La gemella sbagliata – Ann Morgan

Questo libro è valutato da me:

La mia valutazione!

Se spesso mi interessano e mi appassionano i thriller psicologici, quando si parla del fatto che ha come protagonisti dei gemelli, sono molto più propensa alla lettura. Non so bene perché, ma danno modo secondo me di creare più suspance, di suscitare in me comunque più interesse rispetto ad altri. Oggi, quindi, parliamo di “La gemella sbagliata” di Ann Morgan. La prima pubblicazione risale al 2016, da Edizioni Piemme Spa, è stato tradotto da Salerno Rachele.
Helen ed Ellie sono gemelle, agli occhi degli altri totalmente identiche, almeno per l’aspetto. Per quanto concerne il carattere, invece, sono decisamente l’opposto. Helen è la leader delle due, Ellie subisce sempre le decisioni della sorella su ogni cosa, se Helen decide, Ellie obbedisce, in tutto.
Un giorno però, Helen inventa un gioco un po’ pericoloso: invertirsi i ruoli per una giornata. Helen finge di essere Ellie, con gli stessi atteggiamenti sottomessi ed Ellie deve essere la leader. Persino la madre ci casca e le confonde, ma alla fine della giornata, quando il gioco dovrebbe concludere, Ellie per la prima volta dice no. Ormai lei è la leader. Da qui in poi, la vita della vera Helen sarà davvero un incubo.
Parto con il dire che l’ho trovato un libro discreto, ha i suoi lati positivi e negativi. Se da un lato abbiamo una scrittrice ben capace, ti tiene incollata al libro perché vuoi sempre saperne di più, dall’altro abbiamo un thriller che è poco.. thriller! Non ci sono grossi colpi di scena degni di nota, situazioni particolari. Sì, la suspence la tiene molto, in alcuni momenti più di altri, ma thriller forse non è il genere più appropriato per definirlo. La storia non evolve molto ed il finale è quasi scontato più o meno da dopo la metà della storia. La trama rimane sempre quella pressapoco sempre, viene dettagliata e definita la vita delle gemelle da adulte, segreti ed intrighi verranno rivelati poi nel corso del libro, su di loro, la loro famiglia, quindi un velo di mistero c’è sempre, però mi aspettavo molto di più da questa trama. La storia c’era secondo me per fare molto meglio e, soprattutto all’inizio, era scritto molto bene e molto avvincente, ma è andato un po’ calando man mano. Insomma, dal mio punto di vista, c’è margine di crescita per questa autrice, tuttavia il libro in sé è una buona lettura da fare, scorrevole e comunque piacevole, i libri illeggibili sono sicuramente altri, ha in ogni caso del potenziale.

Una ragazza bugiarda – Ali Land

Questo libro è valutato da me:

La mia valutazione!

 

Tornando a parlare un po’ di thriller, oggi ci dedichiamo a “Una ragazza bugiarda” di Ali Land.
Genere thriller psicologico, “Una ragazza bugiarda” esce nel 2017, editore Newton Compton e tradotto da A. Ricci. Quindi parliamo di una ragazza di 15 anni che, per varie vicessitudini, denuncia la sua stessa madre per i suoi crimini, decidendo di testimoniare contro di lei. La ragazza cambia nome, ora si chiama Milly e vive insieme ad una famiglia adottiva con già una figlia biologica. A prendere l’affidamento quindi è la famiglia di Mike, il suo terapeuta, che spera di darle una mano anche nel preparare il processo contro la sua mamma, mentre cerca anche di lavorare su di lei come persona. Infatti Milly si porta con sé molte cicatrici, per quello che le ha fatto passare la madre, e ferite inguaribili, ma con il quale deve solo imparare a convivere. La figlia di Mike, Phoebe, ha preso molto male l’arrivo di Milly e così, anche a scuola, sostenuta dalle sue amiche, inizia a bullizzarla rendendo la sua vita ancora più complicata in attesa del fatidico processo che cambierà per sempre, nel bene e nel male, la sua vita.
Questo libro per me si è presentato in maniera un po’ diversa dai soliti che leggo, sulla storia in sè penso che ci siano davvero pochi dettagli e pochi approfondimenti che avrebbero reso la storia forse più avvincente. Tutto il thriller si focalizza principalmente sulla psiche di Milly, il che comunque è molto interessante, e singolare come scelta dell’autrice, perché risulta veramente contorta, plasmata totalmente dal suo vissuto, ha una vera e propria realtà tutta sua, che si distacca da quella degli altri. Inoltre ha un’ottima capacità di capire le persone, i sentimenti, i pensieri, e tutto ciò lo usa a suo favore nei modi più impensabili. Questa è senz’altro una caratteristica che mi ha tenuta letteralmente incollata al libro.
Un’altra nota dolente, volendo, potrebbe essere in finale, a tratti potrebbe definirsi un po’ banale, ma onestamente per me non lo è stato neanche troppo: avrei preferito sicuramente qualche dettaglio in più, come già detto prima, ma dal punto di vista psicologico della protagonista, purtroppo non sarebbe potuto essere diversamente, perciò è una cosa intuibile prima della fine del libro.
Tirando le somme sì, qualche difetto penso lo abbia, alla fine rimangono delle cose non chiarite, non approfondite che non riescono a farti apprezzare a pieno la lettura. Inoltre penso che non sia una storia per tutti, chi è particolarmente sensibile a tematiche inerenti i serial killer, può pensarci su prima di avventurarsi in questa avventura perché a tratti può colpire la sensibilità ed essere un po’ angosciante. Tuttavia risulta molto scorrevole, quindi non è una lettura che vi ruberà molto tempo tutto sommato.

L’estraneo – Ursula Poznanski e Arno Strobel

Questo libro è valutato da me:

Dico sempre di essere un’inguaribile romantica, eppure mi ritrovo più spesso a passare il tempo in compagnia di un buon thriller, piuttosto che di una storia d’amore. Vi assicuro, però, che in questi thriller spero sempre che ci sia di sottofondo una bella storiella da “occhi a cuoricino”.
Detto ciò, oggi vi voglio parlare de “L’estraneo”, di Ursula Poznanski e Arno Strobel, pubblicato nel 2017 da Giunti, tradotto da Ferrantini Lucia. Come avrete già intuito, è un thriller psicologico.
La storia ci catapulta letteralmente in una situazione di vita quotidiana, azioni che tutti noi facciamo ogni giorno. Joanna è appena uscita dalla doccia, si sta asciugando i capelli quando avverte dei rumori provenire dal salotto, ma lei è sola in casa, lei vive da sola, non aspettava nessuno. Andando in salotto verso la fonte del rumore, si ritrova davanti un uomo, che sa il suo nome, che dice di essere il suo fidanzato, ma Joanna quell’uomo non l’ha mai visto prima, tanto meno ci convive.
Dall’altra parte abbiamo Erik, dopo una giornata intensa di lavoro torna a casa sua, dove vive con la sua fidanzata che all’improvviso non lo riconosce più, gli urla contro, gli scaglia addosso un fermacarte e scappa a chiudersi in camera. Cercando di capire la situazione, Erik confuso si guarda intorno, in quella che dovrebbe essere casa sua, e nota inquietantemente che non ci sono più le sue cose. Quelle stesse cose che la mattina erano lì, dove son sempre state, ora non c’erano più, non c’era più alcuna traccia della sua presenza in quella casa.

Come si fa a non comprare un libro con una trama simile? Nel momento esatto in cui si inizia la lettura, si entra subito nel vivo della storia, non ci sono introduzioni. La trama è l’esatto inizio della storia che viene raccontata meglio nei primi due capitoli, uno dalla parte di Joanna ed uno di Erik. I capitoli successivi si svolgono esattamente nello stesso modo, prima il punto di vista di lei e poi quello di lui, si alternano in continuazione, il che rende la lettura mai noiosa e dinamica, sempre con due visioni diverse, senza creare ripetezioni inutili a livello di storyline. Con una trama simile, penso sarebbe stato impossibile fare diversamente, Erik e Joanna hanno due pensieri totalmente diversi sulla loro presunta storia d’amore.
Una cosa che mi ha decisamente sorpreso di questo libro, è stato il finale. Per nulla scontato e, oserei dire, inimmaginabile. Ha un risvolto molto particolare, che ti lascia spunti interessanti per riflettere su fatti di attualità. Durante il corso della storia, qualcosa già si può intuire, inizia già a farti pensare, si susseguono situazioni molto attuali, ma mai avrei pensato una conclusioni simile. Da un libro così, sinceramente, era l’ultima cosa che mi aspettavo, ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Finale a parte, la storia è molto lineare, tiene per gran parte della lettura sulle spine, ogni tanto pensi che sia impazzita lei, ogni tanto pensi che sia un maniaco lui, senza riuscire a farti un’idea vera e propria. Per tutto il tempo in ogni caso ho sperato lui non fosse uno psicopatico, troppo romantico e dolce! Anche se non è scontato tuttavia che lo potesse essere.
Se stavate cercando di recepire da qualche mia virgola almeno un minimo indizio su chi aveva ragione tra Erik e Joanna, beh.. tempo perso, dovrete leggervi il libro perchè davvero merita e vi toglierei il gusto di questa piacevole lettura.

Alaska – Brenda Novak

Questo libro è valutato da me:

IL SEGUITO DI QUESTO LIBRO E’ “HANOVER HOUSE” E, DOPO, E’ USCITO ANCHE “ALASKA: LA RESA DEI CONTI“!

Se vi piace il genere thriller psicologici e siete alla ricerca di un libro coinvolgente siete proprio nel posto giusto!
Come sono solita fare ogni tanto, ero in libreria a cercare libri nuovi, stavo comprando un romanzo rosa, romantico, sdolcinato come piace a me, quando alla cassa mi consigliano questo. Non ci bado molto di norma ai consigli, ma la trama di questo mi interessava molto, così ho deciso di acquistarlo. Vi posso assicurare che è stato uno dei migliori acquisti dell’anno, senza ombra di dubbio.
Veniamo al dunque. Alaska (Hanover House in lingua orinale), di Brenda Novak, scrittrice di oltre 50 libri, ha venduto più di 4 milioni di copie, redatto da Giunti, casa editrice, del 2015, tradotto da Bortolussi Stefano.
L’ambientazione è quella di una clinica psichiatrica situata nello stato dell’Alaska. Fin qui potrebbe sembrare un qualsiasi trhiller psicologico, ma la particolarità sta nel fatto che in questa struttura Evelyn Talbot ha trasferito alcuni tra i killer più spietati di tutto lo stato dell’America, per fini scientifici, esperimenti e studi sulla psiche umana. Non so voi, ma già da qui morivo di voglia di leggerlo!
Evelyn dirige la clinica insieme ad un suo collega psichiatra. La cittadina dell’Alaska dove è stata costruita la struttura, non era molto d’accordo e il disappunto cresce quando nella neve viene rinvenuto un cadavere di una giovane donna, brutalmente martoriata. Così Amarok, giovane sergente della città, si scontrerà con Evelyn ed il suo nero e tormentoso passato risvegliato da questo avvenimento, difatti ha più motivi per pensare che tutto sia a lei collegato.

Ogni capitolo del libro è condito da una citazione di famosi e noti serial killer realmente esistiti, ogni capitolo diversa e diverso l’autore. E’ un tocco particolare quello che ha deciso di dare l’autrice che ha deciso di raccogliere queste parole che potrebbero dire tranquillamente le persone detenute nella clinica di Evelyn. “Non era poi così cupo e spaventoso. Io mi sono divertito… uccidere è un’esperienza spassosa.” Albert Desalvo, lo strangolatore di Boston. In questo modo, secondo me, si capisce di più con che tipo di persone hanno a che fare i protagonisti, essendo per nostra enorme fortuna qualcosa che non ci riguarda in prima persona.
All’interno del libro, inoltre, ci sono delle nozioni scientifiche su esperimenti realmente avvenuti su esseri umani, in ambito psicologico. Per un appassionato di psicologia, thriller psicologici, è davvero bellissimo. Sono andata a cercare e a leggere ogni singola nozione specificata per vedere se fosse reale e con mia enorme sorpresa non c’era nulla di inventato e, per giunta, tutte cose molto interessanti.
Il tutto poi è condito da una discreta dose di romanticismo, per gli inguaribili romantici come me, “Alaska” non fa specie, un po’ d’amore non fa mai male e da quel tocco in più senza togliere nulla alla storia, anzi arricchendola.
Il tema tuttavia è trattato molto delicatamente, senza esagerazioni e senza sbavature, molto preciso e specifico e, anche per chi è digiuno di psicologia, è un libro che si legge senza alcuna difficoltà.
Come si è ben capito ormai, il libro mi è piaciuto un sacco, è entrato decisamente nella mia top 10. A differenza di molti altri, non l’ho mai trovato scontato, il finale lascia seriamente con il fiato sospeso, il mio orologio segnava 90 bpm mentre leggevo gli ultimi capitoli, li ho letti tutto d’un soffio perchè ero realmente tesa come una corda di violino!
Insomma, non siete convinti anche voi che è un libro da avere in una buona libreria??? Nel caso non vi avessi convinto ancora abbastanza, vi lascio una delle mie citazioni preferite scritte all’inizio dei capitoli.
“Mi sono sempre chiesto coma mai non provo più rimorso.” Jeffrey Dahmer, il mostro di Milwaukee.