Curon (1° stagione)

Dal 12 Giugno 2020 è online sulla piattaforma Netflix la nuova serie TV italiana prodotta dalla stessa, “Curon“. Ambientata nelle alpi trentine, il telefilm è condito con delle riprese fantastiche della montagna ed in particolare del comune di Curon, famoso per il campanile che si erge in mezzo al lago, appartenente al vecchio paese, sommerso negli anni ’50 dalla rottura di una diga.
La serie Tv è di genere thriller sovrannaturale, prendendo come riferimento leggende, misteri e credenze della zona, ma vediamo giusta la trama, prima delle recensione.

Curon segue la vicenda di Anna, madre di due gemelli adolescenti, Mauro e Daria, con i quali decide di far ritorno nel suo villaggio natale del Nord Italia. Una volta però arrivati nell’inquietante paesino di Curon, la donna scompare misteriosamente nel nulla, costringendo i due fratelli a dare inizio a una disperata ricerca della propria madre. Daria e Mauro si ritrovano a intraprendere un viaggio che li porterà a svelare i segreti che si celano dietro l’apparente tranquillità della cittadina e a trovarsi faccia a faccia con un lato della loro famiglia che non avevano mai visto prima.
Fonte: tvserial.it

Fierissima di poter finalmente fare una recensione su un prodotto Netflix italiano degno di nota. Avevo molte aspettative per “Curon”, una serie tv thriller/horror sul tema del soprannaturale, incredibile per una produzione italiana. Alla fine posso confermare quanto valga la pena guardare questo telefilm, a partire dalle riprese suggestive sulle alpi trentine, sul lago con il campanile, i boschi della montagna. Insomma, tutta l’ambientazione è davvero qualcosa di pazzesco, con un tono un po’ cupo e tetro.
Molti dicono che sia identica a “Dark”, ma io credo solamente ne abbiano presa ispirazione ed in tutto ciò non c’è niente di male secondo me. Le storie non sono neanche lontanamente simili, non hanno nulla a che fare l’una con l’altra.
Ho letto recensioni davvero cattivelle su questo telefilm, ma io ora sinceramente mi sono chiesta cosa abbiano visto perché non ho riscontrato davvero niente di quello che ho letto. Il telefilm si presenta un po’ diverso a quello a cui siamo abituati, questo dipende molto dal nostro doppiaggio per eccellenza italiano. Gli attori spesso non sono altrettanto bravi e rendono meno nel linguaggio, ma, in questo caso, non è stato niente di disturbante, l’ho trovato sempre molto azzeccato.
Le musiche, talvolta, non erano molto azzeccate, in una scena di tensione c’è stato uno stacco con una canzone rap spagnola che poco centrava, mi ha fatto un po’ ridere, ma passiamo oltre.
Ho trovato qualche attore non perfettamente immedesimato nel suo personaggio o del quale semplicemente non mi piacesse l’interpretazione, ma questo rimane un parere soggettivo, non mi convincevano. Inoltre, molte parti erano molto complesse in quanto dovevano pur dare un’impronta diversa nel carattere di uno stesso personaggio e alcuni di questi sono stati davvero notevoli e pazzeschi, li ho adorati, sono stati molto bravi!
In conclusione che dirvi, io ve la consiglio caldamente. Guardatela senza dare troppo peso alle recensioni che leggete sotto ai vari post sui social, ecc, perché altrimenti partite dal presupposto che non vi piacerà. Gli episodi sono solamente sette, merita un’opportunità anche solo per il poco tempo che porta via. Fatemi sapere cosa ne pensate, io ne sono davvero entusiasta e voglio davvero supportare queste nuove produzioni italiane promettenti. In attesa di una seconda stagione, sperando sia più bella di questa!

“Orange is the new black” vs “Vis a vis”. Sono davvero così simili?

Potremmo quasi definire questo come dubbio amletico dei nostri tempi. All’inizio di “Vis a Vis” effettivamente sono stati tutti tacciati di aver fatto una brutta copia di “Orange is the new black” versione spagnola, ma è davvero così? Dopo aver visto entrambi, mi sento molto coraggiosa nell’affermare che per me no, non lo è. Sono tante le cose che, nel svilupparsi della storia, differenziano le due serie.

Il target probabilmente è anche differente, “Vis a Vis” si presenta un po’ più cupo, drammatico e serio rispetto a “Orange is the new black” che invece potrebbe essere guardato tranquillamente da tutti. Non perché ci siano cose strane nel primo, ma perché ci sono scene e casistiche un po’ più crude e che potrebbero dar fastidio più facilmente a un pubblico più giovane.
Tuttavia, secondo il mio punto di vista dopo averle viste entrambe, la grossa differenza sta nel fatto che Orange si presenta un po’ più trash, specialmente andando avanti con le stagioni. Non ci sono grossi carichi pendenti o gravi sulle detenute protagoniste, ma si tratta prevalentemente di droga, piccoli furti, evasioni fiscali, ecc. In “Vis a Vis” la situazione si presenta già nettamente differente, essendo in molte quelle accusato, ad esempio, di vari omicidi o altri reati molto più gravi.
Partendo anche solo da questa base, va da sé che i personaggi sono nettamente differenti, insieme alle vicende che poi li legano. Sotto questo punto di vista, infatti, trovo che i protagonisti del telefilm spagnolo siano più strutturati e ben fatti rispetto ai rivali americani. Ci sono varie detenute degne di nota e con un profilo davvero molto interessante, tipo Zulema che è la villain del carcere di Cruz del sur, un personaggio davvero notevole e molto interessante, in tutte le sue sfaccettature.

Molto differente fra le due serie è anche il modo in cui vengono messe giù. In “Orange is the new black”, infatti, in ogni episodio andiamo ad approfondire il passato delle detenute del carcere, quindi c’è un parallelismo di passato e presente, che aiuta a far capire il carattere del personaggio in questione, di come è arrivata lì, perché è diventata così, ecc.
In “Vis a Vis”, invece, si scopre anche qui ogni tanto il passato delle detenute, ma non sotto forma di veri e propri flashback, ma durante lo svolgimento della storia principale. Questo modo di narrare, ovviamente, cambia moltissimo i due telefilm fra di loro, sebbene di base la trama sia simile, mi pare evidente che poi prendano due strade totalmente opposte.

In conclusione mi sento di dire che sì, la trama di base è simile, anche le motivazioni per cui le due protagoniste di entrambe le serie entrano in carcere, ma quello che va a differenziarle moltissimo sono poi l’atmosfera che viene data, il luogo in cui sono, il punto di arrivo finale di dove “vogliono andare a parare”, ma sopratutto quello che vogliono raccontare.

Non mi sento di esprimere quale sia la migliore, a modo loro mi sono piaciute entrambe, anche se la mia preferenza personale va verso “Vis a Vis”, ma rimane un parere strettamente mio. Dipende da quello che si vuole vedere, da quello che ci si aspetta e da tanti altri fattori. Senza dubbio, mi sento di dire che sono guardabili piacevolmente entrambe, anche se ambedue verso la fine perdono un po’ il loro smalto iniziale. Oh, ecco, abbiamo trovato un altro punto in comune!

You (2° stagione)

Dopo più di un anno di attesa e dopo la lettura del romanzo, eccoci qui con la seconda stagione di “You“! Sì, perché dal 26 Dicembre 2019 Netflix ha reso disponibile il tanto atteso seguito, dopo una prima parte di successo. Ovviamente non ce lo siamo fatti mancare e ora arriviamo al dunque!

Alla fine della prima stagione Joe ha il cuore tragicamente spezzato ed è stato appena raggiunto dalla donna che rappresenta il suo passato: l’ex fidanzata Candace, determinata a dargli un’importante lezione. La seconda stagione si apre con Joe in fuga da Candace, costretto a lasciare New York per trasferirsi nel suo inferno personale: Los Angeles. Joe ha da poco concluso un’intensa relazione, sfociata in un omicidio. L’ultima cosa che si aspetta è incontrare una persona incredibile, una donna chiamata Love, e innamorarsi di nuovo. La storia si ripete? O questa volta è tutto reale? Joe è abbastanza pazzo da rischiare tutto per scoprirlo.

Che dire? W O W!! Potrei chiudere qui la recensione perché così potrebbe tranquillamente essere abbastanza. Cosa? Mi è piaciuta? Oh, molto di più, ve lo posso assicurare. Se la prima l’ho considerata a dir poco esilarante, questa è stata davvero strabiliante. Era un’impresa difficile dopo la prima che già di per sé era molto originale e piena di brio, ma questa l’ha davvero superata. Il personaggio di Joe è sempre più geniale e azzeccato, anche se in questa parte lo vediamo più fortunato che astuto, rispetto a prima, ma sempre divinamente interpretato: è impossibile non amarlo, potrà uccidere, stalkerare o quello che volete, ma noi lo ameremo sempre!
No, non vi arrabbiate, il primo amore non si scorda mai e la prima rimarrà sempre il mio amore, ma non posso negare che questa sotto tutti i punti di vista è riuscita a sorprendermi. Colpi di scena inaspettati, risvolti geniali, davvero, non so come altro definirli. E’ stata davvero bella e sorprendente.
Ora starete pensando “Vabbé, mica sarà così perfetta e sensazionale sempre dall’inizio alla fine“. Ovviamente… NO. Sarebbe stato così, tutto perfetto e senza difetti fino alla fine, se non avessero fatto quegli ultimi minuti nell’episodio finale.. Che rovinano tutto! Sì, per me rovinano tutto. O hanno in serbo qualcosa di ancora più sensazionale per la terza oppure finiranno, come spesso accade, per rovinare ogni cosa. A voi l’ardua sentenza.

The Witcher (1° stagione)

“The witcher” esce il 20 dicembre 2019, distribuito sulle piattaforme Netflix di tutto il mondo. Creata da Lauren Schmidt Hissrich, la serie è basata sulla Saga di Geralt di Rivia dell’autore polacco Andrzej Sapkowski. Questa serie TV ci ha permesso di vedere un Henry Cavill in panni totalmente diversi da quelli di Superman, interpretando proprio Geralt nel telefilm! E’ stato all’altezza? Non saprei, non mi ha convinta particolarmente, ricordandomi davvero troppo Superman in espressioni e atteggiamenti, ma gli è stato dato comunque poco spazio, quindi resto fiduciosa per le prossime stagioni. Ora veniamo al dunque: trama e recensione!

In un mondo abitato da esseri umani, elfi, nani e altre specie magiche, l’equilibrio è sempre instabile. Le razze civilizzate devono infatti convivere con i mostri che li minacciano ed a causa dei quali sono stati creati dei guerrieri mutanti in grado di ucciderli: i witcher. Geralt di Rivia è uno strigo, un mutante con poteri speciali che uccide i mostri per denaro. La terra è in uno stato di caos, mentre l’impero di Nilfgaard cerca di espandere il suo territorio. Tra i rifugiati di questa lotta c’è Cirilla, chiamata anche Ciri, la principessa di Cintra, inseguita da Nilfgaard. Lei e Geralt sono destinati l’uno all’altra. Nelle sue avventure Geralt incontra anche Yennefer, una maga.

E’ arrivato quindi il momento per me di dirvi cosa ne penso, se mi è piaciuta o meno. La mia risposta è un NI. Non è un sì e non è un no. Poteva essere fatta molto meglio, ma non dal punto di vista puramente grafico, per quello si sa, ci vogliono budget importanti. Io intendo proprio a livello di storia. Nel corso del telefilm si va avanti e indietro continuamente nel tempo, le cose cambiano, e neanche di poco, ma non ne hai una reale percezione, se non qualche frase buttata qui e lì. Onestamente, non avendo una base di storia sotto da cui attingere, non avendo letto i libri o giocato al videogioco, ho fatto davvero fatica a stare dietro a questo cambi.
Nel frattempo parlavano di maledizioni, di avvenimenti accaduti ma non mostrati, come se lo spettatore medio quelle cose già le sapesse. Io capisco che attinge dalla base dei libri e dei videogiochi, ma va considerato che chi lo guarda possa anche essere a digiuno di entrambi. Non mi puoi parlare di tecnicismi e avvenimenti che non hai mostrato e non darne spiegazione alcuna. Io l’ho guardato, fortunatamente, con il mio ragazzo che ha giocato a tutti i videogame di “The witcher”, quindi passo passo mi spiegava le cose, ma così non è giusto. La serie doveva essere fine a sé stessa e indipendente dal resto, almeno quanto basta per poter capire tutto senza andare in confusione.
In secondo luogo, il vero protagonista in realtà sarebbe Geralt, ma di fatto è quello di cui si è parlato meno e si è capito poco del suo personaggio, chi è, cosa fa, perché è così, cos’è successo. Insomma, qualche cosa è stata spiegata, ma è stata proprio buttata lì senza darci troppe spiegazioni, non ho gradito particolarmente, mi aspettavo molto di più.

In conclusione posso senz’altro dire che ho apprezzato l’idea di farci una serie tv, hanno fatto una campagna marketing allucinante a riguardo per mesi e mesi prima dell’uscita, alzando così inevitabilmente le aspettative, per poi deluderle, per lo meno in parte. La serie non aveva grossi effetti speciali, è stato più volte detto da Netflix che il budget non era alto, ma infatti il problema non è quello, che ci poteva stare, quanto proprio come è stata strutturata la storia di per sé. Spero vivamente che per le prossime stagioni si riguardino e decidano di aggiustare un po’ il tiro perché, secondo me, il potenziale c’è e non è neanche poco. Resto fiduciosa a riguardo!

Segnalazione “Virgin River” dal 6 Dicembre su Netflix!

Oggi vi segnalo una prossima uscita sulla piattaforma Netflix! Mi riferisco a “Virgin River” che approderà nel catalogo il 6 Dicembre di questo anno, un telefilm tratto da famosissimi libri di Robyn Carr, ma veniamo alla presentazione ufficiale!

Netflix ha annunciato che il 6 dicembre 2019 sarà il giorno della première mondiale della serie Virgin River, tratta dai libri dell’autrice bestseller n.1 del New York Times Robyn Carr.
Virgin River è una delle serie contemporary romance più amate della Carr, costituita da 20 libri che hanno venduto in tutto il mondo più di 13 milioni di copie. Il romanzo La strada per Virgin River è stato incluso nella lista celebrativa dei 200 libri simbolo pubblicati da HarperCollins nei suoi primi 200 anni di storia.

Il cast della serie originale Netflix comprende Alexandra Breckenridge (This Is UsThe Walking Dead), Martin Henderson (Grey’s Anatomy, Miracoli dal cielo), Tim Matheson (The AffairThe Good Fight) e Annette O’Toole (SmallvilleMarvel’s The Punisher).
Showrunner: Sue Tenney (Cedar CoveSettimo cielo).
Executive producers: Roma Roth e Chris Perry.

In Virgin River, Melinda Monroe (Breckenridge) risponde a un annuncio per lavorare come infermiera tirocinante nella remota cittadina californiana di Virgin River, convinta che quello potrebbe essere il luogo perfetto per riiniziare da zero e lasciarsi alle spalle ricordi dolorosi. Ma molto presto scopre che vivere in quella cittadina non è per niente semplice come si aspettava e che deve imparare a prendersi cura di se stessa prima di poter far diventare veramente Virgin River la sua casa.

“Ho sempre pensato che la serie Virgin River sarebbe potuta diventare un’ottima serie televisiva, e sono così entusiasta che dodici anni dopo la pubblicazione  del primo romanzo, festeggerò guardando i miei personaggi prendere vita. Credo davvero che il mondo abbia bisogno di più romanzi d’amore edificanti e sono convinta che lo show lascerà agli spettatori un senso di sollievo e soddisfazione proprio come i miei libri”.
Robyn Carr

Harper Collins propone i libri in questione in varie modalità, oltre ai modi tradizionali tramite store online e libreria, ma anche in edicola dal 22 Novembre 2019 al 22 Gennaio 2020 al costo di 9.90 l’uno!

“La strada per Virgin River”
Melinda Monroe, da poco rimasta vedova, capisce subito che il remoto paesino di montagna di Virgin River è il luogo perfetto per sfuggire al dolore e per gettarsi con nuovo slancio nel lavoro che ama. Le sue speranze, però, tramontano entro un’ora dall’arrivo: il cottage è poco più di una baracca, le strade sono impraticabili e il medico locale, col quale dovrebbe lavorare, non vuole avere niente a che fare con lei. Capendo di aver fatto un grosso errore, Mel decide di lasciare la città l’indomani stesso. Ma una bimba piccolissima abbandonata dentro uno scatolone in veranda modifica i suoi piani… e l’ex marine Jack Sheridan, che ora gestisce l’unico bar del paese, li stravolge del tutto. Perché l’affascinante Jack conosce tutti i sentieri dei boschi di Virgin River, compresi quelli che conducono verso una nuova, insperata felicità.

“Innamorarsi a Virgin River”
Al termine di una piovosa sera autunnale, John Middleton, detto Preacher, ha finito il suo turno nell’unica locanda presente nella tranquilla Virgin River; ma proprio quando sta per chiudere, sulla soglia compare una giovane donna col suo bambino, spaventata e scossa. John, nonostante i modi burberi, riesce a far breccia nelle paure di Paige e a scoprire che è in fuga dal marito violento. Senza la minima esitazione decide di prendere lei e il piccolo Christopher sotto la sua ala protettrice, in modo che nessuno possa più far loro del male. Ben presto, però, stando a stretto contatto, i due si accorgono che tra loro sta nascendo un sentimento e, quando la donna si trova nuovamente in una situazione di pericolo, Preacher non ha dubbi che valga la pena lottare per raggiungere la felicità più profonda.


Insomma, aspettiamo in trepidante attesa il telefilm, ma mi piacerebbe anche recuperare i libri! Voi li conoscete o li avete già letti??

Stranger Things 3: la recensione

Eccoci, finalmente, dopo un anno e mezzo di attesa a parlare della terza e attesissima stagione di Stranger Things! Il 4 Luglio 2019, infatti, Netflix ha fatto uscire questa nuova stagione, alzando inevitabilmente di moltissimo le aspettative. Quando si aspetta qualcosa per molto tempo, inevitabilmente è così.

Riassumiamo brevemente: cos’è “Stranger Things”, per chi ancora non lo sapesse? E’ una serie televisiva originale Netflix, di genere fantasy e ideata da Matt e Ross Duffer.
“Stranger things” è ambientato negli anni ’80, riprende in modo molto veritiero quei periodi, tramite paesaggi, modi di fare e di dire, di vestire e molto altro. E’ legata agli avvenimenti che hanno portato un bambino a sparire nel nulla e alla successiva apparizione di una bambina dai capelli rasati con poteri psichici notevoli, proveniente da un laboratorio di esperimenti di Hawkins.

Non volevo lasciare il sito sprovvisto di questa recensione a lungo, così mi sono sparata in due giorni tutta la nuova stagione per potervene parlare prima di partire per il mare. E’ sempre bello vedere “Stranger things”, in tutta la sua paranormalità e il suo essere, a tratti, horror. Perché diciamocelo, è così. E’ molto improntato sull’horror e sullo splatter. Questa nuova stagione non è da meno, credetemi. Alcune scene erano così… splatter che non sono riuscita a vederle totalmente. Alcune erano anche un po’ schifose. Se siete suscettibili, non guardatelo dopo i pasti, consiglio spassionato da chi, invece, ha fatto così.
In generale la stagione mi è piaciuta molto. Sempre pieno di azione, tensione e momenti di paura e suspance. All’inizio mi sembrava sempre la solita storia, ripetuta già due volte, ma poi si è diversificato abbastanza e, tutto sommato, ci stava, non risultava forzato. Gli ideatori della serie TV hanno affermato che la storia si concluderà con la quarta/quinta stagione, ma attualmente non so come faranno a non risultare pesanti e scontati continuando ad andare avanti così. Alla fine di questa stagione c’è il preludio della prossima e spero vivamente che si giochino bene le loro carte e non portino tutto alla rovina per il vil denaro come spesso è solito fare.
In ogni caso, qui abbiamo ritrovato degli attori che hanno fatto grossi passi in avanti rispetto alle prime stagioni, si vede che sono entrati davvero nei loro personaggi che, comunque, stanno crescendo insieme a loro.
Gli effetti speciali non erano granché tutto sommato, considerando quanto è famosa e attesa questa serie, mi aspettavo molto di più, alla fine sono abbastanza nella norma, ma data la portata del telefilm, potevano fare decisamente meglio. Molte scene sono comunque molto suggestive e davvero belle, i mostri sono fatti incredibilmente bene e realistici, sono proprio terrificanti!
A questo punto, non ci resta che vedere come i fratelli Duffer decideranno di continuare e concludere ciò che hanno creato, spero non deludano noi spettatori che aspettiamo impazienti ogni loro uscita!


ALERT SPOILER

Aggiungo questo paragrafo per parlarvi nello specifico di una cosa che mi ha turbata alla fine: la morte di Hopper. Insomma, non capisco che bisogno hanno a volte gli ideatori di film e telefilm di far morire personaggi importanti ai fini della trama, in modo del tutto gratuito, senza un reale motivo! C’erano mille modi per non far morire Hopper, logici e del tutto realistici. Non mi piace quando fanno queste scelte.
Sospetto, tuttavia, che non sia realmente morto per varie motivazioni: nel momento dell’esplosione si vedono i medici scomparire, ma non lui. Quando tutto esplode e fanno vedere tutto il macchinario prima che esploda, Hopper non c’è. Dopo i primi titoli di coda, quando i russi vanno a prendere il prigioniero che portano al demogorgone e passano davanti alla porta precedente, dicono “l’americano no”. Insomma, per me tutto ciò non è un caso e Hopper non è realmente morto, ma è stato rapito dai russi. Voi che ne pensate? E’ solo un illusione e dobbiamo rassegnarci oppure c’è qualche possibilità che sia ancora in vita?

Lucifer – 4 Stagione

Eccoci, finalmente a parlare di “Lucifer“. Ho iniziato questa serie TV su Netflix a Febbraio e l’ho finita ora. Vi spiegherò più avanti la motivazione.
“Lucifer” nasce come serie TV Fox, ideata da Tom Kapinos e prodotta da, niente popo di meno che, DC Comics, Warner Bros e Jerry Bruckheimer. Per la quarta e penultima stagione viene salvata dalla cancellazione definitiva dalla piattaforma Netflix che ha deciso di darle un’altra possibilità ed offrire a tutti i fan la possibilità di un degno finale.

Nel 2011 il diavolo, annoiato dal suo ruolo di signore degli inferi, abbandona il suo regno insieme all’alleata Mazikeen e si trasferisce a Los Angeles decidendo di mettere su un night club di nome “Lux” che in breve diviene molto conosciuto grazie al giro di favori che il suo nuovo proprietario mette in piedi.
Circa cinque anni dopo una serie di circostanze portano Lucifer a conoscere l’affascinante detective Chloe Decker: sebbene suo fratello, l’angelo Amenadiel, lo esorti caldamente a tornare al suo posto mentre Mazikeen gli fa notare come in lui stiano nascendo sentimenti umani, Lucifer continua a collaborare con Chloe finendo per generare uno strano rapporto di amore-odio reciproco, tanto da dover ricorrere a frequenti visite dalla terapista Linda Martin.

Arriviamo al dunque. Perché ci ho messo così tanto a finirlo? Diciamo che ho capito per quale motivo la Fox la stesse cancellando come serie TV. Secondo me nelle serie precedenti hanno davvero esagerato con il numero di episodi. La terza stagione è di ben ventisei episodi, da 45 minuti l’uno.. in cui non succede praticamente nulla! La story line di base procede molto molto lentamente, ci sono solo casi su casi da risolvere e pochi minuti ad episodio vengono dedicati al proseguire della storia che fa da base al telefilm. Io l’ho trovata praticamente infinita. Solo la quarta stagione originale Netflix mi ha consentito di proseguire sperando nel meglio. Ed infatti non è stata affatto deludente. Il tocco Netflix, come mi piace chiamarlo, ha davvero tirato su tutto il telefilm riportandolo alla sua gloria iniziale, di questa storia davvero geniale. Netflix ha migliorato non solo la qualità stessa dell’immagine, ma anche gli effetti speciali che nelle scorse stagioni lasciavano decisamente a desiderare, riportandoci ad almeno dieci anni fa. Netflix ha fatto solo dieci episodi, ma che erano perfettamente sufficienti ad andare oltre. Difatti hanno dedicato meno tempo ad episodio ai casi da risolvere e più tempo sulla story line. Questa quarta stagione l’ho divorata totalmente, mi è piaciuta davvero tantissimo.
Da pochi giorni è stata confermata la quinta stagione, che sarà anche quella conclusiva. Io non vedo già l’ora, il finale della quarta è stato qualcosa di esilarante ed è impossibile non menzionare l’interpretazione di Tom Ellis, nei panni di Lucifer che, rispetto dalla prima stagione e grazie a Netflix, ha tirato fuori tutto il suo potenziale, migliorando notevolmente!
In conclusione, se volete cimentarvi nella visione di Lucifer fatelo, assolutamente, perché merita moltissimo, la storia è simpatica e bella, anche se a tratti blasfema, ma quello lo è già dalla trama di fondo, ma vi raccomando di tenere duro fino alla quarta perché non vi deluderà!

Russian Doll | Netflix

Come ben saprete, io davvero sono una fan sfegata di Netflix, ma ultimamente non so se mi sta convincendo troppo. Il suo catalogo è senza dubbio fra i più ricchi e sfiziosi al momento, ma non so se sta andando nella direzione giusta. Mi sembra quasi di essere tornata a 10/15 anni fa, quando l’emittenti televisive americane sparavano fuori tantissime serie TV a raffica e poi fra varie fusioni, contratti conclusi e via discorrendo, rimanevano incomplete, con finali che più aperti di così non si poteva, magari anche con dei colpi di scena importanti.
Penso che sarebbe carino si focalizzasse su alcuni telefilm in modo giusto e che li concluda, invece attualmente ne stanno facendo tantissimi e cortissimi (nell’ordine dei 10 episodi appena) e poi se ti va bene dopo un anno fanno una seconda stagione, se ti va male chiude semplicemente, come è successo con “Sense8” che ha avuto una fine solo per merito dei fan della serie!
Tutta questa premessa introduce la serie in questione, ovvero “Russian doll“, uscita il primo febbraio 2019. Rivediamo nei panni della protagonista Nadia, l’attrice Natasha Lyonne, nota per interpretare Niki in “Orange is the new black” e non è l’unica attrice di quest’ultima serie che troveremo in questi soli 8 episodi di telefilm.

Nadia è alla sua festa di compleanno e compie trentasei anni. La festa gliel’hanno organizzata le sue migliori amiche e qui conosce un uomo con il quale poi fa rientro a casa. Durante la notte Nadia esce di casa per cercare il suo gatto e viene mortalmente investita da una macchina mentre sta attraversando la strada. Subito dopo, Nadia si ritrova di nuovo alla festa a casa della sua amica, ancora al suo trentaseiesimo compleanno. Ed è così che entra in un loop fatto di strani accadimenti e continue morti.

La trama è molto intrigante, non c’è che dire, sennò non avrei neanche iniziato a guardarlo sicuramente. Ero restia per il discorso degli 8 episodi e per tutta l’introduzione che ho fatto prima, sono un po’ vecchia scuola, preferirei le vecchie e amate serie dove ci sono 20/24 episodi, sempre ben fatti chiaramente, ma non 8 che sono davvero pochissimi. Anche perché arrivare a dopo un anno ti sei già dimenticato le cose essenziali e ti devi rivedere tutto prima di un’altra stagione! Detto ciò, ho iniziato a vederlo e quando l’ho finito.. Non so, niente di che, davvero. Partendo dal presupposto che molte cose neanche le ho capite realmente forse, ma proprio il senso in tutto ciò era davvero poco. Non credo ci sarà un seguito perché il finale mi è sembrato abbastanza fine a sé stesso, non ci sarebbe nulla da replicare, ma su queste cose la mano sul fuoco non la metto perché ho detto la stessa cosa di “Tredici” eppure sono alla terza stagione, ma questi sono dettagli. Il vero problema secondo me è stato proprio il contenuto che ho trovato mal sviluppato e a tratti un po’ senza senso e con alcuni concetti decisamente troppo forzati.
La durata degli episodi è di venticinque minuti circa quindi non è una visione impegnativa se volete comunque provare a vederla, ma io non me la sento di consigliarla perché la trama sembra più promettente di quello che poi effettivamente la serie è. Non mi ha fatto impazzire neanche l’attrice, che ho adorato moltissimo in “OITNB”, ma che qua era forzata e un po’ fuori luogo e, lasciatemelo dire, come russa decisamente poco credibile!

The umbrella accademy | Netflix

Ennesima serie TV buttata fuori da Netflix, oggi mi riferisco a “The umbrella accademy“, uscita il 15 Febbraio 2019 sulla piattaforma. Il telefilm è tratto dal fumetto omonimo di Gerard Way.

E’ il 1 Ottobre 1989 e quarantatré donne alle 12 in punto partoriscono contemporaneamente, sebbene nessuna di loro abbia mostrato segni di gravidanza fino a quella mattina, fino al momento del travaglio stesso. L’eccentrico miliardario Sir Reginald Hargreeves si interessa a questo fenomeno e cerca di adottare questi bambini venuti al mondo in circostanze molto strane. Riesce ad adottarne solamente sette e li trasforma in una squadra di supereroi, utilizzando i loro poteri particolari, che istruisce e cresce attraverso quella che lui chiama “The Umbrella Accademy”. Hargreeves non dà un nome ai bambini, ma li contraddistingue con un numero, anche se successivamente loro se ne attribuiscono uno, tranne il numero Cinque, che viene sempre chiamato così. Quando sono dei ragazzi mette sei di loro a combattere il crimine, tranne Vanya, la numero sette, dicendole che lei non ha poteri propri e che quindi non può partecipare alle missioni insieme ai fratelli.
Oggi hanno scelto tutti strade ben diverse fra di loro, non vivono più insieme e non hanno alcun contatto. Vengono a scoprire che Reginald è morto e quindi si riuscono in occasione del suo funerale. Cinque arriva in quel momento dal futuro dicendo che c’è un’apocalisse imminente globale. Mentre cercano di fermare la fine del mondo, le loro divergenze vengono a galla e la famiglia comincia a sgretolarsi di nuovo.

Molto appassionante quest’ultima serie TV Netflix, non so quanto sia fedele al fumetto, ma mi è piaciuta davvero molto. In particolare ho apprezzato tantissimo Ellen Page, un’attrice che mi piace moltissimo, nei panni di Vanya. Vanya è una ragazza molto insicura, cupa e molto triste di norma, si è sempre sentita esclusa dalla sua famiglia perché i suoi fratelli avevano super poteri molto fighi e invece lei non ne aveva nessuno, quindi era sempre quella che rimaneva a casa dalle missioni. A mio parere è stata molto brava ad interpretare il personaggio, cupo e molto rancoroso, anche con il fisico, sempre un po’ ricurvo, trasmetteva proprio questa enorme tristezza che si portava da sempre dietro.
Una cosa che non ho molto gradito del telefilm in generale è che è ambientato ai giorni nostri perché i ragazzi sono nati nel 1989 ed ora li vediamo adulti, quasi trentenni direi, quindi assolutamente l'”oggi” a cui si fa riferimento è il 2018/2019. Peccato che nelle ambientazioni e abitudini dei protagonisti, sembrava che fossimo negli anni ’80 o ’90. Anche solo dai telefoni, che utilizzavano ancora quelli appesi alle pareti coi cavi lunghi ottanta chilometri, senza schermo ne niente. Essendo una serie che si muove molto nel tempo e sconvolge un po’ gli spazi temporali, ci poteva anche stare, se non fosse stato specificato così bene l’anno insomma.
Detto ciò questo è un po’ un dettaglio, possiamo pensare che sia successo qualcosa dal punto di vista temporale e che quindi siamo riferiti ad un altro periodo, volendo per come è impostata ci potrebbe stare.
In conclusione, se vi piacciono le serie TV con ingarbugliamenti temporali e trip di questo genere, vi piacerà sicuramente. Il tutto è condito inoltre da bellissime scene d’azione molto suggestive e sparatorie avvincenti. Una fra tutte che mi è rimasta impressa è una sparatoria in un negozio di abbigliamento con sottofondo “Don’t stop me now” dei Queen, davvero molto bella e gestita divinamente, credo la scena più bella d’azione di tutta la stagione!

Jane the virgin – 4 stagione – Netflix

Di recente ho finito di vedere anche “Jane the virgin” su Netflix. Non parlerò delle altre tre stagioni in particolare perché sono un po’ datate, quindi parto dalla più recente, uscito ad aprile 2018, che è la quarta e penultima. Infatti l’emittente televisiva americana che si occupa di questo telefilm, ha dichiarato che la quinta sarà anche quella conclusiva. Facciamo un riassunto generale per capire di che parla, prima di parlare nello specifico.

Jane Gloriana Villanueva è una ragazza di ventitré anni, con il sogno di diventare una scrittrice. E’ fidanzata da circa due anni con un poliziotto, Michael Cordero. La famiglia di Jane è composta da poche, ma importanti persone, come sua mamma Xiomara, che l’ha avuta a soli sedici anni e la sua abuela, sua nonna Alba che è molto cristiana e legata ai dogmi della religione cattolica.
Alba la mette in guardia fin da quando Jane è una tranquilla tredicenne sui rischi del sesso prima del matrimonio. Per questo Jane decide di voler rimanere vergine fino al matrimonio, a tutti costi, tant’è che, ogni volta che le capita l’occasione e prova a farlo, si ricorda delle parole di sua nonna e si tira subito indietro.
Durante un normale controllo dalla sua ginecologa, Luisa Solano, che è in preda alla depressione dopo aver trovato la moglie a letto con un’altra donna, le viene praticata per sbaglio un’inseminazione artificiale utilizzando le uniche provette dello sperma di Rafael Solano, suo fratello, che aveva conservato dopo aver scoperto di avere il cancro e per questo di poter diventare sterile.
Dopo qualche settimana quindi Jane scopre di essere incinta e fra lo stupore e lo smarrimento di tutti, decide alla fine di tenerlo e darlo al suo legittimo padre. Da qui inizierà la telenovela della vita di Jane, raccontata da un narratore onnisciente ironico e spigliato.

Dopo questo breve riassunto sulla storia generale, posso dire che con questa ultima quarta stagione la serie TV si è un po’ ritirata su e sono perfettamente d’accordo con il concluderla con la quinta. La terza l’ho trovata molto forzata e sotto tono rispetto alle prime due, avevano un po’ perso la brillantezza e il divertimento, risultando a tratti noiosa.
Detto ciò, devo assolutamente confidarvi di essere brutalmente per il team Jafael. L’ho detto, tutti calmi. Lo so, Michael era perfetto, romantico e dolcissimo, ma il mio cuore batte per Rafael, non posso farci nulla. Sono stata molto contenta quindi di rivederli ancora insieme in questa stagione, fra i loro vari problemi, come ogni telenovela che si rispetti, ma pur sempre insieme.
Ho trovato inoltre anche geniale il finale di stagione che crea una suspance pazzesca che spero aprirà quindi una bellissima quinta ed ultima stagione, ho aspettative molto alte per questa conclusione.
Se alla terza stagione avevate quindi abbandonato la visione, come ero stata tentata di fare anch’io, vi consiglio di ricredervi e di proseguire perché quest’ultima vi saprà stupire come non ha mai stupito fino ad ora “Jane the virgin”… e sapete che è già ben difficile quest’ultima cosa!