Un debito di sangue – Brenda Novak

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Ormai Brenda Novak è diventata una delle mie autrice preferite, inutile dire che aspetto i suoi libri come gli inglesi aspettano le apparizioni della regina. Il 21 Maggio 2020 difatti è uscita la sua nuova chicca, eccomi qui a recensirla prontamente! “Un debito di sangue” è edito da Harper Collins e tradotto da Alessandra De Angelis. Veniamo alla trama, poi vi dirò cosa ne penso!

Per più di un anno, Sebastian Costas ha cercato di scoprire la verità dietro l’omicidio della sua ex moglie e di suo figlio. Nonostante le prove dicano il contrario, infatti, è convinto che il secondo marito della donna, un poliziotto, abbia commesso entrambi i delitti e che poi abbia inscenato la sua stessa morte, così segue le sue tracce fino a Sacramento. Ed è qui che conosce Jane Burke, un’investigatrice privata. Jane è stata sposata con un serial killer e da cinque anni sta tentando di ricostruire la propria vita. Sebastian potrebbe essere l’occasione giusta per ritrovare la felicità… Ma anche l’uomo che stanno cercando è sulle loro tracce. Per lui è una battaglia personale, che è deciso a vincere. Costi quel che costi.

Anche in questo caso la Novak non mi ha delusa. I suoi thriller psicologici conditi da adorabili storie d’amore, sono il mio connubio perfetto, ci vado a nozze. Tuttavia, ammetto che questo libro non mi ha presa fin da subito. All’inizio mi sembrava di leggere più un giallo che un thriller, nei primi capitoli è tutto incentrato sull’indagine alla ricerca del serial killer, poco profilo psicologico del killer stesso.
Verso la metà del libro, inizia a prendere un ritmo più serrato, si inizia a percepire l’oscurità del profilo psicologico del colpevole. Inizia veramente a diventare inquietante, ve lo assicuro! Ho letto gli ultimi capitoli nell’inquietudine più totale, l’ho amato! Si attiva tutto un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne, passi falsi, paura per i protagonisti e il loro amore. Insomma, è tutto al posto giusto. Anche in questo caso non mi ha deluso, ci voleva forse un inizio solo più incalzante, ma comunque l’ho trovato perfetto, con un finale ancora più azzeccato!

Insomma, se vi piace lo stile della Novak, avete apprezzato altri suoi libri come “Alaska” e i suoi due seguiti “Hanover House” e “Alaska: la resa dei conti“, questo non potrà far altro che piacervi!

Della stessa autrice, vi consiglio anche “La ragazza scomparsa“, uscito lo scorso anno. E’ tempo di thriller psicologici, no? Avete abbastanza spunti ora, forza!

Incubo – Wulf Dorn

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Incubo” di Wul Dorn è un thriller psicologico tipico dell’autore. Edito da Corbaccio Editore, il libro esce nel 2014, tradotto da A. Petrelli.

Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d’auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso ma, da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l’indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra. Oscuro, inquietante, avvolgente.

Ok, devo fare coming out. Gli ultimi due libri che ho letto di Wulf Dorn non mi sono affatto piaciuti. Ok, l’ho detto, sono pronta alla ghigliottina, vi capirò, non ce l’avrò con voi per questo.
Purtroppo, e lo dico davvero col cuore, fra “Phobia” e questo, non so quale mi sia piaciuto di meno. Credo questo, ma solo perché ho trovato, quanto meno, la storia dell’altro un po’ più accattivante.
A me lo stile di Dorn piace, quindi non è neanche questo il problema. In questi ultimi libri letti non riesco ad empatizzare con i personaggi. E’ una bella storia, forse anche interessante, anche se non durante tutta la durata, ma comunque accattivante. Il fatto è che lo percepisco in modo molto distaccato, non riesco a pensare alla bruttezza delle cose che accadono perché continuo a pensare “ma perché a ‘sto povero ragazzo nessuno l’ha mai aiutato?”. Non so, ho un misto di emozioni riguardante a questo libro e ciò davvero mi spiace.
Ho letto, inoltre, che molti sono stati sorpresi dal finale che, per chi conosce un minimo Dorn, era abbastanza banale. Forse se fosse il suo primo libro letto capirei, ma in questo modo, me lo aspettavo. Più o meno dopo un quarto del thriller ho iniziato a pensare che sarebbe potuto finire in quel modo, per via di tutti gli indizi e tutte le basi “buttate” durante lo svolgimento della storia. E credetemi, di norma io non sono affatto perspicace nel trovare colpevoli e immaginare una fine non banale, e così vi ho già detto tutto.

In conclusione, se siete appassionati di Dorn, tenete conto assolutamente di una possibile delusione. Se invece vi state approcciando per la prima volta a lui, leggetelo a cuor leggero, ma sappiate in cuor vostro che questo autore sa fare molto di più, quindi non fermatevi e leggete altro che gli appartiene.

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L’ipnotista – Lars Kepler

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Ebbene sì, mi sono decisa, dopo molto tempo e dopo averne sentito parlare solo che bene. Ora posso ritenermi soddisfatta, ho letto anch’io un libro di Lars Kepler. Per gli amanti del genere è sicuramente un nome già noto, essendo un grande scrittore di thriller, nello specifico psicologici. Finalmente anch’io mi sono messa al passo e ne ho letto uno. Sono partita da “L’ipnotista“, uscito nel 2009, edito da Longanesi Editore e tradotto da A. Bassini. E’ il primo libro dell’autore che leggo, nonostante tutti me ne abbiano sempre parlato super bene. Che dite, mi avrà convinta?

Si chiama Erik Maria Bark ed era l’ipnotista più famoso di Svezia. Poi qualcosa è andato storto e la sua vita è stata a un passo dal crollo. Ha promesso pubblicamente di non praticare mai più l’ipnosi e per dieci anni ha mantenuto quella promessa. Fino a oggi. Oggi è l’8 dicembre, è una notte assediata dalla neve ed è lo squillo del telefono a svegliarlo di colpo. A chiamarlo è Joona Linna, un commissario della polizia criminale con l’accento finlandese. C’è un paziente che ha bisogno di lui. È un ragazzo di nome Josef Ek che ha appena assistito al massacro della sua famiglia: la mamma e la sorellina sono state accoltellate davanti ai suoi occhi, e lui stesso è stato ritrovato in un lago di sangue, vivo per miracolo. Josef è ricoverato in grave stato di choc, non comunica con il mondo esterno. Ma è il solo testimone dell’accaduto e bisogna interrogarlo ora. Perché l’assassino vuole terminare l’opera uccidendo la sorella maggiore di Josef, scomparsa misteriosamente. C’è solo un modo per ottenere qualche indizio: ipnotizzare Josef subito. Mentre attraversa in auto una Stoccolma che non è mai stata così buia e gelida, Erik sa già che infrangerà la sua promessa. Accetterà di ipnotizzare Josef. Perché, dentro di sé, sa di averne bisogno. Sa quanto gli è mancato il suo lavoro. Sa che l’ipnosi funziona. Quello che l’ipnotista non sa è che la verità rivelata dal ragazzo sotto ipnosi cambierà per sempre la sua vita. Quello che non sa è che suo figlio sta per essere rapito…

… In realtà no, non mi ha convinta. Mi spiace davvero dirlo, ma non sono riuscita ad apprezzarlo come lo hanno apprezzato molte persone con cui ho parlato, che ne hanno parlato solo che bene. Il modo di scrivere degli autori non è affatto male, è incalzante, inquietante, tiene alta la tensione, anche se in alcuni punti li ho trovati molto confusionari. Una tantum ci sono dei dettagli e delle cose inutili, che hanno poco senso e con la storia non c’entrano proprio nulla. Ho fatto davvero fatica a trovare un ritmo di lettura per questo thriller, mi annoiava, mi sentivo una sciocca perché non ci capivo nulla. Continui salti temporali, cambi di narrazione non molto logici, motivo per cui è anche difficile capire quale sia realmente il protagonista. Insomma, specialmente le prime pagine hanno cambi continui di qualsiasi cosa, sono molto confusionari.
La trama, tuttavia, era molto promettente per un thriller psicologico. Quale miglior protagonista per questo genere di un ipnotista per professione?? Anche qui sono stata delusa, comunque. La trama interessante, ma sviluppata davvero male. La storia inizia con un pluriomicidio molto cruento e accattivante, che da molto brio a quello che viene raccontato. Salvo poi scoprire che è solo l’inizio, perché poi nelle varie vicessitudini non c’entra praticamente nulla ed è abbastanza irrilevante. Qualcosa nella storia fa, la cambia, ma nulla di sostanziale. Un dettaglio cruento e inutile e secondo me è un vero peccato perché, come vi dicevo, è MOLTO accattivante per questo genere. Non capisco perché creare una situazione simile e non approfondirla.
Sicuramente leggerò altro di questo autore, ne parlano tutti così bene che mi sembra strano non trovarci nulla di speciale, anzi. Una seconda occasione si da a tutti chiaramente, quindi vedremo, state sintonizzati che presto saprete il proseguimento!

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Alaska: la resa dei conti – Brenda Novak

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Finalmente, habemus il seguito! Chi mi segue da un po’ sa quanto io abbia aspettato questo preciso momento. L’estate scorsa, in America, usciva il terzo capitolo dedicato alla saga di “Alaska“. In Italia abbiamo dovuto aspettare più di un anno per averlo, ma per fortuna è finalmente a nostra disposizione!!
Qual ora vi siate persi i primi due capitoli vi rinfresco la memoria: il primo s’intitola “Alaska“, è stata una delle mie prime recensioni qui sul blog e la trovate qui. Il suo seguito, invece, s’intitola “Hanover House“, uscito circa un anno fa, e la sua recensione la trovate qui!
Ad Ottobre 2019, quindi, esce finalmente il terzo e fin troppo atteso capitolo: “Alaska: la resa dei conti“, sempre di Brenda Novak, edito Giunti e tradotto da Cristina Verrienti. Non sarà l’ultimo di questa saga, ma di questo parliamo strada facendo. Veniamo alla trama!

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«La paura non può impedirmi di vivere la mia vita»: è quello che si ripete ogni giorno la psichiatra Evelyn Talbot, soprattutto da quando si è trasferita ad Hanover House, la clinica di massima sicurezza in mezzo ai ghiacci dell’Alaska, dove studia le menti dei più efferati serial killer. Chi meglio di lei può guardare il male dritto negli occhi, dopo essere sopravvissuta alle torture di Jasper, il ragazzo che a sedici anni l’ha ridotta in fin di vita, sfuggendo poi a ogni tentativo di cattura? Adesso, a quarant’anni, si sente pronta a realizzare il sogno di avere un figlio con il suo compagno, l’affascinante sergente Amarok. Ma la gravidanza non arriva e nel frattempo, nei dintorni della clinica, cominciano a succedere fatti inquietanti. Una turista è scomparsa durante una bufera di neve, e quando Amarok giunge allo chalet ha subito un pessimo presentimento: la porta del capanno della legna è stata fatta a pezzi con un’ascia. I sospetti cadono sul fidanzato della ragazza, ma quando dalla neve riemerge non un cadavere di donna, bensì due, Amarok inizia a temere che ci sia in giro qualcuno di molto più pericoloso. Qualcuno con lo stesso modus operandi di Jasper. Molti anni prima Evelyn si era fatta una promessa: non essere mai più una vittima. Ma è davvero possibile sopravvivere due volte alla furia di un killer?

Ho letto questo libro in tre giorni, due serate ed un pomeriggio. Non sono riuscita a fare di meglio, ma credetemi che l’avrei fatto in un giorno solo. Dopo due capitoli non ho trovato neanche un po’ di calo, sembra proprio di leggerli uno di fila all’altro. La storia rimane perfettamente coerente, mai forzata. Nel caso di una saga è facile avere dei momenti sotto tono o attimi in cui la trama prende una piega un po’ forzata per allungare il brodo, ma questo non è stato il caso di “Alaska: la resa dei conti“. Temevo un po’ che la storia di Jasper diventasse esasperante e forzata, invece è perfettamente plausibile le difficoltà dello scovare un abile serial killer come lui.
Gli ultimi capitoli, come anche negli altri due libri, sono stati adrenalinici, li ho letti trattenendo il respiro, ve lo posso giurare! Non so come sia possibile, ma questa si è rivelata davvero una delle mie saghe preferite. Ormai è nota la mia stima verso la Novak come scrittrice, ma davvero con questi libri si è superata. Come è solita fare, offre molti spunti di riflessione sotto punti di vista psicologici, nello studio dei serial killer psicopatici come quelli detenuti ad Hanover House e come Jasper stesso, è un aspetto che non smette mai di saziarmi, è inutile. La sete di sapere è alla base di questi thriller psicologici.
Comunque, non so se è perché è la prima edizione, avendo acquistato il libro subito, ma presenta qualche refuso qui e lì, nulla di fastidioso, ma dopo più di un anno ad aspettare un libro come questo, mi ha abbastanza stranita, magari le prossime edizioni saranno migliorate.
Vogliamo parlare del quarto capitolo? Parliamone. Questo terzo libro per me è assolutamente conclusivo, non trovo la motivazione del proseguire ancora con la storia di Evelyn, ormai sappiamo che fa un lavoro pericoloso e che nel corso del tempo potrebbe trovarsi ancora face to face con qualche psicopatico, ma non c’è bisogno di un altro libro per questo. Tutto gira intorno a lei e a Jasper, una volta risolta la questione, sia in positivo che negativo, dovrebbe finire lì. Inoltre, la presenza di un quarto libro spoilera abbastanza la fine del terzo, anche se a grandi linee e, secondo me, non era affatto necessario. Lo leggerò? Probabilmente sì, non mi piace lasciare le cose a metà e sono sicura che sarà comunque un buon libro, preso singolarmente, e perché ormai il mio amore per Amarok è tale che non sono ancora pronta a lasciarlo tutto solo nella mia libreria. Detto ciò, avrei decisamente evitato, concludendo la storia con questo ultimo thriller che, secondo il mio punto di vista, era la conclusione perfetta ad una saga così bella.

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La ragazza scomparsa – Brenda Novak

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Chi mi segue da un po’ ormai l’avrà capito. La mia autrice di thriller psicologici preferita, insieme a Wulf Dorn, è senza dubbio Brenda Novak! Dopo “Alaska” e il suo seguito “Hanover House“, inganna l’attesa del prossimo seguito con il suo nuovo libro, fresco di stampa, “La ragazza scomparsa“, edito da Harper Collins, che mi ha omaggiata di una copia, tradotto da A. De Angelis.

È un caldo pomeriggio di primavera in un tranquillo quartiere residenziale di Sacramento, California, quando Samantha, tredici anni, all’improvviso scompare nel nulla. Sua madre Zoe è attonita, preoccupata, distrutta. Teme che le possa essere successo qualcosa di terribile. Qualcosa che in passato è accaduto anche a lei, e che le ha cambiato la vita. Zoe è disposta a perdere tutto ciò che con fatica ha costruito pur di ritrovarla: il lavoro, la casa, il compagno. Ma la prima ipotesi formulata dalla polizia è quella di una banale ripicca adolescenziale, perché a quanto pare la ragazzina detesta l’uomo che Zoe ha deciso di sposare per regalare a Samantha un’esistenza meno travagliata della sua. Ma se non fosse così? Se Anton fosse sì un maniaco dell’ordine e del controllo, un arrivista interessato a una famiglia di facciata, ma non c’entrasse nulla con la sparizione di Sam? Sono queste le domande che tormentano Jonathan Stivers, l’investigatore privato a cui Zoe ha chiesto aiuto per ritrovare Samantha. È un caso che lo mette in seria difficoltà, e non solo perché ha pochissimi indizi su cui basare le ricerche e ancor meno tempo a disposizione. A complicare la situazione c’è anche la sconvolgente attrazione che prova nei confronti di Zoe, e un sospetto che con il passare delle ore si rafforza sempre di più: Sam è stata rapita da qualcuno che conosceva. Qualcuno che vive vicino alla famiglia e ne ha studiato le abitudini. Qualcuno che non è chi dice di essere.

Io vi dico solo che ho letto questo libro in due serate talmente mi è piaciuto. Mi ha presa moltissimo, ho ritrovato tutto lo stile di scrittura della Novak, in tutto il suo splendore! Come sempre, l’autrice si focalizza sempre di più sull’aspetto psicologico dei personaggi piuttosto che al creare tensione ed inquietudine nella storia. La Novak scrive e descrive cose impressionanti, che sono realmente possibili, ma non ha quello stile di scrittura da sussultare se senti un microrumore durante la lettura. Quello che mi piace di lei è anche questo, perché va a scavare nella psiche del personaggio, mette a nudo i meccanismi che lo muovono, rendendo la storia sempre agghiacciante e particolare. Per intenderci, in un suo libro non troverete mai un semplice serial killer, ma sempre molto di più, come un killer mosso da problemi psicologici che lo portano a pensare e desiderare cose non propriamente umane, spesso anche sadiche.
Fin da subito, quindi, si entra nel vivo della storia, i colpevoli si sanno fin da dall’inizio, il libro è incentrato proprio su di essi. Insomma, un thriller tutto da assaporare, con risvolti sempre più tetri ed agghiaccianti.
Non so voi, ma dopo un libro della Novak ho sempre l’amaro in bocca al pensiero che non è solo fantasia, ma degli squilibrati simili possiamo davvero trovarceli ovunque, senza nemmeno accorgercene.
Del lato psicologico dei thriller, Brenda Novak si riconferma, per me, la regina indiscussa.

Della stessa autrice: “Alaska“, “Hanover House“.

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Phobia – Wulf Dorn

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Quanto amo leggere i libri di Wulf Dorn? Per me, da fan sfegatata dei thriller psicologici, Dorn è un oasi di piacere assoluto, davvero. So che è sempre una garanzia. Quindi vi parlo di “Phobia” oggi, uscito a Settembre 2013, edito da Corbaccio e tradotto da L. Basiglini.

Londra, una fredda notte di dicembre nell’elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l’uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l’uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all’unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d’infanzia Mark Behrendt, psichiatra che conosce gli abissi dell’animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l’uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

La trama per me era molto accattivante, ho comprato questo libro quasi senza neanche leggerla, per farvi capire quanto io mi fidi di Wulf Dorn in fatto di thriller psicologici. E che dire? Sono rimasta un po’ delusa. Come vi dicevo prima, la trama è molto accattivante e particolare, un’ottima base per un thriller degno di essere chiamato tale. All’inizio non sono riuscita ad identificare la causa di questo mio scontento, ma poi ho capito.
Il libro è ben scritto, in ogni caso Dorn rimane sempre Dorn. L’inizio è stato molto inquietante, leggerlo di sera un po’ di ansia me l’ha messa, quindi è molto incalzante, mi sentivo quasi come se lo sconosciuto fosse a casa mia.. Aiuto! Questo è durato poco, molto poco, rispetto ad altre sue opere. Solo i primi capitoli, davvero. Poi è diventato quasi un giallo, se non fosse per i moventi e i modi di agire tipici di un thriller. Si è capito praticamente subito il movente dello sconosciuto e, sinceramente, da uno scrittore come lui, non me l’aspettavo. Un thriller psicologico è particolare proprio per i moventi psicologici che lo muovono e, in questo, Dorn è sempre stato un maestro. I suoi libri sono sempre stati molto impattanti per i risvolti psicologici inquietanti e perfettamente plausibili nella realtà, ma questa non è una caratteristica di “Phobia”, alla fine avevo quasi compassione per lo sconosciuto. Ricordo quando ho letto “La psichiatra” che, sebbene abbia vari difetti dal punto di vista della trama, mi ha tenuta incollata fino alla fine, senza alcuna idea sulla risoluzione del mistero, fino a quando si è rivelato tutto ed è stato maledettamente inquietante realizzarlo. Ecco, da lui mi aspetto questo.
In conclusione no, non è un brutto libro. E’ comunque piacevole, si legge d’un fiato, il ritmo narrativo c’è, la curiosità un po’ meno, avendo capito subito gran parte del movente, ma in ogni caso gradevole. Quello che dico è solo che, se conoscete Dorn, questo thriller vi piacerà meno di altri e soddisferà meno del solito la vostra voglia di psicotici mentali!

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You – Caroline Kepnes

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Lo sapete, dopo aver visto “You”, il telefilm, non potevo non leggere il libro. Mi è piaciuto talmente tanto che, appena aver finito la serie, avrei direttamente iniziato il libro, non ne ho mai abbastanza di Joe, il protagonista.
You” di Caroline Kepnes esce a Settembre 2014, edito da Mondadori e tradotto da P. Bertante. La storia mi è piaciuto così tanto che l’ho acquistata anche in lingua originale!

Basta una mano che chiude con gentilezza la porta della libreria per non farla sbattere, basta la scelta di un libro né troppo sofisticato né troppo sciocco, basta un maglione a V senza reggiseno, ed ecco che la fantasia di Joe si mette in moto. Joe è un libraio dell’East Village, ama il suo lavoro e ha una personalissima idea sui libri che bisognerebbe leggere, e poi ha un certo occhio per i suoi clienti. Non gli può sfuggire la giovane, carina, sessualmente provocante Guinevere Beck, aspirante scrittrice che ha appena varcato la soglia e ora vaga tra gli scaffali rifugiandosi tra la F e la K, lanciando dietro di sé un sorrisetto malizioso. Beck è tutto ciò che Joe ha sempre desiderato: glaciale e al contempo più sexy di qualsiasi fantasia estrema, ha l’aria da dura, e racconta un sacco di bugie che la rendono misteriosa e ancora più affascinante. E poi non la smette di scrivere, scrive di tutto tranne che il proprio romanzo: mail alle amiche, twitter, sms, un mondo intero di informazioni private facilmente accessibili e tutti sembrano essere molto, ma molto interessati a lei. Beck ancora non lo sa, ma lei è perfetta per Joe, è la sua anima gemella. E presto non potrà più resistere a un ragazzo che sembra disposto a tutto per lei. Ma c’è qualcosa che sfugge a entrambi. Qualcosa di Joe che Beck non ha del tutto realizzato. Qualcosa di nascosto dietro la meravigliosa facciata di Beck. E la loro reciproca ossessione potrebbe rivelarsi non così innocua…

Vi ho già detto moltissime volte, soprattutto per chi mi segue sui social, che ho amato tantissimo la storia, il libro, il telefilm. Questo non vuol dire, tuttavia, che sia privo di difetti. Qualcosina c’è, è vero, ed è innegabile, ma è anche vero che è il romanzo di esordio dell’autrice che, comunque, mi sembra molto promettente.
Il suo grandissimo punto forte è Joe, il protagonista maschile. La storia è narrata in prima persona da lui, come se lui si rivolgesse a Beck, la protagonista femminile. Questo permette al lettore di capire a pieno Joe, come ragiona, cosa pensa, perché agisce in un modo piuttosto che in un altro. Si ha una visione a 360° di Joe Goldberg, nonostante sia uno stalker psicopatico, mi sono ritrovata a simpatizzare per lui. E’ una cosa normale? Probabilmente no, ma è questa la grandissima particolarità del libro. Come si fa a rendere apprezzabile un personaggio del genere? Beh, l’autrice c’è riuscita in pieno, l’ha caratterizzato talmente bene che è impossibile odiarlo!! Onestamente non penso di esagerare quando dico che è fra i miei personaggi preferiti fra film, telefilm e libri! L’ha definito troppo bene, nei minimi particolari, è spigliato, diretto, rude, molto controllato. Lui è davvero convinto di quello che fa, è davvero convinto che quello che fa sia giusto. E’ pazzesco, va davvero letto per capire questo aspetto.
Il linguaggio è un po’ scurrile, quindi se siete sensibili a termini un po’ alterati, non leggete questo libro.
Per quanto riguarda qualche difetto che posso, eventualmente, trovare, è che, essendo un thriller psicologico, mancava un po’ di colpi di scena e momenti di tensione veri e propri, ma rimane comunque molto psicologico, definendo benissimo il profilo di Joe.
Su internet ho letto da molti che è stato trovato un romanzo poco originale. Io non so che dire, non sono molto d’accordo. Io quando ho finito di vedere il telefilm e di leggere il libro, ho pensato l’esatto contrario. Sia per il modo in cui è narrato che per la costruzione dei personaggi, ma anche per come viene concluso. Il finale a me ha soddisfatta molto, è perfettamente coerente con la storia ed ho paura di un eventuale seguito. Libro e telefilm terminano inoltre in due modi differenti, sono curiosa di vedere come verranno sviluppati i seguiti a questo punto.
Vi consiglio questo libro se non siete sensibili a termini a volte scurrili o a situazioni di stalkeraggio invadente. Se amate i thriller molto psicologici, fa davvero al caso vostro e non potete perderlo! Lasciatevi travolgere da Joe Goldberg, non vi deluderà.

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La psichiatra – Wulf Dorn

Questo libro è valutato da me:

Oggi vi parlerò di un libro che ho letto moltissimo tempo fa, praticamente appena uscito. “La psichiatra” di Wulf Dorn esce nel 2009, infatti, edito da Corbaccio editore. E’ il thriller di esordio di Wulf Dorn e, a suo tempo, ha fatto molto discutere, per le tematiche trattate, ancora poco sdoganate. Nonostante ciò, arrivò a vendere più di seicentomila copie solo in Italia e segnò una grande carriere per Dorn. Io stessa, attualmente, lo considero una garanzia.

Quello di Ellen Roth non è un lavoro semplice: lavora in una clinica psichiatrica. Ogni giorno Ellen si scontra con il lato oscuro del genere umano, la sofferenza più impensabile, il buio della mente umana. La sua carriera non le è servita a prepararsi alla paziente della stanza numero 7 che è piena di terrore, vive rannicchiata in un angolo della stanza dopo essere stata picchiata, torturata e seviziata. Rantola nel buio, fa discorsi senza alcun senso, è chiusa totalmente in sé stessa. Continua a parlare di un Uomo Nero che la sta cercando e che la ritroverà. E’ come vedere una bambina impaurita nel corpo di una donna adulta, dice che presto l’Uomo Nero prenderà anche lei.
Per Ellen tutto diventa più oscuro quando la pazienta sparisce totalmente dall’ospedale, senza lasciare alcuna traccia di sé. Nessuno all’interno della clinica l’ha vista uscire… Ma neanche entrare. Ellen la vuole ritrovare ad ogni costo, ma viene coinvolta così in un macabro gioco dal quale non sa come uscire. Vuole sapere chi è quella donna, chi è l’Uomo Nero di cui ha tanta paura e che cosa le ha fatto. Ellen dovrà cercare di ricomporre quel puzzle di violenza, paranoia ed angoscia, ma in cuor suo sa che ogni nodo verrà al pettine.

Sebbene Wulf Dorn sia tra i miei autori di thriller preferito, non posso negare che, nonostante ciò, in “La psichiatra” qualche difetto l’ho trovato. Niente di sostanziale tutto sommato, il libro si legge, è molto bello, tiene molta suspance e, a tratti, è davvero inquietante. Se siete un po’ paurosi e fifoni, come me, non vi consiglio di leggere questo libro in fascia serale o da soli in casa, sennò il rischio è che vi troviate seriamente inquietati ed impauriti! Sciocchezze a parte, tornando a noi, il difetto che ho trovato probabilmente è dovuto all’inesperienza dell’autore, essendo il suo esordio appunto, quindi il suo primo thriller. E’ stato molto abile a creare suspance e tensione, ha creato molti intrighi e molti misteri davvero inquietanti, ma alla conclusione del libro, non tutte le domande create hanno avuto una risposta. Difficile spiegarvi ciò senza dirvi anche il finale, ma ci proverò nel modo migliore che mi riesce. Diciamo che in un thriller o un giallo, devono sussistere varie domande nel lettore che poi, alla fine, devono trovare una risposta ed un perché e il tutto deve quadrare e non sembrare forzato. In questo libro, non per tutti i misteri creati è così alla fine. Quindi nel contorno lo rende forse un po’ meno perfetto. Tuttavia, è innegabile che la storia, essendo molto forte, fa passare in secondo piano tutti questi presupposti perché è sensazionale, ti lascia senza fiato, ti tiene perennemente in tensione e ti inquieta profondamente. Se l’intento di Dorn era quello di lasciare il segno, senza ombra di dubbio con “La psichiatra” ci è riuscito al massimo. La storia è molto forte perché ti pone davanti a vicissitudini davvero violente e indiscrete che vanno a colpire profondamente la sensibilità di ognuno di noi.
Insomma, come potete aver capito, non è di sicuro una lettura leggera e frivola, ma abbastanza impegnativa, ma vale assolutamente la pena di farla.
Wulf Dorn è stato il primo autore di thriller che ho letto e non l’ho più lasciato, amo il suo modo di scrivere, le sue storie sono sempre brutali, che vanno nell’intimo della psiche umana e sono capaci di sconvolgere. Senza ombra di dubbio è impossibile leggere un suo libro e rimanerne impassibili, al di là di ogni difetto che si può trovare.

 

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Hanover House – Brenda Novak

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Non faccio mistero del fatto che “Alaska” di Brenda Novak sia in assoluto il mio thriller psicologico preferito. L’ho già recensito, è stato la mia prima recensione su questo blog, non a caso, cliccate qui per accedere. Non potere quindi immaginare la mia felicità quando è uscito questo seguito, “Hanover House“, sempre di Brenda Novak. L’ho aspettato e bramato per molto e quando finalmente l’ho avuto tra le mani, ho iniziato a leggerlo all’istante! Ho letto Alaska all’inizio del 2018, quindi per il seguito non ho dovuto attendere poi così tanto, ma tuttavia morivo di curiosità!
Hanover House” esce a Ottobre 2018, edito da Giunti editore, tradotto da Bortolussi Stefano e, come ho detto prima, è il seguito del best-seller “Alaska”, un thriller psicologico carico di tensione e colpi di scena!

E’ passato ormai un anno dal trasferimento di Evelyn Talbot in Alaska, dove ha fondato Hanover House, una clinica psichiatrica che ospita molti dei killer più spietati d’America per fini di studi sulla psiche umana. La maggior parte di loro non hanno una mente brillante, sono in pochi a distinguersi e questo è il caso di Lyman Bishop, chiamato “il fabbricante di zombie”, che a differenza degli altri era un dottore di laboratorio, laureato e ben stimato da tutti i suoi colleghi, insospettabile praticamente. Appena Evelyn lo incontra sente il sangue gelarsi e non è colpa dell’ennesima tempesta imminente sui territori dell’Alaska. Bishop è abile, il suo istinto le dice che è colpevole, ma lui si professa innocente con così tanta fermezza che la sua convinzione vacilla. Quando viene ritrovato il corpo di una donna uccisa con un rompighiaccio, il dubbio che sia l’uomo sbagliato si insinua sempre di più nella mente di Evelyn. Tuttavia la vita per lei non sembra darle tregua, la minaccia di Jasper, il ragazzo che a sedici anni l’ha rapita e seviziata per giorni, è sempre più vicina. Sarà solo un caso che la donna massacrata assomigli terribilmente alla psichiatra?

Ma era giunto il momento di spingersi oltre, di sottrarsi all’ombra del passato e fare l’amore con lui senza preclusioni, esprimendo quello che provava senza lasciarsi frenare da ciò che le aveva fatto Jasper. Questo è Amarok. Lui non mi farà mai del male.

Prima che iniziate questa lettura vi voglio avvertire che non è il capitolo conclusivo. Io non lo sapevo e ci sono rimasta terribilmente male alla fine! Sono stata una decina di minuti molto scossa dopo la fine perché mi aspettavo un epilogo conclusivo ed invece no! Un senso di impotenza e di rabbia si è insinuato in me, quasi la situazione fosse reale. E’ questo l’effetto che mi fa la scrittura di Brenda Novak! Mi inquieta, mi fa rabbrividire, mi fa paura, mi terrorizza e mi trascina nell’ambiente freddo e pacato dell’Alaska senza che io me ne accorga. Un senso di inquietudine, insieme ai brividi, sono stati i miei compagni perenni durante la lettura di “Hanover House”. Il personaggio di Jasper mi inquieta seriamente, una persona capace di fare cose terribili e di mostrarsi così innocente e “normale” davanti a tutti.
Mi spiace, questa recensione sarà molto noiosa perché per la Novak ho solo grosse lodi da fare. Il modo in cui narra le situazioni, le descrive, le costruisce, da i giusti dettagli senza mai annoiare o stancare. Il modo in cui i personaggi sono ben costruiti, di come li fa crescere nel corso della narrazione. Se il personaggio di Jasper mi inquieta così tanto e mi mette i brividi, è solo perché dietro c’è un lavoro fantastico da parte dell’autrice.
Ho amato anche il modo in cui ha fatto evolvere Evelyn, rispetto a come l’abbiamo lasciata in “Alaska”. Insieme al rapporto con Amarok, che si rivela sempre il mio uomo ideale (lo vorrei anche nella realtà!). In “Hanover House” ci regala anche dettagli e descrizioni del loro rapporto, anche sotto il punto di vista sessuale, che era un argomento complicato per Evelyn, a causa delle torture ricevute in adolescenza. Insomma, in quel tratto mi pareva molto “50 sfumature di Amarok”! Ma ai fini della storia era un passo fondamentale, per far capire l’evoluzione del loro rapporto e di Evelyn, di come stia cercando seriamente di lasciarsi il passato alle spalle.
Il libro si può leggere anche senza aver letto precedentemente “Alaska”, tuttavia non è una cosa che consiglio, si apprezza molto di più. A questo punto suppongo sarà una trilogia, quindi assolutamente va letto tutto, secondo me.
Da non sottovalutare comunque anche il punto di vista psicologico del thriller, che io amo alla follia nei thriller in generale e amo il modo in cui lo sviluppa la Novak. Come nel primo, gli spunti di riflessione, degli studi citati, regala delle nozioni interessanti riguardo la psicologia umana e quella dei serial killer più spietati. Tutto ciò è il contorno perfetto ad un thriller carico di tensione, che non abbandona mai il lettore durante tutte le 423 pagine, insieme ai colpi di scena, che non mancano neanche in questo seguito.
Insomma, spero che tra “Hanover House” e il terzo libro non passi troppo perché io sto già morendo ora di curiosità, non vedo l’ora di vedere Jasper che perde, quindi devo fare incetta di pazienza, sperando che venga poi ripagata da un finale con i fiocchi!

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I fiumi sotterranei – Lai M. Teleri

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Dopo aver inaugurato questa rubrica di autori emergenti con “Tea e il salice ridente“, un libro per bambini, è il tempo di “I fiumi sotterranei” di Lai M. Teleri.
Come ben sapete, uno dei miei generi preferiti in assoluto è il thriller, se psicologico tanto meglio. Quando l’autrice mi ha contattata proponendomi il suo libro, infatti, ero più che contenta, essendo anche il mio genere! Il thriller attualmente si trova in campagna sul sito di bookabook.it e, non appena ne avrò la possibilità, anche se l’ho già letto, lo pre-ordinerò anche io, perché per me merita davvero molto e gli vorrei dare uno spazio nella mia libreria.

Breve biografia dell’autrice
Lai M. Teleri nasce nel 1993 a Ferrara. È attiva nei campi della psicologia e delle scienze politiche.
Appena il tempo glielo concede, vola alla scoperta di un paese straniero o di un nuovo romanzo: a questo proposito, i suoi ultimi amori sono il Giappone e Haruki Murakami.

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Trama de “I fiumi sotterranei
Alice, insicura e tormentata dai rimorsi, e Laura, bellissima e dissoluta, decidono di partire per un viaggio che le aiuterà a riprendere in mano le loro vite. Quando Laura scompare nel nulla però, Alice dovrà fare i conti non soltanto con il passato buio e segreto dell’amica, ma anche con se stessa…
Tra ricordi confusi, rivelazioni sconvolgenti e l’incontro inatteso con una donna libera e sfuggente, starà ad Alice districare il filo contorto che unisce i protagonisti di questo romanzo, coraggioso e avvincente fino all’ultima pagina.

“La me stessa che di rado mostro e che mai mi rende orgogliosa di sé, sta dando per la prima volta prova di avere un valore.”

Mi è piaciuto dall’inizio alla fine questo thriller, dal mio punto di vista non ha proprio NULLA da invidiare a grandi autori e grandi case editrici. Per questo, come dicevo prima, le vorrò dare spazio nella mia libreria personale!
Il punto di vista psicologico della protagonista è trattato davvero con maestria, si può seguire passo passo ogni singolo scalino fatto verso una maggiore consapevolezza e rinascita di Alice che, fino a quel momento, era una donna persa, con delle perdite da superare. L’evoluzione quindi non è mai banale o forzata, ma segue il flusso degli eventi in modo perfettamente naturale e cresce con la storia e con il lettore. La lettura scorre fluida che è un piacere, non ti accorgi neanche del tempo che passa talmente sei presa.
Quando ho deciso di aprire questa rubrica sul sito, mai mi sarei immaginata di trovarmi faccia a faccia con un libro scritto così bene ed appassionante. Ho letto da alcune blogger che sono rimasta deluse dal finale. Io, invece, ho trovato nel finale un grande punto di forza di tutto il libro. Ogni cosa va al suo posto, dove deve essere, senza alcuna forzatura. Si ha una visione di Alice, la protagonista, del tutto diversa da quella che c’era all’inizio del racconto, più matura, con una nuova prospettiva che prima non avrebbe mai immaginato di poter avere.
Nelle ultime pagine si ha un colpo di scena che mi ha fatto cadere la mascella tanto ci sono rimasta. E’ vero, forse poteva essere lontanamente prevedibile o pensabile, ma io sinceramente non lo sospettavo, perché l’autrice non ha dato modo di pensarlo fin da subito. Il pensiero mi era venuto, è vero, ma date le premesse mi ero fortemente tacciata con un “è impossibile“. Le storie dei personaggi si intrecciano talmente perfettamente da rendere difficile ogni previsione. Per capire realmente questo intrigo e questo colpo di scena non dovete far altro che pre-ordinare il libro, non ve ne pentirete assolutamente!
L’unica nota dolente penso che sia la trama che viene fornita del thriller, che non trovo particolarmente accattivante per la reale grande storia che ho letto. Tuttavia, come si suol dire, non si deve giudicare un libro dalla copertina e, tanto meno, dalla trama, aggiungerei io.

“Chi desidera andarsene per davvero non lascia tracce, perché non vuole essere trovato né seguito.”

 

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