perché (a detta loro) sono buoni. Nel 2018 ho pubblicato il romanzo “Never Never” con Bookabook editore, attualmente in fase di promozione.

Beh, che dire di questo libro? Penso che senza ombra di dubbio dovremmo smettere di credere sempre ai professori e qui vi rimando ad una foto di Instagram dell’autore dove dice che la sua professoressa gli ha messo sempre 5 dicendogli che scriveva proprio di merda.
In un pomeriggio mi sono totalmente divorata “Never never”, seppur breve, in quanto possiede circa 170 pagine, contiene tutto quello che un buon libro poteva contenere. La storia forse può risultare a tratti un po’ striminzita e un elenco di eventi che si susseguono, senza una vera e propria narrazione. Questo, in ogni caso, avviene solamente in alcuni punti, specialmente verso la fine, non è una costante di tutto il romanzo. Penso, tutto sommato, che avrebbe arricchito di più il romanzo inserire più dettagli in molte situazioni, sarebbe stato molto interessante e particolare ed un bell’approfondimento della storia che era molto interessante e particolare.
Escludendo questa cosa, il libro è ben fatto, scorrevolissimo e molto piacevole nella lettura, la storia è originale e per nulla scontata conclusa con un finale altrettanto non banale. La cosa più semplice, con una storia simile, sarebbe stata farla finire nel modo più banale possibile ed invece mi ha sorpresa moltissimo. Non so dire se in positivo o negativo, nel senso che, infondo, sono una fan degli happy ending e non sono ancora ben riuscita a capire se mi trovo davanti ad una conclusione simile oppure no, ma questo è solo un parere personale. Dal punto di vista puramente “tecnico” a parte alcune vicende trattate superficialmente, come detto prima, il romanzo ha tutto al posto giusto e non mi stupisce che sia stato scelto da book a book per la pubblicazione. Spero di leggere presto altro dell’autore perché la fantasia di una storia simile non è senz’altro da tutti.

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Un evento assolutamente straordinario – Hank Green

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Articolo molto speciale oggi dedicato a “Un evento assolutamente straordinario” di Hank Green. Dal 31 ottobre si troverà in tutte le librerie, quindi da stamattina potrete acquistarlo! Edito da Harper Collins, che gentilmente mi ha omaggiata del libro in anteprima, e tradotto da Masini Beatrice, è un libro molto promettente nonché romanzo di esordio dell’autore!
April May è una ragazza di ventitré anni che sta girando per le strade di New York a notte ormai inoltrata. Stranamente la tessera della metro le viene rifiutata, così mentre gira in cerca di una soluzione, si imbatte in una scultura gigantesca, che le ricorda molto un transformer. April rimane molto colpita da questa scultura, pensa che il suo artista si sia impegnato molto ed abbia fatto un bellissimo lavoro, così chiama Andy, il suo migliore amico, che fa video su YouTube per dargli lo scoop di questa scultura. Finiscono per girare un video con April da protagonista che presenta l’opera, chiamandolo Carl. Il mattino dopo il video di Andy e April è virale, la notizia fa il giro del mondo: Carl non c’è solo a New York, ma è comparso allo stesso momento in decine di città diverse, sempre identico. April è stata la prima ad averne un contatto, la prima a scoprirlo e si ritroverà presto al centro dell’attenzione mediatica e sui social network. Questo la porterà a grossi cambiamenti nella sua vita, dovrà fronteggiare le conseguenze della sua improvvisa notorietà, ma allo stesso tempo cercare di capire chi sono i Carl e che cosa vogliono da noi umani.

“Mi viene in mente adesso che oggi abbiamo intrapreso una serie di azioni per conto di tutta l’umanità e forse avremmo dovuto chiedere prima una sorta di permesso… o lasciare che fosse il governo a decidere se era il modo giusto di agire. Non l’ho fatto. Non ho pensato che l’esito del nostro esperimento sarebbe stato così fondamentale o significativo.”

All’inizio mi era venuto da definirlo un romanzo distopico, tuttavia lo trovo più un fantasy. La realtà difatti è la nostra, comune realtà, intesa come mondo attuale. Ci sono tutte le problematiche inerenti ai social network, ai problemi che ne derivano, dell’assuefazione che possono dare, insieme alla notorietà. Insomma, non ci manca proprio nulla sotto questo punto di vista. Come ci anticipa la trama tutte queste tematiche sono, a mio avviso anche, trattate perfettamente dall’autore: il ruolo dei social media nella nostra vita, il modo in cui noi essere umani come unità d’insieme affrontiamo paure e incertezze e infine la spersonalizzazione di un personaggio pubblico e noto a milioni di persone. Quest’ultimo tratto è stato il mio preferito. La protagonista viene psicanalizzata perfettamente durante tutta la durata del romanzo, tutti i suoi processi interni, le sue paure, forze, incertezze. Come cambia la sua vita dopo che diventa ufficialmente un personaggio pubblico, il peso che le sue parole assumono di fronte alle milioni di persone che l’ascoltano e la seguono. Personalmente ho trovato molto interessante questo punto, perché, come detto prima, sono effetti realmente esistenti su persone di questo rango e, per noi “comuni mortali“, non è una cosa così immediata e facile da capire, è difficile immedesimarsi e capire, senza che venga spiegato così bene, come è successo in questo caso.
Come detto prima, la narrazione ci permette di immedesimarci totalmente con April, in quanto è proprio lei che narra la sua storia… a noi! Sì, avete capito bene, April sta scrivendo il libro e parla con il lettore come se fosse il suo interlocutore, non si risparmia quindi a battute, intercalari, come se stesse parlando con un amico. Difatti, spesso durante il racconto, si riprende da sola, riconosce i suoi errori e li ammette con noi. Questo mi ha reso la lettura scorrevole, super piacevole e d’impatto.
Non ho trovato grossi difetti in questo romanzo, anzi. Sebbene sia l’esordio dell’autore, per me deve proprio continuare a scrivere, spero eventualmente anche in un seguito di questo. L’ho proprio divorato, sebbene non fosse proprio tra i miei generi preferiti, ma sono sempre aperta a novità. L’unica cosa è stato il finale, odio quando mi rimane l’amaro in bocca alla conclusione di un romanzo che mi è piaciuto molto! Come ho detto prima, per questo mi piacerebbe ci fosse una sorta di seguito o spin-off, mi aiuterebbe probabilmente ad apprezzarlo di più.
Ringrazio ancora infinitamente la Harper Collins per avermi dato questa splendida opportunità, con un libro così promettente e particolare, che mi ha permesso di andare fuori dai miei schemi.

“La celebrità di una persona è nella testa di tutti tranne che nella sua. State prendendo un volo all’aeroporto e 999 persone vi vedono come un’altra faccia nella folla. Ma la millesima può pensare che siete più famoso di Gesù. Come potete immaginare, questo rende la celebrità piuttosto disorientante. Non potete sapere chi sa che cosa.”

 

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Darkest Minds – Alexandra Bracken

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Un altro dei miei generi preferiti è quello fantasy, quindi dopo aver letto “Hunger Games“, “Divergent” ed avere in programma anche la lettura di “Maze Runner”, ho deciso di leggere una nuova saga molto simile: “Darkest minds” di Alexandra Bracken.
Darkest minds” esce alla fine del 2012, edito da Sperling & Kupfer e tradotto da Albertazzi Michela. Viene presto paragonata ai titoli sopracitati, di genere sempre fantasy.

Siamo in uno scenario molto apocalittico. Quando Ruby si avvicina alla soglie dei dieci anni, molti suoi compagni muoiono misteriosamente, tanto che rimangono sempre di meno nella scuola. Quando finalmente i dieci anni arrivano anche per lei, Ruby si rende conto che qualcosa in lei è cambiato, che non è più la stessa di prima. Questa stranezza non sfugge ai suoi genitori che si apprestano a mandarla a Thurmond, un campo gestito dal governo per bambini come lei, dove le famiglie pensano di affidare e salvare quello che rimane dei loro figli. Tuttavia la realtà è ben diversa da questo pensiero: questi campi radunano bambini e ragazzi sopravvissuti a questa misteriosa malattia, che in seguito hanno acquisito dei poteri speciali. Ci sono i verdi, dall’intelligenza eccezionale, i blu, di telecinesi, i gialli, che controllano l’elettricità, i rossi, il fuoco ed infine gli arancioni considerati i più pericolosi, che controllano la menta umana, come Ruby.
Ruby attualmente ha sedici anni ed è riuscita a fuggire dopo sei lunghi anni dal suo campo, ma chiaramente questo non le basta per essere finalmente al sicuro. Durante la fuga incontra per caso un altro gruppo di evasi come lei, con cui alla fine decide di rimanere in questa avventura verso la salvezza, ma Ruby deve stare attenta a non avvicinarsi troppo a loro, sarebbe pericoloso, lei ancora non sa tenere sotto controllo i suoi poteri e la loro avventura è già abbastanza rischiosa.

Partendo dal presupposto che ho amato molti i titoli citati all’inizio dell’articolo, quindi il genere mi appassiona molto. “Darkest minds” non è da meno: la lettura è appassionante, la descrizione delle città deserte, saccheggiate e abbandonate è un contorno molto particolare ed interessante del romanzo. Per molti versi mi ricorda moltissimo “Divergent”, le similitudini sono molte, sebbene Ruby sia molto diversa sotto alcuni punti di vista rispetto a Tris, ma per quanto concerne l’ambientazione sono molto similari. Qui ci sono le divisioni per colore dei poteri e lì la divisione in fazioni, sempre cinque. Poi le città distrutte, abbandonate. Insomma, i paragoni vengono facili a causa di questi dettagli, tuttavia si distinguono in altre cose.
Una pecca che ho trovato è che la “malattia” dal quale questi ragazzi hanno ricavato dei poteri, non è ben spiegata all’interno del romanzo, c’è un leggero accenno, sai che muore della gente, altri che acquisiscono cose soprannaturali e che questo spaventa molto il governo che risulta ben disposto ad uccidere i più pericolosi e a torturare gli altri in questi campi. La motivazione reale non è molto chiara, spero che questo infatti venga sanato nei capitoli successivi della saga perché sarebbe un vero peccato tralasciare questi dettagli, secondo me, molto affascinanti.
Un’ultima cosa che ho notato e che non mi ha fatto impazzire è stata la descrizione dei momenti in cui Ruby accidentalmente usava i suoi poteri, secondo me poteva essere descritto un po’ meglio il tutto. La sensazione che ho avuto leggendo è che l’autrice avesse ben chiara la situazione, ma che a parole non sia riuscita a passare tutto quello che aveva immaginato. O magari è una cosa andata persa o resa meno chiara a causa della traduzione, non saprei. In ogni caso, in questo sicuramente il film mi darà meglio un’idea di come avveniva e di cosa vedeva realmente Ruby ed in che modalità.
In ogni caso il libro è scorrevole e piacevole, la storia tutto sommato particolare, quindi per me risulta molto interessante. Nota dolente, ma neanche troppo, è stato un po’ il finale. Prevedibile penso, tutto sommato, ma spero che sia finito così solo perché è il primo capitolo della saga, non amo molto i finali poco giusti e neanche troppo sensati.
Voi che ne pensate? L’avete letto? Questo genere vi piace?

 

Articoli simili: “Divergent” e il suo “Four” di Veronica Roth, “Hunger Games” di Suzanne Collins

Vox – Christina Dalcher

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Dopo che IBS mi ha dato l’occasione di leggere in anteprima i primissimi capitoli, ho deciso poi di prendere “Vox” di Christina Dalcher subito alla sua uscita. E’ uscito all’inizio di settembre 2018, edito da Editrice Nord e tradotto da Ronca Barbara.

Jean McClellan è una stimata scienziata di neurolinguistica. Questo non le basta ad essere risparmiata all’ondata di Medioevo che sta ricoprendo da quasi un anno gli Stati Uniti. Il nuovo governo ha deciso che erano migliori i tempi in cui le donne facevano le casalinghe, si occupavano solo dei figli, di cucinare e pulire casa e far trovare tutto pronto ai loro uomini quando tornavano dopo una giornata lavorativa. Insomma, un vero e proprio ritorno a vecchie ed insane abitudini. Se questo già non fosse abbastanza, per evitare insurrezioni, manifestazioni e via dicendo, ogni donna è costretta a portare al polso un contatore. Questo contatore si resetta tutti i giorni a mezzanotte e consente loro di poter dire solo fino a 100 parole al giorno. Non solo le donne, ma anche le bambine: ogni essere umano femmina è costretta a portare questo aggeggio di tortura. L’unica cosa sul quale hanno voce in capitolo è la scelta del colore del loro braccialetto, come se fosse un oggetto di vanto o di moda, come fosse un braccialetto Pandora.
Jean, dal canto suo, è molto preoccupata per Sonia, la sua bambina di sei anni, che sta crescendo abituata a questa tortura, a non poter parlare e a non poter dire la sua su niente: a scuola, infatti, non le viene insegnato praticamente nulla se non una matematica di base, che le servirà per tenere i conti della sua futura famiglia, a cucinare, cucire e via dicendo. Non è previsto che sappia leggere e scrivere. Ma ora, Jean, pare essere l’unica che ha l’opportunità di fare qualcosa e di ribellarsi, a nome di tutte le donne.

<<Ma vaffanculo, Patrick!>>
E’ arrabbiato, ferito e frustrato, lo so, però nulla di tutto questo giustifica le parole che escono dalla sua bocca subito dopo, le uniche che non sarà mai in grado di rimangiarsi, le uniche che affondano più di qualsiasi scheggia di vetro. <<Lo sai, a volte mi domando se è meglio quando non parli.>>

Molto particolare questa storia ed anche come è stata sviluppata. L’autrice è al suo primo esordio, quindi qualche piccolo errore ci può a stare. In alcuni punti l’ho trovata un po’ confusionaria, quando parlava del presente e del passato, spesso non distinguevo totalmente la differenza. Tuttavia è un libro che si legge molto piacevolmente ed è scorrevole. La tematica trattata, come dicevo, è molto particolare ed estremamente attuale. Attuale non perché a breve qualcuno ci toglierà la voce, il lavoro e tutto, ma perché metaforicamente parlando, al giorno d’oggi ancora non siamo arrivate al punto di essere considerate al pari degli uomini in tutto e per tutto e, ogni tanto, ricordarci che fino a poco tempo fa non avevamo voce in capitolo in niente, male non fa proprio. E’ quindi una lettura che fa riflettere, che da molti spunti di riflessione, specialmente la preoccupazione di Jean per Sonia perché è fondamentale chiarire che un conto è trovarsi nella condizione di non parlare più, sai quello che stai perdendo, sai che vuoi ribellarti perché la situazione ti sta stretta. Ma tutt’altra cosa è se ci nasci e ci cresci in questa condizione: non hai paragoni, la tua realtà è semplicemente quella e con il tempo non ti interesserebbe neanche ribellarti.
L’unica nota dolente è il finale, secondo me. Leggendo qualche opinione qui e lì, è stato detto che era scontato, e questo è vero, ma non è la motivazione per cui lo definisco un punto debole di questo bel romanzo, perché onestamente non poteva finire diversamente, vedendo come si svolge la storia, questa è una cosa gradita per me. Quello che penso è che sia stato decisamente troppo frettoloso, come se si volesse chiudere in fretta la storia. Insomma, su 400 pagine, alla parte conclusiva forse ne sono dedicate 10, quando secondo me meritava un epilogo un po’ più articolato e preciso, per chiudere in bellezza. La sensazione è quella appunto di aver chiuso la faccenda frettolosamente, senza sprecarsi in dettagli, da una pagina all’altra tutto è finito. Questo un po’ è deludente, ma come detto prima, essendo l’esordio dell’autrice, qualcosa gliela possiamo anche perdonare e la considero comunque molto promettente.
Alla fine della storia mi chiedo: io non riesco a fare articoli e recensioni di meno di cento pagine (ma neanche cento righe a momenti), figuriamoci dire massimo centro parole in una giornata! Davvero ridicolo solo pensarci, talmente è macabra questa restrizione.

Libro primo delle cronache del ghiaccio e del fuoco – George R. R. Martin

Questo libro è valutato da me:

Dopo anni a seguire la serie TV, mi sono inoltrata in questa lettura molto impegnativa. Ho preso le edizioni deluxe, quelle super fighe rilegate per intenderci, divise in 5 libri da circa 800 pagine ognuno, circa 3 libri per “librone”, passatemi il termine.
Mi sembra fin superfluo specificarlo, ma nel caso qualcuno ancora se lo stesse chiedendo, ovviamente è “Il trono di spade” a cui mi riferisco. L’autore è George R. R. Martin e la prima edizione originale risale al 1996, non proprio ieri diciamo. Parliamo di un romanzo di genere fantasy, da cui successivamente è stata tratta l’omonima serie televisiva a partire dal 2011 che ha letteralmente spopolato e si è affermata come una serie innovativa per i temi trattati e il modo in cui vengono sviluppati, ma questo è un altro discorso che magari affronteremo in futuro. Torniamo a noi!
Le nuove edizioni deluxe sono divise in 5 libri e rispettivamente sono elencate in ordine crescente, fino a 5 appunto, come “Libro primo delle cronache del ghiaccio e del fuoco”, libro secondo e via dicendo. Inoltre queste edizioni hanno qualcosa di super figo come una mappa (grazie al cielo, per una che non si sa orientare neanche nella propria città, è il massimo!!) all’inizio della lettura ed alla fine, quindi tutte le ultime pagine, sono dedicate ad elencare tutte le varie casate, le informazioni generali di ognuna, i loro motti, stemmi ed una sorta di albero genealogico per ognuna.
Certe cose sinceramente non ero riuscita a capirle neanche dalla serie TV, per chi non è sgaggio come me a memorizzare luoghi, strade, nomi di persone, questi extra nella versione deluxe sono davvero una cosa al quale è impossibile rinunciare. Essendo “Il trono di spade” ambientato in un mondo totalmente inventato, con casate, lord, re, principi, principesse, estranei e chi ne ha più ne metta, nella lettura, mappe e riepiloghi di casate sono dei salvavita al fine di comprendere a pieno la storia. Diversamente per me, risultava molto disperdivo perché a distanza di tante pagine, non sempre ricordavo chi era chi, cosa aveva fatto e perché. La genialità dell’aver creato un vero e proprio mondo è una cosa davanti al quale rimango totalmente stupefatta!! E’ così ben fatto e ben preciso che quasi sembra esistere realmente, ma veniamo al primo libro.
Ho appena finito la lettura de “Libro primo delle cronache del ghiaccio e del fuoco”, che sono circa i primi tre libri della collana Mondadori dedicata, e devo dire che, riassumendo in breve, è praticamente il copione della prima stagione della serie televisiva. Avevo già letto cercando informazioni qui e lì, che i primi sono molto fedeli a ciò che succede e devo dire che è proprio così. Forse viene tralasciato qualcosa e alcune vengono definite meglio, come d’altronde è normale che sia quando si passa dal libro ad una produzione televisiva. Nel complesso sono rimasta molto soddisfatta della lettura, come ben potete immaginare, è una lettura che tiene impegnati per molto tempo essendo una storia molto lunga ed è molto impegnativa essendo appunto così distante da una realtà a noi vicina e contemplando anche cose non reali come draghi, magia, non morti, estranei. Quindi se al momento cercate una lettura più “frivola” e tranquilla, tenete da parte questa opzione per quando potrete dedicarvici con tutta calma per poter godervi al 100% l’esperienza.
Il racconto inizia con una breve introduzione e successivamente parte nel vivo della storia, alternando ad ogni capitolo il narratore. Principalmente sono sempre gli stessi personaggi che raccontano e questo mi ha fatto pensare che non sia un caso. Evito di fare spoiler, anche se sicuramente quasi tutti ormai avranno guardato almeno la serie TV, ma con il senno di poi, avendo visto come evolve la storia, già si può capire qualche messaggio celato. Una storia può essere raccontata e tramandata solo dai vivi, non dai morti, quindi il fatto che venga raccontato solo da alcune persone, mi da l’impressione che sia un messaggio ben chiaro su chi possa in futuro vincere “il gioco del trono”. Forse mi sbaglierò, non avendo ancora finito la lettura di tutta la saga e soprattutto non esistendo un proseguimento dei libri, tutto è possibile, ma la serie TV ha preso una determinata piega che potrebbe darti una vaga idea sul finale.
Insomma, se non si fosse capito, trovo geniali tutti questi intrighi che mi rendono solo più curiosa di continuare la lettura, ci vuole veramente una mente fantasiosa ad elaborare tutto questo e senza ombra di dubbio questo è un libro che va letto, con calma e con attenzione e va proprio assaporato pagina per pagina.
Vi saprò aggiornare terminata la lettura del libro secondo. Come si suol dire? Stay tuned!