La verità sul caso Harry Quebert – Telefilm

Finalmente il momento è arrivato. No, non sto parlando di “Avengers: end game” o dell’ultima stagione de “Il trono di spade“, ma per me l’attesa era molto simile! Mi riferisco a “La verità sul caso Harry Quebert“, la serie TV tratta dall’omonimo libro di Joel Dicker, di cui ho fatto la recensione lo scorso anno, che trovate cliccando qui. E’ in onda attualmente su Sky Atlantic ogni Mercoledì in prima serata oppure, per chi è in possesso di ondemand, ci sono disponibili già tutti gli episodi.
Lo ammetto, avevo già comunque letto qualche indiscrezione su internet da chi lo aveva visto in lingua originale o dai blog stranieri, dove la serie è uscita mesi fa, ma per me vederlo in italiano è davvero tutt’altra cosa!
Per chi non lo conoscesse, vi concedo una breve trama per capire un po’ di cosa stiamo parlando.

Siamo nel 2008 quando Marcus Goldman, giovane e promettente scrittore, sta vivendo il periodo più buio nella vita di un’autore: è bloccato, non riesce a scrivere neanche una pagina del nuovo romanzo da consegnare a breve al suo editore, così decide di rintanarsi ad Aurora, nel New Hampshire, dove vive il suo amico ed ex professore universitario Harry Quebert che, oltre ad essere uno degli scrittori più amati d’America, è anche il suo mentore, colui che nel mondo della letteratura gli ha insegnato tanto, se non tutto.
Poco dopo la sua visita ad Aurora, ancora senza una pagina di romanzo pronta, Harry viene accusato di aver ucciso Nola Kellergan, una giovane ragazza di 15 anni scomparsa dal paese nel 1975: i suoi resti vengono ritrovati proprio nel giardino della casa di Quebert. Così Marcus si ritrova di nuovo in viaggio verso Aurora, dove inizierà a condurre una sua personale indagine: è convinto che Harry Quebert sia innocente e deve aiutare il suo amico.

Posso fare una recensione dicendo solo “WOW” secondo voi? Perché sì, sarebbe la mia intenzione. Dite di no? Che magari sarebbe meglio sprecare qualche parolina in più? E va bene, e sia, ma ve ne pentirete.
Ero molto restia all’inizio sulla scelta di Patrick Dempsey nelle vesti di Harry Quebert perché me lo immaginavo di più per Markus Goldman. Intanto perché Harry nel libro ha più di sessant’anni, mi sembrava sprecato un Dempsey da invecchiare per una parte simile, anche perché Harry spesso nelle scene del libro del presente non c’è. Devo dire, invece, che per fortuna sono riusciti a giocarsi bene la carta Patrick: è stato sublime nell’interpretazione, nel dare uno stacco ben marcato all’Harry degli anni ’70 e Harry del 2008. Parliamo di più di trent’anni, non è facile e scontata come cosa.
Le mie perplessità su Ben Schnetzer, l’attore che fa Markus, invece persistono. Non l’ho trovato particolarmente adatto. Markus lo immaginavo diverso anche fisicamente, meno “fighetto“, passatemi il termine, più riflessivo, meno frivolo, non so se rendo il concetto.
Detto ciò, la serie TV è molto bella, fedelissima al libro perché, credetemi, il copione è pari pari in ogni virgola, ogni punto, ogni evento, qualsiasi cosa. Apprezzo davvero moltissimo questa scelta perché per chi ha amato Harry Quebert e la sua storia, era questa la cosa più importante in assoluto.
L’unica nota negativa, secondo me, sono la regia e le immagini. Ci sono momenti nel telefilm dove alcune riprese sono davvero abbastanza discutibili ed inutili, che danno poco ritmo alla trama. Questo insieme rende la serie in generale meno accattivante agli occhi di una qualsiasi persona non a conoscenza del romanzo e questo è un peccato perché la storia meritava di essere più apprezzabile da tutti e, al giorno d’oggi, una trama valida non è sufficiente a rendere un prodotto valido. Serve una qualità video, ritmo narrativo, regia, riprese davvero ben fatte.
Questo è sicuramente un peccato, ma quello che mi sento di dire è di non farvi fermare da queste cose, guardate la storia, la bella interpretazione dei personaggi, fatevi appassionare dalle indagini, cercate di scoprire anche voi se Harry è colpevole o meno e se non lo è, chi è davvero l’assassino e non vi pentirete di certo di averlo visto!

Russian Doll | Netflix

Come ben saprete, io davvero sono una fan sfegata di Netflix, ma ultimamente non so se mi sta convincendo troppo. Il suo catalogo è senza dubbio fra i più ricchi e sfiziosi al momento, ma non so se sta andando nella direzione giusta. Mi sembra quasi di essere tornata a 10/15 anni fa, quando l’emittenti televisive americane sparavano fuori tantissime serie TV a raffica e poi fra varie fusioni, contratti conclusi e via discorrendo, rimanevano incomplete, con finali che più aperti di così non si poteva, magari anche con dei colpi di scena importanti.
Penso che sarebbe carino si focalizzasse su alcuni telefilm in modo giusto e che li concluda, invece attualmente ne stanno facendo tantissimi e cortissimi (nell’ordine dei 10 episodi appena) e poi se ti va bene dopo un anno fanno una seconda stagione, se ti va male chiude semplicemente, come è successo con “Sense8” che ha avuto una fine solo per merito dei fan della serie!
Tutta questa premessa introduce la serie in questione, ovvero “Russian doll“, uscita il primo febbraio 2019. Rivediamo nei panni della protagonista Nadia, l’attrice Natasha Lyonne, nota per interpretare Niki in “Orange is the new black” e non è l’unica attrice di quest’ultima serie che troveremo in questi soli 8 episodi di telefilm.

Nadia è alla sua festa di compleanno e compie trentasei anni. La festa gliel’hanno organizzata le sue migliori amiche e qui conosce un uomo con il quale poi fa rientro a casa. Durante la notte Nadia esce di casa per cercare il suo gatto e viene mortalmente investita da una macchina mentre sta attraversando la strada. Subito dopo, Nadia si ritrova di nuovo alla festa a casa della sua amica, ancora al suo trentaseiesimo compleanno. Ed è così che entra in un loop fatto di strani accadimenti e continue morti.

La trama è molto intrigante, non c’è che dire, sennò non avrei neanche iniziato a guardarlo sicuramente. Ero restia per il discorso degli 8 episodi e per tutta l’introduzione che ho fatto prima, sono un po’ vecchia scuola, preferirei le vecchie e amate serie dove ci sono 20/24 episodi, sempre ben fatti chiaramente, ma non 8 che sono davvero pochissimi. Anche perché arrivare a dopo un anno ti sei già dimenticato le cose essenziali e ti devi rivedere tutto prima di un’altra stagione! Detto ciò, ho iniziato a vederlo e quando l’ho finito.. Non so, niente di che, davvero. Partendo dal presupposto che molte cose neanche le ho capite realmente forse, ma proprio il senso in tutto ciò era davvero poco. Non credo ci sarà un seguito perché il finale mi è sembrato abbastanza fine a sé stesso, non ci sarebbe nulla da replicare, ma su queste cose la mano sul fuoco non la metto perché ho detto la stessa cosa di “Tredici” eppure sono alla terza stagione, ma questi sono dettagli. Il vero problema secondo me è stato proprio il contenuto che ho trovato mal sviluppato e a tratti un po’ senza senso e con alcuni concetti decisamente troppo forzati.
La durata degli episodi è di venticinque minuti circa quindi non è una visione impegnativa se volete comunque provare a vederla, ma io non me la sento di consigliarla perché la trama sembra più promettente di quello che poi effettivamente la serie è. Non mi ha fatto impazzire neanche l’attrice, che ho adorato moltissimo in “OITNB”, ma che qua era forzata e un po’ fuori luogo e, lasciatemelo dire, come russa decisamente poco credibile!

The umbrella accademy | Netflix

Ennesima serie TV buttata fuori da Netflix, oggi mi riferisco a “The umbrella accademy“, uscita il 15 Febbraio 2019 sulla piattaforma. Il telefilm è tratto dal fumetto omonimo di Gerard Way.

E’ il 1 Ottobre 1989 e quarantatré donne alle 12 in punto partoriscono contemporaneamente, sebbene nessuna di loro abbia mostrato segni di gravidanza fino a quella mattina, fino al momento del travaglio stesso. L’eccentrico miliardario Sir Reginald Hargreeves si interessa a questo fenomeno e cerca di adottare questi bambini venuti al mondo in circostanze molto strane. Riesce ad adottarne solamente sette e li trasforma in una squadra di supereroi, utilizzando i loro poteri particolari, che istruisce e cresce attraverso quella che lui chiama “The Umbrella Accademy”. Hargreeves non dà un nome ai bambini, ma li contraddistingue con un numero, anche se successivamente loro se ne attribuiscono uno, tranne il numero Cinque, che viene sempre chiamato così. Quando sono dei ragazzi mette sei di loro a combattere il crimine, tranne Vanya, la numero sette, dicendole che lei non ha poteri propri e che quindi non può partecipare alle missioni insieme ai fratelli.
Oggi hanno scelto tutti strade ben diverse fra di loro, non vivono più insieme e non hanno alcun contatto. Vengono a scoprire che Reginald è morto e quindi si riuscono in occasione del suo funerale. Cinque arriva in quel momento dal futuro dicendo che c’è un’apocalisse imminente globale. Mentre cercano di fermare la fine del mondo, le loro divergenze vengono a galla e la famiglia comincia a sgretolarsi di nuovo.

Molto appassionante quest’ultima serie TV Netflix, non so quanto sia fedele al fumetto, ma mi è piaciuta davvero molto. In particolare ho apprezzato tantissimo Ellen Page, un’attrice che mi piace moltissimo, nei panni di Vanya. Vanya è una ragazza molto insicura, cupa e molto triste di norma, si è sempre sentita esclusa dalla sua famiglia perché i suoi fratelli avevano super poteri molto fighi e invece lei non ne aveva nessuno, quindi era sempre quella che rimaneva a casa dalle missioni. A mio parere è stata molto brava ad interpretare il personaggio, cupo e molto rancoroso, anche con il fisico, sempre un po’ ricurvo, trasmetteva proprio questa enorme tristezza che si portava da sempre dietro.
Una cosa che non ho molto gradito del telefilm in generale è che è ambientato ai giorni nostri perché i ragazzi sono nati nel 1989 ed ora li vediamo adulti, quasi trentenni direi, quindi assolutamente l'”oggi” a cui si fa riferimento è il 2018/2019. Peccato che nelle ambientazioni e abitudini dei protagonisti, sembrava che fossimo negli anni ’80 o ’90. Anche solo dai telefoni, che utilizzavano ancora quelli appesi alle pareti coi cavi lunghi ottanta chilometri, senza schermo ne niente. Essendo una serie che si muove molto nel tempo e sconvolge un po’ gli spazi temporali, ci poteva anche stare, se non fosse stato specificato così bene l’anno insomma.
Detto ciò questo è un po’ un dettaglio, possiamo pensare che sia successo qualcosa dal punto di vista temporale e che quindi siamo riferiti ad un altro periodo, volendo per come è impostata ci potrebbe stare.
In conclusione, se vi piacciono le serie TV con ingarbugliamenti temporali e trip di questo genere, vi piacerà sicuramente. Il tutto è condito inoltre da bellissime scene d’azione molto suggestive e sparatorie avvincenti. Una fra tutte che mi è rimasta impressa è una sparatoria in un negozio di abbigliamento con sottofondo “Don’t stop me now” dei Queen, davvero molto bella e gestita divinamente, credo la scena più bella d’azione di tutta la stagione!

You – 1° stagione – Netflix

Ho appena finito di vedere la prima stagione di “You” uscita il 26 Dicembre 2018 sulla piattaforma Netflix. Ho deciso di scrivere questa recensione a caldo perché è una serie che mi è piaciuta moltissimo, quindi penso di avere solo cose belle da dire! Innanzitutto ci tengo a precisare che è una serie TV tratta da un romanzo, che è il seguito di un altro. Il romanzo in questione è “Tu” di Caroline Kepnes e, come nel caso del film “Bird box“, anch’esso recensito qualche settimana fa, è un libro che aggiungo alla wish list perché devo leggerlo assolutamente!

Joe è un librario nel east village a New York. Gli basta la scelta di un libro particolare, un maglione con lo scollo a V senza reggiseno per perdere la testa totalmente. E’ così che si innamora follemente di Beck Guinevere, un’aspirante scrittrice che ha appena varcato la soglia della sua libreria. Questo basterà a Joe per sviluppare una particolare ossessione per lei e a fare di tutto per proteggerla.

Innanzitutto, non posso parlare di “You” senza menzionare particolarmente l’interpretazione di Penn Badgley nelle vesti del protagonista, Joe. E’ stato davvero incredibile e a tratti quasi me ne innamoravo pure io oltre a Beck! E questo non è stato solo un mio pensiero dal momento in cui lo stesso attore su Twitter ha dovuto ri-twittare a persone che dicevano queste cose, sottolineando il fatto che Joe è il cattivo e non quello da amare o notare, ma al contrario da condannare. Beh, insomma, che dire… sicuramente ha ragione, non c’è dubbio, ma d’altronde l’ha interpretato così bene che a Joe, psicopatico o no, ti ci affezioni, volente o nolente!
Come detto prima, la serie TV è tratta da un romanzo e, dalla trama, sembra davvero molto simile, a parte forse qualche piccola differenza per quanto riguarda il personaggio di Beck, che nel libro sembrerebbe essere anche lei mica tanto un tipo normale, ma questo ve lo saprò meglio dire dopo che l’avrò letto!
Ho visto tutta la serie in tre giorni, in ogni attimo libero, perché mi aveva presa tantissimo. La fine di un episodio voleva inevitabilmente significare l’inizio del prossimo. Il tutto si è concluso con un finale sublime che andrà poi ad aprire la seconda stagione e, credetemi, finale più bello di questo l’ho visto raramente! E’ davvero notevole e non vedo sinceramente l’ora di vedere la prossima, sperando esca quanto prima!
Tra le cose più particolari c’è il fatto che per tutto il tempo continui a chiederti dove andrà a parare la faccenda in quanto la storia in sé non te ne da la benché minima idea, rimane sempre tutto un mistero. La serie in generale è molto enigmatica, con molti risvolti psicologici dei protagonisti e la naturalezza con cui Joe parla è qualcosa di disarmante perché sembra che stia dicendo cose normalissime, quando invece dice cose atroci, ma è davvero il punto di forza di questo telefilm! Insomma, se in genere vi da fastidio questo particolare, non ve ne consiglio la visione, ma se siete appassionati di thriller, con risvolti psicologici, questa è la vostra prossima serie TV!


Sex education

Finalmente sono riuscita a vedere anch’io “Sex education“, la serie TV originale Netflix uscito l’11 Gennaio 2019, creata da Laurie Nunn e diretta da Kate Herron insieme a Ben Taylor.
Telefilm tanto discusso quanto interessante per le tematiche trattate. Ho iniziato a guardarlo sperando davvero che il titolo fosse reale, quindi che in un certo senso potesse essere educativo sotto il punto di vista sessuale, dato che, tra i giovani specialmente, non se ne parla mai abbastanza.

Otis Milburn è un timido ragazzo di sedici anni figlio di una nota sessuologa. Vive in un piccolo centro dell’Inghilterra del giorno d’oggi e a scuola entra casualmente in contatto con Meave, una ragazza ribelle e conosciuta a scuola non per nobili cause. Da questo incontro, fra le conoscenze e l’attitudine a parlare di lui e la sfrontatezza di lei, creano sotto banco una clinica del sesso. Qui si faranno largo fra i vari problemi sessuali dei loro compagni di scuola intraprendono un vero e proprio percorso di educazione sessuale.

Se avessi dovuto recensire tutto dopo i primi due episodi circa, credo che avrei detto davvero a chiunque di non guardare questa serie TV. Specialmente il primo, noioso, scontato, pieno di cose inserite un po’ a casaccio. E’ il tipico episodio pilota tipo, che si distacca un po’ dagli altri, ma in questo caso davvero invece che stimolarne la visione, almeno nel mio caso, stava facendo l’effetto opposto. A partire dal personaggio della madre che.. Ok, è una sessuologa, ma per quale ragione una sessuologa dovrebbe avere ogni quadro, ogni statuetta ed ogni arredamento possibile di forma fallica? Insomma, capiamoci, è decisamente portato allo stremo. Fa ridere i primi due minuti, ma poi mi sono chiesta solo “ma perché” ed inizia a dare un po’ fastidio talmente è assurdo. Ed inoltre nei primissimi episodi non ho trovato una vera e propria educazione sessuale, ma mi sembravano solo dei ragazzini che avevano in testa solo il sesso e nulla più, quindi niente di speciale.
Per fortuna non mi sono lasciata scoraggiare dalla cosa e sono andata avanti a vederla perché, andando avanti, è migliorata davvero moltissimo e mi è piaciuta un sacco. Nella sua totalità, quindi presa tutta la stagione in sé, tratta un sacco di temi importanti del punto di vista sessuale. L’omosessualità nella sua interezza in quanto ci sono sia ragazzi omosessuali che ragazzi con due mamme. Masturbazione maschile, ma anche quella femminile che è un tabù dovunque e molto altro. Insomma, in questo “Sex education” non si risparmia proprio in niente e va a toccare tantissimi tratti in modo piacevole e gradevole e le puntate scorrono via che è un piacere.
Ve la consiglio caldamente questa serie TV e, se avrete le stesse mie impressioni all’inizio, non lasciatevi scoraggiare e proseguite, non ve pentirete!