Due gocce d’acqua – Nicola Rocca

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Qualche settimana fa, girovagando per i libri consigliati nel mio abbonamento di Prime Reading, quella piattaforma che comprende l’abbonamento a Prime di Amazon, che include libri, ma anche Prime video, con tante serie originali e non, ho trovato questo thriller psicologico che mi ha incuriosita molto dalla trama. E’ di un autore italiano, Nicola Rocca, con cui ho anche avuto il piacere di chiacchierare, ed ho letto il suo “Due gocce d’acqua“, uscito nel 2016. Vi riporto qui la trama che mi ha catturata nel marasma di libri consigliati!

Chantal ha sempre avuto tutto dalla vita. Affetti, amore, serenità e gioia. Poi, nell’ultimo anno, la vita ha smesso di sorriderle, togliendole tutto ciò che prima le aveva donato. Un giorno, però, la fortuna torna a bussare alla sua porta. In chat conosce Alfredo, titolare di un Bed & Breakfast in Toscana. I due chattano per qualche giorno, parlando del più e del meno. Infine, lui le propone un lavoro al B&B. È una grande occasione, ma significherebbe trasferirsi a cinquecento chilometri da casa. Non è una scelta semplice. Chantal mette sul piatto della bilancia i pro e i contro, e accetta la proposta di Alfredo. Due giorni dopo si trova al Bed & Breakfast. L’approccio non è dei migliori: quel posto è lugubre, isolato e sembra dimenticato da Dio. L’intenzione di Chantal sarebbe quella di tornarsene da dove è venuta. Ma una soleggiata giornata di febbraio le fa cambiare idea. E poi c’è lui, Alfredo: una persona a modo, cortese, gentile. E molto, molto carino. Così Chantal decide di restare.Tutto sembra filare liscio, fino a che un giorno non è costretta a recarsi al paese. Lì sente le voci che girano. Quel B&B è maledetto. C’è qualcuno che si aggira lì attorno. Che rapisce, stupra e uccide le ragazze che lavorano al B&B. Chantal si sente mancare. Sarebbe più semplice fare i bagagli e sparire. Ma qualcosa le dice che non potrà farlo, fino a che non avrà confermato o smentito quelle terribili voci.

Ho trovato questo thriller spigliato e inquietante. Penso che in alcuni punti ci sia del margine di miglioramento, per il modo in cui vengono presentati i vari personaggi, ma per me è stata davvero una piccolezza perché la storia mi ha angosciata fino alla fine, non riuscivo a capire di chi potessi fidarmi. Questa sensazione è durata praticamente fino alla fine quando, inaspettatamente, è arrivato un pazzesco colpo di scena. Davvero, non avrei saputo fare di meglio, il finale è stato quello che ha posato la ciliegina sulla torta di questo thriller psicologico. Quando ho finito il libro ero sconvolta, ve lo posso giurare sui miei thriller preferiti (vi può bastare come giuramento? Io credo di sì!).
Sottofondo perfetto di questo libro è stata assolutamente la Toscana, essendo ambientato in un B&B sperduto in questa regione, rende il tutto così reale e veritieri da inquietare!
Reputo che sia un libro adatto anche a chi, di norma, non ama i thriller, perché è davvero molto leggero e piacevole per tanti. I capitoli sono brevi e concisi, si legge molto velocemente come libro, potete non fare i timidi e tuffarvi totalmente in questa lettura, c’è anche un tocco di romance, che sinceramente non fa mai male e tiene alta l’attenzione sulla trama.
Sicuramente leggerò altro di questo autore perché reputo che meriti davvero moltissimo, ha le carte in regola per scrivere grandi thriller.

L’enigma della camera 622 – Joel Dicker

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Finalmente l’attesa è finita: dopo “La verità sul caso Harry Quebert” e “La scomparsa di Stephanie Mailer“, ecco che il 12 Giugno 2020 esce il nuovo libro di Joel Dicker, “L’enigma della camera 622“, edito da La nave di Teseo, tradotto da Milena Zemira Ciccimarra.
Mi incuriosiva già fin dall’inizio, ha una trama molto accattivante e in pieno stile Dicker!

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente.
La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero.
L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.
Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Tanto discusso tanto quanto atteso è questo nuovo libro di Joel Dicker. Lo ammetto, l’ho comprato che non era neanche stato messo sullo scaffale in libreria, era appena arrivato con il corriere che me ne sono subito accaparrata una copia. L’ho letto velocemente e con tanta ansia e tensione di andare avanti. Avevo le aspettative a mille ed ora posso dirvi se ne è valsa la pena oppure no. Io credo di sì, se vi piace lo stile un po’ prolisso di Dicker, senz’altro questo libro non è da meno, sebbene non lo reputi all’altezza di un libro bellissimo come “La verità sul caso Harry Quebert” che tutt’ora reputo uno dei migliori libri che io abbia letto e che, di conseguenza, rimane al suo posto. E’ nel complesso un buon libro, quello che scrive questo autore lo leggerei anche se scrivesse 2000 pagine per raccontare una storia, anche se sono consapevole del fatto che le sue trame si potrebbero asciugare un po’ e che, per alcuni, possa essere considerato noioso avere tutti quei giri nella storia.
Di questo libro in particolare ho percepito tanta voglia dell’autore di rendere un omaggio al suo defunto editore, colui che, da ciò che racconta, l’ha portato ad essere il grande scrittore che è ora, ma ho visto anche tanta voglia di voler stupire, a tutti i costi. Non so come definirlo, ma si sentiva una voglia di dare un risvolto di trama, un finale a sorpresa, come nei suoi vecchi libri, ma che in questo caso è stato molto meno forte, dal mio punto di vista. Quello che nella storia di Harry Quebert ha davvero funzionato, è il fatto che, per quanto ci giri intorno, la trama funziona ed è reale, potrebbe essere plausibile. E’ ciò che non funziona molto in quest’ultimo, è proprio una cosa estrema e improbabile, poco reale e, ai miei occhi, è parsa davvero molto forzata.
Detto ciò, come vi dicevo prima, è sempre bello per me leggere Dicker, sebbene non mi abbia offerto uno stupore come ha fatto precedentemente, amo il suo modo di scrivere e di raccontare, la maniera in cui struttura la storia e decide di raccontarla al suo lettore, è davvero molto singolare e non mi stanca mai.
In conclusione vi posso dire che, se apprezzate l’autore, sarete in grado di apprezzare anche questo libro, se invece in precedenza non vi ha colpito particolarmente, potreste fare un po’ fatica, ma io una chance, partendo dal presupposto di tutto ciò che vi ho detto prima, gliela darei comunque.
Forza Joel, sono già in attesa del prossimo!!

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Un debito di sangue – Brenda Novak

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Ormai Brenda Novak è diventata una delle mie autrice preferite, inutile dire che aspetto i suoi libri come gli inglesi aspettano le apparizioni della regina. Il 21 Maggio 2020 difatti è uscita la sua nuova chicca, eccomi qui a recensirla prontamente! “Un debito di sangue” è edito da Harper Collins e tradotto da Alessandra De Angelis. Veniamo alla trama, poi vi dirò cosa ne penso!

Per più di un anno, Sebastian Costas ha cercato di scoprire la verità dietro l’omicidio della sua ex moglie e di suo figlio. Nonostante le prove dicano il contrario, infatti, è convinto che il secondo marito della donna, un poliziotto, abbia commesso entrambi i delitti e che poi abbia inscenato la sua stessa morte, così segue le sue tracce fino a Sacramento. Ed è qui che conosce Jane Burke, un’investigatrice privata. Jane è stata sposata con un serial killer e da cinque anni sta tentando di ricostruire la propria vita. Sebastian potrebbe essere l’occasione giusta per ritrovare la felicità… Ma anche l’uomo che stanno cercando è sulle loro tracce. Per lui è una battaglia personale, che è deciso a vincere. Costi quel che costi.

Anche in questo caso la Novak non mi ha delusa. I suoi thriller psicologici conditi da adorabili storie d’amore, sono il mio connubio perfetto, ci vado a nozze. Tuttavia, ammetto che questo libro non mi ha presa fin da subito. All’inizio mi sembrava di leggere più un giallo che un thriller, nei primi capitoli è tutto incentrato sull’indagine alla ricerca del serial killer, poco profilo psicologico del killer stesso.
Verso la metà del libro, inizia a prendere un ritmo più serrato, si inizia a percepire l’oscurità del profilo psicologico del colpevole. Inizia veramente a diventare inquietante, ve lo assicuro! Ho letto gli ultimi capitoli nell’inquietudine più totale, l’ho amato! Si attiva tutto un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne, passi falsi, paura per i protagonisti e il loro amore. Insomma, è tutto al posto giusto. Anche in questo caso non mi ha deluso, ci voleva forse un inizio solo più incalzante, ma comunque l’ho trovato perfetto, con un finale ancora più azzeccato!

Insomma, se vi piace lo stile della Novak, avete apprezzato altri suoi libri come “Alaska” e i suoi due seguiti “Hanover House” e “Alaska: la resa dei conti“, questo non potrà far altro che piacervi!

Della stessa autrice, vi consiglio anche “La ragazza scomparsa“, uscito lo scorso anno. E’ tempo di thriller psicologici, no? Avete abbastanza spunti ora, forza!

Incubo – Wulf Dorn

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Incubo” di Wul Dorn è un thriller psicologico tipico dell’autore. Edito da Corbaccio Editore, il libro esce nel 2014, tradotto da A. Petrelli.

Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d’auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso ma, da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l’indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra. Oscuro, inquietante, avvolgente.

Ok, devo fare coming out. Gli ultimi due libri che ho letto di Wulf Dorn non mi sono affatto piaciuti. Ok, l’ho detto, sono pronta alla ghigliottina, vi capirò, non ce l’avrò con voi per questo.
Purtroppo, e lo dico davvero col cuore, fra “Phobia” e questo, non so quale mi sia piaciuto di meno. Credo questo, ma solo perché ho trovato, quanto meno, la storia dell’altro un po’ più accattivante.
A me lo stile di Dorn piace, quindi non è neanche questo il problema. In questi ultimi libri letti non riesco ad empatizzare con i personaggi. E’ una bella storia, forse anche interessante, anche se non durante tutta la durata, ma comunque accattivante. Il fatto è che lo percepisco in modo molto distaccato, non riesco a pensare alla bruttezza delle cose che accadono perché continuo a pensare “ma perché a ‘sto povero ragazzo nessuno l’ha mai aiutato?”. Non so, ho un misto di emozioni riguardante a questo libro e ciò davvero mi spiace.
Ho letto, inoltre, che molti sono stati sorpresi dal finale che, per chi conosce un minimo Dorn, era abbastanza banale. Forse se fosse il suo primo libro letto capirei, ma in questo modo, me lo aspettavo. Più o meno dopo un quarto del thriller ho iniziato a pensare che sarebbe potuto finire in quel modo, per via di tutti gli indizi e tutte le basi “buttate” durante lo svolgimento della storia. E credetemi, di norma io non sono affatto perspicace nel trovare colpevoli e immaginare una fine non banale, e così vi ho già detto tutto.

In conclusione, se siete appassionati di Dorn, tenete conto assolutamente di una possibile delusione. Se invece vi state approcciando per la prima volta a lui, leggetelo a cuor leggero, ma sappiate in cuor vostro che questo autore sa fare molto di più, quindi non fermatevi e leggete altro che gli appartiene.

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Lady killer – Martina Cole

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Dopo aver visto la trama di questo libro, mi sono incuriosita subito. Di norma amo molto i thriller e storie intricate, con degli psicopatici di mezzo. Insomma, avrò qualche problema magari, ma li adoro, non giudicatemi! Quando mi è stato proposto quindi mi ci sono buttata a capofitto! Di cosa sto parlando? Di “Lady killer” di Martina Cole, uscito nel 2019 ed edito La Corte Editore.

1989. George Markham vive a Grantley, vicino a Londra, e ha un passatempo oscuro e segreto che coltiva nel capanno del suo giardino. A poco a poco però diventa un’ossessione incontrollabile che lo spinge a uccidere. Il Natale si avvicina e il terrore dilaga mentre brutali aggressioni a donne di ogni età e ceto sociale iniziano a susseguirsi. Quando anche la giovane Mandy cade vittima del sadico assassino, suo padre giura vendetta, con o senza l’aiuto della polizia. Patrick Kelly è, infatti, l’uomo più temuto della città, ricco e potente, che vive ai limiti della legalità e forse può rivelarsi più crudele dell’assassino stesso. Ma la polizia non può restare indifferente: a capo delle indagini viene messa la detective Kate Burrows, lei stessa madre di una giovane ragazza, che si avvicina a Patrick per un senso di empatia e rispetto del dolore che sta provando. Kate sa che non deve innamorarsi di lui perché la sua carriera sarebbe stroncata all’istante, ma difficilmente riuscirà a evitarlo. Mentre il mondo del crimine e della legge si scontrano, riuscirà Kate a catturare il Killer o diventerà la sua rovina?

Il thriller si presenta ben strutturato, colpi di scena, del sano romance che fa da sottofondo a questa storia (che non guasta mai). I personaggi sono ben caratterizzati, sotto ogni punto di vista, anche se forse, a tratti, risultano un po’ stereotipati e prevedibili, ma non in modo noioso. Si abbinano comunque bene alla storia e difficilmente risultano scontati. I colpi di scena sono quelli che vanno per la maggiore e tengono l’attenzione alta per tutta la durata della lettura. Parlando di un thriller di 600 pagine è una cosa molto importante perché costruire così tanta storia intorno senza risultare eccessivi non è cosa semplice.
Detto ciò, ammetto quindi che queste pagine non mi sono pesate, anzi, tutt’altro. Le mie aspettative crescevano sempre di più, fino alla fine che forse ci sono quasi rimasta un po’ male. La semplicità con cui tutto si è risolto mi ha dato quasi fastidio. Durante la lettura inizi ad odiare abbastanza il killer, davvero, che ti aspetti un finale ad effetto e invece questa aspettativa viene un po’ delusa. Guardando oggettivamente la cosa non è male, ci può stare, può sembrare quasi giusto, però non so, mi aspettavo qualcosina in più.
Detto ciò, mi sento seriamente di consigliare questo libro a tutti gli amanti del thriller perché non ve ne pentirete assolutamente. Ci sono molte scene descritte, anche un po’ crude e atroci, che lo caratterizzano molto nel suo genere, è molto particolare. Secondo me merita un bel posticino nella libreria di un thriller lover, parola da pazza di thriller.

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L’ipnotista – Lars Kepler

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Ebbene sì, mi sono decisa, dopo molto tempo e dopo averne sentito parlare solo che bene. Ora posso ritenermi soddisfatta, ho letto anch’io un libro di Lars Kepler. Per gli amanti del genere è sicuramente un nome già noto, essendo un grande scrittore di thriller, nello specifico psicologici. Finalmente anch’io mi sono messa al passo e ne ho letto uno. Sono partita da “L’ipnotista“, uscito nel 2009, edito da Longanesi Editore e tradotto da A. Bassini. E’ il primo libro dell’autore che leggo, nonostante tutti me ne abbiano sempre parlato super bene. Che dite, mi avrà convinta?

Si chiama Erik Maria Bark ed era l’ipnotista più famoso di Svezia. Poi qualcosa è andato storto e la sua vita è stata a un passo dal crollo. Ha promesso pubblicamente di non praticare mai più l’ipnosi e per dieci anni ha mantenuto quella promessa. Fino a oggi. Oggi è l’8 dicembre, è una notte assediata dalla neve ed è lo squillo del telefono a svegliarlo di colpo. A chiamarlo è Joona Linna, un commissario della polizia criminale con l’accento finlandese. C’è un paziente che ha bisogno di lui. È un ragazzo di nome Josef Ek che ha appena assistito al massacro della sua famiglia: la mamma e la sorellina sono state accoltellate davanti ai suoi occhi, e lui stesso è stato ritrovato in un lago di sangue, vivo per miracolo. Josef è ricoverato in grave stato di choc, non comunica con il mondo esterno. Ma è il solo testimone dell’accaduto e bisogna interrogarlo ora. Perché l’assassino vuole terminare l’opera uccidendo la sorella maggiore di Josef, scomparsa misteriosamente. C’è solo un modo per ottenere qualche indizio: ipnotizzare Josef subito. Mentre attraversa in auto una Stoccolma che non è mai stata così buia e gelida, Erik sa già che infrangerà la sua promessa. Accetterà di ipnotizzare Josef. Perché, dentro di sé, sa di averne bisogno. Sa quanto gli è mancato il suo lavoro. Sa che l’ipnosi funziona. Quello che l’ipnotista non sa è che la verità rivelata dal ragazzo sotto ipnosi cambierà per sempre la sua vita. Quello che non sa è che suo figlio sta per essere rapito…

… In realtà no, non mi ha convinta. Mi spiace davvero dirlo, ma non sono riuscita ad apprezzarlo come lo hanno apprezzato molte persone con cui ho parlato, che ne hanno parlato solo che bene. Il modo di scrivere degli autori non è affatto male, è incalzante, inquietante, tiene alta la tensione, anche se in alcuni punti li ho trovati molto confusionari. Una tantum ci sono dei dettagli e delle cose inutili, che hanno poco senso e con la storia non c’entrano proprio nulla. Ho fatto davvero fatica a trovare un ritmo di lettura per questo thriller, mi annoiava, mi sentivo una sciocca perché non ci capivo nulla. Continui salti temporali, cambi di narrazione non molto logici, motivo per cui è anche difficile capire quale sia realmente il protagonista. Insomma, specialmente le prime pagine hanno cambi continui di qualsiasi cosa, sono molto confusionari.
La trama, tuttavia, era molto promettente per un thriller psicologico. Quale miglior protagonista per questo genere di un ipnotista per professione?? Anche qui sono stata delusa, comunque. La trama interessante, ma sviluppata davvero male. La storia inizia con un pluriomicidio molto cruento e accattivante, che da molto brio a quello che viene raccontato. Salvo poi scoprire che è solo l’inizio, perché poi nelle varie vicessitudini non c’entra praticamente nulla ed è abbastanza irrilevante. Qualcosa nella storia fa, la cambia, ma nulla di sostanziale. Un dettaglio cruento e inutile e secondo me è un vero peccato perché, come vi dicevo, è MOLTO accattivante per questo genere. Non capisco perché creare una situazione simile e non approfondirla.
Sicuramente leggerò altro di questo autore, ne parlano tutti così bene che mi sembra strano non trovarci nulla di speciale, anzi. Una seconda occasione si da a tutti chiaramente, quindi vedremo, state sintonizzati che presto saprete il proseguimento!

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Alaska: la resa dei conti – Brenda Novak

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Finalmente, habemus il seguito! Chi mi segue da un po’ sa quanto io abbia aspettato questo preciso momento. L’estate scorsa, in America, usciva il terzo capitolo dedicato alla saga di “Alaska“. In Italia abbiamo dovuto aspettare più di un anno per averlo, ma per fortuna è finalmente a nostra disposizione!!
Qual ora vi siate persi i primi due capitoli vi rinfresco la memoria: il primo s’intitola “Alaska“, è stata una delle mie prime recensioni qui sul blog e la trovate qui. Il suo seguito, invece, s’intitola “Hanover House“, uscito circa un anno fa, e la sua recensione la trovate qui!
Ad Ottobre 2019, quindi, esce finalmente il terzo e fin troppo atteso capitolo: “Alaska: la resa dei conti“, sempre di Brenda Novak, edito Giunti e tradotto da Cristina Verrienti. Non sarà l’ultimo di questa saga, ma di questo parliamo strada facendo. Veniamo alla trama!

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«La paura non può impedirmi di vivere la mia vita»: è quello che si ripete ogni giorno la psichiatra Evelyn Talbot, soprattutto da quando si è trasferita ad Hanover House, la clinica di massima sicurezza in mezzo ai ghiacci dell’Alaska, dove studia le menti dei più efferati serial killer. Chi meglio di lei può guardare il male dritto negli occhi, dopo essere sopravvissuta alle torture di Jasper, il ragazzo che a sedici anni l’ha ridotta in fin di vita, sfuggendo poi a ogni tentativo di cattura? Adesso, a quarant’anni, si sente pronta a realizzare il sogno di avere un figlio con il suo compagno, l’affascinante sergente Amarok. Ma la gravidanza non arriva e nel frattempo, nei dintorni della clinica, cominciano a succedere fatti inquietanti. Una turista è scomparsa durante una bufera di neve, e quando Amarok giunge allo chalet ha subito un pessimo presentimento: la porta del capanno della legna è stata fatta a pezzi con un’ascia. I sospetti cadono sul fidanzato della ragazza, ma quando dalla neve riemerge non un cadavere di donna, bensì due, Amarok inizia a temere che ci sia in giro qualcuno di molto più pericoloso. Qualcuno con lo stesso modus operandi di Jasper. Molti anni prima Evelyn si era fatta una promessa: non essere mai più una vittima. Ma è davvero possibile sopravvivere due volte alla furia di un killer?

Ho letto questo libro in tre giorni, due serate ed un pomeriggio. Non sono riuscita a fare di meglio, ma credetemi che l’avrei fatto in un giorno solo. Dopo due capitoli non ho trovato neanche un po’ di calo, sembra proprio di leggerli uno di fila all’altro. La storia rimane perfettamente coerente, mai forzata. Nel caso di una saga è facile avere dei momenti sotto tono o attimi in cui la trama prende una piega un po’ forzata per allungare il brodo, ma questo non è stato il caso di “Alaska: la resa dei conti“. Temevo un po’ che la storia di Jasper diventasse esasperante e forzata, invece è perfettamente plausibile le difficoltà dello scovare un abile serial killer come lui.
Gli ultimi capitoli, come anche negli altri due libri, sono stati adrenalinici, li ho letti trattenendo il respiro, ve lo posso giurare! Non so come sia possibile, ma questa si è rivelata davvero una delle mie saghe preferite. Ormai è nota la mia stima verso la Novak come scrittrice, ma davvero con questi libri si è superata. Come è solita fare, offre molti spunti di riflessione sotto punti di vista psicologici, nello studio dei serial killer psicopatici come quelli detenuti ad Hanover House e come Jasper stesso, è un aspetto che non smette mai di saziarmi, è inutile. La sete di sapere è alla base di questi thriller psicologici.
Comunque, non so se è perché è la prima edizione, avendo acquistato il libro subito, ma presenta qualche refuso qui e lì, nulla di fastidioso, ma dopo più di un anno ad aspettare un libro come questo, mi ha abbastanza stranita, magari le prossime edizioni saranno migliorate.
Vogliamo parlare del quarto capitolo? Parliamone. Questo terzo libro per me è assolutamente conclusivo, non trovo la motivazione del proseguire ancora con la storia di Evelyn, ormai sappiamo che fa un lavoro pericoloso e che nel corso del tempo potrebbe trovarsi ancora face to face con qualche psicopatico, ma non c’è bisogno di un altro libro per questo. Tutto gira intorno a lei e a Jasper, una volta risolta la questione, sia in positivo che negativo, dovrebbe finire lì. Inoltre, la presenza di un quarto libro spoilera abbastanza la fine del terzo, anche se a grandi linee e, secondo me, non era affatto necessario. Lo leggerò? Probabilmente sì, non mi piace lasciare le cose a metà e sono sicura che sarà comunque un buon libro, preso singolarmente, e perché ormai il mio amore per Amarok è tale che non sono ancora pronta a lasciarlo tutto solo nella mia libreria. Detto ciò, avrei decisamente evitato, concludendo la storia con questo ultimo thriller che, secondo il mio punto di vista, era la conclusione perfetta ad una saga così bella.

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La ragazza nel parco – Alafair Burke

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Eccoci qui, finalmente ho letto anch’io un libro di questa autrice. Ne ho sentito molto parlare, il suo libro aveva fatto successo come era capitato a “La ragazza del treno” (clicca per la recensione) e quindi ho voluto leggere anche questo. Mi riferisco a “La ragazza nel parco” di Alafair Burke uscito nel 2016, tradotto da S. Marcolini e edito da Piemme. Ero indeciso su che libro prendere di questa autrice perché, lo ammetto, non me ne incuriosiva neanche uno leggendo le trame. Mi sono convinta su questo, ma mi avrà davvero presa?

Quando Olivia Randall, avvocato newyorchese, viene svegliata da una telefonata, non ha idea di chi sia la ragazzina che, dall’altro lato della cornetta, la implora di aiutarla. Ma basta un nome a farle capire. Jack Harris. Il famoso scrittore, padre della ragazzina, accusato di omicidio e ora in cella, in attesa di processo. Jack Harris è un nome che dice troppe cose a Olivia: perché Jack e Olivia hanno un passato. Un vecchio amore finito male vent’anni prima. Un amore di cui lei porta ancora dentro i segni e forse la colpa di aver lasciato che le cose andassero come sono andate. Di fronte alla richiesta della figlia di Jack, Olivia sa che non ha altra scelta. Aiuterà Jack. A costo di lasciare che lui dia sfogo a una vendetta tenuta a bada per tutti questi anni. Jack non ha un alibi, non ha testimoni, e non ha un motivo plausibile per essere dov’era quando qualcuno ha fatto fuoco nel parco, ammazzando tre persone. E ben presto Olivia sarà costretta a chiedersi se Jack sia davvero innocente, e non la stia manipolando…

Ci ho pensato un po’ prima di scrivere questa recensione perché di norma mi spiace andare un po’ contro corrente. In tantissimi mi avete detto che questo libro vi era piaciuto molto, ma a me proprio non ha convinto. L’ho trovato abbastanza scontato e banale tutto il tempo, giusto il finale mi ha stupita un po’ perché, effettivamente, ha un piccolo colpo di scena, anche se nulla di originale in ogni caso, ma almeno tira un po’ su la piattezza della storia. Il libro si fa leggere tranquillamente, non è un mattone eterno che non finisce mai, però, in base a ciò che avevo sentito in giro, mi aspettavo molto molto di più.
Il libro viene inserito nel genere giallo/thriller, ma a me pare più sul giallo che thriller, onestamente. Non ha grandi scene di tensione ed azione tipiche di un thriller, ma procede più lentamente con i ritmi di un giallo. Se volete leggere un libro semplice e veloce, sicuramente fa al caso vostro, ma se vi aspettate grandi cose… Beh, io vi consiglio di cambiare libro perché questo non vi stupirà.
La trama non l’avevo già trovata particolarmente convincente, ma come nessun libro di questa autrice. Non so, mi capita raramente, ma ho letto qualche trama dei libri presenti in libreria in quel momento e non sentivo nessun richiamo particolare per nessuno di quelli che ho guardato. Come vi ho detto prima, non è un brutto libro, ma se siete appassionati di gialli e thriller, questo caso mai può farvi solo da antipasto, ve lo posso assicurare.

Avete letto altri libri di questa autrice? Consigliatemene qualcuno, le vorrei dare un’altra possibilità!

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La ragazza scomparsa – Brenda Novak

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Chi mi segue da un po’ ormai l’avrà capito. La mia autrice di thriller psicologici preferita, insieme a Wulf Dorn, è senza dubbio Brenda Novak! Dopo “Alaska” e il suo seguito “Hanover House“, inganna l’attesa del prossimo seguito con il suo nuovo libro, fresco di stampa, “La ragazza scomparsa“, edito da Harper Collins, che mi ha omaggiata di una copia, tradotto da A. De Angelis.

È un caldo pomeriggio di primavera in un tranquillo quartiere residenziale di Sacramento, California, quando Samantha, tredici anni, all’improvviso scompare nel nulla. Sua madre Zoe è attonita, preoccupata, distrutta. Teme che le possa essere successo qualcosa di terribile. Qualcosa che in passato è accaduto anche a lei, e che le ha cambiato la vita. Zoe è disposta a perdere tutto ciò che con fatica ha costruito pur di ritrovarla: il lavoro, la casa, il compagno. Ma la prima ipotesi formulata dalla polizia è quella di una banale ripicca adolescenziale, perché a quanto pare la ragazzina detesta l’uomo che Zoe ha deciso di sposare per regalare a Samantha un’esistenza meno travagliata della sua. Ma se non fosse così? Se Anton fosse sì un maniaco dell’ordine e del controllo, un arrivista interessato a una famiglia di facciata, ma non c’entrasse nulla con la sparizione di Sam? Sono queste le domande che tormentano Jonathan Stivers, l’investigatore privato a cui Zoe ha chiesto aiuto per ritrovare Samantha. È un caso che lo mette in seria difficoltà, e non solo perché ha pochissimi indizi su cui basare le ricerche e ancor meno tempo a disposizione. A complicare la situazione c’è anche la sconvolgente attrazione che prova nei confronti di Zoe, e un sospetto che con il passare delle ore si rafforza sempre di più: Sam è stata rapita da qualcuno che conosceva. Qualcuno che vive vicino alla famiglia e ne ha studiato le abitudini. Qualcuno che non è chi dice di essere.

Io vi dico solo che ho letto questo libro in due serate talmente mi è piaciuto. Mi ha presa moltissimo, ho ritrovato tutto lo stile di scrittura della Novak, in tutto il suo splendore! Come sempre, l’autrice si focalizza sempre di più sull’aspetto psicologico dei personaggi piuttosto che al creare tensione ed inquietudine nella storia. La Novak scrive e descrive cose impressionanti, che sono realmente possibili, ma non ha quello stile di scrittura da sussultare se senti un microrumore durante la lettura. Quello che mi piace di lei è anche questo, perché va a scavare nella psiche del personaggio, mette a nudo i meccanismi che lo muovono, rendendo la storia sempre agghiacciante e particolare. Per intenderci, in un suo libro non troverete mai un semplice serial killer, ma sempre molto di più, come un killer mosso da problemi psicologici che lo portano a pensare e desiderare cose non propriamente umane, spesso anche sadiche.
Fin da subito, quindi, si entra nel vivo della storia, i colpevoli si sanno fin da dall’inizio, il libro è incentrato proprio su di essi. Insomma, un thriller tutto da assaporare, con risvolti sempre più tetri ed agghiaccianti.
Non so voi, ma dopo un libro della Novak ho sempre l’amaro in bocca al pensiero che non è solo fantasia, ma degli squilibrati simili possiamo davvero trovarceli ovunque, senza nemmeno accorgercene.
Del lato psicologico dei thriller, Brenda Novak si riconferma, per me, la regina indiscussa.

Della stessa autrice: “Alaska“, “Hanover House“.

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Phobia – Wulf Dorn

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Quanto amo leggere i libri di Wulf Dorn? Per me, da fan sfegatata dei thriller psicologici, Dorn è un oasi di piacere assoluto, davvero. So che è sempre una garanzia. Quindi vi parlo di “Phobia” oggi, uscito a Settembre 2013, edito da Corbaccio e tradotto da L. Basiglini.

Londra, una fredda notte di dicembre nell’elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l’uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l’uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all’unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d’infanzia Mark Behrendt, psichiatra che conosce gli abissi dell’animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l’uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

La trama per me era molto accattivante, ho comprato questo libro quasi senza neanche leggerla, per farvi capire quanto io mi fidi di Wulf Dorn in fatto di thriller psicologici. E che dire? Sono rimasta un po’ delusa. Come vi dicevo prima, la trama è molto accattivante e particolare, un’ottima base per un thriller degno di essere chiamato tale. All’inizio non sono riuscita ad identificare la causa di questo mio scontento, ma poi ho capito.
Il libro è ben scritto, in ogni caso Dorn rimane sempre Dorn. L’inizio è stato molto inquietante, leggerlo di sera un po’ di ansia me l’ha messa, quindi è molto incalzante, mi sentivo quasi come se lo sconosciuto fosse a casa mia.. Aiuto! Questo è durato poco, molto poco, rispetto ad altre sue opere. Solo i primi capitoli, davvero. Poi è diventato quasi un giallo, se non fosse per i moventi e i modi di agire tipici di un thriller. Si è capito praticamente subito il movente dello sconosciuto e, sinceramente, da uno scrittore come lui, non me l’aspettavo. Un thriller psicologico è particolare proprio per i moventi psicologici che lo muovono e, in questo, Dorn è sempre stato un maestro. I suoi libri sono sempre stati molto impattanti per i risvolti psicologici inquietanti e perfettamente plausibili nella realtà, ma questa non è una caratteristica di “Phobia”, alla fine avevo quasi compassione per lo sconosciuto. Ricordo quando ho letto “La psichiatra” che, sebbene abbia vari difetti dal punto di vista della trama, mi ha tenuta incollata fino alla fine, senza alcuna idea sulla risoluzione del mistero, fino a quando si è rivelato tutto ed è stato maledettamente inquietante realizzarlo. Ecco, da lui mi aspetto questo.
In conclusione no, non è un brutto libro. E’ comunque piacevole, si legge d’un fiato, il ritmo narrativo c’è, la curiosità un po’ meno, avendo capito subito gran parte del movente, ma in ogni caso gradevole. Quello che dico è solo che, se conoscete Dorn, questo thriller vi piacerà meno di altri e soddisferà meno del solito la vostra voglia di psicotici mentali!

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