La contessa – Marco Spelgatti

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Emozioni contrastanti per questo nuovo libro della rubrica autori emergenti. Parliamo di “La contessa” di Marco Spelgatti (per il profilo dell’autore, clicca qui), edito da Gonzo editore, uscito quest’anno. E’ un libro così particolare che non so bene di che genere poterlo definire, ma è anche questa la sua bellezza. Senza dubbio è un racconto soprannaturale, un po’ thriller e con qualche traccia di esoterismo, il tutto combinato in modo più che perfetto.


Trama:
La famiglia Maleni, che di nobile ha ormai solo il blasone, è tenuta in scacco dall’inquietante matriarca. Muovendosi nell’ombra la contessa decide le sorti di tutti, in particolare della figlia femmina di cui ha combinato, suo malgrado, il matrimonio con un giovane industriale. Villa Maleni è posta al confine con una valle nota a tutti come Mangianime, un luogo pervaso di energia mistica sul quale circolano innumerevoli macabre leggende, capace di far emergere la vera essenza di ognuno. Difficile sfuggire a se stessi se si percorre la valle del Mangianime, lo sa bene Matthias cameriere della villa, protagonista de “La contessa”, che ne è fatalmente attratto. Il diario di Matthias ci accompagna nella scoperta di un atroce delitto al quale seguiranno le indagini e lo smascheramento dell’assassino inaspettato, ma “La contessa” è soprattutto il viaggio dentro l’ossessione di un uomo, perché il mondo ti vede per come tu ti vedi.

    

L’autore dice di sé:
Marco Spelgatti è nato nel 1984. Cresciuto nella campagna bergamasca, sul Lago d’Iseo, ha vissuto tredici anni a Firenze. Attualmente vive a Bologna. Scrive racconti soprannaturali perché pensa che il modo migliore di raccontare la realtà sia usare l’irrealtà.

“Le ho proposto più volte di condividere con me una passeggiata lungo il corso d’acqua, ma ha sempre trovato un modo per evitare tutt ala zona del mangianime, ammonendomi più volte.
Ha un temperamento romantico e sognatore, e si fa coinvolgere molto da ciò che legge. Il tono della sua voce, il suo passo, il suo respiro sembrano modificarsi quando trova un libro che la coinvolge molto.”

Ho letto davvero pochi libri così particolari e di questi generi, ma di “La contessa” sono stata piacevolmente sorpresa. La narrazione avviene in modo diretto, il protagonista scrive un diario ed il lettore è considerato questo diario, di conseguenza Matthias ci da del tu. Questo, per quanto mi riguarda, tiene sempre costante l’attenzione sulla storia, senza mai perdere questa costante. Spesso è un rischio questo genere di scrittura perché il rischio è di avere troppa narrativa che a lungo andare risulta noiosa, senza dialoghi o interruzioni che danno più ritmo al racconto. In questo caso, invece, è gestita davvero con maestria e non risulta mai noioso, anzi. Le ultime pagine le ho lette in pochissimo tempo, sia per curiosità sia per un vero e proprio rapimento per le vicende di Matthias.
Il finale è perfettamente in linea con la storia, è stato davvero la ciliegina sulla torta per un’ottima conclusione ad una storia molto bella. Non sono riuscita a trovare alcun difetto in questo libro perché per me non ne ha e se ne ha è tutto di poco conto rispetto al coinvolgimento nella storia, nella sua inusualità l’ho davvero apprezzato tantissimo.
Quando leggo, come mia abitudine personale, tengo sempre in parte un quadernetto nel quale annotto le frasi, i passaggi che più mi colpiscono in un libro. Inutile dire che, leggendo questo racconto, di “solo” 170 pagine, ho annotato quattro interi passaggi, alcuni dei quali li utilizzerò per arricchire questa recensione, per cercare di farvi capire su che livello siamo.
Il tono dell’autore, inoltre, è molto classico, quindi non abbiamo una scrittura con inflessioni del gergo del giorno d’oggi. Insomma, “La contessa” è un libro speciale, non saprei davvero come altro definirlo e mi auguro che questa cosa passi attraverso le mie parole, attraverso le citazioni perché oggi forse sono pochi i libri che meritano davvero, ma questo è senz’altro uno di questi.

“In un contesto come questo, così isolato, sono riflessioni doppiamente spaventose, perché non vengono soffocate dal contraltare della realtà di qualcun’altro. Nel quotidiano rintracciamo fuggevoli punti di contatto tra il nostro mondo e quello degli altri e definiamo così ciò che è reale e ciò che non lo è. Quando siamo soli, isolati, come possiamo evitare la follia?”

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Un posto per Victoria – Veronica Evangelisti

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Se cercate un libro veloce e carino da leggere, “Un posto per Victoria” di Veronica Evangelisti fa proprio per voi. Ormai è chiaro che con questa rubrica di autori emergenti mi cimento nelle letture più varie ed in questo caso mi sono trovata davanti una lettura a tratti molto impegnativa.

Trama:
Un momento solenne: il trapasso di un’anziana signora. Per alcuni mamma, per altri sorella, per altri ancora nonna, come per Viola De Santis, appunto. La grande famiglia, grande e sbriciolata da mille incomprensioni e litigi, si trova riunita per l’ultimo saluto alla “tigre”. In quella circostanza di morte, Viola si pone molti interrogativi sulla vita. Domande e riflessioni sul senso della famiglia, sui rapporti tra i componenti che erano lì accanto a lei. Andando indietro con la memoria, in un passato che non poteva essere poi così lontano, se la nonna era ancora tra loro, riaffiorano situazioni tanto assurde e diverse da sembrare distanti mille anni. La dolorosa, pesantissima situazione della nonna da giovane, la guerra, l’immane fatica di vivere. Cos’è, quindi, la morte…? Una liberazione? Una resa dei conti? Un momento che fa piangere alcuni e lascia altri indifferenti? C’è un detto che dice che chi muore lascia il posto a chi arriva…

L’autrice dice di sé:
Veronica Evangelisti, nata a Roma il 08-10-1983. Diplomata in grafico pubblicitario nel 2002, decide di non appassionarsi a questo lavoro perché sa che non è quello che ama. Comincia subito a lavorare nel settore della vendita, scrivendo sempre per sé in un diario tutti gli aneddoti che le capitano durante il giorno. Ama raccontare storie. Il suo sogno è diventare attrice di teatro, ma rimane solo un sogno. Nel 2009 crea la sua famiglia, nel 2011 e nel 2014 diventa madre ed è proprio in questo momento di riflessione, dopo aver perso il lavoro a causa della sua prima gravidanza, che decide di cominciare a scrivere un libro. In questo periodo la scrittura diventa la sua amica, scrivendo Un posto per Victoria.

Viola, la protagonista, rivanga per tutta la durata del romanzo vari ricordi e aneddoti della sua vita, in occasione di un funerale. I ricordi che vengono sottoposti al lettore non sono altro che le tipiche avventure di una famiglia tradizionale del Sud, pugliese in questo caso. I miei parenti sono tutti del meridione, quindi purtroppo, o per fortuna, conosco molto bene tutte le tradizioni, tutti i luoghi comuni e tutte le fisse di quei posti e l’autrice le ha raccontate e tramandate nel modo più semplice possibile, senza pregiudizi o cattiveria insomma, anche perché, alla fine, era davvero così un tempo.
La scrittura non è perfetta, qualche errore è presente all’interno del romanzo, ma tuttavia si parla sempre di un primo libro e quasi nessuno ad un esordio è Alessandro Manzoni. Il contenuto tuttavia, a mio parere, fa passare oltre a questo, perché davvero è profondo, parla di vita vera, non della famiglia del Mulino Bianco, ma di famiglie tradizionali ed anche terribilmente travagliate. Insomma, se volete assaporare un po’ di Sud ed un po’ di vita vera, non dovete far altro che leggere “Un posto per Victoria“. La sua vera essenza è senza dubbio la famiglia, quella che, seppur strana e travagliata e, a tratti cattiva, c’è sempre nel momento del bisogno e che, nonostante tutto, è sempre un sostentamento ed un aiuto sempre presente nella vita.

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E’ solo una storia d’amore – Anna Premoli

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Dopo aver parlato della sua ultima uscita, “L’amore è sempre in ritardo“, mi è venuta voglia di parlare di altri suoi libri. Ovviamente sto parlando di Anna Premoli ed oggi vi volevo parlare di “E’ solo una storia d’amore”.
E’ solo una storia d’amore” di Anna Premoli esce nel 2016, edito da Newton Compton, e viene definito il suo nuovo libro scoppiettante e super romantico! Ormai si sa, la Premoli è una scrittrice di romanzi rosa, la prima autrice italiana che ha iniziato dal self-publishing facendo diventare i suoi romanzi dei best-seller molto amati.

Sono passati cinque anni da quando Aidan Tyler ha lasciato New York. Ha lasciato la grande mela da vincitore del premio Pulitzer e diretto verso il sole ed il divertimento della California. Imbonito e viziato dalla critica e soddisfatto dalle tantissime copie del suo romanzo vendute, si adagia un po’ troppo sugli allori, sebbene si fosse ormai convinto che quello sarebbe stato solo l’inizio di una grande carriera da scrittore. Le cose non stanno andando proprio come Aidan aveva sognato. E’ da cinque anni che non scrive nulla, neanche mezzo capitolo, ed ormai ha il suo agente letterario, Norman, alle calcagna, insieme alla casa editrice che gli ha già dato un lauto anticipo sul suo nuovo romanzo, che ancora non esiste. Scoraggiato decide quindi di far rientro a casa, dove tutto è iniziato, fiducioso di ritrovare così la sua perduta ispirazione.
E’ proprio nella grande mela che conoscerà Lauren, una scrittrice di romanzi rosa molto prolifica. Ovviamente Aidan non la conosce, in quanto considera il genere dei romanzi rosa della “robaccia” ben lontana dalla letteratura. Chiunque potrebbe scrivere un libro di questo tipo per Aidan. Avrà ragione oppure sarà costretto a ricredersi?

“Quello che la gente spesso non capisce è che la magia del rosa non sta nella capacità di predire chi si innamorerà di chi – non scriviamo mica gialli – ma nella bellezza di un percorso condiviso. Tutte le volte che due persone si innamorano accade qualcosa di magico.”

Questo romanzo è senz’altro tra le mie storie preferite della Premoli. La sua freschezza e la sua scioltezza nella narrazione è sempre il lato che la distingue da molti nel genere. I suoi romanzi scorrono velocemente e piacevolmente, ironici, pratici e leggeri.
In questo caso, come nella maggior parte dei suoi libri, abbiamo una narrazione alternata tra Aiden e Lauren, quindi abbiamo una visione a trecentosessanta gradi della situazione e di ciò che succede. Questo ci permette di ammirare nel decorso della lettura, la crescita dei personaggi. Infatti, all’inizio della storia abbiamo dei protagonisti ben diversi rispetto alla fine. Aidan è uno scrittore pieno di sé, con il suo premio Pulitzer, considerando non-scrittori quelli come Lauren, ed alla fine cambia molto la sua visione della letteratura, imparando a rispettare anche il diverso e, magari, “frivolo” come può essere un romanzo rosa. Lauren, invece, convinta di scrivere un genere sempre mal etichettato e preso sotto gamba da tutti, alla fine capisce che l’importante è piacere ai suoi lettori e soddisfarli. Tutto ciò è ben chiaro nella narrazione, quindi si assiste ad una vera e propria crescita del personaggio.
La cornice perfetta di questa situazione è appunto il suo stile di scrittura, che è un continuo botta-risposta tra i protagonisti e credo sia davvero la risposta a tutti quelli che pensano, anche nella nostra realtà, che il romanzo rosa non sia considerabile scrittura, che è prevedibile e scontato e spesso non degno di lettura.
Per me questo tema è curioso, essendo il genere rosa proprio quello del quale si occupa l’autrice. Sicuramente questo ha aiutato a fare sembrare la storia più vera e simpatica possibile, essendo che, probabilmente, ci è passata seriamente nella realtà. E’ un romanzo che consiglio quindi anche a tutti gli scettici del genere. Insomma, non si può sempre leggere classici o fare letture impegnative in generale. Il genere rosa, secondo me, è quello che si adatta a molte più persone di tutti gli altri generi, anche a lettori non abituali, proprio per la sua leggerezza, freschezza e velocità. Ed alla fine quello è l’importante, non è ciò che leggiamo che ci identifica, ma il solo fatto di leggere, qualsiasi cosa, ci lascia qualcosa in più rispetto a prima ed è questo che deve fare un libro, di qualsiasi genere.

 

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15 – Luigi Pucci

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Nuovo romanzo di autore emergente oggi. Parliamo di “15” di Luigi Pucci. L’autore mi ha gentilmente omaggiata della copia cartacea del romanzo e mi sono buttata, subito dopo l’arrivo, in questa lettura.
15 esce nel 2017, edito da Aletti Editore.

Trama:

“Ma che si rischia veramente?” si chiedeva David quella notte, tra un bicchiere di vodka e un grosso e puzzolente sigaro cubano. “Cosa si rischia a prendere in mano lo scettro della vita?”

Inserisco solo questa breve frase, al posto della trama. Sebbene l’autore mi abbia scritto l’intera sinossi per mail, ho deciso di essere coerente con la scelta di non esporla totalmente. Né su Amazon, dove è esposta solo quella citazione che ho indicato su, ne sul libro, dove viene riportato un altro estrapolato del romanzo. Scelta curiosa, ma molto intrigante. Quando mi è arrivato il libro, come una sciocca me lo sono rigirato in mano un sacco di volte, pensando che potesse apparirne una trama, invece no, non c’era proprio. Bizzarro, ma mi ha fatto sorridere e mi ha incuriosita ancora di più.
In breve, comunque, siamo in un periodo buio, dove la luce del sole fatica a scorgersi anche da lontano. David è il protagonista di questa storia ed è uno scienziato annoiato dalla vita, fatta solo di routine, di lavoro-casa e casa-lavoro. Un giorno succede qualcosa che cambierà radicalmente la sua vita.
Tendenzialmente non mi approccio molto a questo genere, non fa molto per me. Tuttavia non sono solita a escludere un libro a prescindere, mi piace osare e tentare.
L’ambientazione è molto particolare, un futuro in cui il sole sta svanendo, si vede poco. E’ molto intrigante. Il romanzo è scorrevole tutto sommato, sebbene non tratti tematiche semplici ed intuitive, è di circa cento pagine, quindi comunque veloce.
La narrazione è semplice ed efficace, non scontato per un autore emergente, a volte mi è capitato di leggere anche libri che sembravano non fossero stati riletti prima della stampa, neanche sotto il punto di vista grammaticale, ma fortunatamente non è questo il caso di “15”. Il narratore è esterno alla vicenda, è una terza persona che racconta la vita del protagonista, e parla direttamente con il lettore.
Un difetto che ho trovato durante la lettura è che, secondo me, la storia doveva essere svolta in più pagine, in modo da poterla sviluppare meglio. A tratti sono stata trascinata in un turbinio strano insieme al protagonista, senza capire la motivazione di ciò che succedeva. Anche i personaggi, molto interessanti, meritavano una descrizione ed un lavoro migliore, al fine di capire a pieno le azioni, il carattere e le emozioni. Senza ombra di dubbio c’è un margine di crescita per questo autore, quindi tutto il mio appoggio e tutto il mio sostegno, può solo migliorare. L’idea c’è, il romanzo è scorrevole, il modo di narrare è piacevole e semplice. Mi ha aperto un genere del tutto nuovo per me e, chissà, per nuove letture future.

 

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La treccia – Laetitia Colombani

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Ho sentito tanto parlare di questo libro, l’ho visto da parecchie blogger e mi ha incuriosita moltissimo la trama, quindi eccoci qua oggi per recensire “La treccia” di Laetitia Colombani.
“La treccia”, edito da Editrice Nord, esce nel 2017, viene tradotto da Claudine Turla ed in pochissimo tempo diventa un best-seller, tradotto in più di 25 lingue, dalla sua originale che è il francese.

Nulla sembra unire Smita, Sarah e Giulia. Giulia è italiana, abita a Palermo e lavora nello storico laboratorio di parrucche, della sua famiglia. Sarah è un famosissimo e richiesto avvocato di Montréal che ha sacrificato la vita per la carriera. Smita, invece, abita in un villaggio indiano, nella condizione di intoccabile.
Tuttavia, tutte e tre le donne sono accomunate da un grande coraggio che hanno dovuto tirare fuori nella loro vita. Smita per poter lasciare il villaggio che è sempre stata la sua casa, insieme a sua figlia, per darle una vita migliore, Sarah per intraprendere una nuova vita, fatta non solo di tailleur e udienze e Giulia per salvare, alla giovane età di vent’anni, il laboratorio di famiglia ad un mese dal fallimento. Si troveranno tutte e tre a dover spezzare una cosa più forte degli atomi: i pregiudizi, insieme alle tradizioni. Le donne non si incontreranno mai, ma i loro destini sono estremamente legati, come ciocche di capelli che s’intrecciano.

Ho sentito solo belle parole di questo libro e devo dire, innanzitutto, che le confermo tutte! L’ho divorato in due giorni, e solo perché avevo poco tempo, altrimenti in una giornata me lo sarei finito tranquillamente. Il romanzo ha venduto più di trecentomila copie e per l’autrice è stato davvero un esordio da record e, dopo averlo letto, non posso che essere contenta di ciò: se lo merita seriamente.
Per tutta la durata della storia, la narrazione si alterna fra le tre donne a rotazione, quindi abbiamo tutti e tre i punti di vista alternati. Smita, Giulia e Sarah vengono da parti diverse del mondo, totalmente diverse, ma le situazioni che vivono sono molto analoghe per la loro realtà. Tutte e tre lottano per tre cose diverse, ma ugualmente difficile. Un vero inno al “girl power“, oserei dire. Sono tre donne coraggiose, forti e determinate e questo traspare da ogni singola lettera del romanzo.
Le parti che mi sono piaciute di più, sono quelle dedicate a Smita che, a livello di difficoltà, trovo fosse quella nella situazione più complicata e dimostra davvero una forza senza eguali, tutte le donne, ma anche tutti gli uomini, trattati in quel modo dovrebbero avere la sua forza, di ribellarsi e dire un grande “basta” al sistema che sfrutta, maltratta ed impoverisce l’umanità. Il fatto di venire a contatto con una realtà così difficile e lontana dalla nostra, è davvero un punto in più per il libro, non se ne parla mai abbastanza e fa realmente aprire gli occhi.
Nulla togliendo a Giulia e Sarah, in ogni caso, che nella loro realtà vivono con un muro di tradizioni, costrizioni sociali e lavorative davanti che con molta tenacia e determinazione buttano totalmente giù alla fine.
La lettura è molto scorrevole, come ho detto all’inizio, in un giorno me lo sarei letto tranquillamente. Il linguaggio è chiaro, semplice, veloce. Nonostante tratti di argomenti delicati, lo fa con una finezza senza eguali.
Quando ho finito il libro ero quasi triste, avrei voluto qualche pagina in più per rimanere con la loro forte compagnia, perché questo romanzo mi ha fatto proprio bene all’anima. L’unica cosa, che non è neanche una pecca, ma che sarebbe stato solo un di più alla storia, è che avrei preferito un epilogo più chiaro, specialmente per la storia di Smita. Giulia e Sarah è chiaro cosa fanno, cosa faranno e come lotteranno, ma per Smita la situazione rimane un po’ aperta. Non in modo esagerato, è una piccolezza alla fine, dovuta solo all’affetto per il personaggio e a volerne leggere l’esatta fine.
In conclusione, se state cercando un libro bello, veloce e scorrevole l’avete trovato: dopo averlo letto non sarete mai pronti a lasciar andare questi bellissimi tre personaggi.

 

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Un evento assolutamente straordinario – Hank Green

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Articolo molto speciale oggi dedicato a “Un evento assolutamente straordinario” di Hank Green. Dal 31 ottobre si troverà in tutte le librerie, quindi da stamattina potrete acquistarlo! Edito da Harper Collins, che gentilmente mi ha omaggiata del libro in anteprima, e tradotto da Masini Beatrice, è un libro molto promettente nonché romanzo di esordio dell’autore!
April May è una ragazza di ventitré anni che sta girando per le strade di New York a notte ormai inoltrata. Stranamente la tessera della metro le viene rifiutata, così mentre gira in cerca di una soluzione, si imbatte in una scultura gigantesca, che le ricorda molto un transformer. April rimane molto colpita da questa scultura, pensa che il suo artista si sia impegnato molto ed abbia fatto un bellissimo lavoro, così chiama Andy, il suo migliore amico, che fa video su YouTube per dargli lo scoop di questa scultura. Finiscono per girare un video con April da protagonista che presenta l’opera, chiamandolo Carl. Il mattino dopo il video di Andy e April è virale, la notizia fa il giro del mondo: Carl non c’è solo a New York, ma è comparso allo stesso momento in decine di città diverse, sempre identico. April è stata la prima ad averne un contatto, la prima a scoprirlo e si ritroverà presto al centro dell’attenzione mediatica e sui social network. Questo la porterà a grossi cambiamenti nella sua vita, dovrà fronteggiare le conseguenze della sua improvvisa notorietà, ma allo stesso tempo cercare di capire chi sono i Carl e che cosa vogliono da noi umani.

“Mi viene in mente adesso che oggi abbiamo intrapreso una serie di azioni per conto di tutta l’umanità e forse avremmo dovuto chiedere prima una sorta di permesso… o lasciare che fosse il governo a decidere se era il modo giusto di agire. Non l’ho fatto. Non ho pensato che l’esito del nostro esperimento sarebbe stato così fondamentale o significativo.”

All’inizio mi era venuto da definirlo un romanzo distopico, tuttavia lo trovo più un fantasy. La realtà difatti è la nostra, comune realtà, intesa come mondo attuale. Ci sono tutte le problematiche inerenti ai social network, ai problemi che ne derivano, dell’assuefazione che possono dare, insieme alla notorietà. Insomma, non ci manca proprio nulla sotto questo punto di vista. Come ci anticipa la trama tutte queste tematiche sono, a mio avviso anche, trattate perfettamente dall’autore: il ruolo dei social media nella nostra vita, il modo in cui noi essere umani come unità d’insieme affrontiamo paure e incertezze e infine la spersonalizzazione di un personaggio pubblico e noto a milioni di persone. Quest’ultimo tratto è stato il mio preferito. La protagonista viene psicanalizzata perfettamente durante tutta la durata del romanzo, tutti i suoi processi interni, le sue paure, forze, incertezze. Come cambia la sua vita dopo che diventa ufficialmente un personaggio pubblico, il peso che le sue parole assumono di fronte alle milioni di persone che l’ascoltano e la seguono. Personalmente ho trovato molto interessante questo punto, perché, come detto prima, sono effetti realmente esistenti su persone di questo rango e, per noi “comuni mortali“, non è una cosa così immediata e facile da capire, è difficile immedesimarsi e capire, senza che venga spiegato così bene, come è successo in questo caso.
Come detto prima, la narrazione ci permette di immedesimarci totalmente con April, in quanto è proprio lei che narra la sua storia… a noi! Sì, avete capito bene, April sta scrivendo il libro e parla con il lettore come se fosse il suo interlocutore, non si risparmia quindi a battute, intercalari, come se stesse parlando con un amico. Difatti, spesso durante il racconto, si riprende da sola, riconosce i suoi errori e li ammette con noi. Questo mi ha reso la lettura scorrevole, super piacevole e d’impatto.
Non ho trovato grossi difetti in questo romanzo, anzi. Sebbene sia l’esordio dell’autore, per me deve proprio continuare a scrivere, spero eventualmente anche in un seguito di questo. L’ho proprio divorato, sebbene non fosse proprio tra i miei generi preferiti, ma sono sempre aperta a novità. L’unica cosa è stato il finale, odio quando mi rimane l’amaro in bocca alla conclusione di un romanzo che mi è piaciuto molto! Come ho detto prima, per questo mi piacerebbe ci fosse una sorta di seguito o spin-off, mi aiuterebbe probabilmente ad apprezzarlo di più.
Ringrazio ancora infinitamente la Harper Collins per avermi dato questa splendida opportunità, con un libro così promettente e particolare, che mi ha permesso di andare fuori dai miei schemi.

“La celebrità di una persona è nella testa di tutti tranne che nella sua. State prendendo un volo all’aeroporto e 999 persone vi vedono come un’altra faccia nella folla. Ma la millesima può pensare che siete più famoso di Gesù. Come potete immaginare, questo rende la celebrità piuttosto disorientante. Non potete sapere chi sa che cosa.”

 

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