Vi svelo i miei 5 libri preferiti di Nicholas Sparks!

Non so bene per quale motivazione io non abbia fatto questo articolo prima. Sta di fatto che mancava e, sul mio blog, non è possibile!
Chi mi segue da un po’, qui o su Instagram, saprà bene che, fra i miei autori preferiti, c’è Nicholas Sparks. I suoi libri per me hanno fatto parte della transizione fra i libri per bambini e i libri per adolescenti/adulti.
Quando avevo circa dieci anni, vidi su un canale in TV un film insieme a mia sorella. Mi piacque così tanto che lo cercai in lungo e in largo in DVD. Quando finalmente internet diventò alla portata di tutti, scoprii che quel film era tratto da un romanzo. Quel film si chiamava “I passi dell’amore” ed era tratto dall’omonimo libro, di Nicholas Sparks. Da lì nacque il mio amore per le sue storie ed i suoi libri, che dura tutt’ora. I suoi romanzi rappresentano per me un porto sicuro, un punto in cui tornare quando mi sento persa. Si avvicina ai miei pensieri perché io, in amore, ho le sue stesse convinzioni, mi sento molto affine a ciò che scrive e alle emozioni che trasmette.
Beh, veniamo al dunque. QUALI SONO I MIEI LIBRI PREFERITI DI NICHOLAS SPARKS?

  • Partiamo dal re dei suoi libri per me. Quello che fa da termini di paragone per tutto, quello che, qualsiasi libro tu leggerai, non sarà mai più bello di quello. “Le pagine della nostra vita” (per la mia recensione, clicca qui!). Neanche 200 pagine di libro che mi emozionano e mi fanno venire la pelle d’oca ogni volta. Insomma, che vi devo dire. Noah e Allie mi hanno rapito il cuore, come faccio a negarglielo? Anche da questo libro è stato tratto un film, omonimo, ed è fra le trasposizioni meglio riuscite secondo me!
    Cliccate qui per leggere la trama del libro e qui per il film.
  • Al secondo posto mi tocca davvero mettere uno dei ultimi libri. “Ogni respiro” (per la mia recensione completa, clicca qui!). Forse perché mi ha ricordato moltissimo Noah e Allie, essendo la storia simile, ma mi ha toccato nel profondo. In questo libro ho rivisto tutto quello che più amo di Sparks: l’amore vero, quello con la A maiuscola, quello indimenticabile e che resiste a qualsiasi cosa. Mi auguro venga fatto un film anche di questo, ma per ora dovremo accontentarci del libro. Per leggere la trama del libro clicca qui!
  • Le parole che non ti ho detto“. Già solo il titolo rende questo libro amabile. Quanto ho amato il personaggio di Garrett lo so solo io, ogni donna meriterebbe un amore simile dal proprio uomo. Questo romanzo è davvero indimenticabile, romantico, emotivo e forte. E’ fra i suoi primi libri scritti, ma nonostante tutto lo considero fra i migliori. Anche da questo è stato tratto un film omonimo, molto bello ed emozionante. Per leggere la trama, clicca qui, e poi qui per il film dedicato.
  • Come potrei lasciare fuori da questa piccola lista “Come un uragano“. Libro dal titolo molto importante, che esprime l’emozione e le sensazioni che ti procura. Sarò ripetitiva, ma Sparsk è un poeta dell’amore e di questo parla nei suoi libri. Non parla d’amore come si fa in un romanzo rosa o nelle commedie, ma in un modo molto più profondo, scavando nelle vere emozioni. Questo romanzo non è da meno e neanche il film omonimo tratto da esso. Vi travolgerà per davvero come un uragano. Se volete farvi travolgere leggendo la trama completa clicca qui. Per il film invece clicca pure qui!
  • Ultimo, ma non per importanza, vi citerò “Ho cercato il tuo nome“. “Un dettaglio, anche il più insignificante, può cambiarci la vita in un attimo. Quando meno ce lo aspettiamo succede qualcosa che ci porta su un sentiero che non avevamo scelto e verso un futuro che non avremmo mai immaginato. Dove conduce quel sentiero? È il viaggio della vita, la ricerca di una luce; a volte però trovare la luce significa attraversare la più fitta oscurità.” Che altro aggiungo? Non saprei, vi dico solamente che anche da questo è stato tratto un bellissimo film. Per la trama completa del libro clicca qui, per il film invece qui!

Eccoci qua alla fine di questa lunga lista. Questi sono i miei libri preferiti in assoluto di Nicholas Sparks. Ovviamente ce ne sarebbero altri da dire, ma alla fine dovrei dirli tutti quanto, quindi ho cercato di fare una top five dei migliori, secondo il mio punto di vista.
E i vostri, quali sono? Sono molto curiosa di sapere quelli che scegliereste voi!!

Ma tu sei felice? – Federico Baccomo

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Questo è un romanzo diverso dal solito. Forse di libri così non esistono poi così tanti. Mi riferisco a “Ma tu sei felice?” di Federico Baccomo, uscito nel 2019, edito da Solferino Libri, che mi ha gentilmente omaggiata di una copia. Un libro strano e particolare, senza ombra di dubbio lascia il suo segno.

Tutto comincia con una domanda: Ma tu sei felice? È l’inizio di un dialogo all’apparenza ordinario, quello tra Vincenzo e Saverio, due amici seduti al tavolino di un bar per il classico aperitivo. Vincenzo ha un problema che riguarda suo figlio: un incidente con un compagno di classe, una maestra indelicata, un colloquio imbarazzante. Saverio ha un dilemma più immediato: la sua dieta iperproteica funzionerà davvero? Entrambi sono presi dall’epica di una quotidianità le cui tappe obbligate prevedono di prendersi cura della famiglia, sopravvivere al lavoro, arrivare a fine mese, oltre naturalmente a mentire, tradire, imbrogliare. Vincenzo e Saverio, insomma, sono tutti noi. Nel botta e risposta trascinante che questo romanzo mette in scena, ci appassioniamo ai colpi di teatro delle loro vite, e nelle loro vicissitudini di umanissimi antieroi riconosciamo le nostre. Ma le cose, nella letteratura come nella realtà, non sono mai come sembrano. Federico Baccomo si diverte a ribaltare i luoghi comuni e a giocare con le nostre aspettative di lettori, in un romanzo diverso da ogni altro. Un dialogo perturbante, comico, insensato, commovente: come la vita. Una moderna, irresistibile commedia dell’assurdo.

Il romanzo si svolge in tutta la sua totalità come se fosse una normale conversazione fra due amici. E’ un continuo botta e risposta fra di loro, un dialogo lungo duecento pagine che, con ironia e battute, va a toccare molti luoghi comuni attuali. In questo modo totalmente sarcastico ti fa sorridere durante la lettura quando capisci dove sta andando a parare il discorso. I due protagonisti seguono un filo logico nel discorso, ma si perdono continuamente in divagazioni che danno vita a scenette ironiche e divertenti riguardo i problemi della società odierna.
Il libro, secondo me, è un po’ limitato nel senso che non è detto che arrivi a tutti. Se ci si aspetta una solita storia, un romanzo tipico e normale, non è quello che troveremo. Se ci approcciamo ad un libro di questo tipo dobbiamo farlo con la mente aperta per capire dove questa ironia e queste estremizzazioni ci vogliono portare. Se ci fermiamo alle nude e crude parole come possiamo fare in altri libri, non troveremo nulla di particolare in questo romanzo, ma se ci poniamo in tema riflessivo ci si aprirà tutto il significato che si vuole trasmettere.
Il romanzo è molto scorrevole, si fa leggere davvero in poche ore essendo, questi scambi di battute, molto repentini. Il tutto condito da un finale un po’ inaspettato che svela il significato generale di tutto quello che abbiamo appena letto. Insomma, un libro tutto da scoprire, che ha la capacità di farci sorridere di alcune situazioni attuali portati al loro stremo, descritte in modo ironico e spigliato. Un piacevole distacco dalla routine di vita quotidiana.

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Tra di noi una vita intera – Melanie Levensohn

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A volte ci capita di imbatterci in libri che ci fanno sognare solo dal titolo o solo dalla copertina. Per me questo è stato il caso di “Tra di noi una vita intera” di Melanie Levensohn, uscito nel 2019, tradotto da A. Petrelli, edito da Corbaccio Editore che mi ha gentilmente omaggiata di una copia. Vi avverto che, dopo questo libro, non sarete più gli stessi.

Parigi, 1940. Judith, giovane studentessa ebrea, è minacciata dall’occupazione nazista ed è ormai costretta a vivere in clandestinità. Insieme al fidanzato Christian, figlio di un ricco banchiere, progetta una fuga in Svizzera ma, a poche ore dalla partenza, il suo nascondiglio viene scoperto e lei deportata. Da allora non si sa più nulla di lei. Montreal, 1982. Jacobina non ha mai avuto un buon rapporto con il padre e sono decenni che vive a Washington, ma adesso il padre è in punto di morte e le ha chiesto di andare al suo capezzale per farsi fare una promessa solenne: Jacobina deve impegnarsi a cercare Judith, una sorellastra di cui lei ignorava l’esistenza e che il padre ha visto per l’ultima volta a Parigi prima della guerra e prima di abbandonare la Francia per rifarsi una vita in Romania. Washington, 2006. Béatrice, parigina, lavora alla Banca Mondiale e si è trasferita da poco negli Stati Uniti. Nonostante il lavoro massacrante, Béatrice opera anche come volontaria in un centro di assistenza. Le viene affidata una signora anziana, Jacobina, che vive da sola e che non sembra provare alcuna simpatia per chi la assiste: ma quando scopre di avere di fronte una ragazza francese decide di mantenere finalmente la promessa fatta al padre e le chiede di aiutarla a trovare notizie della sorella mai conosciuta. La storia narrata da Jacobina spinge Béatrice ad avviare una ricerca attraverso i decenni e i continenti, una ricerca che la porterà a scoprire una verità che la coinvolge ben più di quanto non pensi.

Vi è mai capitato di finire un libro e, dopo averlo chiuso, guardarvi intorno spaesati perché non sapete più cosa fare? Come se la lettura appena conclusa vi avesse totalmente tolto tutte le energie, come se, chiudendo quella copertina, aveste lasciato qualcosa di voi lì dentro, insieme ai personaggi che più avete amato e odiato. Vi è mai successo? A me sì, molte volte, potrei tranquillamente affermare che nella mia libreria ci sia più di me che in qualsiasi altro angolo della casa. E mi è successo ancora. Le emozioni che mi hanno pervasa durante la conclusione di “Tra di noi una vita intera” sono state molteplici. Ero triste, per la fine del libro, ma felice per i personaggi che hanno trovato il loro posto nel mondo, anche se non sono più gli stessi di prima. Il libro è ambientato in parte al tempo della Seconda Guerra Mondiale, quindi penso che possiate capire cosa intendo quando dico così. Questo romanzo è ispirato ad una storia vera, anche se, da ciò che mi pare di aver capito, c’è molto di romanzato, ma sono sicura che di storie simili in quell’epoca ce ne siano molteplici.
Potrebbe sembrare una storia d’amore, dalla copertina e dal titolo, ma non lo è. O meglio, non completamente. C’è l’amore, com’è giusto che sia, per contrastare la crudezza di certi avvenimenti, ma c’è anche molto altro. “Tra di noi una vita intera” è un libro da amare, da scoprire, da capire. Un libro da cui è giusto farsi emozionare. Sono già tre giorni che l’ho finito e non sono ancora riuscita ad aprire un altro libro perché non sono ancora pronta a lasciare andare questo.
Che dite, sono pazza o è successo anche a voi? Inutile dire che ve lo consiglio di cuore perché questo romanzo merita di essere letto e vissuto fino alla fine.

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Non dirmi che è solo un gioco – Simone Nasso

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Alla Fiera Internazionale del Libro di Torino ho avuto il piacere di andare allo stand di Edizioni Effetto. Nel loro stand potevi lasciare al destino la scelta del tuo prossimo libro, pescando un foglietto al cui interno erano racchiuse varie frasi dei loro libri. Io, da bravo Juventino, ho pescato un libro sul calcio e dedicato alla Juve. Ho avuto quindi il piacere di leggere “Non dirmi che è solo un gioco” di Simone Nasso, uscito nel 2018 ed edito, appunto, da Edizioni Effetto.

Mikael è un bambino di otto anni che sta per vivere una delle giornate più importanti per un bambino: la sua prima Comunione. Ma qualcosa di inaspettato cambierà la sua vita: sacro e profano si mischieranno in un caleidoscopio di emozioni inaspettate che gli cambieranno la vita; iniziandolo verso una passione a volte più grande di lui. Era il 5 maggio 2002.

Come dicevo prima, bizzarro che il destino mi abbia fatto sorteggiare proprio un libro sul calcio e, più nello specifico, alla Juve. L’ho letto davvero con molto piacere e, per uno juventino, ci sono tante cose bellissime da ricordare, nella storia della squadra, senza tuttavia dimenticare quelle brutte. Un susseguirsi di alti e bassi come quello che è stato nella realtà. L’autore infatti narra la storia di Mikael, fin dall’infanzia, che è un bambino con la passione del calcio e della Juve. Lo so, lo so, potreste pensare “che noia, non lo leggerei mai” se non amate particolarmente questo sport, ma vi posso dire che è un libro per tutti. Anzi, aiuta forse a capire quanto una passione possa aiutarci nel corso della vita e quanto possa essere importante averne, sia che questa sia il calcio, come un qualsiasi altro sport o attività.
Nel corso della storia, infatti, viene evidenziato molto quanto sia importante per il protagonista questo sport e questa squadra, quanto lo abbiano aiutato nella vita, nei momenti difficili.
Durante la lettura, tuttavia, ho notato svariati salti temporali, anche piuttosto importanti, che non ho gradito molto. Avrei preferito qualcosa di più lineare, che accompagnasse in tutto e per tutto la vita di Mikael. In ogni caso, il romanzo è un libro piacevole e scorrevole, che si legge molto velocemente e che, ad uno juventino più di tutti, risveglia tanti bellissimi ricordi, come ogni passione che si rispetti, senza essere pesante, per chi non è un fan del calcio o della squadra in questione. Resta un piacevole ricordo anche l’aver pescato proprio questo romanzo, come si suol dire, la casualità.

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La figlia della libertà – Luca Di Fulvio

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Avete presente l’amore a prima vista? Fra me e questo libro è stato proprio così. Sono andata in cassa in libreria, con tutt’altri libri, e la commessa mi ha consigliato questo nuovo libro uscito. Un po’ restia ho guardato la copertina, che non mi ha attirata particolarmente. Associo questo genere di copertina a libri un po’ più pesanti da leggere, dalle trame più complesse e non era proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento. Tuttavia la trama mi incuriosiva, così ho deciso di ascoltare il consiglio della ragazza e far venire a casa con me questo libro. Mi riferisco a “La figlia della libertà” di Luca Di Fulvio. Il libro esce nel 2019, edito da Rizzoli.

Raechel, sguardo vispo nascosto da un cespuglio di ricci scuri e crespi, sogna di diventare libraia, nonostante nel suo villaggio, sepolto dalla neve della steppa russa, alle ragazze non sia permesso neanche leggere. Rosetta ha ereditato un pezzo di terra, ma subisce ogni giorno le angherie dei suoi compaesani, convinti che una donna sola e bella non possa restare troppo tempo senza un marito a cui sottomettersi. Rocco, figlio di un uomo d’onore, è costretto a una scelta: se non vuole morire, deve diventare anche lui un mafioso. Tutti e tre sanno che c’è un solo modo per essere liberi: fuggire, scappare lontano, al di là dell’oceano. Arrivano a Buenos Aires per ricominciare, ma l’Argentina è terra di nessuno: per sopravvivere, gli emigranti accettano anche ciò che sembra inaccettabile, e sono le donne a pagare il prezzo più alto, in una città piena di uomini soli e senza scrupoli. Tra le grida del porto e i vicoli del barrio si annidano pericoli e fantasmi del passato, ma Raechel, Rocco e Rosetta sono pronti a tutto: inganni, travestimenti, loschi affari e fughe rocambolesche, per salvarsi ancora una volta e ricominciare, finalmente, a vivere senza paura.

Io stavo già amando moltissimo questo libro, ma dopo la conclusione e dopo aver letto le note d’autore finali, l’ho amato anche di più, nel caso fosse possibile. La storia è ispirata a fatti realmente accaduti e il parere dell’autore a riguardo pone a un importante riflessione finale. Ho pensato a questa storia costantemente durante la lettura ed anche dopo. E’ un romanzo che ti rimane dentro, che non ti molla quando smetti di leggerlo. Continui a pensare ai protagonisti, alle loro vite, a quanto la loro vita possa essere stata ingiusta. Lo scrittore non si è comunque dimenticato delle amanti del romance e l’ha inserito in modo perfetto nel romanzo. Romance al punto giusto, non prende il sopravvento, ma rimane costante come sottofondo in ogni capitolo.
Il libro è di circa seicento pagine, ma non le ho neanche sentite, era troppo bello. Sono entrata fin dalla prima pagina nel vivo della storia e non sono mai riuscita a lasciarla. La scrittura di Luca Di Fulvio è ammaliante, arriva dritta al punto, senza tanti giri di parole. I dettagli sono curati nei minimi particolari, abbiamo una visione totale di una Buenos Aires del tempo. Con i suoi quartieri ricchi, ma anche poveri. I bordelli, le condizioni dei poveri e dell’umanità e i suoi meccanismi in quel periodo storico, sono tutti dettagli caratteristici che l’autore ha reso perfettamente. Angoscia e tristezza mi hanno accompagnato in queste descrizioni, al pensiero che quelle condizioni fossero reali e la normalità una volta. Il fatto che una donna non contasse niente, che fosse solo un sacco di organi buono solo per fare sesso e soddisfare la voglia degli uomini. E’ incredibile quanta strada sia stata fatta e tanta ce ne sia ancora da fare. Donne come le protagoniste sono le donne che ci hanno permesso di avere la condizioni attuale.
Queste sono le riflessioni che l’autore e la sua storia, tratta da vari fatti realmente accaduti, mi hanno suscitato. Sono molto contenta di aver scoperto questo libro, che me l’abbiano consigliato. Questo autore ha un modo di narrare molto simile a Markus Zusak, l’autore di “Storia di una ladra di libri” e “Il ponte d’argilla“. Fino ad ora non avevo mai trovato questa scrittura in un autore italiano, mi ha piacevolmente sorpresa e sicuramente leggerò altro, me ne sono totalmente innamorata. E cosa desiderare di più da un libro? Quando un libro ti entra dentro e non ti abbandona mai, neanche dopo averlo finito, è un libro degno di essere letto, conosciuto, un libro di cui tutti dovrebbero parlare.

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Spyros. Il marinaio italiano – Rita Giammaresi

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Grandi progetti scaturiscono da queste bellissime collaborazioni, quindi state assolutamente sintonizzati che a breve ne saprete molto di più. Nel frattempo oggi, in collaborazione con Bonfirraro Editore, vi voglio proporre questo bellissimo libro: “Spyros. Il marinaio italiano” di Rita Giammaresi, edito dalla sopracitata casa editrice, uscito nel 2018, che ci narra la vita a ritroso nel tempo di Spyros, il marinaio italiano e delle sue avventure, in particolare nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.

È un giorno d’inverno. Giuseppe, dopo una lunga vita vissuta tra gioie, dolori, entusiasmo, tenacia e tante avventure, ha appena esalato il suo ultimo respiro. La morte lo ha preso, ma inizia a percepirsi più vivo che mai e incomincia a ripercorrere a ritroso un viaggio nelle memorie del proprio passato.
Partendo dall’infanzia, i suoi ricordi si snodano tra gli anni ’20 e ’30 nel colorito rione del Capo, storico quartiere di Palermo. Le sue rievocazioni continuano in Grecia poiché, a seguito dello scoppio del Secondo conflitto mondiale, Giuseppe riceve la chiamata alle armi. Divenuto un marinaio della Regia Marina Italiana, apprende una nuova lingua e si integra per quattro lunghi anni nella piccola comunità di Navarino, in Grecia, i cui abitanti gli danno il soprannome Spyros e dove lascerà un pezzo del suo cuore e della sua giovinezza. Giuseppe narra il suo ritorno in una Palermo da ricostruire insieme alla sua stessa vita, un cammino di sofferenza, ma anche e soprattutto di riscatto e di speranza tracciando con serenità, fin dalla prima pagina, un intenso percorso di riflessione che terrà il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.

Cosa mi ha attratto di questo libro? In primis la copertina, che vedete all’inizio dell’articolo. Da amante del mare e di quei posti è difficile per me non esserne attratta. In secondo luogo il titolo, particolarmente attraente e accattivante ai miei occhi. Devo essere onesta: questo libro mi ha totalmente stregata. L’ho letto in due pomeriggi. E’ uno di quei libri che ti prende per mano e ti porta in quello strano posto dove non esiste lo spazio-tempo e sei solo tu, il tuo libro e i personaggi della storia che stai leggendo. Solo chi ama leggere penso possa capire cosa voglia dire e, credo, per un lettore non c’è cosa più bella. Cosa si può desiderare di più da un libro se non questo??
Il romanzo è scritto molto bene, scorrevole, sebbene sia una sorta di biografia del protagonista, quindi priva di grandi dialoghi e cose di questo tipo. Nonostante ciò mi ha tenuta incollata tutto il tempo, bramosa di saperne di più e di andare avanti, fino alla fine, per leggere tutto delle avventure di Spyros. Come sapete, non sono mai stata amante dei libri incentrati sulla Seconda Guerra Mondiale, se sono troppo storici o dettagliati, mi annoiano abbastanza. Se siete come me, la storia di Spyros non vi farà assolutamente questo effetto, anzi, lo amerete follemente, insieme a tutti i personaggi che lo circondano e che fanno da perfetto contorno alla sua vita.
Cosa si può trarre da questo libro? Tutto. Voglia di vivere, che oggi è decisamente meno di molti anni fa. Ambizione, forza d’animo, voglia di fare, voglia di spaccare il mondo.
State cercando un libro che vi cambi un po’, che vi renda persone diverse rispetto a come eravate all’inizio della lettura? Fidatevi, l’avete trovato.
State sintonizzati, a breve grandi novità con Bonfirraro Editore e con l’autrice!!

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L’amore che ti cambia – Gianni Decimo

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Oggi parliamo di “L’amore che ti cambia” di Gianni Decimo, edito da Bibliotheka Edizioni, uscito a Gennaio 2019. Quindi fresco fresco di stampa è arrivato fino a noi di 50 mila pagine sottoponendoci una lettura emozionale, ma anche molto impegnativa!

Un romanzo sulla consapevolezza, la voglia di lottare ed andare avanti, di non arrendersi mai malgrado le difficoltà della vita. Gian Giacomo, bambino come tanti, viene additato in paese come strano. Non è un eroe, un predestinato, nemmeno un prescelto. È solo un timido, un riflessivo, un introverso, e tanto basta a farlo percepire come diverso. Negli anni della fanciullezza vive la turbolenta separazione dei genitori. In adolescenza perde prima l’amatissimo padre, poi, dopo pochi anni, anche la madre. Trovatosi orfano, dagli abissi più oscuri e profondi della solitudine, percepisce l’esistenza di una forza inaudita, lucida e razionale, in grado di riportarlo in superficie. Il percorso per arrivarci, però, sarà accidentato, cosparso di rovine e pesanti ricordi da rielaborare. Un cammino sempre in curva, la cui destinazione finale è la più appagante delle felicità. Perché la vita è bella, nonostante tutto. Perché non vi è dolore al mondo per cui non valga la pena vivere.

“Solo dopo aver concluso questo libro, mi sono reso conto davvero di quanto avevo scritto. Si è trattato di un trauma non ancora superato.”

Se c’è una cosa che mi ha proprio colpita dell’autore è senza dubbio la sua capacità di scrittura, è davvero molto notevole. Ha poco da invidiare ai grandi scrittori perché dal punto di vista del lessico è davvero su un altro livello. Per questo motivo non credo che sia una lettura adatta a tutti, anche se a tutti un viaggio nella vita del protagonista male non farebbe. Devo ammettere che di norma non leggo libri di questo tipo perché preferisco un altro genero di romanzo, ma mi piace comunque variare, specialmente grazie alle possibilità che mi offrono collaborazioni come queste, e cimentarmi quindi in letture di questo tipo, così particolari.
In ogni caso, con questa maestria nella scrittura, l’autore ci accompagna nella vita del protagonista, alla fine della lettura senza dubbio potremmo quasi dire che è un nostro amico da tanto apprendiamo di lui e della sua famiglia. Alternando un po’ di ironia e attimi di serietà, vediamo gli alti e bassi della sua vita, il modo in cui vengono superati. Come recita la trama, è un romanzo sulla consapevolezza, il messaggio di fondo non è affatto scontato, ma l’autore ci accompagna anche in questo.
Se vi piacciono delle letture un po’ impegnative, che ogni tanto non fanno mai male, e volete fare un tuffo in una trama così particolare, articolata e ben scritta, sicuramente è il libro che fa per voi!

Il ponte d’argilla – Markus Zusak

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Io non so davvero da dove partire con questa recensione. Ho finito da poco l’ultimo libro uscito di Markus Zusak, l’autore di “Storia di una ladra di libri” (clicca qui per la recensione del libro e qui per quella del film) e sono davvero ancora indecisa su cosa dire e come dirlo.
Il ponte d’argilla” di Markus Zusak esce ad Ottobre 2018, edito Frassinelli e tradotto da Chiara Brovelli.

“C’era una volta, nella marea del passato dei Dunbar, una donna che aveva molti nomi”. C’erano anche un nonno con la passione per l’Iliade e l’Odissea, una nonna e la sua amata macchina da scrivere, un pianoforte recapitato al posto sbagliato, una ragazza con quindici lentiggini e la sedicesima sul collo che amava le corse dei cavalli e, infine un padre che ha abbandonato i propri figli dopo la morte della moglie e loro madre. I fratelli Dunbar. Erano 5: Matthew, Rory, Henry, Clay e Tommy. Per forza di cose costretti a vivere da soli e da definire da soli la loro vita. Finché il padre non farà ritorno. Solo Clay gli darà una mano. Lo aiuterà a costruire un ponte, metaforico o reale allo stesso tempo, ma non lo farà per Michael. Lo farà per lui, per i suoi fratelli, per il loro passato, per il loro futuro. Tocca a lui perché Clay è l’unico che sa tutto, che conosce la storia nei minimi dettagli.

“Lei era una brava ragazza, con gli occhi verdi che brillavano. Carey Novac dagli occhi limpidi. Lui era un ragazzo con il fuoco nello sguardo. Si amavano quasi come fratelli.”

E qui la parte critica. Questo libro mi ha davvero lasciata senza parole. Non so bene che tipo di potere abbia questo autore, ma il suo modo di scrivere, il modo in cui narra, mi lascia sempre senza fiato. E’ una lettura impegnativa, sicuramente non un libro per cominciare a leggere. Ha bisogno del suo tempo, ha bisogno di essere elaborato. Per questo motivo l’inizio è stato complesso. Ci ho messo qualche pagina a prendere il ritmo della narrazione perché la sua scrittura ha la capacità di destabilizzare, di farti uscire fuori da ogni tuo schema personale per portarti dentro la storia. Una volta passato questo attimo iniziale, infatti, sei parte del romanzo, insieme ai protagonisti. E’ una lettura stregata quella dei libri di Markus Zusak, non saprei come altro definirla. Un lettore inesperto potrebbe anche fermarsi prima di prendere il ritmo, quindi se decidete di leggerlo, vi posso solo dire di andare oltre. Andate oltre, continuate a leggere, abbandonate ogni schema, fatevi trascinare dalla storia, da Clay, dai fratelli Dunbar, dalla Sbagliatrice, da Michael.
Come vi ho detto, sono poco più di 600 pagine toste, ma che ho divorato, che mi hanno tenuta incollata fino alla fine nella lettura, mi sono ritrovata più volte a notte inoltrata a leggere ancora perché non ne avevo mai abbastanza. L’autore sa il fatto suo, penso che ormai sia decisamente consolidata come teoria. Se avete amato “Storia di una ladra di libri” ed avete amato la narrazione, questo non è assolutamente da meno, anzi, forse anche meglio. E’ una storia particolare, commovente, che vi farà arrabbiare, emozionare, piangere, ma alla fine saprà farvi felici, questo ve lo posso assicurare. Consiglio caldamente con il cuore la lettura di questo libro, merita troppo per essere lasciato sulla libreria, merita di essere aperto, letto, vissuto, prima di subito.

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L’alibi imperfetto – Riccardo Lamperti

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Oggi parliamo di “L’alibi imperfetto” di Riccardo Lamperti. Anche in questo caso, non mi ero mai cimentata in letture del genere, ammetto che non è proprio il mio genere, ma siccome ho deciso di abbassare le mie barriere personali da quando ho aperto questa rubrica per autori emergenti, mi sono comunque buttata a capofitto nella lettura di questo libro. L’autore mi scrive chiedendomi se tra le 50 mila pagine c’è spazio anche per “L’alibi imperfetto“, che è il suo primo lancio, ed ovviamente, con una premessa così, la risposta non poteva che essere un grande sì!

Trama:

Che mondo sarebbe senza passato. Cosa ne sarebbe se gli uomini smettessero di comunicare, rassegnandosi a migrare verso l’estinzione. Come sarebbe, se di uomini svuotati della coscienza i libri soltanto conservassero la memoria. Quanto a lungo vagherebbe un padre nell’indomita speranza di riabbracciare suo figlio. Se al destino delegassimo le nostre strade per intrecciarle, la morte si arrogherebbe il diritto di dividerle. La lunga migrazione è iniziata. Quanto stenteremo a riconoscervi il nostro mondo.

Uscire dai miei schemi. Non finirò mai di dirlo in questa rubrica. Come ho già detto su Instagram, mi ritrovo sempre a mettermi alla prova in questa rubrica e, questo libro, è quello che mi ha fatto mettere più in discussione di tutti. Senza ombra di dubbio è un libro che ti costringe a riflettere, non hai scampo, non da via d’uscita. Una volta iniziata la lettura è un continuo turbinio di emozioni contrastanti, pensieri e riflessioni. Non è sicuramente una lettura leggera, ma impegnativa. Tuttavia è molto ben scritto, il linguaggio usato dall’autore è la perfetta cornice per un libro simile.
La storia in sé ci pone davanti a quesiti non indifferenti, in un momento in cui il genere umano non è in grado di comunicare tra sé, dove sembra che tutti abbiano dimenticato i sentimenti, le emozioni, la bellezza di condividere. Come potete capire, non è esattamente una tematica semplice e leggera, ma tutto sommato l’autore riesce, con il suo linguaggio ben strutturato e fluido a farci capire ogni singolo passaggio.

Inoltre, da non dare affatto per scontato, c’è la copertina che assumerà un significato particolare durante la lettura del libro e, di norma, è una cosa che apprezzo moltissimo quando anche la copertina ha un suo perché.
Ammetto che non è molto il mio genere, quindi sento, in parte, di non essere in grado di apprezzarlo fino infondo, ma ciò che ha suscitato in me, in ogni caso, me lo porto dentro ed è quello il fine del racconto, penso. Quello di far riflettere, di porre il lettore davanti ad una cruda realtà, per poi trovare il modo, insieme ai protagonisti, di rinascere e capire alla fine i veri valori.

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La contessa – Marco Spelgatti

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Emozioni contrastanti per questo nuovo libro della rubrica autori emergenti. Parliamo di “La contessa” di Marco Spelgatti (per il profilo dell’autore, clicca qui), edito da Gonzo editore, uscito quest’anno. E’ un libro così particolare che non so bene di che genere poterlo definire, ma è anche questa la sua bellezza. Senza dubbio è un racconto soprannaturale, un po’ thriller e con qualche traccia di esoterismo, il tutto combinato in modo più che perfetto.


Trama:
La famiglia Maleni, che di nobile ha ormai solo il blasone, è tenuta in scacco dall’inquietante matriarca. Muovendosi nell’ombra la contessa decide le sorti di tutti, in particolare della figlia femmina di cui ha combinato, suo malgrado, il matrimonio con un giovane industriale. Villa Maleni è posta al confine con una valle nota a tutti come Mangianime, un luogo pervaso di energia mistica sul quale circolano innumerevoli macabre leggende, capace di far emergere la vera essenza di ognuno. Difficile sfuggire a se stessi se si percorre la valle del Mangianime, lo sa bene Matthias cameriere della villa, protagonista de “La contessa”, che ne è fatalmente attratto. Il diario di Matthias ci accompagna nella scoperta di un atroce delitto al quale seguiranno le indagini e lo smascheramento dell’assassino inaspettato, ma “La contessa” è soprattutto il viaggio dentro l’ossessione di un uomo, perché il mondo ti vede per come tu ti vedi.

    

L’autore dice di sé:
Marco Spelgatti è nato nel 1984. Cresciuto nella campagna bergamasca, sul Lago d’Iseo, ha vissuto tredici anni a Firenze. Attualmente vive a Bologna. Scrive racconti soprannaturali perché pensa che il modo migliore di raccontare la realtà sia usare l’irrealtà.

“Le ho proposto più volte di condividere con me una passeggiata lungo il corso d’acqua, ma ha sempre trovato un modo per evitare tutt ala zona del mangianime, ammonendomi più volte.
Ha un temperamento romantico e sognatore, e si fa coinvolgere molto da ciò che legge. Il tono della sua voce, il suo passo, il suo respiro sembrano modificarsi quando trova un libro che la coinvolge molto.”

Ho letto davvero pochi libri così particolari e di questi generi, ma di “La contessa” sono stata piacevolmente sorpresa. La narrazione avviene in modo diretto, il protagonista scrive un diario ed il lettore è considerato questo diario, di conseguenza Matthias ci da del tu. Questo, per quanto mi riguarda, tiene sempre costante l’attenzione sulla storia, senza mai perdere questa costante. Spesso è un rischio questo genere di scrittura perché il rischio è di avere troppa narrativa che a lungo andare risulta noiosa, senza dialoghi o interruzioni che danno più ritmo al racconto. In questo caso, invece, è gestita davvero con maestria e non risulta mai noioso, anzi. Le ultime pagine le ho lette in pochissimo tempo, sia per curiosità sia per un vero e proprio rapimento per le vicende di Matthias.
Il finale è perfettamente in linea con la storia, è stato davvero la ciliegina sulla torta per un’ottima conclusione ad una storia molto bella. Non sono riuscita a trovare alcun difetto in questo libro perché per me non ne ha e se ne ha è tutto di poco conto rispetto al coinvolgimento nella storia, nella sua inusualità l’ho davvero apprezzato tantissimo.
Quando leggo, come mia abitudine personale, tengo sempre in parte un quadernetto nel quale annotto le frasi, i passaggi che più mi colpiscono in un libro. Inutile dire che, leggendo questo racconto, di “solo” 170 pagine, ho annotato quattro interi passaggi, alcuni dei quali li utilizzerò per arricchire questa recensione, per cercare di farvi capire su che livello siamo.
Il tono dell’autore, inoltre, è molto classico, quindi non abbiamo una scrittura con inflessioni del gergo del giorno d’oggi. Insomma, “La contessa” è un libro speciale, non saprei davvero come altro definirlo e mi auguro che questa cosa passi attraverso le mie parole, attraverso le citazioni perché oggi forse sono pochi i libri che meritano davvero, ma questo è senz’altro uno di questi.

“In un contesto come questo, così isolato, sono riflessioni doppiamente spaventose, perché non vengono soffocate dal contraltare della realtà di qualcun’altro. Nel quotidiano rintracciamo fuggevoli punti di contatto tra il nostro mondo e quello degli altri e definiamo così ciò che è reale e ciò che non lo è. Quando siamo soli, isolati, come possiamo evitare la follia?”

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