La psichiatra – Wulf Dorn

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Oggi vi parlerò di un libro che ho letto moltissimo tempo fa, praticamente appena uscito. “La psichiatra” di Wulf Dorn esce nel 2009, infatti, edito da Corbaccio editore. E’ il thriller di esordio di Wulf Dorn e, a suo tempo, ha fatto molto discutere, per le tematiche trattate, ancora poco sdoganate. Nonostante ciò, arrivò a vendere più di seicentomila copie solo in Italia e segnò una grande carriere per Dorn. Io stessa, attualmente, lo considero una garanzia.

Quello di Ellen Roth non è un lavoro semplice: lavora in una clinica psichiatrica. Ogni giorno Ellen si scontra con il lato oscuro del genere umano, la sofferenza più impensabile, il buio della mente umana. La sua carriera non le è servita a prepararsi alla paziente della stanza numero 7 che è piena di terrore, vive rannicchiata in un angolo della stanza dopo essere stata picchiata, torturata e seviziata. Rantola nel buio, fa discorsi senza alcun senso, è chiusa totalmente in sé stessa. Continua a parlare di un Uomo Nero che la sta cercando e che la ritroverà. E’ come vedere una bambina impaurita nel corpo di una donna adulta, dice che presto l’Uomo Nero prenderà anche lei.
Per Ellen tutto diventa più oscuro quando la pazienta sparisce totalmente dall’ospedale, senza lasciare alcuna traccia di sé. Nessuno all’interno della clinica l’ha vista uscire… Ma neanche entrare. Ellen la vuole ritrovare ad ogni costo, ma viene coinvolta così in un macabro gioco dal quale non sa come uscire. Vuole sapere chi è quella donna, chi è l’Uomo Nero di cui ha tanta paura e che cosa le ha fatto. Ellen dovrà cercare di ricomporre quel puzzle di violenza, paranoia ed angoscia, ma in cuor suo sa che ogni nodo verrà al pettine.

Sebbene Wulf Dorn sia tra i miei autori di thriller preferito, non posso negare che, nonostante ciò, in “La psichiatra” qualche difetto l’ho trovato. Niente di sostanziale tutto sommato, il libro si legge, è molto bello, tiene molta suspance e, a tratti, è davvero inquietante. Se siete un po’ paurosi e fifoni, come me, non vi consiglio di leggere questo libro in fascia serale o da soli in casa, sennò il rischio è che vi troviate seriamente inquietati ed impauriti! Sciocchezze a parte, tornando a noi, il difetto che ho trovato probabilmente è dovuto all’inesperienza dell’autore, essendo il suo esordio appunto, quindi il suo primo thriller. E’ stato molto abile a creare suspance e tensione, ha creato molti intrighi e molti misteri davvero inquietanti, ma alla conclusione del libro, non tutte le domande create hanno avuto una risposta. Difficile spiegarvi ciò senza dirvi anche il finale, ma ci proverò nel modo migliore che mi riesce. Diciamo che in un thriller o un giallo, devono sussistere varie domande nel lettore che poi, alla fine, devono trovare una risposta ed un perché e il tutto deve quadrare e non sembrare forzato. In questo libro, non per tutti i misteri creati è così alla fine. Quindi nel contorno lo rende forse un po’ meno perfetto. Tuttavia, è innegabile che la storia, essendo molto forte, fa passare in secondo piano tutti questi presupposti perché è sensazionale, ti lascia senza fiato, ti tiene perennemente in tensione e ti inquieta profondamente. Se l’intento di Dorn era quello di lasciare il segno, senza ombra di dubbio con “La psichiatra” ci è riuscito al massimo. La storia è molto forte perché ti pone davanti a vicissitudini davvero violente e indiscrete che vanno a colpire profondamente la sensibilità di ognuno di noi.
Insomma, come potete aver capito, non è di sicuro una lettura leggera e frivola, ma abbastanza impegnativa, ma vale assolutamente la pena di farla.
Wulf Dorn è stato il primo autore di thriller che ho letto e non l’ho più lasciato, amo il suo modo di scrivere, le sue storie sono sempre brutali, che vanno nell’intimo della psiche umana e sono capaci di sconvolgere. Senza ombra di dubbio è impossibile leggere un suo libro e rimanerne impassibili, al di là di ogni difetto che si può trovare.

 

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Hanover House – Brenda Novak

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Non faccio mistero del fatto che “Alaska” di Brenda Novak sia in assoluto il mio thriller psicologico preferito. L’ho già recensito, è stato la mia prima recensione su questo blog, non a caso, cliccate qui per accedere. Non potere quindi immaginare la mia felicità quando è uscito questo seguito, “Hanover House“, sempre di Brenda Novak. L’ho aspettato e bramato per molto e quando finalmente l’ho avuto tra le mani, ho iniziato a leggerlo all’istante! Ho letto Alaska all’inizio del 2018, quindi per il seguito non ho dovuto attendere poi così tanto, ma tuttavia morivo di curiosità!
Hanover House” esce a Ottobre 2018, edito da Giunti editore, tradotto da Bortolussi Stefano e, come ho detto prima, è il seguito del best-seller “Alaska”, un thriller psicologico carico di tensione e colpi di scena!

E’ passato ormai un anno dal trasferimento di Evelyn Talbot in Alaska, dove ha fondato Hanover House, una clinica psichiatrica che ospita molti dei killer più spietati d’America per fini di studi sulla psiche umana. La maggior parte di loro non hanno una mente brillante, sono in pochi a distinguersi e questo è il caso di Lyman Bishop, chiamato “il fabbricante di zombie”, che a differenza degli altri era un dottore di laboratorio, laureato e ben stimato da tutti i suoi colleghi, insospettabile praticamente. Appena Evelyn lo incontra sente il sangue gelarsi e non è colpa dell’ennesima tempesta imminente sui territori dell’Alaska. Bishop è abile, il suo istinto le dice che è colpevole, ma lui si professa innocente con così tanta fermezza che la sua convinzione vacilla. Quando viene ritrovato il corpo di una donna uccisa con un rompighiaccio, il dubbio che sia l’uomo sbagliato si insinua sempre di più nella mente di Evelyn. Tuttavia la vita per lei non sembra darle tregua, la minaccia di Jasper, il ragazzo che a sedici anni l’ha rapita e seviziata per giorni, è sempre più vicina. Sarà solo un caso che la donna massacrata assomigli terribilmente alla psichiatra?

Ma era giunto il momento di spingersi oltre, di sottrarsi all’ombra del passato e fare l’amore con lui senza preclusioni, esprimendo quello che provava senza lasciarsi frenare da ciò che le aveva fatto Jasper. Questo è Amarok. Lui non mi farà mai del male.

Prima che iniziate questa lettura vi voglio avvertire che non è il capitolo conclusivo. Io non lo sapevo e ci sono rimasta terribilmente male alla fine! Sono stata una decina di minuti molto scossa dopo la fine perché mi aspettavo un epilogo conclusivo ed invece no! Un senso di impotenza e di rabbia si è insinuato in me, quasi la situazione fosse reale. E’ questo l’effetto che mi fa la scrittura di Brenda Novak! Mi inquieta, mi fa rabbrividire, mi fa paura, mi terrorizza e mi trascina nell’ambiente freddo e pacato dell’Alaska senza che io me ne accorga. Un senso di inquietudine, insieme ai brividi, sono stati i miei compagni perenni durante la lettura di “Hanover House”. Il personaggio di Jasper mi inquieta seriamente, una persona capace di fare cose terribili e di mostrarsi così innocente e “normale” davanti a tutti.
Mi spiace, questa recensione sarà molto noiosa perché per la Novak ho solo grosse lodi da fare. Il modo in cui narra le situazioni, le descrive, le costruisce, da i giusti dettagli senza mai annoiare o stancare. Il modo in cui i personaggi sono ben costruiti, di come li fa crescere nel corso della narrazione. Se il personaggio di Jasper mi inquieta così tanto e mi mette i brividi, è solo perché dietro c’è un lavoro fantastico da parte dell’autrice.
Ho amato anche il modo in cui ha fatto evolvere Evelyn, rispetto a come l’abbiamo lasciata in “Alaska”. Insieme al rapporto con Amarok, che si rivela sempre il mio uomo ideale (lo vorrei anche nella realtà!). In “Hanover House” ci regala anche dettagli e descrizioni del loro rapporto, anche sotto il punto di vista sessuale, che era un argomento complicato per Evelyn, a causa delle torture ricevute in adolescenza. Insomma, in quel tratto mi pareva molto “50 sfumature di Amarok”! Ma ai fini della storia era un passo fondamentale, per far capire l’evoluzione del loro rapporto e di Evelyn, di come stia cercando seriamente di lasciarsi il passato alle spalle.
Il libro si può leggere anche senza aver letto precedentemente “Alaska”, tuttavia non è una cosa che consiglio, si apprezza molto di più. A questo punto suppongo sarà una trilogia, quindi assolutamente va letto tutto, secondo me.
Da non sottovalutare comunque anche il punto di vista psicologico del thriller, che io amo alla follia nei thriller in generale e amo il modo in cui lo sviluppa la Novak. Come nel primo, gli spunti di riflessione, degli studi citati, regala delle nozioni interessanti riguardo la psicologia umana e quella dei serial killer più spietati. Tutto ciò è il contorno perfetto ad un thriller carico di tensione, che non abbandona mai il lettore durante tutte le 423 pagine, insieme ai colpi di scena, che non mancano neanche in questo seguito.
Insomma, spero che tra “Hanover House” e il terzo libro non passi troppo perché io sto già morendo ora di curiosità, non vedo l’ora di vedere Jasper che perde, quindi devo fare incetta di pazienza, sperando che venga poi ripagata da un finale con i fiocchi!

 

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I fiumi sotterranei – Lai M. Teleri

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Dopo aver inaugurato questa rubrica di autori emergenti con “Tea e il salice ridente“, un libro per bambini, è il tempo di “I fiumi sotterranei” di Lai M. Teleri.
Come ben sapete, uno dei miei generi preferiti in assoluto è il thriller, se psicologico tanto meglio. Quando l’autrice mi ha contattata proponendomi il suo libro, infatti, ero più che contenta, essendo anche il mio genere! Il thriller attualmente si trova in campagna sul sito di bookabook.it e, non appena ne avrò la possibilità, anche se l’ho già letto, lo pre-ordinerò anche io, perché per me merita davvero molto e gli vorrei dare uno spazio nella mia libreria.

Breve biografia dell’autrice
Lai M. Teleri nasce nel 1993 a Ferrara. È attiva nei campi della psicologia e delle scienze politiche.
Appena il tempo glielo concede, vola alla scoperta di un paese straniero o di un nuovo romanzo: a questo proposito, i suoi ultimi amori sono il Giappone e Haruki Murakami.

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Trama de “I fiumi sotterranei
Alice, insicura e tormentata dai rimorsi, e Laura, bellissima e dissoluta, decidono di partire per un viaggio che le aiuterà a riprendere in mano le loro vite. Quando Laura scompare nel nulla però, Alice dovrà fare i conti non soltanto con il passato buio e segreto dell’amica, ma anche con se stessa…
Tra ricordi confusi, rivelazioni sconvolgenti e l’incontro inatteso con una donna libera e sfuggente, starà ad Alice districare il filo contorto che unisce i protagonisti di questo romanzo, coraggioso e avvincente fino all’ultima pagina.

“La me stessa che di rado mostro e che mai mi rende orgogliosa di sé, sta dando per la prima volta prova di avere un valore.”

Mi è piaciuto dall’inizio alla fine questo thriller, dal mio punto di vista non ha proprio NULLA da invidiare a grandi autori e grandi case editrici. Per questo, come dicevo prima, le vorrò dare spazio nella mia libreria personale!
Il punto di vista psicologico della protagonista è trattato davvero con maestria, si può seguire passo passo ogni singolo scalino fatto verso una maggiore consapevolezza e rinascita di Alice che, fino a quel momento, era una donna persa, con delle perdite da superare. L’evoluzione quindi non è mai banale o forzata, ma segue il flusso degli eventi in modo perfettamente naturale e cresce con la storia e con il lettore. La lettura scorre fluida che è un piacere, non ti accorgi neanche del tempo che passa talmente sei presa.
Quando ho deciso di aprire questa rubrica sul sito, mai mi sarei immaginata di trovarmi faccia a faccia con un libro scritto così bene ed appassionante. Ho letto da alcune blogger che sono rimasta deluse dal finale. Io, invece, ho trovato nel finale un grande punto di forza di tutto il libro. Ogni cosa va al suo posto, dove deve essere, senza alcuna forzatura. Si ha una visione di Alice, la protagonista, del tutto diversa da quella che c’era all’inizio del racconto, più matura, con una nuova prospettiva che prima non avrebbe mai immaginato di poter avere.
Nelle ultime pagine si ha un colpo di scena che mi ha fatto cadere la mascella tanto ci sono rimasta. E’ vero, forse poteva essere lontanamente prevedibile o pensabile, ma io sinceramente non lo sospettavo, perché l’autrice non ha dato modo di pensarlo fin da subito. Il pensiero mi era venuto, è vero, ma date le premesse mi ero fortemente tacciata con un “è impossibile“. Le storie dei personaggi si intrecciano talmente perfettamente da rendere difficile ogni previsione. Per capire realmente questo intrigo e questo colpo di scena non dovete far altro che pre-ordinare il libro, non ve ne pentirete assolutamente!
L’unica nota dolente penso che sia la trama che viene fornita del thriller, che non trovo particolarmente accattivante per la reale grande storia che ho letto. Tuttavia, come si suol dire, non si deve giudicare un libro dalla copertina e, tanto meno, dalla trama, aggiungerei io.

“Chi desidera andarsene per davvero non lascia tracce, perché non vuole essere trovato né seguito.”

 

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La ragazza del treno – Paula Hawkins

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Dopo aver sentito parlare moltissimo di questo libro e del suo relativo film, mi sono incuriosita molto, così quando l’ho trovato in offerta ho pensato “Perché no?“. Così l’ho preso, piena di aspettative in testa e molto entusiasta, dato che è tra i miei generi prediletti.
Parliamo di “La ragazza del treno” di Paula Hawkins. Esce nel 2015, edito da Piemme e tradotto da Porteri Barbara.
La vita di Rachel non è esattamente una vita invidiabile. Non è più una ragazzina, vive nella camera degli ospiti di una vecchia amica di università, che è abbastanza compassionevole e sciocca da perdonare ogni volta le sue uscite da donna con evidenti problemi di alcolismo. Ogni mattina Rachel prende lo stesso treno, lo conosce come se fosse casa sua, la strada, le case che scorrono. Tutto è sempre uguale ed è il momento della giornata che preferisce: da lì può osservare e fantastica sulla vita delle persone che vede dal finestrino, dalle case che incrocia. Quando il treno si ferma sempre allo stesso semaforo, si trova sempre a spiare la stessa coppia: un uomo ed una donna che a quell’ora fanno colazione sulla terrazza di casa loro. Li osserva, fantastica su di loro, sui loro nomi, i loro lavori. Nella sua mente sono la coppia perfetta, tutto quello che lei vorrebbe o avrebbe voluto dalla sua vita.
Tuttavia una mattina Rachel, sulla terrazza, vede qualcosa che non dovrebbe e da quel momento la sua vita e quella della coppia cambia per sempre e così si trova inspiegabilmente legata a loro. La domanda è che cosa abbia visto Rachel, quella fatidica mattina.

Come dicevo prima, ero molto curiosa riguardo questa lettura. Ne ho sentito parlare molto, avevo letto qualche recensione, visto il trailer del film. Insomma, se ne è parlato in lungo e in largo ed essendo tra i miei generi preferiti, non potevo non leggerlo. Dopo averlo letto mi posso definire in parte delusa. Non so cosa faccia esattamente impazzire in questa storia, ma a me ha convinto poco un po’ tutto. Innanzitutto il modo in cui è scritto, diviso in giornate, mattina e sera, quando in realtà racconta comunque i fatti senza seguire questo lasso temporale. Insomma, una cosa un po’ fastidiosa e del tutto superflua dato che non è seguita realmente.
Inoltre ho fatto fatica ad andare avanti, forse anche a causa di questo metodo narrativo, perché parte molto lento. La narrazione non è fluida all’inizio, anzi. A tratti era anche un po’ noiosa e, alla lunga, il personaggio di Rachel stanca molto. L’ho vista come una donna che sa solo piangersi addosso, legarsi alla sua bottiglia, anche se le sta distruggendo la vita intorno. Per non parlare della ragazza che la ospita, che patisce tutto quello che lei le combina, tenendosela sempre in casa e trattandola come se fosse una bambina. Questo lato del libro davvero mi ha irritata perché alcune situazioni erano davvero surreali. Essendo, inoltre, un thriller psicologico, sarebbe stata gradita un’analisi più dettagliata di alcuni personaggi, come Rachel e Tom, del quale non si è fornito praticamente nulla, tant’è che alla fine rimani un po’ perplessa e ti chiedi solo “Perché?”.
Il libro per me si è ripreso un po’ dopo la metà, dove ha iniziato a scorrere più velocemente, dove c’era suspance: difatti le ultime pagine le ho lette tutte d’un fiato, senza neanche accorgermene ero già alla fine. Diciamo che arrivare a questo punto oltre metà libro, per un thriller, non è proprio un fatto degno di nota.
Tutto sommato alla fine si legge, non è un mattone, sono 300 pagine, si fanno leggere, ma nulla di eclatante, a discapito di tutta la pubblicità che ha avuto. Forse non avessi avuto tutte queste aspettative l’avrei trovato molto meglio di così, o forse no, la prima parte davvero mi ha demoralizzata nella lettura, quindi probabilmente l’effetto sarebbe stato quello, la pubblicità l’ha solo accentuato.
In conclusione, se volete leggere un thriller senza impegno o iniziare il genere, nel modo più soft possibile, questo sicuramente è un libro indicato, ma per appassionati e affezionati, conviene leggerlo solo a tempo perso, per una lettura non impegnativa.
Voi l’avete letto? Vi è piaciuto oppure, come per me, non vi ha convinti?

 

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Friend request – Laura Marshall

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Nuovo giorno, nuova settimana, nuovo thriller. Questa volta è toccato a “Friend request” di Laura Marshall. Uscito nel 2017, di genere thriller psicologico, edito da Piemme e tradotto da Salerno Rachele.
Louise Williams è ormai una donna adulta, con un matrimonio alle spalle ed un bimbo bellissimo di quattro anni da crescere. Ha una sua attività e la sua vita procede, divorzio a parte, tranquillamente. Come ormai tutti al giorno d’oggi ha un profilo sui social network, dove spesso condivide cose inerenti alla sua vita. Tuttavia oggi ha ricevuto una notifica diversa dal solito. Apparentemente nulla di insolita, una richiesta d’amicizia. Una richiesta richiesta d’amicizia da Maria Weston. Maria Weston vuole fare amicizia con lei, ma Loiuse sa chi è Maria. Maria Weston era una sua compagna di scuola. Maria Weston è morta venticinque anni fa.

A distanza di un anno dalla sua uscita, “Friend request” fa ancora molto parlare di sé, così ho deciso finalmente di leggerlo. La trama è molto intrigante, mi sembra una buona base di partenza per un buon thriller. Il libro si legge velocemente e piacevolmente tutto sommato, come spesso accade gli attimi di suspance totale si trovano riversati nei capitoli finali e questo libro non è da meno. Le ultime pagine le ho letto tutte d’un fiato, in attesa di scoprire finalmente la verità. Sinceramente? Un po’ mi ha delusa. Data la trama, la fama del libro, mi aspettavo molto di meglio. Non è male, però nulla di troppo sconvolgente. Insomma, dopo che hai finito di leggerlo, te lo sei già dimenticato.
L’unica nota davvero positiva del libro è la tematica che tratta: il bullismo. In maniera molto delicata, non brusca, e sotto molti punti di vista. Sia quello della vittima, ma anche del bullo. Questa è una cosa che ho apprezzato moltissimo, da molti spunti di riflessione in generale sul tema, che non fa mai male. Capisci realmente cosa le persone siano in grado di fare in periodi della vita volubili come l’adolescenza. La nota negativa, invece, sta specialmente nel finale. Sebbene i personaggi non mi facciano impazzire per circa tutta la durata del libro: sembrano un po’ degli eterni adolescenti, persone che sono ormai adulte, ma tornano dei lattanti alla rimpatriata con i compagni di scuola. Ma il finale in particolare mi ha lasciata parecchio perplessa, quasi ci sono rimasta male. Mi ero fatta delle idee, tutte particolari, ed invece alla fine era una cosa piuttosto banale. Sarebbe stato interessante approfondire i lati psicologici del finale caso mai, ma molti dettagli vengono buttati lì solo alla fine e mai approfonditi, essendo appunto gli ultimi capitoli. Poteva essere sviluppata molto meglio, la storia e tutto il resto.
Tutto sommato non mi è piaciuto molto, non è un brutto libro, si legge velocemente, non è noioso o cose simili, a tratti anche piacevole, però diciamo che i libri che ti ricordi sono decisamente altri.

 

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La donna di ghiaccio – Robert Bryndza

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Scrivo questa recensione totalmente a caldo, ho finito proprio cinque minuti fa questa lettura che mi ha lasciata senza fiato, quindi riordiniamo le idee ed iniziamo!
Ho quindi appena finito “La donna di ghiaccio“, in originale “The girl in the ice“, di Robert Bryndza. Uscito nel 2017, tradotto da Ristori Sandro, questo thriller ha molti consensi in Inghilterra. L’autore come nota alla fine del libro, inoltre, dichiara che tornerà presto con il prossimo libro della serie con la spigliata detective Erika Foster, ma ora veniamo alla trama.
Una fredda e nevosa mattina di Gennaio, un ragazzo trova accidentalmente il cadavere di una donna, intrappolato sotto una spessa lastra di ghiaccio. Ha gli occhi spalancati, le labbra socchiuse come se stesse per dire qualcosa, alcune ciocche di capelli strappati all’altezza delle tempie. Viene chiamata per il caso la detective Erika Foster la quale scoprirà che la vittima è una ragazza molto giovane, ricca e molto conosciuta nella “Londra che conta” in quanto figlia di un lord. Apparentemente sembrava condurre una vita perfetta, molto in contrasto con il triste epilogo. Più Erika va avanti con le indagini più viene a contatto con i segreti della famiglia di questa ragazza, fin quando trova dei strani collegamenti con l’uccisione di tre prostitute, assassinate in modi molto simili a come è stata ritrovata quest’ultima donna. La storia continua ad intricarsi, qualcuno vuole far tacere Erika, più scava e più si trova in pericolo, quello che potrebbe scoprire è molto scomodo per alcune persone, ma lei rimane determinata, deve risolvere il caso a qualunque costo, lo deve a sé stessa e a suo marito, morto poco tempo prima.

Erika Foster. Questa detective protagonista della storia non sono ancora sicura che mi convinca a fondo. E’ presentata dall’autore come una grande detective, con un passato lavorativo difficile alle spalle, al quale viene affidato questo caso per farla tornare a lavoro dopo la morte del marito. Inoltre è anche di un grado superiore rispetto agli altri in quanto è detective capo, ma molta differenza con gli altri della squadra sinceramente non l’ho notata molto se non fosse stato che la chiamavano, appunto, “capo”. Sarebbe stato interessante inoltre approfondire la sua storia e quella del marito, alla quale c’è stato solo qualche vago accenno qua e là, sicuramente avrebbe aiutato per entrare più in empatia con il personaggio che a tratti risulta essere altrimenti solo una stacanovista con il marito morto e nessuna vita dal quale tornare alla sera staccato il lavoro. Tuttavia, come detto prima, l’autore ha detto chiaramente che questo è solo il primo capitolo dedicato al personaggio di Erika, quindi confido nel fatto che si sia riservato questi dettagli magari per il prossimo o i prossimi libri.
Per quanto concerne il caso della “donna di ghiaccio”, invece, devo dire che è una storia ben riuscita. Come molte altre cose, ci fa capire quanto i soldi ed il potere di un titolo nobiliare possano passare addirittura sopra la giustizia. La vita delle persone varrà sempre meno dei soldi e di un’immagine da difendere. Sarebbe stato interessante approfondire un po’ di più la psiche dell’assassino, ammetto che la storia mi aveva ingannato, ho pensato quasi fino alla fine che fosse una persona ed invece non era proprio così. Tuttavia non è un thriller psicologico, quindi ci sta che non sia stata una parte rilevante della storia, però qualche dettaglio in più male non faceva. Mi lego a questo discorso per ampliarlo a tutto il libro. L’impressione avuta è stata un po’ quella tutto il tempo della lettura: pochi dettagli su alcune cose che probabilmente meritavano di essere approfondite, al fine di apprezzare proprio meglio tutto il thriller. La storia va via molto fluida in ogni caso, anche grazie anche a capitoli davvero molto, se non troppo, brevi. Molti capitoli occupavano anche solo mezza pagina, di norma mi piacciono i capitoli non molto lunghi perché mi rende la lettura più scorrevole e mi fa sentire meno in colpa quando penso “l’ultimo capitolo e poi vado a dormire”, ma in questo caso direi che è troppo anche per me. All’inizio della storia, questi capitoli brevi, l’hanno resa un po’ lenta a partire e a suscitarti interesse, ad un lettore più svogliato avrebbe fatto perdere interesse molto in fretta. Spesso staccavano la trama in punti in cui potevi pensare solo “ma come? Di già??” e ti ritrovavi nel capitolo successivo magari in un’altra situazione.
Come ho già detto comunque rende la lettura molto veloce e piacevole in ogni caso, è comunque un buon libro e l’autore può solo migliorare sotto questo punto di vista, ho molte aspettative per le prossime vicende della Foster, non vedo l’ora di leggere il prossimo.

La lettera d’amore – Lucinda Riley

Questo libro è valutato da me:

Per ora questa recensione è quella più difficile da scrivere, ho sentimenti contrastanti riguardo a questa mia ultima lettura e cercare di mettere nero su bianco i miei pensieri sarà tutt’altro che semplice, tuttavia cercherò di fare del mio meglio. Torniamo sul genere thriller, con l’ultimo libro uscito a Giungo 2018 di Lucinda Riley: “La lettera d’amore“, tradotto da Taiuti Leonardo, appartenente a Giunti editore.
Non avevo mai letto un libro di questa autrice, questo è il primo, ma informandomi su internet ho visto che è il suo primo thriller uscito e che di solito si cimenta in romanzi leggermente diversi, intrecci del destino, storie d’amore, mi ha quindi incuriosito molto e senza ombra di dubbio andrò ad approfondire la sua conoscenza leggendo altre sue opere per poi valutarne un confronto, vedere in cosa spicca di più.
Tornando a parlare di “La lettera d’amore“: siamo negli anni ’90 e Joanna è una giovane giornalista proveniente dallo Yorkshire, trasferitasi a Londra in cerca di carriera nel suo settore. Per un articolo viene mandata alla commemorazione del famosissimo attore 95enne, appena venuto a mancare: James Harrison. Alla cerimonia Joanna conosce un’anziana signora, all’apparenza molto malata che siede di fianco a lei, infondo alla stanza. Pochi giorni dopo la giornalista riceve una vecchia lettera d’amore ed un biglietto da Rose, l’anziana signora conosciuta, ma quando cerca di chiedere qualche spiegazione Rose è morta e la casa totalmente svuotata: è come se non fosse mai esistita. Quando anche il suo appartamento viene totalmente ribaltato in modi molto insoliti per dei classici ladri, Joanna capisce di avere tra le mani una storia che va al di là di una semplice storiella d’amore e di un’anziana signora un po’ strana ed inizia così la sua estenuante ricerca della verità, fatta di segreti pericolosi da svelare, di relazioni adultere e molto altro.
Il libro è ben scritto, la storia fluida, benché gli manchi forse l’elemento che contraddistingue un thriller: la suspence. Ammetto che tiene comunque incollati alla lettura senza distrazioni, ma è sfornito di reali momenti di suspence. Durante la narrazione vengono anche dati pochi indizi, risulta quindi difficile anche farsi delle ipotesi e cercare di arrivare da soli alla soluzione, personalmente è una storia talmente intricata che senza indizi è davvero difficile farsi un’idea propria sugli accaduti ed è, secondo me un punto a sfavore per un libro di questo genere, dove magari sarebbe più logico arrivare alla conclusione insieme, gradualmente insieme alla storia. Tuttavia qualche colpo di scena che tira un po’ su i punti a favore e contraddistingue la lettura c’è e mi hanno davvero sbalordita, non me li aspettavo proprio e mi hanno lasciato a bocca aperta nel vero senso della parola.
I sentimenti contrastanti del quale parlavo all’inizio, sono riferiti al finale, non sono ancora convinta che mi piaccia perché da un lato capisco che ci sta, è plausibile ed è la giusta e coerente chiusura della storia, ma d’altro canto non mi soddisfa ed avrei preferito una fine leggermente diversa e “più giusta” dal punto di vista morale. Evitando spoiler è difficile spiegare questo mio contrasto, ma in ogni caso è solo un dettaglio, anche se a tratti è inverosimile, la trama è ottima e da molti spunti di riflessione su cosa sia realmente capace di fare “chi sta sopra di noi” quando c’è un segreto di stato da proteggere a costo della vita di molte persone innocenti.

Segreti sepolti – Lisa Unger

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Mi sono incuriosita molto riguardo a “Segreti sepolti” di Lisa Unger dopo aver visto che è stato eletto da Amazon tra i primi dieci thriller più belli dell’anno.
Dopo altri successi, Lisa Unger ritorna nel 2016 con questo racconto dai toni loschi ed inquietanti. Edito da Giunti e tradotto da Taiuti Leonardo quindi si classifica molto bene secondo Amazon.
Ridley Jones è una giornalista affermata e di successo, ma non sa che quella mattina la sua vita cambierà drasticamente. Mentre cerca un taxi per recarsi a lavoro, salva un bambino che stava per essere investito, così nei giorni successivi il suo viso compare su tutti i giornali. Non immaginerà mai che è proprio questo evento che
le rivolterà totalmente l’intera sua esistenza, apparentemente perfetta. Poco dopo, infatti, riceve una busta misteriosa con due foto e un biglietto con scritta una
semplice e inquietante domanda: “Sei mia figlia?”. Ma cosa significa tutto questo? La busta, le foto, il biglietto.. Ridley un padre lo ha, ha una famiglia. Possibile che tutto ciò sia una bugia, una menzogna e che tutti abbiano qualcosa da nascondere?
La trama per me è stata super entusiasmante. Insomma, come si fa a leggere tutto ciò e non essere super incuriositi?!?
Nel complesso, alla fine, mi è piaciuto abbastanza, molto soddisfacente anche sotto il punto di vista romantico, per chi non disdegna mai una piccola storia d’amore come contorno. Il personaggio di Jack, il tipico bello e tenebroso, crea in Ridley una costante sensazione da “mi fido, ma non mi fido” perché fondamentalmente non capisce come si possa fidare così ciecamente di uno sconosciuto. Ammetto di essermi preoccupata nel corso della storia, avevo quasi la sensazione potesse finire male e che lui potesse essere solo un traditore, ma sono stata piacevolmente smentita dalla storia.
La suspance, inoltre, è creata abbastanza bene, tiene il fiato sospeso ed ha vari colpi di scena da far cadere la mascella! Tuttavia, circa verso metà libro, inizia a delinearsi grosso modo la possibile conclusione della storia. Ed io di solito non sono molto sveglia nell’arrivarci, per farvi capire quanto potesse essere ovvio.
Quindi diciamo che poteva tenere più in sospeso, perché l’effetto finale è stato di vedere il tutto un po’ più scontato.
Per gli amanti del thriller, tuttavia, è decisamente il libro che fa per voi, nonostante qualche piccolo difetto, la storia è davvero bella e particolare, se ci mettiamo poi come ciliegina la storia d’amore, ecco che viene un dolce perfetto.

La gemella sbagliata – Ann Morgan

Questo libro è valutato da me:

La mia valutazione!

Se spesso mi interessano e mi appassionano i thriller psicologici, quando si parla del fatto che ha come protagonisti dei gemelli, sono molto più propensa alla lettura. Non so bene perché, ma danno modo secondo me di creare più suspance, di suscitare in me comunque più interesse rispetto ad altri. Oggi, quindi, parliamo di “La gemella sbagliata” di Ann Morgan. La prima pubblicazione risale al 2016, da Edizioni Piemme Spa, è stato tradotto da Salerno Rachele.
Helen ed Ellie sono gemelle, agli occhi degli altri totalmente identiche, almeno per l’aspetto. Per quanto concerne il carattere, invece, sono decisamente l’opposto. Helen è la leader delle due, Ellie subisce sempre le decisioni della sorella su ogni cosa, se Helen decide, Ellie obbedisce, in tutto.
Un giorno però, Helen inventa un gioco un po’ pericoloso: invertirsi i ruoli per una giornata. Helen finge di essere Ellie, con gli stessi atteggiamenti sottomessi ed Ellie deve essere la leader. Persino la madre ci casca e le confonde, ma alla fine della giornata, quando il gioco dovrebbe concludere, Ellie per la prima volta dice no. Ormai lei è la leader. Da qui in poi, la vita della vera Helen sarà davvero un incubo.
Parto con il dire che l’ho trovato un libro discreto, ha i suoi lati positivi e negativi. Se da un lato abbiamo una scrittrice ben capace, ti tiene incollata al libro perché vuoi sempre saperne di più, dall’altro abbiamo un thriller che è poco.. thriller! Non ci sono grossi colpi di scena degni di nota, situazioni particolari. Sì, la suspence la tiene molto, in alcuni momenti più di altri, ma thriller forse non è il genere più appropriato per definirlo. La storia non evolve molto ed il finale è quasi scontato più o meno da dopo la metà della storia. La trama rimane sempre quella pressapoco sempre, viene dettagliata e definita la vita delle gemelle da adulte, segreti ed intrighi verranno rivelati poi nel corso del libro, su di loro, la loro famiglia, quindi un velo di mistero c’è sempre, però mi aspettavo molto di più da questa trama. La storia c’era secondo me per fare molto meglio e, soprattutto all’inizio, era scritto molto bene e molto avvincente, ma è andato un po’ calando man mano. Insomma, dal mio punto di vista, c’è margine di crescita per questa autrice, tuttavia il libro in sé è una buona lettura da fare, scorrevole e comunque piacevole, i libri illeggibili sono sicuramente altri, ha in ogni caso del potenziale.

Una ragazza bugiarda – Ali Land

Questo libro è valutato da me:

La mia valutazione!

 

Tornando a parlare un po’ di thriller, oggi ci dedichiamo a “Una ragazza bugiarda” di Ali Land.
Genere thriller psicologico, “Una ragazza bugiarda” esce nel 2017, editore Newton Compton e tradotto da A. Ricci. Quindi parliamo di una ragazza di 15 anni che, per varie vicessitudini, denuncia la sua stessa madre per i suoi crimini, decidendo di testimoniare contro di lei. La ragazza cambia nome, ora si chiama Milly e vive insieme ad una famiglia adottiva con già una figlia biologica. A prendere l’affidamento quindi è la famiglia di Mike, il suo terapeuta, che spera di darle una mano anche nel preparare il processo contro la sua mamma, mentre cerca anche di lavorare su di lei come persona. Infatti Milly si porta con sé molte cicatrici, per quello che le ha fatto passare la madre, e ferite inguaribili, ma con il quale deve solo imparare a convivere. La figlia di Mike, Phoebe, ha preso molto male l’arrivo di Milly e così, anche a scuola, sostenuta dalle sue amiche, inizia a bullizzarla rendendo la sua vita ancora più complicata in attesa del fatidico processo che cambierà per sempre, nel bene e nel male, la sua vita.
Questo libro per me si è presentato in maniera un po’ diversa dai soliti che leggo, sulla storia in sè penso che ci siano davvero pochi dettagli e pochi approfondimenti che avrebbero reso la storia forse più avvincente. Tutto il thriller si focalizza principalmente sulla psiche di Milly, il che comunque è molto interessante, e singolare come scelta dell’autrice, perché risulta veramente contorta, plasmata totalmente dal suo vissuto, ha una vera e propria realtà tutta sua, che si distacca da quella degli altri. Inoltre ha un’ottima capacità di capire le persone, i sentimenti, i pensieri, e tutto ciò lo usa a suo favore nei modi più impensabili. Questa è senz’altro una caratteristica che mi ha tenuta letteralmente incollata al libro.
Un’altra nota dolente, volendo, potrebbe essere in finale, a tratti potrebbe definirsi un po’ banale, ma onestamente per me non lo è stato neanche troppo: avrei preferito sicuramente qualche dettaglio in più, come già detto prima, ma dal punto di vista psicologico della protagonista, purtroppo non sarebbe potuto essere diversamente, perciò è una cosa intuibile prima della fine del libro.
Tirando le somme sì, qualche difetto penso lo abbia, alla fine rimangono delle cose non chiarite, non approfondite che non riescono a farti apprezzare a pieno la lettura. Inoltre penso che non sia una storia per tutti, chi è particolarmente sensibile a tematiche inerenti i serial killer, può pensarci su prima di avventurarsi in questa avventura perché a tratti può colpire la sensibilità ed essere un po’ angosciante. Tuttavia risulta molto scorrevole, quindi non è una lettura che vi ruberà molto tempo tutto sommato.