Ricchi d’amore (2020)

Eccoci con un nuovo film marcato Netflix. Questa a volte a sorprenderci non è un film spagnolo, che stanno spopolando sulla piattaforma negli ultimi tempi, ma bensì un film.. Brasiliano! Inutile dire che, anche loro, potrebbero fare strada!
Mi riferisco, chiaramente, a “Ricchi d’amore“, uscito a fine aprile 2020, regia di Bruno Garotti. Ora veniamo alla trama!

I protagonisti di questa rom-com sono Teto e Paula. Lui è un giovane spensierato, figlio di un ricco imprenditore di pomodori, che ha una sorta di sindrome di Peter Pan e vuole solo continuare a divertirsi con i soldi di suo padre. Lei è una ragazza di estrazione umile che, al contrario, vuole essere indipendente e studia Medicina per realizzare i propri sogni.
La tranquillità di Teto viene sconvolta improvvisamente quando suo padre gli annuncia che dovrà cominciare anche lui a lavorare. 
Il ragazzo si gode l’occasione del Festival del Pomodoro, in paese, come ultimo momento di fiesta. Proprio qui conosce Paula e, per fare colpo su di lei, le mente dicendole di essere povero. Aiutato dall’amico Igor, figlio dei braccianti di suo padre, finirà a Rio de Janeiro trascinato in una girandola di equivoci e situazioni esilaranti, nel tentativo di fare breccia nel cuore di Paula. A complicare ulteriormente la situazione ci si metteranno anche le amiche di lei: Alana, Raíssa e Kátia.
(Fonte: nospoiler.it)

Cosa si può dire intanto di questo film? Beh, senza ombra di dubbio che è una bellissima commedia. Sebbene la storia non sai fra le più originali, perché insomma, un ricco che si finge povero che fare breccia nel cuore di una donna a cui non interessano i soldi, è una trama abbastanza scontata, ma nonostante ciò si distingue come pellicola.
Mi è piaciuta particolarmente l’ambientazione che è stata data, l’azienda di pomodori innovativa.. non so, ha fatto breccia nel mio cuore!
Detto ciò, è un film romantico, leggero, che ha come sfondo una Rio De Janeiro spettacolare e mozzafiato, tutto sommato una buona interpretazione dei personaggi. Insomma, le carte in regola per essere un film gradevole ci sono tutte. Ovvio, se vi aspettate qualcosa di particolarmente innovativo, non fiondatevi su questa nuova uscita, ma se le vostre intenzioni sono quelle di divertirvi, guardare un film leggero, romantico, “da occhia a cuoricino”.. Beh, è proprio quello che stavate cercando!!

Stranger Things 3: la recensione

Eccoci, finalmente, dopo un anno e mezzo di attesa a parlare della terza e attesissima stagione di Stranger Things! Il 4 Luglio 2019, infatti, Netflix ha fatto uscire questa nuova stagione, alzando inevitabilmente di moltissimo le aspettative. Quando si aspetta qualcosa per molto tempo, inevitabilmente è così.

Riassumiamo brevemente: cos’è “Stranger Things”, per chi ancora non lo sapesse? E’ una serie televisiva originale Netflix, di genere fantasy e ideata da Matt e Ross Duffer.
“Stranger things” è ambientato negli anni ’80, riprende in modo molto veritiero quei periodi, tramite paesaggi, modi di fare e di dire, di vestire e molto altro. E’ legata agli avvenimenti che hanno portato un bambino a sparire nel nulla e alla successiva apparizione di una bambina dai capelli rasati con poteri psichici notevoli, proveniente da un laboratorio di esperimenti di Hawkins.

Non volevo lasciare il sito sprovvisto di questa recensione a lungo, così mi sono sparata in due giorni tutta la nuova stagione per potervene parlare prima di partire per il mare. E’ sempre bello vedere “Stranger things”, in tutta la sua paranormalità e il suo essere, a tratti, horror. Perché diciamocelo, è così. E’ molto improntato sull’horror e sullo splatter. Questa nuova stagione non è da meno, credetemi. Alcune scene erano così… splatter che non sono riuscita a vederle totalmente. Alcune erano anche un po’ schifose. Se siete suscettibili, non guardatelo dopo i pasti, consiglio spassionato da chi, invece, ha fatto così.
In generale la stagione mi è piaciuta molto. Sempre pieno di azione, tensione e momenti di paura e suspance. All’inizio mi sembrava sempre la solita storia, ripetuta già due volte, ma poi si è diversificato abbastanza e, tutto sommato, ci stava, non risultava forzato. Gli ideatori della serie TV hanno affermato che la storia si concluderà con la quarta/quinta stagione, ma attualmente non so come faranno a non risultare pesanti e scontati continuando ad andare avanti così. Alla fine di questa stagione c’è il preludio della prossima e spero vivamente che si giochino bene le loro carte e non portino tutto alla rovina per il vil denaro come spesso è solito fare.
In ogni caso, qui abbiamo ritrovato degli attori che hanno fatto grossi passi in avanti rispetto alle prime stagioni, si vede che sono entrati davvero nei loro personaggi che, comunque, stanno crescendo insieme a loro.
Gli effetti speciali non erano granché tutto sommato, considerando quanto è famosa e attesa questa serie, mi aspettavo molto di più, alla fine sono abbastanza nella norma, ma data la portata del telefilm, potevano fare decisamente meglio. Molte scene sono comunque molto suggestive e davvero belle, i mostri sono fatti incredibilmente bene e realistici, sono proprio terrificanti!
A questo punto, non ci resta che vedere come i fratelli Duffer decideranno di continuare e concludere ciò che hanno creato, spero non deludano noi spettatori che aspettiamo impazienti ogni loro uscita!


ALERT SPOILER

Aggiungo questo paragrafo per parlarvi nello specifico di una cosa che mi ha turbata alla fine: la morte di Hopper. Insomma, non capisco che bisogno hanno a volte gli ideatori di film e telefilm di far morire personaggi importanti ai fini della trama, in modo del tutto gratuito, senza un reale motivo! C’erano mille modi per non far morire Hopper, logici e del tutto realistici. Non mi piace quando fanno queste scelte.
Sospetto, tuttavia, che non sia realmente morto per varie motivazioni: nel momento dell’esplosione si vedono i medici scomparire, ma non lui. Quando tutto esplode e fanno vedere tutto il macchinario prima che esploda, Hopper non c’è. Dopo i primi titoli di coda, quando i russi vanno a prendere il prigioniero che portano al demogorgone e passano davanti alla porta precedente, dicono “l’americano no”. Insomma, per me tutto ciò non è un caso e Hopper non è realmente morto, ma è stato rapito dai russi. Voi che ne pensate? E’ solo un illusione e dobbiamo rassegnarci oppure c’è qualche possibilità che sia ancora in vita?

Fino all’osso – Netflix

“Fino all’osso” è stato nella mia lista dei film da vedere da quando è uscito praticamente e finalmente mi sono decisa a vederlo. Ero un po’ restia data la tematica molto particolare al quale sono molto sensibile, dovevo avere l’umore giusto insomma.
Fino all’osso” esce nel 2017, è un prodotto originale Netflix, diretto da Marti Noxon ed è il suo debutto in questa carriera. Nei panni di Ellen, la protagonista, abbiamo Lily Collins, nota, fra i vari titoli, per aver interpretare Biancaneve, in “Biancaneve” con Julia Roberts, nel 2012.

Ellen ha vent’anni e viene da una situazione famigliare molto complessa. Il padre è sempre molto assente nella sua vita, lavora costantemente per mantenere la sua nuova famiglia e la sua madre biologica.
La vita di Ellen è stata molto provata dal divorzio dei suoi genitori e nel tempo ha sviluppato una grave forma di anoressia. L’obbiettivo per Ellen è quello di contenere fra pollice e indice il suo braccio e nel corso della sua malattia diventa una vera e propria ossessione.
La sua matrigna, non sapendo più come gestire questa situazione ed essendo già state inutili le ultime terapie effettuate, decide di fargliene tentare un’ultima, da un noto dottore che tratta queste malattie, prima di rispedirla a casa della sua madre biologica, a Phoenix. Questa terapia prevede che Ellen venga ospitata presso un centro di riabilitazione. Ellen, seppur titubante accetta e i metodi del dottor Beckham si rivelano molto inusuali e la accompagneranno in un viaggio per la conoscenza di sé stessa.

Emozionante, straziante. Sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente ripensando a “Fino all’osso“. Il film è un continuo di alti e bassi. Anzi, a dire il vero più bassi che alti perché quello che succede ad Ellen è andare sempre più in basso, sempre di più nel baratro, sempre di più verso il fondo. La vediamo raschiare il fondo e sprofondare metri sotto terra prima che riesca a trovarsi.
Come viene specificato all’inizio, al film hanno lavorato persone che queste vicende le hanno vissute, pertanto non veniamo preservati da niente. Il film è totalmente nudo e crudo, tutte le problematiche, tutte le cose brutte che possono capitare e succedere a chi soffre di questa terribile malattia sono cose del quale lo spettatore non viene privato. Se siete troppo sensibili, non vi consiglio assolutamente la visione perché quello che vedrete può turbare seriamente la vostra sensibilità purtroppo. Se invece volete farvi accompagnare alla scoperta e alla consapevolezza di chi ne soffre, non potrete far altro che farvi emozionare e farvi spogliare totalmente dalle vostre inibizioni. Spesso su queste tematiche si tende a nascondere la testa sotto la sabbia, se il problema non lo vedo non c’è. Invece sono sempre di più le persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, che soffrono di questa malattia tanto da dover essere intubati per poter nutrirsi.
Lily Collins è stata molto brava a rappresentare questa cosa, secondo me fra le sue migliori performance, sebbene non abbia visto chiaramente tutto il suo operato. Ha reso perfettamente il concetto, le difficoltà della malattia, la drammaticità della situazione. Davvero notevole.

The umbrella accademy | Netflix

Ennesima serie TV buttata fuori da Netflix, oggi mi riferisco a “The umbrella accademy“, uscita il 15 Febbraio 2019 sulla piattaforma. Il telefilm è tratto dal fumetto omonimo di Gerard Way.

E’ il 1 Ottobre 1989 e quarantatré donne alle 12 in punto partoriscono contemporaneamente, sebbene nessuna di loro abbia mostrato segni di gravidanza fino a quella mattina, fino al momento del travaglio stesso. L’eccentrico miliardario Sir Reginald Hargreeves si interessa a questo fenomeno e cerca di adottare questi bambini venuti al mondo in circostanze molto strane. Riesce ad adottarne solamente sette e li trasforma in una squadra di supereroi, utilizzando i loro poteri particolari, che istruisce e cresce attraverso quella che lui chiama “The Umbrella Accademy”. Hargreeves non dà un nome ai bambini, ma li contraddistingue con un numero, anche se successivamente loro se ne attribuiscono uno, tranne il numero Cinque, che viene sempre chiamato così. Quando sono dei ragazzi mette sei di loro a combattere il crimine, tranne Vanya, la numero sette, dicendole che lei non ha poteri propri e che quindi non può partecipare alle missioni insieme ai fratelli.
Oggi hanno scelto tutti strade ben diverse fra di loro, non vivono più insieme e non hanno alcun contatto. Vengono a scoprire che Reginald è morto e quindi si riuscono in occasione del suo funerale. Cinque arriva in quel momento dal futuro dicendo che c’è un’apocalisse imminente globale. Mentre cercano di fermare la fine del mondo, le loro divergenze vengono a galla e la famiglia comincia a sgretolarsi di nuovo.

Molto appassionante quest’ultima serie TV Netflix, non so quanto sia fedele al fumetto, ma mi è piaciuta davvero molto. In particolare ho apprezzato tantissimo Ellen Page, un’attrice che mi piace moltissimo, nei panni di Vanya. Vanya è una ragazza molto insicura, cupa e molto triste di norma, si è sempre sentita esclusa dalla sua famiglia perché i suoi fratelli avevano super poteri molto fighi e invece lei non ne aveva nessuno, quindi era sempre quella che rimaneva a casa dalle missioni. A mio parere è stata molto brava ad interpretare il personaggio, cupo e molto rancoroso, anche con il fisico, sempre un po’ ricurvo, trasmetteva proprio questa enorme tristezza che si portava da sempre dietro.
Una cosa che non ho molto gradito del telefilm in generale è che è ambientato ai giorni nostri perché i ragazzi sono nati nel 1989 ed ora li vediamo adulti, quasi trentenni direi, quindi assolutamente l'”oggi” a cui si fa riferimento è il 2018/2019. Peccato che nelle ambientazioni e abitudini dei protagonisti, sembrava che fossimo negli anni ’80 o ’90. Anche solo dai telefoni, che utilizzavano ancora quelli appesi alle pareti coi cavi lunghi ottanta chilometri, senza schermo ne niente. Essendo una serie che si muove molto nel tempo e sconvolge un po’ gli spazi temporali, ci poteva anche stare, se non fosse stato specificato così bene l’anno insomma.
Detto ciò questo è un po’ un dettaglio, possiamo pensare che sia successo qualcosa dal punto di vista temporale e che quindi siamo riferiti ad un altro periodo, volendo per come è impostata ci potrebbe stare.
In conclusione, se vi piacciono le serie TV con ingarbugliamenti temporali e trip di questo genere, vi piacerà sicuramente. Il tutto è condito inoltre da bellissime scene d’azione molto suggestive e sparatorie avvincenti. Una fra tutte che mi è rimasta impressa è una sparatoria in un negozio di abbigliamento con sottofondo “Don’t stop me now” dei Queen, davvero molto bella e gestita divinamente, credo la scena più bella d’azione di tutta la stagione!

The end of the f***ing world – 1 Stagione

Finalmente inizio a popolare anche questa sezione del blog! E’ un processo molto lento purtroppo, ho iniziato coi film, andando un po’ a rilento rispetto ai libri, ma non vedevo l’ora di inoltrarmi nelle serie TV, ennesima mia passione di questo mondo!
Oggi mi riferirò ad una serie TV uscita l’anno scorso su Netflix che è “The end of the f***ing world“. Non mi incuriosiva granché, ma dopo essere stata bombardata sui social da questa serie, ho deciso di inoltrarmi nella visione della prima stagione caricata. Parlo di questo telefilm in occasione del fatto che, qualche settimana fa, Netflix ha annunciato che quest’anno uscirà la seconda (e conclusiva? Chissà!) stagione e quindi facciamo un reminder della prima, in modo da arrivare pronti alla data di uscita.

The end of the f***ing world” è una serie originale Netflix creata da Jonathan Entwistle ed è basata sull’omonimo fumetto. La trama è molto semplice. Sono due ragazzini di diciassette anni, James e Alyssa, che stufi della loro vita decidono di scappare intraprendendo un viaggio che si rivelerà molto sfortunato. James è un ragazzo abbastanza consapevole del fatto di essere uno psicopatico, Alyssa è una ragazzina ribelle, molto lunatica a cui non va mai bene nulla.

Il telefilm è formato da 8 episodi, di 20 minuti l’uno circa. In generale è stata molto acclamata dalla critica, ottenendo una percentuale di gradimento pari al 97% (fonte: Wikipedia).
Onestamente? Non so davvero se essere d’accordo, a me non ha fatto particolarmente impazzire! Non conosco il fumetto, non so com’è formato, i modi utilizzati di narrazione e la dialettica scelta, ma il telefilm è dannatamente crudo. Sia chiaro, non sono una troppo sensibile su queste cose, guardo tranquillamente serie stile “Viking” o “Il trono di spade” dove non viene risparmiato proprio niente in fatto di crudeltà, eppure “The end of the f***ing world” a tratti mi dava molto fastidio. Un conto è essere crudi in scene di battaglie, guerre, in telefilm ambientati in epoche dove l’ultimo dei pensieri era la sensibilità, e un altro conto è esserlo in modo del tutto ingiustificato. Ci sono certe scene che mi hanno un po’ schifata, che hanno urtato la mia sensibilità, ma in modo del tutto immotivato, davvero.
La storia di per sé è carina, gli episodi durano poco, non sono pesanti, li vedi molto velocemente, anche se pure i protagonisti sono strani, non credo di essere riuscita a capirli realmente nel corso dei pochi episodi a disposizione, sono rimasta davvero interdetta, spesso non capivo il senso delle azioni, di alcune frasi, di alcune scelte.
In ogni caso, penso sicuramente che Netflix abbia serie TV migliori di questa e, se non fosse stato per l’estrema pubblicità fatta, non credo che mi sarei mai messa a guardarla.
La fine lascia molto a desiderare, non si capisce bene cosa sia successo, ma, essendo appunto un finale di stagione, includendone un altra, direi che come scelta, almeno questa, ci stava, per tenere alta la curiosità.
Una menzione particolare, comunque, va fatta ad Alex Lawther che interpreta James perché è stato dannatamente bravo! Forse si può pensare che la sua parte sia molto semplice, ma, pensateci, quanto può essere difficile recitare per ore mantenendo la stessa identica espressione, la stessa postura, riuscendo a non far trasparire nessuna emozione? Fa fin ridere come cosa, ma è stato davvero bravissimo!
Insomma, aspetterò con impazienza la nuova stagione a questo punto, sperando che chiarisca un po’ quello in cui la prima mancava, anche se spesso Netflix tende a cadere un po’ in questi casi, come ha fatto con la serie TV “Tredici” che sta portando decisamente troppo avanti. Speriamo non sia questo il caso, ormai mi ha incuriosita e voglio vedere dove andrà a parare!

Bird box – Netflix

Dopo averne sentito molto parlare, mi sono decisa anch’io a guardare “Bird box“, sebbene dal trailer non mi entusiasmasse particolarmente (non sono una gran fan di film inquietanti, sono una fifona!!).
Bird box” è un film Netflix del 2018, tratto dall’omonimo romanzo, diretto da Susanne Bier, con protagonista niente di meno che Sandra Bullock!

Il film è ambientato in un futuro post apocalittico. La protagonista è Malorie che è una pittrice in attesa di un bambino. Sta dipingendo mentre chiacchiera con sua sorella quando sente al telegiornale di questa strana epidemia, che porta al suicidio di massa, che sta avvenendo in Russia.
Malorie e la sorella vanno in ospedale per un ecografia di controllo quando, tornando verso casa si rendono conto che l’epidemia li ha raggiunti. Senza che neanche se ne accorga, Malorie vede sua sorella suicidarsi proprio davanti ai suoi occhi. Inizia così la sua corsa in cerca di salvezza, quando entra in casa di Greg, dove c’è una cerchia molto ristretta di persone che sono riuscite a salvarsi e a mettersi al sicuro. Mentre cercano di capire cosa stia succedendo, i suicidi all’esterno continuano ed arrivano alla conclusione che lì fuori c’è qualcosa che, se viene visto, porta la gente ad impazzire e a suicidarsi. Col tempo capiscono che non tutti vengono colpiti..

Credo senza ombra di dubbio che Netflix sia fortemente ossessionata dalla fine del mondo. Su x film che escono, almeno tre quarti sono ambientazioni apocalittiche ai margini della fine del pianeta.
Bird box” non è da meno e come al solito si rivela un film carico di azione, di suspance e di pura tensione. Quello che io chiamo “il tocco Netflix” è ben palpabile anche in quest’ultima uscita.
A differenza di altri film questa non è una pellicola cinematografica con particolari effetti speciali. Si svolge prevalentemente al chiuso, essendo che nessuno può realmente guardare fuori, se non con delle bende sugli occhi per evitare di vedere “la cosa“. E dico “la cosa” perché, come al solito, non ci è permesso di capire e di vedere. Come in ogni film Netflix apocalittico non è mai possibile capire cos’è che sta succedendo, cosa crea scompiglio. Insomma, non si arriva mai alla fonte del problema e rimani sempre un po’ perplesso nei finali. Mi ricordo bene il finale di “La fine“, altro film della piattaforma, che mi ha lasciata davvero basita. In quel caso passi tutto il film in tensione, seguendo le azioni dei protagonisti e alla fine sembra che tutto venga interrotto prima di scoprire tutto. E’ una cosa che odio riguardo ai loro film, sembra davvero che sia un vizio. In questo caso non è da meno, anche se non come in quel caso, almeno una sorte di conclusione c’è.
Questo particolare a parte, mi è piaciuto molto e l’ho trovato davvero ben fatto e la Bullock come protagonista per niente deludente, anzi, è stata formidabile. Quanto può essere difficile girare molte scene ad occhi chiusi o con una benda? Insomma, sicuramente non la cosa più simpatica del mondo, capiamoci!
La story line ha un senso compiuto, non ci sono buchi temporali o cose poco chiare e poco definite, si seguono cinque anni di vita dal momento dello scoppio dell’epidemia, quindi come sono sopravvissuti, cosa hanno fatto, come sta andando il mondo alla ricerca della salvezza. Si ha quindi un presente alternato con il passato, per avere una visione a 360 gradi di tutto.
Se siete deboli di cuore tuttavia non vi consiglio la visione: vedere gente che si suicida nei modi più.. crudi (?) possibile è davvero impressionante ed inquietante! Altrimenti preparate pop-corn da far cadere al primo salto di spavento e armatevi di un plaid caldo ed immergetevi nella visione!

Lo spazio che ci unisce

Non so voi, ma quando devo parlare di un film originale Netflix, ho sempre un po’ l’amaro in bocca. Secondo me ha ancora molto margine di crescita. Per quanto riguarda le serie TV lo trovo imbattibile, ma sui film qualche metro di strada c’è ancora da fare. Lo “stile Netflix” è inconfondibile, si distingue molto dagli altri, per azione e tensione, anche in quelli più romantici ed è questo a renderlo speciale.
Come detto prima, le serie TV le amo, tutte quelle che ho visto mi sono sempre piaciute, ma sui film ho sempre qualche riserbo perché, sebbene le trame siano belle, intriganti e in linea coi tempi, lo sviluppo della storia non è sempre quello che mi aspetto. Ma veniamo ad oggi, che parliamo di “Lo spazio che ci unisce“. Esce nel 2017, regia di Peter Chelsom e prodotto, appunto, da Netflix e lo possiamo collocare nel genere drammatico/sentimentale. Tra i principali protagonisti abbiamo attori come Asa Butterfield, Gary Oldman e Britt Robertson.

La missione è ben chiara: poter vivere su Marte. E’ con questo obbiettivo che partono gli astronauti, per poter studiare e vedere se è possibile per gli esseri umani poter vivere su Marte e diventare a tutti gli effetti cittadini di Marte. La squadra così, dopo una breve presentazione, parte per la missione, a capo di Sarah Elliot. Tutto procede bene nel viaggio verso il pianeta quando Sarah si rende conto di essere incinta. Decidono così di tenere il segreto, di non dirlo a nessuno e di farla partorire su Marte, sebbene sia un terreno totalmente inesplorato e non si sappia realmente il feto come reagisce all’atmosfera differente e alle condizioni climatiche ben diverse da quelle terrestri. Sarah partorisce, assistita dai suoi colleghi, ma dopo aver dato alla luce Gardner ha un arresto cardiaco e muore.
Dopo sedici anni da questo episodio, Gardner è ancora segreto al mondo, nessuno sa della sua esistenza e lui è il primo abitante effettivo di Marte della storia. Costantemente controllato dal team nella sua crescita, Gardner viene cresciuto dagli scienziati, è molto intelligente e sveglio e negli anni ha sporadici contatti con una ragazza sua coetanea che abita sulla Terra, il pianeta dal quale viene che per lui è solo un miraggio lontano. E’ così che deciderà di voler intraprendere questo viaggio interplanetario alla scoperta di questo pianeta per lui inesplorato e alla ricerca della sua unica amica terrestre.

“Per tutta la vita non ho potuto provare niente: la sensazione dell’acqua, del calore di un fuoco, lo sferzare del vento sulla faccia e ora posso farlo!  Ma è nulla rispetto a quello che provo per te. Io ero così impaurito di non riuscire ad essere come voi, ma tu mi hai reso umano Tulsa.”

Trama particolare e non scontata quella di “Lo spazio che ci unisce“. Ho inserito questo film nella lista di quelli da vedere molto tempo fa, ma mi son decisa a vederlo solo qualche giorno fa. Forse anche perché le trame di Netflix non sono poi così in grado di attirare la curiosità: sono due righe quasi insignificanti, che non dicono nulla. Invece mi sono ritrovata davanti un film che mi è piaciuto moltissimo. Non è stato promosso molto dalla critica, difatti in rete sono facilmente reperibili i pareri, che gli danno appena 5/10, nei migliori casi. Tuttavia, dal pubblico è stato molto amato.
Il film si presenta con degli effetti speciali discreti, per essere nel 2018 potevano fare molto meglio, renderli più realistici, molte scene sembrano veramente fintissime e senza ombra di dubbio, in una pellicola del genere è una grossa pecca, trattando di viaggi interplanetari, astronauti, Marte e via discorrendo. Fortunatamente acquisisce punti con la trama, che viene sviluppata molto bene ed è molto chiara. Gardner cresce con gli scienziati del team di Sarah, quindi è molto intelligente, sa come usare a suo piacimento molte loro tecnologie, che è poi il modo in cui riuscirà a svignarsela dalla NASA. Ci troviamo quindi davanti un ragazzo cresciuto con la gravità di Marte che quindi ha ossa e cuore molto deboli per poter vivere sulla Terra. Tuttavia è desideroso di trovare suo padre, di sapere di più su sua madre, di sentirla vicina, essendo convinto di essere stato lui ad ucciderla.
La storia ti tiene incollato allo schermo, crea molta suspance e la storia d’amore con Tulsa, la ragazza con cui ha contatti, soddisfa e scalda anche l’animo più freddo e cinico.
Come dicevo all’inizio, le pecche che trovo costanti in ogni film Netflix è proprio la conclusione. Sebbene lascino intendere molte cose, non danno mai reali risposte e l’idea finale è sempre “e adesso? Cosa succede?” e direi che è l’ultima cosa che un assiduo amatore di film vorrebbe. Trame eccezionali con questi finali un po’ amari. Rispetto ad altri questo sicuramente lo è molto meno, quindi sicuramente qualche passo avanti, rispetto a qualche anno fa, è stato fatto. Un finale del genere lo accetto solo nel caso in cui lasci uno spunto di riflessione, ma qualcosa di chiaro, quindi tutto sommato questo lo accetto discretamente, anche perché il film in sé mi è piaciuto molto.
Abbiamo una storia d’amore svolta su due pianeti diversi, è senza ombra di dubbio ciò che di meglio un animo romantico può desiderare e sperare!!