Stranger Things 3: la recensione

Eccoci, finalmente, dopo un anno e mezzo di attesa a parlare della terza e attesissima stagione di Stranger Things! Il 4 Luglio 2019, infatti, Netflix ha fatto uscire questa nuova stagione, alzando inevitabilmente di moltissimo le aspettative. Quando si aspetta qualcosa per molto tempo, inevitabilmente è così.

Riassumiamo brevemente: cos’è “Stranger Things”, per chi ancora non lo sapesse? E’ una serie televisiva originale Netflix, di genere fantasy e ideata da Matt e Ross Duffer.
“Stranger things” è ambientato negli anni ’80, riprende in modo molto veritiero quei periodi, tramite paesaggi, modi di fare e di dire, di vestire e molto altro. E’ legata agli avvenimenti che hanno portato un bambino a sparire nel nulla e alla successiva apparizione di una bambina dai capelli rasati con poteri psichici notevoli, proveniente da un laboratorio di esperimenti di Hawkins.

Non volevo lasciare il sito sprovvisto di questa recensione a lungo, così mi sono sparata in due giorni tutta la nuova stagione per potervene parlare prima di partire per il mare. E’ sempre bello vedere “Stranger things”, in tutta la sua paranormalità e il suo essere, a tratti, horror. Perché diciamocelo, è così. E’ molto improntato sull’horror e sullo splatter. Questa nuova stagione non è da meno, credetemi. Alcune scene erano così… splatter che non sono riuscita a vederle totalmente. Alcune erano anche un po’ schifose. Se siete suscettibili, non guardatelo dopo i pasti, consiglio spassionato da chi, invece, ha fatto così.
In generale la stagione mi è piaciuta molto. Sempre pieno di azione, tensione e momenti di paura e suspance. All’inizio mi sembrava sempre la solita storia, ripetuta già due volte, ma poi si è diversificato abbastanza e, tutto sommato, ci stava, non risultava forzato. Gli ideatori della serie TV hanno affermato che la storia si concluderà con la quarta/quinta stagione, ma attualmente non so come faranno a non risultare pesanti e scontati continuando ad andare avanti così. Alla fine di questa stagione c’è il preludio della prossima e spero vivamente che si giochino bene le loro carte e non portino tutto alla rovina per il vil denaro come spesso è solito fare.
In ogni caso, qui abbiamo ritrovato degli attori che hanno fatto grossi passi in avanti rispetto alle prime stagioni, si vede che sono entrati davvero nei loro personaggi che, comunque, stanno crescendo insieme a loro.
Gli effetti speciali non erano granché tutto sommato, considerando quanto è famosa e attesa questa serie, mi aspettavo molto di più, alla fine sono abbastanza nella norma, ma data la portata del telefilm, potevano fare decisamente meglio. Molte scene sono comunque molto suggestive e davvero belle, i mostri sono fatti incredibilmente bene e realistici, sono proprio terrificanti!
A questo punto, non ci resta che vedere come i fratelli Duffer decideranno di continuare e concludere ciò che hanno creato, spero non deludano noi spettatori che aspettiamo impazienti ogni loro uscita!


ALERT SPOILER

Aggiungo questo paragrafo per parlarvi nello specifico di una cosa che mi ha turbata alla fine: la morte di Hopper. Insomma, non capisco che bisogno hanno a volte gli ideatori di film e telefilm di far morire personaggi importanti ai fini della trama, in modo del tutto gratuito, senza un reale motivo! C’erano mille modi per non far morire Hopper, logici e del tutto realistici. Non mi piace quando fanno queste scelte.
Sospetto, tuttavia, che non sia realmente morto per varie motivazioni: nel momento dell’esplosione si vedono i medici scomparire, ma non lui. Quando tutto esplode e fanno vedere tutto il macchinario prima che esploda, Hopper non c’è. Dopo i primi titoli di coda, quando i russi vanno a prendere il prigioniero che portano al demogorgone e passano davanti alla porta precedente, dicono “l’americano no”. Insomma, per me tutto ciò non è un caso e Hopper non è realmente morto, ma è stato rapito dai russi. Voi che ne pensate? E’ solo un illusione e dobbiamo rassegnarci oppure c’è qualche possibilità che sia ancora in vita?

Lucifer – 4 Stagione

Eccoci, finalmente a parlare di “Lucifer“. Ho iniziato questa serie TV su Netflix a Febbraio e l’ho finita ora. Vi spiegherò più avanti la motivazione.
“Lucifer” nasce come serie TV Fox, ideata da Tom Kapinos e prodotta da, niente popo di meno che, DC Comics, Warner Bros e Jerry Bruckheimer. Per la quarta e penultima stagione viene salvata dalla cancellazione definitiva dalla piattaforma Netflix che ha deciso di darle un’altra possibilità ed offrire a tutti i fan la possibilità di un degno finale.

Nel 2011 il diavolo, annoiato dal suo ruolo di signore degli inferi, abbandona il suo regno insieme all’alleata Mazikeen e si trasferisce a Los Angeles decidendo di mettere su un night club di nome “Lux” che in breve diviene molto conosciuto grazie al giro di favori che il suo nuovo proprietario mette in piedi.
Circa cinque anni dopo una serie di circostanze portano Lucifer a conoscere l’affascinante detective Chloe Decker: sebbene suo fratello, l’angelo Amenadiel, lo esorti caldamente a tornare al suo posto mentre Mazikeen gli fa notare come in lui stiano nascendo sentimenti umani, Lucifer continua a collaborare con Chloe finendo per generare uno strano rapporto di amore-odio reciproco, tanto da dover ricorrere a frequenti visite dalla terapista Linda Martin.

Arriviamo al dunque. Perché ci ho messo così tanto a finirlo? Diciamo che ho capito per quale motivo la Fox la stesse cancellando come serie TV. Secondo me nelle serie precedenti hanno davvero esagerato con il numero di episodi. La terza stagione è di ben ventisei episodi, da 45 minuti l’uno.. in cui non succede praticamente nulla! La story line di base procede molto molto lentamente, ci sono solo casi su casi da risolvere e pochi minuti ad episodio vengono dedicati al proseguire della storia che fa da base al telefilm. Io l’ho trovata praticamente infinita. Solo la quarta stagione originale Netflix mi ha consentito di proseguire sperando nel meglio. Ed infatti non è stata affatto deludente. Il tocco Netflix, come mi piace chiamarlo, ha davvero tirato su tutto il telefilm riportandolo alla sua gloria iniziale, di questa storia davvero geniale. Netflix ha migliorato non solo la qualità stessa dell’immagine, ma anche gli effetti speciali che nelle scorse stagioni lasciavano decisamente a desiderare, riportandoci ad almeno dieci anni fa. Netflix ha fatto solo dieci episodi, ma che erano perfettamente sufficienti ad andare oltre. Difatti hanno dedicato meno tempo ad episodio ai casi da risolvere e più tempo sulla story line. Questa quarta stagione l’ho divorata totalmente, mi è piaciuta davvero tantissimo.
Da pochi giorni è stata confermata la quinta stagione, che sarà anche quella conclusiva. Io non vedo già l’ora, il finale della quarta è stato qualcosa di esilarante ed è impossibile non menzionare l’interpretazione di Tom Ellis, nei panni di Lucifer che, rispetto dalla prima stagione e grazie a Netflix, ha tirato fuori tutto il suo potenziale, migliorando notevolmente!
In conclusione, se volete cimentarvi nella visione di Lucifer fatelo, assolutamente, perché merita moltissimo, la storia è simpatica e bella, anche se a tratti blasfema, ma quello lo è già dalla trama di fondo, ma vi raccomando di tenere duro fino alla quarta perché non vi deluderà!

Russian Doll | Netflix

Come ben saprete, io davvero sono una fan sfegata di Netflix, ma ultimamente non so se mi sta convincendo troppo. Il suo catalogo è senza dubbio fra i più ricchi e sfiziosi al momento, ma non so se sta andando nella direzione giusta. Mi sembra quasi di essere tornata a 10/15 anni fa, quando l’emittenti televisive americane sparavano fuori tantissime serie TV a raffica e poi fra varie fusioni, contratti conclusi e via discorrendo, rimanevano incomplete, con finali che più aperti di così non si poteva, magari anche con dei colpi di scena importanti.
Penso che sarebbe carino si focalizzasse su alcuni telefilm in modo giusto e che li concluda, invece attualmente ne stanno facendo tantissimi e cortissimi (nell’ordine dei 10 episodi appena) e poi se ti va bene dopo un anno fanno una seconda stagione, se ti va male chiude semplicemente, come è successo con “Sense8” che ha avuto una fine solo per merito dei fan della serie!
Tutta questa premessa introduce la serie in questione, ovvero “Russian doll“, uscita il primo febbraio 2019. Rivediamo nei panni della protagonista Nadia, l’attrice Natasha Lyonne, nota per interpretare Niki in “Orange is the new black” e non è l’unica attrice di quest’ultima serie che troveremo in questi soli 8 episodi di telefilm.

Nadia è alla sua festa di compleanno e compie trentasei anni. La festa gliel’hanno organizzata le sue migliori amiche e qui conosce un uomo con il quale poi fa rientro a casa. Durante la notte Nadia esce di casa per cercare il suo gatto e viene mortalmente investita da una macchina mentre sta attraversando la strada. Subito dopo, Nadia si ritrova di nuovo alla festa a casa della sua amica, ancora al suo trentaseiesimo compleanno. Ed è così che entra in un loop fatto di strani accadimenti e continue morti.

La trama è molto intrigante, non c’è che dire, sennò non avrei neanche iniziato a guardarlo sicuramente. Ero restia per il discorso degli 8 episodi e per tutta l’introduzione che ho fatto prima, sono un po’ vecchia scuola, preferirei le vecchie e amate serie dove ci sono 20/24 episodi, sempre ben fatti chiaramente, ma non 8 che sono davvero pochissimi. Anche perché arrivare a dopo un anno ti sei già dimenticato le cose essenziali e ti devi rivedere tutto prima di un’altra stagione! Detto ciò, ho iniziato a vederlo e quando l’ho finito.. Non so, niente di che, davvero. Partendo dal presupposto che molte cose neanche le ho capite realmente forse, ma proprio il senso in tutto ciò era davvero poco. Non credo ci sarà un seguito perché il finale mi è sembrato abbastanza fine a sé stesso, non ci sarebbe nulla da replicare, ma su queste cose la mano sul fuoco non la metto perché ho detto la stessa cosa di “Tredici” eppure sono alla terza stagione, ma questi sono dettagli. Il vero problema secondo me è stato proprio il contenuto che ho trovato mal sviluppato e a tratti un po’ senza senso e con alcuni concetti decisamente troppo forzati.
La durata degli episodi è di venticinque minuti circa quindi non è una visione impegnativa se volete comunque provare a vederla, ma io non me la sento di consigliarla perché la trama sembra più promettente di quello che poi effettivamente la serie è. Non mi ha fatto impazzire neanche l’attrice, che ho adorato moltissimo in “OITNB”, ma che qua era forzata e un po’ fuori luogo e, lasciatemelo dire, come russa decisamente poco credibile!

The umbrella accademy | Netflix

Ennesima serie TV buttata fuori da Netflix, oggi mi riferisco a “The umbrella accademy“, uscita il 15 Febbraio 2019 sulla piattaforma. Il telefilm è tratto dal fumetto omonimo di Gerard Way.

E’ il 1 Ottobre 1989 e quarantatré donne alle 12 in punto partoriscono contemporaneamente, sebbene nessuna di loro abbia mostrato segni di gravidanza fino a quella mattina, fino al momento del travaglio stesso. L’eccentrico miliardario Sir Reginald Hargreeves si interessa a questo fenomeno e cerca di adottare questi bambini venuti al mondo in circostanze molto strane. Riesce ad adottarne solamente sette e li trasforma in una squadra di supereroi, utilizzando i loro poteri particolari, che istruisce e cresce attraverso quella che lui chiama “The Umbrella Accademy”. Hargreeves non dà un nome ai bambini, ma li contraddistingue con un numero, anche se successivamente loro se ne attribuiscono uno, tranne il numero Cinque, che viene sempre chiamato così. Quando sono dei ragazzi mette sei di loro a combattere il crimine, tranne Vanya, la numero sette, dicendole che lei non ha poteri propri e che quindi non può partecipare alle missioni insieme ai fratelli.
Oggi hanno scelto tutti strade ben diverse fra di loro, non vivono più insieme e non hanno alcun contatto. Vengono a scoprire che Reginald è morto e quindi si riuscono in occasione del suo funerale. Cinque arriva in quel momento dal futuro dicendo che c’è un’apocalisse imminente globale. Mentre cercano di fermare la fine del mondo, le loro divergenze vengono a galla e la famiglia comincia a sgretolarsi di nuovo.

Molto appassionante quest’ultima serie TV Netflix, non so quanto sia fedele al fumetto, ma mi è piaciuta davvero molto. In particolare ho apprezzato tantissimo Ellen Page, un’attrice che mi piace moltissimo, nei panni di Vanya. Vanya è una ragazza molto insicura, cupa e molto triste di norma, si è sempre sentita esclusa dalla sua famiglia perché i suoi fratelli avevano super poteri molto fighi e invece lei non ne aveva nessuno, quindi era sempre quella che rimaneva a casa dalle missioni. A mio parere è stata molto brava ad interpretare il personaggio, cupo e molto rancoroso, anche con il fisico, sempre un po’ ricurvo, trasmetteva proprio questa enorme tristezza che si portava da sempre dietro.
Una cosa che non ho molto gradito del telefilm in generale è che è ambientato ai giorni nostri perché i ragazzi sono nati nel 1989 ed ora li vediamo adulti, quasi trentenni direi, quindi assolutamente l'”oggi” a cui si fa riferimento è il 2018/2019. Peccato che nelle ambientazioni e abitudini dei protagonisti, sembrava che fossimo negli anni ’80 o ’90. Anche solo dai telefoni, che utilizzavano ancora quelli appesi alle pareti coi cavi lunghi ottanta chilometri, senza schermo ne niente. Essendo una serie che si muove molto nel tempo e sconvolge un po’ gli spazi temporali, ci poteva anche stare, se non fosse stato specificato così bene l’anno insomma.
Detto ciò questo è un po’ un dettaglio, possiamo pensare che sia successo qualcosa dal punto di vista temporale e che quindi siamo riferiti ad un altro periodo, volendo per come è impostata ci potrebbe stare.
In conclusione, se vi piacciono le serie TV con ingarbugliamenti temporali e trip di questo genere, vi piacerà sicuramente. Il tutto è condito inoltre da bellissime scene d’azione molto suggestive e sparatorie avvincenti. Una fra tutte che mi è rimasta impressa è una sparatoria in un negozio di abbigliamento con sottofondo “Don’t stop me now” dei Queen, davvero molto bella e gestita divinamente, credo la scena più bella d’azione di tutta la stagione!

Jane the virgin – 4 stagione – Netflix

Di recente ho finito di vedere anche “Jane the virgin” su Netflix. Non parlerò delle altre tre stagioni in particolare perché sono un po’ datate, quindi parto dalla più recente, uscito ad aprile 2018, che è la quarta e penultima. Infatti l’emittente televisiva americana che si occupa di questo telefilm, ha dichiarato che la quinta sarà anche quella conclusiva. Facciamo un riassunto generale per capire di che parla, prima di parlare nello specifico.

Jane Gloriana Villanueva è una ragazza di ventitré anni, con il sogno di diventare una scrittrice. E’ fidanzata da circa due anni con un poliziotto, Michael Cordero. La famiglia di Jane è composta da poche, ma importanti persone, come sua mamma Xiomara, che l’ha avuta a soli sedici anni e la sua abuela, sua nonna Alba che è molto cristiana e legata ai dogmi della religione cattolica.
Alba la mette in guardia fin da quando Jane è una tranquilla tredicenne sui rischi del sesso prima del matrimonio. Per questo Jane decide di voler rimanere vergine fino al matrimonio, a tutti costi, tant’è che, ogni volta che le capita l’occasione e prova a farlo, si ricorda delle parole di sua nonna e si tira subito indietro.
Durante un normale controllo dalla sua ginecologa, Luisa Solano, che è in preda alla depressione dopo aver trovato la moglie a letto con un’altra donna, le viene praticata per sbaglio un’inseminazione artificiale utilizzando le uniche provette dello sperma di Rafael Solano, suo fratello, che aveva conservato dopo aver scoperto di avere il cancro e per questo di poter diventare sterile.
Dopo qualche settimana quindi Jane scopre di essere incinta e fra lo stupore e lo smarrimento di tutti, decide alla fine di tenerlo e darlo al suo legittimo padre. Da qui inizierà la telenovela della vita di Jane, raccontata da un narratore onnisciente ironico e spigliato.

Dopo questo breve riassunto sulla storia generale, posso dire che con questa ultima quarta stagione la serie TV si è un po’ ritirata su e sono perfettamente d’accordo con il concluderla con la quinta. La terza l’ho trovata molto forzata e sotto tono rispetto alle prime due, avevano un po’ perso la brillantezza e il divertimento, risultando a tratti noiosa.
Detto ciò, devo assolutamente confidarvi di essere brutalmente per il team Jafael. L’ho detto, tutti calmi. Lo so, Michael era perfetto, romantico e dolcissimo, ma il mio cuore batte per Rafael, non posso farci nulla. Sono stata molto contenta quindi di rivederli ancora insieme in questa stagione, fra i loro vari problemi, come ogni telenovela che si rispetti, ma pur sempre insieme.
Ho trovato inoltre anche geniale il finale di stagione che crea una suspance pazzesca che spero aprirà quindi una bellissima quinta ed ultima stagione, ho aspettative molto alte per questa conclusione.
Se alla terza stagione avevate quindi abbandonato la visione, come ero stata tentata di fare anch’io, vi consiglio di ricredervi e di proseguire perché quest’ultima vi saprà stupire come non ha mai stupito fino ad ora “Jane the virgin”… e sapete che è già ben difficile quest’ultima cosa!

The end of the f***ing world – 1 Stagione

Finalmente inizio a popolare anche questa sezione del blog! E’ un processo molto lento purtroppo, ho iniziato coi film, andando un po’ a rilento rispetto ai libri, ma non vedevo l’ora di inoltrarmi nelle serie TV, ennesima mia passione di questo mondo!
Oggi mi riferirò ad una serie TV uscita l’anno scorso su Netflix che è “The end of the f***ing world“. Non mi incuriosiva granché, ma dopo essere stata bombardata sui social da questa serie, ho deciso di inoltrarmi nella visione della prima stagione caricata. Parlo di questo telefilm in occasione del fatto che, qualche settimana fa, Netflix ha annunciato che quest’anno uscirà la seconda (e conclusiva? Chissà!) stagione e quindi facciamo un reminder della prima, in modo da arrivare pronti alla data di uscita.

The end of the f***ing world” è una serie originale Netflix creata da Jonathan Entwistle ed è basata sull’omonimo fumetto. La trama è molto semplice. Sono due ragazzini di diciassette anni, James e Alyssa, che stufi della loro vita decidono di scappare intraprendendo un viaggio che si rivelerà molto sfortunato. James è un ragazzo abbastanza consapevole del fatto di essere uno psicopatico, Alyssa è una ragazzina ribelle, molto lunatica a cui non va mai bene nulla.

Il telefilm è formato da 8 episodi, di 20 minuti l’uno circa. In generale è stata molto acclamata dalla critica, ottenendo una percentuale di gradimento pari al 97% (fonte: Wikipedia).
Onestamente? Non so davvero se essere d’accordo, a me non ha fatto particolarmente impazzire! Non conosco il fumetto, non so com’è formato, i modi utilizzati di narrazione e la dialettica scelta, ma il telefilm è dannatamente crudo. Sia chiaro, non sono una troppo sensibile su queste cose, guardo tranquillamente serie stile “Viking” o “Il trono di spade” dove non viene risparmiato proprio niente in fatto di crudeltà, eppure “The end of the f***ing world” a tratti mi dava molto fastidio. Un conto è essere crudi in scene di battaglie, guerre, in telefilm ambientati in epoche dove l’ultimo dei pensieri era la sensibilità, e un altro conto è esserlo in modo del tutto ingiustificato. Ci sono certe scene che mi hanno un po’ schifata, che hanno urtato la mia sensibilità, ma in modo del tutto immotivato, davvero.
La storia di per sé è carina, gli episodi durano poco, non sono pesanti, li vedi molto velocemente, anche se pure i protagonisti sono strani, non credo di essere riuscita a capirli realmente nel corso dei pochi episodi a disposizione, sono rimasta davvero interdetta, spesso non capivo il senso delle azioni, di alcune frasi, di alcune scelte.
In ogni caso, penso sicuramente che Netflix abbia serie TV migliori di questa e, se non fosse stato per l’estrema pubblicità fatta, non credo che mi sarei mai messa a guardarla.
La fine lascia molto a desiderare, non si capisce bene cosa sia successo, ma, essendo appunto un finale di stagione, includendone un altra, direi che come scelta, almeno questa, ci stava, per tenere alta la curiosità.
Una menzione particolare, comunque, va fatta ad Alex Lawther che interpreta James perché è stato dannatamente bravo! Forse si può pensare che la sua parte sia molto semplice, ma, pensateci, quanto può essere difficile recitare per ore mantenendo la stessa identica espressione, la stessa postura, riuscendo a non far trasparire nessuna emozione? Fa fin ridere come cosa, ma è stato davvero bravissimo!
Insomma, aspetterò con impazienza la nuova stagione a questo punto, sperando che chiarisca un po’ quello in cui la prima mancava, anche se spesso Netflix tende a cadere un po’ in questi casi, come ha fatto con la serie TV “Tredici” che sta portando decisamente troppo avanti. Speriamo non sia questo il caso, ormai mi ha incuriosita e voglio vedere dove andrà a parare!

You – 1° stagione – Netflix

Ho appena finito di vedere la prima stagione di “You” uscita il 26 Dicembre 2018 sulla piattaforma Netflix. Ho deciso di scrivere questa recensione a caldo perché è una serie che mi è piaciuta moltissimo, quindi penso di avere solo cose belle da dire! Innanzitutto ci tengo a precisare che è una serie TV tratta da un romanzo, che è il seguito di un altro. Il romanzo in questione è “Tu” di Caroline Kepnes e, come nel caso del film “Bird box“, anch’esso recensito qualche settimana fa, è un libro che aggiungo alla wish list perché devo leggerlo assolutamente!

Joe è un librario nel east village a New York. Gli basta la scelta di un libro particolare, un maglione con lo scollo a V senza reggiseno per perdere la testa totalmente. E’ così che si innamora follemente di Beck Guinevere, un’aspirante scrittrice che ha appena varcato la soglia della sua libreria. Questo basterà a Joe per sviluppare una particolare ossessione per lei e a fare di tutto per proteggerla.

Innanzitutto, non posso parlare di “You” senza menzionare particolarmente l’interpretazione di Penn Badgley nelle vesti del protagonista, Joe. E’ stato davvero incredibile e a tratti quasi me ne innamoravo pure io oltre a Beck! E questo non è stato solo un mio pensiero dal momento in cui lo stesso attore su Twitter ha dovuto ri-twittare a persone che dicevano queste cose, sottolineando il fatto che Joe è il cattivo e non quello da amare o notare, ma al contrario da condannare. Beh, insomma, che dire… sicuramente ha ragione, non c’è dubbio, ma d’altronde l’ha interpretato così bene che a Joe, psicopatico o no, ti ci affezioni, volente o nolente!
Come detto prima, la serie TV è tratta da un romanzo e, dalla trama, sembra davvero molto simile, a parte forse qualche piccola differenza per quanto riguarda il personaggio di Beck, che nel libro sembrerebbe essere anche lei mica tanto un tipo normale, ma questo ve lo saprò meglio dire dopo che l’avrò letto!
Ho visto tutta la serie in tre giorni, in ogni attimo libero, perché mi aveva presa tantissimo. La fine di un episodio voleva inevitabilmente significare l’inizio del prossimo. Il tutto si è concluso con un finale sublime che andrà poi ad aprire la seconda stagione e, credetemi, finale più bello di questo l’ho visto raramente! E’ davvero notevole e non vedo sinceramente l’ora di vedere la prossima, sperando esca quanto prima!
Tra le cose più particolari c’è il fatto che per tutto il tempo continui a chiederti dove andrà a parare la faccenda in quanto la storia in sé non te ne da la benché minima idea, rimane sempre tutto un mistero. La serie in generale è molto enigmatica, con molti risvolti psicologici dei protagonisti e la naturalezza con cui Joe parla è qualcosa di disarmante perché sembra che stia dicendo cose normalissime, quando invece dice cose atroci, ma è davvero il punto di forza di questo telefilm! Insomma, se in genere vi da fastidio questo particolare, non ve ne consiglio la visione, ma se siete appassionati di thriller, con risvolti psicologici, questa è la vostra prossima serie TV!


Sex education

Finalmente sono riuscita a vedere anch’io “Sex education“, la serie TV originale Netflix uscito l’11 Gennaio 2019, creata da Laurie Nunn e diretta da Kate Herron insieme a Ben Taylor.
Telefilm tanto discusso quanto interessante per le tematiche trattate. Ho iniziato a guardarlo sperando davvero che il titolo fosse reale, quindi che in un certo senso potesse essere educativo sotto il punto di vista sessuale, dato che, tra i giovani specialmente, non se ne parla mai abbastanza.

Otis Milburn è un timido ragazzo di sedici anni figlio di una nota sessuologa. Vive in un piccolo centro dell’Inghilterra del giorno d’oggi e a scuola entra casualmente in contatto con Meave, una ragazza ribelle e conosciuta a scuola non per nobili cause. Da questo incontro, fra le conoscenze e l’attitudine a parlare di lui e la sfrontatezza di lei, creano sotto banco una clinica del sesso. Qui si faranno largo fra i vari problemi sessuali dei loro compagni di scuola intraprendono un vero e proprio percorso di educazione sessuale.

Se avessi dovuto recensire tutto dopo i primi due episodi circa, credo che avrei detto davvero a chiunque di non guardare questa serie TV. Specialmente il primo, noioso, scontato, pieno di cose inserite un po’ a casaccio. E’ il tipico episodio pilota tipo, che si distacca un po’ dagli altri, ma in questo caso davvero invece che stimolarne la visione, almeno nel mio caso, stava facendo l’effetto opposto. A partire dal personaggio della madre che.. Ok, è una sessuologa, ma per quale ragione una sessuologa dovrebbe avere ogni quadro, ogni statuetta ed ogni arredamento possibile di forma fallica? Insomma, capiamoci, è decisamente portato allo stremo. Fa ridere i primi due minuti, ma poi mi sono chiesta solo “ma perché” ed inizia a dare un po’ fastidio talmente è assurdo. Ed inoltre nei primissimi episodi non ho trovato una vera e propria educazione sessuale, ma mi sembravano solo dei ragazzini che avevano in testa solo il sesso e nulla più, quindi niente di speciale.
Per fortuna non mi sono lasciata scoraggiare dalla cosa e sono andata avanti a vederla perché, andando avanti, è migliorata davvero moltissimo e mi è piaciuta un sacco. Nella sua totalità, quindi presa tutta la stagione in sé, tratta un sacco di temi importanti del punto di vista sessuale. L’omosessualità nella sua interezza in quanto ci sono sia ragazzi omosessuali che ragazzi con due mamme. Masturbazione maschile, ma anche quella femminile che è un tabù dovunque e molto altro. Insomma, in questo “Sex education” non si risparmia proprio in niente e va a toccare tantissimi tratti in modo piacevole e gradevole e le puntate scorrono via che è un piacere.
Ve la consiglio caldamente questa serie TV e, se avrete le stesse mie impressioni all’inizio, non lasciatevi scoraggiare e proseguite, non ve pentirete!