Vicino a te non ho paura – Nicholas Sparks

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Chi mi segue sui social già sai. Questo libro è stata la mia salvezza post blocco del lettore. Mi è stato consigliato di ripartire da un porto sicuro, da un autore conosciuto. Insomma, un colpo sicuro che, almeno al 99% mi sarebbe piaciuto. Ed ecco qui che ho pescato dalla mia libreria “Vicino a te non ho paura” di Nicholas Sparks, ovviamente, il mio porto sicuro. Il libro esce nel 2010, in Italia edito da Sperling&Kupfer e tradotto da A. Petrelli. Sarà all’altezza di altri libri dell’autore?

Il giorno che Katie arriva a Southport, nella piccola e annoiata cittadina tutti gli occhi sono per lei. Chi è questa giovane donna, bella e misteriosa, arrivata in città per lavorare come cameriera? Katie non parla con nessuno, non esce la sera, sembra decisa a evitare qualunque legame. Pian piano, però, qualcuno riesce a fare breccia nella sua solitudine: Alex, vedovo con due figli, gestore dell’emporio locale, un uomo dolce e gentile. Katie e Alex si innamorano teneramente, complici i due splendidi bambini di Alex, e Katie sembra trovare infine un posto tutto per sé a Southport. Finché un giorno il suo terribile passato non torna da lei a chiedere il conto. Perché Katie si porta dentro un segreto, che minaccia di mandare in pezzi la sua ritrovata felicità, e dovrà fare appello a tutto il suo coraggio per evitare che il passato distrugga la sua nuova vita. Una vita in cui finalmente Katie ha conosciuto l’amore, l’unico porto sicuro quando tutto intorno è burrasca.

Inizio subito col dire che non è uno dei suoi libri migliori e più belli. A me è piaciuto, ovviamente, perché amo il suo stile, il suo modo di scrivere, le storie d’amore che narra e quant’altro, ma devo comunque ammettere che ha fatto ben di meglio.
Il libro è super scorrevole, si legge d’un fiato e nel corso della trama ha modo di toccare tematiche molto profonde e particolari come la violenza domestica, parlarne non fa mai male, specialmente in libri come i suoi dove si parla di amore con la A maiuscola.
Quello che può lasciare perplesso un lettore è senza dubbio il finale, il modo in cui ha deciso di concludere la storia. A me non è sembrato forzato perché, come vi ho detto parlandone su Instagram, ho visto prima il film e poi letto il libro. Nel film questo dettaglio è messo giù bene, anche visivamente. Viceversa, nel libro risulta essere decisamente troppo forzato e inverosimile, secondo me è più una cosa che si presta a un film che a un romanzo, per forza di cose. Avendo visto prima la pellicola cinematografica, avevo questo ricordo fisso e ho comunque apprezzato molto, ma senza questo dettaglio, anche per me sarebbe venuto meno il finale della storia.
Detto ciò, per me il libro comunque vale la pena di leggerlo per tutti i messaggi che ci possono essere dietro certe situazioni molto difficili e, per una volta, chiuderei tranquillamente un occhio su questo dettaglio.

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

Questo libro è valutato da me:

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Perdonate la non-traduzione di oggi, ma sono così emozionata ed impaziente di parlare di questo libro che sono incontenibile!
Storia di una ladra di libri” di Markus Zusak esce nel 2005, edito da Frassinelli, tradotto da Giughese M. Gian. Diventato prestissimo un best-seller internazionale, si presta successivamente nel 2013 a diventare un bellissimo film. Come si suol dire? “I libri possono salvare le vite” e così “Storia di una ladra di libri” ce lo dimostra!

Siamo nel 1939, in Germania. Liesel sta facendo un lungo viaggio con sua madre ed il suo fratellino più piccolo, che purtroppo non arriverà mai a destinazione: non è riuscito a sopravvivere al viaggio. Il giorno del suo funerale, Liesel scorge un piccolo libro nella neve e lo ruba. Poco le importava che cosa riguardasse quel libro, le bastava averlo. Ed è così che inizia la sua carriera da ladra di libri, in un’epoca in cui esserlo era un vero e proprio rischio alla vita poiché li ruberà anche nelle occasioni meno adatte e pericolose.
Con il suo nuovo libro accoglierà la nuova vita, assieme alla famiglia adottiva al quale è stata affidata. Il suo Papà le insegnerà a capire le piccole scritte presenti all’interno di quel manuale rubato e grazie a lui capirà l’importanza della lettura.
Tutto cambierà quando accoglieranno nella loro cantina un ebreo: per Liesel questo vorrà dire ridimensionare il suo modo, mantenere un segreto troppo grande per una bimba così piccola ed ampliare i suoi orizzonti, che è proprio quello che la Germania nazista cerca di evitare.

“La gente tende a notare i colori di una giornata solo all’inizio e alla fine, ma per me è chiaro che in un giorno si susseguono un’infinità di sfumature e tinte, in ogni istante. Una singola ora può essere composta da migliaia di colori diversi. Gialli cerei, azzurri plumbei. Tenebrosa oscurità. Nel mio lavoro mi picco di notarli tutti.”

Dove posso iniziare per commentare questo romanzo? Mi è piaciuto da impazzire, veramente. Ne avevo sentito parlare bene, ma non così bene! Non mi aspettavo mi potesse piacere così tanto. Non sono solita amare questo genere nei libri, di norma gli storici, o ambientati in periodo storici, mi annoiano abbastanza, non mi attirano proprio. Sono passate parecchie volte in libreria, guardando questo best-seller sullo scaffale, in offerta “I miti” di Giunti. Alla centesima volta che passavo lì davanti e me ne andavo con altri suoi fratelli libri, ho deciso di portare a casa anche questo. Incentivata poi dalle buone impressioni di cui avevo letto, ho iniziato poco dopo la lettura, molto curiosa.
Innanzitutto, c’è da dire che la parte narrante fa gran parte della bellezza della storia. Il fatto che sia la morte a parlare e a raccontare la storia, come se fosse stata colpita talmente tanto dalla ladra di libri, da ricordarsi addirittura di lei, nonostante tutte le persone incontri, purtroppo, ogni giorno, specialmente in quel brutto periodo storico. Non avevo mai letto una cosa del genere e, nonostante il primo impatto nelle primissime pagine, che mi ha lasciata un po’ impressionata e restia, mi sono proprio ricreduta. E’ la parte più particolare e “la ciliegina sulla torta” della storia.
L’autore è stato bravissimo ad essere preciso e dettagliato riguardo quel periodo storico, come se fosse successo da poco e l’avesse vissuto lui stesso in persona, da parlarne così bene. Ha curato nei minimi particolari ogni relazione ed ogni sentimento di Liesel, ho avuto quasi l’impressione che la storia sia stata proprio cucita perfettamente intorno a lei. Amo il sentimento che lega lei a Papà, che grande uomo è Hans Hubermann, dal cuore grande e dall’animo profondamente gentile, sicuramente ben pochi a quei tempi. Il suo amore per Liesel, che per lui è soltanto una figlia adottiva, è davvero invidiabile. Inoltre anche il personaggio di Max, l’ebreo che nascondono in cantina, è molto ben fatto. Un uomo dovuto crescere troppo in fretta, che lotta fino alla fine perché, nonostante tutto, lui vuole vivere.
Insomma, un inno alla vita e all’umanità in uno scenario praticamente apocalittico e che di umanità ha ben poco.
Consiglio assolutamente la lettura di questo libro, da utilizzare come talismano nella vita di tutti i giorni, per ricordarci l’importanza delle parole, della lettura. Paradossale che abbia letto questo libro poco dopo la lettura di “Vox” di Christina Dalcher, dove la parola, la lettura e l’istruzione venivano totalmente tolte.

 

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