La ragazza nel parco – Alafair Burke

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Eccoci qui, finalmente ho letto anch’io un libro di questa autrice. Ne ho sentito molto parlare, il suo libro aveva fatto successo come era capitato a “La ragazza del treno” (clicca per la recensione) e quindi ho voluto leggere anche questo. Mi riferisco a “La ragazza nel parco” di Alafair Burke uscito nel 2016, tradotto da S. Marcolini e edito da Piemme. Ero indeciso su che libro prendere di questa autrice perché, lo ammetto, non me ne incuriosiva neanche uno leggendo le trame. Mi sono convinta su questo, ma mi avrà davvero presa?

Quando Olivia Randall, avvocato newyorchese, viene svegliata da una telefonata, non ha idea di chi sia la ragazzina che, dall’altro lato della cornetta, la implora di aiutarla. Ma basta un nome a farle capire. Jack Harris. Il famoso scrittore, padre della ragazzina, accusato di omicidio e ora in cella, in attesa di processo. Jack Harris è un nome che dice troppe cose a Olivia: perché Jack e Olivia hanno un passato. Un vecchio amore finito male vent’anni prima. Un amore di cui lei porta ancora dentro i segni e forse la colpa di aver lasciato che le cose andassero come sono andate. Di fronte alla richiesta della figlia di Jack, Olivia sa che non ha altra scelta. Aiuterà Jack. A costo di lasciare che lui dia sfogo a una vendetta tenuta a bada per tutti questi anni. Jack non ha un alibi, non ha testimoni, e non ha un motivo plausibile per essere dov’era quando qualcuno ha fatto fuoco nel parco, ammazzando tre persone. E ben presto Olivia sarà costretta a chiedersi se Jack sia davvero innocente, e non la stia manipolando…

Ci ho pensato un po’ prima di scrivere questa recensione perché di norma mi spiace andare un po’ contro corrente. In tantissimi mi avete detto che questo libro vi era piaciuto molto, ma a me proprio non ha convinto. L’ho trovato abbastanza scontato e banale tutto il tempo, giusto il finale mi ha stupita un po’ perché, effettivamente, ha un piccolo colpo di scena, anche se nulla di originale in ogni caso, ma almeno tira un po’ su la piattezza della storia. Il libro si fa leggere tranquillamente, non è un mattone eterno che non finisce mai, però, in base a ciò che avevo sentito in giro, mi aspettavo molto molto di più.
Il libro viene inserito nel genere giallo/thriller, ma a me pare più sul giallo che thriller, onestamente. Non ha grandi scene di tensione ed azione tipiche di un thriller, ma procede più lentamente con i ritmi di un giallo. Se volete leggere un libro semplice e veloce, sicuramente fa al caso vostro, ma se vi aspettate grandi cose… Beh, io vi consiglio di cambiare libro perché questo non vi stupirà.
La trama non l’avevo già trovata particolarmente convincente, ma come nessun libro di questa autrice. Non so, mi capita raramente, ma ho letto qualche trama dei libri presenti in libreria in quel momento e non sentivo nessun richiamo particolare per nessuno di quelli che ho guardato. Come vi ho detto prima, non è un brutto libro, ma se siete appassionati di gialli e thriller, questo caso mai può farvi solo da antipasto, ve lo posso assicurare.

Avete letto altri libri di questa autrice? Consigliatemene qualcuno, le vorrei dare un’altra possibilità!

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Dieci piccoli indiani – Agatha Christie

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Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie fa parte di quei libri che sembra un po’ inutile recensire. Quei libri che dai un po’ per scontato perché sono dei classici del genere, ma ci tenevo comunque a dire la mia perché ho trovato questo libro davvero pazzesco. Edito da Mondadori, il romanzo esce in italia nel 1946 (ma scritto e pubblicato nel 1939), con un titolo diverso da come lo conosciamo oggi, ma di questo si potrebbe parlare davvero moltissimo. Me ne sono imbattuta poche settimane fa in libreria, scontato del 20%, nell’edizione Oscar Junior e, avendone sempre sentito parlare, mi sono decisa all’acquisto. QUANDO MAI NON L’HO FATTO PRIMA! Cosa mi sono persa fino ad ora… Ma andiamo per gradi!!

Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito. E ora sono lì, su quell’isola che sorge dal mare, simile a una gigantesca testa, che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli. Ma hanno trovato una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto di ciascuna camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l’inizio di un interminabile incubo. 

Ora, che Agatha Christie fosse una maestra del giallo, non servo io per dirvelo, parliamoci chiaro. Non mi sono mai avvicinata più di tanto a lei perché non sono troppo appassionata di gialli, ma sono sempre stata consapevole del suo calibro. Ora che mi sto approcciando con calma ai suoi libri e al suo stile, non posso davvero evitare di pensare a quanto mi sia persa fino ad ora. “Dieci piccoli indiani” è davvero un capolavoro della letteratura! La genialità della storia è un qualcosa che al giorno d’oggi si trova davvero pochissimo negli autori, insieme all’originalità.
Quello che mi ha sconvolta di più è stato come la Christie abbia concepito di scrivere un libro del genere alla sua epoca. Parliamo di un periodo storico comunque molto diverso dal nostro a cui ormai siamo abituati. Quello che scrive, come lo scrive e i termini che utilizza sono davvero molto inusuali per gli anni in cui ha scritto “Dieci piccoli indiani”. Nella storia utilizza spesso vocaboli come “negro, negroide“, tant’è che all’inizio il titolo reale era “Dieci piccoli negri“… Insomma, fa un po’ strano leggere questo genere di terminologia e la stranezza aumenta quando pensi che risale al 1939!!
Detto ciò, comunque, ho letto il libro in un weekend, ho finito di leggerlo a tarda notte perché ormai DOVEVO sapere come finiva. Vogliamo davvero parlare del finale? Vogliamo davvero farlo? Sicuri? SENSAZIONALE. EPOCALE. Cioè, capiamoci… un colpo di scena pazzesco. Posso tranquillamente dire che io non avrei MAI sospettato neanche lontanamente della conclusione. Per tutta la durata della lettura mi sono chiesta come sarebbe potuto finire, chi fossero i signori Owen… Beh, ragazzi, la Christie, me l’ha fatta davvero sotto al naso. Non che sia particolarmente difficile, ma l’ha fatto e anche con molta maestria.
Non perdetevi questa chicca della letteratura, “Dieci piccoli indiani” dovrebbe essere nella libreria di ognuno di noi.

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Una morte perfetta – Angela Marsons

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Chi mi segue su Instagram e nelle storie sa quanto abbia sofferto con questo libro. Avevo sentito parlare così bene di questa autrice che l’ho acquistato ad occhi chiusi, per poi pentirmene un pochino. Mi riferisco a “Una morte perfetta” di Angela Marsons, uscito a Maggio 2016, edito da Newton Compton Editori.

Se sei un debole di cuore, il laboratorio di Westerley non fa per te. E’ una struttura che si occupa di studiare i cadaveri in decomposizione. E’ una calda sera quando la detective Kim Stone e la sua squadra scoprono proprio ai limiti di quel laboratorio un corpo di una donna ancora caldo. L’assassino ha trovato il posto perfetto per coprire i suoi delitti. Indagando i sospetti di Kim si fanno sempre più inquietanti, quando una seconda ragazza viene aggredita, ma trovata in fin di vita con la bocca riempita di terra, esattamente come l’ultima ritrovata, nello stesso posto. Chi sarà la prossima vittima e quale schema sta realmente seguendo il serial killer? Riuscirà Kim a decifrare la mente contorta e spietata del killer, prima che continui il suo terribile piano?

Come vi dicevo su Instagram, il rapporto con questo libro è stato di amore e odio. Ci ho messo tre settimane a leggerlo, se non di più, perché non volevo interromperlo comunque e per me è tantissimo. Era questione di principio ragazzi.
Finalmente quindi sono riuscita a finirlo e che posso dirvi. Ho letto di meglio. Come thriller l’ho trovato abbastanza deludente, lo reputo più adatto a un genere giallo, per il decorso della storia e il modo di descrivere le indagini effettuate dalla protagonista.
Per quanto riguarda i personaggi preferisco non professarmi troppo in quanto ho visto che questo è il quarto capitolo dedicato a Kim e alla sua squadra e ho anche letto che nei precedenti libri vengono spiegati bene i protagonisti e le loro storie. Leggendoli in fila sicuramente si ha più modo di capirli e capire le loro azioni e i loro modi di essere. In particolare mi affascina molto la protagonista e mi piacerebbe leggere altro su di lei per poterla capire, perché nel corso della trama viene accennato giusto qualcosa qui e lì e sembra molto interessante. Tuttavia sono un po’ restia perché il modo di narrare dell’autrice non l’ho trovato particolarmente coinvolgente. Spesso, nel corso della lettura, abbiamo capitoli di mezza pagina che lasciano in sospeso delle situazioni che vengono poi riprese in terza persona, raccontate come già successe.
Inoltre, un tasto dolente per me è stata la trama che è scritta sul libro e dovunque sui siti web. L’ho volutamente modificata leggermente in questo articolo perché secondo me contiene troppe informazioni che sarebbe meglio scoprire strada facendo per il mio punto di vista. Altra cosa di questo tipo viene fatta nei primi capitoli, dove ce n’è uno che fa uno spoiler gigante sul movente del killer. Insomma, anche questa è stata una cosa che mi ha bloccata nella lettura perché quanto è brutto leggere qualcosa del quale sai già gran parte della soluzione a venti pagine dall’inizio?
Avevo sentito parlare così bene della Marsons che credevo mi avrebbe presa molto di più. Cercherò di darle un’altra possibilità, magari con la prima avventura di Kim.
Voi che ne pensate? Vi piace la Marsons e avete letto i primi libri riguardanti Kim e la sua squadra?

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Un killer dal passato – Tiziana Privitera

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Abbiamo conosciuto già Tiziana Privitera con “Il killer del decalogo“, un appassionante giallo, e proseguiamo la sua conoscenza con “Un killer dal passato“, uscito nel 2018, edito da Robin editore.

Trama:
Pierre Lacroix, personaggio televisivo e chef di fama mondiale, viene ucciso con un colpo di pistola in uno dei ristoranti di sua proprietà. Le indagini della Omicidi di Los Angeles si indirizzano subito nel mondo dell’arte culinaria, tra cuochi invidiosi e feroci critici gastronomici. Qualcosa però non torna e quando l’assassino uccide ancora, le detective Taylor McNeil e Casey Warner, insieme ai colleghi dell’Unità Speciale, si ritroveranno tra le mani un mistero. Due omicidi, due vittime, un segreto sepolto nel tempo che può avere terrificanti conseguenze nel presente.

Se vi ricordate la scorsa recensione, sapete che avevamo comunque trovato un punto debole nella storia. Mangiando “pane e crime” fin dall’infanzia, avevo un po’ capito il colpevole un po’ prima della fine. Ebbene, vi posso confessare che invece “Un killer dal passato” me l’ha fatta sotto il naso perché il suo finale è davvero sbalorditivo e non ci ero seriamente arrivata. Sebbene la trama del primo mi appassionasse di più a leggerla così, ho apprezzato molto di più quest’ultima uscita perché si nota una crescita non indifferente dell’autrice. Il suo modo di esprimersi rimane sempre molto professionale e molto competente, si vede senza ombra di dubbio che non è un libro buttato lì, scritto a caso. I vocaboli che utilizza spesso e volentieri sono professionali, il che dona un impatto perfetto ad un libro già molto promettente.
I protagonisti, inoltre, sono gli stessi del primo, ma in questo caso assumono una loro identità perché, a mio parere, vengono definiti meglio e si riesce a capirli totalmente. Nonostante questo, comunque, non è indispensabile leggerli entrambi per capire la storia perché sono due libri comunque indipendenti, viene fatto solo un leggero accenno al caso passato, ma nulla di vincolante, la storia si capisce senza alcun problema.
La trama è molto intricata, merita davvero molto come libro e consiglio a tutti gli amanti del genere di cimentarsi nella lettura di questo giallo, non ve ne pentirete assolutamente, avrete tutto il crime che ricercate!

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Morti e sepolti e Il diavolo di Mergellina – Alessandro Testa

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I nostri autori emergenti mi dipingono la rubrica di tutti i colori, di ogni genere e di tantissime parole. Oggi si tinge di giallo con “Morti e Sepolti” e “Il diavolo di Mergellina” di Alessandro Testa (per il profilo dell’autore, clicca qui). “Morti e sepolti” è il primo della serie, esce nel 2016, è stato per un mese intero n. 1 su Amazon. “Il diavolo di Mergellina” è uscito a Dicembre 2018, quindi è nuovissimo, ed è il seguito di “Morti e sepolti”, con gli stessi protagonisti, entrambi editi da Edizioni Il Vento Antico.

Trama “Morti e sepolti“:

Questura di Napoli, ai giorni d’oggi.
Il commissario Antonio Sasso e l’ispettore Anna Nardi sono chiamati su una scena del crimine, un vecchio palazzo signorile di Napoli in Via Tarsia, dove un giovane albanese, operaio in nero di una impresa edile che sta eseguendo lavori di ristrutturazione proprio nel palazzo, è stato ucciso.
Qualcuno gli ha sfondato il cranio con un piccone. Sotto il suo corpo viene ritrovato anche un panetto di droga. Quando il cadavere viene rimosso, ecco la sorpresa. Sotto, in un’intercapedine del pavimento, c’è uno scheletro vecchio di almeno sessant’anni. Un uomo, anche lui ucciso con un colpo violento alla testa.
La Dia interviene sul posto e prende in carico il caso di evidente traffico di droga. Ad Anna Nardi viene assegnato il caso di Bacol Shebani, l’albanese ucciso. Antonio Sasso, sotto la minaccia di una valutazione del suo stato di servizio dopo la scoperta della sua passione per le scommesse, si occuperà invece dello scheletro sepolto.
Sasso e Nardi conoscono così l’avvocato Scorza e la sua badante e gli insegnanti ormai in pensione Cannavacciuolo, marito e moglie che possono ripercorrere quel periodo storico sfortunato.
Si parla di Napoli sotto le bombe, dei morti, soprattutto della famiglia Del Vecchio, che viveva nel palazzo, sterminata dall’esplosione di una bomba il 4 dicembre 1942 mentre attraversava la città sul tram numero 9.
I due poliziotti ascoltano, ma sembra non esserci risposta alle loro domande: chi e perché ha ucciso Bacol Shebani? Di chi sono quelle ossa ritrovate sotto il pavimento?

Trama “Il diavolo di Mergellina“:

– Abbiamo riaperto le indagini.
– Dopo quarant’anni, chi ve lo fa fare?
– Fossero anche ottanta, andrò fino in fondo: ci sono un uomo assassinato in casa propria e una giovane donna incinta morta in circostanze che non esito a definire dubbie.
Un efferato omicidio aspetta il suo colpevole da decenni. La riapertura del caso spinge chi lo vorrebbe irrisolto a mettere i bastoni tra le ruote della neonata Unità Delitti Insoluti. Ma Sasso e Nardi non si fermeranno, seguiranno una pista ormai fredda, trovandone un’altra caldissima, al punto da correre il pericolo di bruciarsi. Sasso ha un disperato bisogno di soldi e accetta di dedicarsi a un caso apparentemente già risolto per provare l’innocenza dell’unico imputato. L’indagine non autorizzata lo costringe a complicati sotterfugi, ma alla fine avrà bisogno dell’aiuto dell’ispettore Nardi per concluderla.Ricatti, depistaggi, omicidi vecchi e nuovi: lavoro e vicende personali si confondono e si trasformano, ma la squadra porterà alla luce la verità e farà, forse, giustizia.

 

Ho letto entrambi i libri nell’arco di una settimana talmente mi avevano presa. In entrambi si può ammirare una crescita del protagonista, il commissario Sasso, contornato da un’indagine estremamente accurata. Risolvere dei casi così datati, dove il tempo può aver cancellato ogni ricordo ed ogni traccia, sembra non essere un grosso problema per Sasso e Nardi, che con destrezza indagano, interrogano e seguono ogni pista con maestria. Ammetto, tuttavia, almeno all’inizio di essermi trovata un po’ spiazzata, ci sono molti personaggi, facevo fatica, quando ne riappariva uno, a ricordare chi e cosa rappresentasse. Dopo questa prima difficoltà iniziale, è stato tutto in discesa e mi sono abituata al modo di scrivere e di narrare dell’autore.
Tutto sommato penso che inserire qualche caso in meno, avrebbe permesso al lettore di cimentarsi totalmente nella conclusione dell’indagine. In “Il diavolo di Mergellina” ci sono prevalentemente tre situazioni distinte ed ogni tanto mi confondevano, avrei preferito magari più focus sui casi principali, in modo da concentrarmi su quelli, senza ulteriori distrazioni. Un ultimo eventuale difetto che ho riscontrato è stato la mancanza di una voce narrante ben definita. In alcuni casi sembrava una voce esterna alla situazione, in altri sembravano i protagonisti. Questi dettagli tuttavia non creano problemi al fine di cimentarsi nella storia, diciamo che sono sottigliezze per rendere il lavoro il più perfetto possibile.
Detto ciò, i libri mi sono piaciuti moltissimo, sono una grande fan della copia Sasso e Nardi e spero di rivederli presto alle prese con altri casi, perché davvero sono molto capaci nel loro lavoro. La cosa bella di questi libri è stato proprio il coinvolgimento provato durante l’indagine, specialmente le ultime centinaia di pagine me le sono divorate totalmente, ero troppo curiosa di scoprire la verità. Menzione particolare per il finale di “Il diavolo di Mergellina” che è stato, quasi totalmente, a sorpresa. Una tecnica molto strana usata dall’autore che ha tenuto nascosto fino alla fine un particolare che era fondamentale al fine di risolvere il caso. Ne ha dato qualche indizio, ma, almeno ai miei occhi, nulla che potesse realmente permettere al lettore di arrivarci. Interessante, quanto molto strana come scelta.
In conclusione, per gli amanti del giallo, questa non è sicuramente una serie che deve mancare nelle vostre librerie e, per chi è amante del territorio italiano, dove lo possiamo trovare un giallo ambientato nella bellissima città di Napoli? L’autore in questo non si risparmia, nel libro ogni tanto ci regala sprazzi di Napoli e dintorni e di quei posti meravigliosi con delle descrizioni davvero singolari e degne di nota. Un giallo dal sapore tutto italiano, di mare e di Napoli.

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La scomparsa di Stephanie Mailer – Joel Dicker

Questo libro è valutato da me:

Dopo essermi totalmente innamorata de “La verità sul caso Harry Quebert“, non potevo non leggere l’ultima chicca di Joel Dicker: “La scomparsa di Stephanie Mailer“.
Edito da “La nave di Teseo”, “La scomparsa di Stephanie Mailer” di Joel Dicker, esce nel primo trimestre del 2018, è stato tradotto da Vega Vincenzo.
Siamo nel 2014 quando l’ormai quasi ex capitano della polizia di stato Jesse Rosenberg viene avvicinato da Stephanie Mailer, una giornalista del giornale locale. Stephanie gli rivela che lui e il suo compagno ex compagno di squadra Derek Scott si erano sbagliati riguardo al caso risolto nel 1994, che la persona incriminata era in realtà innocente e, di conseguenza, c’era ancora un assassino a piede libero. Ma Stephanie non ebbe modo di dare altre notizie a Jesse, il quale si tormenta dopo questa rivelazione, perché pochi giorni dopo la loro chiacchierata, lei scompare, apparentemente senza lasciare alcuna traccia di sé.
Cos’era successo nel 1994? Jesse e Derek, al tempo dei giovani e promettenti poliziotti, hanno lavorato al caso di quadruplice omicidio avvenuto ad Orphea, una tranquilla cittadina nello stato di New York, nella quale aveva perso la vita il sindaco del paese, suo figlio e sua moglie, ed una povera ragazza davanti a casa loro, che stava facendo jogging, probabilmente nel momento sbagliato al posto sbagliato. Jesse e Derek quindi trovano il colpevole e il caso viene ufficialmente chiuso e risolto. Questo almeno finché, appunto, vent’anni dopo, non subentra Stephanie con le sue personali indagini.
La domanda principale è: che fine ha fatto Stephanie? E, soprattutto, se davvero il colpevole non era quello giusto, chi era l’assassino ancora a piede libero? Jesse, Derek ed Anna, una nuova collega, la vicecomandante, ripartiranno quindi da quel lontano giorno di venti anni prima, dove scopriranno i fantasmi del paese di Orphea ed anche i propri.

“Lei alzò una mano e la portò all’altezza dei miei occhi.
<<Cosa vede, capitano?>>
<<La sua mano.>>
<<Le sto mostrano le dita.>> mi corresse.
<<Ma io vedo la sua mano.>> ribattei, senza capire.
<<E’ proprio questo il problema>> disse lei. <<Ha visto ciò che voleva vedere e non ciò che le veniva mostrato. E’ stato questo il suo sbaglio, vent’anni fa.>>

Comincio con il dire che di Joel Dicker, oltre a questo e come detto prima, ho letto solo “La verità sul caso di Harry Quebert”, in programma ne ho un terzo suo, perché mi sono proprio appassionata di come scrive, della sua fantasia e, insomma, dei suoi libri. Ho amato davvero il giallo di Harry Quebert, questo non potevo farmelo scappare e sto ancora decidendo se sia all’altezza oppure no. Senza ombra di dubbio è un bel libro, non mi ha mai annoiata nè reso difficile la lettura, nonostante le sue 700 pagine, è scorrevole e piacevole. Tuttavia, a differenza di “La verità sul caso Harry Quebert”, questo aveva molti meno colpi di scena, meno suspance e il finale neanche troppo sconvolgente. Nel primo mi sono ritrovata proprio spaesata alla fine, era davvero un insospettabile anche per i più esperti del genere, ma qui non proprio. C’erano presenti molti, forse troppi personaggi, che probabilmente non erano troppo necessari, confondeva un po’ le idee. Troppe persone, troppe situazioni diverse e collegate in modi remoti tra loro, nella lettura spesso mi chiedevo “aspetta, questo chi era?” per poi fare mente locale e capire. Insomma, non era indispensabile inserire tutti questi personaggi, alcuni a tratti erano un po’ inutili al fine della storia. Il finale, in ogni caso, anche se non troppo colpo di scena, comunque ci stava, in questo ho ritrovato Joel Dicker che ha un modo di intricare le storie, senza farle sembrare scontate o troppo surreali, che mi lascia sempre di sasso.
La lettura del presente è principalmente raccontata dalla parte di Jesse, a parte in pochi capitoli in cui è ceduta per poco ad altri personaggi di meno conto, e spesso ci sono tratti dedicati al 1994, in modo da capire a pieno i fatti e viverli come se fosse il presente. Questo aiuta molto a non perdere il filo tra presente e passato, che vanno di pari passo man mano che procede libro, svelando la soluzione per quanto riguarda il presente e facendo capire a pieno il passato, quello che successe a Jesse e Derek e come erano riusciti a risolvere apparentemente il caso.
Tirando le somme, non è al pari del primo Joel Dicker che ho letto, che ho trovato sensazionale, ma tutto sommato non è un libro da scartare perché deludente o pessimo. Se vi piace il genere, di sicuro dovete leggerlo, è una storia molto intricata e vedere man mano tutti i nodi snodarsi è la parte più bella in assoluto!

 

Dello stesso autore: “La verità sul caso Harry Quebert” 

La verità sul caso Harry Quebert – Joel Dicker

Questo libro è valutato da me:

Parlano della nostra recensione, qui.

Sistemate bene la sedia o qualsiasi cosa sul quale siate seduti, perché vi sto per parlare di un libro che è letteralmente schizzato tra i miei TOP 2018: “La verità sul caso Harry Quebert” di Joel Dicker.
Uscito nel 2012 e l’anno successivo in Italia, “La verità sul caso Harry Quebert”, edito da Bompiani e tradotto da Vincengo Vega sbanca tutte le classifiche!
Prima di parlare della trama, vi voglio assolutamente citare uno dei consigli che Harry Quebert da a Marcus, il protagonista, perché è quello che caratterizza davvero un buon libro ed è la sensazione che ogni amante della lettura dovrebbe avere finendo una bella storia.

Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute all’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.
Cari lettori, provate a negare quanto sia fottutamente vera questa frase!

Veniamo a noi: siamo nel 2008 quando Marcus Goldman, giovane e promettente scrittore, sta vivendo il periodo più buio nella vita di un’autore: è bloccato, non riesce a scrivere neanche una pagina del nuovo romanzo da consegnare a breve al suo editore, così decide di rintanarsi ad Aurora, nel New Hampshire, dove vive il suo amico ed ex professore universitario Harry Quebert che, oltre ad essere uno degli scrittori più amati d’America, è anche il suo mentore, colui che nel mondo della letteratura gli ha insegnato tanto, se non tutto.
Poco dopo la sua visita ad Aurora, ancora senza una pagina di romanzo pronta, Harry viene accusato di aver ucciso Nola Kellergan, una giovane ragazza di 15 anni scomparsa dal paese nel 1975: i suoi resti vengono ritrovati proprio nel giardino della casa di Quebert. Così Marcus si ritrova di nuovo in viaggio verso Aurora, dove inizierà a condurre una sua personale indagine: è convinto che Harry Quebert sia innocente e deve aiutare il suo amico.

Questo libro mi è piaciuto così tanto che, davvero, non so neanche da dove partire per parlarne! Intanto consiglio vivamente a tutti gli amanti del genere giallo di leggere questo libro, so che quasi 800 pagine possono spaventare, ma ne vale veramente la pena. Quando mi si è presentato questo libro, con una trama così interessante e intrigante, ma con tutte quelle pagine, ammetto che ero un po’ restia. Va bene il giallo, va bene tutto, ma non annoiare e non essere scontati in 800 pagine non è un’impresa da poco ed invece sono stata piacevolmente sorpresa. In pochi giorni l’ho letteralmente divorato e quanto sonno perso dietro a Marcus Goldman ed alle sue dannate indagini!
La trama si svolge prevalentemente ad Aurora nel 2008, con molteplici flashback nel medesimo luogo, ma ambientati nel 1975, ed è narrata quasi interamente da Marcus, a parte in alcuni flashback dove l’io narrante diventa la persona protagonista della vicenda, questo ci permette anche di comprendere a pieno ogni passaggio.
Una cosa curiosa e particolare, inoltre, è che i capitoli sono alla rovescia: si parte dal 31 per poi arrivare, appunto, al primo. Questo rappresenta i 31 consigli che Harry dona a Marcus su come scrivere un libro, infatti ogni capitolo è correlato ad un consiglio, che è anche molto interessante, potrebbe davvero essere una sorta di guida per aspiranti scrittori firmata Harry Quebert!
Come ho potuto vedere dalle opinioni in internet riguardo a “La verità sul caso Harry Quebert“, questo libro o lo ami o lo odi. A me personalmente ha tenuto incollata dall’inizio alla fine, come ho detto prima, l’ho divorato in pochi giorni, anche dalla curiosità di scoprire il colpevole. Gli viene recriminato un po’ la banalità dei dialoghi di Nola, la ragazzina scomparsa, ma alla luce di come viene sviluppata la storia e dai risvolti che ha, trovo in piena sintonia il personaggio con quelle conversazioni, basta riflettere un po’ su quello che si viene a scoprire e pensare che tipo di effetto possa fare sugli atteggiamenti di una persona.
Di norma non amo particolarmente i gialli, ma questo ha quel qualcosa che me lo fa amare, sarà anche che offre qualche risvolto psicologico, che per i miei gusti male non fa mai. Inoltre quello che a volte noto nei gialli è che si possono perdere dei dettagli qui e lì, che vanno un po’ a ledere la storia, magari ti rimangono domande irrisolte o dubbi. Qui invece la garanzia per me è stata proprio che alla fine della lettura, nessuna domanda è rimasta irrisolta, qualsiasi episodio ti venisse in mente della trama, ora aveva una risposta ed era tutto chiaro. Credo che non ci sia nulla di meglio. Insomma, penso che ormai sia chiaro quanto mi sia piaciuto, quindi che dite, una possibilità gliela potete dare?!?